Without a Clue – Senza Indizio: una meta-parodia e la maledizione del genio

The Elephant ManDelle volte si prendono delle grosse cantonate, anche quando si è critici esperti.
Non sto parlando di me, ovviamente, perché non sono certo esente da cantonate ma altresì critico esperto non sono davvero!

Quando parlo di recensori cinematografici esperti che talvolta fanno dei madornali errori di giudizio, penso a uomini come Tullio Kezich, critico di razza, che nel 1980, quando uscì nelle sale “The Elephant Man” di David Linch lo definì un horror di serie B, ingiustamente (sempre a suo dire) salito agli onori della cronaca dopo un primo cortometraggio splatter a basso
costo (ed in questo caso si riferiva addirittura allo stra-cult “Eraserhead – La mente che
cancella”, primo lungometraggio del geniale regista).

EraserheadUn giudizio negativo che corrispose ad una totale mancanza di comprensione di quello che negli anni è stato consacrato unanimemente come uno dei mostri sacri del cinema internazionale.

Succede, si può sbagliare.

Without a Clue 1Poi leggo di come nel 1988 Roger Ebert (critico per eccellenza, il primo giornalista ad aver vinto un premio Pulitzer proprio per la sua attività di critico), sulla sua celebre rubrica domenicale di recensioni pubblicata dal Chicago Times, stroncò la pellicola appena uscita allora nei cinema “Without a Clue (Senza Indizio)”.

Un errore, a mio avviso, un assoluto grosso tragico errore.

Ho comprato il dvd di questo film spinto dalla recensione di un blogger che stimo molto (http://lapinsu.wordpress.com/2014/11/20/senza-indizio-ovvero-la-dissacrazione-elevata-ad-arte/) e sono felicissimo di aver fatto questo acquisito: ho visto il film prima solo con mia moglie e poi con dei miei amici ed ancora non mi capacito del perché il critico citato abbia preso questa cantonata.

Without a Clue 2Il film di Thom Eberhardt (modesto direttore del traffico di scena, autore di trascurabili commedie molto in stile anni ’80, con la sola eccezione del cult catastrofistico “Night of the Comet – La Notte della Cometa”) infatti vanta uno script straordinario (che già da solo varrebbe il film) a cui si aggiunge un comparto attoriale di eccellenza, con la coppia Michael Caine e Ben Kinglsey.

jawsDue parole sulla parte testuale: il soggetto fu ideato da Peter Bradford “Jaws” Benchley (si, avete letto bene, proprio quel Benchley che divenne famoso per aver scritto prima il libro e poi la sceneggiatura del mitico film di Steven Spielberg e che negli anni si specializzò sul tema “squali” e “abissi”), mentre la sceneggiatura ed i dialoghi furono affidati a Gary Murphy e Larry Strawther due tra i più celebri e prolifici scrittori per la TV americana.
Da qui i pregiudizi snob del nostro critico che bollò il film solo perchè scritto da autori televisivi e quindi incapace degli slanci artistici di cui solo uno scrittore blasonato avrebbe potuto.
Sbagliato.
Noi spettatori odierni, che stiamo vivendo una specie di secondo rinascimento in campo televisivo, ben sappiamo che probabilmente oggi arrivano dagli USA spesso prodotti televisivi con storie e sceneggiature ben più elevate qualitativamente di quelle di molti film!

Without a Clue 3Veniamo finalmente alla nostra storia: Holmes è in realtà un cretino, un attore ubriacone e spiantato (che non si chiama nemmeno Holmes, giacchè il suo nome reale sarebbe Reginald Kincaid), ma è stato scelto come front-man, come detective di facciata dal vero genio investigativo della situazione ossia il dott. Watson; uno stravolgimento totale della storia scritta da Doyle, un ribaltamento che nasce nel terreno della parodia ma che strizza l’occhio al concetto stesso di finzione; non stiamo parlando infatti della parodia di una coppia di personaggi storici realmente esistiti (come Napoleone Bonaparte o Giulio Cesare o Winston Churchill) ma della finzione distopica che ribalta un’opera di fantasia e come tale va direttamente a chiudere il cerchio con l’autore originale.
The Final ProblemInfatti, come nella vita reale Sir Arthur Conan Doyle, autore delle opere di Sherloch Holmes, si stancò di essere conosciuto solo ed esclusivamente per i finti diari che un finto dott. Watson (anch’esso nato dalla sua penna) pubblicava sullo Strand Magazine con incredibile successo di vendite, tanto da decidere di uccidere il suo eroe e chiudere per sempre con le sue storie, così nella finzione distopica di “Without a Clue” Watson decide che vuole finalmente rivelare al mondo che Holmes non esiste, che si tratta di una finzione e che il vero genio è lui e quindi vuole distruggere il mito.
Come nella realtà di Conan Doyle, però, le pressioni del pubblico (ossia dei committenti di Doyle), costrinsero l’autore a resuscitare il detective ucciso (descritto come morto nel racconto “The Final Problem – L’Ultima Avventura”, spinto dalla sua nemesi Moriarty nelle cascate del Reichenbach), così nella Without a Clue 4storia del film il geniale dott. Watson deve cedere alle insistenze dei suoi committenti (la regina, niente meno) e lasciare in vita (metaforicamente parlando, ovvio) la sua creazione: la nuova grande minaccia (sempre Moriarty) sarà infine sconfitta e Watson capisce che non potrà mai liberarsi davvero di Holmes.

Come spesso accade con prodotti intelligenti, la fruizione di questo film ha più livelli di lettura: è un giallo intriso di commedia, leggero e godibilissimo, recitato alla grande, ma poi è anche una riflessione sulla frustrazione del genio (narrativo o investigativo) di fronte alla realtà dei committenti ed ancora un gioco barocco sulla finzione e sulla meta-finzione, insomma, come si dice in linguaggio da strada, tanta roba!

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