Mr. Holmes: Tradurre, Tradire, Ricreare

Mr. Holmes 2015Come avviene sempre nei mesi di Dicembre e Gennaio, anche quest’anno sul web si moltiplicano le golose anticipazioni dei film in uscita nell’anno appena iniziato ed ovviamente sui media specializzati viene dato larghissimo spazio al cinema statunitense e britannico: sembra banale puntualizzarlo, ma aldilà dell’investimento economico in termini di marketing, il cinema anglosassone ha da sempre la capacità di coniugare generalismo ed arte, coinvolgendo grandi folle di spettatori e deliziando al contempo i palati più esigenti.
star warsD’altronde non si possono realizzare grandi produzioni senza pensare ad un pubblico vasto che dovrà far rientrare i finanziatori dell’investimento economico ed i registi che hanno fatto la storia del cinema questo lo hanno sempre saputo: ben vengano quindi tutte le news, i teaser trailer e le foto rubate dai set delle pellicole di prossima uscita, poiché l’hype fa parte del gioco e senza dubbio diverte tutti.

Mr HolmesMalgrado la messe davvero prodigiosa dei tanti titoli interessanti (alcuni quasi imposti, come il nuovo Star Wars della premiata ditta Disney-J.J.Abrams), il film che sto maggiormente attendendo fra tutti è certamente “Mr. Holmes”, ennesima variazione sul tema del detective londinese, come lo stesso titolo fa ben capire.

fifth estateAlla regia ritroviamo quel Bill Condon che ha dato un’inaspettata ottima prova con il recentissimo “The Fifth Estate (Quinto Potere)”, dove, guarda caso, era proprio il magistrale Benedict “Sherlock” Cumberbatch ad interpretare la complessa figura di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks; sttolineo tra l’altro che questo mio modesto giudizio non è stato affatto condiviso né dalla critica nè dal grande pubblico, che invece hanno trascurato non poco il film.

dreamgirlsIo penso che Condon sia un ottimo direttore di scena quando si tratta di far parlare la fisicità dei suoi attori: il suo “Dreamgirls” del 2006 faceva trascendere a tutto il cast l’eredità musical del soggetto e regalava interpretazioni a tutto tondo, non ultima quella di un Jamie Foxx ante-Djiango; per due anni poi il nostro regista è stato cooptato dalla Summit Entertainment per dirigere i due film che hanno composto assieme l’ultimo capitolo della breaking-dawnsaga di Twilight ed il suo apporto personale alla saga è stato evidente proprio nel lavoro svolto con gli attori, pur nelle limitazioni stringenti di uno script blindatissimo sia dall’autrice del romanzo sia dal marketing  di un franchise planetario.

Anche in questo caso, tuttavia, le recensioni sul suo lavoro finale sono state negative.

Gods and Monsters

Ora, dopo più di 17 anni da quel “Gods and Monsters (Demoni e Dei)” (che allora gli valse un oscar per la sceneggiatura scritta da lui stesso), forse anche per ritrovare un’occasione di riscatto, Bill Condon torna a dirigere Sir Ian Murray McKellen , l’attore che era stato protagonista della fortunata pellicola nel ruolo di James Whale, regista controverso, noto soprattutto per aver diretto almeno quattro grandi classici dell’horror (tra cui il “Frankenstein” del 1931).

Ian MckellenMcKellen, classe 1939, è un maestro assoluto di recitazione: grande interprete shakespeariano e noto ai più soprattutto per i suoi ruoli di Magneto negli X-MEN e di Gandalf nella esalogia jacksoniana da Tolkien.
Dal suo account twitter, l’attore britannico, a proposito del suo ruolo in “Mr. Holmes” ha scritto “Over 70 actors have previously played Sherlock Holmes. Now he’s 93 years old and it’s my turn”.

conan_doyleChi mi conosce sa del mio amore profondo per il corpo letterario che Sir Arthur Conan Doyle ha dedicato alla sua più celebre creatura, il detective Sherlock Holmes: è una passione viscerale, che all’inizio si è alimentata solo con la lettura e rilettura del canone holmesiano classico (quattro romanzi e 56 racconti organizzati in cinque antologie dal 1892 al 1927) e poi con il tempo ha tenuto accesa la fiamma con altri seven-per-cent_solutionscritti più o meno degni di tanta eredità; uno per tutti, il romanzo di Nicholas Meyer “The Seven-Per-Cent Solution (La Soluzione Sette per Cento)”, dal quale il regista Herbert “Fiori d’Acciaio” Ross trasse l’omonimo film, sceneggiato dallo stesso Meyer.

