The Gathering Vol. 4: termina la Fase 1

Kasabake-The-Gathering-4Bentornati nel flusso principale del Gathering!
Oggi, con la pubblicazione dei Capitoli 7 e 8, si conclude la Fase 1: terminano dunque le convocazioni iniziali, ma questo non significa che altri blogger non entreranno a far parte della storia, tutt’altro!

Senza anticipare nulla, diciamo solo che, in questa prima fase del gioco, 9 eroi sono stati convocati ad una grande Adunanza, di cui, per altro, 7 di loro ancora non conoscono il luogo dell’incontro (al momento, infatti solo PizzaDog e virtualmente Gianni conoscono tale segretissima informazione).
Mentre i nostri eroi stanno facendo i bagagli, pronti alla partenza, Ezekiel si è già mosso con le sue truppe per sabotare la loro missione prima ancora che essa abbia inizio ed alcuni dei nostri possono avvertire il suo fiato sul collo…

Qualche convocato ha inoltre ricevuto un incarico da espletare (vi ricordo che sul mini-sito The Gathering Site potete trovare sempre un utile recap di tutte le comunicazioni) ed il mondo è definitivamente andato avanti…

Come sempre, andiamo per ordine e facciamo ora la conoscenza degli ultimi tre nominativi e come sempre, ricordate, non tutto è come appare…


Capitoli

Ottava-Nota

La diversa intonazione, sia nella musica che nel canto, è sempre esistita, ma all’inizio la musica veniva solo ascoltata o eseguita: non veniva scritta e quindi nemmeno letta”, così stava spiegando alla platea dei suoi attentissimi alunni il professor Wwayne, durante una delle sue incredibilmente affollate lezioni, “poi le cose cambiarono, perché con la scrittura nacque anche l’esigenza di distinguere le sette intonazioni, ovvero le sette note

Malgrado la giovane età, questo docente era diventato in pochissimo tempo una vera celebrità nella sua scuola, più famoso e seguito di altri professori più anziani e con maggiore esperienza d’insegnamento.
Avevano da tempo cominciato ad arrivare persino studenti esterni alla classe, chiedendo ed ottenendo dal dirigente scolastico di assistere alle lezioni di quel professore; poi fu la volta dei diplomati e persino dei laureati, che volevano frequentare le lezioni di Wwayne come semplici spettatori.
Una continua affluenza che costrinse gli organi direttivi della scuola a cedere di fronte alle insistenze (anche provenienti da ambiti istituzionali) e a concedere al docente di tenere le sue lezioni nella grande palestra di Basket, dove i suoi alunni e la mole ancora più ampia degli ascoltatori esterni, poteva sedere sugli spalti.

Sette note, che giunsero intatte fino al Medio Evo”, continuava intanto a spiegare Wwayne, “quando, uno dei primi grandi teorici della musica, il monaco Guido d’Arezzo, per semplificare il lavoro dei musici e dei cantori dei cori ecclesiastici, cominciò a creare quella distinzione tra esse così come la conosciamo oggi, ma allo stesso tempo fece anche sparire una nota, la sensibile, ovvero la settima della scala diatonica!
Concluse la sua frase inarcando le sopracciglia, come chi sta ripetendo un concetto quasi blasfemo: “i canti gregoriani, infatti, non prevedevano quella tonalità e per tutti i cosiddetti secoli bui del medioevo quella nota rimase sepolta ed inusata

Gli occhi dei suoi ascoltatori erano fissi sull’insegnante, con un’attenzione che aveva quasi del miracoloso, considerando la diffusa mancanza di concentrazione che normalmente si registra oramai in chiunque, giovane o vecchio che sia.
Il caso di Wwayne, però, era davvero un’eccezione, qualcosa che in altre situazioni sarebbe stato oggetto di studio, tanta era grande la sua capacità di persuasione, ma il suo carattere schivo, solare e modesto, lo mettevano sempre al riparo da eccessive attenzioni.
Il nostro monaco studioso”, seguitò “prese quindi a campione un inno, il Ut queant laxis, composto un centinaio d’anni prima, in onore di San Giovanni Battista, da un altro monaco scrittore friuliano, tal Paolo Diacono
Malgrado l’argomento non fosse certo entusiasmante, il nostro educatore sapeva di avere l’assoluto controllo della sua platea: “Guido d’Arezzo prese allora la prima sillaba di ogni parola con cui cambiava l’intonazione del canto nella strofa iniziale dell’inno e la usò per identificare quelle specifiche note
Si girò allora solennemente verso la grande lavagna montata alle sue spalle su dei cavalletti e cominciò a vergare con il gesso, un verso dopo l’altro, a cascata:

UT queant laxis
REsonare fibris
MIra gestorum
FAmuli tuorum
SOLve polluti
LAbii reatum
Sancte Iohannes

Poi, raccolse ciò che gli interessava e scrisse su di un’unica riga : UT, RE, MI, FA, SOL, LA: “Quel giorno era nato l’Esacordo, su cui si basò tutta la musica medioevale”, sentenziò infine.
La platea accolse rumorosamente e con soddisfazione l’affermazione, neanche fosse stata la rivelazione di chissà quale enigma, ma Wwayne alzò una mano, come a mettere in pausa il vocio e richiamare di nuovo l’attenzione sulle sue successive parole: “Questo, di fatto, fino al Rinascimento, quando, per esattezza nel XVI secolo, quella settima nota fu ritrovata e recuperata
Si guardò attorno, facendo una piccolissima pausa, per aumentare una suspense che, con un simile argomento, non avrebbe dovuto nemmeno esistere per gli interessi di un adolescente medio e continuò: “per rispetto al fondatore dell’esacordo, quella settima nota venne chiamata SI, dalle iniziali di Sancte Iohannes!

