Trama Verticale e Trama Orizzontale nel Procedural – Parte 1/5: dal Radiodramma agli omicidi Cabot Cove

LAPD-BadgeLa nostra lunga storia in cinque parti iniziò con il romanzo a puntate, poi arrivò il detective Joe Venerdì ed impose il suo rigoroso canone a trama verticale.
Mentre il serpente strisciante del feuilleton dormiva paziente, aspettando nelle retroguardie dei generi sit-com e soap, un’ investigatore italo-americano della Polizia di Los Angeles continuava con aria distratta a tormentare di domande i suoi sospettati ed una famosa scrittrice di gialli non riusciva a vivere tranquilla nella sua piccola cittadina di provincia. Il procedural godeva di ottima salute e per i criminali sembrava non esserci davvero scampo. Sarà il caso, tuttavia, di procedere con maggiore ordine e per farlo dobbiamo ahimè tornare molto indietro nel tempo, di quasi duecento anni.

Con i primi decenni dell’Ottocento si diffuse rapidamente in letteratura un particolare genere di romanzo, ideato e scritto per essere pubblicato a puntate, con episodi di poche pagine in appendice al giornale (da cui l’altra definizione con cui è anche noto, ossia “romanzo d’appendice”), il feuilleton, termine in breve diventato di gran voga.

Il-Conte-di-MontecristoQuelle raccontate con questa formula erano storie ricche di pathos, agnizioni, colpi di scena, rivelazioni clamorose e tutto l’arsenale di trovate possibili ed immaginabili con cui un abile scrittore avvinghiava un lettore saltuario e lo faceva diventare assiduo.
Tralasciando la considerazione che con tale struttura furono scritte anche opere famosissime (penso ai  “I Tre Moschettieri” e “Il Conte di Montecristo” Sandokandi Alexandre Dumas o ai romanzi di “Sandokan” di Emilio Salgari, ma persino a capolavori indiscussi della letteratura mondiale come “Delitto e castigo” e “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij), concentriamoci sull’aspetto più meramente innovativo: l’entrata a gamba tesa del marketing nella letteratura.
Con feuilleton non indichiamo semplicemente una lunga storia di tono melodrammatico divisa in capitoli, ma una narrazione più costruita, con una trama portante che viene sviluppata e rivelata dal narratore in puntate, di lunghezza molto simile l’una all’altra e con elementi di suspense e di dramma alla fine di ogni capitolo che spingono il lettore ad aspettare con trepidazione l’arrivo del capitolo successivo.
Oggi chiamiamo questo effetto di collegamento: cliffhanger.

BBC Radio DramaPartendo dalla considerazione, quindi, che un romanzo a puntate è di fatto una serie, costruita seguendo una trama orizzontale che scavalca ogni capitolo e li lega tutti assieme, si riesce facilmente a capire come il feuilleton fu l’ispiratore dei Radiodrammi, in cui l’opera testuale veniva adattata o concepita appositamente per la trasmissione radiofonica a puntate.
Tuttavia, dopo i primissimi esperimenti inglesi (spetta infatti alla BBC il primato della prima messa in onda radiofonica di un’opera drammaturgica, nel lontano Gennaio del 1925), i radiodrammi si divisero quasi da subito in due grandi categorie: gli sceneggiati (nei quali il concetto di serie con trama orizzontale ed agganci continui tra un episodio e l’altro erano l’elemento gradiente) e le serie con trama verticale, in cui il comune denominatore degli episodi (tutti con una loro trama quindi che iniziava e terminava all’interno del tempo dedicato all’episodio stesso) erano o gli stessi personaggi o gli stessi luoghi ed in certi casi anche solo lo stesso narratore.

Dragnet-01Con una sterzata a 180 gradi, quindi, il media radiofonico, partito dagli sceneggiati costruiti con lo stile del feuilleton, aveva finito per creare parallelamente il concetto di fiction seriale di tipo antologico, in cui ogni episodio presenta luoghi, personaggi e storie completamente diversi l’uno dall’altro, ma collegati da qualche elemento comune, a volte anche solo la cornice con cui venivano presentati o persino solo lo sponsor pubblicitario!
Siamo nel cuore del cuore del concetto stesso di serie a trama verticale e siamo pronti per presentare il cavallo di razza che gli USA sfornarono in quel contesto, la madre di tutte le serie poliziesche mai pensate e concepite, la fiction che influenzò tutto e tutti: “Dragnet

