Once Upon a Time: la Storia Infinita

elizabeth-lail-and-georgina-haigNel 2013 la Disney realizza “Frozen“, il suo cartoon di maggiore successo di sempre (fonte “screenweek”) e le principesse Anna ed Elsa diventano nel giro nemmeno di un anno i characters di animazione più amati di tutti i tempi.
Nel maggio del 2014, nell’episodio “There’s No Place Like Home (Nessun posto è come casa)”, puntata finale della terza stagione della serie Tv “Once Upon a Time (C’era una volta)”, viene introdotto il personaggio della regina Elsa e tutta la prima parte della quarta stagione (ossia i primi 12 episodi) è letteralmente dominata dalla versione live-action delle due sorelle protagoniste del fortunatissimo film d’animazione.

Elizabeth-Lail-and-Georgina-Haig-03Non solo il pubblico ha potuto in questo modo rivivere una parte delle emozioni che aveva provato gustandosi le avventure animate della principessa Anna e di sua sorella Elsa, la regina e potente maga del ghiaccio, ma ha potuto anche, con il permesso di mamma Disney, vedere come la storia proseguiva, attraverso nuove avventure, fino al matrimonio tra Anna e Kristoff, celebrato ovviamente nel fatato regno di Arendelle.
La magia quindi è proseguita oltre il film d’origine, al di là dei comics o del merchandising, in un territorio di finzione che non ha precedenti (o quasi), ma che soprattutto oggi sembra non avere limiti, ma per capire come tutto questo sia iniziato dobbiamo tornare indietro, al periodo della fiction serialized più famosa degli ultimi anni.

Lost 01Piaccia o meno, infatti, il serial “Lost” è uno dei prodotti dell’industria culturale dell’intrattenimento meglio realizzati e più importanti che sia mai stato forgiato: questo giudizio non è opinabile o discutibile (mentre, al contrario, il gradimento personale della fiction ed il giudizio qualitativo ed estetico complessivo, ovviamente lo sono eccome), a meno che non si viva in un universo parallelo, dove le cose capitano per caso ed i film e le serie Tv nascono da sole, spuntando nei prati come margherite, senza avere coscienza di sé.

lost-happily-ever-afterSenza nascondere l’indiscusso merito creativo e produttivo del padre putativo dello show in questione, ossia il giovane patriarca di Hollywood J. J. Abrams (per un’analisi del quale rimando al dettagliato ed inteligente articolo di Jacob89, sul suo blog Swan Station), talent-scout ed artefice massimo della commistione tra arte, industria e marketing, nonché grande sacerdote della cinematografia statunitense con delega ai rapporti con il nerd-fandom internazionale e limitandoci invece, in questa sede, alla sola analisi delle sceneggiature, possiamo serenamente dire che “Lost” è stato concepito, sceneggiato e portato fino alla sua conclusione da un ben preciso quintetto di autori, che hanno connotato ogni personaggio, ogni scena ed ogni dialogo con il loro inconfondibile stile: Carlton Cuse, Damon Lindelof, Elizabeth Sarnoff, Edward Kitsis ed Adam Horowitz.

damon-lindelof-lostQuesto gruppo di scrittori pagatissimi (visto il successo mondiale della serie) inaugurò un particolare modo di lavorare in team, che rese le loro sessioni nella “writer’s room” oggetto di analisi e di studio, ma anche di innumerevoli parodie nel web e citazioni negli spettacoli umoristici: la sensazione costante, infatti, da parte del pubblico più attento era che, malgrado un plot generale ben delineato per ogni stagione, gli accadimenti venissero inventati e decisi puntata dopo puntata, in una sorta di scrittura creativa in progress, che modificava di conseguenza ogni volta anche il finale ultimo di tutta la fiction.
Questa sensazione non era molto lontana dal vero.

lost-dharma-doorPrima della rivoluzione portata da Netflix (con la messa in onda contemporanea nello stesso giorno di tutte le puntate di una stagione), tutte le fiction serialized spesso modificavano in corsa le vicende dei personaggi in base ai risultati dell’audience, cambiando persino il finale già scritto alla partenza, ma nel caso di “Lost” parliamo di qualcosa di molto più potente: gli autori, senza l’obbligo di dover rispettare una trama letteraria già scritta (come ad esempio il ciclo di romanzi di “Game of Thrones” o di “House of cards”), potevano fare e disfare la matassa dei loro intrecci in totale libertà e soprattutto, inondando il web in modo virale di annunci, spot, previsioni, spoiler e tant’altro, potevano giocare letteralmente con gli umori del pubblico, tentando soluzioni narrative ardite, modificando la psicologia ed il carattere dei personaggi, come un grafico che, muovendo le curve delle luci e dei colori nella tavolozza di Photoshop, vira l’effetto finale del suo lavoro al computer.

lost-orchid-stationLost” è ovviamente molto più di questa scrittura in progress, perché è un serial con una storia straordinaria, dei characters impensabili per la Tv dei decenni precedenti, dei rimandi culturali molteplici e delle fascinazioni che attingono a piene mani dal fantasy, dall’horror e dalla spiritualità new-age, fino a concludersi con l’incarnato della mitologia dei nuovi dei statunitensi.
Il serial fu un’orgia di fascinazioni, che continuano ancora oggi a fare scuola tra gli autori televisivi e cinematografici.
Tuttavia io non voglio parlare di “Lost”, non ora, non in questo post, ma lo uso solo come stazione di decollo per un volo molto più ampio.

OUaT 02Torniamo quindi rapidamente agli autori: considerando che Damon Lindelof e Carlton Cuse, pur firmando personalmente la maggioranza delle sceneggiature (il primo 45 episodi ed il secondo 39), erano soprattutto i produttori esecutivi e gli showrunner della serie, spostiamo il nostro sguardo sui tre scrittori “puri” del gruppetto, ossia i restanti Elizabeth Sarnoff, Edward Kitsis ed Adam Horowitz.

