Pillola Azzurra o Pillola Rossa? Il grande inganno della parola fine nel serialized

Under-The-DomeChiunque abbia letto il romanzo fantascientifico “The Dome”, scritto e pubblicato nel 2009 da Stephen King, conosce benissimo il segreto della cupola che, senza preavviso, avrebbe avvolto la cittadina rurale di Chester’s Mill, vicino Castel Rock nel Maine, mistero che ovviamente viene svelato alla fine del romanzo dall’autore, con tutte le spiegazioni del caso, soddisfacenti o meno il bisogno di conoscenza del lettore arrivato in fondo all’opera del maestro del brivido.
Una storia conclusa, quindi, con un finale inequivocabile per chi lo ha letto e di cui non parliamo in questa occasione, per non togliere il piacere della scoperta a chi volesse intraprendere la lettura del libro, a mio avviso, tra l’altro, estremamente piacevole.

UNDER THE DOMEIl lettore inesperto di fiction televisiva contemporanea che si fosse, quindi, messo alla visione della serie Tv omonima, creata dal valente sceneggiatore di ascendenza fumettistica Brian K. Vaughan, era probabilmente desideroso di rivivere quelle emozioni che aveva provato nella lettura o tutt’al più curioso di osservare come i personaggi e le situazioni, che aveva apprezzato nel libro, fossero state trattate in video, ma di certo, arrivato al 13esimo ed ultimo episodio della prima stagione, sarà rimasto quanto meno stupito del finale e di come alla prima stagione ne sia seguita una seconda e che dopo la visione (decisamente rivelatrice ed esaustiva) anche dell’ultimissimo episodio di questa seconda serie, abbia letto dell’arrivo di altri episodi per una terza stagione. Si, stupito, Under-The-Dome 02perché inesperto del meccanismo oramai in atto anche nelle fiction di tipo cosiddetto “serialized”, dove la parola fine non è più condizionata dai meccanismi narrativi tradizionali ma solo ed esclusivamente dal marketing.
Andiamo, però, in ordine, aprendo una parentesi che spieghi cosa è accaduto nel frattempo nel mondo della televisione anglosassone (si, non solo americano, perché i britannici fanno da anni le stesse cose degli statunitensi, ma solo con maggiore serietà)

CM-behind-the-scenes-5x09-criminal-minds-9404414-450-300Tempo fa scrissi una lunghissima digressione in 5 parti dedicata all’evoluzione dello specifico genere televisivo denominato “procedural” (qui la prima parte), chiamato così proprio in onore al tipo di narrazione, tutta dedicata all’analisi delle tecniche e delle metodologie con cui un investigatore o un gruppo di investigatori (nel senso più ampio possibile di persone che si fanno carico di risolvere un problema, non solo poliziesco, ma anche medico, giudiziario, informatico e persino sovrannaturale) affrontano un mistero o più in generale un problema da risolvere.
Hawaii Five 0 Behind the ScenesFurono allora prese in esame poco più di cinquanta serie Tv, distribuite in cinquant’anni circa di televisione anglosassone, differenziate l’una dall’altra per il metodo di risoluzione, per le caratteristiche personali della squadra dei risolutori, per le tecniche adottate, nonché per il periodo storico, la geografia, il ritmo, il livello di violenza od il linguaggio più o meno esplicito, ma tutte sempre accomunate da quella sorta di regola aurea del “case-of-the-week” (il caso settimanale, come è difatti anche la cadenza standard delle puntate delle fiction tv statunitensi di questo tipo) da affrontare e risolvere nell’arco temporale della puntata stessa.

Sleepy-Hollow-Behind -The-ScenesLa traccia che seguimmo in quei 5 post, era la ricerca, decennio dopo decennio, delle novità strutturali e sintattiche che avevano permesso al procedural di evolversi e di soppravvivere, malgrado i suoi limiti, mentre adesso siamo qui ad interrogarci invece su di un aspetto collaterale alla sua stessa natura di genere ed ossia sulla sua virtuale e teorica immortalità.
Infatti, non esiste un limite logico o narrativo per una serie composta da episodi ognuno diverso dall’altro, se non che il buon senso, forse, di vedere i protagonisti invecchiare con gli anni e forse quindi anche morire, ma dal momento che nel campo della fiction il tempo è solo una variabile nelle mani del narratore, tutto diventa più malleabile.

RomaUna volta impostato il plot di base, creata ossia l’intelaiatura drammatica in cui i protagonisti si muovono (un distretto di polizia, un ospedale, un fortino delle giubbe blù in territorio indiano, l’antica Roma, un obitorio, un comando spaziale intergalattico, etc. etc, con tutte le loro caratteristiche anche dinamiche di relazioni interpersonali), la serie creata può durare all’infinito o meglio fin tanto che ci sono storie da raccontare e quindi finché gli sceneggiatori riescono in qualche modo a garantire il livello minimo di audience perché la serie venga rinnovata dall’emittente, ma Housenon c’è mai una parola fine necessariamente da raggiungere in modo aprioristico e soprattutto, non esiste da parte dello spettatore in un procedural quell’ansia di arrivare alla conclusione, ovvero quel bisogno di dipanare la matassa intricata dall’evolversi della storia e quindi il desiderio di conoscere la fine della storia, che è invece sempre presente come elemento fondante delle serie cosiddette “serialized”, ma anche questo confine è stato scavalcato e superato e questo ci riporta all’inizio del discorso: esiste la parola fine in una serie Tv?