k Private Life of Sherlock HolmesOvviamente una tale passione sherlockiana non poteva esimermi dal ricercare anche tutte le traduzioni cinematografiche e televisive delle opere di Doyle e poi, quasi come ovvia conseguenza, anche tutti gli epigoni e le opere apocrife. Insomma, un parco titoli davvero immenso, che negli anni ha saputo infliggere atroci delusioni ma anche regalare perle di rara bellezza.
The Adventure of Sherlock Holmes's Smarter BrotherChi non ha apprezzato, ad esempio, quel gioiellino del 1970 di “The Private Life of Sherlock Holmes (La vita privata di Sherlock Holmes)” dove il grande regista Billy Wilder ironizzava caustico sui vizietti di Holmes o anche il dissacrante e fracassone “The Adventure of Sherlock Holmes’s Smarter Brother (Il fratello più furbo di Sherlock Holmes)”, scritto, Young Sherlock Holmesdiretto ed interpretato dal folle Gene Wilder?
Ricordo anche con piacere il molto più infantile e mainstream “Young Sherlock Holmes (Piramide di Paura)”, diretto da quel Robert (sopravvalutato) Zemeckis sempre alla ricerca del connubio effetti speciali & grande storia e scritto da Chris “Gremlins” Columbus nello stesso anno in cui aveva scritto anche la sceneggiatura di “Goonies” e ben sei anni prima di diventare un dio degli incassi con “Home Alone (Mamma ho Perso l’aereo)“.

Ma andiamo un po’ più in ordine.

basil rathboneSi parte senza dubbio dall’interpretazione che l’inconfondibile attore britannico Basil Rathbone regalò al pubblico nei 14 film che furono realizzati con lui protagonista dal 1939 al 1946, canonizzando di fatto la visualizzazione che il detective londinese avrebbe avuto negli anni a venire, sia nell’abbigliamento, sia nella postura e persino nelle scenografie d’interni del suo appartamento al 221/b di Baker Street.

Basil The Great Mouse DetectivePer molto tempo nel mondo del cinema Basil Rathbone fu considerato a tal punto la personificazione stessa di Holmes, che persino la Disney, quando nel 1986 produsse il film d’animazione d’ispirazione holmesiana, lo intitolò “Basil The Great Mouse Detective – (Basil l’investigatopo)”.

Hollywood non poteva certo lasciare un simile tesoro al solo Rathbone ed ai suoi film in bianco e nero e così furono davvero innumerevoli le produzioni con protagonisti Sherlock Holmes ed il suo fido assistente Dott. Watson, alcune di grande pregio ed altre davvero dimenticabili, ma quasi tutte avevano il problema di dipendere in modo ossessivo da una sorta di “copia ad usum Delphini” del classico Holmes, ossia una versione solo in parte fedele all’originale di Doyle ma in realtà fedele solo allo stile stesso che Hollywood aveva creato come un abito su misura per il personaggio; da qui derivano quasi tutti gli strafalcioni di cui soffrono gli adattamenti televisivi e cinematografici del nostro detective, una per tutte la leggendaria frase “Elementare, mio caro Watson”, che non fu mai pronunciata da Sherlock Holmes in nessuna delle 60 storie scritte da Arthur Conan Doyle e che invece nei film e nei telefilm viene fatta pronunciare sovente dal protagonista, quasi fosse un motto  a cui il detective era appassionato.

Soffermiamoci un attimo su questa falsa citazione.

The Adventure of the Crooked ManNel racconto “The Adventure of the Crooked Man (Il caso dell’uomo deforme)”, pubblicato nel Luglio del 1983 sullo Strand Magazine e successivamente raccolto nella meravigliosa (per me, la più bella di tutte le raccolte!) “The Memoirs of Sherlock Holmes (Le memorie di Sherlock Holmes)”, avviene un importate scambio di battute tra Sherlock ed il dott. Watson: dopo aver ascoltato una delle famose spiegazioni di Holmes, quelle che noi chiamiamo erroneamente deduzioni, Watson commenta dicendo «Semplice!» ed Holmes ribatte sentenziando: «Elementare!».
Quello strafalcione di stampo hollywoodiano, quindi, non è poi così terribile, perché alla fine quella frase, anche se non è mai stata scritta dall’autore originale, è pertinente, ossia fedele al profilo che un lettore si è fatto del personaggio.

Abbiamo aperto in questo modo una porta ad un mondo di storie con Holmes protagonista che, pur non essendo mai state scritte da Conan Doyle, potrebbero essere efficaci e fedeli al personaggio, purchè pertinenti.

La televisione è il media che più ci aiuta a capire questo flusso di traduzione-tradimento- creazione.
Sono infatti tre le serie TV fondamentali dedicate al nostro detective e rappresentano a loro modo tre diversi approcci: “The Adventures of Sherlock Holmes (Le avventure di Sherlock Holmes)”, “Sherlock” ed infine “Elementary”.

