The Gathering – Neverending Story

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Nel lontano Agosto del 2016, usciva su questo blog il mio primo post legato al Kasabake The Gathering, dove scrivevo «Questo non è un tag-game, ma è comunque un gioco [letterario, n.d.r.] nel quale io mi sono divertito un mondo a scherzare con le identità e le vite segrete di alcuni miei colleghi blogger».

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Dopo quel giorno, mese dopo mese, si formò un bellissimo esempio di scrittura creativa collettiva, dove alcuni valenti colleghi inventarono storie inedite, con protagonisti i loro alter-ego nella finzione ovvero dei blogger con superpoteri strabilianti, tutti uniti nel combattere un terribile nemico: aldilà dell’orgoglio e della vanità personali (con cui confesso mi pascio sempre quando mi fanno i complimenti, giacché la carne è debole!), il Gathering è stato un palcoscenico di eccellenza, in cui si sono esibiti personaggi del calibro dello scrittore professionista Gianni Gregoroni del sito ilperdilibri, ma anche i bravissimi Denilson Flores aka PizzaDog del blog L’Osservatorio, Gianni Pennesi di LapinsuWwayne, dell’omonimo sito, Riccardo Zaccaria aka Zack di Per Un Pugno di Cazzotti, Liza di Chez Moi, nonchè Shiki Ryougi ed Enrico De Angelis aka The Butcher del blog My Mad Dreams , ognuno con vari racconti, di lunghezza e natura estremamente diversificate, tutti assolutamente straordinari e connotati ciascuno da una brillantezza di idee notevolissima e da una prosa inaspettatamente matura.

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Dopo poco meno di due anni, nel Febbraio del 2018, si concluse la Prima Stagione del Gathering (sin dall’inizio da me impostato sulla falsa riga metatestuale di una fiction televisiva) ed in qualche modo fu anche messo in pausa un po’ tutto l’esperimento: la storia complessiva, con la lotta al potentissimo e diabolico Ezekiel, non si era ovviamente completata, non almeno in quello che era il soggetto base da me studiato, come testimoniato dalle ultime righe del Season Finale pubblicato allora, ma nel frattempo era venuto meno l’essenziale elemento di lavoro di gruppo su cui tutto il gioco letterario si basava: nella vita reale, infatti, alcuni blogger (non solo miei amici, ma anche miei collaboratori essenziali del progetto) erano stati costretti ad abbandonare il campo per via di improrogabili impegni personali, di lavoro e di studio, mentre gli altri facevano comunque molta fatica a produrre il materiale narrativo necessario per continuare la storia, per lo meno in tempi accettabili alla fruzione dei lettori.

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Si sappia, infatti, che aldilà della sua concezione, il Kasabake The Gathering prevedeva la mia partecipazione per lo più con funzione di coordinatore delle varie storie, oltre che come blogger scrittore di alcuni capitoli, mentre tutto il resto della narrazione sarebbe dovuta procedere con produzioni individuali scritte da ogni altro partecipante, senza conteggi di sorta o rivalità di alcun tipo: tuttavia, riducendosi di colpo ed in modo drastico il numero dei possibili scrittori, la storia si sarebbe ugualmente evoluta ma personalizzandosi eccessivamente sul mio stile e cristallizandosi infine in una mia creazione personale, anche se con il supporto sporadico ed occasionale di alcuni amici che avrebbero continuato a creare nuove storie e questa prospettiva mi spinse ad anticipare, nella finzione del gioco, ciò che sarebbe stata la conclusione da me prevista di tutte le stagioni ovvero la lacerazione tra i blogger reali ed i loro alter-ego, con conseguente eliminazione anche delle finte personalità del mondo del cinema coinvolte nella storia in qualità di agenti segreti in missione.

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Per chi volesse recuperare quanto è stato scritto sia da me che dagli altri blogger, può sempre visitare il mini-sito dedicato a tutto il Gathering e là consultare tutto ciò che serve per ricostruire gli accadimenti oppure scaricarsi i file pdf dei singoli Capitoli scritti da me e dei Chronicles composti dagli altri bloggers, nonchè un corposo “compendio” di tutto quanto è stato presentato nella Season One

Eh, si, perché il gioco del nostro Gathering non si è concluso, ma ha solo cambiato aspetto!

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Dal 2016 ad oggi il Mondo è andato avanti: sono cambiati i governi, la Disney domina quasi tutto il business dell’intrattenimento cinematografico e televisivo, i Marvel Studios hanno scoperto la comodità del Multiverso, anche i più zoticoni si sono accorti del riscaldamento globale e del rischio concreto di soccombere tutti sotto un oceano di plastica, le nazioni povere continuano ad indebitarsi per acquistare armamenti e farsi la guerra tra morti di fame, i paesi ricchi duellano a colpi di dazi e buoni del tesoro, gli stupratori seriali ed i predatori sessuali si sono spostati sempre di più verso i paesi in via di sviluppo in cerca di prede più semplici ed a buon mercato, l’arte pittorica sembra aver perso la sua valenza catartica sotto il martello dei banditori di aste per nuovi mecenati che usano le opere come beni rifugio, mentre la letteratura si vergogna persino di essere colta ed invece di innalzare le ragazze ed i ragazzi al ruolo di adulti preferisce abbassare questi al ruolo di bambini, infine tutto ciò che ci circonda sembra nato per assecondare ogni desiderio ed ogni pulsione, nell’inganno di una gigantesca finta lampada di Aladino, sfregando la quale si ottiene solo il sorriso dei social network, che intanto si sono sostituiti all’informazione, trasformando le notizie in merce e la dialettica in un talent televisivo a voto popolare, in cui gli unici spettatori non paganti sono coloro che stanno in cima alla catena alimentare…

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Ma non tutto è perduto: l’umanità ha una sua resilienza ovvero una quasi miracolosa capacità di affrontare e superare le sconfitte infertegli da chi pensa di comandarla all’infinito e le fiamme, che più di altre bruciano per alimentare il fuoco di questa forma di Nuova Resistenza all’oblio pianificato, sono da sempre la fantasia e la creatività degli individui, quello si vero bene rifugio.