Once-Upon-a-Time-Edward-Kitsis,-Adam-HorowitzPartita come un think-tank con membri alla pari, la writer’s room dello show si trasformò rapidamente in una sorta di studio “loftato” di un’agenzia pubblicitaria, in cui i creativi (grafici e copywriter) lavoravano sulla sceneggiatura tutti i giorni mattino e pomeriggio, mentre i due art-director collazionavano, scartavano e selezionavano le idee vincenti da tradurre in copione per le riprese.

AlcatrazUn lavoro immane, che ha segnato profondamente la carriera dei nostri tre sceneggiatori: la Sarnoff nel 2012 ideò per Abrams la geniale ma sfortunata “Alcatraz” (una splendente cometa interrotta bruscamente dopo una sola stagione), mentre la coppia creativa Kitsis ed Horowitz nel 2011 cominciarono a bruciare la fiaccola della lunga maratona dal successo inarrestabile di “Once Upon A Time” e la Tv da quel giorno non fu più la stessa.

OUaT 03Ad uno sguardo superficiale, la fiction dei nostri due geniali sceneggiatori sembra semplicemente un serial dedicato alle nuove avventure, in versione live-action, dei protagonisti delle più famose fiabe animate della Disney, quindi non già storie ispirate più o meno fedelmente alle storie originali di autori come Andersen o i fratelli Grimm o Perrault oppure attinte alla tradizione favolistica popolare anonima, ma specificatamente alla caratterizzazione di un solo autore, anzi ad una sommatoria di autori accomunati da un unico marchio di fabbrica (attenzione, perché la comprensione di questa paternità permetterà di cogliere la vera essenza di tutte le sotto-trame).

OUaT 04Dicevamo però che questa è solo una disamina frettolosa, perché in realtà il cuore di “OUaT” è nascosto molto più in profondità.
Non è infatti certo la prima volta che in Tv ed al cinema vengono realizzate versioni live-action dei personaggi delle fiabe ed abbiamo anzi precedenti illustrissimi, di cui può esserci utile scorrere una veloce timeline per capirne il fenomeno narrativo, sorto antecedentemente e vissuto parallelamente alla nostra serie, ma solo in parte responsabile o complice della sua vera rivoluzione :

Hook poster1991Hook”, diretto da Steven Spielberg e scritto da quel James V. Hart che aveva già fatto un simile operazione meta-letteraria e meta-cinematogtrafica quando, riscrivendo il mito di Dracula partì dalle pagine del diario di Mina in cui lei parlava del suo amore segreto per il nosferatu e che lei stessa avrebbe gettato in mare e per questo assenti nell’opera di Bram Stoker, autore del romanzo epistolare scritto sotto forma di diario e narrante la storia originale del vampiro più famoso della letteratura e del cinema.

Alice in Wonderland poster2010Alice in Wonderland”, diretto da Tim Burton e scritto da Linda Woolverton, la sceneggiatrice di alcuni grandi classici Disney, quali “Beauty and the Beast (La bella e la bestia)” del 1991, “The Lion King (Il re leone)” del 1994, “Mulan” del 1998 e che nel 2014 si allineerà al lavoro della coppia di sceneggiatori di “OUaT”, inventandosi le origini della strega malvagia in “Maleficent”.

Grimm poster2011Grimm” fiction Tv serialized creata da David Greenwalt e Jim Kouf

Hansel and Gretel Witch Hunters2013Hansel and Gretel: Witch Hunters (Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe)”, scritto e diretto da Tommy Wirkola (già autore dello stra-cult “Dead Snow”)

Maleficent2014Maleficent”, diretto da Robert Stromberg e scritto, come già anticipato, da Linda Woolverton

Cinderella2015Cinderella”, diretto da Kenneth Branagh e scritto da Aline Brosh McKenna, altra autrice star per il suo adattamento di “The Devil Wears Prada”.

Tutti questi film ed anche la fiction di Greenwalt sono, però, degli unicum che non dialogono fra loro: la storia di queste opere è un mito che si brucia per la durata della propria specifica narrazione, così come accade nella lettura di un librottino Disney (piccolo libro dalle pagine di cartone spesse mezzo centimetro, con poco testo e tante illustrazioni e destinato ad un’utenza pre-scolare) o del supporto home-video di un grande classico o di un passaggio televisivo del medesimo film e dopo essersi bruciato più volte, si deposita sotto forma di cenere in attesa di rinascere, come la fenice di Albus Dumbledore, in una nuova storia, in cui il mito viene nuovamente raccontato, il brodo allungato, la mitologia trasformata ed aggiornata, prima sotto forma di sequel poi di live-action, poi in serial televisivo e così via all’infinito.

ElsaQuello che la coppia Kitsis ed Horowitz ha fatto è invece aver immaginato e descritto un mondo parallelo al nostro, dove tutte queste storie di fantasia, questi racconti che noi conosciamo come fiabe in versione disneyana (voglio sottolineare fortemente questo dettaglio, perché è molto importante per lo sviluppo dell’ultima fase della narrazione) sono in realtà le vere storie di personaggi ben precisi che vivono in un mondo parallelo al nostro, la “Fairy Tale Land”, dove esiste la magia con tutte le sue regole.

OUAT-Magic-PortalInoltre, con un meccanismo finto-distopico, simile a quello usato dalla Rowlings per descrivere il mondo dove sono ambientate le avventure fantasy di Harry Potter, il mondo delle fiabe ed il nostro mondo “reale” sono in contatto, uniti ed assieme separati da una barriera magica, governata da ben precise regole: a seguito, infatti, di un potentissimo incantesimo, operato dal personaggio di Evil Queen (La Regina Cattiva), moltissimi dei personaggi del mondo incantato sono stati trasportati, contro la loro volontà ed a loro insaputa, nel “Real World”, il mondo reale o se vogliamo il “nostro” mondo, perdendo tutte le caratteristiche magiche, i poteri e persino la memoria di ciò che erano stati nel precedente mondo, perché uno degli effetti del potente incantesimo oscuro, alla base del plot iniziale della fiction, era anche quello di creare nuove identità, quali cittadini di una cittadina balneare del Maine, Storybrooke.