Dragnet-02Diciamo subito che questa serie è inedita in Italia, ma la sua importanza resta immutata.
Dragnet” è il prototipo del cosiddetto genere “police procedural”: sia nei 314  trasmessi alla radio dal 1949 al 1957, sia in tutti gli episodi della successiva versione televisiva (448 in tutto, divisi tra i 276 della prima serie storica 1951-1959, i 98 del ritorno 1967-1970, i 52 Dragnet-03della “New Dragnet” 1989-1991 ed infine i 22 dell’ultima serie “L.A. Dragnet” 2003-2004), vengono presi in esame tutti i meccanismi di indagine che le forze di polizia applicavano normalmente per scoprire ed assicurare alla giustizia i criminali.
Jack Webb, il creatore della serie, si costruì su misura il personaggio del detective Joe Venerdì, che egli stesso ha interpretato in tutti gli episodi della versione radiofonica ed in tutti quelli televisivi della prima e della seconda serie.
Dragnet-04Per Webb, l’aspetto principale di “Dragnet” doveva essere la verosimiglianza a tutti i costi, impegno che si tradusse in continue e costanti visite dello stesso attore-sceneggiatore presso il Dipartimento di Polizia di Los Angeles e frequenti giri notturni in auto di pattuglia con i veri poliziotti Sergente Wynn ed il suo partner Vance Brasher.
Webb stava scrivendo la storia della Tv e non solo della sua fiction, ma di questo tutti se ne sarebbero resi conto solo molti anni dopo.

Dragnet-05Dragnet” è pieno di termini specialistici, per altro quasi mai spiegati, ma che diventarono lentamente ed inesorabilmente parte delle competenze lessicali del pubblico radiofonico e televisivo. Un solo esempio per tutti: l’acronimo MO, per “Modus Operandi”, usato per descrivere i comportamenti abituali di un criminale ed oggi in Tv vero mantra di qualsiasi character che di professione nella fiction faccia il profiler.
La fiction di Webb era dura, tagliente e cinica, con mani e piedi completamente immersi nella letteratura hard-boiled: dagli omicidi alle frodi, dai ricatti ai delitti della camera chiusa, praticamente tutti i tipi di crimine sono passati per questa serie tv, con dettagli di realismo impressionante per l’epoca in cui veniva prodotta.

Dragnet-06Gli spunti di analisi di questa produzione televisiva sono talmente innumerevoli ed importanti che meriterebbero il tempo e lo spazio non solo di un intero articolo, ma di una vera e propria monografia (basti pensare a vicende succose come quella dei reclami fatti all’emittente televisiva dalla NRA, National Rifle Association, per evitare la messa in Dragnet-07onda dell’episodio “.22 Rifle for Christmas”, in cui si raccontava la storia di un bambino ucciso incidentalmente dallo stesso fucile che il padre voleva regalargli per Natale e che la notte della Vigilia il bimbo aveva scartato furtivamente), ma invece chiuderemo rapidamente l’argomento, fermandoci solo all’elemento che sin dall’inizio ci ha portato a ragionare su questa fiction ed ossia la fortissima serialità scandita da storie nettamente verticali.
Mancando l’effetto cliffhanger ed il colpo di scena, quindi, cosa teneva gli spettatori incollati alla Radio prima ed allo schermo televisivo poi, in attesa dell’episodio successivo?
Le storie, solo gli attori e le storie, autoconclusive ed appaganti in loro stesse.

The Twilight ZoneAncora più delle coetanee “The Twilight Zone (Ai Confini della Realtà)” (serie culto di fantascienza, con i 156 episodi delle 5 serie classiche trasmessi senza interruzione dal 1959 al 1964) e “Alfred Hitchcock Presents (Alfred Hitchcock presenta)” (Sette stagioni con complessivi 268 episodi dal 1955 al 1962), serie Alfred Hitchcock Presentsantologiche per eccellenza, in cui più che di trama verticale dobbiamo parlare di trama “stand-alone” (in cui la storia non ha alcun collegamento nemmeno temporale con quella degli altri episodi dell stessa serie), “Dragnet”, con il suo essere una serie con trama a nettissima prevalenza verticale, ma identici protagonisti ed ambientazioni simili, influenzerà tutto lo showbusiness televisivo americano degli anni a venire; nello specifico mondo del procedural ed in quello più ampio del giallo diverrà poi persino un canone da seguire in modo quasi fideistico.

