Interstellar (2014)

Interstellar

Dopo un’hype cresciuta in modo esponenziale tra i fan del regista inglese e del suo fratellino sceneggiatore (creata anche dai tanti “dietro le quinte” e commenti assai ermetici del cast), al momento della sua uscita nelle sale di tutto il mondo, il monumentale film di pura sci-fi del dinamico duo Nolan & Nolan ha ricevuto un’accoglienza davvero ottima in Europa, ma molto meno buona negli States: malgrado le intenzioni degli autori, che si erano appositamente concentrati per questo film su una trama più lineare del solito, è stato questo purtroppo il prezzo salato che oramai deve pagare qualsiasi artista e comunicatore che si aspetti un livello medio di attenzione da parte degli spettatori, oramai dopati dai ritmi dei reality, dalle sintesi approssimative dei tweet, dai messaggi vocali di whatsapp e più in generale malati di quello strano carcinoma intellettuale che impedisce ai cervelli di andare oltre una manciata di minuti (o di righe di testo in caso di lettura) di vera attenzione.

Aldilà dello specifico filmico, su cui si sono soffermati a dsquisire fior fiore di critici e recensori, vale la pena di osservare anche lo strano tipo di accoglienza che il pubblico ha riservato alla pellicola…

All’inizio ci fu il momento della discussione sul formato con cui visionare il film che, per chi non lo sapesse, è stato distribuito in ben 5 standard (caso unico nella storia del cinema, al meno per quel che mi risulta): ne nacque subito una diatriba tra i fautori del più ruvido ma nativo 70 mm (IMAX e non) ed il perfetto digitale (4 e 8 scans), con ottimi motivi di discussione da ambo le parti ed elenco (un po’ frustrante ad onor del vero) delle poche sale cinematografiche italiane degne di nota.

Poi arrivò il momento dei “blogger-scienziati” e dei loro adepti, ossia di quelle persone che avendo bisogno (non desiderio, attenzione) di stroncare un film per sentirsi considerati, vivi ed appagati e non potendo oltretutto criticare le indubbie qualità registiche o recitative di tutto il cast, si sono attaccati ad una sorta di ortodossia scientifica un pò miope, dimenticando che questo non è un documentario, ma un fim, anzi un grandissimo film!

È rigorosissimo nello spiegare quanto sta accadendo e piega a suo favore le leggi della fisica quel tanto che basta a rendere lo script eccitante, tenendo però sempre un occhio allo spettatore meno informato: tanto che quando l’azione si sposta nello spazio interstellare, come già nel suo illustre predecessore 2001: A Space Odissey, il capolavoro di Stanley Kubrick, abbiamo scene in assoluto silenzio, poiché la fisica ci insegna che dove manca l’aria il suono non si può propagare e questo anche se i Nolan sanno benissimo che il silenzio al cinema è un rischio enorme, specie quando hai un pubblico di decerebrati.

Sono davvero moltissimi i momenti didattici, magari facili e veloci, di cui la sceneggiatura di Interstellar è piena, creati per esemplificare al grande pubblico i suoi passaggi di trama più complessi, ma il “nientista” (colui che di professione non pagata deve sul web criticare sempre un film appena uscito e colpevole di essere in primis mainstream, figurarsi se poi è campione d’incassi o se comunque è costato molto) non vede tali spiegazioni e non si accontenta, perché, come un inquisitore al soldo di Torquemada, la sua condanna della strega ha preceduto il processo stesso e qualsiasi prova o argomentazione contraria al suo spietato giudizio è resa nulla per definizione.

Interstellar è stato ideato, scritto e prodotto pensando ad un pubblico familiare e non ad una platea di persone esperte di astrofisica, pur tuttavia ha il raro pregio di introdurre nella trama il concetto di tempo relativo e di far diventare la gravità il vero deuteragonista della storia; dall’altra parte viene da subito introdotto come deus ex-machina una civiltà talmente evoluta da creare wormhole a comando e che ci osserva (un po’ come gli alieni che nel film di Kubrick mandavano il monolite nei momenti topici della storia dell’uomo  per farci evolvere); infine, su tutto, una realtà distopica, con inquietanti visioni di futuro in cui la scienza e le sue espressioni non sono “nemiche” aprioristiche dell’umanità ma al contempo non devono venir meno ai valori che ci rendono appunto uomini (la NaSa clandestina, le bugie degli scienziati, il cinismo del calcolo utilitaristico, tutti temi etici non banali).

Con questo impianto di base, è evidente per chiunque non sia un imbecille che giudicare inverosimile il mancato schiacciamento di un uomo che entra in un buco nero (sapendo oltretutto che tutti i fili della sua esistenza sono stati fino a quel punto tirati da esseri che hanno il potere di ricreare realtà pentadimensionali!) significa non aver visto il film o non essersi nemmeno sforzati un minimo di capirlo!

E’ davvero sbalorditivo come i due fratelli Nolan siano riusciti a creare suspence e tensione senza essere stati costretti a ricorrere a procioni che sparano con il mitra o a sanguinosi serial killer o a uomini della mafia russa che girano uccidendo con il machete ed essere perisno riusciti a parlare di amore tra padri e figli senza scivolare mai nel patetico o nel grottesco.

Tre ore di film che trasportano lo spettatore in alto mare, come un naufrago dentro una barca abbandonata e con le acque che diventano via via sempre più minacciose, fino a trasformarsi nel secondo tempo in una vera burrasca, che spinge il pubblico fin dentro il più profondo dei gorghi possibili, per andare a caccia di leviatani che non possiamo distinguere e che nemmeno il cinema fantastico può mostrarci perché i nostri sensi umani sarebbero limitati, ma che Nolan riesce, anche solo per un flebile istante, a farci intuire.

Se non è cinema di fantascienza questo, allora cosa può esserlo?


Interstellar“, USA, GBR, 2014
Regia: Jonathan Nolan
Soggetto e Sceneggiatura: Jonathan e Christopher Nolan

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