The Gathering Vol. 6: realtà e fantasia

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The truth of art lies in its power to break the monopoly of established reality to define what is real
La verità dell’arte sta nel suo potere di rompere il monopolio della realtà consolidata per definire ciò che è reale
– Herbert Marcuse

Follower abituali, nuovi lettori ed internauti di passaggio, a tutti voi do il saluto e dico bentornati sulle pagine del flusso principale del nostro gioco Kasabake The Gathering, dove la realtà si mescola alla fantasia, con un confine che ad ogni puntata diviene sempre di più solo una linea sfumata, dai contorni opachi, con delle ampie zone grigie, in cui è possibile smarrirsi se non si presta sufficiente attenzione, ma in fondo, non è questo lo scopo stesso del nostro gioco?

Come diceva il grande poeta marchigiano, con quel meraviglioso e dolcissimo ossimoro, in cui accostava due termini teoricamente agli antitesi, il naufragar m’è dolce in questo mare

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Ezekiel è realmente tra di noi e ricopre anche un ruolo di spicco nella nostra società occidentale (potete trovare un indizio al proposito, in uno dei pezzi “stonati”, pubblicati su Truth or Toast, lo strano sito creato dal blogger RealTruthGiver, sulla cui uccisione sta indagando Zack proprio in questi giorni).

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Quello del nostro villain è un ruolo di potere, che gli permette d manovrare grandi quantità di denaro e con esso di persone, per via di quella oramai irreversibile decadenza etica che vede coinvolto ogni umano al governo della cosa pubblica, capitolando regolarmente al cospetto del mercimonio della sua opera.

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A combattere Ezekiel, prima ancora del nostro manipolo di blogger eroi, gli Earth’s Mightiest Bloggers (EMG), troviamo la SAG, una società segreta, fondata agli inizi del secolo scorso dai fratelli Auguste Marie Louis Nicolas Lumière e Louis Jean Lumière (come potete leggere nell’apposita sezione qui linkata), non casualmente composta da uomini e donne di spettacolo, perché, senza dubbio alcuno, solo il potere dell’immaginazione potrà combattere quella deriva di oscurantismo, portata da un nuovo imminente Medioevo, basato sulla piattezza pianificata che ci rende consumatori prima ancora che cittadini ed esseri umani: psicopatici e complottisti di tutto il mondo da sempre vedono progetti per asservire i popoli in un Nuovo Ordine Mondiale, ma Ezekiel sta da anni tramando qualcosa di più radicale, qualcosa che concerne i nostri peccati e la nostra purificazione…

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In questa Fase 2 del gioco ogni cosa diventa anche qualcos’altro, perché forse nel caos riusciremo a sfuggire ai mostri che Ezekiel ha sguinzagliato contro tutto e tutti e magari potremo anche a comunicare i nostri piani di difesa e contrattacco, usando il codice segreto della creatività.

Come esempio perfetto di questa continua altalena tra realtà e finzione, pubblichiamo adesso, qui di seguito, il secondo Chronicle della nostra avventura, ovvero il primo capitolo del diario di viaggio del potente PizzaDog, eroe a cui sin dall’inizio era stato chiesto di trovare il luogo dell’Adunanza (quello dove, in queste ore, nella sua forma ectoplasmatica, si sta muovendo Gianni) e che pertanto era stato anche uno dei primi bersagli di Ezekiel: finalmente possiamo oggi leggere le pagine segrete della sua missione!


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Vedo la corona di petali danzare in cima allo stelo, roteando su se stessa con tale decisione da creare un piccolo vortice azzurro.
Ignoro tutto ciò che riguarda il mondo delle piante, ma so con assoluta certezza che questo tipo di fiore non ha nome: alla vista pare una semplice rosa dai colori cerulei, bella come solo una rosa sa essere, ma la materia pare molto più simile a quella della carta velina, delicata e ruvida con delle pieghe che appaiono tutto fuorché naturali, quasi fosse stata realizzata da mano umana.
La danza di questo piccolo origami prosegue incurante di quello che lo aspetta, aprendo sempre di più i propri petali fino a sbocciare e partorendo quello che presumo sia il suo nucleo: una pietra.
Luccicante come un diamante, ma nera come il carbone, una roccia che al suo primo respiro provoca un incendio bluastro che divampa istantaneamente, andando a incenerire quella corona di petali che gli ha appena donato i natali.
Sono seduto su una panchina, nella stazione centrale di Milano, quando assisto a quello che potrebbe essere lo spettacolo più elegante e allo stesso tempo perverso che l’universo abbia mai concepito.
Alla fine il fuoco blu consuma totalmente la pianta lasciando sul freddo asfalto nient’altro che cenere: Il fiore più pregiato che abbia mai visto muore nell’indifferenza totale dei passanti.
Nessuno si volta a osservare il pirotecnico spettacolo, neanche una singola persona, ma non gliene faccio una colpa, non potevano vederla. Nessuno avrebbe potuto. Tranne io.

