Sherlock Holmes: Tradurre, Tradire, Ricreare, alla ricerca dell’intelligenza

Mr-Holmes

Nel Novembre del 2015, in Italia venne distribuito un film, tratto dal romanzo A Slight Trick of the Mind, scritto dieci anni prima dallo statunitense Mitch Cullin: il film in questione era Mr. Holmes, sceneggiato da Jeffrey Hatcher e diretto da un direttore di scena da sempre molto sottostimato ovvero Bill Condon.

Di questo film tratterò in modo più ampio in altra sede e persino in altro blog, ma ciò che ora mi preme è il valore aggiunto di una pellicola che ha già il pregio di aver esibito, nei panni del più grande detective del mondo, niente meno che Sir Ian Murray McKellen (maestro assoluto di recitazione, sia come grande interprete shakespeariano, sia per i ruoli che più di altri gli hanno donato notorietà internazionale: Magneto negli X-Men e Gandalf nella esalogia jacksoniana tratta dai libri di Tolkien), ma che oltre a questo è soprattutto un omaggio sentito, traboccante sincera ammirazione, per un personaggio della letteratura, del cinema e della televisione che merita tutta l’attenzione del mondo.

Sir-Ian-Murray-McKellen

Dal suo account twitter, l’attore britannico, parlando del suo ruolo in Mr. Holmes ha scritto: «Over 70 actors have previously played Sherlock Holmes. Now he’s 93 years old and it’s my turn».

Si, perché quella di Mr. Holmes è effettivvamente solo l’ultimo degli innumerovoli trattamenti cinematogtafici e televisivi operati sulle avventure del personaggio di Sherlock Holmes, sia come adattamenti più o meno fedeli delle opere originali, sia di versioni scritte postume al suo creatore: Sir Arthur Conan Doyle.

Sir-Arthur-Conan-Doyle

Chi mi conosce sa del mio amore profondo per il corpo letterario che Conan Doyle ha dedicato alla sua più celebre creatura: è una passione viscerale, che all’inizio si è alimentata solo con la lettura e rilettura del canone holmesiano classico (quattro romanzi e 56 racconti organizzati in cinque antologie dal 1892 al 1927) e poi con il tempo ha tenuto accesa la fiamma con altri scritti più o meno degni di tanta eredità: uno per tutti, il romanzo di Nicholas Meyer The Seven-Per-Cent Solution, dal quale il regista Herbert Steel Magnolias Ross trasse l’omonimo film, sceneggiato dallo stesso Meyer.

The-Seven-Per-Cent-Solution

Ovviamente una tale passione sherlockiana non poteva esimermi dal ricercare anche tutte le traduzioni cinematografiche e televisive delle opere di Doyle e poi, quasi come ovvia conseguenza, anche tutti gli epigoni e le opere apocrife, insomma, un parco titoli davvero immenso, che negli anni ha saputo infliggere atroci delusioni ma anche regalare perle di rara bellezza: chi non ha apprezzato, ad esempio, quel gioiellino del 1970 di The Private Life of Sherlock Holmes, dove il grande regista Billy Wilder ironizzava caustico sui vizietti di Holmes o anche il dissacrante e fracassone The Adventure of Sherlock Holmes’s Smarter Brother, scritto, diretto ed interpretato dal folle Gene Wilder?

The-Private-Life-of-Sherlock-Holmes

Ricordo anche con piacere il molto più infantile e mainstream Young Sherlock Holmes, diretto da Barry Levinson e scritto dall’ex-ragazzo prodigio Chris Columbus, con alle spalle due scennegiature leggendarie (Gremlins del 1984 ed i Goonies del 1985), sei anni prima di diventare un dio degli incassi con Home Alone.

Ma sarà il caso di fare un po’ di ordine e partire dall’inizio.

