Actresses & Actors

Mob-in-Metropolis

Quando agli inizi del ‘900 nacque l’industria cinematografica gli attori e le attrici erano soprattutto degli attrezzi di scena, degli oggetti che si voleva poter manipolare e gestire in modo totale, posti sullo sfondo dell’azione, che dovevano essere ripresi sulla scena e  fotografati in movimento anzichè immobili: fu così che i produttori riempirono i teatri di posa dei nuovi e grandi studios con una moltitudine anonima di interpreti muti e quasi inconsapevoli, travasati dal teatro tradizionale, manifestamente messo in crisi economica dal neonato mezzo espressivo popolare ed artistico.

Intolerance-di-D.W.-Griffith

Prima che le attrici e gli attori divenissero ciò che sono oggi ovvero interpreti di un ruolo in cui si calano con studio e preparazione (a volte anche esagerata e manichea) dovettero passare anni, finché il cineasta David W. Griffith non introdusse (per la primissima volta nel cinema) la tecnica di ripresa del Primo Piano, grazie alla quale gli esseri umani cominciarono ad esseri fotografati in modo ravvicinato, anche nelle loro espressioni facciali e nell’emotività della mimica corporea: quei semplici attrezzi di scena umani passarono dal ruolo di speciali supermarionette (la definizione non è mia, ma del critico e drammaturgo britannico Edward Gordon Craig) a quello di veri interpreti a tutto tondo, recuperando finalmente le tecniche teatrali di manifestazione di un’emozione e di uno stato d’animo, già sperimentate nei secoli prima dell’avvento del cinematografo.

Greta-Garbo

Negli anni immediatamene succesivi a quei primi pioneristici film, gli schermi dei cinema furono riempiti da un’esagerazione di toni, timbri e posture che oggi appaiono ridicoli, ma che caratterizzarono decenni di cinema, traghettando la narrazione per immagini fino all’avvento del sonoro; in quello stesso periodo, furono gettati sul palco anche tantissimi volti nuovi, dotati non di vere capacità interpretative, ma solo in possesso di quella dote fisica naturale chiamata fotogenia.

Audrey-Hepburn

Lo storico critico cinematografico André Bazin a suo tempo parlò persino di una nuova forma di imbalsamazione del corpo, riferendosi alla capacità dell’immagine cine-fotografica (per estensione, quindi, anche televisiva) di superare la morte fisica del soggetto, attraverso una specie di ontologia dell’immagine stessa che, grazie al meccanismo di trasfert operato dallo spettatore sull’interprete che vede sullo schermo, regala ad esso una seconda vita spirituale: era nata allora la cosiddetta “fabbrica delle stelle”, ossia quel meccanismo ancora oggi esistente con con cui si realizzano simulacri su celluloide di altrettante dive e dive, in cui l’immagine fotografata su pellicola gode di vita propria, ma il cui contraltare è la forte dicotomia, a volte imbarazzante, tra uomini e donne in carme ed ossa e la loro immagine nei film, vissuta come falsamente eroica o romantica e spesso deludente vista da vicina; per inciso, il potere di creazione di una falsa immagine, prima sostenuto solo dai media tradizionali e dal fenomeno dei paparazzi, è oggi dominato dal gossip e dal finto glamour dei fotoritocchi e dei post programmati ad arte sui vari social network.

Meryl-Streep-and-Christopher-Walken-in-The-Deer-Hunter

Non c’è davvero bisogno di ripercorrere cosa abbia storicamente significato per tutti gli interpreti ed i registi passare nei decenni dalle prime narrazioni, fatte per sequenze filmate con camera fissa senza dialoghi, alle moderne tecniche sintattiche, con i primissimi piani sui volti e persino i close-up sugli occhi o le mani, da scene d’amore e di violenza riprese con lo sguardo statico e distante dello spettatore, che vede l’azione svolgersi di fronte a sé come in una vetrina di un negozio, fino alle coinvolgenti sequenze catturate con movimenti di macchina che scivolano sinuosi su corpi nudi durante un amplesso o la velocità delle riprese in una colluttazione, seguendo lo sferrare dei colpi di un coltello o la lenta agonia di una lama che apre uno squarcio di cui l’occhio della cinepresa inquadra persino il dettaglio dei lembi della ferita che si aprono, perchè significherebbe per me e per voi entrare nel vastissimo mondo dell’immagine cine-fotografica che diviene iperreale, passando dalla simulazione pittorica fintamente obiettiva, alla trasformazione manichea della realtà, persino nella manipolazione dei tempi, con l’introduzione della slow motion e della molteplicità contemporanea dei punti di vista con il montaggio alternato e sincopato.

