Il razzismo opportunista degli oscuri gatekeeper

Mentre il vero sapere e la vera cultura non sono mai solo nozionistiche, ma sono basate sulla reale comprensione dei fenomeni di costume, sulla visione d’insieme degli avvenimenti storici e sulla capacità di analizzare in modo obiettivo le tracce lasciate dai movimenti evolutivi dell’arte, dell’economia e della politica (intesa quest’ultima nel suo senso più ampio possibile, di antropologia e sociologia), la conoscenza specialistica dei prodotti di intrattenimento culturale è troppo spesso costruita con i meccanismi aberranti e maniacali del collezionismo ossia in modo ossessivo e compulsivo, come accade a coloro che sono alla costante ricerca di un particolare albo a fumetti o di una card o un francobollo o una moneta (ma potrei continuare con le bustine di zucchero, le sorprese degli ovetti Kinder e via discorrendo) non perché affascinati dal loro reale valore estetico, ma solo per il bisogno di completare una serie, per riempire un buco in una catena, senza escludere ovviamente anche chi fa tutto questo per meri motivi economici di investimento.

Chris Robinson, collezionista di scarpe Sneakers di fama mondiale

Un esempio luminoso di quanto ho appena scritto è il comportamento degli addicted (come è d’uso chiamarli ora) delle varie serie tv o dei fumetti supereroistici statunitensi (i lettori dei manga sono in genere emotivamente più evoluti o comunque più disincantati perché sanno come razionalizzare il vero valore della fantasia che stanno leggendo), che si ritrovano ad aver speso nella loro vita tonnellate di ore per costruirsi una conoscenza che non ha alcuna utilità al di fuori del loro ambito specifico e che proprio per questo la difendono a spada tratta: apparentemente sembra che io stia sputando nel piatto dove per un certo periodo della mia vita ho mangiato, avendo gestito a suo tempo una libreria piena di fumetti ed audiovisivi, con una fetta di clientela affetta dalla compulsione del collezionismo più classico, ma in realtà mi piace pensare che proprio la particolarità della società in cui ho prestato opera e che ho diretto avesse a suo tempo contribuito a gettare i semi del cambiamento, promuovendo un nuovo approccio al variegatissimo mondo della pop culture di intrattenimento e soprattutto combattendo con veemenza contro gli oscuri gatekeeper, protagonisti di una difesa ostinata del passato operata in ogni manifestazione di pop culture, quali la musica, i videogames, la letteratura fantasy, il cinema, la televisione ed il fumetto.

Il comic shop di Stuart Bloom dove si ritrovano i protagonisti della sitcom The Big Bang Theory, creata e scritta da Chuck Lorre ed andata in onda per 12 Stagioni dal 2007 al 2019

Questi “custodi del cancello” (gatekeeper, appunto) sono spesso giornalisti falliti ed influencer dell’ultima ora, per lo più maschi bianchi caucasici etero e cisgender che, per dare un senso a vite altrimenti miserande, abbisognano del mantenimento dello status quo come difesa ad oltranza delle loro conoscenze acquisite in anni di passione e “fancazzismo”, trascorsi chiusi nelle loro stanze di adolescenti e tardo-adolescenti, fantasticando segretamente di potersi congiungere carnalmente con le supereroine dal fisico di pornostar o le amazzoni poco vestite dei loro libri e dei loro fumetti (sul cui lesbismo i maschi etero ed omofobi chiudono sempre un occhio ed anzi ne sono persino eccitati), mentre pubblicamente dissertano in modo serioso delle fantasie di cui leggono come fossero reali.

L’idolatrata attrice Lucy Lawless in Xena: Warrior Princess, 6 Stagioni televisive dal 1995 al 2001

È tale e tanta la loro convinzione quasi fideistica nei propri oggetti del desiderio da pretendere dal mondo che li circonda il medesimo rispetto che viene portato per un movimento politico o per una ideologia di lotta, arrogandosi il diritto di poter arbitrariamente rilasciare patenti ai nuovi fruitori dei loro mondi fantastici (i cosiddetti “nabbi” o “niubbi”, italianizzazione del termine inglese “noob”, storpiatura in senso negativo di “newbie”, parola con cui si indica un neofita nel linguaggio dei videogamer e da lì estesa a tutti i settori dell’intrattenimento) e quindi verificando se chi vuole entrare abbia le necessarie conoscenze.