Espressioni di soddisfazione e felicità si rincorrevano sui volti sorridenti degli studenti, che stavano freneticamente prendendo appunti.
Wwayne si apprestava a concludere la sua lezione di oggi: “Già che c’erano, i musicisti del periodo cambiarono inoltre la prima nota da UT a DO, seguendo le indicazioni di uno studioso fiorentino, tal Giovan Battista Doni, il quale trasse il nome dalla prima sillaba del nome di Dio ovvero DOminus!
A Wwayne mancavano oramai solo le battute finali: “Ci sarebbe molto altro da dire sui cambiamenti che furono operati durante il Rinascimento, specie sullo spostamento del parametro stesso della distinzione delle note, dal concetto di semplice posizione, su cui era inizialmente basato, a quello invece dell’altezza musicale, inventando così il metodo moderno di scrittura, ma lo vederemo la prossima volta!”
Come se avesse aspettato che l’insegnante finisse la sua frase, la campanella nel corridoio suonò proprio in quell’istante la fine della lezione.
E mi raccomando…”, si affrettò ad aggiungere mentre gli studenti stavano già procedendo verso l’uscita, “Per la prossima volta preparatevi sui capitoli 4 e 5 del Surian, Manuale di storia della musica primo volume e capitoli 6 e 7 del Carozzo-Cimagalli, Storia della musica occidentale sempre primo volume!

La palestra si vuotò rapidamente e senza intoppi, malgrado l’enorme quantità di persone presenti, con una compostezza ed un ordine che lasciava tutte le volte sbalorditi.
Dal fondo degli spalti, appoggiato alla balaustra della gradinata, un quasi irriconoscibile John Goodman, con cappello borsalino e pesanti occhiali da sole, cominciò a battere ritmicamente le mani, come chi ti vuole applaudire per sfotterti e non per congratularsi; a fianco a lui, mimetizzata in un completo casual con jeans, felpa universitaria ed un cappello da baseball, messo a coprirle i lunghi capelli castani raccolti in una coda, sorrideva divertita Emily Ratajkowski.
Wwayne ebbe un sussulto e stava per dire qualcosa quando Goodman lo fermò subito, mettendogli una delle sue grosse manone davanti al viso: “Non dire nulla, campione, non vorrei sorbimi un’altra ora di storielle musicali, senza poter fare nulla per allontanarmi o smettere di voler imparare!

Ciò di cui infatti, nelle sue lezioni sulle sette note, Wwayne ometteva appositamente ogni volta di parlare era dello straordinario segreto, rinvenuto nell’antica Grecia da Platone e dai suoi allievi della scuola di Atene e che veniva tramandato e custodito da millenni, all’oscuro dell’intera umanità: oltre alle sette note da tutti conosciute e codificate, esisterebbe da sempre una nota nascosta, un’intonazione segreta, udibile da chiunque ma riconoscibile e specialmente usabile solo da pochissimi esseri viventi (un campione numericamente incredibilmente esiguo della popolazione mondiale), che hanno ricevuto tale dono in modo ereditario e spesso saltando molte generazioni.

Questa nota superiore non ha nulla a che fare con le frequenze in cui viaggiano le altre sette, ma, solo per dare una vaghissima idea di cosa rappresenti, diciamo soltanto che, in qualche modo, essa ricorda l’unisono con cui due voci emettono lo stesso suono nello stesso momento: questo, moltiplicato all’infinito, crea una sonorità ed un intonazione con una frequenza impossibile, non registrabile e che soprattutto ha lo sconvolgente effetto di abbattere ogni barriera di percezione, aprendosi un canale diretto nel cervello di chi lo ode.

Johann Adam Weishaupt, il fondatore della setta degli Illuminati, nel XVIII secolo chiamò questa nota il “das Brecheisen Gottes” ossia “il grimaldello di Dio” e teorizzò che la società civile e l’umano consorzio avrebbero dovuto investigare, trovare ed uccidere tutti coloro che fossero stati trovati in possesso del potere di usare quella nota assoluta: nelle mani sbagliate, sostenevano i seguaci della sua setta, la capacità di persuasione totale poteva solo creare soprusi indicibili ed il rischio era troppo alto per aspettarsi che chi ne fosse in possesso potesse limitarsi da solo.

Anche al netto del fanatismo degli Illuminati, bisogna ammettere che il pericolo paventato era reale, almeno in teoria, ma fortunatamente per tutti, gli individui che nel corso dei secoli ereditarono davvero tale capacità, non ne ebbero quasi mai un controllo efficace e si registrano davvero pochissimi casi, in tutta la storia umana, riconducibili a tale potere verso il prossimo; inoltre, va detto che i rarissimi portatori di tale fantastica bizzarria genetica e potenziali pifferai incantatori sono sempre stati monitorati e custoditi nella riservatezza più assoluta, dai servizi segreti di tutto il mondo, al pari di pericolosissime armi letali.

