Trama Verticale e Trama Orizzontale nel Procedural – Parte 5/5: dai gladiatori di Olivia Pope fino ai demoni di Ichabod Crane

Shonda-RimesAgli inizi della seconda decade degli anni 2000, i network americani si trovarono di fronte ad un grosso problema: il loro cavallo di battaglia, il genere di fiction televisiva che aveva dominato incontrastato e che era rimasto sempre in testa anche nelle classifiche di vendita delle esportazioni, quello la cui formula magica del “case of the week” aveva dominato tutto e tutti, canonizzando un metodo dentro ogni follia, ebbene, il nostro caro ed amato procedural, malgrado le contaminazioni con il serialized e la soap, stava cominciando a diventare “boring”, noioso!

Greys AnatomyUn uragano nero era già piombato a Chicago nel mondo televisivo a metà del decennio precedente, cominciando ad agitare le acque degli script, partendo dai procedural di tipo medical-drama.
Accadde così che l’imponente (ed oggi potentissima) Shonda Rhimes creò nel 2005 ”Grey’s Anatomy”, prendendo in prestito l’idea base su cui il grande Michael Crichton nel 1999 aveva costruito il suo celeberrimo (e longevo) “ER Emergency Room” (15 stagioni e 331 episodi fino al 2009) e poi enfatizzandola, ampliandone a dismisura le parti soap dei rapporti tra colleghi, ma soprattutto concentrando tutte le storie orizzontali interne alla serie attorno ad un solo personaggio particolare, la dott.ssa Meredith Grey appunto.
SANDRA OH, KEVIN MCKIDD, PATRICK DEMPSEY, JAMES PICKENS JR. (OBSCURED), CHANDRA WILSONNe nacque un procedural-serialized, che, stagione dopo stagione, ha seguito e raccontato le vicissitudini della nostra protagonista e dei suoi colleghi (e continua ancora imperterrito a farlo, con grande successo di pubblico, dopo 11 stagioni e 244 episodi), ma senza un vero effetto corale, come nell’illustre predecessore ed inoltre, cosa essenziale per la nostra storia, con l’aspetto procedural ridotto al lumicino ed il “caso” settimanale solo come pretesto per portare avanti le altre vicende romanzesche.
Malgrado l’altissima audience che ha premiato questo show, quindi, i network non avevano ancora nulla che potesse davvero salvare il procedural dal fatale inizio della crisi, nessuna vera rivoluzione, nessun vero cambiamento, anche perchè il compito che gli sceneggiatori ed i produttori avevano di fronte era all’apparenza inattuabile: cambiare per non morire, senza però modificare la formula di successo.

ScandalNel 2012 la nostra Shonda ci riprova, questa volta mettendo sul suo tavolo operatorio il sottogenere legal-drama, mescolandolo con il political-thriller, condendo il tutto con i suoi caratteristici personaggi femminili forti e carismatici e sfornando un robusto procedural (anche se sempre al limite del delirio di protagonismo) con soggetto una squadra di avvocati specializzati nel tirar fuori dai guai i Vip più importanti del mondo della politica e della finanza di Washington: “Scandal”.
Scandal 2La dott.ssa Grey questa volta ha il nome di Olivia Pope e tutta la bravura di un attrice di serie A come Kerry Washington (voluta lo stesso anno da Quentin Tarantino, per interpretare Broomhillda von Shaft, la moglie di Django Freeman nel suo premiatissimo omonimo film).
In questa fiction, il personaggio di Olivia si scontra con killer spietati, agenzie governative super segrete, flirta con il Presidente degli Stati Uniti, salva sicari psicopatici dal loro destino di reietti e risolve situazioni praticamente impossibili da recuperare e lo fa senza sbagliare e senza che il trucco le si scolorisca mai in viso: un caso a settimana, come procedural comanda ed una storia orizzontale talmente intricata da dover quasi prendere appunti, il tutto condito da sesso aggressivo, amori estremi, conflitti familiari lancinanti, una fotografia con colori e sentimenti sparati al massimo ed un montaggio da spot pubblicitario.
Scandal 3Shonda Rhimes con il suo “Scandal” ha messo in scena davvero un bello spettacolo, un’orgia da cui difficilmente lo spettatore riesce a defilarsi sempre che il suo senso estetico non abbia la meglio sugli istinti più bassi), ma la vera rivoluzione era già iniziata l’anno precedente, nel 2001, con uno show partito in sordina, una fiction solo in apparenza appartenente a quel sottogenere cinematografico dedicato alle rivisitazioni di fiabe e leggende (di fatto inaugurato dal film del 2005 di Terry Gilliam “The Brothers Grimm – I fratelli Grimm e l’incantevole strega”), una serie ideata e fortemente voluta da quel David Greenwalt che abbiamo visto la volta scorsa coinvolto prima nella scrittura di “Buffy” e poi nella creazione di “Angel”.
Stiamo parlando di “Grimm”.

grimm1.wideaAnche se per vari aspetti ricorda il plot della serie sulla più famosa cacciatrice dei vampiri della Tv (specie per la presenza in entrambi gli show di un character “prescelto” e del suo gruppo di amici/aiutanti), la fiction di Greenwalt deve la sua forza soprattutto al mostro di turno, ogni volta diverso ed ogni volta con la sua specifica storia ed il suo background culturale ed etnico: un meccanismo narrativo che va a ripescare un pizzico di quella magia esotica e mistica dei primissimi serial televisivi di tipo antologico, ma con un miracoloso senso di equilibrio tra procedural e sovrannaturale, dato che le indagini sul mostro sono di fatto condotte dalla polizia, che però ha tra i suoi agenti un detective con una marcia in più!
Grimm-2Ovviamente gli autori hanno dovuto creare una mitologia interna alla serie, su cui incastonare i loro casi procedurali di tipo paranormale e lo hanno fatto in modo molto scrupoloso, creando un’ottima storia che parte dalle fiabe nordiche dei fratelli Grimm solo come spunto iniziale (quasi a dirci, come nel film di Gilliam già citato, che le fiabe con i mostri paurosi sono in realtà racconti veri), per poi procedere alla costruzione di un mondo fantasy, andando a pescare dai miti e dalle leggende anche esterne all’Europa del Nord, in cui uomini e creature magiche, buone e cattive, convivono quotidianamente da millenni.