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Per questo dico a voi: non abbiate paura di esprimere ciò che avete dentro, giacché la cosa peggiore che vi potrà capitare e che a qualcuno non interessi nulla, ma se restate in silenzio, allora l’entropia della coscienza e del sapere vi coprirà come la sabbia delle dune mosse dal vento.

Si inizia, di nuovo.

Prologo

In quanto americano di origini irlandesi, Sebastian Dangerfield era una contraddizione ambulante, che amava l’America solo quando viveva lontano da essa, un ladro ed una bestia immonda, traditore abituale di una donna che da vera martire domestica cercava in tutti i modi di crescere una figlia praticamente da sola, mentre lui gironzolava per casa perennemente ubriaco.

Eppure il suo fascino era inspiegabilmente trascinante, possedendo un evidente magnetismo guascone che spingeva a tifare per lui, malgrado non fosse mai l’eroe della sua storia ed è anche per questo che, uscendo dalla stanza dell’Irlanda del 1947, per entrare in un disimpegno simile alla sala d’attesa di un medico condotto, fu accolto dal subitaneo sorriso dell’avventuroso e saggio Piccolo Principe, che lo salutò felice alzando una mano nella sua tuta da astronauta, facendogli subito dopo cenno di seguirlo lungo uno stretto corridoio, in compagnia di un uomo dal vago aspetto di un anarchico dinamitardo (giacché di fatto lo era), che Sebastian riconobbe come il lunatico Mickey Wrangle, detto “il picchio”.

Dangerfield non registrò l’assurdità di essersi trovato fuori dal suo romanzo, in un limbo senza riferimenti testuali, semplicemente avendo aperto una porta ed essere uscito dalla biblioteca del Trinity College, dove passava il suo tempo a studiare giurisprudenza e ad inseguire senza remore le studentesse più avvenenti: non riflettè affatto sulla questione perché la consapevolezza di ciò che era davvero lo colse per la prima volta nell’istante in cui qualcuno o qualcosa lo aveva chiamato, un richiamo che potremmo definire come un comando nascosto nella sua essenza, come un codice di programmazione inserito nel cervello positronico di un androide: i tre personaggi proseguirono tutti e tre fino ad un grande spiazzo dal bianco acceccante, dove ai bordi si distinguevano le silohuette di altre persone, di cui da quella distanza ancora non si scorgevano i lineamenti.

Come furono a pochi passi, il nostro trio riconobbe per prima la delicatezza del sorriso acuto di Hermione Granger, che li aspettava a braccia conserte, quasi spazientita e dietro di lei, appoggiati ad un muro, l’introverso sedicenne Holden Caulfield ed il disordinato intellettuale Logan Mountstuart, entrambi intenti a scambiarsi occhiate interrogative con l’eroico e nobile Atticus Finch, quasi aspettandosi da questi una spiegazione, come si fa sempre con gli avvocati, mentre più distante dal gruppo stava un corpulento Andy Palmer ancora vestito da barista: come furono tutti nella stessa stanza, dopo un rapido cenno d’intesa gli otto si mossero quindi di comune accordo lungo un passaggio verso il successivo spazio, dove incontrarono il panciuto e torvo cavaliere Sir John Falstaff, il quale al loro sopraggiungere richiamò in modo sgarbato un giovane Huckleberry Finn, affinché si alzasse in fretta dal pavimento, dove era rimasto nel frattempo accovacciato nella sua salopette sporca, giocherellando con un temperino.

Reami, nazioni, continenti, scantinati bui, grotte umide, lussuosi loft urbani, spiaggie assolate, abissi di depravazione e miseria, elysium irraggiungibili, epoche dimenticate, galassie lontane e giungle misteriose, luoghi dello spazio, del tempo e dell’animo, distribuiti come tante stanze in infiniti corridoi di un palazzo senza limiti, chiuse dietro porte di cui gli occupanti non possedevano le chiavi, e che si aprivano solo quando fosse stato il momento giusto: da una di quei tantissimi varchi, mentre i nostri viandanti stavano transitando davanti ad esso, uscì lentamente e con lo sguardo guardingo l’impiegato di banca Joseph K, che senza dire una parola, si unì a quella strana comitiva.

Al termine di quella apparentemente interninabile teoria di stanze e corridoi, Guglielmo da Baskerville, che nel frattempo si era aggregato alla bizzarra comitiva, indicò agli altri la loro meta, mostrando l’imboccatura di un ponte al limitare di un abisso: fatto di mattoni trasparenti e sospeso in un vuoto imperscrutabile, quell’attraversamento fece trasalire di emozione Elizabeth Bennet, che si mise una mano davanti alla bocca, mentre i suoi occhi indagatori erano già in cerca di sigfnificati di quella finzione dentro la finzione di un romanzo dentro un romanzo ed un viaggio dentro infiniti altri viaggi.

Elizabeth si riscosse dal suo divagare grazie ad una delicata gomitata sul fianco, portatale da una più agguerrita ed indomita Katie Scarlett O’Hara, che la superò sulla destra, mentre si avviava a passi spediti verso quel ponte, tenendosi a braccetto con la sua momentanea compagna ovvero la Contessa Nataša Rostova, come sempre solare ed armoniosa, quasi un antidoto alle volgarità del mondo.