Il brasiliano Guales, lo spagnolo AuronPlay e il canadese xQc (al secolo Félix Lengyel) ossia tre tra i più seguiti streamer di Twitch al mondo

Tanto per fare un esempio a livello globale sotto gli occhi di ogni appassionato, nella Quarta Stagione della serie televisiva di genere horror-fantasy Stranger Things, in linea con la sua caratteristica esaltazione degli anni ‘80, gli autori hanno costruito una storyline (per altro molto bella ed accurata) dove una parte dei ragazzi protagonisti della narrazione principale si ritrova a giocare in un gruppo di giochi di ruolo da loro chiamato Hellfire Club, in omaggio alla cultura metal del capo del gruppo (ritratto con tutti i crismi comportamentali e l’outfit del caso): tale linea narrativa non è un semplice omaggio a quei ragazzi che allora erano normalmente esclusi dalla vita sociale scolastica dei belli e bravi atleti di football, studenti mediocri dai fisici poco prestanti che avevano trovato nella fuga dalla realtà portata dai giochi fantasy un buon rifugio dove ritrovare un’identità, ma la sublimazione dei sogni di ogni giocatore di ruolo, perché i suoi membri si ritrovano nella storia ad essere i veri eroi che combattono la vera minaccia, tale oltretutto perché usa poteri magici e sembianze da mostro orribile.

Il temutissimo Vecna, villain di alto profilo nella Quarta Stagione di Stranger Things, USA, 2022

Essendo un prodotto televisivo di eccellenza, costruito con passione e sapienza, il successo di questa Quarta Stagione della fiction dalla notorietà planetaria, scritta e diretta dai fratelli Matt e Ross Duffer per Netflix, è stato a dir poco devastante, portando con sè il normale codazzo di merchandising con cui vendere ai telespettatori un pizzico di identificazione nei propri beniamini ed in tutto questo non potevano ovviamente mancare le t-shirt con il logo dell’Hellfire Club: è stato proprio in quel momento, a serie conclusa, che i gatekeeper hanno scatenato la loro furia ideologica, condannando come inutili “poser” (termine dispregiativo con cui si indica chi segue una moda senza capirla o condividerne la filosofia) coloro che avevano l’ardire di indossare una maglia che inneggiava di fatto ai giochi di ruolo, senza magari aver mai nemmeno lanciato un dado D20! Insomma, il classico adagio orgoglioso da boomer rincoglionito che recita «Ma cosa ne può capire un millennial…»

I membri del mitico Hellfire Club di Stranger Things con indosso le famose magliette

Chat infiammate, post aggressivi, boicottaggi e tante discussioni del tenore intellettuale di una riunione condominiale di lombrichi bianchi, tutto di fatto senza capire nemmeno lontanamente che ad un vero appassionato di giochi di ruolo dovrebbe al contrario far solo piacere che una serie televisiva di questo millennio abbia gettato nuova luce su un sottobosco ludico oramai vivo solo nelle cantine polverose della memoria dei quarantenni e dei cinquantenni e magari, chissà, avvicinando ad esso nuove generazioni.

Veri giocatori di Dungeons and Dragons, senza dubbio il più famoso e diffuso dei vari RPG

È importante, però a questo punto capire quale sia il potere economico ed addirittura politico che tali “cattivi maestri” hanno nel mercato dei prodotti di intrattenimento culturale, ponendosi come giudici popolari di liceità in campo creativo (cercando ossia di dettare i limiti entro cui un autore può muoversi quando tratta un certo tema o un certo personaggio di fantasia) attraverso l’influenza che essi hanno nei social media, dominando di fatto i mezzi messi loro a disposizione dal web (parliamo di persone che trascorrono la maggioranza della loro giornata attaccati al Pc in rete): negli USA ci sono state recentemente intere campagne denigratorie, organizzate attraverso operazioni di bomb missing e voti selvaggi nei questionari social e nei siti ufficiali, volte a far cambiare idea ad aziende e produttori e che in alcuni casi sono persino riusciti ad ottenere modifiche sostanziali nelle storie già scritte dagli autori.