Wwayne, dal canto suo, era sempre riuscito a nascondersi, scegliendo saggiamente di celare le sue capacità a tutti, famiglia, amici e governo, come gli suggerì subito di fare sua nonna materna, sin dal giorno in cui lo aveva messo a conoscenza del suo potere, facendogli giurare davanti al crocefisso cristiano che mai, per alcun motivo, avrebbe usato quel potere per arricchirsi o fare del male al prossimo.
Purtroppo quell’unica parente, depositaria del segreto di famiglia, morì prima che potesse insegnargli a controllare del tutto la sua straordinaria capacità
sonora, la quale, come il nipote scoprì nell’adolescenza, era solo in minima parte spontanea ed automatica, mentre per il resto avrebbe necessitato di un allenamento costante e mirato, in modo da raggiungere una pienezza di utilizzo; non essendoci tuttavia alcuno, che lo guidasse e lo costringesse a tali esercizi esoterici, il nostro futuro professore finì per accontentarsi di essere segretamente custode di una singolarità e nulla più.
Lo staff del Gathering lo aveva però sempre tenuto d’occhio ed oggi era arrivato il momento di usare quel potere, ovviamente a fin di bene!

Vorresti convincermi a fare qualcosa, Wwayne?” gli disse la Ratajkowski, guardandolo con una malizia sconvolgente, mentre teneva in bocca uno dei cordoncini del cappuccio della felpa e passando la lingua sulla durezza della capsula di metallo posta all’estremità della stoffa, “Magari non hai bisogno di chiedermelo…
Emily!”, la sgridò Goodman, “Ma ti sembra il momento di giocare?!?
Non so nemmeno perché ti ho portato”, sbottò ancora John.
Cioè, in realtà lo so”, proseguì poi un po’ imbarazzato, “perché anche tu, in certi ambienti, sei un po’ come un grimaldello… utile per aprire tante porte che altrimenti a me resterebbero sbarrate… ma adesso è il momento di tacere…
Chi siete? Cosa volete da me?”, esclamò Wwayne, stupito, sconvolto e pieno di interrogativi: chi fossero quei due lo sapeva, almeno di nome e di fama, ma non capiva perché un divo del cinema (nonché uno dei suoi attori preferiti) ed una delle modelle più belle e pagate del mondo, fossero da lui in quel momento, in quell’aula… sembrava tutto senza senso.
Non abbiamo molto tempo, anzi, a dirla tutta, non ne abbiamo affatto”, cominciò a spiegare John Goodman, “perciò vengo subito al punto: tu non ci conosci o meglio ci conosci, ma non sai che lavoriamo per lo staff del Gathering…”,
Il Gatorade?”, chiese Wwayne.
No, non la bevanda… il Gathering…”, sbuffò l’attore, mentre Emily ridacchiava, coprendosi la bocca con la mano.
Il Gathering”, continuò Goodman “è un’associazione segretissima ultra-governativa che ti controlla da quando sei nato… anche tua nonna faceva parte dell’associazione…
John sapeva che usando il nome della nonna, Wwayne avrebbe capito, ma il tempo stringeva e non poteva permettersi troppa delicatezza: “Insomma, sei in pericolo di vita! Noi sappiamo chi sei e cosa sei in grado di fare, sappiamo tutto e tu devi fidarti di noi, adesso… E devi seguirci, subito!
Ma..”, provò a dire Wwayne, nella cui mente si affollavano ricordi d’infanzia, timori sopiti, incubi soppressi, pensieri ricorrenti, in un turbinio che non aveva mai trovato pace, ma solo tenuto nascosto, come la polvere sotto il tappeto.
Niente ma!”, gli disse la Ratajkowski, mettendogli un dito sulle labbra per farlo tacere.
Quindi lo prese sotto braccio e fece per portarlo via: “Ora vieni con noi, come se niente fosse… ce ne andremo a fare un giretto da alcuni nostri amici, che nelle prossime settimane diventeranno le uniche persone di cui ti potrai fidare
Lo guardò dritto negli occhi: “Sarà uno spasso, fidati! Una cosa bellissima!!”.
Poi gli sorrise, in quel modo trascinante ed incantevole che solo lei sapeva fare.

Bellissima lei lo era senz’altro, pensò Wwayne, ma su ciò che lo aspettava, invece, nutriva forti dubbi che potesse essere piacevole e poi Goodman? Cosa c’entrava John Goodman con sua nonna? Ed il Gatorade, poi?… Boh!


Capitoli

Sogni-d-oro

Butcher chiuse gli occhi.
Sentì il suo respiro profondo emergere, come un sommozzatore, da acque profonde.
Riaprì gli occhi ed era in un nuovo sogno.
Ci mise qualche istante, poi riconobbe la città ed il periodo storico e sapeva che doveva fare la spesa: oggi era la quarta volta che faceva la spesa ed era ancora mattina presto o almeno così gli sembrava.
Poche ore fa si trovava a Detroit, negli anni ’50, in un supermercato e si era bloccato a guardare le incredibili acconciature cotonate delle signore che spingevano i carrelli, ma la sua paralisi estatica era sfumata via, soffiata e dispersa e così anche il suo corpo, che si era sgretolato, come se fosse fatto di sabbia, granello dopo granello, soffiando via in un turbinio silenzioso, per depositarsi nuovamente e ricostruirsi subito dopo nella figura statuaria di un guerriero Cherokee, alto e fiero, dalla bellissima carnagione scura, immobile a guardare l’orizzonte, dove sperava o meglio sapeva che sarebbe giunta la sua compagna.