Richard LevinsonCome due eroici cavalieri templari difensori del sacro sepolcro (metafora dell’immagine imperitura che in me non proviene dalla verità storica, ma dalla versione spielberghiana di essa, come narrata in quel capolavoro che fu il terzo film di Indiana Jones), a portare avanti negli anni il sacro Graal del procedural, del mystery e del giallo, troviamo due William Linkscrittori statunitensi per la TV, Richard Levinson e William Link, due mostri sacri dello showbusiness, che hanno creato nella loro carriera almeno due certe pietre miliari nel mondo delle serie Tv, in cui, malgrado la incredibile longevità  delle serie, hanno sempre mantenuto vivo il canone di trame fortissimamente verticali, pur all’interno di una cornice costante (stessi personaggi e stesso metodo d’indagine) e che solo a tratti può essere scambiata per una trama orizzontale: “Columbo (Colombo)” e “Murder, She Wrote (La Signora in Giallo)”.
Come è stato per “Dragnet”, anche in questo caso parliamo di serie che hanno fatto la storia.

Columbo and his sigarLa fiction “Columbo” è unanimamente conosciuta come la serie in cui fu reso televisivamente popolare il format narrativo della cosidetta “inverted detective story”, in cui già all’inizio della narrazione viene mostrata allo spettatore la modalità con cui è stato commesso il crimine ed assieme svelata l’identità del colpevole.
Levinson e Link costruirono la struttura portante della loro serie Tv proprio sulla curiosità con cui lo spettatore, già a conoscenza di tutti i dettagli del crimine, segue i progressi del detective, che invece, partendo dall’osservazione dei fatti avvenuti, deve ricostruire la verità andando a ritroso, Columbo investigatesriscrivendo di fatto la storia in senso inverso e finendo per arrivare allo stesso livello di conoscenza dello spettatore stesso ed anzi superandolo, mostrando a tutti le motivazioni che erano dietro il crimine e dettagli che per ovvie ragione di sceneggiatura erano state celate nella presentazione iniziale della vicenda.
L’effetto finale di questa “magia” narrativa riscuote un enorme successo: per il grande pubblico, questo modo di raccontare una storia gialla è una novità assoluta e Peter Falk, con la sua personalissima interpretazione di questo detective dall’accento italo-americano, con Columbo and his dogun’apparenza cialtrona e rassicurante, con il soprabito e la cravatta perennemente in disordine, con la sua aria fintamente distratta e con il suo fastidioso stillicidio di continue domande ai sospettati in tutti i momenti della giornata (la frase “Just One More Thing” è diventata un motto proverbiale), dona al mondo della televisione uno dei character meglio riusciti di sempre.

Columbo last yearsIl franchise di “Columbo” resta saldamente in mano della NBC per tutta la decade dal 1968 al 1978, con 45 episodi trasmessi e divisi in 7 stagioni, poi i diritti passano alla ABC che produrrà 24 episodi per 3 stagioni dal 1989 al 2003.
Appositamente per questa fiction, i giornali statunitensi coniarono il termine di “how-catch-em”, quasi davvero fossero stati Levinson e Link ad inventarsi questo modo di raccontare una crime-story ed in effetti, pur essendo presenti sin dall’inizio del ‘900 precedenti letterari e cinematografici anche illustri basati sul procedimento invertito di narrazione poliziesca, certamente ai nostri due sceneggiatori televisivi spetta il merito di aver per primi trasformato questo sistema in un format televisivo.
Miss MarpleUltima caratteristica della serie Tv di “Columbo”, ma non meno importante, era la straordinaria durata degli episodi, che andavano dai 73 ai 98 minuti, rendendo la serie praticamente una collezione di film per la Tv; questo taglio quasi cinematografico poneva la serie in quell’alveo di percezione da parte del pubblico in cui riposavano i grandi classici della letteratura gialla,  dove troviamo le saghe filmiche di Agatha Christie dai suoi romanzi con protagonisti i suoi famosi Hercule Poirotinvestigatori Miss Marple e Hercule Poirot.
Gli scarissimi riferimenti alla vita privata del tenete di polizia (in primis la figura quasi fantasmatica della moglie) sono solo un ulteriore contributo alla costruzione del personaggio, descritto e presentato in ogni episodio/film quasi come una monade a sé stante dal resto del distretto di polizia e dalla città stessa di Los Angeles, senza rilievi di alcun tipo di trama orizzontale.

Jessica Fletcher interrogativeMurder, She Wrote”, la creatura più recente del dinamico duo Levinson e Link, è probabilmente fra tutte le serie Tv mai prodotte quella con la massima identificazione nel pubblico tra attore e personaggio e storia stessa: con 10 nomination ai Golden Globe, 12 agli Emmy Awards ed una fedeltà di pubblico che ha dell’inverosimile, l’interpretazione del personaggio della scrittrice di gialli detective dilettante regalataci dalla Lansbury ha fatto quasi dimenticare al pubblico i circa 50 film in cui l’attrice ha recitato per il Cinema, tanto che possiamo tranquillamente affermare che Angela Lansbury è stata e resterà per sempre Jessica Fletcher.