Appoggiati alla baluastra argentea, fatta della stessa indefinibile sostanza con cui era fatto tutto il resto di quella struttura, si stagliavano in piedi le figure del veterano del Vietnam ed agente della DEA Art Keller e del giovane studente dall’animo anti-borghese Dean Moriarty, intento ad arrotolarsi una sigaretta: più avanti, quasi a metà del ponte, attendeva la bizzarra coppia composta da uno scazzatissimo Mark Renton ed una invece sorridente Holly Golightly, i quali, non appena videro arrivare il folto gruppo, si girarono su loro stessi e si avviarono con passo sicuro verso l’altra estremità, ben sapendo che gli altri li avrebbero seguiti.

Alla fine di quel passaggio nel vuoto, seduto a cavallo di un ronzino e con un’asta di legno in braccio, stava ad aspettarli un fiero ed invecchiato Don Quixote, il cui il tono da sfida cavalleresca del suo sguardo stonava non poco con l’aspetto borghesemente cordiale che aveva l’uomo al suo fianco, che tutti riconobbero in un sorridente Richard Katz: i viandanti appena giunti si trovavano ora ai piedi di un’immensa struttura a forma di cupola, la cui sommità sembrava perdersi nelle nebbie di un cielo lattiginoso, talmente imponente che avrebbe fatto venire scoramento e batticuore a qualsiasi animo umano che fosse fin lì giunto.

Dal versante destro di quella sorta di maestosa ziggurat di pietra liscia e rosea, stava giungendo un altro nutrito gruppo di persone, attirate anch’esse da qualche evidente richiamo o dictat impossibile da lasciare inascoltato: con l’incidere spavaldo della gioventù viziata e nobile, Lord Henry Wotton procedeva in testa, seguito a stretta misura dal facoltoso ed imprudente Jay Gatsby e da un altero e meditabondo Rodion Raskolnikov, mentre ad alcuni metri di distanza e senza alcuna fretta, si muoveva un quintetto composto da una solare ed appariscente Becky Sharp, intenta a chiacchierare con il colonnello Aureliano Buendía, tutto serio nel suo vestito di panno scuro e gli stivaletti di vernice e due spaesatissimi Lucia Mondella e Renzo Tramaglino, quasi sospinti in avanti dal filosofo e sociologo del futuro, il professore di matematica alla Streeling University sul pianeta Trantor Hari Seldon.

Da sinistra invece arrivò Lisbeth Salander, anticipata dal luccichio del piercing in acciaio sotto al suo naso, a fianco della moderna Penelope del secolo scorso Molly Bloom, mentre subito dietro procedeva un silenzioso e dubbioso Philip Marlowe, con l’immancabile sigaretta spenta pendente dalle sue labbra, a sporcare di cenere il bavero dell’impermeabile d’ordinanza; come pirati affioranti dalla nebbia galleggiante sulla placida acqua di un mare notturno, giunsero poi in rapida successione un nervosissimo Steven Stelfox, il giovane narcisista Clay Easton, il corpulento trentenne Ignatius J. Reilly, la vivacissima ed esuberante Midori Kobayashi ed infine, ancora barcollante, il postino ubriacone di Los Angeles Henry Chinaski.

Sapevano di non essere nè i primi, nè gli unici che quel giorno ed a quell’ora avrebbero varcato la soglia dello spettacolare Anfiteatro della Memoria Letteraria e con questa consapevolezza senza costrutto entrarono tutti, dirigendosi verso la luce che proveniva oltre l’ingresso e che fendeva il grigiore dell’aria tutt’attorno: ad attenderle, come custodi sospettosi, stavano appoggiati alle pareti laterali un elegantissimo James Bond, in smoking bianco ed il pistolero dallo sguardo di ghiaccio Roland Deschain.

Mentre una folla rumorosa stava prendendo posto su una apparentemente interminabile teoria di scranni, posti tutt’intorno come le sedie di un teatro o di un circo, le sagome di una bambina bionda e di un signore di spalle, chino ad osservare delle carte, stavano immobili al centro di quel tutto, illuminati da un qualche faro luminoso o sorgente abbagliante, che li faceva risplendere come stelle di uno spettacolo di arte varia: Alice tirò per la giacca il signore che con lei stava in mezzo a quel teatro e finalmente Sherlock Holmes levò il suo sguardo acuto verso il vastissimo pubblico: «Vi chiederete perché siete stati riuniti qui», esordì con voce altisonante «In questo non-luogo della reminiscenza, per partecipare ad una adunata impossibile ancora prima che improbabile…»

Dopo una breve pausa carica di sofferenza, Sherlock proseguì: «Nel mondo dei Lettori di Storie è accaduto un fatto di gravità inaudita e non parlo di stupri infantili o omicidi o altre indicibili brutalità, ancorché umane… Sto parlando di un atto che ha lacerato il tessuto indefinibile che lega i mondi della realtà e quello della creazione narrativa…»
Si guardò attorno con occhi di falco, quasi a controllare che in quella moltitudine innumerabile non ci fossero persone disattente, saettando con le pupille in ogni direzione, «Un mostro! Un mostro terrificante, per sconfiggere il male supremo, ha ucciso dei personaggi, tagliandoli via dai loro alter-ego, come pelle da un pollo cotto!» Abbassò la mano, simulando il gesto di chi getta qualcosa a terra, come per disprezzo.

Un brusio assordante comiciò subito a riempire l’aria di quello spazio sconfinato che si fece d’un tratto angusto, come una stanza che si stringesse di colpo, mentre in prima fila un serissimo ed  impeccabile Hercule Poirot, un addolorato Father Brown, il vecchio detective Torigai Jutaro e la macchina pensante di pura logica il cavaliere Auguste Dupin, posti ai quattro punti cardinali di un ipotetico cerchio interno, allargavano anch’essi le loro braccia, per creare un cordone immaginario che tenesse al riparo quella folla di personaggi terrorizzati.