OUAT-ProphetesseCon un colpo di bacchetta magica, Edward Kitsis ed Adam Horowitz avevano creato dal nulla due interi universi da esplorare nella loro fiction, alternando (con flashback ed interruzioni continue) le vicende della vita passata di ogni personaggio, ambientate nel “Fairy Tale World”, narrate con la sintassi della fiaba animata, come se fossero state scritte da un autore di favole, con le vicende quotidiane del presente nel “Real World”, senza magia, senza memoria del passato “incantato” da parte del personaggio e narrate stilisticamente con la grammatica televisiva di un moderno procedural.
Due mondi, due linee narrative, due stili, infinite possibilità.

OUAT-Wooden-PinocchioIl materiale narrativo che i due sceneggiatori si sono resi disponibile per loro stessi era ed è tutt’ora immenso, perché potevano e possono disporre, come degli scienziati senza scrupoli, della mappatura del genoma di tutto il disneyworld ed oltre (eh, si, qualche incursione fuori dalla mitologia Disney se la sono permessa, ma sono solo piccole eccezioni): con il permesso della divinità creatrice di queste storie (il sacro detentore dei copyright dei grandi classici animati) hanno potuto letteralmente riscrivere antefatti mai narrati, inventarsi origini del male e del bene di ogni personaggio, disegnare i loro antenati, i loro amici e vicini di casa, descrivere il mondo da cui provenivano e financo farli incontrare, innamorare, duellare, morire e risorgere.

OUAT-MulanNelle prime tre stagioni di “OUaT”, i due autori hanno giocato (senza troppi eccessi, perché non glielo avrebbero mai permesso, chiaramente) con il DNA di queste storie, creando vicende in cui la lotta tra bene e male, tra eroi e villain, veniva portata avanti come nei cartoni animati noti a tutti: andando avanti con la storia, i personaggi trasportati nel mondo reale riacquistano la memoria ed in aggiunta altri personaggi si uniscono periodicamente al gruppo che già vive a Storybrooke, oramai diventata una sorta di spazio-tempo-porto, infine, portali magici nascono nei due mondi per vari motivi, permettendo passaggi momentanei in ambo i sensi, anche se con mille complicazioni.

OUAT-Maleficent-and-ReginaQualcosa stava, però, per cambiare a Storybrooke e la portata di questo cambiamento, meta-narrativo e meta-filmico, si deve ancora oggi delineare nella sua interezza ed anzi in molti si chiedono fino a che punto riusciranno a spingersi in nostri due creativi prima di essere fermati dalla stessa Disney.
Nella seconda parte della quarta stagione, infatti, essi fanno emergere un tema rimasto semi-nascosto per tutte le puntate delle precedenti stagioni, ma presente come una vaga inquietudine, come una minaccia indistinta, facendolo assurgere ora a trama primaria: i cattivi delle fiabe, ora passati nel mondo reale, vogliono cambiare la loro storia, vogliono ossia il lieto fine e per farlo hanno bisogno di trovare e convincere l’autore delle loro storie, colui che li ha creati così come sono, scrivendone le vicende mentre erano ancora soltanto personaggi di fantasia.

Once Upon a Time Author writing-Il passaggio logico e romanzesco è tutt’altro che scontato e la materia è densissima di riferimenti meta-narrativi e meta-filmici e solo la straordinaria bravura degli sceneggiatori permette alla fiction di restare quasi miracolosamente in equilibrio in quel mix di simpatia, azione, mistero e sfrenata fantasia che ha regalato a questa serie il successo avuto fino ad oggi: non appena si percepisce, infatti, un inevitabile calo di ritmo, dovuto agli indispensabili momenti di spiegazione, viene subito creato un nuovo mistero da scoprire, una nuova minaccia da sventare e persino un nuovo affascinante personaggio che, come un plotone di riservisti tenuti in caserma pronti all’azione, interviene a ridare slancio alla fiction.

Neverending Story Big TurtleDavvero una storia infinita, in cui è evidente che il vero antenato e progenitore primo, letterariamente ed artisticamente parlando, deve essere trovato in quel “Die unendliche Geschichte (La storia infinita)“, epocale romanzo scritto nel lontano 1979 dal benemerito scrittore tedesco Michael Ende e che già ebbe un famosissimo (per quanto discutibile) adattamento cinematografico con l’omonimo film di Wolfgang Petersen del 1984.

03_neverending_story_blu-rayL’idea primordiale di un bambino che, leggendo un libro di fantasia, si ritrova lentamente così immerso nella storia stessa (come fuga dai dolori del mondo reale), da diventarne parte, già nel romanzo diventava riflessione sulla creazione del personaggio e sull’autore ed oggi, scavalcando Pirandello e Pinter, arriva nella più ambigua ed a noi più consona zona melmosa della fiction televisiva, dove il marketing miliardario della Disney sta divorando l’impero di Fantàsia, ingoiandolo come un Moloch dall’insaziabile voracità e trasformando tutto in barrette ai cereali, in mono-porzioni da addentare a morsi ed ingoiare senza pensare.

Neverending StoryQuindi? Edward Kitsis ed Adam Horowitz sono servi del potere? Sono i malefici dottori con il camice bianco ed i guanti neri che ci vivisezionano, guardandoci impassibili da dietro gli occhialoni neri?
Anche, forse un pochettino, ma soprattutto sono dei rivoluzionari super-pagati che, al fresco delle loro ville con piscina, stanno scrivendo, nascoste tra le righe dorate della celebrazione dei fasti dell’Imperatore, anche i caratteri ed i simboli del codice nascosto con cui vedere il Matrix.
Se saremo capaci di scorgerle, meglio per noi, perché essi, in ogni caso vivranno bene.