Ben Affleck (Batman), Gal Gadot (Wonder Woman) ed il regista sul set della Zack Snyder’s Justice League, versione director’s cut da 242 minuti ottenuta in buona parte grazie alla petizione dei fan

Razzismo e sessismo in queste discussioni la fanno chiaramente da padroni, sostenute da alcune fallacie logiche diffusissime purtroppo anche tra persone di cultura media (non alta, sia chiaro), come la famigerata e sbandierata dittatura del cosiddetto politically correct, con cui si riempiono la bocca soprattutto coloro che non sanno di cosa stanno parlando: da tempo, infatti, nel mondo dell’intrattenimento culturale anglosassone, si sta cercando di porre un rimedio al razzismo schifoso che nei decenni passati ha letteralmente dominato ogni scelta creativa e produttiva in tutti i campi culturali di alcune grandi e potenti nazioni,  quali in particolare l’Inghilterra o gli Stati Uniti, rendendo per decenni praticamente invisibili le persone di colore o di sessualità non cisgender in ogni libro, film, fumetto o spettacolo musicale, ma come potete bene immaginare la tendenza oggi prevalente tra gli editori di libri ed i produttori di film e serie televisive, di riequilibrare le assegnazioni dei ruoli, non va giù assolutamente a chi è razzista di comodo ossia tale non per convinzione filosofica o politica ma solo di pigrizia e vigliaccheria e che pertanto sbraita come un bimbo viziato e privilegiato a cui stanno portando via i suoi giocattoli.

Billy Porter (nei panni di una glamour non binaria Fata Madrina) e Camila Cabello (Cenerentola) nella versione musical del 2021 di Amazon Prime Video dell’antica fiaba popolare

Come ha sempre sostenuto il grande creatore di comics Stan Lee, come poteva essere possibile, se non a causa di una scelta deliberata a monte, che quando si ritraevano delle scuole di qualsiasi livello in un fumetto ambientati a New York negli anni ‘70 non fossero mai disegnati studenti o studentesse afroamericane, quando la composizione della società era già da molto tempo multirazziale? Allo stesso modo, come era statisticamente possibile che ogni essere dotato di superpoteri (ricevuti dal caso, dai raggi cosmici, dalla puntura di un ragno radioattivo o da entità mistiche e magiche incontrate nel loro cammino) dovesse essere sempre e solo un bianco caucasico? Ovviamente la risposta era in una forzatura ed in una censura automatica, insita nella stessa società statunitense, che vedeva come razze inferiori tutte le altre e quindi, senza nemmeno bisogno che qualcuno lo imponesse loro, gli stessi autori ritraevano nelle loro opere, fumetti compresi, una società distopica, inesistente, con uno squilibrio visivo che replicava la stessa storpiatura che c’era nella società civile nell’accesso delle persone di colore ad ogni manifestazione letteraria o visiva (parliamo di attori, registi, modelli, presentatori televisivi e per molto tempo anche comici ed uomini di spettacolo).

Vignetta da Superman’s girlfriend Lois Lane #106, del 10 Novembre 1970, in cui si racconta di come Lois Lane per poter superare le diffidenze dei cittadini del quartiere nero di Little Africa, usi un congegno di fabbricazione kryptoniana per trasformarsi in una donna di colore per un giorno.

Grazie al papà dei comics supereroistici e nume tutelare della Marvel prima citato e soprattutto a seguito di una sua precisa volontà impositiva, nacquero i primissimi supereroi di origine afroamericana, proprio come tentativo di riavvicinare anche la realtà fumettistica alla società civile, non senza inevitabili rimbrotti della destra reazionaria e suprematista ed una silenziosa accettazione della maggioranza non estremista, ma coloro che ancora oggi, dopo decenni di tentativi, si accaniscono con veemenza o ironia sfottente contro quelli che considerano gli eccessi di questa volontà di ristabilire equità ed invertire la tendenza, si sono mai indignati quando l’immagine stessa di Gesù Cristo è stata per secoli quella di un uomo bianco ariano in modo assolutamente anti-storico (parliamo infatti, anche per i non credenti, di un ebreo semita della Galilea e come tale, in assenza di precise indicazioni diverse nelle sacre scritture riguardo il colore della sua pelle e la struttura del viso, dalla pelle bruna o olivastra come quella di un attuale palestinese)? No, ovviamente, perché la pelle bianca nel cinema occidentale è stata sempre sinonimo di purezza e quindi quella licenza poetica andava benissimo, ma adesso quando i genitori di razza bianca, sia anglosassoni che italiani, scopriranno che un personaggio di fantasia fino ad oggi sempre rappresentato con la pelle bianca, come la Sirenetta morta tra gli spruzzi di mare nella fiaba originale di Hans Christian Andersen e convolata invece a nozze con il principe nella versione Disney, sarà interpretato nel nuovo live action dall’attrice e cantante dalla pelle nera Halle Bailey, non avranno paura che i loro pargoletti bianchi non riusciranno più ad addormentarsi sereni? Sono problemi grossi, mica da ridere…