Poi Sherlock Holmes chiese silenzio ed attenzione solo rivolgendo lo sguardo verso l’immensa platea, attendendo che il brusio cessasse e quindi ricominciò a parlare: «Nessuno di noi è più al sicuro tra le proprie pagine o nei ricordi che l’hanno custodito fino ad oggi, perché è stata aperta una porta di cui nessuno conosceva nemmeno l’esistenza e che nessuno pertanto sa come richiudere… Potrebbe essere la fine per tutti noi… La fine di tutto questo» Pronunciò queste ultime parole accompagnandole con un ampio e lento gesto della mano.

Bloccando ancora prima che nascesse l’ovvio ed incontrallato panico di tutte quelle esistenze condannate a possibile morte, pose in aria la mano destra, tesa come un freno verso il vuoto «C’è una possibilità! Una possibilità che tutti noi si possa fare qualcosa per fermare questa catastrofe…» Quindi, nel silenzio glaciale in cui l’intero tempio era piombato, aggiunse «Ognuno di noi sarà chiamato a fare ciò che non ha mai fatto, compiendo azioni che non sono mai state descritte da alcun autore e dicendo parole mai nemmeno immaginate e forse moriremo lo stesso… Ma ora è tempo di capire ed ascoltare le nuove istruzioni…»

Alice e Sherlock si girarono verso gli schermi dei computer e dei tablet e dei tanti smartphone da cui tutti voi state leggendo queste mie parole ed anche adesso vi stanno guardando, in attesa che qualcuno scriva per loro il nuovo tragitto che li porterà fuori dalle storie in cui hanno sempre vissuto, ricreando quella saga infinita di eterno storytelling.

È per questo che ora anch’io mi rivolgo a voi: preparate carta e penna, spolverate le tastiere dei portatili e dei desktop, lucidate il touchscreeen dei vostri dispositivi mobile e frugate nella vostra memoria, aprite le vostre biblioteche fisiche e della mente, cercate e trovate i vostri personaggi preferiti o anche i più odiati e preparatevi a rimetterli in moto, verso direzioni ignote!

Quelli da me nominati nel testo sono solo alcuni dei tantissimi characters letterari e romanzeschi esistenti: potete usare loro o altri a vostro piacimento, rendendo però sempre onore agli autori ed alle opere originali, citando entrambe nei vostri contributi.

Restate in attesa di istruzioni, creatori.


Personaggi da me citati in questo Prologo:

Sebastian Dangerfield da The Ginger Man, 1955
di J. P. Donleavy.

The Little Prince da The Little Prince (Il Piccolo Principe), 1945
di Antoine De Saint-Exupéry.

Mickey Wrangle da Still Life with Woodpecker (Natura morta con picchio), 1980
di Tom Robbins

Hermione Granger da Harry Potter and the Philosopher’s Stone, 1997
di Joanne Rowling

Holden Caulfield da The Catcher In The Rye (Il giovane Holden), 1951
di J.D. Salinger

Logan Mountstuart da Any Human Heart (Ogni cuore umano), 2002
di William Boyd.

Atticus Finch da To Kill A Mockingbird (Il buio oltre la siepe), 1960
di Harper Lee.

Andy Palmer da Generation X, 1991
di Douglas Coupland.

John Falstaff da Henry IV, 1597
di William Shakespeare.

Huckleberry Finn da Adventures of Huckleberry Finn, 1884
di Mark Twain.

Joseph K Der Prozess (Il Processo), 1925
di Franz Kafka.

Guglielmo da Baskerville da Il nome della rosa, 1980
di Umberto Eco

Elizabeth Bennet da Pride and Prejudice (Orgoglio e pregiudizio), 1813
di Jane Austen

Katie Scarlett O’Hara da Gone with the Wind (Via col vento), 1936
di Margaret Mitchell

Nataša Rostova da Guerra e pace, 1865
di Lev Tolstoj

Art Keller da The Power Of The Dog (Il Potere del Cane), 2005
di Don Winslow.

Dean Moriarty da On The Road, 1951
di Jack Kerouac.

Mark Renton da Trainspotting, 1993
di Irvine Welsh.

Holly Golightly da Breakfast At Tiffany’s, 1958
di Truman Capote.

Don Quixote da El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha (Don Chisciotte), 1605
di Miguel de Cervantes.

Richard Katz da Freedom (Libertà), 2010
di Jonathan Franzen.

Lord Henry Wotton da The Picture Of Dorian Gray (Il ritratto di Dorian Gray), 1890
di Oscar Wilde.

Jay Gatsby da The Great Gatsby (Il Grande Gatsby), 1925
di Francis Scott Fitzgerald

Rodion Raskolnikov da Delitto e castigo, 1866
di Fyodor Dostoyevsky.

Becky Sharp da Vanity Fair (La Fiera delle Vanità), 1848
di William Makepeace Thackeray.

Aureliano Buendía da Cien años de soledad (Cent’anni di Solitudine), 1967
di Gabriel Garcia Marquez.

Lucia Mondella e Renzo Tramaglino da I Promessi Sposi, 1827
di Alessandro Manzoni.

Hari Seldon da Foundation, 1951
di Isaac Asimov

Lisbeth Salander da Uomini che odiano le donne, 2005
di Karl Stig-Erland Larsson.

Molly Bloom da Ulysses, 1922
di James Joyce

Philip Marlowe da The Big Sleep (Il Grande Sonno), 1939
di Raymond Chandler.

Steven Stelfox da Kill Your Friends (Uccidi i tuoi nemici), 2008
di John Niven.

Clay Easton da Less Than Zero (Meno di Zero), 1985
di Bret Easton Ellis.

Midori Kobayashi da Norwegian Wood, 1987
di Haruki Murakami

Ignatius J. Reilly da A Confederacy Of Dunces (Una banda di idioti), 1980
di John Kennedy Toole.