La chiamata del mio treno riecheggia tra le pareti della stazione, distogliendo la mia attenzione e riportandomi con i piedi per terra. Ormai ci ho fatto l’abitudine.
Questa capacità speciale mi spinge a isolarmi dal mondo percepito per godermi le meraviglie di cui il mio potere mi rende partecipe, come ora per esempio: un uomo comune guardando la stazione di Milano vedrebbe semplici pendolari intenti ad affrontare la solita routine, vedrebbe l’uomo di mezza età che cerca di leggere il giornale, vedrebbe la giovane universitaria con lo zaino a tracolla che ripassa nervosa i suoi appunti forse in vista di un esame, il distinto ragazzo in giacca e cravatta che ride mentre guarda chissà cosa sul telefono, una donna col casco che, nonostante l’ingombrante tuta da moto, non riesce a nascondere le perfette curve del suo fisico, vedrebbe un barista distratto che rovescia il caffè sul bancone (l’ennesimo, visto come viene strigliato dal suo capo) e un macchinista in pausa che cerca di rassicurarlo assicurandogli che non si è sporcato e che in fondo si è trattato solo di un incidente.
Io? Io vedo un obelisco di rame che taglia trasversalmente la stazione cambiando inclinazione ogni volta che parte un treno, vedo alveari di colori svolazzare attorno ai passanti che si espandono e si riducono seguendo un ritmo ben preciso, due granchi verdi grandi quanto una Smart che fanno a gara saltando da un treno ad un altro, vedo cuccioli di tigri fatti di sabbia che si rincorrono sul soffitto, una fenice che muore e risorge sul tavolino di un bar e un piccolo folletto rompipalle che ha appena finito di rovesciato una tazza di caffè addosso a un macchinista in pausa (per l’ennesima volta, visto come se la sghignazza).
Vedo questo e molto altro mentre mi dirigo verso il gate del treno che mi porterà a…dove? Non ho avuto modo né interesse di leggere la destinazione. Sono mesi ormai che faccio viaggi casuali cercando di scappare da qualcuno (o da qualcosa) che mi dà la caccia e cercando di scoprire qualcosa di più su questa minaccia.
Di recente ho avuto la fortuna di tornare a Milano, ma dopo una piccola pausa e un piccolo rifornimento sono pronto a ripartire per il mio randomico viaggio. Non so perché quel qualcuno (o quel qualcosa) ce l’ha tanto con me: so che non ha intenzioni amichevoli e che fermarmi a chiederglielo non sarebbe la mossa più saggia; inoltre sono stato avvertito da un paio di persone fidate riguardo l’avvento di qualcosa di maligno, quindi…eccomi qua.

Sto per salire sul treno insieme ad una famiglia di ricci canterini: ne ho già incontrati in passato, sono come dei normalissimi ricci solo che camminano su due zampe e si divertono a cantare cori gospel in gruppetti da sei; può sembrare una cosa carina, ma dopo il quinto canto di fila vi assicuro che non lo è!
Quando all’improvviso avvisto un prodigio che mi sembra familiare, una specie di grosso serpente con le ali che si dirige sinistro verso l’uscita est della stazione.
Decido di seguirlo, a costo di perdere il treno (capirai, prenderò quello dopo, tanto la destinazione rimane sempre la stessa: a cazzo), perché c’è qualcosa in quella creatura che non mi convince del tutto, una bruttissima sensazione che mi assale al solo pensiero.
Non è una cosa che faccio di solito quella di seguire i prodigi, anche se ammetto che più di una volta mi è balenata l’idea andare a “caccia” di queste creature, classificarle, assegnargli magari dei nomi e tenere un database da qualche parte con i tutti i tipi di prodigi che mi sia capitato di incontrare.
Mentre penso questo mi passa accanto un gruppo di ragazzini con lo smartphone in mano intenti a giocare a Pokèmon GO.
Sorrido pensando all’ironia.
Ormai sono fuori dalla stazione: arrivo davanti ad una fontana (che non avevo mai notato prima), quando mi accorgo di averlo perso.
Com’è possibile perdere di vista un grosso serpente alato? Beh, provateci voi, poi fatemi sapere!
Sto per tornare in stazione pensando ai trenta e rotti euro di biglietto buttati in questo inutile inseguimento, quando il rettile alato mi striscia alle spalle, stringe la sua coda intorno alla mia gola e mi trascina in fondo alla fontana.
Cerco di dimenarmi, di uscire dalla morsa del bastardo o quantomeno di emergere dall’acqua, ma l’esile corpo da serpente e le soffici ali da sparviero nascondono il carico di un bisonte e la forza di un…di un…non riesco a pensare!
Le forze mi vengono meno e comincio anche a perdere i sensi.