In questo post abbiamo parlato di:

Logo-WikiPediaOnce Upon a Time (TV series)”, USA, 2011 – presente
4 stagioni e 89 episodi
creata, scritta e prodotta da Edward Kitsis e Adam Horowitz

Logo-WikiPediaLost (TV series)”, USA, 2004 – 2010
6 stagioni e 121 episodi
creata da Jeffrey Lieber, J. J. Abrams e Damon Lindelof
riquadro 1 rigaprodotta e sceneggiata da Damon Lindelof e Carlton Cuse
riquadro 1 rigascritta da Elizabeth Sarnoff, Edward Kitsis e Adam Horowitz

La Storia Infinita libroMichael Ende, “La storia infinita”, 1979, 1981, 1988
436 pagine, € 5,00 – TEA
ISBN 9788850237401

Neverending Story movie posterThe NeverEnding Story”, GERMANY, 1984
diretto da Wolfgang Petersen
sceneggiato da Wolfgang Petersen e Herman Weigel


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31 pensieri su “Once Upon a Time: la Storia Infinita

  1. I tuoi post stimolano sempre tanti spunti di riflessione, per cui stavolta mi moltiplico e ti lascio un commento per ogni spunto.

    Parto dal faceto, ovvero i librottini disney che hai citato a un certo punto nel post.

    Perchè io sono IN PIENA FASE librottini disney.

    Tutte le sere quando torno da lavoro vengo sequestrato da mia figlia (compirà 2 anni a settembre), portato di peso sul divano e costretto a leggerle i librottini disney (ormai ne abbiamo una decina).
    Ovviamente il libro non viene quasi mai letto per intero: possiamos tare anche 10 minuti sulla stessa pagina a rileggerla, rileggerla, rileggerla, rileggerla. La pagina dedicata alla signora Jumbo che, arrabbiata, sculaccia i monellacci che prendono in giro dumbo, penso di averla letta almeno un milione di volte.

    Tuttavia, come possano essere felicemente indimenticabili certi momenti così noiosi è un mistero.
    Chiara che si accoccola sulla mia pancia, che strofina la testa sul mio mento come una gattina, che scoppia a ridere per una battua che la diverte, che ripete una parolina che la colpisce, che mi incita ad ogni pausa (eggi, babbo)

    Qualche tempo fa il suocero pontificava che essere genitori è il mestiere più difficile del mondo. No, è il più BELLO, gli ho ribattuto innamorato!!!!!

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    • I Librottini… parafrasando il film di Spielberg sull’Olocausto, mia moglie, tanti anni fa, reduce da una cena in pensione al mare, a cui eravamo “sopravvissuti” tenendo tranquillo a tavola insieme a noi, sul suo seggiolone, uno scatenatissimo Leonardo (è il nome di nostro figlio), solo grazie alla lettura reiterata e declamata (recitata?) del librottino Disney di Peter Pan, disse: “Il librottino è vita”.
      La mattina seguente, prendemmo l’autobus, ci recammo in centro a Rimini (la nostra pensione era a Viserba di Rimini) presso la più grossa libreria e facemmo scorta di librottini, ma non quelli “apocrifi”, non Disney, ma solo rigorosamente queklli dei Grandi Classici, tra cui, chiaramente, anche DUMBO.
      Aldilà del piacere che ho sempre quando leggo le tue cose (post, commenti, dissertazioni serie, ironie e facezie), oggi mi sono davvero compiaciuto nel leggere le tue note a margine al mio post, delle vere chicche!

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  2. Le tue riflessioni sulla serialità e la commistione tra generi e media combaciano con un interessantissimo ma lunghissimo (anche più dei tuoi ehyeheheh) post che ho letto ieri: http://www.prismomag.com/leta-del-sequel/
    La tesi dell’autore è che la “sequelite” (così la chiama lui) che affligge il cinema è dovuta principalmente a un fattore di solito ignorato o poco considerato: sfruttare un franchise già esistente permette di risparmiare un botto di soldi in promozione (l’ho fatta breve eh, lui la spiega molto meglio).
    Parimenti anche lui paventa una tendenza alla standardizzazione e omologazione dei prodotti cinematografici, anche se lui guarda più l’aspetto registico mentre il tuo post è più concentrato sull’aspettore creativo\narrativo connesso alla sceneggiatura (nel senso più lato del termine).

    In assoluto possiamo fare una considerazione sicuramente non “finale” ma altrettanto sicuramente “epocale”: la deflagrazione e la commistione tra i nuovi media sta sottoponendo a una vera rivoluzione l’industria cinematografica e televisiva. Canoni e concetti che sono andati bene per decenni sono di colpo diventati non solo obsoleti, ma addirittura inapplicabili. Tuttavia sarebbe scorretto applicare giudizi di “meglio” o “peggio” a questa mutazione perchè la mutazione non è di per sè mai migliore o peggiore, bensì va accettata in quanto tale perchè inevitabile. Gli autori che tu citi (e che io conosco solo per Lost, non avendo mai visto OUaT) sono in questo senso PRECURSORI di un fenomeno che, però, terminerà tra qualche tempo. Quando, francamente, non lo so.
    (se lo sapessi non starei a scrivere cazzate qui su WP ma occuperei una bella poltrona in pelle umana alla WB o alla ABC…)

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    • PRISMO… non lo conoscevo ed ora grazie a te lo conosco e lo sto piano, piano apprezzando.
      Lettura impegnativa, ma davvero confortante, perché intelligente ed assolutamente condivisibile inn grandissima parte… approfondirò di certo il tutto.
      Quello che tu ha scritto è il miglior possibile commento al mio post, che aveva proprio lo scopo di riflettere ( e condividere le riflessioni) sulla creazione di un processo narrativo che può anche essere letto come sequel ma che è in realtà, nel caso dei film live-action Disney (compreso l’imminente “La Sirenetta” della Coppola o il “Dumbo” di Burton) e della fiction “OUaT”, una forma di infinita variazione sul tema con tendenza all’appiattimento, un po’ come fa l’industria dolciaria (per cui lentamente tutti i biscotti si assomigliano, pur divisi in pattern autoreplicantesi) ed è per questo che, essendo questo un processo inevitabile, è importante e bello scorgere tra le righe i segni della follia rivoluzionaria.
      Sto scrivendo a questo proposito un post sui fratelli Wachowski…
      Comunque, voglio ripeterlo, hai scritto un commento meraviglioso, pieno di considerazioni che sottoscrivo e che permettono mille altre riflessioni…
      Grazie!