Grimm-Make-Up-SessionIl protagonista assoluto della fiction è Nick Burkhardt (interpretato dall’attore di carriera televisiva David Giuntoli), un detective della squadra omicidi del Dipartimento di Polizia di Portland, che scopre di essere discendente di sangue di una dinastia di persone dotate del particolare potere di vedere il mostro (o meglio, il “Wesen”, termine tedesco con cui si indica la creatura celata Grimm Sandmannell’aspetto apparentemente umano) nascosto nelle creature che convivono segretamente mescolate in mezzo all’umanità; questo potere ha reso nei secoli la sua discendenza una sorta di corpo di guardia, con il compito di arginare (per lo più uccidendo) i mostri più pericolosi; dotati di particolari abilità, ma Grimm - Season 2soprattutto di conoscenze sui wesen tramandate da generazioni, questi guardiani sono noti sia ai pochi umani messi a parte del segreto, sia a tutte le creature mostruose, con il nome di Grimm.
Coadiuvato nella sua caccia ai mostri da un manipolo di adepti (tra cui alcuni wesen amici dell’uomo o convertitisi ad esso) messi a conoscenza da Nick del suo segreto, il nostro detective comincia un vero e proprio viaggio sia nelle sue radici (scoprendo puntata dopo puntata segreti sulla sua famiglia e sulla sua discendenza di Grimm), sia nell’oscuro mondo wesen, una realtà paralella con le sue leggi, i suoi tribunali ed i suoi monarchi.

GrimmLa mitologia scritta per la fiction dagli autori genera chiaramente delle storie orizzontali, che vengono portate avanti negli episodi, ma senza mai scardinare la formula magica del procedural e senza togliere nemmeno la possibilità di gustarsi una puntata a sé stante senza aver visto il resto della serie: qualcosa ovviamene va perso, perchè oramai non esistono più da anni procedural di alto budget “puri e duri” e tutti si definiscono sempre con trama “a prevalenza orizzontale” o “a prevalenza verticale”, ma essere riusciti a trovare questo equilibrio è davvero il Sacro Graal dei Network!

Person-of-Interest-01Il secondo “cavaliere” destinato a salvare il nostro amato genere dal declinio, artefice di un vero e proprio Rinascimento televisivo del procedural, è una fiction che vede anch’essa la luce nel 2011 e porta la firma niente meno che di Jonathan Nolan, uno dei più intelligenti scrittori per il cinema, autore di capolavori assoluti quali “The Prestige”, “The Dark Knight” ed il recente “Interstellar” (tutti diretti da suo fratello Christopher), l’uomo che con il suo genio ha ideato, scritto e prodotto per la Tv la serie di cui stiamo per parlare: “Person of Interest”.
Person-of-Interest-02In questa carrellata lunga 5 parti, abbiamo talvolta descritto serie che magari non erano belle e piacevoli da essere guardate come altre dello stesso periodo, ma che avevamo ugualmente selezionate perchè in qualche modo erano più di altre esemplificative di un punto nodale, di una svolta nell’evoluzione delle tecniche narrative televisive del genere procedural (un pò come studiare Claudio Monteverdi in storia della musica significa riconoscere il genio che ha inventato il Melodramma, ma non porre automaticamente le sue creazioni artisticamente sopra ad altre di suoi coetanei più celebri e più eseguiti).
Nel caso di “Person of Interest” abbiamo invece il gradito compito di parlare di una fiction che è innovativa strutturalmente parlando ed al contempo anche davvero magnifica.

A House DividedFino ad ora un procedural iniziava con la presentazione di un caso: un crimine effettuato, un caso medico da risolvere, un’azione legale da affrontare, una situazione di crisi politica o militare o persino una notizia da pubblicare, insomma, qualcosa era accaduto e l’eroe di turno o la squadra di eroi dovevano risolvere la situazione, che si trattasse di un omicidio, una rapina, una malattia, un vampiro, un mostro o uno scandalo non importa, ma ciò che contava e che il problema andava affrontato e risolto entro i 45 minuti della puntata; persino il procedimento invertito di narrazione poliziesca di “Columbo” non sfuggiva in fondo a questa logica.
Person-of-Interest-05In “Person of Interest” il fatto invece deve ancora accadere, il caso su cui indagare ancora non esiste, ma una macchina, una prodigiosa e misteriosa intelligenza artificiale (messa a punto da uno dei due protagonisti storici, il riservatissimo ingegnere informatico plurimiliardario Harold Finch, interpretato da Michael “Benjamin Linus di Lost” Emerson) si limita a fornire il numero di previdenza sociale di un soggetto, che sarà coinvolto, con una previsione statistica priva di qualsiasi margine di errore (così infatti lavora la macchina, campionando ed elaborando milioni di dati) in qualcosa di delittuoso, ma all’inizio delle indagini ancora non si sa se l’individuo segnalato sia la vittima o il carnefice del futuro delitto.