FortitudeUna fiction serialized, dovrebbe teoricamente essere infatti una storia unica raccontata in varie puntate e questo dovrebbe inevitabilmente portare ad una conclusione, come nei vecchi sceneggiati televisivi o come nella serie Tv tratte dai grandi romanzi storici, di cui tutti, bene o male conoscevano l’inizio e la fine; questo discorso vale ovviamente anche per le miniserie tratte dalla biografia di un personaggio famoso della storia o dello spettacolo e così anche per le fiction riguardanti specifici fatti di cronaca o avvenimenti importanti (come le serie Tv prodotte da Sky Italia quali “Gomorra”, “Romanzo Criminale”, “Faccia d’angelo” o la più recente “1992” dedicata al crollo politico della cosiddetta Prima Repubblica ed al fenomeno giudiziario soprannominato “mani pulite”). Eppure non è così.

The SopranosIl genere serialized ha scritto effettivamente nel suo codice genetico il comando per pronunciare la parola fine, ma questo comando può essere nascosto e sottaciuto fin tanto che la serie ha successo, procrastinando il più possibile la risoluzione di quell’intreccio che spinge gli spettatori, puntata dopo puntata, a restare incollati alle vicende narrate.
Guardate bene che non stiamo parlando delle tecniche del vecchio romanzo d’appendice, nel quale il colpo di scena alla fine di ogni capitolo costringeva alla lettura del nuovo per scoprire come il protagonista si liberava dall’inghippo creato ad arte dal narratore, quanto piuttosto di quelle della più moderna The-Walking-Deadsoap-opera, nella quale, al contrario di quanto accadeva nelle telenovelas, l’intreccio iniziale, dopo un numero indeterminato di puntate, viene alla fine risolto, ma solo per lasciare spazio ad un nuovo intreccio che allontana la parola fine dalle tribolazioni dei personaggi protagonisti della fiction.
Il trucco per allungare una serie per definizione chiusa è tutto qui: spostare il paletto con la scritta fine ancora più avanti ed avanti ed avanti, finchè gli spettatori accettano di essere divertiti ed anche presi in giro.

Lost 01Prendiamo il caso eclatante della serie di “Lost”, la fiction serialized di culto per definizione, con una narrazione talmente innovativa da essere divenuta un esempio da imitare eppure, anche nei suoi più strenui difensori ed appassionati, la sensazione che alla fine di ogni stagione si aveva era quella di essere presi in giro, che venisse allungato il brodo, che si  tirasse avanti la storia creando sempre nuove matasse da districare, nuovi problemi da risolvere, nuovi misteri da scoprire e non Lost 02era solo una sensazione, ma era la verità: in “Lost” ogni nuova stagione non serviva a raccontare un nuovo pezzo di una storia lunga ed articolata, ma era la storia stessa che aveva preso vita, che si complicava ramificandosi ed evolvendosi, creando nuovi finali, nuovi sviluppi possibili, ossia quella che si definisce una narrazione “in progress”.

Lost 03Quello che in pratica gli spettatori, ogni settimana, guardavano non era la nuova puntata di un grande racconto ma solo un passo avanti lungo una strada infinita: i produttori avevano allora infatti scoperto che nelle fiction serialized ciò che contava non era più nemmeno la storia stessa, ma il cammino che si faceva per raccontarla, cambiando in continuazione strada, perché l’obiettivo non era arrivare da qualche parte ma continuare semplicemente a camminare, come quelle persone che amano guidare l’auto e non hanno davvero una meta precisa, non debbono spostarsi da A a B, ma devono guidare, andare, procedere, un chilometro alla volta, cento chilomentri al giorno, all’infinito.

Breaking-BadAd un certo punto la serie finisce, anche la più amata, perchè tutto finisce, ogni cosa deve prima o poi concludersi, i palinsesti rinnovarsi, gli attori cambiare ruolo e quando accade non è mai un bel momento e non perché noi spettatori siamo costretti a salutare per sempre dei personaggi o delle situazioni che abbiamo forse amato così tanto da farceli vivere quasi come dei familiari o degli amici, ma perché la fine di una moderna fiction serialized è solo un viaggio che si è concluso perché è finita la benzina: gli autori non sono davvero arrivati a destinazione, ma lo vogliono far Dextercredere, con il loro ultimo inganno, con la loro ultima stagione e lo strombazzano ai quattro venti, per creare un po’ di hype, ma quella che scriveranno e mostreranno non sarà davvero la fine di una lunga storia scritta a tavolino dal principio fino al suo termine, come in un film o in un romanzo, no, sarà solo l’imitazione di una fine ed è per questo che, senza eccezioni, non esiste una sola fiction serialized, anche tra i capolavori di questo genere, che possa davvero lasciare soddisfatti su come è terminata: “Breaking Bad”, “The Sopranos”, “Lost”, “Dexter”, solo per citarne alcune,  sono tutte finite e noi abbiamo accettato il loro finale e magari abbiamo anche fatto finta che ci sia piaciuto, ma in cuore nostro sapevamo che non era così, che quelle serie sarebbero potute durare ancora una stagione o due o chissà, perché tanto non sarebbe cambiato nulla, perché avrebbero trovato nuovi cattivi da combattere, nuovi misteri da risolvere, nuovi intrecci da dipanare, nuovi personaggi da scoprire ed a cui affezionarci.