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      • Prismo è un progetto nuovo, nato come costola di un blog che seguo da anni (L’ultimo uomo) dove in realtà gli argomenti sono più orientati allo sport).
        Diciamo che è di livello molto alto, è una lettura impegnativa e no facile, tuttavia è una delle fonti web più intelligenti e interessanti che io conosca (non è un caso che i redattori siano tutti scrittori/giornalisti di professione o comunque professionisti nel settore di cui parlano).
        E trovo sempre bizzarro queste relazioni che si vengono a creare: un gionro leggo un post sulla “sequelite” e le commistioni cinema-serietv e quello dopo arrivi tu con questo pezzo.
        Escludendo che vi siate messi d’accordo, non posso che sgranare gli occhi dinanzi a queste coincidenze e casualità.

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        • Le strane correnti del destino… abbiamo tutti una voglia a forma di piccola cometa da qualche parte… In ogni caso il tuo accostamene è incredibilmente gentile nei mie confronti (visto l’alto tenore di PRISMO)…

          Dettaglio out of topic… mi sono guardato una valanga di film in questi giorni, tra cinema (ho i mie sconti ti dissi ed un figlio oramai grande!), noleggio, acquisto (un sacco di negozio ti vendono ora B-Ray usati come nuovi e prezzi ridicoli… ho preso “Inception” a 5 euro ed aveva ancora dentrpo il codice per il riscatto dell’inutile copia digitale…) ed ovviamente Sky… però mi sto buttando su due post completamente non-recensivi (lo sai che esiste come termine? Non lo credevo quando l’ho usato…) … più discorsivi… sarà l’estate?

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          • sarà il caldo…
            Io ho dedicato la settimana al recupero di PoI. Moglie e figlia mi hanno impedito di tenere il ritmo voluto (altrimenti c’avrei messo 2-3 gg invece di 7…) ma poco male.

            Per quanto riguardo il cinema io sono distrutto. Benchè sia stato divulgato il titolo in italiano di Mr. Holmes,ancora non è dato sapere se e quando sarà distribuito in italia. Sono arrivato a fare una domanda sulla pagina FB ufficiale, senza però avere risposta (forse per colpa del mio pessimo inglese).
            Probabilmente andrà a finire che cercherò di consolarmi con la visione in sala di MI5, che è un po’ come andare con una sgualdrina dopo aver ricevuto il 2 di picche dalla propria amata… però bisogna ammettere che certe sgualdrine hanno i loro assi nella manica…

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            • Sto cercando di recuperare il libro del giovanissimo Mitch Cullin, quel “A Slight Trick of the Mind” su cui si basa il nostro film… in particolare mi affascina l’idea di 3 Holmes in 3 diversi gradi di anzianità, tutti interpretati dal mitico Ian McKellen… Spero che esca in italiano dopo il film, che Coming Soog continua a dare per Novembre di quest’anno…
              Questa foto sotto, dalla pagina FB di Ian McKellen mi ha quasi commosso…

              Due Holmes

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        • Come ti dissi tempo fa, sono sempre molto riottoso alla lettura dei racconti apocrifi su Sherlock Holmes. In questo sono un tradizionalista reazionario tipo un contadino dell’Alabama…
          Non so tuttavia spiegare il paradosso per quale, se da un lato rifuggo la lettura degli apocrifi, dall’altro sono arso dal desiderio di vedere questo Mr. Holmes.
          E’ una roba strana, ci vorrebbe il consulto di uno psicologo mi sa…

          Provando a indovinare, ti direi che molto dipende dalla presenza di Ian McKellen: vedere un attore immenso come lui vestire i panni di Holmes ha un tale carattere di unicità e meraviglia da trascendere tutto il resto.

          Dici che coming-soon dà novembre come d-day dell’uscita in Italia? Mi spiace ma non mi fido… per queste cose la bibbia è solo una (imdb) e finchè no vedo scritto niente lì non posso proprio firdarmi… è più forte di me 😀

          PS: carinissima la foto… non ci starebbe male un cameo i Ian nella quarta stagione di Elementary (in attesa che Rai – mortacci loro – decida di trasmettere gli episodi finali della 3. Trovo ripugnante questo loro vezzo di spezzare la messa in onda di Elementary trasmettendo gli ultimi episodi dopo la pausa estiva).

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          • Sai cosa è davvero ripugnante? La serie quasi infinita dei racconti di Holmes da adolescente di cui sono invase le librerie per ragazzi…
            Insomma, ad un adulto che conosce il grande Sir Conan Doyle è molto chiara l’operazione meta-letteraria di un americano (penso a Meyer) che scrive un romanzo apocrifo facendo incontrare Holmes con Freud… puo’ non piacere, ma il lettore non è “senza difese” da questa operazione, sa dov’è la verità, dov’è il verbo!
            Ma un ragazzo? Uno di quelli che è appena uscito dal parmareggiesco Geronimo Stilton e si affaccia alla letteratura e che vede i racconto del giovane Holmes come se fossero quelli dei tre detective aolescenti creati da Hitchcock a suo tempo? Insomma, l’equivoco è vicinissimo e tutto per colpa di quella cavolo di diatriba sui diritti, in parte scaduti ed in parte no… in più aggiungi i cartoni animati sempre americani con le avventure di Holmes ragazzino e giù ancora casino e poi che a scuola non si insegna MAI letteratura gialla, mistery, fantasy di alcun tipo e di alcun livello e questo malgrado professoroni come Eco abbiano provato a sdoganarla (lo so per esperienza…).
            Più passano gli anni e più del vero Holmes letterario rimane solo il ricordo letterario in chi lo ha letto ed amato come noi!!