Dicono che mentre muori ti scorra tutta la vita davanti. Mi son sempre chiesto se io, con le mie capacità, avrei visto anche altro: altri prodigi, altre dimensioni, almeno qualche effetto speciale, che diavolo!
La vista si offusca, i pensieri mi rimbombano in testa, sto per svenire quando una piccola mano mi afferra l’avambraccio facendomi riemergere e riportandomi alla vita.
Tossisco, vomito acqua ed il petto mi fa un male cane: mentre cerco di riprendermi, scopro che la mano del mio salvatore appartiene in realtà a una donna, la tipa in tuta da moto che avevo visto poco fa in stazione.
Chi sei?” le chiedo mentre lotto con il mal di gola. Lei si toglie il casco rendendo futile qualsiasi tipo di risposta.
Scarlett Johansson?!” esclamo con la voce ritrovata
Anche solo ‘Scarlett’ va bene, sai?” risponde lei.
Scarlett! Cosa…cosa…che ci fai qui?
Ti salvo la vita
Mi stavi seguendo?
Da qualche settimana ormai: sospettavo che ti dessero la caccia e dopo il nostro ultimo incontro mi sono organizzata, insieme ai tipi della SAG, per darti una mano in caso di bisogno”.
Ah.” Rispondo più incuriosito che perplesso, “Ma perché ti nascondevi? Cioè. non è per esser ingrato, ci mancherebbe, ma non potevi semplicemente accompagnarmi?
Vuoi proprio parlare di questo adesso? O vuoi prima pensare a loro”, dice lei, mentre indica il serpentone alato, che nel frattempo si è portato un amico, un altro serpente, più grosso del primo, ma senza ali. In compenso ha tre teste.
Quando pensi di averle viste tutte….aspetta! Ma tu riesci a vederli?!
Certo, perché?
Anche tu riesci a vedere i prodigi?
No, PD” dice lei mettendosi in guardia, “questi non sono prodigi…
Non fa in tempo a finire la frase che i due serpenti ci attaccano.
Lei tira fuori due bastoni elettrificati che sembrano usciti direttamente da un film d’azione brandendoli con fare esperto. Io invece…mi scanso: cerco di evitare gli attacchi e indietreggio fino ad arrivare in un vicolo.
Perché scappi?” mi rimprovera lei.
Non scappo, ma non credo che lottare in mezzo alla strada sia una cosa furba. Potrebbero venir coinvolti dei passanti
E quindi ti fai ammazzare? Non c’è nessuno in giro PD, muoviti a far fuori quel viscidone a tre teste”.
Sto per fare quanto mi ordina, quando il predatore, quello alato, riesce a farla cadere stringendo il suo lurido copro intorno al collo di lei.
Scarlett!!” grido, come se potesse servire a qualcosa. Tiro un calcio a una delle tre teste del mio aggressore, mandandola KO. Una testa in meno.
Questo lo rallenta, ma non mi dà il tempo necessario per soccorrere la mia partner: le due teste rimanenti, infatti, tornano all’attacco cercando di mordermi.
Mentre tento di difendermi cado a terra e il serpente ne approfitta per afferrarmi le caviglie: non siamo messi bene!
La faccia di Scarlett comincia a cambiare colore, non respira e l’unico contributo che riesco a dare è continuare a urlare il suo nome come un forsennato.
Finché non mi viene un’idea.
Scarlett! Scarlett! Scarl….Scarlett!! Ti sembrerà una stronzata ma…ti ricordi cosa fai verso la fine di The Winter Soldier? Quando Robert Redford ti prende in ostaggio?
Lei mi guarda con una faccia a metà tra il “cazzo dici?” e il “potrebbe funzionare…” e in un attimo prende una decisione: afferra uno dei suoi bastoni elettrificati e se lo punta sulla spalla, sparandosi 100.000 volt in corpo, stordendo se stessa e il suo aggressore che finalmente lascia la presa.
Lei sviene per lo shock.
Mi ritrovo da solo contro il serpente a tre…no, a due teste. Facciamo due e mezzo che la terza testa è lì lì per svegliarsi.
Bene” penso, “ora tocca a me!
L’idra mi attacca con i suoi morsi, strappandomi piano piano la felpa che ho indosso.
Cerco di pensare a un modo per liberarmi: è troppo veloce per colpirlo, il bastone di Scarlett è troppo lontano per prenderlo e la felpa è stata fatta quasi a brandelli… lo strato dopo è la mia pelle. Sono fottuto!
Sto pensando alla cazzo di giornata che sto vivendo considerato che sono in pericolo di vita per la seconda volta in meno di un’ora, quando all’improvviso un piccolo vortice azzurro mi appare davanti agli occhi, un fiore bluastro in procinto di sbocciare.
So esattamente cosa sta per succedere.
Senza pensarci due volte, afferro l’origami e lo scaravento contro una delle tre capocce, quella ancora stordita e in meno di una attimo il rettile prende fuoco mollando la presa: libero, mi allontano subito e lascio il serpente dimenarsi a terra nel disperato tentativo di spegnere le fiamme. Alla fine non resta altro che cenere. E puzza di pollo.
Quando ti dice culo eh?” dice Scarlett, con un filo di voce mentre si rialza.
Cerco di aiutarla: “Non era questa la battuta Scarletta
Divertente… Comunque bella cazzo di idea che hai avuto
Ti ho salvato la vita no? Non c’è di che, anche se immagino che ora siamo pari
Non ancora” dice lei mentre mi molla uno schiaffo che mi fa perdere la vista per un paio di secondi.
Ora siamo pari! Ma come cazzo ti è saltato in mente di scappare nel bel mezzo di uno scontro?
Te l’ho detto” rispondo cercando di nascondere il dolore dovuto allo schiaffo, “non stavo scappando: solo non volevo che venissero coinvolti dei passanti.
Questo è molto nobile PD, ma non c’era nessuno in giro e non puoi rischiare la vita solo nell’ipotesi che qualcuno si faccia vivo: se qualche passante fosse arrivato ci avremmo eventualmente pensato
Lo so, hai ragione è che…è tutta la vita che nascondo queste mie capacità, che nascondo non solo ai miei cari, ma a tutto il mondo ciò di cui sono capace, ciò che il mondo non può vedere ne percepire e di conseguenza da cui non può difendersi. Ci sono sempre andato cauto con l’interazione di prodigi…o comunque di creature come quelle di oggi
Lei mi guarda con gli occhi di un’amica: “Dovresti cominciare a pensare meno e ad agire di più, sai PD?
Le faccio un sorriso sconfortato.
E a tal proposito” continua lei, “basta con questi viaggi randomici! Possiamo continuare a nasconderci quanto vogliamo, ma non saremmo mai troppo lontani dal nostro nemico, né abbastanza vicini per fermarlo: occorre radunarsi e occorre un luogo sicuro per l’adunanza.
Ci avevo già pensato, ma non riesco a immaginare un posto abbastanza sicuro per tutti”.
Mmh…Che ne dici di un luogo dove ci sono molti prodigi? Visto come te la sei cavata oggi, direi che il tuo potere potrebbe tornare molto utile in caso di bisogno. In vita tua hai visitato luoghi che siano straripanti di prodigi?
Ce ne sono alcuni in effetti. C’è Praga, c’è Venezia, c’è Tokyo (stranissime creature lì), c’è San Francisco… a Berlino ce ne sono parecchi e non immagini il via vai che c’è a Manhattan”.
Che ne dici di San Francisco?
Beh, è molto rischioso: ci sono pochi nascondigli sicuri rispetto a Tokyo o Praga, dove è più facile occultarsi. Però non è male! Ci sono stato una volta con un amico…
Un tipo in gamba?
Uno duro a morire.
Bene. Allora pensaci e fammi sapere. Ci sarà da avvisare un po’ di persone”.
Si avvicina per salutarmi e…non lo so: sarà l’adrenalina ancora in circolo o l’assurdità di questa giornata, ma per un attimo sono quasi tentato di baciarla.
Ovviamente non lo faccio perché…dai, è Scarlett Johansson!
Lei però mi rivolge un complice sorriso: “Volevi baciarmi?
Cosa? No! Cosa?” balbetto io.
Te l’ho detto PD, dovresti cominciare a pensare di meno e agire di più!
E alla fine se ne va facendo rombare il motore della sua moto.
Mi guardo in torno. Sto per dirigermi verso la stazione ma in un attimo ci ripenso: “Ok, basta con ‘sti cazzo di treni. C’è un volo che mi aspetta!