Basil-Rathbone

Si parte senza dubbio dall’interpretazione che l’inconfondibile attore britannico Basil Rathbone regalò al pubblico nei 14 film che furono realizzati con lui protagonista dal 1939 al 1946, canonizzando di fatto la visualizzazione che il detective londinese avrebbe avuto negli anni a venire, sia nell’abbigliamento, sia nella postura e persino nelle scenografie d’interni del suo appartamento al 221/b di Baker Street.

Basil-The-Great-Mouse-Detective

Per molto tempo nel mondo del cinema Basil Rathbone fu considerato a tal punto la personificazione stessa di Holmes, che persino la Disney, quando nel 1986 produsse il film d’animazione d’ispirazione holmesiana, lo intitolò Basil The Great Mouse Detective.

Basil-Rathbone-02

Hollywood non poteva certo lasciare un simile tesoro al solo Rathbone ed ai suoi film in bianco e nero e così furono davvero innumerevoli le produzioni con protagonisti Sherlock Holmes ed il suo fido assistente Dott. Watson, alcune di grande pregio ed altre davvero dimenticabili, ma quasi tutte avevano il problema di dipendere in modo ossessivo da una sorta di copia ad usum Delphini del classico Holmes, ossia una versione solo in parte fedele all’originale di Doyle ma in realtà fedele solo allo stile stesso che Hollywood aveva creato come un abito su misura per il personaggio: da qui derivano quasi tutti gli strafalcioni di cui soffrono gli adattamenti televisivi e cinematografici del nostro detective, una per tutte la leggendaria frase «Elementare, mio caro Watson», che non fu mai pronunciata da Sherlock Holmes in nessuna delle 60 storie scritte dal maestro britannico del mystery e che invece nei film e nei telefilm viene fatta pronunciare sovente dal protagonista, quasi fosse un motto  a cui il detective era appassionato.

Soffermiamoci un attimo su questa falsa citazione.

The-Adventure-of-the-Crooked-Man

Nel racconto The Adventure of the Crooked Man, pubblicato nel Luglio del 1983 sullo Strand Magazine e successivamente raccolto nella meravigliosa (per me, la più bella di tutte) The Memoirs of Sherlock Holmes, avviene un importate scambio di battute tra Sherlock ed il dott. Watson: dopo aver ascoltato una delle famose spiegazioni del suo amico, quelle che noi chiamiamo erroneamente deduzioni, Watson commenta dicendo «Semplice!» ed Holmes ribatte sentenziando: «Elementare!».

Quello strafalcione di stampo hollywoodiano, quindi, non è poi così terribile, perché alla fine quella frase, anche se non è mai stata scritta dall’autore, è pertinente, ossia fedele al profilo che un lettore si è fatto del personaggio.

The-Adventure-of-the-Crooked-Man-tv-episode

Abbiamo aperto in questo modo una porta ad un mondo di storie con Holmes protagonista che, pur non essendo mai state scritte da Sir Arthur, potrebbero essere efficaci e fedeli al personaggio, purchè pertinenti.

La televisione è il media che più ci aiuta a capire questo flusso di traduzione-tradimento- creazione: sono infatti 3 le serie TV fondamentali dedicate al nostro detective e rappresentano a loro modo tre diversi approcci.

The-Adventures-of-Sherlock-Holmes-Jeremy-Brett-and-David-Burke

La prima delle tre è l’inglesissima The Adventures of Sherlock Holmes e rappresenta la fedeltà ortodossa o meglio il tentativo di esserlo il più possibile: il network britannico Granda Television era deciso a trasportare in video ciascuna delle 60 storie scritte da Conan Doyle (i 4 romanzi ed i 56 racconti del canone), ma riuscì solo parzialmente nell’impresa, giacché una grave malattia stroncò la vita e la carrtiera dell’attore inglese Jeremy Brett, sublime interprete del personaggio di Holmes, mettendo anche fine alla serie televisiva.