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            • Ancora ricordo la prima volta che mi capitò tra le mani un apocrifo.
              Era un Oscar Mondadori, sulla copertina troneggiava il nome Conan Doyle e il titolo del racconto. All’epoca (ero ragazzino) non sapevo nulla di apocrifi nè mi era molto chiaro quale fosse il “canone” vero e proprio (i 4 romanzi e i 59 racconti), quindi ero certo di trovarmi innanzi a un “originale”.
              Iniziai la lettura e mi sembrava di stare in uno dei sogni di Inception: tutto si sforzava di sembrava vero ma, guardando attentamente, mi rendevo conto che non lo era. Un po’ come quando addenti una fetta di melone un po’ inacidito: ad ogni morso provi sempre maggiore disgusto.

              Non finii il libro, disgustato. Poi approfondii la cosa e scoprii che il conan doyle scritto in copertina era in realtà un lontano parente del vero Sir Arthur che aveva profittato dell’omonimia.

              Credo dipenda da quella truffa (prontamente sgamata) che derivi la mia idiosincrasia per gli apocrifi di Holmes.

              Dici bene poi che non c’è attenzione per questi generi letterari a scuola (anche se, devo ammetterlo, la mia passione per holmes nacque proprio da un racconto sul mio sussidiario di italiano: “L’avventura del carbonchio azzurro”, quelle delle oche per intenderci).

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              • Il Carbonchio… quanti ricordi… tra l’altro, pur apprezzandone la scrittura, non sono mai riuscito a farmi piacere fino in fondo le altre sue opere, come i “Racconti di Acqua Blu” o le avventure di Sir. Nigel Loring dei tre romanzi storico-fantasy… forse il volumetto che più mi ha soddisfatto e quella selezione di tre racconti sul sovrannaturale raccolti dall’editore Sellerio ne “Il parassita ed altri racconti”, perché qui la logica scompare e l’indagine diventa più un incubo alla Dylan Dog ed è qualcosa di davvero diverso…
                Scappo al lavoro, ma starei ore a parlare con te di Holmes!!

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                • Neanche a me le altre opere di Doyle sono piaciute. Lessi una roba che si intitolava i racconti del mistero o qualcosa di simile, sembrava un Poe sbiadito… illeggibile.
                  Aveva poco da incazzarsi se nessuno se lo filava per gli altri racconti, perchè in effetti gli veniva bene solo Holmes.
                  Anzi no, non gli veniva bene, GLI VENIVA DA DIO!!!!!

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  3. Non c’entra un tubo col post, ma visto che parli di sceneggiatura e visto che in altri articoli (non ricordo quali) la elogiasti, ne voglio parlare qui.
    Sabine Thè e la scrittura di alcune puntate di PoI (le mediane per la precisione).
    Ne tessesti lodi sperticate.
    Ora posso confermare che avevi ragione.
    Sto recuperando PoI 4 solo ora: essendo una serie che amo, preferisco aspettare di avere tutte le puntate e poi spararmele tutte d’un fiato :-D. Mi mancano le ultime 6, ma effettivament le mediane (soprattutto quella che si gioca su più alternative temporali, come una delle vecchie storie a bivi sui fumetti) sono veramente superlative, forse tra le migliori in assoluto di tutta la serie.
    Devo inoltre dire che PoI è uno show veramente sui generis: ha mutato radicalmente forma rispetto alla prima stagione (prima prevaleva la trama verticale, mentre ora è il contrario e prevale l’orizzontale), ha introdotti nuovi personaggi (Shaw, Root, il villain coi capelli bianchi) tuttavia non ha perso smalto, anzi ne ha guadagnato. Forse solo una parte della seconda stagione era in calando ma poi si riscattarono con un finale grandioso.
    E’ una gran bella serie (d’altronde è figlia di Nolan Jr.) ed ha un casting tra i più azzeccati che abbia mai visto (Caviezel ed Emerson sono semplicemente perfetti nei rispettivi ruoli). E’ un vero peccato che il prossimo anno vedremo gli ultimi 12 episodi. Un vero peccato.

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    • Oooh!
      Questo tuo terzo commento poi è una soddisfazione enorme! Condividere l’apprezzamento per una sceneggiatrice è la cosa più complessa che si possa fare con qualcuno… bisogna anzitutto che l’interlocutore si renda conto di cosa significhi scrivere un plot (e grazie al cielo tu lo sai!), poi bisogna parlare di qualcosa che l’altro apprezzi allo stesso modo (ed anche in questo caso sono fortunato, perché siamo entrambi estimatori dei due fratelli Nolan!), infine aver entrambi visto le stesse puntate senza che nessuno spoileri all’altro nulla! … Mica facile… quante volte capita? E’ come trovare un altro pianeta abitabile come la terra in giro per l’universo e… toh, la Nasa lo appena fatto… sarà un caso?

      P.S. Perché l’hai trasformata in Sabine? Povera Denise… a proposito, un dettaglio inutile ma che penso tu apprezzerai, da uomo che riesce vedere attraverso le righe… lo sapevi che il cane “danese” presente in PoI è il cane della Thè anche nella vita reale?
      Ciauz!