How to Get Away with MurderQuesto concetto della catena di intrecci narrativi è stato sublimato dagli sceneggiatori delle moderne fiction serialized, facendo coincidere ogni intreccio con una stagione o addirittura (più recentemente) con ciascuna delle due metà di una stagione, quando la trasmissione di questa è interrotta dalla pausa stagionale.
Il termine di paragone è quello di una serie di romanzi, soprattutto nella moderna sintassi della letteratura pop per eccellenza ossia quella fantastica (sci-fi, horror, fantasy) e di avventura, compresa la letteratura per ragazzi, concepito come unità di misura di un plot abbastanza lungo da essere tradotto in film o in una serie Tv da 12/13 puntate.

007 VillainsNon a caso, molto prima che nel mondo della televisione, anche in quello della letteratura il concetto di fine della storia è andato trasformandosi in base ai dettami del marketing: gli stessi libri di Flaming con protagonista James Bond erano scritti come farebbe oggi lo showrunner di una fiction serialized di grande successo, producendo stagioni televisive ciascuna con una grande storia che venga presentata, affrontata e condotta a termine dai protagonisti della serie.
The-Game-of-Thrones-01Così è accaduto per tutte le grandi serie popolari, da Harry Potter della J. K. Rowling ai romanzi di Tom Clancy con protagonista il suo personaggio Jack Ryan, fino al perfetto esempio di connubio tra letteratura e televisione, a quel “mutante” generato dalla fusione tra i due media (come l’essere mostruoso generato dal teletrasporto di “The Fly – La mosca” di Cronemberg): “The Game of Thrones”.

The-Game-of-Thrones-02Non stiamo più parlando solo di libri o di serie Tv, ma parliamo di intrattenimento allo stato puro, di divertissement, di svago per il cervello e per la fantasia, in cui la visione di una puntata o la lettura di un capitolo di un libro sono una sessione di goduria cerebrale, più innocua di un tiro di crack o di uno spinello e meno impegnativa di tutte le attività, sia sessuali, sia colloquiali che i rapporti interpersonali comportano.

The-House-of-Cards-3Per questo motivo è diventata oramai un’abitudine della società statunitense Netflix di produrre serie Tv con stagioni da circa 13 episodi, trasmessi tutti assieme lo stesso giorno, come se lo spettatore abbonato al servizio acquistasse un libro e decidesse da solo il ritmo con cui leggerselo: è accaduto con le prime stagioni del bellissimo “House of Cards”  (3 stagioni trasmesse rispettivamente in un solo colpo il 1 febbraio 2013, il 14 febbraio 2014 ed il 27 febbraio 2015) e con la prima stagione del meraviglioso “Daredevil” (trasmessa tutta assieme il 10 aprile di quest’anno).

True-DetectivePuò sembrare brutale, ma il meccanismo è proprio questo: anche le fiction televisive più belle ed intelligenti (di cui preciso sono e resterò estimatore e fruitore accanito) sono concepite come dosi di piacere a rilascio prolungato, droghe blande ed innocue (se escludiamo menate fanta-politiche sui persuasori occulti), che ci aiutano a convivere con i ritmi della nostra società.
FargoOvviamente i produttori sono consapevoli che la maschera dell’inganno è caduta da tempo e quindi si gioca a carte scoperte con lo spettatore, soprattutto quello più smaliziato ed attento ai meccanismi produttivi: fiction serialized evolute ed adulte come le sublimi “True Detective” (produzione HBO) o “Fargo” (produzione FX) nascono direttamente come serialized di tipo “antologico”, nelle quali ad ogni stagione sarà presentato sempre un cast di attori diversi ed una storia differente.

CypherNon voglio assolutamente tagliarmi fuori da questo mondo, anzi, ne sono immerso completamente e certe volte mi sento come Cypher, quel personaggio del primo Matrix, che tradisce i suoi compagni alleandosi con gli Agenti, pur di continuare nella illusione di bere dell’ottimo vino o gustare una succosa bistecca, ma soprattutto chiede in cambio del tradimento di non voler ricordare più nulla dell’illusione di cui ora è cosciente.

E voi, che pillola scegliete?

Matrix-the-choice

Annunci

29 pensieri su “Pillola Azzurra o Pillola Rossa? Il grande inganno della parola fine nel serialized

  1. Avevo appena finito di scrivere questo post e lo avevo già programmato per la sua pubblicazione questa sera, quando ho letto il bell’articolo dell’amico Lapinsu sulla terza stagione di “House of Cards“, in cui anche lui s’interrogava su questa sorta di “accanimento terapeutico” dei produttori americani nei confronti di fiction che avrebbero dovuto avere già scritta la parola fine sul loro corso di eventi.
    Di fatto, stiamo entrambi, lui ed io, concordando sulla stessa cosa e senza esserci consultati!
    Vorrà pur dire qualcosa…

