Il mio tempio personale

il mio tempio personale

Senza scomodare la chiesa monumentale di Roma che tutti conoscono, ma rimanendo sul significato più antico, greco e latino, di “tempio di tutti gli dei”, il mio pantheon è un non-luogo della mente, dove ho sistemato le mie divinità esclusive: attori, attrici, registi, ma anche sceneggiatori, scenografi, direttori della fotografia, montatori, costumisti ed altre personalità del mondo del cinema e della televisione, sia del presente che del passato, tutti contemporaneamente presenti in una sorta di istante perpetuo, accomunati non tanto per la loro comunque indiscutibile bravura, presenza scenica o importanza storica, ma soprattutto per il loro impatto nel mio specifico immaginario personale.

To-Catch-a-Thief

Per questo motivo, pur riconoscendone l’enorme ed imprescindibile valore culturale nell’evoluzione dell’arte cinematografica, non troverete mai nel mio pantheon donne e uomini di cinema Leni Riefenstahl o come David Wark Griffith o Georges Méliès, perchè ho sempre le loro opere più come oggetto di studio che non di divertimento, magari con visioni anche frammentari o esemplifiocative, all’interno di documentari sull’argomento e questo vale anche per tanti altri mostri sacri del cinema, dive e divi del passato, dei quali avrò forse anche visto più di un loro film, ma che non solo non appartengono al mio tempo (concetto superabile, come vedrete più avanti), ma con i quali non sono riuscito a stabilire quell’empatia per me indispensabile e che invece ho creato con molti loro discepoli ovvero con quegli artisti che nel tempo si sono certamente ispirati a quei maestri, ma la cui lezione hanno fatto diventare la propria, mantenendo sempre vivo l’amore per la settima arte.

The-Sugarland-Express

Quello che vorrei trasmettere è che io so bene che registi come François Truffaut, Orson Welles, Stanley Kubrick, Martin Scorsese, Sergio Leone (solo per citarne una manciata) non esisterebbero nemmeno senza i precursori che hanno creato questa forma di arte e comunicazione, così come i moderni movimenti di macchina non avrebbero senso oggi se i registi del passato non avessero inventato quegli stili e quei modi di fare cinema su cui tutto si è costruito ed evoluto, come ad esempio quello strattagemma sintattico usato per accompagnare dentro la scena lo spettatore, iniziando un piano-sequenza da un punto del set non rilevante per la storia e seguendo un elemento architettonico o addirittura un personaggio secondario come un cameriere che viene seguito dalla macchina da presa mentre attraversa tutta la sala fino a portare lo spettatore dal vero protagonista della scena, tuttavia, malgrado la constatatzione di questo debito storico, il mio pantheon non sarà mai un compendio di Storia del Cinema e della Tv, perché ci sono già i saggi per questo, ma lo presenterò sempre e solo come una semplice vetrina delle mie passioni, dei miei idoli e delle mie dee.

The-Hateful-eight

Alcuni direttori di scena, pur provenienti da un passato oramai lontanissimo, avranno ugualmente il loro spazio nella mia Best 25 Directors e questo perché i casi della vita, dello studio e della passione mi hanno in qualche modo portato a conoscerli bene e quindi ad appassionarmi ad essi: non importa, quindi, ai fini della mie chart (in continuo aggiornamento) che alcuni registi citati non siano più in attività, poiché se la loro opera ha contribuito in modo potente alla mia crescita emotiva e culturale, li troverete a fianco di altri colleghi ancora in vita ed lavoro.

Eyes-wide-shut

Discorso in parte simile è quello che ho fatto per le mie Best 25 Actresses e Best 25 Actors dove la “conditio sine qua non” per un interprete di essere citato è anzitutto la mia soddisfazione di vederlo in scena: nel caso delle attrici, è una sensazione tutta mia di godimento passionale ed intellettuale assieme, scaturita dal piacere esclusivo sia di assistere ad una interpretazione magistrale, portata da una fenomenale interprete, sia al mio abbandonarmi anche alla leggiadria di eventuali prepotenti femminilità o di affettuose dolcezze, ma mai sciatte da basso trivio o banali da modella in copertina; nel caso invece degli interpreti maschili, è altrettanto essenziale la presenza scenica, un mix di carisma, capacità comunicativa (sia in campo umoristico che drammatico) ed ammirazione per il portento espresso.

Hancock

Mano a mano che questo blog allargherà la sua sfera di interesse e con essa il mio ventaglio di post su argomenti sempre più variegati ed articolati, anche questo pantheon virtuale si amplierà, ospitando nuove categorie, oltre quelle con cui siamo partiti all’inizio, come gli Sceneggiatori, gli Scenografi, i Compositori di Colonne Sonore ed i Costumisti.

The-Age-of-Inncocence

Oltre che direttamente dal menu Pantheon, in alto sulla barra, potrete sempre trovare il collegamento ad ogni mia chart in questa stessa pagina, come mostrato qui di seguito: Buon Visione!

Best 25 Directors

Best ACTRESSES

Best-ACTORS


 

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Un pensiero su “Il mio tempio personale

  1. Pingback: Michael Peña: un eroe fuori dell’ombra – kasabake

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