Person-of-Interest-06Questo procedural ideato da Nolan, quindi, ribalta tutte le norme, lasciando però intatta la formula magica del “case of the week” (così come ha fatto anche il “Grimm” di Greenwalt).
In più, introduce nella trama un elemento destabilizzante, legato al quanto mai attuale tema etico e Person-of-Interest-07politico del controllo delle informazioni: immaginare una fiction in cui si ipotizza che il governo degli USA abbia commissionato la costruzione di una macchina che possa prevenire atti di terrorismo attraverso l’analisi di tutte le comunicazioni telefoniche ed elettroniche e di tutti i filmati e le intercettazioni ambientali, significa girare il coltello nella piaga dolorante dei continui scandali sull’invasività di agenzie come la NSA statunitense o di altri servizi segreti governativi americani e non, nella nostra sfera privata.
Person-of-Interest-08Questo show accarezza il nervo dolente della domanda che il poeta romano Decimo Giunio Giovenale si pose quasi duemila anni fa ed ossia “Quis custodiet ipsos custodes?”, chi sorveglia i sorveglianti? Possiamo dormire tranquilli sapendo che il governo spia tutte le nostre comunicazioni al solo scopo di prevenire i crimini o dobbiamo temere che questa sia solo l’ennesima forma di dittatura, questa volta con le armi sofisticate e futuristiche del “Big Brother”?
Quello che a noi interessava di “P.o.I.” era soprattutto l’innovativa struttura narrativa, il tanto ricercato cambiamento dentro la tradizione, ma senza dubbio questa fiction è molto di più.

Person-of-Interest-09Mi rifiuto di dire altro sulle singole storie, sui personaggi ma soprattutto sulla trama orizzontale che soggiace a tutte quelle verticali di ciascun episodio, perchè la cura messa dagli autori nella creazione di una solidissima ed incredibilmente avvincente trama romanzesca, che si evolve di stagione in stagione in modo sempre coerente e mai banale, merita assolutamente una visione senza spoiler da parte chi ancora non si fosse cimentato.
Person-of-Interest-10Abbiamo citato l’attore Michael Emerson nella parte di Fynch, ma dobbiamo anche ricordare il secondo protagonista, l’ex membro delle Forze Speciali dell’Esercito USA e più tardi ufficiale “black operations” della CIA John Reese, interpretato da Jim “Gesù” Caviezel.
Entrambi i personaggi vengono coadiuvati nel loro lavoro da una squadra di assistenti, anch’essa molto eterogenea e mutevole nel corso degli episodi, sulle cui particolarità preferiamo glissare per i motivi sopra dichiarati e la cui conoscenza è invece anche lei parte del godimento della visione stessa di questa serie.

The-Sarah-Connor-ChroniclesLa fiction vanta anche una robusta squadra di autori particolarmente creativi e illuminati, che hanno saputo mantenere molto alto il livello qualitativo degli script, tra cui è importante menzionare la sceneggiatrice Denise Thé, già autrice di molti episodi dei serial “Cold Case”, “Medium” e “Terminator: The Sarah Connor Chronicles”, che in questa fiction, con l’undicesimo episodio della If-Then-ElseQuarta Stagione “If-Then-Else” (titolo con esplicito riferimento all’istruzione condizionale di programmazione informatica), diretto dal regista veterano di “P.o.I.” Chris Fisher, firma quello che sia pubblico (fonte NMR Nielsen Media Research) che critica statunitensi (Entertainment Weekly, TV Fanatic, IGN, The AV Club, Rotten Tomatoes ed altri) hanno definito come il più bel episodio di sempre.
Quando un riconoscimento come questo arriva per un episodio di una quarta stagione, abbiamo nel modo più diretto la verifica della stabilità artistica negli anni di una fiction televisiva di questo tipo.

Hannibal-01Arrivati a questo punto, ci piacerebbe parlare di una serie come “Hannibal”, meraviglioso procedural-serialized, con un cast di attori sensazionali, in cui senza dubbio spiccano nella parte di Will Graham (il tormentatissimo profiler dell’FBI specializzato nella caccia ai serial killer) un Hugh Dancy in stato di grazia (senza dubbio qui nell’interpretazione Hannibal-02migliore di tutta la sua carriera di attore) e nella parte del cannibale Dr. Hannibal Lecter la magnifica interpretazione del grande Mads Mikkelsen, noto ai più per la sua caratterizzazione del cattivissimo Le Chiffre nel “Casino Royale” del 2006 di Martin Campbell, ma la cui sofferta interpretazione del maestro, ingiustamente accusato di molestie Hannibal-03sessuali verso gli alunni di una scuola, in “The Hunt” (film danese del 2012 di Thomas Vinterberg) gli valse il Premio quale Miglior Attore al Festival di Cannes.
Una fiction davvero prestigiosa (non solo per gli amanti del genere) ed anche un progetto ambizioso, quasi senza precedenti, di adattamento sia del materiale letterario originale dedicato dallo scrittore Thomas Harris al suo personaggio più celebre (5 romanzi con protagonista Hannibal Lecter), sia alle traduzioni in film delle suddette opere, che verranno inglobate nella sceneggiatura della serie come remake ed infine su materiale narrativo nuovo, creato apposta per la serie.
Hannibal-04Delle 7 stagioni previste inizialmente, ora il network parla comunque di probabili 6, ma solo per aggiustamenti di tiro del monumentale script, un lavoro questo interamente dovuto alla pazienza, alla meticolosità e al genio di Bryan Fuller, eclettico scrittore televisivo che aveva stupiti tutti con l’originalissimo “Dead Like Me”, fiction morta praticamente sul nascere, proprio per il crollo qualitativo seguito all’uscita dello stesso Fuller dal team creativo ed esecutivo, per inappianabili divergenze con la MGM.

The-Blacklist-01Vorremmo parlarne ed in effetti l’abbiamo fatto, ma è già ora di correre via, perchè malgrado la straordinaria imponenza dello script, “Hannibal” non è il nostro terzo cavaliere, come non lo è nemmeno il sensazionale crime-drama “The Blacklist”, fiction che mantiene con i denti serrati la fortissima verticalità delle trame in ogni singolo episodio, regalando ad ogni puntata un perfetto villain da perseguire e sgominare (uno dei nomi della blacklist, appunto) e questo nonostante un altrettanto fortissimo impulso verso la serializzazione, con una trama orizzontale potente quanto un romanzo.
The-Blacklist-01Non una vera rivoluzione, dunque, ma un procedural che lascia attoniti proprio per la forza delle continue spinte centrifughe e centripete della trama, con un personaggio memorabile, Raymond “Red” Reddington (criminale di altissimo profilo, tra i maggiori ricercati del mondo dalla FBI e che ora collabora con il bureau, anche se spesso sembra il contrario), nell’altrettanto memorabile interpretazione di James Spader, splendido istrione a cui tutti siamo grati per aver regalato alla Televisione 4 anni della lucida follia e spirito gigione del serial “Boston Legal”, nell’indimenticabile ruolo dell’avvocato Alan Shore e dei suoi pazzi duetti con l’improbabile collega Denny Crane (portato sullo schermo da un redivivo William Shatner).