    Liked by 2 people

  2. È vero, verissimo. Tutte le serie tv sono spesso spremute, portate avanti in base agli ascolti, all’audience, senza studiare a tavolino un’unica storia raccontata in più puntate, ma giocando abilmente con i “sentimenti” dello spettatore, sempre pronto ad affezionarsi ad un personaggio, una storia nella storia, desideroso di essere ingannato, come dici tu, da questo sistema del serial 2.0 . In ogni caso credo che in casi come Breaking Bad la qualità e la coerenza siano preservate anche nel finale, in Lost la serie è stata allungata e spremuta in maniera evidente, forse troppo, ma grazie all’approfondimento e alla cura dei personaggi, è riuscita a tenere incollati allo schermo milioni di spettatori per più di 120 puntate. Poi abbiamo serie antologiche come True detective, che sono “oneste” da quel punto di vista, raccontando volutamente più storie diverse, cambiando completamente anche ambientazione e personaggi. Detto tutto ciò… scelgo di restare immerso nell’illusione, perso dietro ai giochi di potere del presidente degli Stati Uniti, alla legittima erede del Trono di Spade e ad un professore di chimica che diviene un criminale raffinato e spietato.

    Liked by 1 persona

    • Ovviamente! Quella che dici tu è la nostra scelta e la nostra missione, for ever!!!

      Inoltre, aggiungo, sulla qualità è indubbio: hai citato esattamente le serie che io ho apprezzato maggiormente ed il bello del gioco e che il mio apprezzamento non esclude l’inganno, anzi lo rende adorabile!
      Ciò che mi premeva nel post era soprattutto mostrare che la parola fine è solo una decisione dettata da altri fattori che non siano la storia stessa (marketing, decisioni strategiche, etc.), ma la narrazione, splendida nei casi da te citati, è indubbiamente di altissimo livello, il meglio che ci si può aspettare da un team di sceneggiatori di talento altissimo.
      L’essere diabolico e demoniaco dell’inganno è proprio nella straordinaria bellezza con cui viene perpetrato: portandolo alla luce, tuttavia, esso svanisce e resta il piacere della vsione.

      Su “True Detective” e “Fargo”, ho trovato infine geniale ed incredibilmente “onesto” il meccanismo seriale antologico, questa sorta di reboot continuo, che spezza l’inganno, rompe lo specchio oscuro di Alice e permette continue creazioni di nuovi mostri e nuovi eroi.
      Una serie, tuttavia, non ho appositamente citato, sia perchè dedicherò un post solo a lei, sia perchè la sua struttura è diversa persino da tutte quelle citate e da molti ancora ignota: “Hannibal”.
      Bye

      Liked by 2 people

    • Adoro questo tuo essere partecipe, “sul pezzo” come si dice gergalmente ed inoltre sapevo che eri anche tu, come me, un altro Cypher, anzi, noi le pillole ce le prendiamo tutte e due e le accompagniamo con la Tequila!!

      Liked by 1 persona

  3. Eh vabbè ma che vuoi commentare a un post del genere? Dice tutto.
    La società si evolve, cambiano le nostre esigenze, cambia il nostro modo di usufurire dei prodotti di intrattenimento audiovisivo e la società a sua volta si adatta, cambiando l’industria che produce tali prodotti e così via all’infinito.
    Ci sarebbe da scriverne libri interi sull’argomento, ma mi fermo qui e ti faccio per l’ennesima volta i complimenti per l’ennesimo articolo bomba che potrebbe tranquillamente sostituire Wikipedia o non so quale enciclopedia per quanto è grande.
    Ora, però, devo finire la terza stagione di House of Cards che mi sento l’unico a non averla ancora vista e poi c’è Lapinsù che proprio non ci dorme la notte e sta lì sveglio ad aspettare il mio commento al suo post…

    Liked by 1 persona

  4. Quanto condivido….. Che ho appena detto le stesse cose a un ns amico blogger che ha postato articolo simile…e non voglio ripetermi ma mi ripeto… Rimpiango i bei tempi andati dove le serie duravano una stag…anche le serialized, e finivano…. E come finivano…. Un filmone lunghissimo…. Il problema adesso e’ che non solo non so se vivro abbastanza per vedere certi finali…ma anche e sopratutto che non so se finiranno..o semplicemente saranno cancellate a meta…quando il pubblico non apprezza…guarda cos hanno combinato a firefly….. Dannatissimo marketing al soldo dei vili…. 😀 ciao kasa

    Liked by 1 persona

  5. Direi che stiamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda… Come dire un po’ stanchi di farci prendere per il sedere, quasi mi fanno rimpiangere il comandante Straker con il caschetto biondo sempre a bere whisky e a fumare come un turco insieme al suo collega di U.F.O…. Ma soprattutto le ragazze della base spaziale lunare con i capelli azzurri e le minigonne cortissime…

    Mi piace

  6. Bella storia ufo…che te, che sei come me, x un certo genere di fantascienza, ma scrivi molto meglio di me..ecco te…dovresti fare un bel post sulle vecchie serie tv di sci-fi…. Ufo, spazio 1999, astronave orion, ecece e e e cececece 🙂 🙂 🙂

    Mi piace

  7. Di base sono integralista e spero sempre che le serie tv si fermino prima di iniziare la parabola discendente, siano esse serialized in senso stretto (Lost) o seriali a modo loro (tipo The Mentalist o Smallville).
    Credo che ogni storia abbia un suo ciclo di vita e che quindi non possa essere propinata all’infinito. Disprezzo poi massimamente il trucchetto di inserire nuovi personaggi o variare gli orizzonti narrativi per allungare la melassa. Ad esempio, benchè i Soprano resti la mia serie preferita in assoluto, mai ho digerito l’introduzione del cugino Tony (Steve Buscemi) nella 4* stagione per i motivi qui sopra esposti.