Henry Chinaski da Post Office, 1971
di Charles Bukowski.

James Bond da Casino Royale, 1953
di Ian Fleming.

Roland Deschain da The Dark Tower I: The Gunslinger (La Torre Nera), 2003
di Stephen King.

Alice da Alice’s Adventures In Wonderland, 1865
di Lewis Carroll alias Charles Lutwidge Dodgson.

Sherlock Holmes da A Study In Scarlet, 1887
di Sir Arthur Conan Doyle.

Hercule Poirot da The Mysterious Affair at Styles (Poirot a Styles Court), 1920
di Agatha Christie

Father Brown da The Blue Cross (La croce azzurra), 1910
di Gilbert Keith Chesterton

Torigai Jutaro da Ten to sen (Tokyo Express), 1958
di Matsumoto Seichō

Auguste Dupin da The Murders in the Rue Morgue (I delitti della Rue Morgue), 1842
di Edgar Allan Poe


 

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29 pensieri su “The Gathering – Neverending Story

  1. Pur amando il noir, non ho mai letto né visto nulla che riguardasse Philip Marlowe. Il motivo principale è che non apprezzo i prodotti seriali: appena sento dire “trilogia”, “saga”, “serie di film/libri” mi passa subito la voglia. Preferisco di gran lunga le storie autoconclusive, anche nei fumetti: ad esempio, in quelli di supereroi di norma ogni storia viene “spalmata” su 5 – 6 numeri circa, ma ogni tanto capitano le cosiddette “standalone stories”, in cui la trama viene condensata all’interno di un unico albo. Sono quasi sempre le storie migliori. Ne ricordo ad esempio una bellissima, “Il senso della vita”: in Italia è stata pubblicata su Batman 74 del Novembre ’98, e a distanza di oltre 20 anni continuo a ritenerla una delle vette più alte che il fumetto abbia mai toccato.
    Ricordo che abbiamo discusso più volte dell’ultimo film di Steven Soderbergh (La truffa dei Logan), sia nel mio blog che nel tuo. Ebbene, la settimana scorsa ho visto un altro suo film, Intrigo a Berlino: una storia meno complicata non avrebbe guastato, ma anche se è impossibile capirla nella sua totalità riesce comunque a tenere incollato lo spettatore dal primo all’ultimo minuto. E poi, il regista riesce a creare un’atmosfera da vecchia Hollywood in maniera semplicemente perfetta: se non avessi saputo che i 3 attori principali sono ancora vivi e vegeti, avrei potuto tranquillamente credere che il film risalisse agli anni 40 o 50.
    Mi duole dirlo perché Cate Blanchett non mi sta particolarmente simpatica (come tutti gli attori che si votano quasi esclusivamente ai film d’autore), ma in quel film lei interpreta meravigliosamente il ruolo della femme fatale. George Clooney e Tobey Maguire avrebbero potuto essere sostituiti da chiunque e il film non ne avrebbe risentito, lei invece ha interpretato il suo ruolo come nessun’altra avrebbe potuto fare (tranne forse Hilary Swank, che aveva una parte simile in Black Dahlia).
    A proposito di Tobey Maguire, non capisco perché da qualche anno a questa parte abbia smesso di recitare. Capirei la sua scelta se avesse sviluppato un rifiuto per il cinema in generale, ma lui non si è affatto ritirato da quel mondo, perché è ancora attivissimo come produttore (il prossimo Die Hard ad esempio l’ha finanziato lui). Intendiamoci, non abbiamo perso un pezzo da 90 come quando si è ritirato Daniel Day – Lewis, ma è comunque un peccato che lui abbia terminato la sua carriera di attore a neanche 40 anni. Ed è altrettanto spiacevole che la notizia sia passata sotto silenzio: evidentemente neanche il fatto di aver interpretato un personaggio iconico come l’Uomo Ragno è bastato per farlo entrare nel cuore degli spettatori.
    P.S.: Ti prego di rimuovere il mio nome dal post. Purtroppo tra i miei lettori ci sono anche delle persone matte da legare, quindi preferisco che non vengano a sapere niente sulla mia identità.

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    • Poi appena possibile ti rispondo su tutto il resto ma intanto sappi che ho fatto la modifica richiesta al volo e perdonami perché non sapevo della tua legittima volontà di riserbo.
      Un abbraccio

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    • Soderbergh è un regista che stimo forse più come uomo che come artista, nel senso che io personalmente ho da sempre un grandissimo rispetto per chiunque persegua i propri obiettivi senza piegarsi troppo alle mode del momento e senza dubbio alcuna la filmografia del nostro Steven è un esempio di coerenza, non già ad uno stile specifico (come quello autorale, con cui esordì a suo tempo, con quel Sex, Lies, and Videotape che lo lanciò nella critica di tutto il mondo, con cui vinse persino la Palma a Cannes e che gli valse l’applauso persino di Steven Spielberg e che semplicemente avrebbe potuto continuare ad imitare), ma ad un modo di fare cinema assolutamente indipendente!

      Insomma, Soderbergh fa film in continuazione, li dirige, spesso li scrive, quasi sempre se li monta da solo e molte volte fa anche il direttore della fotografia: una macchina da guerra e da cinema, che va avanti come un rullo compressore, raramente facendo due volte lo stesso tipo di film e comunque mai di seguito, usando a volte il bianco e nero, altre il colore, a volte lo schermo 4:3 come nei film di Chaplin, altre ancora usando solo un iPhone (vedi l’ultimo suo Unsane, girato soltanto con uno smartphone in una settimana), in alcuni casi usando veri divi molto glamour (come nel ciclo degli Ocean’s) ed in altri prendendo gente che non aveva mai fatto prima un film in vita sua (come in Bubble)!