Jeremy-Brett

Sotto la strettissima supervisione del creatore della fiction, Michael Cox, in dieci anni di programmazione, dal 1984 al 1994, furono adattate ben 42 storie e tradotte in 41 episodi complessivi (36 da un ora ciascuno, più 4 lungometraggi televisivi), divisi in 4 stagioni televisive, ciascuna intitolata come le memorabili antologie di racconti del maestro: un lavoro immenso ed anche punto di riferimento insostituibile per chiunque ami la narrazione e lo stile originale dell’opera letteraria, soprattutto per via della ben nota cura maniacale nella ricostruzione storica di personaggi ed ambienti che da sempre caratterizza i lavori televisivi britannici e che in questo caso fu accompagnata da un’interpretazione del detective londinese, fornita da Brett, talmente impeccabile da aver surclassato persino quella del compianto Rathbone; infine, last but non least, Watson venne finalmente tratteggiato non più come uno stupido o un buffone, come purtroppo veniva dipinto in quasi tutte le pellicole statunitensi.

Sherlock-BBC

Poi arrivò il 2010 e la BBC One produsse Sherlock, certamente una delle fiction più belle di tutti i tempi: creata dai geniali Steven Moffat (a cui si devono gli episodi indubbiamente più belli) e Mark Gatiss (che nella serie impersona anche il personaggio di Mycroft, fratello di Sherlock) e sceneggiata da loro stessi in collaborazione con il valente Stephen Thompson.

The-Abominable-Bride

Prodotta nel corso di 7 anni, dal 2010 al 2017, la serie si è sviluppata su un corpo compelssivo di 4 stagioni da 3 episodi ciascuna (un vero stillicidio per gli appassionati, che aspettavano mesi per vedere una manciata di minuti della loro fiction preferita!), ai quali si deve doverosamente aggiungere lo special The Abominable Bride, del Gennaio 2016, diretto da Douglas Mackinnon e scritto dai sempre incredibili Moffat e Gatiss, che va a situarsi come continuity esattamente a cavallo tra la fine della terza stagione e l’inizio della quarta.

Sherlock-A-Study-in-Pink

Questa serie inglese è talmente importante ed innovativa da renderne la visione un must imperdibile per chiunque si professi amanti di cinema e televisione, ma anche di cultura in generale: i suoi punti di forza sono senza dubbio i soggetti geniali, uno stile narrativo sintatticamente modernissimo (a tratti gotico, a tratti pop, prendendo in prestito la grammatica degli smartphone e l’umorismo disincantato ed po’ nero del Dottor Who) ed infine, last but not least, un livello recitativo altissimo grazie ai due interpreti principali: i bravissimi Benedict Cumberbatch e Martin Freeman ad impersonare rispettivamente Sherlock e Watson.

Sherlock-The-Final-Problem

Aggiungo inoltre che Sherlock è il miglior esempio possibile di quel concetto prima solo accennato di fedeltà filosofica e non testuale ad un personaggio: ambientando le vicende in tempi e luoghi contemporanei, gli autori della moderna fiction BBC non raccontano mai le storie di Sir Arthur Conan Doyle, ma ne prendono solo spunto per raccontare altre vicende, giocando con i nomi, i fatti e le vicende della tradizione e dipingendole con sfumature le più variegate possibile, condendo il tutto con ambiguità sessuali ed etiche che raddoppiano lo spessore delle storie stesse.

Sherlock-The-Lying-Detective

Qui non c’è la pedanteria del filologo o la cieca fedeltà del devoto, ma brucia l’incandescente emozione di chi ha amato dei testi letterari soprattutto la straordinaria intelligenza delle storie e quella solo vorrebbe salvare e vederla riprodotta all’infinito, come a fingere che lo stesso Doyle sia ancora vivo tra di noi contemporanei e che con uno pseudonimo possa aver scritto queste nuove vicende del suo Sherlock Holmes, appuntandosele su Google Documents e condividendole via social network.

Sulla stessa traccia, anche se con un risultato qualitativo minore, si muove la terza ed ultima delle nostre tre serie televisive: Elementary, creata nel 2012 e composta ad oggi da 6 stagioni e 124 episodi fino ad ora realizzati.