    Tuttavia c’ho il cuore tenere, a certi personaggi mi ci affeziono, così ho continuato ad adorare ogni singolo episodio di Smallville nonostante dalla sesta stagione in poi fosse diventata una macchietta, ho amato Patrick Jane nonostante il suo personaggio si sia clamorosamente annacquato dalla terza stagione in poi, ho perdonato Jack Bauer per le cadute di stile degli ultimi anni.
    Ma ancor di più ho ringraziato Tony Soprano e Walter White per averci salutato al momento giusto: meglio farsi rimpiangere che farsi sopportare.

    Liked by 1 persona

  8. Proprio oggi – complice una stronza di influenza fuori stagione che mi ha tenuto segregato in casa – ho terminato la seconda stagione di Hannibal: sicuramente è più tormentata e affettata (in tutte le accezione del verbo “affettare” della prima) tuttavia rest un prodotto godibilissimo soprattutto grazie a un Mads Mikkelsen in stato di grazia.
    SPOILER ALERT:
    C’era stato anche un bell’epilogo: lui che accoltella tutti e scappa sotto la pioggia. Bella immagine, a metà strada tra un Corvo e un Dark Knight dall’indoli malvagie. Passi pure la scena finale, con Hannibal nell’aereo con Scully che ha clamorosamente cambiato sponda.
    Ecco, mi son detto, finalmente una serie conclusa al momento giusto e in un modo tutto sommato accetabile.
    Poi vado su IMDB e scopro che tra poche settimane inizia la terza stagione.
    NO NO NO NO NO NO NO e NO!!!!!
    Onestamente non vedo sufficiente materiale per mantenere la narrazione ad un livello alto come nelle prime due stagioni: tutto si baserà sul fascino e il carisma dei personaggi (soprattutto Hannibal, va da sè) ma è un po’ poco. Questo splendido personaggio regalatoci dalla penna di Harris andrebbe trattato con un filino in più di riguardo.

    PS: come si dice dalle nostre parti, “la pelle de li cojoni se ‘llunga, ma se la stiri troppo a la fine se strucca”.

    Mi piace

    • Premettendo che mi inorgoglisce che tu abbia fatto questa esternazione su “Hannibal” ( come dell’ennesima fiction serialized che allunga il brodo per tirare avanti) in commento ad un mio post e sul mio blog (cosa di cui quindi ti ringrazio di cuore), devi tuttavia permettermi di dissentire in modo deciso.
      Non tanto sul concetto generale (abbiamo entrambi scritto due post diversi ma con un unico denominatore comune: gli americani non riescono a mettere più la parola fine ad una fiction), ma proprio sulla specifica serie.

      Hannibal” è infatti una fiction serialized che, ancora prima della sua messa in onda, ha suscitato in me un interesse quasi morboso proprio per la struttura “dichiarata” e che, come dicevo a Dave in un commento sopra, proprio per tale dichiarazione di intenti si pone in modo diverso dalle altre fiction tratte da un romanzo, terminate le storie del quale (vedi “House of cards”) continuano ad allungare il brodo con materiale nuovo creato solo per spostare la parola fine più avanti (le famose complicazioni aggiuntive, i nuovi personaggi, etc, etc,).
      Hannibal” no, non fa nulla di tutto questo, ma semplicemente sta seguendo il programma annunciato: le storie di tutti e 5 i romanzi con protagonista il personaggio di Hannibal Lecter saranno serializzate e solo alla fine, se la serie avrà avuto successo, potrà proseguire oltre le 6 stagioni dichiarate (all’inizio erano 7 quelle in contratto, ma poi hanno calato in corsa di scrittura, compattando le vicende per colpa di un problema di diritti sul romanzo chiave, quello da cui fu tratto il film “Il silenzio degli innocenti”, la serializzazione dei cui avvenimenti trattati sarebbe dovuta avvenire dopo la 3° stagione) in conferenza stampa ancor prima della messa in onda dell’episodio pilota.
      Una bella differenza con una serie che parte e non si sa quando finisce, non trovi?

      Insomma, per quanto pienissimo di dialoghi nuovi di zecca, serial killer psicopatici creati apposta per la fiction ed alcuni risvolti assenti nei romanzi ed inventati dallo sceneggiatore Bryan Fuller per rendere i 5 romanzi una storia unica, aldilà di queste novità insomma, la storia è già scritta: sappiamo tutti che Hannibal finirà in carcere perché tutto il mondo ha visto Anthony Hopkins con la maschera di cuoio legato e rinchiuso in un ospedale psichiatrico (come era accaduto nei primi romanzi a Will Graham), così come tutti sanno che non sarà l’agente Clarice Starling (quella che nel film di Jonathan Demme era interpretata da Jodie Foster) ad arrestarlo, perché nel film dicono chiaramente come è avvenuto l’arresto di Hannibal, non è uno spoiler… è come dire a chi sta per andare al cinema a vedere “La passione di Cristo” che il film di Gibson finisce con la morte di Cristo e la sua resurrezione!