The Adventures of Sherlock HolmesLa prima delle tre rappresenta la fedeltà all’originale o meglio il tentativo di esserlo il più possibile: quattro stagioni per un totale di 41 episodi (ognuno tratto da un preciso racconto di Conan Doyle), realizzati in un decennio di messa in onda dal 1984 al 1994 e tutti interpretati dall’attore britannico Jeremy Brett, che non porterà a termine la realizzazione della serie per motivi di malattia.
Jeremy BrettLa casa produttrice trattò le versioni televisive dei racconti di Doyle con rara accuratezza nei dettagli e l’interpretazione del detective fornita da Brett è talmente impeccabile da aver surclassato persino quella del compianto Rathbone; infine, last but non least, Watson viene finalmente tratteggiato non più come uno stupido o un buffone come purtroppo viene dipinto in quasi tutte le pellicole statunitensi.

SherlockPoi arrivò il 2010 e la BBC One produsse “Sherlock”, forse uno dei telefilm più belli di tutti i tempi.
Creata e sceneggiata dai geniali Steven Moffat (a cui si devono gli episodi indubbiamente più belli) e Mark Gatiss (che nella serie impersona anche il personaggio di Mycroft, fratello di Sherlock), la serie è per ora composta da 3 stagioni da 3 episodi ciascuna, tutti con i bravissimi Benedict Cumberbatch e Martin Freeman ad interpretare rispettivamente Sherlock e Watson.
Sherlock 2Questa serie inglese è talmente importante ed innovativa sia per il suo stile narrativo (sintatticamente modernissimo, a tratti gotico, a tratti pop, prendendo in prestito la grammatica degli smartphone e l’umorismo disincantato ed po’ nero del Dottor Who), sia per il livello recitativo altissimo dei due interpreti principali, che è il miglior esempio possibile del concetto prima accennato di fedeltà filosofica e non testuale con un personaggio ambientato in tempi e luoghi differenti: gli sceneggiatori di “Sherlock” non raccontano le storie di Doyle, ma ne prendono solo spunto per raccontare altre vicende, giocando con i nomi, i fatti e le vicende della tradizione e dipingendole con sfumature le più variegate possibile, condendo il tutto con ambiguità sessuali ed etiche che raddoppiano lo spessore delle storie stesse; qui non c’è la pedanteria del filologo o la cieca fedeltà del devoto, ma brucia l’emozione di chi ha amato soprattutto la straordinaria intelligenza delle storie di Doyle e quella solo vuole salvare e modernizzare ed adattare come a fingere che Doyle stesso sia ancora vivo oggi e che con uno pseudonimo possa scrivere le nuove vicende di Sherlock Holmes appuntandosele su un word processor e condividendole via social network.

Possibility TwoSulla stessa traccia, anche se con un risultato qualitativo minore, si muove la terza ed ultima delle nostre tre serie televisive: “Elementary”, creata nel 2012 e composta per adesso da tre stagioni di 24 episodi ciascuna.
Anche in questo caso vengono completamente disattese le 60 storie del canone classico di Holmes, per dare spazio a storie completamente nuove e personaggi solo lontanamente ispirati dall’opera di Doyle: lo scrittore Rob Doherty, autore schivo ed intelligente (già scrittore della serie “Medium”), ha creato un plot che vede Elementary 2Holmes come un ex-tossicodipendente, fuggito da una Londra che lo soffocava come immagine stessa della sua dipendenza ed approdato a New York, dove inizierà una nuova carriera come consulente della polizia locale, coadiuvato da un’assistente riabilitativa prima pagata da suo padre e poi pagata da lui stesso come collaboratrice e socia del suo lavoro di consulenza investigativa; nelle parti di Holmes e Watson troviamo gli attori Jonny Lee Miller e Lucy Liu, incredibilmente molto affiatati ed assolutamente credibilissimi nei loro ruoli; alla fine, ne esce una serie ingiustamente sottovalutata, mai stupida o banale, che evita sempre le spacconate di molti serial statunitensi, ma che soprattutto regala sempre allo spettatore storie ed enigmi intelligenti.

L’intelligenza, appunto, come traccia per comprendere le varie versioni di Holmes, i vari tradimenti e le varie traduzioni.
Se infatti esiste un seme, un segno, dell’idea stessa che Holmes rappresenta è proprio quella dell’osservazione intelligente, più che del concetto di deduzione stessa: come spiega bene Fabio Bacchini (divulgatore in campo filosofico) nel suo articolo “Un Detective Non Deduce Mai” del 1997, il segreto di un grande detective come Holmes è la meticolosa osservazione e la capacità intuitiva di scegliere fra le varie opzioni che l’osservazione di un fatto accaduto presenta; in questo senso, Holmes non deduce mai veramente (intendendo per deduzione la logica ferrea che vede già nella premessa iniziale tutti gli elementi che compongono la soluzione finale), ma osserva attentamente e da ciò che osserva cerca di riscostruire ciò che non è immediatamente percepibile, spesso buttandosi ad indovinare, forte dei dati osservati, della statistica e di mille altri fattori che riducano il campo dell’incertezza, ma non è mai vera deduzione ossia non è mai la semplice matassa di informazioni tutte presenti che si dipana, quanto l’accostamento di molteplici osservazioni, anche di fatti minuscoli ed apparentemente insignificanti, ma utili a comporre uno schizzo appena accennato che il grande detective completa nel disegno finito.