Elementary

Anche in questo caso vengono completamente disattese le 60 storie del canone classico di Holmes, per dare spazio a vicende ed indagini completamente nuove, con protagonisti personaggi solo lontanamente ispirati dall’opera di Doyle: lo scrittore Rob Doherty, autore schivo ed intelligente (già scrittore della garbata ed acuta serie tv Medium), si è inventato un plot di base che vede Sherlock Holmes come un ex-tossicodipendente, fuggito da una Londra che lo soffocava, quale immagine stessa della sua dipendenza ed approdato a New York, dove ha iniziato una nuova carriera come consulente della polizia locale, coadiuvato da un’assistente riabilitativa di supporto, la dottoressa Joan Watson, all’inizio stipendiata dal ricco e potente uomo d’affari Morland Holmes, padre di Sherlock, ma successivamente uscita dal ruolo di tutor e diventata ella stessa collaboratrice e socia del rande investigatore in quel lavoro di consulenza per il dipartimento della città.

Elementary-02

Nelle parti di Holmes e Watson troviamo gli attori Jonny Lee Miller (già noto al pubblico di mezzo mondo per il suo ruolo di Simon “Sick Boy” Williamson, nel film culto Trainspotting di Danny Boyle) e Lucy Liu (indimenticata O-Ren Ishii nel Kill Bill di Tarantino, ma qui al suo vero importante ruolo drammatico, dopo le partecipazioni a ruoli comedy, come quelli nel serial  Ally McBeal o film action come Charlie’s Angels), incredibilmente molto affiatati ed assolutamente credibilissimi nei loro ruoli: costruito per essere venduto ad un network generalista e popolare come la CBS, alla fine Elementary è un procedural drama con alcuni esiti prevedibili, ma al contempo mai stupido o banale, capace di evitare le spacconate di molti serial statunitensi, ma soprattutto in grado ad ogni puntata di regalare allo spettatore storie ed enigmi intelligenti.

Siamo arrivati, infatti, al punto cruciale della nostra osservazione: l’intelligenza, appunto, come traccia per comprendere le varie versioni di Holmes, i vari tradimenti e le varie traduzioni.

Sherlock-Holmes-deductions

Se infatti esiste un seme, un segno, dell’idea stessa che Holmes rappresenta è proprio quella dell’osservazione intelligente, più che del concetto di deduzione stessa: come spiega bene Fabio Bacchini (divulgatore in campo filosofico) nel suo articolo Un Detective Non Deduce Mai del 1997, il segreto di un grande detective come Holmes è la meticolosa osservazione e la capacità intuitiva di scegliere fra le varie opzioni che l’osservazione di un fatto accaduto presenta.

Sherlock-Holmes-deductions-02

In questo senso, Holmes non deduce mai veramente (intendendo per deduzione la logica ferrea che vede già nella premessa iniziale tutti gli elementi che compongono la soluzione finale), ma osserva attentamente e da ciò che osserva cerca di riscostruire ciò che non è immediatamente percepibile, spesso buttandosi ad indovinare, forte dei dati osservati, della statistica e di mille altri fattori che riducano il campo dell’incertezza, ma non è mai vera deduzione ossia non è mai la semplice matassa di informazioni tutte presenti che si dipana, quanto l’accostamento di molteplici osservazioni, anche di fatti minuscoli ed apparentemente insignificanti, ma utili a comporre uno schizzo appena accennato che il grande detective completa nel disegno finito.

Sherlock-Holmes-deductions-03

L’epistemologo Piaget, chiamato a fornire una definizione di intelligenza, la definì come la «capacità di analizzare le strutture», siano esse fisiche, matematiche o spirituali: facciamo nostra questa definizione e sgombriamo il campo dagli inseguimenti in auto, dalle sparatorie, dalle imbarazzanti scene di sesso riempiticcio, dalle battute di bassa lega, presenti in quasi tutti i film e telefilm e lasciamo solo l’osservazione dei fatti, anche quelli microscopici, il loro accostamento anche azzardato ed abbiamo l’animo di Sherlock Holmes.