      Inoltre, senza scomodare i libri di Harris (che dopo 5 romanzi sembra aver oramai da anni concluso la saga di Hannibal), chi ha visto il film di Ridley Scott “Hannibal”sa anche cosa accade ai personaggi dopo le vicende del film con la Foster.
      Ho immaginato che tu non avessi letto i romanzi di Harris, dal tuo disappunto per la notizia di una terza stagione, ma di certo avrai visto i due film citati e quindi potrai capire che nella fiction siamo circa ad un terzo della storia e questo senza aver ancora allungato il brodo o spostato il paletto della parola fine.
      Perdonami il tono da saputello fastidioso, ma quando ho scritto a Dave che stavo scrivendo un post su “Hannibal” dicevo la verità e tu che mi conosci sai quanto sono rompicoglioni e cane da tartufo quando mi metto ascrivere!
      Con affetto.

      Liked by 1 persona

      • Umilmente mi cospargo il capo di cenere.
        Vergognosamente vado in castigo dietro la lavagna.
        Devotamente espierò le mie colpe “pellegrinando” fino a Loreto.
        Eh si, perchè stavolta – come amava dire Tony Soprano – ho pisciato fuori dal vaso.
        Colpa mia, della mia furia espressiva, della fretta e dal disappunto che mi attanaglia quando mi sembra che una cosa stia andando più in là di quanto IO lo ritenga opportuno. E siccome IO non sono DIO mi capita spessissimo di sbagliare.
        Nel caso specifico ho chiaramente parlato senza cognizione di causa, perchè non ho letto NESSUNO dei libri di Harris e – forse ancora più grave – ho visto solo due film della .saga: Il silenzio degli Innocenti e Le origini del male (quello senza sir Antony).
        Quindi sentitamente ti ringrazio per le precise e doverose spiegazioni che sputtanano giustamente il mio pensiero impetuoso ma errato nelle fondamenta.
        Non mi resta che aspettare il tuo post su Hannibal e, a questo punto lì, discutere di questa comunque bella seconda stagione.
        E chiudo con una riflessione \ richiesta di consiglio: visto che praticamente la storia di Hannibal non la conosco, non mi conviene aspettare direttamente tutte le serie di Fuller? E recuerare DOPO i film della saga che mi mancano?

        alla prossima amico!

        Liked by 1 persona

        • Se fossi giapponese, ora unirei le mani nel gesto che per noi occidentali è di preghiera e mi fletterei per chiederti scusa, perché si sappia che non sei tu ad aver sbagliato, ma io, dall’alto della mia presunzione: tu, in un commento, hai semplicemente espresso una sensazione (per altro in parte vera, poiché effettivamente lo sceneggiatore della serie allungherà su 5 stagione materiale narrato in 3 romanzi), mentre io ti ho risposto catechizzandoti con superbia ed oltretutto sbagliando i dati!

          Si, perché, vuoi per la passione per una fiction che amo, vuoi per l’ora tarda (mi metto a scrivere quando dovrei andare a dormire, mah!), mi scappava di rispondere ed ho confuso i numeri: Harris ha scritto solo 4 romanzi dedicati alla figura di Hannibal e non 5 come ho detto nell’altro commento, chiedo venia.

          Fatte le doverose scuse a te, la cui umiltà ogni volta mi turba, passo a rispondere alla tua domanda in tre modi, sintetico, prolisso e maniacale, anticipandoti temi e notizie che fornirò nel post.

          Sintetico.
          E’ indifferente, la visione dei film non pregiudica la visione della serie e viceversa.

          Prolisso.
          Hai visto il film più brutto, quello con la genesi del personaggio, ma questo non aggiunge o toglie nulla al dilemma; non hai visto “Manhunter” e “Red Dragon”, ma se lo facessi ti troveresti la stessa storia che hai già conosciuto con la prima e la seconda stagione della fiction (molto modificata e con moltissime parti in meno nei film), quindi niente di male, ma anche con accadimenti che vedremo solo nella terza stagione di Hannibal; hai visto il film di Demme con la Foster (il più bello di tutti i film) e quindi sai già come va a finire in un modo o nell’altro lo scontro tra Graham e Lecter perché Lecter è in carcere; infine non hai visto il film di Scott e questo sarà materiale della quarta e quinta stagione della fiction.
          Quindi?
          Io mi guarderei il film di Michael Mann, perché è splendido anche se molto datato sintatticamente e si, ti svelerà qualcosa della terza stagione ma davvero nulla che tu non intuisca già ora ed inoltre il materiale narrativo che Fuller ed Harris stanno mettendo in piedi per la terza stagione della fiction è quasi tutto inedito (la fuga di Hannibal in Italia con la sua psicoanalista praticamente manca tutto nei libri); infine, se proprio tieni a scoprire il plot piano piano, aspetta a vedere il film di Scott, perché è davvero la conclusione della saga e ci arriveremo in tv tra un botto di tempo.

          Maniacale.
          Dal punto di vista narrativo, lo scrittore Harris ha raccontato la storia di Hannibal Lecter in 4 romanzi, che possiamo dividere, dal punto vista dei personaggi e delle loro interazioni, in 3 nuclei:

          1. Infanzia:
          Romanzo “Hannibal Rising (Hannibal Lecter – le origini del male) ” del 2006.
          Film “ Hannibal Rising (Hannibal Lecter – le origini del male) ” del 2007 di Peter Webber, con Gaspard Ulliel (Lecter).
          Ultimo libro scritto da Harris ed ultimo film uscito al cinema: di fatto entrambi prequel della saga, in cui si narra la genesi di Hannibal come serial killer; non sono presenti nessuno dei personaggi visti negli altri film e nelle prime due stagioni della fiction.