      P.P.S. Mi sono ricordato della tua professione e questo ti permette di capire meglio la sottigliezza del titolo originale della meravigliosa puntata 4×11… “If-then-else”, tradotto con “l’opzione giusta” con la metafora della partita a scacchi e la fuga dalla Borsa di New York…

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      • Ho appena finito di vedere la 4° stagione di PoI. Che dire… cliffancher mica male nell’ultimo episodio…. Mannaggia a loro e al tempo che mi toccherà aspettare per vedere il proseguo delle gesta del Signor Reese, di Harold, Root e compagnia bella…

        Come ti scrivevo l’altro giorno, il livello di scrittura di questa serie resta sempre altissimo. Nonostante i tanti fili e i tanti personaggi (molti dei quali anche nuovi e introdotti in quest’ultima serie) la storia regge e – cosa ancora più importante secondo me – anche il ritmo della narrazione resta ottimo.
        Ad esempio ho molto apprezzato un crescente senso di angoscia per il destino dei protagonisti principali che, per la prima volta in tutta la serie, trasmettono allo spettatore l’impressione di poter effettivamente morire. Fino all’episodio cardine di tutta la 4 stagione (If Then Else) si ha l’impressione che Mr. Reese sia praticamente immortale ed imbattile. Lì per la prima volta ne scopriamo la debolezza (esacerbata poi dallo splendido episodio 4×20 col meraviglioso titolo in latino “terra incognita”) e la mortalità. Quell’impressione ci accompagnerà per tutti gli episodi restanti e si diramerà anche su tutti gli altri protagonisti. Un cambio di registro netto rispetto al passato (molto coheniano, se mi passi il parallelismo, visto che nei loro film è perenne l’impressione di una spada di damocle che uccida qualcuno) che però risulta gradevolissimo e azzeccato.

        Ecco, cambiare registro e tono di narrazione senza sconvolgere lo spettatore e anzi avvincendolo ancora di più, è il segno inequivocabile che chi tieni le redini di questa serie è veramente cazzuto.

        PS: il refuso SABINE-DENISE credo sia dovuto a un lapsus dovuto ad un incontro casuale avvenuto qualche giorno. Ho incontrato una ragazza – pardon, ormai una signora visto che è molto vicina alla tua età – di nome SABINA, per l’appunto. Quando ero ragazzino lei era di una bellezza devastante e tutti noi “piccoletti” la consideravamo alla stregua della Miranda di Tinto Brass (non che fosse di facili costumi eh… era semplicemente il sogno erotico di tutti quanti…).
        Ecco, vederla invecchiata (e francamente un po’ male…) mi ha lasciato interdetto, con buona pace della Signora The, chè a me basta continui a scrivere copioni meravigliosi anche per le rimanenti 12 puntate di PoI 😀

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        • “Miranda”… che poi era anche abbastanza in carne la signora Grandi, mica una Top Model, proprio un sogno pecoreccio di quelli seri da ormone in tempesta… ti capisco!…
          L’altra signora, invece, la nostra The è oramai stata definitivamente promossa, direi, dai nostri rispettivi palati ed è proprio bello scambiarci questi commenti su queste puntate (splendide per un serial arrivato alla sua quarta stagione)… incredibile, anche, quanto siano importanti le collaborazioni giuste, che con uno showrunner attento alla qualità (come Nolan jr.), portano un autore a dare il massimo risultato (non che le puntate scritte dalla The per la già citata più volte “Sarah Connor Chronicles” fossero brutte, ma il successo non arrivò mai)…

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      • Tra l’altro,scorrendo la scheda imbd della nostra signora The, ho trovato altri validi motivi per apprezzarla.

        Le ultime due puntate di tSCC (scritti proprio da lei) nascondono un tributo al mio caro Springsteen, in quanto entrambi i titoli sono identici a quelli di due canzoni del Boss, e se uno di questi non può non esserti noto (Born to run) l’altro è “intercettabile” solo dagli intenditori (Adam Raised a Cain) perchè tale canzone, benchè bellissima e durissima, non è sicuramente tra le sue più famose.

        Al di là di questo excursus, è sicuramente piacevole potersi confrontare sulla scrittura di una serie tv (o di un film ) perchè benchè spesso si sottovaluti la cosa, è proprio il processo creativo degli autori che sta alla base della fortuna di uno show.

        Se fino a una quindicina d’anni fa, chi scriveva i “teleplay” delle serie era un mestierante e poco più (una sorta di logografo, che traduceva le altrui idee basandosi sul rigido canovaccio della più stretta serialità verticale) poi c’è stata una variazione netta del ruolo che ha portato il “teleplay” allo stesso livello dello “screenplay” in quanto a valore artistico, narrativo e, perchè no, letterario). Non è un caso che proprio quando gli sceneggiatori di serie tv presero consapevolezza della loro centralità nello sviluppo e nel successo di uno show, iniziò il braccio di ferro con la major che portò al soffertissimo sciopero che nel 2007 mise in ginocchio tantissimi show (tra cui anche il lost da te citato, con la quarta stagione monca di una manciata di episodi rispetto a quelli originariamente previsti).

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  4. Sulla disney e su ouat non commento… Non l ho mai visto ma… Lo voglio vedere… Indi aspetto di toccare con mano per poi rincorrere questo post e infiltrarmi come un ninja ubriaco. Su lost invece dico la mia. Che e’ uguale alla tua. Siamo di fronte alla più importante serie mai realizzata (dopo twin peaks) . Non sicuramente la migliore… Perché lost e’ tutta nelle prime due stagioni. Da li in avanti (con una terza che viaggia tra alti e bassissimi) il senso di work in progress di cui parli diventa (per me) talmente evidente che si finisce col non prendere piu niente sul serio. Il marketing imperante costringe a deviazioni folli all ultimo minuto e abbandona sottotrame appena abbozzate per poi ricomporle alla meno peggio a seconda degli ascolti e degli umori. 10 e lode per gli inizi, un misero 6 per il finale, dato piu dal cuore che dalla ragione. Scusa il quasi o.t. Ma me l hai servita su un piatto d argento. Il post come sempre è’ ineccepibile. Bravissimo kasa!!

