The Gathering Vol. 19: Reunion, Side A

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Il sottotitolo di questo post avrebbe potuto essere “La Morte è sopravvalutata”, visto che qui parleremo di come cristallizzare il momento del decesso attraverso la perfetta imbalsamazione, di come rinascere a nuova vita dalle proprie ceneri ed infine di come aggirare il tristo mietitore, resuscitando e girovagando sotto forma di ectoplasma.

Senza ulteriori indugi, lasciamo quindi spazio al capitolo 16 del nostro Gathering ed a seguire l’attesissimo terzo Chronicle del maestro Gregoroni!


Titolo-Capitoli

Le-Mummie-di-Gottfried-Knoche

Incredibile…” mormorò a bassa voce Anthony Hopkins, mentre osservava perplesso ed affascinato il Banco de la meditación, nomignolo con cui è ancora oggi indicata una piccola panchina in cemento bianco, situata appena fuori della cripta dove furono sistemati i cadaveri mummificati della famiglia Knoche: su quel sedile, la fedelissima infermiera Amalie Weiman si era fermata ogni giorno, nei 25 anni successivi alla morte dell’ultimo abitante della casa in cui aveva servito, a ricordare il suo mentore ed i suoi congiunti, i cui corpi lei stessa aveva contribuito a preservare per sempre, usando proprio quella misteriosa e portentosa formula per l’imbalsamazione dei cadaveri, per la quale il nome del suo inventore è tutt’ora avvolto in un alone di mistero e di leggenda.

Inserite nel contesto più ampio del Parque Nacional El Ávila (lo splendido polmone verde che, con i suoi boschi lussureggianti, dà ossigeno alla città di Caracas), le rovine della villa e del laboratorio del chirurgo tedesco Gottfried Knoche sono oggi una meta turistica molto particolare, per chi abbia voglia e forza per affrontare un’arrampicata di almeno 30 minuti, in mezzo alla vegetazione ed al caldo, tragitto senza dubbio difficoltoso, ma non evitabile, nemmeno se si è partiti dalla capitale muniti di un fuoristrada a trazione integrale, perché, dopo aver attraversato Boca Tigre ed essere arrivati al settore di San José de Galipán, si deve comunque lasciare qualsiasi mezzo meccanico ed inerpicarsi a piedi per lo stretto sentiero che conduce infine al mausoleo.

Trilce Marsh Vázquez si trovava in quel luogo per uno scopo preciso e con un compito molto più elevato che non cercare di scoprire chissà quale mistero: era là per fornire quel particolare conforto che solo una Vodoo Queen è in grado di portare a degli spiriti altrimenti irrequieti, qualcosa che nel nostro piano materiale di esistenza sarebbe l’equivalente di una carezza caritatevole e di un addio commosso.
Per questo, anche se già molto tempo prima aveva percepito l’avvicinarsi di Hopkins e degli scagnozzi al suo seguito, si era ugualmente decisa a restare in quella cripta, in piedi, vicino ai loculi semi-cilindrici che un tempo avevano ospitato tutte le mummie della famiglia Knoche, oggi solo parzialmente ricomposte dai curatori del sito storico, dopo che per anni i vandali ne avevano fatto scempio, sparpagliandole nel parco antistante.
Il tuo padrone ti ha fatto sudare non poco per arrivare a piedi fin quassù” sibilò Trilce, parlando senza girarsi verso l’uomo bianco che nel frattempo era entrato nella cripta dalla porta alle sue spalle.
L’attempato attore inglese inclinò la testa verso il basso, sorridendo a denti stretti, come chi cerca di mantenere un contegno anche dopo essere stato smascherato nei suoi intenti: “
Si, una lunga camminata effettivamente… ma nulla che non potessi affrontare con un abito in fresco lino ed un cappello Panama per ripararmi dal sole
Toccando delicatamente la tesa del copricapo con le dita della mano destra, quasi a saggiarne lo spessore, aggiunse poi sorridendo: “
Questo, ad esempio, lo hanno confezionato a mano nella città di Cuenca, in Ecuador…
Ah, dimenticavo!”, disse ancora, con fare teatrale, “ovviamente l’aiuto maggiore mi è stato offerto da questi supporti articolari, gentilmente offerti dai laboratori di biomeccanica del mio… padrone!
Tirando su una gamba del suo pantalone leggero, Sir Anthony mostrò a Trilce delle staffe che ruotavano attorno al polpaccio, arrampicandosi luccicanti verso la coscia: “
una specie di parziale esoscheletro, in grado di farmi correre in salita, se solo volessi, più velocemente persino di un campione di WMRC!
La lunga gonna di Trilce si mosse, come se tutta la sua persona avesse fatto una piroetta danzante, ma la nostra Regina non si era in realtà mossa di un millimetro dal centro della cripta, tanto che per un breve istante Hopkins pensò che ella non fosse davvero lì dentro con lui, in quella stanza, immaginandola più come una proiezione o un ologramma, anche se poteva vedere distintamente la sua ombra, proiettata sul pavimento in terra battuta.
Non hai alcun rispetto” gli disse infine Trilce.
Parli del mio cappello? Devi perdonarmi se non me lo sono tolto entrando, ma non vedo nessuna signora a cui rendere omaggio… davanti a me c’è solo una concubina del demonio… un abominio che abusa dei suoi poteri per calpestare l’umanità… ma in fondo, Trilce, potresti anche rivelarti utile e magari ritagliarti persino un ruolo di primo piano nella tragedia che stiamo mettendo in piedi…
L’uomo aveva pronunciato quelle frasi offensive ed aggressive con la calma misurata del potente che sta per sferrare un attacco irrefrenabile: di colpo il cielo fuori della cripta si oscurò, coperto dalla sagoma di un gigantesco aeromobile che stava planando sulla tenuta, ululando in modo crescente ed abbagliando il terreno, con i suoi proiettori inferiori, di una sinistra luce giallognola, che penetrò fin dentro la tomba di famiglia.
Abbandona al loro patetico destino quel gruppetto di scribacchini super-dotati!”, urlò Anthony Hopkins per compensare il crescente fragore del velivolo all’esterno, simile ora ad un gigantesco aspirapolvere della Dyson: “Tu sei un tramite tra due mondi e sai benissimo che questo in cui siamo ora sta per avere un nuovo dominatore!! Non sprecare il tuo tempo!
Al rumore delle turbine, si erano poi aggiunti i colpi sordi e le vibrazioni di un vero e proprio esercito di soldati che stava sbarcando con la propria attrezzatura da combattimento, atterrando sul prato e sistemandosi tutto attorno alla villa.
In pochi minuti tornò infine il silenzio e persino il bagliore artificiale, che aveva squarciato la penombra della cripta, fu come riassorbito nell’umido grigiore delle mura ammuffite della tomba.
Il vecchio interprete di origini gallesi si accostò ad una delle mummie adagiate nel suo nudo sepolcro, ovviamente non l’originale, ma una sua ricostruzione: “
Il tassidermista di Dio”, disse in modo enfatico, “così hanno definito il dottor Knoche, per la sua incredibile capacità di cristallizzare l’aspetto fisico delle sue mummie senza nemmeno svuotare i corpi dalle loro interiora… Soldati, uomini politici, artisti, ma anche perfetti sconosciuti, uomini i cui cadaveri non furono mai reclamati: tantissimi furono oggetto del suo straordinario lavoro…
Trilce seguiva con sguardo severo il suo inatteso ospite che, mentre parlava, si stava anche lentamente avvicinando a lei, dissimulando con noncuranza il suo incedere, ma la manovra circospetta non era sfuggita agli occhi corvini della nostra Vázquez, sotto alle cui lunghe ciglia aleggiava un inquietante e strano bagliore luminoso, cangiante dal rosso al blu.
Per gli indigeni Gottfried Knoche era un benefattore!” continuò Hopkins, parlando del prodigioso medico tedesco, quasi fosse quello davvero lo scopo della sua visita, “un medico filantropo, che aveva donato tutto se stesso per aiutare i malati ed i bisognosi, sacrificando evidentemente anche le aspirazioni sociali della sua ricca famiglia borghese, venendo a vivere in questa landa povera e desolata…ma era anche un testardo ricercatore, che conduceva notte e giorno esperimenti, per affinare la sua formula segreta per la perfetta imbalsamazione!
Il prestigioso ex-membro della SAG, ora venduto ad Ezekiel, fece una breve pausa per togliersi il cappello ed asciugarsi la testa umida di sudore, passandoci sopra un fazzoletto con la mano destra. Quindi si rimise il cappello, con quel modo affettato che sembrava imitare lo stile Humprey Bogart e proseguì: “
Eccoci infine al suo capolavoro… la mummificazione di se stesso… compito che affidò alla sua assistente più fidata, la devota Amalie, che su precise istruzioni inoculò a Knoche il misterioso liquido, mentre questi era ancora vita, anche se senza più alcuna speranza di guarigione…
Era oramai arrivato vicinissimo a Trilce, praticamente di fronte. Allungò lentamente un braccio, per sfiorare uno dei veli che la vestivano e che si muovevano da soli, come sospinti da una brezza sommessa, tuttavia inesistente.
Con una timida aria di sfida, come un giovanotto che deve farsi coraggio nel dichiarare il proprio amore, la guardò dritto in viso e le chiese: “
Il dottor Gottfried Knoche fu un eroe della scienza medica, ma anche una persona ossessionata, un folle che collezionava morti…e tu, regina, cosa ami collezionare?
In tutta risposta, con un movimento di rara eleganza, Trilce ruotò delicatamente su se stesso il suo avambraccio sinistro, inclinandolo poi verso il basso, come a far scendere verso la mano degli invisibili bracciali circolari ed effettivamente delle anelle di luce bluastra, appena percettibili, si mossero come in un soffio, arrestandosi tutte assieme sul polso, bloccate da una serie di perle luccicanti, incastonate con delle punzonature argentee infilate direttamente nella pelle.
Quei gioielli sembrano dei percing molto particolari” disse con tono pacato il suo interlocutore, “ed anche molto preziosi, direi…
Sono anime” sentenziò gelida Trilce. “Anime di defunti offerte a me in dono da una divinità sotterranea, in cambio della mia compagnia… ma questo è accaduto una vita fa” ed accompagnò quest’ultima frase con un sorriso beffardo, girandosi maliziosamente di tre quarti.
Quando però, dopo un brevissimo istante, tornò a fissare il suo interlocutore, fu come se Dio avesse spento il sole ed il gelo dello sguardo della Regina Vodoo era divenuto il gelo nel cuore di Hopkins, che ad ogni secondo che passava si rendeva sempre più conto di essere in presenza di un’entità a metà strada tra il nostro mondo e quello sovrannaturale, mettendo in discussione tutto quello in cui aveva sempre creduto.
Quindi, con una voce che risuonò come un’eco rimbombante tra le pareti, lei gli parlò: “
So bene che Ezekiel sta assumendo il governo di questo mondo, che possiede le ricchezze da cui dipendono gli eserciti, che controlla i governi ed i flussi migratori, che decide le rivoluzioni e le repressioni, che gioca con la vita e le speranze di miliardi persone e soprattutto so anche che da anni, dopo aver usato i suoi scienziati ed i suoi medici per bloccare il decadimento cellulare e vincere la morte, sta cercando di spingersi ancora oltre, ponendosi come giudice supremo di tutte le anime e costruendo il suo inferno sulla terra, ma il mondo degli spiriti è regolato da forze che sfuggono al suo controllo e che non possono essere comprate, in alcun modo possibile!
E allora regalagliele tu, Trilce!”, esclamò di colpo Sir Anthony. “Unisciti a lui e salva i tuoi amici da una morte certa! Usa i tuoi poteri per aprire ad Ezekiel le porte dell’aldilà e poi siediti al suo fianco per governare assieme questo mondo!! Nessuno potrà fermarvi ed anche tutte le ingiustizie di questa vita, che tu tanto odi ed i cui torti cerchi ogni volta a tutti i costi di evitare, semplicemente non avrebbero più luogo, perché assieme voi due deciderete che è così che dovrà essere!
L’eccitazione che gli aveva pompato adrenalina nel cuore, tanto da fargli urlare quelle parole proprio in faccia alla persona che in quel momento temeva di più al mondo, dopo il suo padrone, si trasformò in disagio quando Trilce si limitò ad osservarlo in silenzio.
Poi, senza aprire la bocca, ma solo fissandolo dritto negli occhi, lei gli rispose: “
No
Anthony Hopkins chinò di colpo la testa, con movimento costruito, come fa chi vuole sottolineare la frustrazione di aver udito la cosa sbagliata una volta di troppo: “
No? Ma lo sai che non hai speranze? Hai pensato bene che nessuno voi ha speranza contro Ezekiel? Che continuare a combatterlo e a contrastare i suoi piani significherà solo accumulare dolori e morti inutili tra di voi?
Trilce continuava a guardarlo in silenzio, come se stesse comunque soppesando le sue parole.
Ciò che Ezekiel è in grado di mettere in campo contro i tuoi presunti eroi blogger è la macchina da guerra omicida più potente ed articolata che l’uomo abbia mai visto!! Scontrarsi con lui non sarebbe una battaglia, ma un suicidio!!!
Infine, quasi stremato da quella conversazione a senso unico, l’uomo rivolse un’ultima preghiera alla Regina Vodoo: “
Smetti di aiutarli, smetti di negarti a lui… nessuno di voi ha il potere per fermarlo davvero…
Inaspettatamente Trilce Marsh Vázquez aprì la bocca e gli parlò: “
Hai ragione, nessuno di noi ha questo potere, ma so chi potrebbe averlo…
Mentre il servo di Ezekiel, ancora stupito e spaventato per quell’affermazione temeraria, la continuava a fissare a bocca semi aperta, quella donna, che lui aveva avuto la sfrontatezza di definire prostituta infernale, chiuse gli occhi e cominciò rapidamente a sfumare dentro un’aura di luce bluastra e quando i suoi contorni stavano per svanire definitivamente, la sentì dire: “
Il nostro incontro è finito. Ti rivedrò all’inferno.
La luce scomparve e con essa Trilce, lasciando da solo nella cripta l’uomo con il cappello Panama e l’abito di fresco lino, mentre udiva provenire i rumori dei soldati che accorrevano inutilmente sul posto.