La-Vie-d'Adele

Limitiamoci invece ad aprire una parentesi sul fondamento di tutte le scuole moderne di recitazione cinematografiche ovvero il metodo Stanislavskij: nel suo blog AttoriCasting, la guovane e brava Elisa Elena Carollo ci spiega in dettaglio ciò che io per brevità riassumo ed ovvero di come Konstantin Sergeevič Stanislavskij, attore, regista e scrottore di teatro russo, per primo teorizzò che un’attrice ed un attore non dovessero mai affidarsi solo all’istinto o all’ispirazione dei modelli classici per interpretare un ruolo, ma avessero la necessità per prima cosa di imparare ad immedismarsi nel personaggio, a tal punto di cominciare a pensare come lui ed agire di conseguenza sulla scena, processo d’identificazione che, con tutto il suo inevitabile carico di sofferenza e disagio, ricorda molto la figura un po’ romanzata del moderno profiler inventato dagli scrittori di thriller, secondo i cui dettami anche per catturare un serial killer sarebbe necessario costringere la propria mente ad essere deviata, anche solo virtualmente.

Benedict-Cumberbatch-in-Patrick-Melrose

Quando oggi vediamo nella fiction Patrick Melrose (per lo più insopportabilmente snob e troppo orgogliosamente british, ma anche massimamente sublime nelle parti in cui è presente il nostro divo) un Benedict Cumberbatch piangere a comando, modificando la tensione sottocutanea dei suoi muscoli facciali per passare da espressioni di genuino terrore alla disperazione più totale, in riprese fatte senza stacchi e possibilità di spruzzarsi lacrime finte negli occhi durante le pause oppure quando vediamo Tom Cruise ammutolire e spegnere il suo sorriso ed aprire lentamente la porta del suo volto ad una frustrazione crescente, fino a portarlo alla confusione assoluta, durante l’implacabile piano-sequenza costruito da Stanley Kubrick nel suo sublime Eyes Wide Shut, ebbene abbiamo la misura di cosa ancora adesso significhi calarsi in una parte.

De-Niro-in-Taxi-Driver

Celeberimme interpretazioni passate alla storia, come quella di Robert De Niro in Taxi Driver o di Jack Nicholson in Shining o più recentemente l’estenuante esperienza recitativa di Leonardo DiCaprio, che ha sputato vera bava e vero muco nasale mentre rantolava sul freddo terreno fangoso, simulando l’aggressione subita dall’orso in The Revenant di Alejandro González Iñárritu (film che non a caso gli è valso finalmente il suo Oscar come Migliore Attore Protagonista nel 2016), sono tutte prove che ci lasciano colpiti e segnati profondamente nel cuore, perché, al pari di una ripresa fatta con una steadicam o di una soggettiva immersiva (come quella nella quel vediamo i soldati avanzare a staffetta in Full Metal Jacket o la sequenza d’apertura di Save The Private Ryan, con il dettaglio del fischio delle pallottole che sibilano sott’acqua), ci portano anch’esse direttamente dentro la scena, togliendoci ogni difesa emotiva e lasciandoci in balia dell’interprete e del regista che in questo modo ci possono iniettare direttamente nelle vene la droga della loro narrazione, senza darci il tenpo di reagire.

The-Remains-Of-The-Day-with-Anthony-Hopkins-ed-Emma-Thompson

Non sarà però in questa pagina che porterò altri esempi di fantastica recitazione, sia femminile che maschile, perché il mio blog vive proprio di questi momenti straordinari, ai quali ho dedicato in passato ed ancora ne dedicherò in futuro articoli ed interventi ad hoc, per dirvi la mia su splendide attrici e meravigliosi attori!

Best-25-Actresses-collegamento

Mi preme invece rimandarvi ancora una volta alla mie due classifiche sulle migliori attrici e migliori attori: ditemi la vostra, ancora una volta, consultando quindi la Best 25 Actresses e la Best 25 Actors, chart alle quali potete sempre accedere passando anche dallo spazio Pantheon previsto nel menù di questo sito.

Best-25-Actors-collegamento

Non mi resta che salutarvi e ringraziarvi per l’abituale pazienza e bonomia nei miei confronti e rimandarvi ai link delle classifiche sopra riportati per continuare il nostro viaggio: Buona visione a tutti!


 

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Un pensiero su “Actresses & Actors

  1. Pingback: Dalla Supermarionetta a Stanislavskij: Actresses and Actors | kasabake

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