Sleepy-Hollow-04No, il nostro terzo cavaliere è una fiction che ha fatto l’impensabile, riuscendo davvero a fare qualcosa di nuovo in un territorio, come quello del procedural, dove era praticamente impossibile costruire novità reali senza alterare la formula magica e soprattutto creando un successo: in tutti questi anni dalla nascita del nostro genere, gli autori televisivi più disparati hanno provato di tutto, creando mitologie e regole le più pazzesche pur di innovare in qualche modo il genere senza scardinare la verticalità delle trame a puntate e sono stati molti di più gli insucessi dei successi, ma nel 2013, i nostri due sceneggiatori più scapestrati,  Alex Kurtzman e Roberto Orci, hanno portato l’ironia nella Sleepy-Hollow-05memoria collettiva del pubblico, inserendo nel procedural in un colpo tutti i generi del cinema hollywoodiano classico (thriller, horror, cloak & dagger, comedy), giocando con la magia e la Storia della Guerra d’Indipendenza Americana (non hanno poi mica tanto altro come passato negli USA), mescolando i timbri del cinema, del videogioco e del comic e creando una coppia di detective composta da una giovane poliziotta afroamericana dei nostri giorni ed un soldato dell’esercito coloniale, in missione segreta come spia agli ordini del Generale George Washington, giunto con un incantesimo direttamente dal passato fino a noi.
Sleepy-Hollow-01Stiamo chiaramente parlando di “Sleepy Hollow”, la fiction con protagonista Grace Abigail Mills (interpretata dalla Nicole Beharie vista nel drammatico “Shame” di Steve McQueen e qui presente invece con costruite espressioni facciali da cartoon) e Ichabod Crane (il soldato coloniale ottimamente impersonato dall’attore inglese di formazione teatrale Tom Mison, alla cui scelta di timbri recitativi, sempre in bilico tra il sarcasmo ed il partecipato, si deve molto della credibilità di questo show).
Sleepy-Hollow-06Con una cornice narrativa orizzontale, in cui si mescola l’avvento dell’Apocalisse, la massoneria e tutto il bric-à-brac dell’esoterismo alla Indiana Jones o alla Lara Croft, i nostri due eroi affrontano un demone o una minaccia sovrannaturale non meglio definita ad ogni puntata, investigando, deducendo, scoprendo gallerie, rintracciando testimoni, facendo inseguimenti e sparatorie e financo dissertando di amore ed amicizia.

Sleepy-Hollow-07Si, “Sleepy Hollow” è il nostro terzo cavaliere, perchè il procedural non potrà mai essere salvaguardato da serie che, seppur meravigliose, di fatto lo distruggono nei suoi meccanismi base e nemmeno dai modernissimi serialized a taglio vertcaleggiante, come “True Detective”,  “Fargo” o “The Leftovers”, fiction che verranno dibattute in altra sede ed in altro post, perchè meritevoli di tutte le attenzioni possibili, ma che nulla hanno davvero a che fare con l’evoluzione di questo genere televisivo che, dalle sue origini poliziesche degli albori, è arrivato ora ad inglobare medici, avvocati, psicanalsiti, esorcisti, telepati, viaggiatori del tempo, angeli, demoni e cacciatori di mostri.
Lunga vita al procedural e Hasta Huego!


Di seguito incolliamo la Timeline di tutte le serie Tv citate nei 5 capitoli di questa nostra storia evolutiva del procedural e che abbiamo seguito come labile traccia ed esile filo guida:

1951 – 2004    Dragnet” 16 stag. e 448 eps.
1955 – 1962    Alfred Hitchcock Presents” 7 stag. e 268 eps.
1959 – 1964    The Twilight Zone” 5 stag. e 156 eps.
1968 – 1980    “Hawaii Five-O” 12 stag. e 284 eps.
1968 – 2003    Columbo” 7 stag. e 45 eps.
1975 – 1976    Ellery Queen” 1 stag. e 23 eps.
1980 – 1988    “Magnum, P.I.” 8 stag. e 162 eps.
1981 – 1987    Hill Street Blues (Hill Street giorno e notte)” 7 stag. e 146 eps.
1984 – 1996    Murder, She Wrote” 12 stag. e 264 eps.
1985 – 1989    “Moonlighting” 5 stag. e 66 eps.
1989 – 1993    “Quantum Leap” 5 stag. e 95 eps.
1990 – 1991    Twin Peaks” 2 stag. e 30 eps.
1993 – 2002    X-Files” 9 stag. e 202 eps.
1994 – 2009    ER Emergency Room” 15 stag. e 331 eps.
1995 – 2005    JAG” 10 stag. e 227 eps.
1997 – 2003    “Buffy the Vampire Slayer” 7 stag. e 144 eps.
1999 – 2004    Angel” 5 stag. e 110 eps.
1999    …..        Law & Order: Special Victims Unit” 16 stag. e 345 eps. ed oltre
2000    …..        CSI: Crime Scene Investigation” 15 stag. e 335 eps. ed oltre
2001 – 2001    The Lone Gunmen” 1 stag. e 13 eps.
2001 – 2006    Alias” 5 stag. e 105 eps.
2002 – 2008    The Shield” 7 stag. e 88 eps.
2002 – 2012    “CSI: Miami” 10 stag. e 232 eps.
2003 – 2010    Cold Case” 7 stag. e 156 eps.
2003    …..        Navy NCIS” 12 stag. e 282 eps. ed oltre
2004 – 2008    Boston Legal” 5 stag. e 101 eps.
2004 – 2012    House, M.D.” 8 stag. e 177 eps.
2004 – 2012    Desperate Housewives” 8 stag. e 180 eps.
2004 – 2013    “CSI: NY” 9 stag. e 197 eps.
2005    …..        Criminal Minds” 10 stag. e 234 eps. ed oltre
2005 – 2010    Numb3rs” 6 stag. e 118 eps.
2005    …..        Grey’s Anatomy” 11 stag. e 244 eps. ed oltre
2005    …..        Bones” 10 stag. e 212 eps. ed oltre
2006 – 2013    Dexter” 8 stag. e 96 eps.
2006 – 2014    “Psych” 8 stag. e 121 eps.
2008 – 2013    “Breaking Bad” 5 stag. e 62 eps.
2008 – 2013    Fringe” 5 stag. e 100 eps.
2008 – 2009    Terminator: The Sarah Connor Chronicles” 2 stag. e 31 eps.
2009 – 2014    “Warehouse 13” 5 stag. e 64 eps.
2009    …..        The Good Wife” 6 stag. e 134 eps. ed oltre
2009 – 2011    Lie to Me” 3 stag. e 48 eps.
2009 – 2010    Dollhouse” 2 stag. e 26 eps.
2009    …..        NCIS: Los Angeles” 6 stag. e 144 eps. ed oltre
2010 – 2013    Nikita” 4 stag. 73 eps.
2010    …..        Hawai Five-0” 5 stag. e 108 eps. ed oltre
2011    …..        Grimm 4 stag. e 88 eps. ed oltre
2011    …..        Person of Interest” 4 stag. e 90 eps. ed oltre
2012    …..        Scandal” 4 stag. e 47 eps. ed oltre
2013    …..        Hannibal” 3 stag. e 39 eps. ed oltre
2013    …..        The Blacklist” 2 stag. e 44 eps. ed oltre
2013    …..        Sleepy Hollow” 2 stag. e 31 eps. ed oltre
2014    …..        NCIS: New Orleans” 1 stag. e 22 eps. ed oltre
2014    …..        The Leftovers” 1 stag. e 10 eps. ed oltre
2014    …..        True Detective” 1 stag. e 8 eps. ed oltre
2014    …..        Fargo” 1 stag. e 10 eps. ed oltre

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8 pensieri su “Trama Verticale e Trama Orizzontale nel Procedural – Parte 5/5: dai gladiatori di Olivia Pope fino ai demoni di Ichabod Crane

  1. Bellissimi ed interessantissimi articoli!
    Unico appunto: Grimm prende un po’ spunto da Supernatural, suo predecessore. Anche qui abbiamo una caccia ai demoni ed una mitologia di serie con un “cattivo” in ogni episodio più un cattivo di stagione.
    Riguardo invece serie come Arrow che hanno una trama orizzontale, una verticale ed in più flashback costanti, cosa ne pensi?
    Mchan

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  2. Interessantissimo commento!!
    Per molti aspetti “Supernatural” è anche più godibile di Grimm (ma come avrai notato, ho sempre detto che ho scelto le serie di cui parlare non solo con il criterio della bellezza complessiva ma del loro valore di svolta nell’evoluzione del genere) ed hai perfettamente ragione sulla sua struttura, anzi, avrei dovuto citarlo ed è una mancanza non averlo fatto, per cui ti ringrazio per aver colmato questa lacuna presente nel mio post.
    Direi che io e te stiamo usando lo spazio commenti nel modo migliore!…
    Tendo a pensare, ma è solo un opinione, che Grimm, pur prendendo spunto palesemente sia da Supernatural sia da altre serie, stia producendo dei cambiamenti maggiori, mentre Supernatural, che trova la sua forza soprattutto nell’interpretazione dei due protagonisti (sono una coppia straordinaria, sia come fisicità che come carisma), si stia avvitando troppo su rapporti personalistici, specie dalla Quinta stagione in poi, quando Kripke (il suo ideatore) ha smesso di essere anche lo showrunner.
    Comunque Supernatural resta una serie “must”, assolutamente e mi ha fatto passare momenti appassionanti!
    “Arrow” è una delle serie Tv che insieme a “The Flash” seguo maggiormente e con entrambe vedo la puntata subbata appena esce; tieni conto che ho gestito per anni una fumetteria e quindi quando si parla di personaggi tratti da fumetti sono molto attento! Motivo per cui, ad esempio, NON apprezzo “Gotham”, mentre ho apprezzato “Constantine” (adesso va di moda parlare male di Goyer, lo sceneggiatore, mentre io lo adoro!)
    Parlando in modo serio (ogni tanto ci vuole, anche nei commenti, che per definizione sono fatti per andare più a briglia sciolta!), penso che “Arrow” sia tra le serie narrativamente più partecipi del rinnovamento del procedural statunitense ed è stata ad un passo dall’entrare nel gruppo dorato dei “cavalieri” che ho segnalato nella quinta parte, ma non è entrato alla fine solo perchè di fatto legato (giustamente) al mondo fumettistico supereroistico a fil doppio e parte quindi di un processo molto più ampio di narrazione che scavalca il procedural, soprapassa il serialized e si immerge nella mitologia specifica della DC Comics, un pò come per “Agents of S.H.I.E.L.D.” e per “Agent Carter” (a breve arriva anche la serie degli X-Men della Fox, hai sentito?) nell’Universo Marvel.
    Parlando invece in modo da nerd, tifo sfacciatamente per Felicity! Poi adoro le puntate della terza serie con Ra’s al Ghul!