Liza si drizzò sul divano, dove si era sdraiata pochi minuti prima, distrutta dalla stanchezza.
Chi mi chiama?” urlò alla stanza deserta. “Non potete lasciarmi in pace qualche ora?
Ruotò la testa leggermente, quasi a cercare di cogliere le onde sonore lontane di qualche voce indistinta, mentre corrucciata in volto cercava di capire se la voce che aveva appena udito non provenisse per caso da dentro la sua testa.
Qui ci vuole un caffè, ma uno bello forte…” borbottò a voce alta, sapendo bene che nessuno la stava sentendo.
Liza!” di nuovo quella voce, ma questa volta era sveglia e sapeva che non veniva da fuori e nemmeno da un prodigio… uno di quei cosi che solo PizzaDog vedeva e che usava come telefono senza fili…
Non rimanevano molte alternative, cazzo! Sapeva chi la stava chiamando ed anche se una piccola parte di sé, quella razionale, la faceva sentire un po’ stupida nel vedersi parlare verso il guardaroba, ugualmente domandò ad alta voce: “Trilce! Ti sento… che succede?
Preparati, stanno per venire a prenderti!” Poi, come se non fosse tutto già abbastanza assurdo, la Vodoo Queen continuò: “Non dimenticare di portare con te la tua Katana… Dobbiamo ridare un corpo a quell’anima e far nascere una Fenice dalle ceneri!
La voce nella testa di Liza tacque di colpo e ritornò il normale brusio di sottofondo.
Una Fenice, niente meno…” Liza questa volta si ritrovò a sorridere, mentre si dirigeva verso il guardaroba, dalla cui oscurità estrasse la lama luminosa che tanto faticosamente aveva fatto recuperare al golem samurai e che ora finalmente sarebbe tornata a giocare il ruolo che il destino le aveva riservato.


Un bel peperino la nostra Trilce, non c’è che dire!
In questo momento sono sicuro che stiano anche fischiando fortissimo le orecchie della tenace e combattiva Liza, oramai costretta ad assistere alle magie più oscure e spaventose in circolazione… roba da far accapponare la pelle ai più temerari…

Avevamo annunciato anche il nuovo diario di viaggio di Gianni Gregoroni ed eccolo, dunque, in tutta la sua magnificenza storica, tra guerre sante, spadoni, santoni, combattimenti e… Vin Diesel!