Non è pazzo, Butcher è semplicemente un onironàuta, viaggia di sogno in sogno, oscillando come un pendolo snodato tra passato e futuro, senza apparente concatenazione.
Un momento ha le sue narici piene della fuliggine dei primi treni a vapore ed un attimo dopo il suo olfatto è saturo dell’odore caldo e chimico del toner della grande fotocopiatrice d’ufficio; un giorno piange la morte di un padre o di una madre ed il giorno dopo sta facendo colazione con il bisnonno che non ha mai davvero conosciuto o forse si, ma in sogno ed ora non sa più dire cosa sia sogno e cosa no; le sue labbra sono ancora unte del burro che ha messo sulla sua fetta di pane, seduto a fare colazione sulla veranda di una casa in legno in mezzo alla prateria e mentre in una mano sente il tepore liscio della porcellana di una tazza piena di caffè, nell’altra comincia lentamente a scorrergli una corda fra le dita, intrisa dell’odore di talco, quando sotto ai suoi piedi vede apparire uno strapiombo e gli stivali da contadino che indossava diventano scarpe flessibili, fatte con qualche strana lega sintetica di filamenti acrilici adatte ai rocciatori, allora alza gli occhi e vede la cima della montagna più vicina, mentre il suo compagno di scalata cerca di attirare la sua attenzione sull’incredibile vista mozzafiato che si gode da dove si trovano…
Si, ma dove si trova? Ed in che anno?

La coerenza cronologica di Butcher era crollata molti anni fa, se possiamo parlare di anni, ora che il concetto stesso di tempo lineare è venuto meno, non per il suo fisico ma certo per la sua coscienza.

E’ un sognatore lucido, che cattura odori e colori con la lucidità di un creatore di tele ed ha una percezione animalesca delle cose che lo circondano: immagina nella sua mente i girasoli di Van Gogh ed un istante dopo è là a coglierli, nei prati vicino Zundert e poi si ritrova immerso nell’acqua, ad accarezzare le stesse ninfee dipinte da Monet e mentre si gira nello stagno con i pantaloni inzuppati, resta abbagliato dai riflessi che il sole sorgente fa risplendere nella laguna veneziana e si copre gli occhi per mettere a fuoco, a pochi metri da lui, un giovane Tintoretto, intento a dipingere dal punto più alto di un ponticello, sopra una calle veneziana.

Il nostro sognatore non viaggia nel tempo, per lo meno non nel modo in cui la fisica lo concepisce e lo teorizza, ma egli vede tutt’intorno a sé le vite degli uomini e delle donne scorrere come le immagini che vediamo dai finestrini di un autobus, immagini che possiamo inseguire con gli occhi per un po’, prima che escano dal nostro quadro e ci sfuggano via oppure immagini che siano solo macchie di colore e linee cinetiche in continua fuga.

Butcher respira profondamente, chiude gli occhi ed è di nuovo a casa: vede Shiki al computer, che sta realizzando uno dei suoi meravigliosi video AMV e tutto sembra non essersi mai fermato, come un treno che percorre il suo tragitto circolare intorno al mondo senza mai arrestarsi, ma che va anche così piano da rendere per lui possibile salirci e scendere a piacimento, solo facendo un piccolo saltello e così si può fermare in un nuovo paese o una nuova epoca, passata, presente o futura.

Non ricorda con esattezza il momento preciso nel quale tutto è iniziato, ma ricorda bene il modo con cui giunse la consapevolezza di poter manovrare i suoi sogni, avvicinandoli persino a quelli degli altri e quello si che è stato un momento bellissimo: fu come tenere in mano saldamente il grande volante dell’esistenza e cominciare a sterzare senza fretta ma con decisione, facendo compiere al tempo, alla vita, all’esistenza intera una grandissima curva.
I rumori, gli odori, si accavallarono gli uni sugli altri, in una sorta di sinfonia dodecafonica, con una sua chiave per decifrarla, ma che lui ancora non possedeva ed il frastuono lo invase devastandolo: le percezioni contemporanee sconvolsero i suoi sensi e l’immaginazione gli invase di colpo entrambi gli emisferi del cervello, come uno scoppio doloroso di luce bianca; gli occhi si riempirono di un caleidoscopio di immagini in movimento, che lentamente si fermarono di fronte a sé, galleggianti e tremolanti, come una griglia infinita di scelte e di realtà parallele.
Poi chiuse gli occhi e li riapri, più volte: la sua vita di prima era ancora là dove l’aveva lasciata.

Con il passare dei giorni, quel preciso istante cominciò a mutare di significato, diventando solo uno dei tanti quando e dei tanti dove e certamente in tutto questo di sarebbe perso, se non fosse stato per la sua Shiki, la sua ancora: lei era il momento oltre il tempo, il luogo dell’anima aldilà dello spazio ed infine il perno circolare attorno a cui la sua mente si aggrappava per non precipitare nell’oceano della follia.