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  3. Ho impiegato oltre 1 ora per leggere i tuoi 5 post su Trama Verticale e Orizzontale nel Procedural.
    Avrei potuto impiegare in molti altri modi questo tempo. Ad esempio avrei potuto vedere la puntata di House Of Cards fresca fresca nel MySky, oppure giocherellare con le ultime puntate dell’ultima stagione di How Met Your Mother che languono nel mio HD, oppure mettere mano ad uno degli oltre 10 post che languono nella cartella BOZZE del mio WordPress. Volendo avrei anche potuto dormire di più, stamattina.
    Comunque una cosa è certa: qualunque di queste cose avessi fatto, avrei speso meno bene il mio tempo.
    Non sono facile ai complimenti e rifuggo la piaggeria, quindi mi fermo qui. Ti dico solo una cosa: un lavoro di questo tipo non merita di restare confinato in un blog. Io lo vorrei vedere in libreria.

    Passiamo al testo, ora.
    Adoro leggere chi mi fa sentire un “ignorante” nel senso buono del termine: in questi 5 articoli ho scoperto quanto poco conosca della serialità televisiva, quante profonde lacune io abbia e, purtroppo, quante saranno destinate a rimanere tali perchè – ahimè – il tempo è tiranno e benchè abbia annotato almeno una decina di serie che vorrei vedere, so ciò non riuscirò a farlo.

    La tua disamina su verticalità e orizzontalità del procedural è oltremodo disarmante: non lascia spazio a dubbi e riesce a spiegare senza cadere nella pedanteria ed argomentare senza lasciar (quasi) mai trasparire le tue preferenze. L’oggettività è di per sè inarrivabile, ma pur sempre un obiettivo cui tendere quando si scrive e tu lo hai fatto egregiamente.

    Delle serie che nomini ne conosco molte, soprattutto quelle dell’ultimo ventennio.
    Alcuni tuo riferimenti mi hanno molto colpito:

    “Person of Interest”: la seguo, mi piace, non mi entusiasma (soprattutto la stagione 2 è un po’ deboluccia nella parte centrale, ma per fortuna la 3 si ripiglia alla grande) e soprattutto non avevo colto il prodondo stile innovativo della narrazione. Hai ragionissima. Cercavo l’ago e non vedevo l’elefante: che tontolone!!!!
    “Lie to Me”: pur avendo spunti interessanti è la clssica dimostrazione di come una serie – per quanto valida – morirà presto e in malo modo se i personaggi non hanno una evoluzione verosimile, affascinante e stimolante. E qui purtroppo il personaggio di Roth si avvita su se stesso, diventa pian piano autoreferenziale in maniera sconveniente e la serie gli va dietro perdendosi. Un peccato che gli autori spero pagheranno prima o poi.
    “Psych”: quando la leggerezza (Calvino doce 😉 ) può essere un valore alto….
    “Dexter”: è l’esatto contrario di Lie To Me, la serie sopravvive per il carisma e la credibilità del personaggio. Dopo la stagione 4 il livello cala vertoginasamente (almeno per me) ma il prodotto resta valido proprio grazie e solo a lui, Dex.
    “Numb3rs”: serie che ricordo con piacere, forse una delle ultime con episodi quasi sempre autoconclusivi.

    Ho notato per altro anche delle assenze:
    De I SOPRANO hai parlato poco. Lo so che c’entrano poco col Procedural, ma quando si parla di trama orizzontale DAVID CHASE è il maestro indiscusso secondo me e il suo gioiellino la bibbia da cui trarre insegnamento.
    Altre 2 serie notevoli e mancanti sono SHERLOCK e LUTHER: ho il sospetto che la scelta sia voluta e dettata dalla non “americanità” di entrambi i prodotti (realizzati infatti dalla BBC), tuttavia sono due serie-tv assolutamente meritevoli e – almeno per me – tra le migliori in circolazione. Entrambe devono la loro fortuna principalmente al carisma del protagonista (Idris Elba aka Luther e Benedict Cumberbatch alias Sherlock) tuttavia hanno aspetti innovativi e interessanti sia riguardo allo stile narrativo che alla struttura degli episodi. Soprattutto Sherlock, dove addirittura ogni puntata dura 90 minuti, praticamente un film.

    Concludo questo commento (che per lunghezza pare più un post, in verità) con due considerazioni personali:
    1. la verticalità sta pian piano morendo a favore di una dilagante orizzontalità. Per i miei gusti personali non è del tutto positivo: molte serie TV funzionano bene verticalmente e male orizzontalmente perchè, va da sè, una storia orizzontale che si dipana su più episodi è difficile da gestire e l’arco narrativo tende spesso a sfaldarsi (penso a The Mentalist, ad esempio). Di questo fenomeno il soprannominato Chase ha grande responsabilità perchè a mio modo di vedere i Soprano hanno cambiato radicalmente il modo di approcciarsi alle serie TV innestando una nuova marcia a quel fenomeno iniziato nei 90 e che ha portato nel nuovo secolo allo SDOGANAMENTO del prodotto televisivo seriale (fino agli 80 era considerato di serie B). E così si arriva al punto due

    2. oggi la serie TV hanno superato il cinema in quanto a coraggio, iniziativa, ricerca di nuovi stile e temi, innovazione. Non è un caso che molti attori di Hollywood prestino i loro volti a serie come Homeland, House Of Cards, True Detective, Fortitude, Fargo, etc.
    Addirittura FINCHER, regista che adoro, ha prestato la sua mano e il suo occhio per dirigere episodi di House Of Cards. Le major hollywoodiane dovrebbero riflettere su questo fenomeno: le serie-tv stanno surclassando i film e per ora il processo sembra irreversibile.