Quando ho cominciato ad immaginare questo gioco, non potevo davvero sperare che un giorno avrei potuto seriamente ricevere così tante belle pagine di narrativa fantasiosa ed appassionata, quali sono quelle che sto ricevendo a frotte sul mio computer: una pioggia di idee e spunti di narrazione assolutamente meravigliosi!
Abbiamo lasciato PizzaDog alle prese con un viaggio e sempre con un viaggio troviamo l’altro nostro grandissimo eroe, Lapinsu, al quale Rachel Weisz aveva chiesto di prepararsi a partire per Parigi…

Di nuovo una partenza, di nuovo un addio, di nuovo un journey, l’essenza stessa del nostro Gathering, ovvero un continuo muoversi ed arrivare da qualche parte…


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Il FrecciaRossa va veloce ma i miei pensieri di più.
Sono trascorse meno di 6 ore da quando Rachel Weisz si è palesata nella mia notte, eppure a me sembrano trascorsi 6 anni: mi sento stanco, impaurito e invecchiato. Rivedo il suo sguardo e i suoi capelli, sento ancora il profumo del suo respiro – un aroma di gradevole umido, come il bosco dopo un temporale estivo – e le sue parole riecheggiano nella mia mente: abbi coraggio e passione e cerca di capire fino a che punto si estende il tuo potere.
Coraggio. Passione. Potere. Cosa c’entro io con tutto questo? A me basta amare mia moglie, coccolare mia figlia e bere una birra cogli amici di una vita. Voglio una esistenza tranquilla, fondata sugli affetti e sulle certezze. Agenti del SAG? Attrici infiltrate? Parigi? E’ tutto troppo per me.
Intanto il treno accelera come se volesse infrangere il muro del suono.
TAAAAAAAAAAAAAAAN
Sobbalzo sul sedile, ma è solo il controllore che ha chiuso la porta del vagone.
Le auguro buon viaggio, signor Pennesi”, mi dice dopo aver dato un’occhiata veloce ai biglietti. Gli rispondo con un cenno del capo mentre i miei pensieri tornano alla convulsa mattinata, incapaci di staccarsene.
La corsa all’asilo per lasciare mia figlia: Ciao Babbo, ci vediamo stasera? Io che sorrido, le mento e mi maledico per questo. E poi via al lavoro, dove ad attendermi c’è il mio capo e l’ennesimo cazziatone: Quante volte ti ho detto di non venire in ufficio con magliette del genere? Siamo un’azienda rispettabile, non ci si presenta con la t-shirt di un cantante! Come si chiama questo poi? Springsting? Veramente sarebbe senza la “G” finale. Springsteen. E’ un errore che fanno in molti, in realtà Sting è un alt… Porta puttana! Se io dico springsting significa che è giusto springsting. Ora vai a casa e levati quella cazzo di maglietta e mettiti una camicia. Ce l’hai si, una camicia? E dopo una breve pausa mi passa un fascio di fogli: Tieni, questi sono per te. Sono i biglietti del treno: devi partire subito. Stamattina mi ha telefonato l’Amministratore Delegato in persona, ti rendi conto? Mi ha detto che l’azienda ha deciso di assegnarti un incarico delicato, che devi andare subito a Milano e prendere il primo volo per Parigi. Non so perché, tra 1500 dipendenti, l’azienda abbia deciso di affidare questo lavoro proprio a te. Ci sarebbero almeno 1499 persone più qualificate, ma tant’è. Prendi questi biglietti e levati dai coglioni.
Ed io mi sono levato dai coglioni.
TAAAAAAAAAAAAAANNNNNNNNNNNNNNN
La porta del vagone si apre di nuovo ed entra una ragazza biondina: è bassa ma dentro i jeans abbondanti s’intravedono le linee di un bel culo. Indossa un berretto, che raccoglie a fatica i capelli tagliati fino alle spalle e un enorme paio di occhiali da sole.
Si rannicchia in un angolino, sprofondando nella lettura di un romanzo rosa. Il mio sguardo indugia qualche secondo su di lei: sembra carina. Poi, potente come il rinculo di una rivoltella, mi tornano in mente le labbra di Rachel mentre mi sfiorano le guance: abbi coraggio e passione e cerca di capire fino a che punto si estende il tuo potere.
Coraggio. Passione. Potere. Non sarò mai pronto per tutto questo: io conduco una vita semplice, non ho mai preso una multa in vita mia e la cosa più coraggiosa che abbia mai fatto è stato chiedere di uscire alla ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie. Dove sto andando? Perché? E soprattutto: ne vale la pena?
Smettila di frignare, codardo, dice una vocina nella mia testa. Ma il confine tra codardia e prudenza è spesso sottile, indecifrabile, ed io credo di essere solo prudente. D’altronde lo sono da circa 30 anni, da quando ebbi la consapevolezza di non essere del tutto normale.
Giocavo a calcio nell’oratorio e stavo in porta come sempre, perché all’epoca ero un po’ ciccio. Mi distrassi per bere un sorso d’acqua e quando rialzai lo sguardo vidi il pallone calciato verso di me a velocità siderale, dritto sulla mia faccia. Presi ad urlare per lo spavento finché ad un certo punto ebbi come l’impressione che il mio urlo venisse da più lontano: chiusi la bocca ma l’urlo continuava a riecheggiare nel campetto, come il loop di una canzone sul campionatore. Mi guardai intorno e solo dopo qualche istante vidi il pallone, immobile, librare nell’aria a un paio di metri da me. Anche i miei compagni di gioco erano immobili: chi sospeso a mezz’aria, chi irrigidito in una smorfia di fatica, chi proteso verso un invisibile obiettivo.
Sbattei gli occhi, ma tutto rimase immobile. Fu allora che mi impaurii e scoppiai in un pianto disperato. La prima lacrima non era ancora arrivata alla bocca, che tutto il mondo intorno a me riprese a muoversi normalmente.
BOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOM
La pallonata mi centrò in pieno volto. E io presi a piangere più forte. I miei amici ancora mi prendono in giro per quel pianto: se solo sapessero…
Ignorai le implicazioni di quell’evento per tanto tempo: credo sia una sorta di autodifesa del cervello che cerca di ignorare quello che non può capire o spiegare. Ma poi arrivò Valeria: era una mia compagna alle scuole medie, la mia prima vera autentica cotta. Incidevo il suo nome sui banchi col temperino, disegnavo cuoricini sul diario e la seguivo da lontano quando tornava a casa dopo la scuola.
Quando seppi che avrebbe partecipato alla rappresentazione teatrale scolastica, mi iscrissi al corso di recitazione, finché un giorno, finalmente, potei avvicinarla. Eravamo seduti sulla scaletta che conduceva al palco, mancavano pochi giorni alla prima e lei stava ripassando il copione. Io fingevo di leggere il mio ma non potevo fare a meno di fissarla. D’un tratto lei si volse verso di me, come se avesse percepito il calore del mio sguardo: che c’è? disse girando verso di me i suoi occhi verdi come il sorriso di una rosa in fiore. Niente, è che sei troppo bella, biascicai io. Lei arrossì, si schernì con un gesto della mano e prima che potesse andare oltre le dissi: Tu mi piaci tanto e… Vidi il suo volto contrarsi in una smorfia che univa disgusto e disappunto ma prima ancora che il mio cervello potesse elaborare questa immagine, udii il mio eeeeeee rimbombarmi nel cervello senza soluzione di continuità, come se provenisse da un’altra dimensione.
Chiusi la bocca e continuai a sentire le mie parole. Guardai Valeria, immobile nella sua smorfia schifata: il mio prime due di picche, pensai. Immediatamente sentii un ruvido nodo serrarmi la gola ma mi imposi di non piangere: sii uomo, tuonò una voce dentro di me, sovrastando l’eeeeeee che rimbombava tutt’intorno.
E fui uomo: non piansi, mi presi solo qualche secondo, chiusi gli occhi e ripresi a parlare come dopo aver fatto un colpo di tosse per schiarirmi la voce: eeee mi piacerebbe tanto essere tuo amico. Il verde degli occhi di Valeria ora mi scrutava interrogativo, sembrava spiazzato epperò anche sollevato: anche io voglio essere tua amica mi rispose rinfrancata. La mia bocca si piegò in un sorriso mentre un pezzo del mio cuore si frantumava come l’onda di una violenta mareggiata infranta sullo scoglio appuntito.
Il mio non è un dono: è una maledizione.
Cristallizza gli eventi, li rende imperituri e fa si che riecheggino per sempre nella mente, come il tenebroso eco di un rimbombo nelle grotte. Ogni volta che soffro, ogni volta che piango, ogni volta che mi sento solo, il tempo si ferma. Ma non io, che impotente resto a guardare la mia sofferenza, le mie lacrime, la mia solitudine. Come Sisifo, trascino la mia pietra senza soluzione di continuità, aspettando che Qualcuno o Qualcosa ponga fine alla mia sofferenza.
TAAAAAAAAAAAAAANNNNNNNNNNNNNNNN
La porta del vagone sbatte di nuovo. Entra un ragazzo alto, dall’andatura dinoccolata. Butta un’occhiata furtiva alla biondina col cappello poi si siede al mio fianco, nonostante il vagone sia quasi del tutto vuoto. Mi infastidisco, lo studio un po’ finché non mi rendo conto che il treno è fermo: siamo arrivati alla stazione di Bologna. Penso alle bugie che ho detto a mia figlia, penso alle bugie che ho dovute dire a mia moglie e mi sento in colpa. Sento il naso gonfiarsi, le lacrime salire e il tempo fermarsi. Dura solo pochi secondi, ma sono sufficienti per immortalare la mia sofferenza.