Titolo-Chronicle

Maestro-e-Alievo

C’è qualcosa nell’aria, anzi no è nella mia testa, che mi dà fastidio, la sensazione che ci sia ancora una voce: il messaggio di PizzaDog mi ha lasciato ancora più vuoto di come mi sento quando rientro nel corpo. Ho ancora in mano il panno con cui stavo passando l’olio…
Ma come è successo tutto?
Semplicemente l’amico Vin mi ha riportato indietro, dentro il mio corpo e subito sono ritornato al presente, alla concreta esperienza diretta che i miei limitati sensi mi danno.
Peccato non avere né visto né sentito cosa stesse facendo Ezekiel, ma poco importa ora.
Ricacciato indietro, senza fare troppe domande, seguo l’energumeno nella sua muscle car – dannazione, ma allora è vero che guida questi ferri – e subito vengo sbattuto indietro dall’accelerazione.
Ehi, grazie, ma sono ancora un po’ troppo scosso per subire il quarto di miglio sulla schiena!“, faccio.
Allora, cosa hai visto quando eri fuori?” Domanda con voce scura.
Non so cosa rispondere, quantomeno non ancora, perché non so di chi fidarmi e sinceramente non so come descrivere quanto ho visto: “Ho visto Ezekiel arringare quella piccola folla di vip, di piccole personalità della città e della contea
Brutte cose?
Annuisco.
Lo sospettavo… Sei abbottonato, questo mi fa capire che non c’è da fidarsi di nessuno, nemmeno di me.
Non posso che sorridere: “Quello che ho visto va oltre la mia capacità di capire le cose. C’è in atto un qualcosa di potente che, se vogliamo, può venire definito diabolico e sì, non mi fido di nessuno, tranne di quei pochi con cui ho condiviso il pensiero.
Capisco.
I minuti seguenti li passo in giro per la città, poi per strade secondarie e alla fine in una specie di magazzino di periferia di cui Vin ha il telecomando del cancello automatico.
Ci fermiamo davanti alla saracinesca dello stabile. Le ventole di aerazione in alto, nelle finestre sbarrate, si muovono cigolando, gomme consumate di auto sportive sono ammucchiate in un angolo del piazzale.
Ti lascio il mio numero speciale. Forse ti dovrò scarrozzare ancora in giro.
Prendo il foglietto: “Grazie.
Prima che me ne vada, queste sono le chiavi e…” va verso il bagagliaio dell’auto “…Questo borsone è tuo.
Sobbalzo, aguzzo la vista. Quel borsone è mio, ma era a casa mia o meglio in quella che fino al giorno dell’incidente era casa mia. Lo prendo. E’ pesante come lo ricordo.
Mi guarda con un ghigno, forse un sorriso.
Come diamine…
Non devi ringraziare me ma la Legacy.
Entra in auto, che mette in moto, fa retromarcia fuori dal cancello e sparisce col motore che tuona e le ruote che stridono.
Sono lì da solo, col borsone, le chiavi, il magazzino.
Schiaccio il pulsante del telecomando del cancello, che lentamente si chiude e poi cerco la chiave della saracinesca.
Apro ed entro, nel buio. C’è qualcosa che mi fa prudere la nuca, non è mai stato il mio stile agire direttamente, ma probabilmente questa volta dovrò farlo.
Mi muovo nella semi-oscurità all’interno di quella che probabilmente era un’officina. Trovo un ripiano, un tavolo da lavoro, ci appoggio il borsone e lo apro. Dentro so già cosa troverò.
Ironia della sorte, sul tavolo ci sono rimasugli di carta abrasiva e vicino ad una parete un bidone di lubrificante per ingranaggi. Mi ci avvicino, ora posso anche smettere di zoppicare, vedo nel bidone un po’ di liquido scuro, sorrido, amaramente.
Diamoci da fare!” dico rivolto a me e al silenzio vuoto dell’officina.

Apro la zip e ripenso al passato, dentro c’è la mia vecchia spada, avvolta nel panno di lino.
E’ passato del tempo, davvero tanto tempo da quando ho eseguito questi gesti: prendere la lama, mettervi alcune gocce di olio, passare la carta abrasiva, poi togliere il nero con un panno pulito e di nuovo l’olio. Ricordo l’odore dell’olio di pietra, come lo chiamavamo noi il petrolio in quel secolo. Di tempo ne è passato e questo probabilmente è olio sintetico, ma la spada è sempre la stessa. Già la spada…
Guardo nel vuoto e ricordo.
La nave dalle vele quadrate che mi aveva portato in Sicilia era approdata a Milazzo dopo non poche peripezie. Io avevo vomitato anche il cuore, mentre l’anima l’avevo persa in Calabria qualche settimana prima, difendendomi dalle accuse di stregoneria.
Una storia assurda iniziata poco dopo aver difeso un vecchio cerusico da qualche parte sulle montagne. Ne ricordo ancora la faccia. Si chiamava Nataniele, chissà dov’è finito quell’uomo basso dalle dita grosse e gli occhi nascosti dalle ciglia.
Guardo ancora la spada… E’ da allora che non rivedo questo arnese, da quei giorni in cui tentavo l’avventura in Terra Santa e nemmeno sapevo il perché, tranne forse che ero abbastanza giovane, non abbastanza saggio e soprattutto terzo figlio di un nobilotto da poco.
Non ricordo bene cosa feci di preciso nei giorni successivi, avevo la testa piena dei pensieri miei e del carceriere, tanto da andare spesso in confusione e perdermi.
Se la spada è qui è per ricordarmi quei giorni, per ricordarmi di come sono finito praticamente sgozzato sulle alture dell’Aspromonte e su come mi sono liberato. E’ lì che ho scoperto cosa potevo fare veramente, è lì che ho incontrato Nataniele.

L’uomo stava curando alcuni viandanti che percorrevano la via per il mare, come facevo io, quando si era presentato un ragazzetto. Non so come sia andata davvero tutta la faccenda, non so cosa sia successo veramente, però ho visto Nataniele seguire il ragazzo col volto preoccupato. Avevo visto in azione quell’uomo e solo ora so che sapeva ridurre fratture, curare con le muffe, cucire le ferite con aghi sterili. All’epoca mi sembrava solo un bravo cerusico, un uomo di cuore che accorreva per pochi spiccioli e un pasto dove occorreva, ad altri appariva come uno stregone.
Lo rividi il giorno dopo incatenato. Domandai cosa fosse successo, mi risposero che era un diavolo, che aveva fatto respirare un bambino morto e salvato una donna che già aveva visto la porta degli angeli.
Perplesso e soprattutto infastidito, cercai di parlare in suo favore, in fondo non mi sembrava possibile. Per risposta venni scacciato in malo modo. Fu questo a farmi agire quella notte, non perché io volessi impedire un’ingiustizia, ma solo perché mi avevano trattato in modo non consono al mio rango.
Alla fine però fui preso, tradotto in catene e imprigionato insieme all’uomo che volevo salvare. Fu lì che lui mi spiegò che dovevo morire per salvare la vita di entrambi.
Era ovviamente un pazzo, pensai…
Mi si avvicinò: io ero legato mani e piedi, mentre lui solo ad una gamba e con un piccolo pezzo di metallo tagliente che aveva nascosto, mi tagliò la gola.
Furono i secondi più terribili della mia vita, vedere questo folle avvicinarsi, non riuscire a muoversi e sentire la lama che morde la carne, il sangue sprizzare, il calore tra le dita, la vita che scorre via.
Quando uscii per la prima volta dal mio corpo e vidi il mio cadavere e soprattutto sentii parlare il mio assassino, fu la seconda più grande sorpresa di quel giorno!
Mi spiegò come lo avesse sempre saputo, mi disse chi pensava io fossi e mi spiegò come fare per liberarci e soprattutto mi spiegò dove trovare i suoi effetti, la sua borsa con le erbe.
Quello che seguì lo ricordo come una sequenza di immagini, spezzoni di pellicola dai pochi colori… Entrai nella testa di uno dei carcerieri, rimasi dentro il suo corpo in spirito, praticamente lo muovevo come un burattino. Quella notte andai ospite del corpo del carceriere fino al luogo dove avevano buttato gli averi di Nataniele, trovai anche la mia spada, poi guidai lo sfortunato alla cella il tutto con una facilità di cui tutt’ora non mi capacito e poi ci liberai.
Il cerusico, mentre legava il carceriere, mi disse che erano anni che si preparava a quell’evento, lui sapeva. Con delle misture che ora conosco bene, fuse di nuovo lo spirito nel mio corpo.
Rientrare nel mio guscio di carne fu una sensazione che non dimenticherò mai, soprattutto non dimenticherò mai la confusione di pensieri: una parte minima dei pensieri dell’uomo di cui mi ero servito era rimasta in me, ma fortunatamente se ne andò ma ci vollero giorni.
Scappammo via, in fretta, nell’oscurità, andammo tra le montagne, dove restammo rintanati. Come fummo distanti dal pericolo mi toccai la cicatrice sul collo che si rimarginava velocemente e vomitai.
Restai con il vecchio cerusico per dodici giorni. Questi mi spiegò tante cose, ma della pericolosità del restare nel corpo degli altri, quello l’ho imparato da me, molto tempo dopo.
Fondersi col corpo ospite implica il pericolo di perdere il proprio, ma significa anche potere usare il corpo di un’altra persona, appropriarsene letteralmente.
Ecco, è questo il mio vero peccato. Questo, il non volere morire e usare perciò il mio potere per entrare in corpi nuovi e vivere praticamente per sempre.

