The Dark Knight (2008)

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Chiunque mi conosca o abbia anche solo letto il mio blog nel passato sa bene quante parole ho speso, nelle occasioni più disparate, per elogiare la Trilogia del Dark Knight, diretta da Christopher Nolan e scritta dal fratello in collaborazione con David Goyer: sia quando tutti celebravano quelle pellicole (quasi seguendo una moda ed in ossequio al pensiero comune), sia anche quando cominciarono a sollevarsi voci in contrasto, io ho sempre sostenuto il loro valore, senza nette distinzioni di merito, arrivando persino a concepirne un’integrità ed una continuità che solo a posteriori divenne davvero tale, giacché tutti conoscono la gestione produttiva non lineare della trilogia.

Senza ripetere il fiume di parole che è già stato scritto su questi tre memorabili film, è importante per la nostra analisi comprendere il salto evolutivo che gli autori compirono con questo sequel del 2008, dopo che già avevano cambiato completamente le carte in tavola nel 2005 con il primo capitolo del reboot dell’intero franchise di Batman: dopo il fallimento economico del quarto capitolo della saga prodotta e supervisionata da Burton (quel disastroso Batman & Robin del 1997, tale malgrado fosse stato realizzato dagli ottimi Joel Schumacher alla regia e Akiva Goldsman alla sceneggiatura), i fratelli Nolan e lo scrittore David Goyer, dopo essere stati incaricati dalla Warner di resuscitare il franchise cinematografico, decisero di sterzare bruscamente dal tono infantile e persino clownesco che la precedente serie filmica aveva intrapreso (tolto da essa il genio visionario di Burton ed i suoi guizzi di sadismo metaforico, era rimasta solo la brutta copia di un bizzarro circo di nemici irreali e fuori tempo), per abbracciare la visione oscura ed adulta portata dai nuovi fumetti della serie del Cavaliere Oscuro, dove i grandi autori britannici, importati negli USA, avevano reso lo stesso Bruce Wayne praticamente la vera maschera del giustiziere incappucciato.

Da quella scelta nacque nel 2005 lo script straordinario di Batman Begins, il primo capitolo della nuova saga, in cui non solo furono tratteggiate in modo indelebile le origini del supereroe stesso, ma venne anche delineata quella frattura dell’animo che porterà il personaggio principale verso una lenta débandade, fino a scegliere il lato oscuro del suo essere il difensore della sua città e non l’eroe acclamato che forse ci si sarebbe aspettati: Gotham, la città sullo sfondo, divenne così una metropoli dove il male girava come una nebbia maleodorante, non onnipresente come nella Sin City di Frank Miller, ma tale da mostrare che il senso di giustizia ed onore appariva quasi defunto ed affiorante anche tra le forze dell’ordine solo come fugaci sprazzi di luce e questo preparò il terreno per il sequel.

In questo incredibile secondo capitolo, una volta abbandonato il misticismo di Ra’s al Ghul, i due fratelli Nolan partono direttamente dalla violenza urbana dei film crime e noir del maestro Michael Mann e costruirono una sinfonia oscura, in cui il villain scelto fu praticamente costruito come l’alter-ego deviato dello stesso Batman, un Joker nato quindi come nemesi necessaria e portato sullo schermo dall’attore defunto Heath Ledger, in una interpretazione che anche i detrattori più cinici non possono non definire altro che leggendaria: questo sequel è più bello del suo predecessore perché così era nella natura delle cose, perché è esso stesso l’evoluzione del primo film e perché gli autori hanno speso per esso una messa in scena che in più momenti ha il sapore dell’ultima parola e del testo definitivo.

Dopo questo film nemmeno il mondo del cinema fu più lo stesso e se gli spettatori, usciti dalla sala, si accorsero di essersi finalmente svegliati in un mondo in cui il fumetto era per sempre stato liberato dagli ultimi legacci che lo definivano un medium per bambini, dove graphic novel come The Killing Joke (il capolavoro scritto da Alan Moore ed illustrato da Brian Bolland) o miniserie come The Long Halloween ( di Jeph Loeb with e by Tim Sale) erano assurte al rango di vera letteratura, anche Hollywood capì che le cose erano cambiate e avrebbe dovuto per questo aggiornare i suoi piani e così gli studios provarono a replicare quelle sensazioni, senza tuttavia accettare che intanto il mondo era nuovamente andato avanti e che quelle fotocopie di sceneggiature senza anima, che continuavano a produrre e spacciare come novità, erano già diventate vecchie: questo è per altro, da sempre, il destino dell’arte cinematografica, dove ogni tanto qualche genio intuisce il modo migliore per raccontare il mondo che lo circonda (anche nella sua versione fantastica o in quella oscura, posta dietro lo specchio) e poi dei pappagalli finto esperti di marketing pretendono di rubargli il posto sulla ribalta, per ripetere la sua storia all’infinito.

Gordon’s Son: «Batman? Batman! Why is he running, Dad? (Batman? Batman! Perché scappa, papà?
Commissioner James Gordon: «Because we have to chase him (Perché dobbiamo inseguirlo
Gordon’s Son: «He didn’t do anything wrong (Non ha fatto niente di sbagliato
Commissioner James Gordon: «Because he’s the hero Gotham deserves, but not the one it needs right now. So, we’ll hunt him, because he can take it. Because he’s not our hero… He’s a silent guardian, a watchful protector, a dark knight (Perché è l’eroe che Gotham merita, ma non quello di cui ha bisogno adesso. Quindi, gli daremo la caccia, perché lui può sopportarlo. Perché lui non è il nostro eroe… È un guardiano silenzioso, un protettore vigile, un cavaliere oscuro


Batman: The Dark Knight“, USA, GBR, 2008
Regia: Christopher Nolan
Soggetto e Sceneggiatura: Jonathan Nolan, Christopher Nolan e David S. Goyer


 

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