          2. Will Graham:
          Romanzo “Red Dragon (Il delitto della terza luna)” del 1981, primo libro scritto da Harris con protagonista Lecter e tutto dedicato agli incontri/scontri tra i personaggi di Graham (profiler), Lecter, Freddy Lounds (giornalista), Frederick Chilton (psichiatra), Jack Crawford (agente dell’FBI).
          Film “Manhunter (Frammenti di un omicidio)” del 1986 di Michael Mann con William “CSI” Petersen (Graham) e Brian Cox (Lecter); il reboot di “Manhunter” ossia “Red Dragon” del 2002 di Brett Ratner, con Hopkins (Lecter) e Edward Norton (Graham).
          Si narra l’identificazione e cattura di Hannibal.

          3. Clarice Starling:
          Romanzi “The silence of the lambs (Il silenzio degli innocenti) ” del 1988; “Hannibal” del 1999.
          Film “The silence of the lambs (Il silenzio degli innocenti) ” del 1991 di Jonathan Demme con Hopkins (Lecter) e Jodie Foster (Sterling); “Hannibal” di Ridley Scott del 2001 con Hopkins (Lecter) e Julianne Moore (Sterling).
          Sicuramente il nucleo narrativo più lungo per Harris, dedicato al rapporto tra i due personaggi dell’agente Sterling e del nostro sofisticato cannibale; ritroviamo, sia nei libri che nei film, alcuni vecchi personaggi ed altri invece sono andati smarriti, ma non ti dico né chi né come.
          Si narrano le vicende successive all’incarcerazione e fuga di Hannibal.

          Artisticamente, la qualità della lettura dei libri è simile a quella dei film, nel senso che il quarto libro “ Hannibal Rising (Hannibal Lecter – le origini del male) ” fa schifo quanto il film, ma lo hai già visto, il primo libro è bello come i due film tratti da esso (quello di Mann decisamente di più dell’altro), il secondo è un capolavoro assoluto come il film di Demme ed infine il terzo, “Hannibal” è amato ed odiato contemporaneamente dai fan di tutto il mondo (troverai sul web sia per il libro sia per il film di Scott recensioni contrastanti… personalmente ho amato di più il film del libro, ma sono l’unico forse a pensarla così).
          La cosa essenziale, però, è che nessuno dei film rispetta davvero fino in fondo gli accadimenti dei libri, modificando in alcuni momenti pesantemente il plot (okay, chi muore nel libro, muore anche nei film e chi va in galera nei romanzi lo fa anche nei film, ma sul resto… beh, nebbia!).
          A questo punto il nostro incredibile showrunner Bryan Fuller decide di fare una serie in cui, con il permesso dello scrittore, vuole riordinare tutta la saga, raccontare le parti non narrate dallo stesso Harris, aggiungendo fatti e personaggi e creare una serie divisa in 6 stagioni (poi diventate 5), raccontando di nuovo le vicende già viste al cinema, ma teoricamente in modo molto più completo e fedele.

          Poi si vedrà.
          Un abbraccio.

          Mi piace

          • Ti ringrazio per la dettagliatissima risposta.
            Effettivamente tra romanzi, film e telefilm sta storia di Hannibal Lecter è intrecciata e non poco…
            A sto punto tanto vale che mi spari Manhunter e Red Dragon, mentre per Hannibal (ossia la storia dopo la sua evasione, a sto punto mi conviene aspettare la serie per non rovinarmi il gusto della novità 🙂

            PS: le tue dotte conoscenze su Harris e Lecter sono micidiali. Ti confesso che Harris l’ho sempre snobbato un po’, preferendogli il suo omonimo Robert Harris, quello di Fatherland per intenderci 🙂

            Liked by 1 persona

            • Ed hai fatto bene!

              A proposito della tua scelta, sono curioso di sapere la tua opinione quando avrai visto i due film, che raccontano la stessa storia in modo diversissimo (questo tanto per far capire quanto il materiale narrativo è stato rimaneggiato…). Ah, una chicca per te: hai presente la scena nella seconda stagione della fiction in cui viene ripreso un cadavere legato in fiamme su una sedia a rotelle che sfreccia dentro la discesa di un garage? Beh, era ripresa tale e quale dalla scena forse più famosa del film di Mann! Sarà divertente per te fare paragoni e di fatto vedere tre storie diverse (film 1 , film 2 e fiction).
              Grazie per la simpatia e la stima!