Fuori della finestra pioveva con il sole, uno di quei fenomeni naturali abbastanza comuni, che tuttavia lasciavano Shiki assai perplessa ogni volta.
Stava guardando in strada, quando sentì bussare alla porta e di certo i suoi pensieri sulle bizzarrie del tempo furono di colpo spazzati via, come le pareti di vetro di una bottiglia di birra quando un cretino ci fa esplodere un petardo dentro, non appena vide lo sguardo obliquo ed enigmatico di Takashi Miike affacciarsi nel quadro della porta dell’appartamento appena spalancata.
Ciao Shiki”, le disse con grande semplicità il regista giapponese.
Non sono venuto solo, spero non sia un problema” e spostandosi di lato Miike rivelò dietro di sé la presenza di una silenziosa Ellen Page: “Possiamo entrare?
Shiki si limitò a togliersi dalla porta, facendo accomodare i due inattesi ospiti e solo dopo un paio di minuti circa riusci a chiudere la bocca, rimasta semiaperta per lo stupore.
Sta dormendo?” domandò Takashi mentre si sfilava, con una lentezza quasi rituale, un paio di guanti di pelle nera.
Come?”, ribattè quasi bisbigliando Shiki, ancora in stato confusionale.
Butcher, sta sognando o è con noi?”, insistette garbatamente Miike, chinando la testa in direzione del ragazzo che sembrava essersi appisolato su una vecchia poltrona da barbiere, posta nella stanza vicino all’ingresso e che il nostro blogger usava di solito quando viaggiava.
Shiki continuava a restare in silenzio, spostando con lentezza gli occhi da Miike alla sua scrivania, dove aveva lasciato a metà il suo lavoro al computer: il suo tacere non era semplice reticenza, quanto piuttosto un vago senso di panico che le stava crescendo dentro, come uno smarrimento di orizzonte.
Ellen Page allora si fece avanti e prendendole con delicatezza le mani, tirandole verso di sé, le disse: “Non avere paura, Shiki, sappiamo tutto, di te e di Butcher e nessuno dei due è pazzo o malato
Poi, con un grande sorriso di una dolcezza disarmante, aggiunse: “Per tutti noi siete due prodigi e devi esserne orgogliosa
Shiki si sentì attraversare da un brivido freddo, come avviene quando si ha la febbre molto alta e cominciano le convulsioni: era di nuovo piccola, come quella volta in cui i compagni l’avevano abbandonata negli spogliatoi della scuola, ma adesso aveva quasi l’impressione che persino il pavimento della stanza si stesse ammorbidendo ed afflosciando sotto ai suoi piedi ed a questo pensiero arricciò le dita dentro le scarpe.
Shiki, resta con noi”, disse Ellen con più fermezza, tenendole sempre le mani vicino al suo corpo, “abbiamo bisogno di entrambi… tu sei la sua ancora, ricordati e noi possiamo essere la tua”
Butcher è un’onironauta”, cominciò a parlare Shiki, inizialmente con una voce flebile, quasi una sorta di biascichio, ma poi continuò con più controllo: “Lui viaggia nei sogni… i suoi e forse anche degli altri
Takeshi Miike ed Ellen Page la guardarono entrambi con quel misto di ammirazione e soddisfazione che ha un pittore quando rimira un lavoro ben riuscito.
Butcher non ha perso la bussola della sua esistenza”, continuò Shiki oramai nel pieno possesso di tutte le sue straordinarie capacità, “ma è diventato il suo Nord e l’ago di quella bussola e persino il liquido in cui esso galleggia cercando l’orientamento
Miike e Page sorrisero estremamente compiaciuti.

Poi, toccò al grande regista visionario concludere le presentazioni: “Lo sappiamo e siamo qui proprio per questo motivo: una grande minaccia incombe su tutti noi, forse sull’umanità intera ed il Gathering ha bisogno di voi… questa è una convocazione ufficiale per la prossima Adunanza
Fu in quel momento che Butcher aprì gli occhi e si alzò a sedere sulla poltrona.
Si guardò attorno, soffermandosi sul trio in piedi vicino alla porta: “Ciao Shiki”, disse.
Poi, guardando meglio i due estranei esclamò: “Chi è il giapponese che sta con la mutante?


Fase 1 conclusa – Convocazione per il Gathering dei seguenti eroi blogger:

Blackgrrrl-banner-convocazione

Gianni-banner-convocazione

PizzaDogi-banner-convocazione

Zack-banner-convocazione

Lapinsu-banner-convocazione

Liza-banner-convocazione

WWayne-banner-convocazione

Butcher-banner-convocazione

Shiki-banner-convocazione


Ora un paio di note finali per i naviganti più esperti ed assidui:

  1. Aldilà di alcuni possibili errori di scrittura (che possono sempre sfuggire, anche dopo tante riletture e correzioni!), un occhio attento potrà certamente trovare, sparsi qui e là, sia nel testo che nelle immagini, alcuni piccoli indizi, certamente non indispensabili per lo svolgimento degli incarichi o per la comprensione della storia in atto, ma che possono fornire ulteriori sfaccettature alle vicende, come una sorta di secondo o terzo punto di vista su fatti già narrati, un po’ come i glifi che comparivano in molti fotogrammi della fiction “Fringe” o più presuntuosamente come le continue citazioni al Gordian knot che Alan Moore fece inserire a Dave Gibbons nelle sue tavole di “Watchmen”.
  2. Le capacità di Lapinsu e Butcher non debbono trarre in inganno i lettori su una questione riguardo i viaggi nel tempo su cui personalmente non transigo: io non credo nel modo più categorico che in questo universo sia possibile anche solo concepire la possibilità di viaggiare nel passato; viceversa, considero credibili e teorizzabili i viaggi nel futuro, che reputo  anche scientificamente realizzabili, anche se non oggi, visto lo stato attuale del nostro controllo sulle fonti di energia.
    Questa mia ferma convinzione mi spinge già normalmente a giudicare con bonomia o riluttanza anche le opere di fiction (non solo di sci-fi pura, ma anche commedie o action ibridi): per intenderci, considero un capolavoro assoluto, anche a livello di sceneggiatura, un film come “Interstellar”, mentre reputo una stronzata devastante (pur essendomi divertito moltissimo nel vederlo) una pellicola come “Project Almanac”.
    Essendo dunque questo Kasabake The Gathering un’emanazione dei miei deliri personali, esso non può sfuggire a tali convinzioni; pertanto, laddove, una lettura frettolosa potrebbe indurre qualcuno a pensare che in questo gioco ci siano dei character che possano viaggiare fisicamente nel passato, sappiate che ciò non accadrà mai, a meno che non sia una simulazione o una costruzione onirica.