    PS: non mi spoilerate ARROW e FLASH che io la seguo in italiano e sto ancora al 3×08 😀

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  4. Ho letto il tuo commento appena lo hai postato, mentre ero in autobus, direttamente dal telefono ed ho appositamente evitato di rispondere in quel momento, perché, aldilà dell’interfaccia limitata del touchscreen (ogni volta che la uso per scrivere qualcosa, creo mostruosità di battitura dislessica!), il tuo commento è praticamente un post e meritava di più, no, meglio, “necessitava” di più, perché c’è una valenza di contenuto che non è misurabile con un criterio etico di merito ma logico di corrispondenze.
    Insomma è un commento che parte con dei complimenti che farebbero inorgoglire anche un sasso e poi prosegue snocciolando delle osservazioni che richiedono e stimolano altrettanti rimandi.
    Sui complimenti, ovviamente grazie: se sinceri, gli apprezzamenti danno vigore e impulso a chi scrive, specie se provengono da chi è stimato molto (da me senz’altro e leggo anche da moltissimi altri).

    Passo alle tue osservazioni, liquidando subito il discorso spoiler su Arrow e The Flash: hai ragione! Muto!
    Mi stava prendendo la mano chiacchierando con mchan…

    Sul resto, direi che in linea di massimo concordo sulle tue considerazioni, con alcuni distinguo: durante gli anni di liceo e dell’università, mi è stata inculcata una sorte di comando nascosto (qualcosa di simile alle tre leggi robotiche che Asimov immaginava inserite nel cervello positronico già all’atto della progettazione), che mi blocca quando sto per dare risposte generiche e che probabilmente è alla base dei miei “polpettoni”!
    Le mie dita si paralizzano sulla tastiera prima che io scriva cose del tipo “si, è vero, hai ragione” ed una fitta al cervelletto (dove probabilmente si annida un chip in stile Johnny Mnemonic…) mi costringe e riguardare tutto il ragionamento partendo da “Adamo ed Eva”…
    E’ una maledizione, in realtà, che mi spinge sempre a guardare sforzandomi di osservare dall’alto e cercando fili conduttori o strutture nascoste, pattern che si ripetono e così via.
    Ci si può curare, forse, ma chissà, magari può essere utile in certi casi, direbbe Moffat…
    In contrappunto, ho momenti di estasi, in stile Stendhal che sviene di fronte ad un quadro sublime, quando vedo scene palesemente scritte con passione e questo in me scavalca quel blocco logico, come mi accade quando guardo “Hannibal” e vedo l’immagine del pendolo che scorre davanti allo sguardo in trance di Will Graham cancellando la scena presente da tutti i particolari non importanti e rivelando l’essenza di ciò che è stato e che lui vive in prima persona…
    Insomma, io distinguo in modo netto, come ho scritto nelle 5 puntate, ciò che adoro da ciò che ritengo funzionale ad una crescita evolutiva: “The Sopranos” è forse la più bella serie televisiva mai prodotta o comunque nella Top Five di qualsiasi entità a base carbonio dotata di spirito critico, ma non era un procedural, nel modo più categorico ed io (pur riuscendo comunque in qualche modo, di straforo, a citarla due volte) ero costretto (ricordi il blocco?) ad escluderla e così per “Lost”, “Fargo”, “True Detective” o “The Walking Dead” e così via, perché mi ero imposto sin dal titolo di parlare solo ed esclusivamente del Procedural e non del Serialized…
    “Lie To Me”: ciò che hai detto è vangelo (uso spesso questa definizione come risposta, a sempiterna memoria del commento che la signora Bubba fa a Forrest quando lui le replica “Stupid is as stupid does”).
    Le puntate di “Sherlock” fanno parte del mio corredo genetico, semplicemente non posso farne a meno e se scomparissero io mi sgretolerei, ma con tutta la buona volontà (ci ho provato, cazzo se ci ho provato a “piegare” la logica per inserirla) anche questa serie non è un procedural: è arte! Quando Sherlock, in “The Great Game”, chino sul cadavere, dice ad alta voce “That Vermeer was a fake” o quando Mycroft in “A Scandal in Belgravia” licenzia l’argomento del presunto impegno del fratello nell’indagine sul morto ucciso dal boomerang come un caso ovvio e banale, ho avuto un sussulto nel cervello con i neuroni che brindavano come giovani ebbri all’Oktoberfest… Poesia, pura poesia…
    Su “Luther” arranco la difesa che non ho notato incredibili rivoluzioni della tecnica narrativa e che è solo tanto, tanto, tanto ben fatta!
    Adoro il “Wallander” britannico ed è un procedural, ma è la tradizione fatta fiction; sto guardando ancora e non bene perché “Fortitude”, forse perché inglese, probabilmente perché c’è Tucci (un uomo, un mito) e lo odio e lo guardo e non è un procedural…
    Ho saltato tutti i serial tratti dai comic o comunque legati narrativamente ai comic e la cui struttura narrativa prescinde dal procedural perché la trama si muove avulsa dalla sua evoluzione e pianificata dagli studi commerciali delle majors del fumetto (“Lois & Clark”, “Smallville”, “Constantine”).
    Ho saltato “Da Vinci’s Demons” e non perché brutto o trash (per me è solo pop, anzi post-pop, giusto per complicarci la vita e poi è di Goyer… capace di defecare diamanti in mezzo a tanto sterco) ma perché non-procedural.
    Potrei continuare all’infinito…
    Adoro i tuoi commenti, perché da lì parto e ci ricamo sopra!

    A proposito, ma tu, Lapi, hai Sky, dunque! Quindi, guardi per caso anche “The Writers’ Room”? Se si, hai visto la puntata in cui Jim Rash parla del loro lavoro con Robert Kirkman (lo showrunner e creatore di “The Walking Dead”) e il duo Al Gough e Miles Millar, autori di tutte le stagioni di Smallville? Bellissima!
    Basta, mi fermo è tornato il blocco…

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    • Ti rispondo per punti, chè queste discussioni mi inebriano come una pinta di Guinnes al pub con gli amici!

