Captain Marvel (2019)

Captain_Marvel_Film

Film stand-alone dedicato al character di Captain Marvel, personaggio cardine della venerata (sono volutamente sarcastico) cosmogonia fittizia del MCU ed apparentemente scelto dalla writer’s room di Kevin Feige (non prima di aver letto un memo dell’ufficio marketing della Disney in cui gli si ricordava l’esistenza e l’importanza strategica del movimento Me Too) come deus ex-machina per uscire dal finto (lo sappiamo tutti, vero?) impasse creato dall’indistruttibile ed imbattibile Thanos.

Il mio approccio a Captain Marvel è schizoide, giacché questi cinecomic mi hanno in generale davvero stancato, primo, perché ho spesso tuonato contro questo sottogenere cinematografico che ha fagocitato quasi tutto il cinema di fantascienza e di azione (lasciando un angolino per personaggi come Liam Neeson o geni come Villeneuve e Nolan), secondo, perché la Disney ha talmente sovraccaricato il mercato (tirandosi dietro la DC che, come la Pepsi con la Coca Cola, deve difendere il suo ruolo di inseguitore numero 2) da piallare gli zebedei di chiunque, tranne una piccolissima percentuale di nerd vecchio stile o forse qualche donna sopra i trent’anni, che subisce il fascino dei supermuscoli e delle supertrame seduta sul divano a sgranocchiare la versione Lidl dei Kellogs Extra.

Tuttavia, malgrado i limiti imposti in fase di progettazione (è un film di genere, è Disney, è parte del progetto MCU, non ci si può inventare quasi nulla), questa specifica pellicola è molto diversa da tutte le altre fino ad ora uscite: di tutte le storie in cui si narrano le origini di un nuovo supereroe (momento obbligatorio in quasi tutte le pellicole di questo genere filmico) questa è l’unica in cui si entra nell’azione a metà della storia, costruendo solo per flashback l’identità terrestre della Danvers e presentandoci per molto tempo del film solo l’armatura di ghiaccio e superiorità razziale del personaggio, frutto del condizionamento operato dai subdoli e prepotenti Kree; inoltre la recitazione della Larson segna un punto di svolta nel tratteggiare un personaggio femminile che conquista lentamente ed a fatica una consapevolezza che la rende sempre più umana, mano a mano che scopre la verità sul suo passato; infine la capacità quasi miracolosa della bizzarra coppia molto indie dei due registi e sceneggiatori Anna Boden e Ryan Fleck di introdurre nella narrazione del MCU le due razze aliene più presenti in quell’universo ovvero i perfidi Skrull (per anni descritti come la feccia della galassia e solo più avanti recuperati nei fumetti come dei vinti perseguitati) e gli elitari e razzisti Kree (anche nei comics tratteggiati in preda a deliri di onnipotenza, come dei nazisti preoccupati della purezza della loro specie) e questa cosa, per quanto ovviamente sia ciò che i superfan Marvel hanno odiato maggiormente (l’ortodossia e l’obbedienza alla shari’a dei lettori di fumetti è un fatto contro cui si scontrano eserciti di registi eretici, da quando è nato il genere supererositico), è una cosa essenziale che sia avvenuta con una ellissi temporale immensa (praticamente abbiamo saltato tutto il passato delle loro guerre e del loro spionaggio reciproco, altrimenti sai che rottura…) in un lasso temporale filmico davvero risibile eppure netto.

Il personaggio di Captain Marvel è una meravigliosa Fenice, una sorta di divinità nata dalla fusione tra un essere umano ed una forza primordiale dell’universo come il potere della gemma dell’infinito e questo non poteva che far uscire da un bozzolo (tutta quella luce che la circonda in modo spiazzante per un pubblico che si aspettava solo cazzotti e raggi fotonici) un’entità che avrebbe salvato il suo mondo come un prescelto, come Neo di Matrix, come Superman, fuori dell’orbita terrestre, nel cielo stellato, come un vero guardiano del pianeta e che potrebbe planare su di esso come una messia ovvero una silhouette in controluce che si concede di essere pietosa, come Snyder ritrasse il Man of Steel che scendeva sui tetti della case alluvionate… E poi l’amarezza della reazione di Ronan, quello stronzone del grande accusatore Kree (già combattuto e vinto da Star Lord nel primo splendido Guardians of the Galaxy), che semplicemente prende atto di come ora la Terra abbia un nuovo difensore e si ripropone di tornare più in forze.

Vorrei maggiormente sottolineare l’aspetto recitativo basato sul distacco, con cui per tutto il film (eccetto ovviamento le sequenze di flashback, quando non aveva ancora subito il condizionamento mentale fattogli da quei razzisti purificatori, spietata e cinici, dei Kree) la Larson interpreta il suo personaggio: un senso di straniamento particolare con cui esprime fino alla fine il suo non sentirsi terrestre e costantemente fuori fase, come chi non ha il controllo né dei suoi poteri né della sua coscienza, fino alla liberazione finale, da cui risorgerà come una stella che esplode.

Per la gioia dei nerd duri e puri, inoltre, nel film le citazioni per cinefili si sprecano, alcune ovvie e sbattute in faccia, come quando, dentro il Blockbuster in cui la Danvers è caduta, prende in mano e guarda stupita una videocassetta del film The Right Stuff (il premiatissimo film degli anni ’80 di Kaufman con Ed Harris e Glenn Scott sul gruppo di piloti dell’aviazione americana che hanno dato il via alla conquista dello spazio collaudando tutti i velivoli della Nasa, che è proprio il mestiere che la nostra eroina faceva quando era ancora una semplice umana), mentre altre sono molto più sottili, come il delizioso cameo di Stan Lee, l’unico di tutto il MCU in cui il creatore dell’universo Marvel interpreta se stesso: non tutti ricordano, infatti, che nel 1995 Stan Lee interpretò se stesso nel secondo film come regista di Kevin Smith ovvero Mallrats (da noi distribuito con l’incredibile titolo pseudo-sociolologico di Generazione X) assieme ad altri amiconi dello stesso Smith, come Ben Affleck; così quando Bree Larson, mentre cerca lo Skrull nascostosi nella metropolitana ed arriva all’altezza di Stan Lee lo trova seduto, intento a leggere proprio il copione del film di Kevin Smith, come se si stesse preparando per il suo provino… Captain Marvel sorride a Stan Lee come se lo riconoscesse e poi prosegue… Stupendo!


Captain Marvel“, USA, 2019
Regia: Anna Boden e Ryan Fleck
Soggetto: N. Perlman, M. LeFauve, A. Boden, R. Fleck, G. Robertson-Dworet
Sceneggiatura: Anna Boden, Ryan Fleck e G. Robertson-Dworet
Basato sul personaggio a fumetti omonimo
creato inzialmente da Stan Lee e Gene Colan
riveduto successivamente da Roy Thomas e Gene Colan


 

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