La spada ora è qui: di ritorno dalla Terra Santa, io l’avevo lasciata nella casa di mio padre, quindi se è qui può solo significare che ciò che dobbiamo affrontare è molto più grave del previsto e che soprattutto conosce la mia storia…
Però mi chiedo: che se ne fa un guscio vuoto come sono io di una spada di acciaio vecchio?
Nel mio passato non c’è solo questo ovviamente: c’è l’incidente, il motivo per il quale con questo corpo io devo fingere di zoppicare, il motivo per il quale Emma, ha tentato di uccidermi o per la precisione ha tentato di uccidere qualcuno con le sembianze di suo padre.
Ma questa è davvero un’altra storia.
La lama è lucida adesso, sorrido…
Nataniele a ripensarci adesso assomigliava a Giancarlo Giannini.
Credo sia giunto il momento di concentrarmi e…
Un suono, il cellulare squilla.
Rispondo e resto di sasso. E’ Nataniele.
Certe cose ritornano e così anche io” mi dice, ridendo.
La linea cade, il prodigio di Lapinsù mi dà una sferzata violenta, segno che vuole tutta la mia attenzione.
Eccomi” rispondo, “dove si va stavolta?


Ancora una volta, questo è tutto, gente!

Non dimenticate che potete scaricare tutti Capitoli e tutti i Chronicle usciti fino ad ora sotto forma di due distinti file pdf, in cui la narrazione è presentata sotto forma di romanzo:

Collegamento alla versione integrale ed aggiornata dei Capitoli:

Kasabake-The-Gathering-I-capitoli

Collegamento alla versione integrale ed aggiornata dei Chronicles:

Kasabake-The-Gathering-Chronicles


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71 pensieri su “The Gathering Vol. 19: Reunion, Side A

  1. E’ curioso che tu abbia nominato Anthony Hopkins, perché tra 2 giorni ho intenzione di rivedere un suo film: infatti Mercoledì alle 21:10 danno Il rito su Italia 2.
    Questo titolo fa parte dei tanti film che Anthony Hopkins ha girato negli ultimi anni, e che hanno fatto schifo un po’ a tutti. Sono pienamente ascrivibili a questo nutrito filone anche Tutti gli uomini del re, Premonitions, Conspiracy – La cospirazione… e il bello è che io ho apprezzato molto tutti questi titoli, non ce n’è uno a cui darei meno di 3 stelle. Vabbé che non sono uno spettatore esigente e quindi il mio parere ha scarso peso, ma anche mettendomi nei panni di uno spettatore ipercritico davvero non riesco a capire perché questi film sono stati ritenuti deludenti.
    Forse proprio la presenza di Anthony Hopkins nel cast ha generato delle aspettative troppo alte: quando sulla locandina c’è un nome come il suo la gente si aspetta sempre un filmone, e di conseguenza, se si trova davanti un film “soltanto” discreto, inevitabilmente esce dalla sala con l’amaro in bocca.
    E’ lo stesso problema che hanno Al Pacino e Robert De Niro, e infatti anche i loro film da molti anni a questa parte ricevono più stroncature che lodi. Tra questi 2 però c’è una differenza fondamentale: Al Pacino ha fatto flop in dei film con delle velleità artistiche, De Niro invece si è prestato a dei film dichiaratamente trash, e quindi in un certo senso le recensioni negative se le è andate a cercare.
    Forse il più furbo di tutti è stato Jack Nicholson, che quando ha smesso di trovare copioni alla sua altezza si è praticamente ritirato. E il bello è che nessuno se ne è accorto: ormai fa parte della cultura pop in modo così profondo che se giri su Internet trovi più post su di lui che su altri attori con 3 film in uscita.
    Tornando ad Anthony Hopkins, per fortuna questo grande attore si è preso la rivincita sul piccolo schermo, interpretando un ruolo centrale nell’acclamatissimo Westworld. Anche Al Pacino e Robert De Niro potrebbero tornare presto alla ribalta, se andasse finalmente in porto il progetto di Scorsese di farli recitare insieme in un gangster movie. Lo stesso Jack Nicholson dovrebbe tornare sul set a 7 anni dall’ultimo film, per il remake di Vi presento Toni Erdmann. Insomma, è un periodo in cui stanno tornando sotto i riflettori dei grandi talenti un po’ sbiaditi dal tempo, e la cosa mi fa enormemente piacere. 🙂

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    • Anthony Hopkins è un titano, un interprete meraviglioso e possente (non a caso presente sin dall’inizio nel mio Pantheon dei Top 2 Actors) il cui carisma si percepisce a pelle anche in film dove la parte affidatagli non gli concede particolare spazio interpretativo, almeno sulla carta, ma nei quali egli cerca sempre di esprimersi al meglio e questo perché Hopikins è un vero artista, la cui umiltà gli permette di recitare qualsiasi copione, senza alterigia o superbia, mettendosi in gioco e dando il meglio.

      E’ evidente che un grande regista, specie quando lavora su un grande copione, possa mettere in scena per un attore la parte perfetta: quando David Lynch fotografò il nostro divo in Elephant man, questi potè regalare al cinema una maschera di dolore cinico ed imperturbabile che meglio di tanti articoloni pomposi sapeva parlare del distacco amorale della medicina, così come indimenticabile fu il ruolo di padre quasi impotente di fronte alla violenza che l’immenso Michael Cimino gli disegnò attorno nel sottavalutatissimo (seppur copiatissimo) Desperate Hours ed ancora diciamolo a voce alta che grandissimo regalo Jonathan Demme fece ad Hopkins quando lo diresse nel suo The Silence of the Lambs, dandogli fama planetaria ed imperitura memoria per aver costruito sullo schermo un archetipo del serial killer!

      Io spesso ho visto dei film solo perché c’era il nostro attore nel ruolo principale (come per quello che a mio avviso è il suo picco artistico ovvero il ruolo di maggiordomo in The Remains of the Day di James Ivory, per altro affiancato da un’altrettanto brava Emma Thompson) e sono sempre rimasto affascinato dalla sua recitazione: se infatti è certamente facile applaudire al character del papà pieno di buoni sentimenti paterni e spirito di abnegazione in un film di straordinario successo popolare e grondante passione (come tutti i film di Edward Zick, ottimo artigiano ma con la mano molto pesante in quanto a retorica strappa-lacrime e strappa-applausi) come Legends of the Fall, è meno facile capire quanta perizia Hopkins ha messo nel tratteggiare un magnifico Alejandro Murrieta nel mainstream The Mask of Zorro di Martin Campbell (uno dei tanti reggi-pancia di Spielberg); allo stesso modo, è ovvio che il suo Hannibal sia potente anche nel sequel diretto da Ridley Scott, ma ci tengo a dire che io mi sono divertito a sorridere degli ammiccamenti che il nostro attore faceva in continuazione al pubblico scherzando con i clichè in film come Bad Company, senza contare poi il modo impeccabile con cui Hopkins ha saputo condurre lo spettatore nel gioco molto televisivo (alla ispettore Colombo, per intenderci) del “come avrà fatto?” con cui è stato scritto Fracture di Gregory Hoblit.

      Insomma, con copioni e comparsate come quella impostagli in Mission: Impossible II non si può pretendere certo che un attore faccia un lavoro indimenticabile (nemmeno il leggendario Marlon Brando, anche se pagatissimo, è stato poi così indimenticabile come Jor-El nel primo Superman di Donner), ma quando Hopkins ha avuto un minimo di minutaggio (come in Hearts in Atlantis di Scott Hicks, dove, non a caso, c’era alla penna uno sceneggiatore con i controcosi, come il veterano William Goldman, autore degli script di filmoni come Butch Cassidy and the Sundance Kid, Marathon Man, A Bridge Too Far, Joker Wild Card) è sempre venuto fuori alla grande ed un esempio di ciò che dico è proprio quello strano “OGM filmico” di Premonitions, pellicola da te citata ed anche da me assai apprezzata proprio grazie al nostro Sir Anthony, malgrado le vicissitudini produttive, che hanno fatto nascere il copione come sequel poi abortito di Seven, poi riciclato come spin-off di Hannibal ed infine affidato allo sceneggiatore (poco noto ma molto usato Ted Griffin, collaboratore in filmoni come Ocean’s Eleven), per farne un film in solitario.