Salviamo tutto questo e cerchiamolo negli epigoni di Doyle, sia al cinema che in TV e solo allora troveremo degni eredi del grande maestro.


Il Canone Classico ovvero la Bibliografia completa di Sir Arthur Conan Doyle con protagonista Sherlock Holmes:

A Study in Scarlet, 1887, romanzo
The Sign of Four, 1890, romanzo
The Adventures of Sherlock Holmes, 1892, raccolta di 12 racconti
The Memoirs of Sherlock Holmes, 1894, raccolta di 11 racconti
The Hound of the Baskervilles, 1902, romanzo
The Return of Sherlock Holmes, 1905, raccolta di 13 racconti
The Valley of Fear, 1915, romanzo
His Last Bow, 1917, raccolta di 8 racconti
The Case-Book of Sherlock Holmes, 1927, raccolta di 12 racconti


In questo post abbiamo parlato dei seguenti film e fiction televisive:

The Private Life of Sherlock Holmes“, USA, 1970
Regia: Billy Wilder
Soggetto e Sceneggiatura: I. A. L. Diamond e Billy Wilder
Sherlock Holmes interpretato da Robert Stephens
Dr. Watson interpretato da Colin Blakely

The Adventure of Sherlock Holmes’s Smarter Brother“, GBR, USA, 1975
Regia Soggetto e Sceneggiatura: Gene Wilder
Sherlock Holmes interpretato da Douglas Wilmer
Dr. Watson interpretato da Thorley Walters
Sigerson Holmes interpretato da Gene Wilder

The Seven-Per-Cent Solution“, GBR, USA, 1976
Regia: Herbert Ross
Soggetto e Sceneggiatura: Nicholas Meyer
dal suo romanzo omonimo
Sherlock Holmes interpretato da Nicol Williamson
Dr. Watson interpretato da Robert Duvall

The Adventures of Sherlock Holmes (Tv Series)“, USA, 1984 – 1994
41 Episodi per 9 stagioni
Creata da Michael Cox
Sherlock Holmes interpretato da Jeremy Brett
Dr. Watson interpretato da David Burke

Young Sherlock Holmes“, USA, 1985
Regia: Barry Levinson
Soggetto e Sceneggiatura: Chris Columbus
Sherlock Holmes interpretato da Nicholas Rowe
Dr. Watson interpretato da Alan Cox

Basil The Great Mouse Detective“, USA, 1986
Regia: Ron Clements, Burny Mattinson, Dave Michener e John Musker
Soggetto e Sceneggiatura: P. Young, V. Gerry, S. Hulett ed altri
dalla serie di libri per ragazzi Basil of Baker Street
scritti da Eve Titus ed illustrati da Paul Galdone

Sherlock (TV series)“, GBR, 2010 – 2017
Creata da Steven Moffat e Mark Gatiss
4 Stagioni da 3 Episodi ciascuno
Regia: Paul McGuigan, Nick Hurran, Jeremy Lovering ed altri
Soggetti e Sceneggiature: Steven Moffat, Stephen Thompson, Mark Gatiss
1 Lo special The Abominable Bride, GBR, 2016
Regia: Douglas Mackinnon
Soggetto e Sceneggiatura: Steven Moffat e Mark Gatiss
Sherlock Holmes interpretato da Benedict Cumberbatch
Dr. Watson interpretato da Martin Freeman

Elementary (TV series)“, USA, 2012 in corso
Creata da Robert Doherty
6 Stagioni per 124 episodi ad oggi
Regia: Christine Moore, Lucy Liu, John Polson, Aaron Lipstadt ed altri
Soggetti e Sceneggiature: Robert Doherty ed altri
Sherlock Holmes interpretato da Jonny Lee Miller
Dr. (Joan) Watson interpretato da Lucy Liu