      Dunque, partiamo da Adamo ed Eva: di base sono come te. Mia moglie mi bacchetta sempre perchè “la prendo sempre troppo da lontano”. Probabilmente il liceo ha fatto lo stesso effetto anche a me. Ore e ore di sforzo logico per ordinare vocaboli greci e latini nello spesso vano tentativo di dargli un senso, tendono a deviare gli ingranaggi del cervello e a farti soppesare parole ed elementi in maniera forse esagerata.
      Tuttavia (perchè doveva esserci un tuttavia) mi frega l’insicurezza. Così quando scrivo sul blog cerco di adattare il mio stile ai tempi e ai ritmi degli internauti: il terrore che se si scrivessi post troppo lunghi verrebberro bellamente ignorati mi attanaglia e quindi mi adatto. In fondo è solo vanità: chi scrive lo fa per essere letto, anche quelli che sostengono il contrario, che scrivono solo per se stessi.

      Dopo questo preambolo personale (e probabilmente inutile) entriamo nel merito del discorso.
      I Soprano… ah… i Soprano… comprendo e condivido la tua scelta: è logica, inappuntabile. Ma quando ci sono di mezzo i Soprano io mi sciolgo come lo studentello che incontra la ragazza che gli piace per i corridoi della scuola… E la logica nulla può contro l’amore… Bravo tu ad aver saputo resistere 😀

      Sherlock… ricordo ancora che la scoprii per caso pochi giorni dopo il ritorno dal viaggio di nozze… Una meraviglia. Di tutte le virtù di questa serie, quella che a me ha sempre mandato in brodo di giuggiole è la delicatezza, il rispetto e, allo stesso tempo,la forza innovatrice con cui viene trattato il canone di Conan Doyle. Ineguagliabili.

      The Writers’ Room… pensavo fosse un talent usa per giovani scrittori, figurati. Invece scopro ora che trattasi di un talk show degno di merito. Su che canale lo fanno???? Devo recuperarlo. Anche perchè adoro Gough e Millar: SMALLVILLE è stato forse il mio primo amore seriale degno di nota. Entrambi ebbero il merito di tirar fuori i supereroi quando dei supereroi non fregava niente a nessuno…

      Mi fermo anche io, sennò la pagina esplode per la mia logorrea…

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  5. Bellissimo! Adoro come il destino, a volte, si manifesti con tutte le increspature che si muovono come pieghe/onde sul tessuto dello spazio-tempo: ogni cosa sembra (è) legata… quando hai scritto “Entrambi ebbero il merito di tirar fuori i supereroi quando dei supereroi non fregava niente a nessuno…” sensa saperlo hai detto esattamente ciò che ha sentenziato, quasi con le esatte parole, proprio il Jim Rush (tra l’altro meritatissimo premio Oscar per la sua sceneggiatura di “Paradiso Amaro”) nel presentare in trasmissione Gough e Millar!
    “The Writer’s Room” (che ho scoperto proprio da questo show essere il nome ufficiale che gli sceneggiatori americani danno all’uffico dove lavorano e dove fanno i loro “brainstorming” pre-scrittura) è un mini talk-show da 25 minuti trasmesso su “Sky Arte”: per la precisione, tutta la prima stagione è andata in onda il Martedì verso le 22:30 ed ora sta arrivando la seconda, di cui questa era la prima puntata, ma la proggramazione è ancora incerta come palinsesto.
    La punta con Gough e Millar è ancora su “On Demand – Scelti per Voi”.
    A proposito di “Sherlock”, sia nella prima visione, sia nelle successive (perchè merita più di un passaggio… tra l’altro sta uscendo tutto anche in Italia in edizione B-Ray), non si può non notare la differenza tra le puntate scritte dai vari sceneggiatori e dirette dai vari registi… Moffat è una spanna sopra gli altri e quando si abbina con Paul McGuigan alla regia si ha la perfezione!

    “A Study in Pink” scritto da Steven Moffat (regia Paul McGuigan)
    “The Blind Banker” scritto da Stephen Thompson (regia Euros Lyn)
    “The Great Game” scritto da Mark Gatiss (regia Paul McGuigan)
    “A Scandal in Belgravia” scritto da Steven Moffat (regia Paul McGuigan)
    “The Hounds of Baskerville” scritto da Mark Gatiss (regia Paul McGuigan)
    “The Reichenbach Fall” scritto da Stephen Thompson (regia Toby Haynes)
    “The Empty Hearse” scritto da Mark Gatiss (regia Jeremy Lovering)
    “The Sign of Three” scritto da Thompson, Moffat e Gatiss (regia Colm McCarthy)
    “His Last Vow” scritto da Steven Moffat (regia Nick Hurran)

    Conosco alcune battute a memoria…
    Adesso mi fermo, dovevo essere più stringato, non posso farcela…

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  6. C’è un telefilm, che io non riesco a trovare – ne vendono una stagione su amazon, però, e che secondo me ti sArebbe piaciuto: il fratello maggiore di ER!
    Cioè?
    St Elsewhere, ceh in Italia credo fosse passato come St Eligius,..

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  7. Perbacco, “A Cuore Aperto”!
    Così lo conoscevo quando passava su Rete 4, ma non l’ho seguito molto, comunque non per tutte e sei le stagioni… in quel periodo (metà anni ’80) ero tutto proiettato sui procedural polizieschi o sulla fantascienza, anzi, ricominciai a guardare i medical-drama solo con ER di Chricton, ma la serie di cui parli tu “St. Elsewhere”, più che il fratello maggiore di ER, direi che è stata la “nonna” di Grey’s Anatomy e questo lo rende davvero importante! Ho provato a cercare anch’io su Torrent la famosa puntata finale, quella con il modellino dell’ospedale dentro la palla di vetro, una chicca che fa tanto M.I.B., ma non l’ho trovata. Certo , la soluzione è sempre “Classic Dvd World“, dove ti sparano tutte e 6 le stagioni a circa 45 dollari ma la spedizione è gratuita solo per gli USA… e poi sarebbe davvero una cosa per intenditori più fini di me!
    Grazie di cuore Tixit per questa tuo ricordo e soprattutto per aver trovato un intelligente e credibile precursore di ER, davvero! Adoro questi commenti!

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