 

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18 pensieri su “The Gathering Vol. 4: termina la Fase 1

  1. Ti ringrazio della citazione! E anche di avermi affiancato due attori che, per motivi diversi, mi sono entrambi molto cari.
    Riprendendo il tema dell’ideale femminino di cui abbiamo discusso la scorsa settimana, la Ratajkowski ha senza dubbio tutte le carte in regola, dato che possiede quel “do di petto” che Margot Robbie disgraziatamente non ha ricevuto in dono da Madre Natura. Un’altra bellezza che incarna alla perfezione il mio ideale femminino (dal punto di vista meramente estetico, sia chiaro) è questa:

    Volver o no volver al negro..

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    Come vedi, la ragazza è ancora inesperta, al punto che non sa neanche caricare le foto per il verso giusto; tuttavia, le doti fisiche e l’esibizionismo necessari per diventare la nuova stellina del web non le mancano di certo.
    E a proposito di stelline del web, ti segnalo questa youtuber:

    Non mi piace esteticamente, e nei suoi video non racconta mai niente di particolare; nonostante ciò, è di una tale simpatia che riuscirebbe a tenerti incollato allo schermo anche parlando di fisica quantistica.
    Devo già cominciare a scervellarmi su come far continuare la storia, o devo aspettare che tu mi dia qualche indicazione?

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    • Ah, ah, WWayne… sei impagabile!
      Sono lieto che tu abbia gradito il pezzo, soprattutto perché con te ho osato molto, dall’ambientazione scolastica, al taglio molto ironico dei commenti e me lo sono permesso perché tra amici ci si concedono delle piccole libertà…

      Più tardi controllerò anche tutti i link che mi hai mandato (cosa che dallo smartphone faccio fatica a fare), ma volevo rispondere subito alla tua ultimissima domanda, in un modo forse apparentemente sibillino ma anche spero esaustivo: aspetta le mie indicazioni, ma contemporaneamente scervellati per immaginare la prosecuzione!
      In altre parole, ti dico che il gioco salirà di livello proprio se e quando i partecipanti metteranno del loro in una storia che nella mia testa ha un copione scritto ed un finale, ma che è anche molto aperta ai bivi che potrebbero incrociare i singoli personaggi e di conseguenza alle scelte che faranno…
      Ogni personalizzazione è più che gradita (maggiori specifiche sui propri poteri, utilizzi non previsti da me, etc.) e sarà mia cura indirizzarla e deviarla da eventuali vicoli senza uscita che dovesse imboccare senza saperlo (un plot di base, come dicevo, c’è e come tale spingerò in quella direzione).

      Quindi, benvenuto all’Adunanza!!
      A breve dovrebbe verificarsi la perlustrazione da parte di Gianni del luogo deputato per l’incontro e da tale perlustrazione la storia prenderà una strada o un’altra, ma per ricongiungersi comunque nel plot principale.
      In attesa che arrivi il messaggio con il luogo dove deve recarsi l’eroe Wwayne, questi che farà? Andrà fuori a cena con i due divi? Tornerà a casa? Attirerà involontariamente l’attenzione di Ezekiel e dei suoi scherani con una dimostrazione non richiesta delle sue capacità?
      Chissà…

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  2. L’ha ribloggato su ilperdilibrie ha commentato:
    Fase uno conclusa. Ora sta a noi…
    Dannato Kasabake, i tuoi enigmi non mi faranno dormire! 😀 😀 😀 😀
    Tutto ciò che scrivi accade… Oppure tutto ciò che accade tu lo scrivi?

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  3. Sai cosa stavo pensando mentre leggevo questo ultimo [ma non ultimo] splendido capitolo?
    Questi sono racconti, in parte ispirate a persone e fatti reali e in parte [molta] di fantasia, ma sono pur sempre racconti, storie, avventure che si potrebbero benissimo leggere su un libro, un fumetto o addirittura vedere in un film.
    E mentre seguivo la lezione di Wwayne e scoprivo il legame tra Butcher e Shiki mi son detto “da qualche parte, in quel mondo creato da Kasa, da qualche parte ci sono io. Ci sono io che sto vivendo la mia avventura. E c’è pure Zack che vive la sua, e Lapinsu, e Blackgrrrl ecc, e magari le mie azioni avranno ripercussioni sulle loro storie e viceversa le loro sulla mia” e a un certo punto ho realizzato “ecco, allora è così che si devono sentire gli attori di Hollywood quando guardano un film legato ad un franchise di cui fanno parte” 😀