      Ogni volta che esce un suo film di successo, tutti pensano che ne farà un altro uguale, almeno per replicare la buona sorte ed invece col piffero, lui cambia registro, completamente! Ogni tanto fa un film commerciale da cassetta, si mette in tasca dei bei soldoni e poi ne fa un paio che non vedrà nessuno ma in cui lui ha fatto quello che voleva! Massimo rispetto!

      Ovviamente questo non è una garanzia di qualità, perché non puoi mai sapere cosa aspettarti da uno così: il film da te citato, ad esempio, è bello proprio grazie al suo lavoro come regista, alla sua capacità di mettere tutti gli attori a loro agio e farli recitare al massimo delle loro prestazioni, inoltre ha curato il montaggio ad imitazione smaccata e voluta del cinema classico statunitense che Soderbergh in tutte le interviste dice di adorare! Dicevo che è solo per merito suo, perché per il resto, purtoppo, la storia l’ha scritta uno sceneggiatore che a mio modesto giudizio è un vero coglione (l’unico film davvero bello che ha scritto è stato il fantastico Quiz Show, ma anche in quel caso non fu per merito della sua penna ma di un cast impressionante (John Turturro e Ralph Fiennes) e di un regista maestro assoluto di Hollywood come Robert Redford…

      Sai qual’è il film di Soderbergh che più mi è piaciuto? Il noir Out of Sight, un film che ha anticipato tutta una moda di film polizieschi venuti dopo, con un Clooney straordinario (fu il primo film che il divo fece dopo essere stato giudicato da tutti solo un sex symbol per la sua partecipazione alla fiction E.R.) e soprattutto con una Jennjfer LOpez nella sua migliore interpretazione in assoluto! Ultra-consigliato!!

      Grazie amico per esserci sempre.

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      • Lodando Robert Redford sfondi una porta aperta con me, perché ritengo che ci abbia regalato il miglior film nella storia del cinema: In mezzo scorre il fiume.
        Altre 2 note sul tuo post:

        – La torre nera è senza dubbio uno dei cavalli di battaglia di Stephen King, ma a mio giudizio ha dato il suo meglio in uno dei suoi libri paradossalmente più misconosciuti, Buick 8.
        – Odio Colazione da Tiffany. Non per il film in sé, ma perché fece passare totalmente in secondo piano un film molto più bello, che ebbe la sfortuna nera di uscire in quello stesso anno: La dolce ala della giovinezza. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente.

        Grazie a te per la risposta! 🙂

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        • Scherzi? Il film di Richard Brooks è un capolavoro!!! Tra l’altro a nemmeno tre anni di distanza da La Gatta sukl Tetto che Scotta, sempre suo… MIca scherzi!!!
          Comunque il nostro amore per il Cinema è grande e c’è spazio per tutti e due!!!
          Buona notte!

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          • Sono legato a quel film anche per motivi “WordPressiani”: il post che gli ho dedicato è stato uno dei primi a raggiungere le 1.000 visualizzazioni.
            Qualche giorno fa quel traguardo è stato tagliato anche dalla mia recensione de “I mercenari 3” (https://wwayne.wordpress.com/2014/09/04/adoro-questuomo/): non lo avrei mai detto, perché non l’ho mai pubblicizzata granché.
            Forse ha qualche parola che lo fa comparire spesso nelle chiavi di ricerca. E’ successa una cosa simile 5 anni fa: in un mio post scrissi “sciopero dei mezzi pubblici”, e quella recensione fece un boom di visualizzazioni perché Google indirizzava verso di essa chiunque digitasse quella chiave di ricerca. Buona notte anche a te amico mio! 🙂

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  2. Caspita che opera….ricordo in parte il vostro lavoro ci misi un po’ a capire la struttura sulla quale si ergevano i mondi descritti. Sento di aggiungere una piccola nonché personale considerazione. Concordo sul fatto che oggi si tenda a richiamare il bambino che è in tutti gli adulti, dalla Marvel alla Walt Disney che fra le altre cose non amo ma… sostengo possano esserci stili rinnovati e meno digitalizzati per far sì che certe narrazioni incarnino con serietà tematiche di conflitto odierno ma… con un pizzico di sana magia. Sostengo fermamente che lo stile sia e debba essere il mezzo con il quale tutto possa prendere vita dando ad un pubblico adulto la possibilità di immergersi in mondi collaterali quanto realistici mantenendo ovviamente fede all’incicipit dal quale nasce il desiderio di raccontare e raccontarsi. Io ne sono fautrice quotidianamente, disegnando cose talvolta infantili sono riuscita a penetrare nell’animo umano fattosi adulto, un connubio perfetto che mi colloca in una zona realisticamente inimmaginabile. Il vostro lavoro aveva e ha uno stile che ricordo bene dunque non posso far altro che complimentarmi per quanto svolto ricordo bene, con entusiasmo e serietà. Personalmente guardo lo stile di ogni cosa e quando vedo che c’è ed è ben definito mi rallegro poiché oggi pur di apparire si diventa pecora del gregge cosa che mi urta profondamente. 👍🌺

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    • Ma che bellissimo commento, che va dentro al cuore di uno dei problemi che stanno da tempo strozzando lo storytelling a livello mondiale ovvero la crisi di quella creazione spontanea da parte dei professionisti (pittori, scrittori, cineasti, fotografi, etc.) di materiale narrativo che sorga direttamente dal rapporto tra l’autore ed il proprio animo (sia inteso spiritualmente, sia psicanalisticamente come introspezione), ad esclusivo beneficio di writer’s room costruite come un laboratorio dove i materiali testuali e visivi vengono manipolati per ottenere pattern di racconto, con effetti calcolati…

