Shin Godzilla – Review by The Butcher

Shin-Godzilla

Il mio amore per il Re dei Mostri e per tutta la sua genia penso di averlo espresso in modo esaustivo in uno dei post a cui sono maggiormente affezionato (Godzilla torna a casa!), scritto proprio in occasione dell’allora imminente uscita nei cinema giapponesi del film che il talentuoso ed appassionato Butcher ha oggi recensito.

Chi mi conosce e mi segue da tempo sa benissimo che, pur essendomi divertito moltissimo nel guardare e riguardare il “Godzilla” diretto da Roland Emmerich, io considero quel film niente di più di una copia raffazzonata di Jurassic Park: quel remake fatto negli usa nel 1998, del film originale giapponese del 1954, non era il Re dei Mostri, non era il Gojira ambasciatore del Sol Levante, no, nel modo più categorico, ma solo una bellissima ed avvincente storia su un lucertolone con le fattezze di un dinosauro che devastava New York.
Nel 2010, il cineasta britannico Gareth Edwards era riuscito nella doppia impresa di riparare il torto inflitto al più famoso tra i kaijū giapponesi e di creare un bellissimo film di azione, in cui alla fine ciò che davvero esce trionfatore, in tutta la sua dignità è proprio il nostro amato mostro.
Tuttavia, malgrado questo splendido film (disponibile tra l’altro già da tempo sulla piattaforma Netflix), i cuori dei veri appassionati di Godzilla erano tutti proiettati verso il film che lo studio cinematografico Toho aveva affidato nel 2015 ai geniali Hideaki Anno e Shinji Higuchi, con il compito proprio di far risorgere definitivamente la leggenda di Gojira.
Ma questa è la storia che vi racconterà Butcher, nello splendido articolo che ho l’onore di ribloggare qui di seguito:

Mi rendo conto che quando questa recensione uscirà il film sarà ormai sparito dalle nostre sale (visto che purtroppo sarà presente solo tre giorni, a meno che non lo rimettano se incasserà bene). Non so quando verrà pubblicato ma immagino molto in là. Sono qui per parlarvi di un film che attendevo con trepidazione da […]

Leggi qui l’articolo originale:  Shin Godzilla — My Mad Dreams


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5 pensieri su “Shin Godzilla – Review by The Butcher

    • Massimo rispetto per le tue opinioni Arcangelo, visto oltretutto che sei in ottima compagnia nel giudicare negativamente il film di Edwards: uno dei blogger che più stimo in assoluto, PizzaDog, espresse a suo tempo opinione identiche e forse anche più caustiche della tua ma questo non toglie che si trattava allora come adesso solo di apprezzamento per scelte stilistiche di un tipo piuttosto che di un altro.

      Da quando 4 anni fa aprii il mio blog qui su WordPress, ho sempre ripetuto, ad ogni occasione possibile, che disprezzo massimamente lo schierarsi cieco verso un cinema troppo autorale ed elitario, schifando quindi quelli produzioni commerciali che puntano solo ad un divertimento popolare ben costruito, ma anche l’altrettanto opposto rigettare ostinatamente quelle pellicole di taglio cosiddetto festivaliero che operano scelte estetiche a volte persino indigeste per il grande pubblico.
      Insomma, non sopporto né i soloni che hanno quasi paura di divertirsi o di vedere gli altri divertirsi, così come non sopporto chi fa della propria ignoranza o pigrizia intellettuale una bandiera di orgoglio.

      Per questo motivo, pur riconoscendone i limiti genetici (basati sul volontario non riconoscimento dei valori del franchise originale), io ho sempre difeso il Godzilla di Emmerich dei miei colleghi, fintamente amanti di un cosiddetto cinema “alto”, che semplicemente si rifiutavano di vedere la grandezza di una messa in scena e di un perfetto coinvolgimento.

      Allo stesso modo, quando uscì il film di Edwards, io andai al cinema proprio nella speranza che questo nuovo reboot della versione statunitense del franchise di Godzilla potesse, nel suo primo capitolo gettare le basi per un ricongiungimento con lo spirito nativo del re dei mostri.
      È per questo che il Godzilla di Edwards resta per me, aldilà della bellezza visiva delle scene (mai messa in discussione nemmeno dai suoi detrattori), un’opera perfettamente riuscita e senza sbavature: sin dai primissimi minuti di film ci viene, infatti, presentata una minaccia terribile ed incombente, causata da mutazioni genetiche e da contaminazioni radioattive, una minaccia di fatto creata dall’uomo, contro la quale i mezzi dell’esercito non riescono a creare adeguato contrasto, mentre sullo sfondo, lentissimamente, comincia a palesarsi l’idea quasi oltraggiosa che la natura stessa abbia in serbo un miracoloso antidoto e tale antidoto è proprio Godzilla; nel film non mancano assolutamente scene di catastrofismo e distruzione, ma per scelta narrativa queste sono legate al mostro (anzi, ai due mostri!) che deve essere combattuto, mentre la figura dell’eroe, del salvatore della situazione, viene centellinata ed appare solo alla fine in tutta la sua maestosità, lasciando poi alle pellicole che verranno successivamente a questo primo capitolo (almeno così era previsto), il compito di raccontare le nuove avventure.

      Ora invece, Arcangelo, ti devo chiedere scusa, perché a fronte di una tua educatissima e brevissima notazione, io ti ho rovesciato addosso tonnellate di parole, dettate ahimé dal mio animo di appassionato!
      Sappi però che alcune delle più grandi amicizie, che ho proprio stretto qui su WordPress, si basano su scontri fortissimi avuti intorno ad alcuni film, che io consideravo capolavori assoluti e che altri miei colleghi consideravano invece delle merde indefinibili! Pur non avendo cambiato idea nessuno dei due contendenti, l’amicizia e la stima reciproche ne sono uscite paradossalmente rinsaldate…
      Scusa ancora per la superbia e grazie invece per essere mio lettore!

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      • Nessun problema, spesso mi capita di scrivere anche di più in certe risposte!
        Tornando a Godzilla anche io non mi vergogno di dire che quello di Emmerich mi piace molto, lo vidi al cinema da bambino, comprai la vhs, mi diverte ogni volta guardarlo ed è inutile dire che per me, al di là del nome o della fedeltà, funziona! Quello di Edwards invece ritengo che non sappia esattamente cosa voglia essere o forse che non è stato un film del tutto onesto, come invece lo fu il precedente. Mi spiego, parte con dei presupposti e un certo tono, prendendosi fin troppo sul serio con tutta la parte relativa a Cranston per poi abbandonarla totalmente con il personaggio rendendola di fatto obsoleta per la resa del film, di quello che diventa effettivamente una volta che il personaggio di Aaron-Johnson prende le redini.

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