Le sale d’aspetto degli aeroporti mi mettono sempre soggezione: troppe sedie, troppe vetri, troppe persone. Cerco di concentrarmi sul libro che sto leggendo – un thriller di dubbio gusto appena comprato ad uno degli spacci del duty free – ma i miei pensieri volano alti e lo sguardo li segue dappresso. Scorgo una coppia di innamorati che ride e si scambia effusioni, un manager incravattato e avviluppato dal suo tablet, una famiglia con due bambini che si rincorrono tra le seggiole. Poi scorgo una ragazza bionda, la stessa del treno: ha lasciato il berretto ma sfilato gli occhiali, liberando uno sguardo dall’azzurro cupo, quasi triste. Mi sembra di averla già vista da qualche parte ma non saprei dire dove né quando, comunque concludo che è molto più che carina: è bella, di una bellezza austera e grave. Dove l’ho vista? Ormai ho il chiodo fisso in testa ma non riesco a trovare una risposta.
L’altoparlante chiama i passeggeri del volo per Parigi ed io mi metto in fila dietro alla biondina. Percepisco l’aroma fresco del profumo che ha usato e senza volerlo mi trovo a fissarle il culo: ha un gran culo. Penso che sarebbe una figata se il tempo si fermasse ora, mentre i miei occhi contemplano cotante chiappe. Ma il tempo ovviamente non si ferma, lui segue le SUE regole ed io non ho voce in capitolo, non l’ho mai avuta..

Ho sistemato il mio esiguo bagaglio nella cappelliera e non vedo l’ora che l’aereo abbia preso quota per poter ordinare un gin-tonic: il gin non risolve i problemi, però aiuta a inquadrarli in una prospettiva più rosea. Prima di sedermi scorgo il cappellino della biondina, tre file avanti la mia. Mi allaccio la cintura e d’un tratto il ragazzo dinoccolato salito sul treno a Bologna si materializza dal nulla e si siede al mio fianco. Che coincidenza, siamo vicini di posto anche qui, ride divertito. E’ intelligente e sembra pure simpatico, gli piace conversare e confrontarsi, parla con la stessa energia di letteratura e yotuber tamarri, di action-movie e musica classica, di calcio e politica. Basta ascoltarlo due minuti per scorgere dietro al ragazzo fresco di laurea, la cultura ampia e avvolgente di un uomo brillante cresciuto nella consapevolezza che la Conoscenza senza la Condivisione non serve a niente. Per tutto il tragitto in treno avrei voluto restare sprofondato nei miei pensieri e riascoltare senza soluzione di continuità l’eco della voce calda e sensuale di Rachel Weisz.
Abbi coraggio e passione e cerca di capire fino a che punto si estende il tuo potere, ma mi è stato impossibile.Il problema più grosso con questo ragazzo dal marcato accento fiorentino e di cui ignoro perfino il nome, è che quando ti rivolge parola non puoi fare a meno di ascoltarlo, di cancellare ogni pensiero e ogni ricordo dalla mente per lasciar spazio solo alla sua voce e alle sue parole. Sarebbe un perfetto politico, penso e subito dopo aver allacciato la sua cintura il magnetico oratore seduto al mio fianco attacca un pippone sulla storia del volo, partendo dalla mitologia greca e persiana, passando per i pionieri del XIX secolo fino ad arrivare al primo volo compiuto con un mezzo motorizzato più pesante dell’aria, avvenuto nel 1903 per opera dei fratelli Wright. Onestamente non me ne frega niente né del volo né dei fratelli Wright, tuttavia non posso fare a meno di pendere dalle sue labbra. Quando ormai siamo ad alta quota sorseggia un succo di frutta e per qualche istante la mia attenzione è liberata dalla magia delle sue parole. Senza un reale motivo mi viene in mente una vecchia commedia con John Candy e Steve Martin: “Un biglietto in due”.
Sorrido, scolo l’ultimo goccio di gin-tonic e ne ordino subito un altro.