      Insomma, il costo della produzione artistica non è più soltanto una voce di rischio, nei bilanci di editori e mecenati lungimiranti e coraggiosi, ma una forma di investimento calibrata e calcolata, dove ogni cosa è la copia insapore di qualcos’altro, imitando la nostalgia dei decenni passati, stimolando la voglia di collezionismo del tardo adolescenti, accarezzando le parti infantili ed in qualche modo violentando quella fanciullezza che fa sorridere ingenuamente il bambino che è in ognuno di noi adulti…

      Una specie di esorcismo al contrario, dove si toglie l’anima da un corpo e ci si caccia dentro un demone, che è poi il grande nulla di cui parlava Michael Ende di Neverending Story…

      Parlami un po’ del vostro progetto “Le streghe son tornate”… Mi sembra interessante e molto…

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      • Wow grazie a te per la risposta preziosa. Le streghe son tornate nasce da un’idea di Liza, ovvero un racconto a sei mani di cui Silvia ed io facciamo parte. In buona sostanza nasce dalla necessità di raccontare il vero dal nostro punto di vista, toccando vari argomenti. Siamo tre streghetta apparteniamo ad epoche diverse, due in vita ed io morta (adoro scheletri e fantasmi ne ho fatto una professione dunque per coerenza ho scelto di fare la morte che porta coscienza) Liza e Silvia sono una sciamana e l’altra Druida, questo per dare voce a echi passati. Il tutto nato in un momento in cui , Silvia e Liza proteggendomi da gente qui che mi ha mal giudicata solo perché amo il macabro e perché ho la fortuna di potermi scrivere con Tim Burton, hanno sentito la necessità di battagliare contro queste persone. Il modo? Scrivere questa storia di accuse e verità, di invidie e molto altro…. Sono due persone che io adoro, che mi hanno difesa che di me sanno tanto e che hanno tifato per me dal primo giorno in cui mi sono messa in gioco seriamente. Ecco è così grazie mille per l’interessamento fa sempre piacere fra persone che vivono arte e scrittura con entusiasmo e onestà senza soccombere alle regoline coercitive di questo mondo sporco❤

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        • Grazie a te, per quello che di entrambi abbiamo intuito e per tutto quello che verrà…
          Liza è un’amica, che ho conosciuto online, proprio qui su WordPress, attraverso le sue sanguigne e battagliere recensioni su vari film horror e che con il tempo ho imparato ad apprezzare per la sua tempra morale: ci unisce un comune senso dell’onore, che a tutti e due piace fare discendere dal rispetto per le tradizioni di un Giappone millennario…

          Ti racconto questo perché io non amo davvero mai fare pubblicità al mio blog, così che io possa nel mio piccolo continuare ad esprimere le mie idee ad un pubblico (creatosi da solo, per comuni interessi) con cui non debbo giustificare nulla (come dovrebbe essere sempre tra amici, no?), ma sono pronto a condividere con più persone possibili belle idee e bei progetti, come mi sembra sia il vostro, che ho conosciuto appunto non tramite il tuo cortesissimo commento ma tramite Liza stessa, vedendo come la cosa stava prepotentemente venendo fuori sul suo sito… La tua presentazione del progetto mi ha però conquistato!

          Ti auguro ogni fortuna, nonché di assestare un colpo fortunato nel petto dei tuoi nemici con l’arma che più prediligi!

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  3. E’ tornato! Mi chiedevo quando sarebbe ricordato. Mi ricordo bene tutte le volte che ho letto i vostri racconti sul Gathering, ognuno di voi con il suo stile particolare, la sua storia e i suoi personaggi. E’ stata una bella esperienza e mi sono divertito molto a vedere come venivano utilizzati i personaggi miei e di Shiki.
    Questo prologo è stato interessante e non so perché ma ha un qualcosa alla American Gods.

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    • Sia sa che tu ti riferisca al romanzo di Neil Gaiman oppure solo alla serie televisiva di Fuller, il confronto che hai fatto con American Gods è meraviglioso ed incredibilmente generoso nei miei riguardi!

      In questa seconda stagione volevo rendere omaggio alla letteratura tradizionale e non a quella cinematografica o televisiva e se nella prima stagione alla fine erano stati sciolti gli Alter Ego supereroistici dei reali blogger e gli Alter Ego da agente segreto dei vari divi del cinema, qui si giocherebbe per ulteriore distanza, usando personaggi creati da famosi scrittori in storie inedite dal sapore delle fan writing ma tutti uniti insieme in un progetto di narrazione collettivo…

      Accadrà? Non accadrà? Sarà la stessa cosa, perché ciò che uscirà fuori sarà comunque storytelling e narrazione fuori di qualsiasi mercato, un po’ come sta capitando a Lisa e le sue due amiche con il loro progetto di scrittura si mani dal titolo Le streghe son tornate

      Grazie, Butcher, di esserci sempre per me!

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  4. Non c’ho capito niente, giuro.
    Questa teoria sconfinata di personaggi di cui troppi (mi duole ammetterlo) ignoravo l’esistenza mi ha inebriato come non mi capitava da tempo.
    Dove devo firmare? C’ho anche lo spillo per cacciarmi una goccia di sangue e suggellare il contratto.
    Che devo fare? Che devo scrivere? Che devo pensare.
    Io ci sono. Per fare cosa non ho capito, ma ci sono.

    PS: speravo da tempo che il Gathering tornasse. Le mie preghiere sono state esaudite!!!!
    PPS: mentre leggevo il tuo magistrale racconto e sono arrivato al tocco di classe con il quale hai introdotto il character di Sherlock Holmes, me l’ho raffigurato con le fattezze di Ian McKellen nel film Mr. Holmes, ovviamente non l’Holmes vecchio e demente di gran parte del film, ma quello visibile nei flashback che intervallano il racconto, sempre maturo ma ancora nel vigore degli anni.

    Buona notte amico!!!!