      Lo spazio, il personaggio potente, il tempo per dire battute che lasciano il segno… sono svariati gli elementi con cui un attore ha la possibilità di lasciare un segno nella memoria dello spettatore, ma nel caso di Hopkins contano anche solo i dettagli, le piccole smorfie, il modo di chinare il capo o ruotarlo appena… piccole cifre che permettono di entrare in contatto con l’interiorità del character messo in scena: penso al modo con cui quasi inaspettatamente, nei panni del vecchio direttore di giornale Bill Parrish, dà un calcio secco al tavolino in vetro da salotto di fronte a sè in Meet Joe Black o alla cupidigia incolpevole dei suoi occhi con cui lamenta la mancanza di paté de foie gras nel suo frigo alla moglie (una sempre brava Helen Mirren) nel biopic Hitchcock di Sacha Gervasi (anche se di lui ho maggiormente apprezzato lo script di The Terminal di Spielberg)…

      Scusa la logorroica risposta, ma Hopkins è nel mio cuore e concludo la mia risposta al tuo gentilissimo commento con un’ultima annotazione: persino una serie già bella e già importante come la WestWorld di Nolan si è arricchita ancora di più con l’imponente personaggio del dott. Robert Ford, interprato dal nostro Hopkins!

      P.S. Non ti ho mai chiesto cosa ne pensi del western danese Salvation

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      • L’ho beccato su SKY quand’era già iniziato: l’ho guardato qualche minuto, il tempo necessario per capire se valeva la pena di registrarlo al prossimo passaggio, e ti confesso che non mi ha entusiasmato. Se l’ho giudicato in modo erroneo e frettoloso, dimmelo pure: sono convinto di essere ancora in tempo a registrarlo.
        Di recente ho visto un altro western moderno: Il duello. Ho capito fin dall’inizio che era un western di quelli belli, con un tono epico che cattura lo spettatore fin dal primo minuto, e la mia impressione non era affatto sbagliata. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente! 🙂

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        • Salvation assomiglia più ad un compitino per casa in una ipotetica “Scuola di Cinema Western”: ci sono tutti gli archetipi del western classico, con la cittadina messa in scacco da una banda di fuorilegge senza scrupoli, la vigliaccheria iniziale dei coloni che preferiscono consegnare al cattivo di turno l’eroe che vuole ribellarsi ed un cavaliere senza macchia e senza paura che cerca vendetta per l’uccisione della sua famiglia… infine persino una speculazione immobiliare per l’oro nero nascosto nel sottosuolo… Insomma, tutto già visto, tutto intuibile, però… però ci sono grandi prove attoriali (Mads Mikkelsen è un magnifico eroe, Eva Green una fascinosa ed espressiva bella misteriosa, Jeffrey Dean Morgan il cattivo con il suo collaudato ghigno alla The Walking Dead, più una serie di attori di contorno di prestigio, come il britannico Jonathan Pryce oramai buono per tutte le stagioni) ed una messa in scena assolutamente degna.

          Quindi? Quindi un film inutile, che non aggiunge nulla ma che non offende il genere… tuttavia gradirei tanto se tu lo vedessi per uno scopo preciso, che ora ti vado a spiegare…

          Come Gianni Canova ha ricordato recentemente, il genere western è secondo André Bazin (papà di tutta la critica moderna) l’essenza stessa del cinema ed ancora oggi continuano ad uscire film di quel tipo, tuttavia i tempi cambiano i soggetti e gli stili e l’etica che si nasconde dietro la macchina da presa, ma cosa è cambiato davvero? Si possono delineare dei denominatori comuni? Dalla golden age al western spaghetti, dal western del crepuscolo a quello libertario degli anni ’70, dai reboot ai remake, alle contaminazioni… riusciremmo io e te, da appassionati, a delineare delle linee guida?

          Questa sequenza, da Rancho Notorius, l’ho mandata in loop non so quante volte… con quel gioco di primissimi piani a sottolineare la cupidigia…

           

          Ma come situare film d’animazione provocatori ed assieme omaggianti come Rango di Verbinski? Allucinati e devianti come The Quick and the Dead di Sam Raimi? Insomma, Wwayne, ti piacerebbe scrivere un pezzo assieme?

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          • Mi è capitato una sola volta di scrivere un post a 4 mani (https://wwayne.wordpress.com/2016/02/07/film-per-san-valentino/). In quel caso fu un compito facile, perché la blogger con cui collaborai mi chiese soltanto delle mini – recensioni di 3 film che avevamo scelto insieme.
            Qui il compito è molto più arduo, perché mi si chiede addirittura di scrivere un post che racchiuda tutti i denominatori comuni del genere western. Il rischio di lasciar fuori qualche elemento importante e qualche film fondamentale è davvero troppo alto. Rischierei, insomma, di fare la figura del presunto esperto che poi si rivela ignorante quasi quanto uno studentello liceale.
            Tuttavia, quest’idea del post a 4 mani sul cinema western mi stuzzica. Se lo facessimo in modo meno ambizioso, ad esempio una classifica dei western che ci piacciono di più, o un post in cui eleggiamo il western migliore per ciascun decennio, potrebbe funzionare. Che ne pensi?

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              • Mi attira in particolare l’idea del western migliore per ciascun decennio, perché l’anno scorso io e https://froufroumakeupartist.wordpress.com/ facemmo proprio così: scegliemmo un film che piaceva ad entrambi per gli anni 90, 2000 e 2010, e poi scrivemmo il post. Se funzionò con lei, potrebbe funzionare anche con te. Non faccio promesse, ma cercherò di ultimare la mia parte del post prima di Settembre, quando gli impegni lavorativi ricominceranno ad assorbirmi totalmente. Insomma, spero di farti avere presto mie notizie! 🙂

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        • Io mi inchino come sempre innanzi alla vostra competenza in fatto cinematografico in generale e sul genere Western in particolare.
          Per quel che mi riguarda mi bastano i capolavori di Leone e i 2 trinità, il resto l’ho guardato sempre con un occhio solo.
          Indi ragion per cui non posso minimamente pensare di inserirmi nella vostra dotta disquisizione sul tema se non elevando al massimo il livello ermenautico del commento ed entrando a gamba tesa contro qualsivoglia logica e illogica razionalità.
          Pertanto, l’unica questione che resta è:
          IN SALVATION EVA GREEN CACCIA LE TETTE?

          Che poi la questione non è poi così marginale.
          Perchè se è vero – come e vero e dimostrato anche dal mio umile articolo sul tema quando recensii “White bird in a blizzard” – che Eva caccia sempre le tette, in quel film non le cacciava.
          Se non le cacciasse neppure qui saremmo a due e come sapete basterebbe un terzo film e avremmo i famigerati 3 indizi costituenti prova.
          E se avessimo la prova che Eva Green non caccia SEMPRE LE TETTE nei film cui partecipa, bè, signori miei, dovremmo rassegnarci all’idea di vivere in un mondo più brutto e più triste.

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          • Caro Lapinsù, non ho visto il film ma immaginavo che la risposta di Kasabake fosse quella: nei western la sessualità è sempre suggerita, mai esibita. Che io ricordi l’unico nudo che io abbia visto in un western è quello di Alessia Marcuzzi ne Il mio West: a quei tempi lei era di una bellezza disumana e i suoi erano seni da competizione, quindi sarei stato felice di aver visto il film solo per quella scena.
            Passando a temi meno triviali, anche tu devi assolutamente vedere il film (Il duello) e la serie tv (Blood Drive) che ho consigliato a Kasabake: sono molto diversi tra loro, ma sono convinto che ti manderanno entrambi in brodo di giuggiole! 🙂

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            • Ti confesso che entrambi i titoli mi suonano nuovi. Ma dove li hai recuperati? Su sky o su altre piattaforme?