Anche per questa volta è tutto!

Prima di lasciarvi, ricordo a tutti che nelle prossime settimane le cose si faranno ancora più confuse e persino queste pagine del mio blog potranno sembrarvi, per così dire “anomale”, ma, come diceva la mamma di Ella a suo figlia, nel bell’adattamento di Kenneth Branagh dalla favola di Cinderella, “Have courage and be kind / abbiate coraggio e siate gentili”…

cinderella


 

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27 pensieri su “The Gathering Vol. 6: realtà e fantasia

  1. Ma che figata e’????
    PD e’ pazzesco !!!Un grande scontro con l’Idra I’origami cm arma una genialata assurda!!! (EPPORCAPALETTAUOVI IL CULO E VEDI DI BACIARLA SCARLETT!!!!)
    Lapi meraviglioso nella sua lotta tra confusione consapevolezza del suo Potere (quello che hai a fianco e’ Gianni vero?Il pippone sulle origini del volo mi ha fatto piegare dal ridere!!!)
    Ehi Kasa…che ti avevo detto???
    Meraviglioso PageMaster denoartri hai il Potere delle parole…nn vedo l’ora di continuare questa avventura!!!😄😄😄😄

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    • Guarda, Liza, io non sto più nella pelle per la soddisfazione di vedere come stanno reagendo i blogger che ho convocato: prima il chronicle scritto da quel maestro di Gianni, poi il tuo pezzo sulle Secret Origin del tuo personaggio (in cui hai scatenato tutta te stessa e che gli altri non hanno avuto ancora l’opportunità di leggere) ed oggi la meraviglia dei pezzi scritti da due amici e colleghi così diversi e così bravi, PizzaDog e Lapinsù!!
      Tutti e due hanno creato una loro continuity, che però si fonde a meraviglia con tutto il plot ed è tutto così avvincente, che guarda… sono sconvolto!!
      Tu sei la mia fan numero uno, ma sono davvero molto colpito anch’io della cosa, di come sta crescendo…
      Non vedo l’ora di leggere cosa ne pensa anche Gianni, scrittore professionista, di questi due nuovi chronicle…

      E’ facile per me fare il “direttore del traffico” quando i corridori sono persone con le tue e le loro capacità…

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  2. Pingback: Kasabake The Gathering Vol. 6 | Chezliza

    • Ma come puoi dire una cosa simile?
      Capisco l’apprezzamento per il chronicle di PD (oramai, dopo che Scarlett lo ha chiamato così, sarà così per sempre…), perché è davvero bello, anzi, splendido (sia nelle parti liriche in cui descrive i prodigi, sia nei dialoghi pieni di ironia), ma disprezzare il tuo pezzo o anche solo declassarlo è terribilmente ingiusto!!
      Io per primo lo apprezzai ed era ancora ad uno stato da te definito una bozza, perciò ti avviso: ti stai sbagliando! Se tu usassi un qualche diavolo di potere per tornare indietro nel tempo (cosa che, come ben sai, io aborro e quindi cancellerei subito!) per riscriverlo in modo diverso, che so, più action o più ironico o più qualcos’altro, io m’incazzerei come una bestia!
      Nel tuo pezzo c’è una poesia delle emozioni intime molto kinghiana, con quell’amplissima parentesi dedicata all’uso così egoistico e quasi infantile della tua capacità che ritrovi solo nelle opere di grandi maestri, con personaggi che adoperano immensi poteri cosmici per salvarsi, come il tuo te da piccolo, solo da una possibile figuraccia… ecco io mi sono commosso, intellettualmente parlando…

      Mentre leggevo quel passaggio mi è venuto subito in mente l’anime di Mamoru Hodsoda “Toki wo kakeru shōjo – La Ragazza che saltava nel tempo“, molto semplicemente uno dei capolavori dell’animazione giapponese, in cui la protagonista, un’adolescente disegnata dal maestro Yoshiyuki Sadamoto (il genio a cui si deve Neon Genesis Evangelion), dopo aver scoperto di riuscire a viaggiare nel tempo, come prima cosa, si preoccupa di usare il suo immenso potere per riavvolgere il corso degli eventi quel tanto che basta per mangiare per prima lo yogurt al limone che si contendeva con il fratellino nel frigo!

      Il microscopico che diventa macroscopico, una sineddoche narrativa che tu usi sempre con una capacità catartica per chi legge, perché ci si rivede come in uno specchio ed il nostro sentirci/riconoscerci piccoli (eticamente e fisicamente), sprigiona la potenza del cuore che ci permetterà poi di sognare come giganti… una lezione che King ha fatto sua dai tempi di “IT” e che in molti hanno copiato…

      Quindi, basta pensare di riscrivere e goditi un meritato successo e soprattutto continua così!