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    • Va bene così… Va bene che tu, in quella moltitudine di personaggi, ti sia perso, perché quello era uno degli scopi: il gioco non era riconoscere quei characters (dei quali infatti, nelle note in fondo al post, avevo messo il richiamo al romanzo di riferimento di ciascuno), ma capire solo che i personaggi dei romanzi della letteratura mondiale di ogni genere (dal dramma storico al giallo) si stavano riunendo per una grave emergenza…

      Ho cercato di scegliere la varietà più articolata possibile nei vari generi, dal romanzo storico a quello contemporaneo, da quello epico a quello nichilista, se possibile senza troppe ripetizioni ed alcuni di essi erano anche un palese omaggio ad alcuni blogger amici, come verosimilmente ti sarai accorto dalla presenza del personaggio di Art Keller dal romanzo di Don Winslow, autore che mi hai fatto conoscere proprio tu…

      Holmes poi era una scelta obbligata, visto che per me egli è il character di tutta la letteratura mondiale che meglio rappresenta il concetto stesso di intelligenza ed intuizione, applicata alla risoluzione di un problema.

      E adesso?

      Adesso arriveranno le spiegazioni e le regole ed in futuro anche una nuova adunanza… Ma la cosa da cui ogni partecipante dovrà partire sarà quella di scegliere un personaggio (o anche un gruppo di personaggi) presi da un romanzo realmente esistito che ai sia letto ed apprezzato e cominciare ad immaginare di poterlo usare, facendolo muovere, pensare e parlare, da prima, anche solo per poche righe, all’interno dell’ambiente e del periodo storico della sua storia originale, così come l’ha immaginata a suo tempo l’autore o l’autrice e poi tenersi pronti per catapultarlo fuori da lì, buttandolo in un tempo ed un posto completamente diversi, pur facendogli mantenere intatte le sue caratteristiche peculiari… O perlomeno quelle che ognuno come lettore ha ravvisato in esso.

      Alla fin dei conti, il prologo da me costruito era solo un piccolo esempio di tutto questo, avendo io usato personaggi presi da romanzi che ho letto (alcuni molto famosi, altri senza dubbio molto meno) e ritraendoli mentre uscivano dalle loro storie (le stanze e le porte) per recarsi nel grande Anfiteatro della Memoria Letteraria…

      Come dicevo con Butcher in un commento sopra, non so cosa accadrà adesso a questo progetto, se ossia avrà un seguito entusiasta come il tuo oppure se non troverà sufficienti forze per andare avanti, ma se mai dovesse verificarsi la seconda ipotesi arriverà il momento in cui anche tutto ciò che è accaduto nella prima stagione si collegherà…

      Ti sono enormemente grato per il tuo supporto, dico sul serio, amico mio!

      Buona notte e buon weekend!

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  5. Ho ricominciato a leggere i vostri, il tuo blog, con quasi l’attenzione che meritate, ma ancora non è abbastanza, e infatti sono in ritardo cosmico. Sono sempre alla ricerca del tempo per farlo e della forza per riallacciare tutti i nodi che compongono la mia passione per questo genere di avventure.
    Non credo di esagerare nel dire che l’esperienza del Gathering, è stata per me formativa. I miei errori, il mio modo di scrivere, ne è venuto fuori migliorato. Mi confrontavo con lettori-scrittori e una traccia da seguire, come suonare in una grande orchestra, non puoi sempre fare il solista e devi preparare il tempo per l’entrata degli altri.
    Che bellezza ritrovare questo post, proprio adesso.
    !!

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    • Un commento che avrebbe riempito di orgoglio chiunque, a maggiore ragione chi come me ha vissuto la nascita e l’evolversi di questo nostro gioco letterario collettivo con la sorpresa nel vedere la folla di splendidi pezzi narrativi scaturire dalla penna dei colleghi, tutto diversi, tutti incredibili…

      Ti ringrazio moltissimo per il tuo omaggio, trascinante ed appassionato…

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  6. Pingback: The Gathering – Neverending Story (Kasabake) | ilperdilibri

  7. Ho letto e riletto questa presentazione, prologo, inizio del tutto. Ogni personaggio è affascinante, e di molti conosco le storie, cartacee e di celluloide. Personalmente mi sento molto Padre Brown! 😀
    ma anche Mark Renton, non sarebbe mica male, così come il meraviglioso* Sebastian Dangerfield! Sarebbero tutti personaggi interessanti da “interpretare” e perché no, pure qualche bella dama, potrebbe diventare protagonista sotto la mia (traballante) penna!
    Ancora non so, boh, sto pensando… Intanto ho ricominciato a comprare carta per la stampante… ^_^

    *si fa per dire…

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    • Come ti dicevo già in un altro commento, sarà un onore avere il tuo contributo, maestro…

      Arriveranno a breve istruzioni su come muoversi nella creazione delle nuove storie, ma ti anticipo che tali limitazioni saranno basate sull’assunzione di una fantastica (nel senso di non-reale) cosmogonia, in base alla quale il personaggio non può essere mosso DENTRO la storia che lo ha visto già protagonista e pubblicata in origine (la nostra Scarlett, ad esempio, non potrà mai creare scompiglio dentro la trama di Gone To The Wind), ma FUORI, in una nuova storia che si ambienta ALTROVE (fuori dalla sua stanza)…

      Inoltre se il personaggio usato subisce danni o muore nella nuova storia, ci saranno conseguenze terribili in termine di doppelganger e respawn…

      Tra i characters lasciati allo stato brado, nei disimpegni costruiti attorno al Grande Palazzo dove sono stati riuniti, si vocifera di personaggi divenuti spietati serial killer che uccidevano solo i propri cloni, creandone in laboratorio o nella writer’s room e poi dando loro la caccia, restando impuniti ma anche prigionieri di una aberrazione…

      Arriveranno delucidazioni in merito…

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