              PS: colgo l’occasione per segnalarti una serie TV cui non davo un soldo di fiducia e che invece mi ha letteralmente stregato: 12 Monkeys.
              Tratta dal filmone “L’esercito delle 12 scimmie” di Terry Gilliam e con Bruce Willis, questa serie tv pur avendo un budget molto limitato e un cast poco altisonante (son tutti attoruncoli di serie b) ha una verve allucinante, un ritmo grandioso e, soprattutto, gli autori hanno una fantasia sfrenata che traducono bene negli episodi.
              Devo ammettere che si discosta moltissimo dal film (praticmaente non c’entra niente) ma questo, dopo lo spiazzamento iniziale, è quasi un bene.
              Insomma, se ti è piaciuto quel film non potrai non adorare anche questa serie
              (io sono arrivato alla fine della prima stagione e conto di aggredire a brevissimo anche la seconda)

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              • “questa serie tv pur avendo un budget molto limitato e un cast poco altisonante (son tutti attoruncoli di serie b) ha una verve allucinante, un ritmo grandioso e, soprattutto, gli autori hanno una fantasia sfrenata che traducono bene negli episodi.” Ecco, questa descrizione si applica perfettamente anche a Blood Drive: per questo ti dico che non puoi perderla! 🙂 La trovi su tantifilm, così come Il duello.
                Ah, poi ho letto anche l’ultimo libro di Don Winslow (Corruzione). Mi ha rapito così tanto che l’ho finito in 48 ore, e il secondo giorno sono rimasto sveglio fino alle 3 di notte pur di finirlo. C’è tuttavia un dettaglio che mi ha disturbato tantissimo: l’ira funesta che il protagonista prova nei confronti di Dio e della Chiesa. Li offende di continuo dall’inizio alla fine del libro, spesso in modo del tutto gratuito. A questo punto, sospetto fortemente che Winslow sia vittima di uno dei tanti preti pedofili che ci sono negli USA.

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                • corro subito a cercarla!!! Grazie per la dritta amico!!!!
                  Ma lo sai che anche io sto leggendo Corruzione?
                  L’ho iniziato l’ultimo giorno di ferie, arrivando in brevissimo al 20%, poi, complice il ritorno al lavoro e a tutti gli impegni domestico-familiari, ho rallentato molto. Spero di finirlo in breve, però, perchè è molto intrigante.

                  Lo stile di Winslow è veramente formidabile: graffiante, fresco, mai banale. Mi ha letteralmente conquistato.
                  L’unico appunto che posso fargli è la mono-ambientazione delle sue storie: poliziotto da una parte, malavitosi (spesso narcotrafficanti) dall’altra.
                  Però devo anche ammettere che di Winslow ho letto ancora poco e che comunque questa ambientazione troppo poliziesca è compensata da personaggi assurdamente realistici!!!!
                  Gli strali anticlericali che hai colto tu sono effettivamente molto netti e per capirli credo che bisogna contestualizzare bene il fenomeno.
                  Prima di tutto negli USA (specia l’east-coast) benchè il cattolicesimo sia molto presente non ha un ruolo minimamente paragonabile a quello in Italia e mentre qui da noi le figure ecclesiastiche sono ancora avvolte da un’aura di mistico rispetto (che però sta scemando tra le nuove generazioni) questo non accade in America, e quindi i preti non si possono avvalere dello stesso scudo protettivo che conosciamo noi.
                  In seconda battuta, bisogna ammettere che chi fa un lavoro così al limite come quello dei poliziotti messi in scena da Winslow, si trova a vedere sempre più un mondo dove è difficile se non impossibile vedere o sperare nella grazia di Dio…
                  Alla luce di tutto ciò, non credo che le posizioni di Winslow siano così incomprensibili…

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                  • Le scudisciate contro la Chiesa le posso anche accettare: negli USA gli scandali ad essa legati sono stati così numerosi e pesanti da farle perdere gran parte della sua credibilità, quindi non posso pretendere che un autore statunitense straveda per le istituzioni ecclesiastiche.
                    Non posso accettare invece le offese nei confronti di Dio: non soltanto per la devozione che nutro nei suoi confronti, ma anche perché offendere Lui significa colpire anche la sensibilità dei Suoi fedeli. E quindi mancare di rispetto al lettore, se è credente.
                    Riguardo al fatto che Winslow non voglia discostarsi dalle ambientazioni poliziesche, questo lo ritengo un bene. Hai presente quando Michael Jordan lasciò il basket per il baseball? Ebbene, fu una grandissima sciocchezza: MJ era nato per giocare a basket, quindi non doveva fare nient’altro in vita sua fuorché prendere la palla e metterla nel cesto come solo lui sapeva fare.
                    Lo stesso vale per Winslow: lui è nato per scrivere romanzi polizieschi, e quindi ha deciso di cimentarsi soltanto in quel campo. Mi rendo conto che può sembrare un limite, ma a me sembra una scelta saggia. 🙂

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                    • Indubbiamente la scelta è saggia, il problema è mio che dopo un po’ mi va a noia…
                      Anche Ellroy, ad esempio, è bravissimo, però gira che ti rigira i suoi libri (per lo meno quelli che ho letto io) son tutti “guardie e ladri”.
                      Poi magari lui ha l’accortezza di ambientarli in epoche diverse (penso al suo capolavoro L A Confidential) però il gioco è sempre quello.
                      Comunque finchè sa essere graffiante e divertente come con Il potere del Cane a me sta benissimo 🙂

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                    • già che ci siamo, colgo l’occasione di cogliere due piccioni con una fava:
                      1. chiedere a te cosa pensi di questa estate della tua fiorentina, privata dei suoi giocatori migliori che, cosa ancor peggiore, sono stati sostituiti da figure di seconda fascia che indeboliscono molto il valore della vostra rosa
                      2. vedere come reagisce il nostro generoso padrone di casa nel vedersi imbrattata la sua bacheca con i nostri deliri pallonari 😀

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                    • Siete sotto osservazione… sto scherzando ovviamente, anche perché l’argomento calcistico, dopo un po’ muore da solo (per via della sua pochezza… eh, eh, eh!), mentre le vostre parole su tutto il resto, che spaziano dalla fede in dio alla più secolare immagine che la Chiesa come istituzione ha nel mondo, passando per la letteratura si genere e le serie tv, sono semplicemente deliziose!!!
                      Tra l’altro, Wwayne ogni estate mi stupisce con consigli di lettura sorprendenti (quest’anno è toccato all’ottimo “L’ultima sera di Hattie Hoffman”, della a me sconosciuta Mindy Mejia, lettura ultra-consigliata!!!) e tu Lapinsu leggi molto più di quel che racconti sul blog…

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                    • Caro Kasa, ti devo smentire non una, ma addirittura due volte.
                      Prima di tutto devi sapere che una conversazione sul calcio tra due tifosi durerebbe all’infinito se non fosse interrotta da bisogni fisiologici quali il mangiare o il dormire. Ti dirò di più: una conversazione sul calcio è tendenzialmente più durevole e piacevole di una conversazione sulle ragazze, perchè mentre con queste ultime c’è poi sempre la possibilità di “passare alle cose formali” (per usare una frase molto in voga negli ultimi tempi tra i tifosi milanisti), sul calcio tutto si ferma alla chiacchiera e proprio per questa sua autosussistenza essa è potenzialmente infinita.

                      In secondo luogo devo smentire le tue previsioni sulle mie letture che ahimè sono molto minori non solo di quanto vorrei (almeno un centinaio di libri l’anno) ma addirittura di quello che dovrebbe essere il traguardo minimo per una persona alfabetizzata (una cinquantina di libri l’anno).
                      Quindi shame on me, e lo dico con cognizione di causa.

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                    • Sulla questione calcistica il mio era solo sarcasmo e sono certo che tu abbia ragione sulla virtuale infinita lunghezza di una conversazione/discussione tra due tifosi, nella quale l’assenza di postulati certi ed ancora più la presenza di certezze fondate sul nulla creino innumerevoli rimandi e repliche, un po’ il fantomatico motore perpetu:o alimentato ad energia gatto-butirrica (come è noto, partendo dai postulati che un gatto atterra sempre sulle quattro zampe e che una fetta di pane imburrato cade sempre con la faccia imburrata rivolta sul pavimento, fissando la suddetta fetta di pane sulla schiena di un gatto e lasciato cadere questo da un altezza media, il felino non potrà toccare mai terra ma comincerà a ruotare all’infinito per riposizionarsi ogni volta senza sosta).

                      Per quel che riguarda la lettura invece, visto come scrivi bene e date le citazioni che spesso ti sento fare, nonché il supporto del kindle, davo per scontato che mi battessi!