Mr. Holmes“, GBR, USA, 2015
Regia: Bill Condon
Soggetto e Sceneggiatura: Jeffrey Hatcher
dal romanzo A Slight Trick of the Mind di Mitch Cullin
Sherlock Holmes interpretato da Ian McKellen


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6 pensieri su “Sherlock Holmes: Tradurre, Tradire, Ricreare, alla ricerca dell’intelligenza

  1. Ti dico subito una cosa: questo è il più bel post su WP che abbia mai letto.
    Ti giuro. Sono arrivato alla fine quasi commosso. La tua spiegazione sull’ELEMENTARE (quasi) mai pronunciato da Holmes mi ha rimesso in pace col mondo: finalmente ho trovato uno appasionato e competente come me. Anzi, di più.
    La precisione e l’accuratezza con cui citi, rimandi e spieghi ciò che è e rappresenta Sherlock Holmes è qualcosa di straordinario.
    Complimenti veramente.
    Ti invito a non essere modesto (anche perchè, come ben sai, il Nostro disprezza la falsa modestia al pari della superbia 😉 ) e prenditi tutti questi complimenti perchè hai scritto veramente un post leggendario.

    Sono un lettore accanito di Holmes esattamente come te: il Canone lo so quasi a memoria mentre – lo confesso – ho sempre disprezzato i racconti apocrifi e non ne ho letto quasi nessuno. Mi lasciano in bocca un sapore sacrilego che non riesco più a levarmi quindi preferisco soprassedere.

    Per quanto riguarda le tue disamine sulle trasposizioni filmiche di Holmes mi sento in dovere di consigliarti una pellicola che, a quanto leggo, ti manca: Senza Indizio.
    Ne ho scritto una recensione qualche mese fa: http://lapinsu.wordpress.com/2014/11/20/senza-indizio-ovvero-la-dissacrazione-elevata-ad-arte/

    L’Holmes di Brett ricordo che da ragazzino lo davano su RAI3 ad orari impossibile (mezzanotte o giù di lì) però restavo sempre sveglio per vederli perchè erano episodi fatti veramente bene.
    Anche le tue riflessioni su Sherlock ed Elementary sono puntuali e le condivido. Come ho scritto in un post molto vecchio (http://lapinsu.wordpress.com/2014/04/16/sherlock-vs-elementary/)

    “Elementary non è brutto di per sè, è brutto solo come adattamento moderno di Sherlock Holmes. Se si fosse limitato a trarre spunto creando storie e personaggi slegati dall’opera di Conan Doyle avrebbe funzionato di più. Magari avrebbe potuto intitolarsi “Cronache investigative di un immigrato londinese ex tossicodipendente”

    PS: domani questo post me lo rileggo perchè sicuramente ci sono altri aspetti che mi piacerà sviscerare con te 🙂

    ciao e ancora complimenti!!!!!!

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  2. Grazie di cuore per le bellissime parole nei miei confronti!
    Sono contento che ti sia piaciuto il mio post, perché da appassionato avrai riconosciuto tutto il cuore che ci ho messo!!
    Ho letto immediatamente la tua recensione su “Senza Indizio”, scritta come al solito in modo caldo ed efficace: un film su Holmes, da te recensito con ottimo voto ed in più con due mostri sacri come Michael Caine e Ben Kingsley… non posso scaricarlo: io debbo averlo!!!
    L’ho cercato e trovato (http://www.terminalvideo.com/prodotto?cod=552631&title=Senza+Indizio) su TerminalVideo (dove non compro ma controllo solo prezzo e dati dell’edizione) e domani vado Feltrinelli a Bologna dove mi fanno il 15% sui DVD e BRAY fino alla Befana…
    Poi ti racconto!
    Grazie ancora per la stima.

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  3. Pingback: Elementare, Lapinsù | Lapinsù

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