Jean-piagetL’epistemologo Piaget, chiamato a fornire una definizione di intelligenza, la definì come la “capacità di analizzare le strutture”, siano esse fisiche, matematiche o spirituali.
Facciamo nostra questa definizione e sgombriamo il campo dagli inseguimenti in auto, dalle sparatorie, dalle imbarazzanti scene di sesso riempiticcio, dalle battute di bassa lega, presenti in quasi tutti i film e telefilm e lasciamo solo l’osservazione dei fatti, anche quelli microscopici, il loro accostamento anche azzardato ed abbiamo l’animo di Sherlock Holmes.

Salviamo tutto questo e cerchiamolo negli epigoni di Doyle, sia al cinema che in TV e troveremo degni eredi del grande maestro.

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6 pensieri su “Mr. Holmes: Tradurre, Tradire, Ricreare

  1. Ti dico subito una cosa: questo è il più bel post su WP che abbia mai letto.
    Ti giuro. Sono arrivato alla fine quasi commosso. La tua spiegazione sull’ELEMENTARE (quasi) mai pronunciato da Holmes mi ha rimesso in pace col mondo: finalmente ho trovato uno appasionato e competente come me. Anzi, di più.
    La precisione e l’accuratezza con cui citi, rimandi e spieghi ciò che è e rappresenta Sherlock Holmes è qualcosa di straordinario.
    Complimenti veramente.
    Ti invito a non essere modesto (anche perchè, come ben sai, il Nostro disprezza la falsa modestia al pari della superbia 😉 ) e prenditi tutti questi complimenti perchè hai scritto veramente un post leggendario.

    Sono un lettore accanito di Holmes esattamente come te: il Canone lo so quasi a memoria mentre – lo confesso – ho sempre disprezzato i racconti apocrifi e non ne ho letto quasi nessuno. Mi lasciano in bocca un sapore sacrilego che non riesco più a levarmi quindi preferisco soprassedere.

    Per quanto riguarda le tue disamine sulle trasposizioni filmiche di Holmes mi sento in dovere di consigliarti una pellicola che, a quanto leggo, ti manca: Senza Indizio.
    Ne ho scritto una recensione qualche mese fa: http://lapinsu.wordpress.com/2014/11/20/senza-indizio-ovvero-la-dissacrazione-elevata-ad-arte/

    L’Holmes di Brett ricordo che da ragazzino lo davano su RAI3 ad orari impossibile (mezzanotte o giù di lì) però restavo sempre sveglio per vederli perchè erano episodi fatti veramente bene.
    Anche le tue riflessioni su Sherlock ed Elementary sono puntuali e le condivido. Come ho scritto in un post molto vecchio (http://lapinsu.wordpress.com/2014/04/16/sherlock-vs-elementary/)

    “Elementary non è brutto di per sè, è brutto solo come adattamento moderno di Sherlock Holmes. Se si fosse limitato a trarre spunto creando storie e personaggi slegati dall’opera di Conan Doyle avrebbe funzionato di più. Magari avrebbe potuto intitolarsi “Cronache investigative di un immigrato londinese ex tossicodipendente”

    PS: domani questo post me lo rileggo perchè sicuramente ci sono altri aspetti che mi piacerà sviscerare con te 🙂

    ciao e ancora complimenti!!!!!!

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  2. Grazie di cuore per le bellissime parole nei miei confronti!
    Sono contento che ti sia piaciuto il mio post, perché da appassionato avrai riconosciuto tutto il cuore che ci ho messo!!
    Ho letto immediatamente la tua recensione su “Senza Indizio”, scritta come al solito in modo caldo ed efficace: un film su Holmes, da te recensito con ottimo voto ed in più con due mostri sacri come Michael Caine e Ben Kingsley… non posso scaricarlo: io debbo averlo!!!
    L’ho cercato e trovato (http://www.terminalvideo.com/prodotto?cod=552631&title=Senza+Indizio) su TerminalVideo (dove non compro ma controllo solo prezzo e dati dell’edizione) e domani vado Feltrinelli a Bologna dove mi fanno il 15% sui DVD e BRAY fino alla Befana…
    Poi ti racconto!
    Grazie ancora per la stima.

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  3. Pingback: Elementare, Lapinsù | Lapinsù

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