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                    • oh, sulla lettura ho avuto la fortuna di avvantaggiarmi da piccolo… prima di iniziare a lavorare viaggiavo abbondantemente sopra i 100 libri l’anno.
                      Ma parliamo di ormai oltre 10 anni fa.
                      Da allora il tempo che dedico alla lettura è calato enormemente con mio sommo rammarico.
                      Con il Kindle un po’ sono migliorato, ma non quanto vorrei. Per intenderci: scarico molti più libri di quanti poi riuscirei a leggere…
                      La cosa bella è che, a differenza dei libri cartacei che leggevo sempre uno alla volta, ora mi capita spesso di tenere in parallelo più letture.
                      Ora, ad esempio, sto leggendo Corruzione e la trilogia di Manfredi su Alessandro Magno. Ci sarebbe poi anche il terzo libro della saga della Torre Nera, che sono arrivato a metà tempo fa ma poi mi arenai.
                      Quando andrò a vedere il film (che non ho capito bene se racconta solo il primo romanzo o anche i successivi) forse troverò lo slancio per proseguire la lettura anche di quella saga.

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          • Di norma noi tifosi viola non ci opponiamo alle cessioni danarose, anzi speriamo che la società colga al volo l’occasione quando è possibile farne una: è capitato troppe volte (con Frey, Mutu, Vargas eccetera) che un giocatore non sia stato venduto al momento giusto, e poi ci è toccato darlo via per un piatto di lenticchie.
            Nel caso di Bernardeschi e company, tuttavia, il fiume di denaro che è piovuto sulla Fiorentina è stato accolto con meno entusiasmo del solito: infatti sappiamo che ai Della Valle il calcio non interessa più, e quindi quei milioni non saranno reinvestiti. I nostri proprietari o li lasceranno nel bilancio per vendere meglio la società, o faranno una distrazione e li sposteranno in un’altra delle loro aziende.
            Noi tifosi ci siamo rassegnati all’idea che il prossim’anno dovremo lottare per la salvezza. E lotteremo da sfavoriti, perché non siamo abituati a navigare nei bassifondi della classifica. In questo senso l’acquisto di un giocatore come Benassi, che per la salvezza ci lotta da anni, è stato molto più prezioso di quanto non potrebbe sembrare: abbiamo bisogno di uomini così per raggiungere la fatidica quota 40 punti.

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            • Ti confesso che quando Benassi è stato accostato al Milan la cosa mi aveva fatto piacere: giovane, talentuoso, carismatico (capitano del Toro non si diventa per caso) e poi un ex inter (e gli ex inter da noi di solito fanno faville).
              Sicuramente è l’acquisto migliore che potevate per sostituire Borja Valero.
              Mi spiace vedere la Fiorentina decadere così perchè è una squadra orgogliosa e con un gran tifo: spero che i Della Valle si ricredano un minimo, investano almeno parte dei soldi incassati e vi regalino una rosa sufficientemente competitiva per arrivare almeno nella prima metà della classifica.

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              • Lo spero anch’io, ma in questo momento firmerei per arrivare 17mo. Anche perché le squadre che sono salite dalla B stanno facendo un buon mercato, non sono delle vittime sacrificali come il Carpi e il Frosinone di 2 anni fa, e quindi la salvezza il prossim’anno sarà un affare complicato.
                Se poi cedessimo Kalinic, a quel punto per noi non sarebbe un affare complicato, ma una mission impossible: spero vivamente che il vostro Fassone volga gli occhi altrove, ché Firenze per quest’anno è già stata depredata abbastanza. 🙂

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                • Secondo me l’ottimo Fassone si è finito i soldi (e vorrei vedere…) e sta cercando di vedere se riesce a vendere le ultime pippe vendibili in rosa (Niang e Bacca) e quanto incasserà da queste.
                  Se, come credo, non riuscirà a piazzarle se non in prestito (d’altronde chi vorrebbe due scarsoni cosi?) non gli resterà che fiondarsi sul vostro Kalinic.
                  La qual cosa in assoluto non mi spiacerebbe perchè a quel prezzo è l’unico giocatore affidabile in circolazione.

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                  • Bacca ha la fortuna di aver lasciato un buon ricordo a Siviglia, e quindi la nostalgia canaglia degli spagnoli potrebbe permettere a Fassone di liberarsi di lui.
                    Rifilare il pacco Niang invece è praticamente impossibile. Questo giocatore è il nulla cosmico, sia tecnicamente che come senso del gol, e anche a livello disciplinare non è certo un bravo ragazzo alla Rugani. Con questi presupposti venderlo è un’impresa erculea: chi prenderebbe un giocatore pippa e pure rompiscatole?
                    Insomma, Fassone è stato bravissimo a comprare, ma adesso deve dimostrare di saper anche vendere. E Niang è senza dubbio un test molto, molto difficile. Vi auguro che il vostro ds lo superi… possibilmente senza scaricare la pippa a noi! 🙂

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                    • be no dai, non vi voglio così male… fare lo scambio kalinic-niang sarebbe una truffa che manco La Stangata…
                      E poi Corvino non penso sia così stupido da accollarsi un menagramo del genere 🙂

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                    • Non è un fatto di stupidità, ma di tempistica. Il mio timore è che, arrivato a fine mercato con tanti giocatori ancora da acquistare, Corvino si faccia prendere dalla frenesia, e cominci ad accettare qualsiasi giocatore gli propongano.
                      E’ un po’ come quando entri nel supermercato a un quarto d’ora dalla chiusura: non hai il tempo di valutare con attenzione tutto ciò che compri, quindi butti nel carrello le prime cose che ti capitano a tiro e speri di aver avuto fortuna.
                      Naturalmente mi auguro che Corvino non sia in questa situazione, e stia lavorando a fari spenti su dei buoni giocatori come ha fatto con Benassi. Speriamo bene! 🙂

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  2. Interessante questo personaggio, Knoche, da cui io nemmeno ne ero a conoscenza. È complesso incarnare i personaggi, per fortuna hai scelto una narrativa centrata in un continuo accadere senza romanzare in complesse astrazioni psicoanalitiche. Il mio personaggio al mio parere sembra un po’ una metafora barocca. Che delirio, sei sempre pieno di sorprese, non so come fai. Io molto tempo fa ho fatto un tentativo, ma creando parallelismi tra personaggi del mondo della musica, come biografie inedite che nel contempo si intrecciavano con fatti di cronaca e di storia.
    Buenos días Kasa.

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    • Tutto il tuo personaggio è assolutamente metaforico, perché con le tue parole metti in contatto le anime anche nella vita reale e perché la tua sensibilità artistica ai miei occhi ti fa essere spesso un tramite tra il mondo che vediamo e quello che invece ci è precluso.

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    • Grazie Liza! Anthony Hopkins è uno dei miei attori preferiti, da sempre e praticamente lo venero anche quando fa delle cagate pazzesche, perché riesce sempre a dare uno spessore particolare ai suoi personaggi… anche per questo, per l’amore che ho per lui, che ho voluto giocare con il suo tradimento, con il suo passare dalla parte del nemico, come un adolescente che per crescere deve anche avere la forza di combattere contro i suoi genitori, uccidendo metaforicamente l’immagine che ha di loro, salvarsi da Edipo e da Elettra e diventare un adulto vero e poi tornare ad amare in modo libero e non succube.
      Ma ora straparlo… mentre a te spetta un compito davvero tosto.. sei pronta per creare una Fenice?

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  3. Leggo solo ora, il mio tempo è davvero poco, anzi è meno del solito poco!
    Come sempre dico: vai forte vai molto forte, andrebbe anche realizzato, con attori che recitano come se stessi in una serie! Cinema nel cinema, l’attore si finge se stesso nella trama… fantastico.

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  4. Non posso più commentare questi pezzi del Gathering senza assumere i toni e il lessico di un bimbominkia reduce dall’ultimo concerto di Fedez e J-AX.
    Perchè la gioia che mi pervade leggendo questa storia è tale che non solo mi fa tornare bambino (e sia messo agli atti che per un artista non esiste potere più forte di far tornare bambini i propri lettori) ma addirittura obnubila il mio già di per sè poco funzionante intelletto scialacquandolo come latte col miele e inducendomi quindi ad esprimermi con suoni gutturali più simili ai linguaggi dei primati (o dei bimbominkia, che è poi una tautologia).
    Pertanto non dico nulla, se non GRAZIE agli autori dei due racconti (Kasabake e Gianni Gregoroni).

    Mi permetto infine di fare una domanda al Masters of the blogger universe Mastro Kasabake, una curiosità pruriginosa per certi aspetti, ma che stimola la mia fantasia sempre in cerca di stranezze e coincidenze.
    Nel racconto di Gianni Gregoroni si fa riferimento ad un potere del suo alter ego nella saga di cui ho scritto anche io nel mio racconto che sarà di prossima pubblicazione sul tuo blog. Ebbene, io e Gianni abbiamo avuto la stessa idea e ti sei ritrovato tra le mani due dattiloscritti che facevano riferimento a uno stesso potere? Oppure sei tu che hai guidato le nostre mani per raggiungere tale scopo?
    Entrambe le risposte sarebbero gradite, ma la prima un po’ di più… perchè certe coincidenze mi fanno venire gli occhi a cuoricino !!!!