    È così che si deve sentire un Robert Downey Jr quando guarda un film di Capitan America o uno Stephen Amell quando guarda una puntata di The Flash! Cioè loro di base non sono spettatori normali, guardano un film per sollazzo ma in fondo sanno di far parte di quel mondo e di quell’universo e sanno che quel film/serie tv potrebbe avere delle ripercussioni sul proprio film/serie tv.
    E niente Kasa, grazie per avermi messo sullo stesso piano di Robert Downey Jr.! Hai realizzato l’impossibile XD

    Ma tornando al Gahtering: molto ma mooolto ma davvero molto affascinante tutta la storia della “nota perduta”. Mi piace il fatto che non ci hai donato poteri banali ma bensì delle capacità con una storia dietro [un po’ come Misfits, anche se li si virava più sul trash/nonsense].
    Bellissima anche la storia di Butcher e Shiki. Mentre leggevo la parte dedicata a Butcher mi son venute un mente alcune scene del visivamente bellissimo “What Dreams May Come” con Robin Williams, specialmente all’inizio quando la sua realtà ha la consistenza di un dipinto.
    Il legame tra i due invece lo trovo un bel colpo di trama. Una variazioni rispetto ai precedenti reclutamenti, due campioni che si conoscono già e che di conseguenza affronteranno diversamente questa storia dell’adunanza e per di più con capacità legate tra loro [questa volta il pensiero è andato subito verso i fratelli Maya e Alejandro della seconda stagione di Heroes. Anche se in quel caso i poteri erano un po’ più “letali” XD].

    Hype a mille per la Fase 2! E per i primi incontri tra i campioni dell’adunanza [i crossover alzano sempre l’hype a dismisura] roba che in confronto il puntatone con Arrow, Flash, Supergirl e Legends non è nulla 😀

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  4. Stai molto attento, pizza Dog a quello che ti sto per scrivere.
    In questo momento ho 38 e mezzo di febbre, che sta lentamente salendo, a causa di una malattia infettiva di cui teoricamente so tutto ma che pensavo di aver debellato definitivamente un anno fà.
    Sto scrivendo con dettatura vocale sul telefono e quindi scrivo come uno scienziato che è rimasto da solo in una base di esplorazione geologica dell’Antartide, in attesa che il mostro venuto dallo spazio lo trovi e lo inglobi
    Torniamo alla febbre e a quello che hai scritto tu, al tuo commento e alle tue citazioni, ma soprattutto alla tua intuizione, la seconda per l’esattezza da quando è iniziato il gioco.
    Io so benissimo di star male perché ho di fronte a me il termometro e le scatole di antibiotici e le prescrizioni del dottore, ma tutto questo é anche quello che sto scrivendo perché potrei essermi inventato tutto oppure sto male, sì ed è un imperscrutabile progetto di Ezekiel, che sta portando avanti la sua battaglia su più fronti realizzando la minaccia con i suoi potenti mezzi, cercando in qualche modo di bloccare i convocati e per ultimo, quasi come una bestemmia detta in un luogo consacrato, sta persino cercando di bloccare lo staff del Gathering, insinuandosi nella mente di chi scrive il flusso principale della storia.
    Ezekiel non esiste, è fiction, ma è anche un pezzo di me, frutto di sintesi e rimasticazioni di tutto ciò che ho letto e ho visto in questi anni.
    Quindi, in fondo, Ezekiel esiste e come tale può minacciare me, ma certamente sta minacciando te.
    Come direbbe il comune amico Lapinsu, noi che amiamo i film, le fiction televisive, i fumetti, noi che abbiamo ricevuto l’imprinting in debito con una serie di opere citate in continuazione sia da me che da te, è come se vivessimo in un Tesseract ed io penso che quando passa di qua Butcher possa persino vederci e sentirci.
    In fondo i nostri villain sono come Ultron creato da Iron Man per difendere la Terra da pericoli al di sopra delle possibilità perfino di un supereroe.
    Interstellar, Stati di allucinazione, Avengers ma soprattutto Agents of Shield, il bellissimo da te citato What Dreams May Come, Inception e potrei continuare con una sequela di titoli che invaderebbero il mondo della narrativa di fantascienza e del fumetto ma per ora mi fermo, perché una cosa è certa: noi siamo quello che leggiamo e che scriviamo è che immaginiamo, teniamo , adoriamo .
    Se ho ragione, tu sei in grandissimo pericolo e se non sei ancora riuscito a farti contattare da Gianni per riferire il tuo messaggio, farò in modo che questo accada , per evitare il peggio .
    Farò di tutto per salvarti e lo staff manderà sicuramente qualcuno di molto potente nel caso ci fosse bisogno, magari uno dei blogger già convocati…
    In bocca al lupo, amico mio e non mollare.

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  5. Il pezzo su wayne è semplicemente delizioso.
    Per me, che ho l’onore di averlo come amico, di seguire il suo blog da oltre 3 anni e, sempre da 3 anni, di godere dei suoi sempre arguti commenti ai post, questo racconto ha avuto un sapore particolare perchè è sfacciatamente vero, sincero, attualizzabile.
    Complimenti kasa e ti confesso una cosa: mi stai quasi incutendo un po’ di timore reverenziale. Questo tuo progetto è così brillante e intelligente, è scritto così bene, coinvolge così tanto, che il sospetto che il mio contributo possa abbasare lo standard da te codificato è enorme.

