Wall Street (1987)

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Nel 1987, Hollywood affida ad uno dei suoi uomini di cinema più radicali ed apertamente contestatori della compagine politica capitalista, un film leggendario, in cui la volontà di denuncia del sistema di corruzione insito nel mondo dell’alta finanza di Wall Street sfumava progressivamente dentro l’epico disegno narrativo di un vero anti-eroe, un titano dell’illegalità dei colletti bianchi, un personaggio di fantasia che divenne per tutti l’archetipo stesso del finanziere senza scrupoli, così ben disegnato da diventare persino, in quel disgraziato periodo di yuppies drogati di denaro facile, un modello da imitare ed a cui ispirarsi, ovvero il corporate raider Gordon Gekko.

Il film in questione è ovviamente “Wall Street”, diretto da Oliver Stone e scritto a due mani dallo stesso regista, insieme al suo sodale amico di penna Stanley Weiser.
Preciso, a scanso di equivoci, che dal punto di vista cinematografico ed artistico, considero l’opera di Stone assolutamente impeccabile, con un ritmo perfetto ed un’interpretazione davvero titanica di Michael Douglas nei panni di Gekko, che qui firma probabilmente la sua più grande prova recitativa; tuttavia, proprio tale grandiosa potenza evocativa ha permesso ancora una volta di spostare il focus degli spettatori lontano dal sistema e concentrarlo sull’individuo, l’unico vero colpevole, il grande villain, che alla fine della storia, viene arrestato dall’integerrima e scrupolosa FBI, decretando la fine del suo dominio ed il crollo del suo impero: il demonio del capitalismo aveva forse perso uno dei suoi generali, ma di certo aveva salvato l’esercito.

Oliver Stone aveva in qualche modo suonato un campanello d’allarme sui pericoli e la fallacia del sistema economico e finanziario statunitense e per estensione occidentale ed europeo, ma aveva anche contribuito a soffocarne la sirena con le fascinazioni individualiste fatte di romanticismo e pratiche predatorie così furbe e geniali da diventare quasi eroiche.

Accadde così che, quando nel 2010 Oliver Stone ritornò sul suo personaggio, con il suo sequel “Wall Street: Money Never Sleeps”, aldilà dell’esito comunque artisticamente più modesto e meno originale del predecessore, qualsiasi possibile allarme sui pericoli dell’alta finanza naufragava in una pellicola molto meno arrabbiata ed aggressiva, forse meglio fotografata, ma tutta incentrata solo sulla storia personale di Gekko.

C’è tuttavia un momento in questo film sequel, una piccola perla di cinico realismo e spirito libertario, che fa trapelare quale sia davvero la considerazione per il mondo della finanza da parte di Stone, ovvero quando fa fare una fugace apparizione al personaggio di Bud Fox, sempre interpretato da Martin Sheen, quello che nel primo film era stato il discepolo di Gekko ed anche quello che lo aveva consegnato alla giustizia: sono passati gli anni ed il bravo ragazzo è diventato uno squalo, completamente corrotto da quel mondo senza scrupoli.


Wall Street“, USA, 1987
Regia: Oliver Stone
Soggetto e Sceneggiatura: Oliver Stone e Stanley Weiser


 

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