Harry Potter and the Half-Blood Prince (1987)

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In molti indicano normalmente come miglior film della saga di Harry Potter quel Harry Potter and the Prisoner of Azkabandiretto nel 2004 dal grande Alfonso Cuarón (regista che adoro, in modo indubbio, per tutte le altre sue opere) e questo perché, si dice, il regista messicano avrebbe saputo introdurre nella saga, con il capitolo da lui diretto, un’estetica più cupa ed adulta, specie se confrontata con la sdolcinatura dei primi due leggendari capitoli diretti da Chris Columbus, ma l’errore che quasi tutti fanno, quando si parla di questa saga fantasy (per me la più importante, malgrado le tante lacune narrative ed espositive, dopo l’universo narrativo creato da Tolkien) è quello di non considerare la chiarissima evoluzione sentimentale, anagrafica ed affettiva dei protagonisti ovvero di quel trio costituito da Harry Potter, Hermione Granger e Ron Wesley, che la scrittrice Rowling ha colto proprio nel pieno del loro passaggio dall’infanzia alla pubertà e da questa all’adolescenza (con anche un accenno di età adulta nel capitolo finale): ciò che quindi, ad un occhio disattento, potrebbe sembrare soltanto un maggiore progresso nelle capacità letterarie in senso stretto dell’autrice (certamente avvenuto, libro dopo libro) è invece in primo luogo la sua volontà ferrea di rappresentare nella sua eptalogia romanzesca quell’affacciarsi nel mondo magico di tutte le problematiche che il passaggio dall’essere piccoli al divenire grandi inevitabilmente comporta sempre.

Poiché la macchina produttiva cinematografica della Warner è stata sin dal primo film rigorosamente blindata nelle sue trasposizioni, con un’imposizione di fedeltà al testo che non ha praticamente precedenti nella storia del cinema (tale ovviamente solo grazie all’incredibile potere contrattuale che la Rowling ha acquisito assieme alla sua notorietà), questo trascorrere degli anni venne così testimoniato fedelmente anche nei film, mostrando nei corpi di Daniel Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson e nel loro modo di recitare il passaggio attraverso le varie fasi, dell’uscita dalla dimensione innocente dell’infanzia e l’ingresso in quella più conturbata e drammatica della giovinezza: l’arrivo nel terzo capitolo della storia di elementi adulti e tenebrosi era già quindi ampiamente presente nei romanzi originali e per questo motivo non ho mai davvero accolto l’idea di quella presunta originalità del testo visivo di Cuaron, la cui perizia sia chiaro resta indubbia.

Tutto il franchise di Harry Potter, con il suo animo inguaribilmente britannico, quasi nazionalistico, stava tuttavia per mostrare la grande ruota narrativa, con cui un’abile affabulatrice ed ancor più abile depistatrice come la Rowlings stava per muovere tutta la saga attorno ad un personaggio apparentemente secondario, ma che con il tempo avrebbe fatto da pivot dell’intera narrazione ovverosia il character di Severus Snape, insegnante di Pozioni e successivamente di Difesa contro le Arti Oscure, impersonato in modo magistrale dal compianto Alan Rickman e questo sequel a cui qui rendo omaggio ne ha sancito in modo definitivo tutta la valenza, riuscendo nel compito affatto semplice di mostrarne lo straordinario spessore, senza tuttavia scoprire troppo le carte dei segreti che saranno svelati solo negli ultimi minuti del capitolo finale.

Malgrado alcuni terribili scivoloni (in particolare gli insostenibile errori di ritmo narrativo nel settimo film Deathly Hallows – Part 1), il regista che di certo ha saputo catturare meglio il mood costruito dallo sceneggiatore capo dell’intero franchise Steve Kloves (praticamente il portavoce della stessa romanziera) è stato l’inglese David Yates, regista degli ultimi quattro film della serie e non a caso oggi saldamente al timone della pentalogia cinematografica prequel di Fantastic Beasts(scritta direttamente per il cinema dalla stessa Rowling): per tutto quanto detto sopra, da lettore appassionato della saga letteraria e da amante della serie di film da essi tratti, io reputo pertanto il suo The Half-Blood Prince del 2009 il capitolo artisticamente e narrativamente più bello e completo di tutti, compresi i primissimi due film.


Harry Potter and the Half-Blood Prince“, USA, 1987
Regia: David Yates
Soggetto e Sceneggiatura: Steve Kloves
dall’omonimo romanzo di J. K. Rowling


 

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