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      • Caro Kasa, spero solo che le mie parole non suonino a te o a nessun altro come vuote perifrasi di scherno dietro cui nascondere vanagloria o presunzione.
        Se ti scrivo che ora vorrei cambiare il pezzo è perchè, effettivamente, è quello che penso dopo averlo riletto.
        Come ti ho scritto per email, i miei post impiegano almeno 3 mesi per compiere il viaggio che va dalla creazione alla pubblicazione e in genere mi risolvo a pubblicarli non già perchè convinto e totalmente soddisfatto del risultato ottenuto, ma solo perchè mi sono stufato di rimaneggiarli…
        Ho tutti i sintomi del maniaco del controllo e, sul profilo creativo-narrativo, tali sintomi si manifestano così.
        Ovviamente mentirei se ti dicessi che le tue parole e l’esegesi che hai fatto del mio pezzo non mi lusinghino, tuttavia i tuoi complimenti mi fanno anche un po’ vergognare perchè, in tutta onestà, quel che vedi scritto non è scaturito da alcun ragionamento a priori, da nessuna pianificazione sul tema, sugli argomenti, sullo stile, bensì è sgorgato senza controllo alcuno dalle mie dita. E laddove tu vedi metafore e sineddochi, in realtà, esiste solo casualità.

        Comunque, quest’angolo di discussione non può e non deve essere il mio lacrimatoio da scrittore perennemente insoddisfatto dei propri parti, bensì megafono di riflessioni (alte o becere, poco importa, anche perchè per noi ermenauti spesso le due cose coincidono).

        Quindi non posso che rinnovare i miei complimenti a PizzaDog ma nel farlo mi duole comunicare a te e a lui che mai e poi mai potrei risolvermi a chiamarlo con l’acronimo PD, nonostante la Somma Scarlet abbia mielato queste lettere con le sue labbra concupiscenti. Il motivo è semplice e tu che sei marchigiano non potrai non comprenderlo: c’è solo un dialetto più incline alla bestemmia di quello fiorentino ed è proprio quello marchigiano (in tutte le sue varianti e declinazioni fonetiche). Ovviamente anche io sono stato vittima per lunghi lustri di questo vizio tipicamente locale finchè un giorno, sotto la scure delle minacce coniugali, mi risolsi a convertire le bestemmie in acronimi. E qui mi fermo 😀

        Buon serata amico!

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        • Cosa viene prima e cosa dopo?
          Ci sono artisti che usano le figure retoriche con consapevolezza ed anzi le ricercano per calibrare meglio gli effetti sul lettore, come un ingegnere del suono che passa settimane insieme ad una band nello studio di registrazione per modulare timbri e cromature (una volta, al Liceo, scrissi un intero racconto fatto solo di metafore… ars gratia artis, ovvero l’arte fine a se stessa).

          Poi ci sono gli artisti che usano le figure retoriche senza pensare ad esse, ma solo perché la poesia che hanno dentro li spinge verso quel sentire e quel comunicare ed è così che hai fatto tu ed il tuo sincero ammettere l’immediatezza delle scelte ti rende ancora più grande… Usare una sineddoche è tipico del poeta e non del grammatico, quindi lode a te ed alla tua scrittura creativa!

          Tra l’altro Liza la pensa come me e quindi l’argomento è chiuso…

          Comunque per molti aspetti ci assomigliamo: anch’io scrivo di getto e chiaramente la primissima stesura è spesso brutale, con ripetizioni lessicali, a volte persino con una consecutio temporum un po’ zoppicante, ma il vigore dell’idea primigenia è tutto in quella prima gettata di cemento, che cerco in fretta di spandere prima che si solidifichi… poiché dopo, nei giorni successivi, subentra lo scalpellino, il fastidioso cesellatore, che toglie le ripetizioni, che smussa le esclamazioni, che armonizza i tempi e le congiunzioni, ma l’anima creativa è da tempo già cristallizzata sotto il duro cemento rappreso; se poi trascorrono le settimane, allora interviene un altro demone, quello che ti fa arrivare al punto di spaccare il cemento e riprendere in mano ciò che in realtà non è più vivo, ma che si cerca in tutti i modi di rivitalizzare… ed il rischio di scrivere così sai qual’è? Quello di scrivere sempre la stessa cosa, perché adattando e limando e correggendo anche un grande pittore finisce per dipingere lo stesso ritratto…

          Per questo è essenziale per qualsiasi romanziere o scrittore di racconti, ogni tanto fermarsi a scrivere una poesia, anche solo per se stessi o per la propria donna o uomo che sia, per entrare in contatto con il nostro animo selvaggio, per trovare i draghi nascosti nel buio o gli scheletri nel nostro armadio, per scendere nella cantina buia e poi tornare in soggiorno di corsa, richiudendoci dietro la porta. Sono convinto che anche tu lo faccia e se così non fosse te lo consiglierei caldamente, amico!

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          • La poesia è come il balletto classico.
            Se a darle sostanza e forma è il talento cristallino ed elegante di una Fracci o di un Bolle, allora si ammirerà uno spettacolo di rara bellezza ed empatia, mentre la grazia colmerà gli occhi e lo spirito. Ma se il balletto sarà inscenato da un novellino anchilosato e raggrinzito, allora inutile descrivere lo scempio.
            Ovviamente è inutile dirti che io appartengo alla seconda categoria 😀

            Comunque la smetto qui: mi arrendo.
            Tuttavia sappi che non mi arrendo per le tue parole, bensì per la pervicacia di Liza: so bene (e credo lo sappia anche tu) come sia poco saggio intestardirsi nel contraddire una donna 😉

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    • Grazie per le belle parole, Liza!!!!
      Tra l’altro sto effettuando in queste settimane prorpio il recupero della Torre nera.
      Tanti (troppi anni fa) lessi i primi 3 volumi poi interruppi la lettura della saga.
      Stimolato dalla prossima uscita del fiml (non potrei vedere la pellicola di un film di King senza prima averne letto il libro) ho ripreso in mano tutto il malloppone. Ho terminato il primo (libro divino) e ora sono a metà del secondo volume. E’ un King diverso quello della Torre Nera, più poetico del solito, sempre pronto a cambiare registro, prospettiva, tono. E forse per questo è uno dei King migliori in assoluto anche se il podio, a mio modestissimo parere, resta quello di questi tre racconti:
      – Cuori in Atlantide
      – Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank
      – Christine, la macchina infernale

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      • L’ho ripresa anche io sai? e secondo me La Torte Nera
        E’ la Sublimazione di tutto il suo lavoro in questi anni lo capirai andando avanti 😊
        Ovviamente anche io nn vedo l’ora di vedere la mini serie tratta dalla saga !!!😊
        Citi tre titoli che io Adoro
        Anche se aggiungerei
        Il Miglio Verde
        L’Ultima Eclisse
        Rose Madder
        ma vabbe’ dai io nn faccio testo sn una fanatica kinghiana da che avevo 14 anni….😄😄😄😐