              Liked by 1 persona

  9. Hallo! A volte preferirei che alcune serie si concludessero prima del declino. Anche per averne un ricordo migliore. Però, in pratica, non riesco a non seguirle fino alla fine. Diventano tipo una droga, oppure spero che gli sceneggiatori abbiano un’illuminazione e rialzino il livello prima o poi. Sono davvero poche le serie che ho mollato e la maggior parte di esse solamente perché trasmesse ad orari improponibili o sbalzati di settimana in settimana (con relativo rispetto per il telespettatore pari a meno di zero…). Una serie che ho mollato per ragioni di evidente crollo narrativo (o più che altro per troppo divario dai romanzi a cui è ispirata) è Bones. Ed anche se ultimamente la replicano ad orari decenti e continuativamente non la riprenderei.
    Io capisco che ci si possa affezionare (sia da telespettatore che da addetto ai lavori) ad un prodotto e che per questo non si voglia che finisca, ma spesso e volentieri ad un certo punto urge l’intervento di staccare la spina. Soprattutto quando si finisce con lo stravolgere il filo narrativo ed i personaggi stessi. Si diventa incoerenti e non si fa per nulla bene al prodotto.
    Poi, certo, dipende molto anche dal tipo di serie. Per esempio le serie poliziesche o giuridiche o medical drama che incentrano la trama soprattutto sulle singole trame verticali, possono avere un cambio di protagonisti per poter continuare all’infinito ed avere nuova linfa. Mi vengono in mente Law&Order o ER o CSI che hanno tenuto duro per decenni, cambiando di tanto in tanto i protagonisti.
    Invece le sitcom o le altre serie che come trama principale hanno la vita dei protagonisti dovrebbero avere un arco narrativo ben definito ed una fine decente non arruffanata alla bell’e meglio perché il network ha deciso di chiudere i rubinetti.
    Mchan
    Ps: scusa per il papiro! 😉

    Liked by 1 persona

    • Non ti scuso, ma anzi ti ringrazio, proprio per il papiro e questo solo per partire dal fondo del tuo piacevolissimo commento!
      Leggendo le tue considerazioni, dieri che siamo perfettamente in linea, soprattutto sulla giusta distinzione tra le serie procedural (siano esse crime-drama o medical –drama), la cui longevità è data ovviamente soprattutto dalla simpatia dei personaggi e dalla passione che proviamo per loro.
      E qui facciamo subito un bel distinguo tra il meccanismo della soap e quello dei procedural moderni: nella soap il protagonista vero è la storia, con tutte le sue rivelazioni, i segreti, i sotterfugi, gli intrighi, i problemi che sorgono non appena se ne risolvo uno ed i personaggi, per quanto belli, forti e carismatici sono importanti agli occhi degli spettatori solo delle marionette; nei procedural è esattamente l’opposto, poiché già sappiamo che ad ogni puntata ci sarà un mistero da risolvere, quello che vogliamo vedere è come i nostri personaggi preferiti si comportano per risolverlo.
      Per questo ogni tanto accettiamo anche storie più stupide tra una puntata el’altra, perché in fondo si guarda Bones per vedere Temperance Brennan e Seeley Booth e poi per la storia.
      Come scrivevo nel post, il procedural per definzione è eterno il serialized no, deve finire, prima o poi, altrimenti si trasforma in soap e l’attenzione dello spettatore muore.
      Oggi c’è un po’ di confusione ed anche le storie più belle nascono senza la aprola fine scritta nel loro DNA e le cose capitano secondo la regola “intanto vediamo come il pubblico l’accoglie poi decidiamo il finale”.
      Tristezza.
      Leggo che tu hai letto i romanzi di Kathy Reichs: come sono?

      Liked by 1 persona

      • Anch’io trovo molto triste il fatto di iniziare una serie senza sapere dove poi andare a parare. Sarà che i finali aperti non li sopporto, sarà che sono sempre stata abituata a scrivere seguendo un filo logico con un inizio, un percorso ed una fine, sarà che le situazioni illogiche le sopporto poco anche quando si tratta di sci-fi & fantasy. Comunque…
        Sì, i romanzi di Kathy Reichs li ho letti tutti e li trovo bellissimi! Molto dettagliati e con trame ben costruite e dai finali non facilmente individuabili, nel senso che il colpevole non è mai scontato. E la protagonista è completamente diversa da quella televisiva, ecco perché alla fine ho mollato Bones. Mi piace troppo la Temperance cartacea mentre trovo urticante quella televisiva.
        Mchan

        Liked by 1 persona

  10. Descrizione perfetta. Punto di vista interessante.
    Però, nessuna eccezione, le serializzazioni sempre più sfrenate si vedono. L’effetto “ma dove mai vanno a parare che è tutto esaurito sviscerato?” sempre più evidente. Lost per primo, che già al primo cambio di trama per fare posto a nuovi episodi mi risultò pesante, Dexter che poi non se ne poteva più e via discorrendo, passando da tutta la serie di obitori e pronto soccorsi del caso. Alla fine a tirarla, capisco i soldi, ma si bruciano attori trame e sceneggiature, sì perché si ha l’effetto già visto, l’effetto “ma ‘sta storia l’hai usata già qua, non è nuova!”; insomma basta. Sono dell’idea del tutto personale che si debba finire con la fame, non con la nausea. Dome poteva finire dopo 11 episodi, fatti bene, come si deve… Ed una fine che sia una fine, che ti lasci con l’amaro in bocca magari, o col dubbio, ma perché così è, non perché domani t’inventi il sequel previsto a tavolino.
    Parere personale,
    su un articolo notevole.

    Mi piace

    • Eh, caro Gianni, come puoi ben leggere anche dai commenti sopra non sei decisamente solo a pensarla così…
      Si è perso decisamente il concetto di FINE in senso di conclusione della trama, favore di una nuova forma di conclusione, dettata dall’affabulazione continua, in cui storie e personaggi sono solo gli ingredienti di un prodotto da riciclare su scala industriale, che non muore perché non è mai davvero nato.
      Grazie per la lettura ed i commenti ai miei post: mi fa sempre piacere condividere con blogger come te!

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...