Ghostland (2018)

ghostland

Il solo fatto che Pascal Luagier sia tornato a dirigere un film dovrebbe far fare salti di gioia a qualsiasi appassionato di cinema horror, ma che abbia addirittura diretto una meraviglia delle meraviglie come questo suo ultimissimo Ghostland è una notizia talmente bella da ridare fiducia nella vita stessa!
Si, perché da oggi tutti noi abbiamo un metro in più per giudicare quanto un critico di cinema o un recensore capisca davvero di horror: se definirà questa pellicola come un film di paura grossolano, imparagonabile a Martyrs e tutto giocato solo sulla violenza eccessiva e sul jump-scaring, beh, allora avete la certezza che costui magari resterà un fine intenditore di tanto altro tipo di cinema, ma di certo di horror non capisce assolutamente nulla!

Perdonate lo sfogo, ma ho letto cose in questi giorni che mi hanno fatto accapponare la pelle, per la profonda ignoranza nel genere e soprattutto per il loro essere colpevolmente sbrigative, tipico di chi (nella migliore delle ipotesi) ha palesemente visto il film solo di striscio ed in fretta, come farebbe chi è costretto ad assaggiare un boccone di una pietanza che sa già gli farà schifo e così finge di averla valutata bene per non fare brutta figura, ma il suo scopo era solo poterne parlare male il prima possibile e tornare ai suoi abituali piatti preferiti: ecco, se non piace l’horror è inutile guardare un film come questo e poi parlarne male, perché non ha senso sparare cazzate non richieste, meglio guardare altro, perché tanto Pascal Laugier ed i suoi film non sono un farmaco che si è costretti dal dottore ad assumere!

Laugier non ha voluto qui replicare quel modo di costruire la scena così armonioso ed equilibrato che tutti abbiamo amato e nemmeno, cosa essenziale, mantenere quella distanza nel fotografare il dolore che aveva tenuto con il suo film più famoso, perché qui si è avvicinato così tanto ed in modo così morboso ai suoi personaggi (come un voyeur alle sue vittime) da esprimere una ferocia assolutamente inaudita: tutto in quest’opera diventa sopraffazione visiva, cattiveria e cacofonia di rumori ed urla spaventose, in un delirio di bellezza da parte di un sound design talmente ricercato da far impallidire, mentre un’empatia inevitabile, che lo spettatore cerca a tutti i costi di reprimere per non soffrirea sua volta, lo scaraventa invece in uno stato di attesa che tutto questo dolore cessi.

Non solo, perché Laugier, in mezzo a tutto quel frastuono visivo ed uditivo, ci sommerge con informazioni e dati importanti, ma mai ovvie o didascaliche, per un film che va visto e rivisto più volte, come una tortura a cui non ci si riesce ad abituare, ma di cui non si può fare a meno: le sue trame, si sa, non sono mai state ciò che appaiono all’inizio e così accade anche questa volta, in un depistaggio che imbroglia l’osservatore, ma che lo sveglia anche con stillettate di consapevolezza lancinanti e persino le bambole, usate da sempre come feticci della paura al cinema, non sono quello per il quale l’horror le ha da sempre usate.

Attenzione, la violenza di “Ghostland” è estrema e brutale, ma non gore, distinzione che ovviamente non trovate altrove, non nelle critiche tradizionali (che spesso non conoscono nemmeno il significato del termine ma lo usano con la stessa perizia di chi parla di spread al bar) e che non si avvedono nemmeno della valenza di aver voluto fotografare quei bellissimi volti delle protagoniste costantemente gonfi e tumefatti per le botte prese, ma con sguardo della cinepresa ad altezza bambino, con la mostruosità del candore infantile che osserva il demonio.

Potrei anche parlarvi dei riferimenti culturali, da quello evidentissimo a Lovecraft, fino all’omaggio palese al capolavoro di Tobe Hooper The Texas Chain Saw Massacre, ma lascio ai coraggiosi che accettassero di fare una visione di Ghostland il piacere di scoprire tant’altro, in un film che si snoda tra vari piani temporali, in cui il significato si nasconde in scatole dentro altre scatole, dove il principio di una fiaba dark diventa qualcos’altro, perché Laugier ci inganna ogni volta fingendo di assomigliare a qualcuno o qualcosa per poi mostrarsi tutt’altro.


Ghostland“, USA, 2018
Regia: Pascal Laugier
Soggetto e Sceneggiatura: Pascal Laugier


 

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