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    • Perdonami se ho impiegato molto, troppo, tempo per risponderti, amico mio, ma in questi giorni di Agosto ho qualche problema a restare da solo al PC e godermi le conversazioni amicali sul blog… vedo film, ma in compagnia, vado al cinema e non da solo, rispondo ai commenti e spesso lo faccio solo via smartphone, in fretta e senza poter usufruire di tutta la comodità che il PC indubbiamente offre, tra cui quella di poter switchare tra una programma ed un altro (una delle funzioni che suo più spesso, tanto per intenderci è ALT+TAB…). Insomma, una gran fatica se si vuole mantenere, come nel mio caso, sempre molto alto il livello medio di logorrea (sic!).

      Glisso sui complimenti, comunque sempre graditi e vado a bomba sulla tua domanda, alla quale, ahimé devo risponderti con la più deludente per te delle risposte… ma con un ripescaggio… ora ti dettaglio….

      Quando nell’estate del 2016 io concepii l’idea e la trama di base del Gathering, individuai una serie di blogger amici, con una selezione accurata, che solo in parte si è ridimensionata dallo status iniziale, dopo una serie di rifiuti, di cui un paio, purtroppo, davvero eccellenti: tale selezione ed il feedback ricevuto alla mia proposta mi fecero creare sin da subito due possibili stagioni (una terza è inverosimile su WordPress, al momento, ma potrebbe uscire su altri canali…), con una divisione dei blogger che avevano accettato che vedeva uno zoccolo duro di partenza (composto dagli entusiasti al progetto e dai più generosi, come te, appunto) partire da subito, con la prima stagione ed un secondo gruppetto che preferiva invece attendere gli sviluppi della situazione (nonché la risoluzione di alcuni impegni personali) e che impiegherò teoricamente nella seconda stagione; in ogni caso, avevo messo su carta, nel Luglio dell’anno scorso, una serie di schede personaggio, con relative abilità e poteri di partenza e ciascuno con un’abilità nascosta (che si sarebbe dovuta mostrare in seguito ad una sorta di allenamento/training).

      A Febbraio di quest’anno, sotto le pseudonimo di Daniel Theron, pubblico il post numero 13 del Gathering, in cui mostro un’immagine con un gruppo di schede personaggio, tra le quali quella di GIANNI, in cui viene indicato il potere latente di “Soulhunter“, un cacciatore di anime, di cui allora io non fornìi indicazioni ad alcuno di voi blogger, nemmeno a te, quindi: tale potere prevedeva la possibilità per Gianni, solo nel momento in cui si trova in stato ectoplasmatico (quindi con il suo cadavere da qualche parte, in attesa di essere resuscitato e per un breve lasso di tempo), di prendere possesso del corpo altrui, ponendo in una sorta di stasi spiritica la coscienza preesistente del copro ospite.

      E’ evidente, dunque, che tale potere è venuto in mente in modo autonomo a me ed a te, visto che non ci siamo mai confrontati su questo fatto fino all’inizio dello scambio delle bozze del tuo nuovo chronicle, avvenuto privatamente solo a far data dal mese successivo al post di Theron ovvero in Marzo di quest’anno!

      Da quel momento, ovviamente, sono scorsi fiumi di parole tra me e te (la maggior parte riguardanti proprio la modalità di questa sorta di possessione e sui rischi che tale attività prevedeva, sia per Gianni, sia per il corpo ospite), in contemporanea alle mail che intanto stavo scambiando sempre privatamente con Gianni, il quale fissò i paletti di tali poteri ed addirittura ne situò le origini nel passato del personaggio…

      Quindi? Tira tu le conclusioni di tutta l’articolata vicenda: coincidenze? Spunti sussurrati? Una brillante idea mutuata dalle tante visioni di film fantastici avvenuta tuttavia in solitudine e contemporaneamente?

      Siamo creatori che recitano ruoli scritti da altri, muovendosi tuttavia in libero arbitrio.

      Un abbraccio ermenàutico.

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      • L’ermenauticità della tua risposta ha toccato i punti più alti nella scala dell’ermenauticità.
        Scoprire che io e te abbiamo avuto praticamente la stessa idea e che un un maestro della narrativa come il nostro Gianni Gregoroni l’abbia tradotta da par suo in questo chronicle, è per me motivo di vanto e speranza per un futuro migliore.

        Tra le altre cose, hai perfettamente ragione quando sottolinei l’assunzione a topos narrativo (soprattutto nel cinema) del soul-hunting (per usare il termine da te coniato al riguardo).
        Benchè nel mio chronicle abbia fatto riferimento ad un film in particolare, a me l’idea era venuta pensando a quel piccolo gioiellino della serialità anni 90 pre Soprano (ma pur sempre post-TwinPeaks) chiamato Quantum Leap.
        Penso sia stata la prima serie tv per cui andai veramente in fissa: gli episodi trasmessi nel tardo pomeriggio su raiuno (all’epoca la Rai ancora trasmetteva robe decenti…) erano per me un appuntamento fisso.
        Peccato che Scott Bakula si sia ridoto a farei i cameo nei film di Muccino… un vero peccato.

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        • Quantum Leap è un must della serialità, una fiction geniale, recitata benissimo (più da Dean Stockwell onestamente) e scritta con una leggerezza fantastica… lo spirito di avventura ed il sense of wonder si declinavano con un realismo inconsueto nel raccontare, alla fin dei conti, storie di gente comune: il continuum faceva fare salti temporali con valenza etica, ti ricordi? Solo se il personaggio faceva la cosa giusta il viaggio si concludeva… ed alla fine il gesto eroico di grande amicizia, nel finale della quinta stagione… grandioso!!!
          Ti ricordi le viaggiatrici “cattive”? Quelle con l’alone di luce rosso anziché blu?
          Meraviglia…

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          • Della quinta stagione di Quantum Leap ricordo distintamente l’ultimo episodio (ovviamente) e questa idea così romantica di mettere Dio (o un Dio, fai tu) dietro il bancone da bar a servire da bere con uno straccetto in mano.
            Poi ricordo benissimo i due episodi legati all’assassinio di JFK con Sam che è nel corpo di Oswald (casualità volle che proprio in quel periodo recuperai pure il must da molti criticato ma da me adorato “JFK un caso ancora aperto”, firmato da Stone).
            Ricordo anche di essere stato vicino alle lacrime nelle tre puntate collegate dove Sam si innamora di una certa Abigail.

            Tuttavia, le puntate con le Evil Leaper non le ricordo proprio.
            La centralità di questi personaggi è tale che, molto più probabilmente, non le vidi per qualche motivo (non credo di sbagliare se ipotizzo di essere stato strappato alla TV da qualche astrusa coniugazione di verbi irregolari Greci…)

            Resta comunque il fatto che Quantum Leap era una serie grandiosa, fatta con pochi fronzoli e tanta tanta fantasia.

            Poco più sopra cercavo di persuadere Wayne a vedere 12 Monkeys che con Quantum Leap ha effettivamente alcuni punti in comune: i viaggi nel tempo, innanzittutto, ma anche il coraggio di liberare la fantasia ma sempre restando coerenti con l’universo di riferimento.
            Tu l’hai mai recuperata?
            In USA sono arrivati alla terza stagione e ne è stata ordinata una quarta.
            Qua in ITA siamo fermi alla due e io per ora ho visto solo la prima stagione.

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  5. Pingback: The Gathering Vol. 19: Reunion, Side A. | Chezliza

  6. Sai che? Ho adorato tutto sulla questione di Anthony Hopkins e sul suo tradimento. L’ho sempre trovato un attore dal grande talento che riesce a esprimere mille parole solamente con i suoi occhi. Mi dispiace solo che nell’ultimo periodo abiia partecipato a film un po’ scadenti che non gli rendevano per niente giustizia. Un attore del genere dovrebbe fare pellicole migliori.

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    • Che bello risentirti Butcher! E lo dico non perché sia tu ad aver latitato dal blog, ma io!!!
      Su Hopkins concordo in pieno ed è direi il pensiero comune un po’ a tutti noi: meriterebbe pellicole migliori, senza dubbio, ma possoaimo almeno copnsolarci con la sua parte (davvero stupenda) nella bellissima Westworld di Nolan…

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