Jessica Fletcher writerL’incredibile longevità di questa serie (andata in onda per 12 stagioni da 264 episodi complessivi, dal 1984 al 1996, ma tutt’ora replicata in quasi tutto il mondo) non è infatti basata sulla genialità o originalità delle storie, nè sul loro plot per altro molto prevedibile e ripetitivo, ma sulla indiscutibile bravura recitatitiva della nostra protagonista e sul rasserenante entourage di personaggi secondari costruito attorno a quello principale: la location di Cabot Cove (uno dei tanti luoghi geografici fittizi creati di sana pianta per ambientare una serie, un pò come la Santa Barbara di “Psych”) non è solo un Psych - Season 7paesino del Maine, virtualmente a 40 km circa da Portland (la città dove si ambienta “Grimm”, serie simbolo della new wave del genere procedural), ma una sorta di enclave o capsula del tempo, in cui i cittadini si muovono come in un museo del giallo, dove gli sceneggiatori costruiscono di volta in volta la vicenda di turno.

ClueL’impressione, specie nelle prime serie, che si ha guardando “Murder, She Wrote”” è quella di assistere alla versione live-action del board-game “Clue” ed ogni volta si rimescolano le carte, ma senza troppa suspence o imprevedibilità; storie intelligenti, è vero ma anche sufficientemente tradizionaliste da rassicurare lo spettatore che di certo non vuole quesiti morali troppo ansiogeni.
Per questo motivo, malgrado non sia nel modo più categorico una serie antologica, la nostra si muove sempre nel canone più rigido di trame verticali: sullo sfondo i personaggi secondari e cittadini di Cabot Cove agiscono una routine quotidiana, che ricorda la finzione orchestrata dal regista Christof di “The Truman Show”, con qualche variazione qui e là nella trama orizzontale (storie d’amore appena accennate, qualche sparizione, qualche cambiamento, ma davvero poca roba per una serie che si svolge in un arco temprale di 12 anni).
The Truman ShowParlavamo di capsula del tempo ed enclave, perchè di fatto “Murder She Wrote” sembra una sorta di “Ellery Queen’s Mystery Magazine”, un laboratorio dove pubblicare di volta in volta nuove storie gialle, create da diversi autori che negli anni si sono messi alla prova con il personaggio della Fletcher, chiaramente con esiti discontinui.

Ellery Queen 01Non è casuale che abbiamo citato il nome di Ellery Queen, perchè, anche se con durata nettamente inferiore alle due sorelle (una sola stagione di 23 episodi a cavallo tra il 1975 ed il 1976), l’omonima serie Tv di stampo giallo e mystery dedicata alla figura del famoso detective letterario fu una delle trovate più interessanti create e prodotte dal nostro geniale duo di scrittori.
Temporalmente collocabile a metà tra le Ellery Queen 02altre due serie Tv di Levinson e Link, “Ellery Queen”, presentava una caratteristica meta-testuale che la rese unica: verso la fine di ogni episodio, il detective interpretato da Jim Hutton sfondava la cosiddetta “quarta parete” e parlando direttamente al pubblico televisivo (con la stessa complicità con cui l’attore Oliver Hardy usava il suo famosissimo “camera-look”, rivolgendosi al pubblico con il solo sguardo, per Ellery Queen breaks the fourth wallcommentare in modo caustico un avvenimento sullo schermo), chiedeva ai telespettatori se avevano capito la soluzione dell’enigma.
La morte di Hutton (con cui si era da subito costruito nel pubblico quel processo di identificazione tra attore e personaggio di cui parlavamo per la figura di Jessica Fletcher) pose fine alla serie: malgrado un ampio successo di audience, quando un ruolo Oliver Hardy Camera Lookdiventa un tutt’uno con l’interprete, diventa quasi impossibile per i produttori mettere qualcun altro al suo posto per continuare a recitare la medesima parte.
Identico motivo per cui non si è mai fatto il reboot di “Murder, She Wrote”, anche se il progetto di creare una nuova serie con protagonista il medesimo personaggio della scrittrice di gialli e con l’attrice Octavia Spencer al posto di Angela Lansbury (da tempo non più disponibile per raggiunti limiti di età) giace nel cassetto della NBC in attesa del momento giusto.

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2 pensieri su “Trama Verticale e Trama Orizzontale nel Procedural – Parte 1/5: dal Radiodramma agli omicidi Cabot Cove

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