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    • Caro Lapinsù, le tue parole mi hanno davvero commosso. Non solo per i complimenti in sé, ma anche per i ricordi che mi hanno suscitato: quando ci siamo conosciuti il mio blog non veniva letto da nessuno a parte te.
      Anche a livello biografico per me è cambiato tutto in questi 3 anni: nel 2013 non ero nemmeno laureato, adesso sono passato dall’altra parte della cattedra.
      E pensa che ci siamo incrociati per puro caso: tu mettesti il tag “Batman” ad un tuo post (https://lapinsu.wordpress.com/2012/12/24/top-film-2012/), e io, essendo un follower di quel tag, andai subito a leggere cos’avevi scritto. Ci pensi che senza quel tag forse non ci saremmo mai conosciuti? O forse ci saremmo incrociati ugualmente, ma quando i nostri blog erano entrambi già affermati, e quindi la cosa non avrebbe avuto lo stesso sapore. E’ troppo più bello essersi conosciuti quando eravamo entrambi dei bloggers ignorati e alle prime armi, e aver fatto in contemporanea un processo di crescita vertiginosa. Crescita sia nella qualità dei nostri post che nella quantità dei nostri lettori. Insomma, benedetto fu il tag e chi lo mise. Perché talvolta sono i piccoli dettagli a fare una grande differenza… 🙂

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      • Che belle parole wayne.
        Fosti il primo a commentare i miei post sul cinema (parenti\amici non contano ovviamente) e ho sempre considerato quel tuo commento come un dono perchè, negli anni, confrontarmi con te nelle aree commenti è sempre stato piacevole, stimolante e molto istruttivo.
        Mi hai consigliato la visione di tantissimi bei film: E giustizia per tutti, In mezzo scorre il fiume, L’ultima ruota del carro, solo per citarne i primi che mi vengono in mente.

        Benedetto sia Batman, quindi.

        Tra le altre cose – e vado un po’ offtopic perchè in fondo sono sempre un ermenauta e non posso farne a meno – a proposito di Batman ho iniziato a seguire la seconda stagione di Gotham. Dopo la prima, francamente carina ma nulla di che, la seconda parte veramente alla grandissima, una puntata più bella dell’altra.
        So della tua ritrosia a guardare le serie tv, quindi non ci provo neanche a consigliartela, tuttavia mi fa sempre piacere condividere con te queste belle scoperte 🙂

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        • Guarda, sulle serie tv rimango ritroso, ma sono già meno intransigente rispetto a prima: la mia passione per Daredevil mi ha spinto a guardare la sua serie tv (e tutto sommato ne è valsa la pena), e la mia passione per January Jones (una stratopassera con i controfiocchi) mi ha spinto ad iniziare Mad Men.
          Con Daredevil sono arrivato fino in fondo, con Mad Men ho paura che non avrò la stessa pazienza: il ritmo è troppo lento, e la figona della serie ha un ruolo troppo marginale. Sarà grassa se arriverò alla fine della prima stagione. E magari, dopo di allora potrò dare una chance a Gotham! 🙂 A presto! 🙂

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          • Mad men è una grande serie tv, ma effettivamente è troppo lenta.
            Io l’ho seguita fino alla quarta\quinta serie, poi ho mollato.
            Tra l’altro non solo la Jones ha un ruolo marginale, ma soprattutto è sempre castigatissima nei completi anni 60… un vero spreco 😛

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    • Ieri non ho avuto proprio la forza fisica per risponderti né dal computer né dal telefono.
      Oggi devi comunque ringraziare il fatto che ho ancora una febbre oscillante il 38 e il 39 per via di una brutta infiammazione.
      Se avessi la forza ti offenderei a morte per aver avuto l’ardire di scrivere che proprio tu, la cui penna elegiaca più volte tutti noi tuoi follower abbiamo esaltato, la cui creatività e fantasia zampilla fuori da ogni riga dei tuoi post, ebbene proprio tu oseresti affermare di non essere all’altezza di un gioco in cui l’unica regola è osare e divertirsi a creare… Eretico e blasfemo!
      Adesso mi faccio aiutare dalla tua lettrice Cecilia: lei ti tiene fermo ed io comincio a colpirti con le olive del cocktail Martini fino a farti tramortire, quindi sarà una cosa lunga…

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      • chiedo venia Maestro Kasabake, non solo per aver dubitato delle mie capacità ma soprattutto per aver messo in discussione il tuo giudizio che, sebbene ottenebrato dai deliri della febbre, resta comunque per me un faro di saggezza 🙂
        Inoltre, leggo che tu, nonostante gli acciacchi le infezioni e i deliri di cui sopra, controlli anche miei vecchi post risalenti a 5 mesi fa, per cui non posso che inchinarmi innanzi a cotanta perseveranza

        Che poi, la saggezza unita alla perseveranza rende profetici e proprio non vorrei esser tramortito a forza di olivate da un profeta, anche perchè il Martini, in tutta sincerità, mi piacerebbe proprio berlo 😀

        Rimettiti amico mio, spero che già stia meglio!!!!\

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  6. Ti ho scritto un commento, ma mi è uscito bello bello ed abbastanza vago, quindi te lo sparo direttamente sul prossimo post così che possano leggerlo tutti, darmi tanti like e farmi fare bella figura e farti fare bella figura e contenti tutti.
    Complimenti GIGANTI per tutto.
    Ciao Kasa. 😀

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  7. Pingback: Kasabake Gathering vol.4 – Chezliza

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