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    • Questo Post che ho scritto mi sta dando delle grosse soddisfazioni e lo sai perché, Lupo?
      Perché il tenore dei commenti è altissimo!
      Anche il tuo qui sopra, ad esempio, non solo non è out of topic, ma è implacabilmente sul pezzo!
      Siamo assolutamente in sintonia, davvero e concordiamo sia su LOST sia su discorso delle fiction in generale!!
      Lo scopo di questo mio post, infatti, non era convincere qualcuno a guardare LOST o OUaT, ma a ragionarci sopra e con te significa sempre sfondare una porta aperta… Ci aspettano grandi cose, Lupo!

      P.S. Alla terza visione di Jupiter (mi devo preparare, eh!), mi sa che ho finito per apprezzarlo più di te… la storia della mietitura mi ha preso in modo notevole e mi da anche una chiave di lettura con cui sto scrivendo un post generale sulla filmografia generale dei due fratelloni e non solo su Juppy…
      Comunque ti svelo un segreto (che sussurro appena, prima che mi sentano…): oltre alla valanga di fascinazioni galattiche, una delle cose che ha risvegliato in me corde emotive pazzesche è stata la storia dei dinosauri… e poi quando ho visto sulla scena quel lucertolone gigante che cerca di fare a pezzi il nostro eroe dalle orechhie da elfo, mi ha tanto ricordato il film di “Super Mario Bros.”, quello con Bob Hoskins e Dennis Hopper… e la cosa bella è che per me questo è un bene e non un male!!
      E’ tutto molto difficile da esplicitare, perché si rischia di essere fraintesi di brutto, come per altro capita agli stessi Wachos (guarda “Speed Racer”…)
      …. Insomma, non potevo stare a guardare e così ho cominciato a scrivere su di loro in generale… se lo meritano!

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  5. Post pazzeschissimo! Di OUaT ho visto solo la prima stagione, ma da quello che poi ho potuto intuire leggendo anche varie news e guardando qualche video promozionale, credo che tu abbia colto in pieno il fascino della serie e le sue infinite possibilità narrative. Non sono mai andato oltre la prima stagione essenzialmente per una questione di tempi e per la necessità di dover rinunciare a qualcosa, ma ho sempre avuto un po’ di curiosità nei confronti della serie. E’ una di quelle serie che probabilmente da ragazzino avrei divorato e avrei amato come le leggendarie serie tv di Hercules e Xena firmate Sam Raimi che un po’ OUaT me le ricorda non so bene perché (forse quella sensazione di magico che aleggia costantemente intorno a persone, luoghi e oggetti). Oggi sono troppo preso dal recupero di filmografie più “urgenti” e quindi non posso che tenere almeno per il momento questa serie in disparte.

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    • Tu, Zack, per me sei una certezza!
      Leggi sempre i miei post, per quanto possano essere lunghi e verbosi e riesci sempre a trovare il modo di elogiarmi!
      Come ho scritto in un commento a suo tempo, io guardo sia al cinema sia in un video molti più film di quelli che in realtà recensisco. Per me ormai guardare i film e fiction e da più di 30 anni quasi una necessità vitale… Solo raramente, tuttavia, faccio recensioni di tipo istant… Mi piace molto di più condividere con i miei amici riflessioni sulle cose, sui meccanismi narrativi, sui massimi sistemi, sulle nostre emozioni.
      Tra i tanti miei lavori, a suo tempo, sono stato anche gestore di una birreria a Bologna… Se oggi io fossi il proprietario di un Midnight Cafè, come quello dell’amico di Constantine, ovviamente, tu avresti senz’altro la Golden Card!

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      • Troppo buono, Kasa! 😀
        Non smetterò mai di dirlo, è davvero un piacere leggere i tuoi post perché sono sempre ragionati e belli consistenti, ricchi di riflessioni e mai semplici racconti. E soprattutto c’è tanta, tanta, tanta passione non solo verso il cinema e la serie tv ma anche nei confronti dello scrivere e condividere i propri pensieri. E poi scrivi bene, Kasa, e lo sai che qua stiamo tutti aspettando che esca un tuo libro, che sia un saggio, un romanzo o qualsiasi altra cosa. Noi lo compreremmo e leggeremmo all’istante.

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  6. OUaT è una serie di cui ho visto un paio di puntate sparse, distrattamente. È una delle milioni di serie che vorrei recuperare, ma che metto puntualmente da parte per lasciare spazio ad alte serie senza un vero e proprio motivo. Ma il senso dell’articolo è chiaro: il legame ormai strettissimo tra media, umori del pubblico e sceneggiatori di serie tv rendono OUaT un successo potenzialmente infinito. In Lost, la colonna portante del mondo del serial moderno, che ho visto, ovviamente, e che ho complessivamente apprezzato, è evidente come la sceneggiatura perda la magia e la perfezione della prime stagioni (in particolare della primissima, che considero un capolavoro), perché l’enorme interesse mediatico ha quasi obbligato gli sceneggiatori a cambiare rotta praticamente dopo ogni singolo episodio. In OUaT sembra diverso. Perché l’universo da cui gli autori attingono offre davvero infinite possibilità e potenzialità enormi. Un po’ l’opposto di quello che sta cercando di fare Netflix, come hai accennato anche tu in questo articolo, come in molti altri commenti, che “rivoluziona”, almeno in parte, il rapporto tra media e serialità, caricando in rete tutte le puntate di una stagione, che, in questo modo, non vengono snaturate dagli umori del pubblico.

    Grande articolo, come sempre!

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  7. Come accaduto già con i commenti degli altri tuoi colleghi ed amici, anche con il tuo commento ho l’enorme soddisfazione di poter condividere riflessioni sulla serialità con persone come te che, non solo conoscono benissimo l’argomento, ma hanno sempre spunti interessanti…
    Grazie tantissimo , Dave, sia della fedeltà che mi dimostri sempre, sia delle considerazioni intelligenti che completano il mio post.

    P.S. Ho recuperato Sense8 e non scriverò nulla (se non nei commenti qua e là) perché la tua recensione è davvero perfetta… Sto da giorni preparando un post sui Wacho brothers, spinto e motivato anche dal tuo articolo… Thanxxx

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