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        • Il mio rapporto con King è datato.
          Tra i 14 e 18 anni credo di non aver letto altro all’infuori di lui. Poi l’ho abbandonato, lo confesso.
          Praticamente tutta la sua produzione del nuovo millennio la ignoro (tranne 22-11-62, recuperato recentemente prima di vedere la serie su SKy)

          Non vedo l’ora di andare avanti con la Torre Nera e ti confesso che son davvero curioso di vedere cosa sapranno fare Elba e McCounaughey di questo piccolo caolavoro .-)

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          • Anche a me ne mancano moltissimi all’appello e 22-11-62 e’ uno di quelli ma recuperero’😊
            La scelta di Pentecoste (Adoro chiamarlo cosi’ dopo Pacific Rim)
            mi incuriosisce nn poco
            ma sn sicura che lui e McCounaughey nn ci deluderanno 😊

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  3. Kasa, hai cambiato layuout del blog!!!
    Questa ce l’avevo su io prima dell’attuale: è ganzissima.
    Complimenti!!!!

    PS. stendiamo un velo pietoso sul pessimo vezzo di WP che, da un anno a questa parte, rilascia layout gratuiti col contagocce di merda (nel senso che ne rilascia poche e fanno tutte cagare…)

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    • In realtà avevo bisogno di un tema con ben precise caratteristiche, tra cui la possibilità di modificare casualmente l’header e che avesse anche una font più adatta per testi dei chronicle… e poi, poi, ci sono altri cambiamenti all’orizzonte legati al gathering… c’è anche una pagina facebook non ancora pubblicizzata da un utente che s nasconde dietro un altro utente… e poi è appena morto l’ultimo grande esorcista ed adesso son ca**i!!

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    • Ti ringrazio Butcher, ma sono curioso di sapere se tu e Shiki vorrete partecipare… Essendo un gioco, farne parte deve essere un piacere e non un dovere!
      Quindi, se ritenete di poter diventare parte attiva, ricevendo anche voi come gli altri blogger eroi degli incarichi da svolgere, fatemelo sapere ed io darò il via alle linee narrative che vi riguardano, altrimenti, in caso che decliniate l’invito ( per mille motivi e per le più svariate ragioni), vi toglierò dalla trama principale.
      Sentitevi liberi di scegliere, ma fatemi solo sapere!
      Lunga vita e prosperità…

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  4. Ammetto di essere parecchio emozionato per questa cosa XD
    È la prima volta che mi capita di scrivere un “racconto” [di qualunque tipo] e il nervosismo era tanto e, proprio come l’amico Lap, ora che lo leggo ufficialmente pubblicato…..cambierei molte cose 😀
    Ma questa è una cosa che mi capita anche quando scrivo un post sul mio blog, ogni tanto rileggendo articoli, anche vecchi, mi capita di pensare che alcune cose le avrei scritte in modo diverso [e ti rivelo un segreto: ogni tanto li modifico anche XD]. Non cambio il senso di una frase, ma solo il modo o la forma in cui l’ho scritta, magari mi rendo conto che non è comprensibile o che non si adatta al resto del testo…..so che non dovrei farlo e mi sento molto George Lucas quando lo faccio, ma è più forte di me!
    Comunque mi fanno piacere tutti i complimenti arrivati e sono sempre più gasato per l’avvenire di questo progetto!

    Stupendo il pezzo di Lapinsu! Molto intimo e molto personale, ci ha messo parecchio del suo [come la moglie o l’immancabile Springsteen] e si è dedicato anche a raccontarci non solo le prime manifestazioni delle sue abilità ma anche il modo in cui questo lo fanno sentire in relaziona anche in momenti intimi della vita di tutti [come la prima cotta o il primo due di picche].
    Magnifico!
    Per un attimo mi è sembrato di leggere uno spin-off di SEX CRIMINALS di Matt Fraction!
    Anzi, qui lo dico e qui lo giuro: se in futuro ci piazza in mezzo una scena di sesso in cui sono coinvolti i suoi poteri io chiudo tutto e apro un fan-site dedicato a Lap 😀
    Parola di PD [che col senno di poi è effettivamente il tipico acronimo di un facile bestemmio, ma Scarlett è americana e facciamo finta che non lo sa 🙂 ].

    Questo progetto diventa sempre più grande e sempre più epico, devi essere veramente fiero di come hai imbastito il tutto!

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    • Grande PD, ti ringrazio per tutte le belle parole che dici sempre su di me, ma oramai è chiaro che siamo una squadra… un team! La bellezza o meno del Gathering da questo momento, anche al netto di qualsiasi “sforzo” (ogni volto che scrivo questo sostantivo non posso non pensare alla parodia di Mel Brooks di Star Wars…) posso aver fatto io all’inizio, è assolutamente nelle mani di tutti noi!!
      Ezekiel sparerà sempre più duro e molti retroscena stanno per venire fuori, ma la potenza creativa dei vostri chronicle, beh, quello è tutto! Davvero tutto!!
      Aggiungo inoltre che giammai i chronicle dovranno assomigliarsi, perché un conto è la continuity, un conto lo stile… che PS resti PD, Liza resti Liza, Gianni resti Gianni e Lapinsu resti Lapinsu, ognuno con il suo mood, le sue peculiarità e così sarà per gli atri che si uniranno… un potentissimo ensemble…

      Ho adorato la tua descrizione dei prodigi e l’obelisco di rame che ha un qualcosa di straniante, come i mostri di Silent Hill… Meraviglia…

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  5. Spettacolo. Complimentissimi a PizzaDog e a Lapinsù! E grazie per l’ispirazione che mi avete fornito 😀
    Questo gioco sta davvero diventando una roba stratosferica.
    Kasa, chiedo venia se ancora non ho consegnato il mio pezzo, ma mi sono successe cose che non ti dico perché non mi sembrerebbe neanche giusto. Ma ci sto lavorando. Oh sì che ci sto lavorando!

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