Halle Bailey sarà Ariel, la sirena figlia più giovane di re Tritone, nel The Little Mermaid della Disney, diretto da Rob Marshall e scritto dalla fenomenale Jane Goldman, previsto in uscita per Maggio 2023

Eppure il vero discrimine dovrebbe proprio essere il concetto stesso di “character di fantasia”, giacché l’invenzione di un personaggio di una storia è sempre una costruzione, influenzata dal mondo e dalla società che circonda il suo creatore, figlia della sua appartenenza ad una specifica classe sociale o all’opposto alla sua alienazione, mentre la realtà storica è tutta un’altra cosa: nessuno ha mai fatto e mai farà un film dedicato a Lady Diana interpretato da un’attrice nera o da un transgender e questo perché la signora Spencer è realmente esistita e la storia l’ha già descritta nei minimi dettagli.

La mai troppo applaudita Kristen Stewart in Spencer, GBR, USA, DEU, CHL, 2021, scritto da Steven Knight e diretto da Pablo Larraín

Purtroppo chi è cresciuto pensando che sia normale e giusto che tutti i personaggi positivi delle storie che leggeva sin da piccolo, scritte da ricchi uomini bianchi per bianchi, avessero la pelle bianca ed una sessualità perfettamente inquadrata in quella di gender maggioritario, solo facendo uno sforzo intellettuale potrà capire che oggi questo disequilibrio non ha più senso e ragione di essere e che se il character della Mary Jane Watson dei vecchi fumetti di Spiderman della Marvel del secolo scorso era sulla carta una “wasp” (acronimo per “White Anglo-Saxon Protestant” ovvero un’americana bianca la cui famiglia ha origini europee e di religione protestante, come gli inglesi), era solo perché allora quella scelta era considerata il meglio della società del tempo, mentre oggi sarebbe quasi offensivo fingere nulla e la scelta della Disney/Marvel di scegliere l’attrice Zendaya per quel ruolo è certamente anche una scelta di marketing (come lo era a suo tempo quella di renderla una wasp) ma non dettata da una voglia di dominio razzista, ma al contrario di inclusività, quindi opportuna senz’altro, strategica senza dubbio, ma positiva.

Zendaya (MJ) e Tom Holland (Peter Parker / Spider-Man) in Spider-Man: No Way Home, USA, 2021

Provo a spiegarmi meglio, perché trovo spesso molta incomprensione in questo campo: quando si parla di costruire un character di fantasia per un’opera popolare (come poteva essere una fiaba ai tempi dei fratelli Grimm, un romanzo ed un film di spionaggio alla 007, un libro fantasy pieno di elfi e nani e semidei o infine un fumetto supereroistico del dopoguerra) il suo autore fa sempre una scelta di marketing, perché vuole il meglio per il suo eroe (o il peggio se si tratta di un mostro) e quindi immagina ciò che lui e quelli come lui conoscono come tale, anche strizzando infine gli occhi al suo pubblico potenziale: lo scrittore britannico Ian Fleming, nato nei primi anni del secolo scorso, non avrebbe mai potuto tratteggiare il suo personaggio più famoso come un uomo afroamericano e renderlo contemporaneamente il prototipo del maschio anglosassone di successo nel jet set di un mondo che ha concesso l’indipendenza all’India solo nel 1947! No, ovviamente non avrebbe potuto, ma oggi non è più così, perché l’Inghilterra non è più quella di allora, perché nemmeno i Servizi Segreti di sua Maestà sono più gli stessi (il famoso MI6) e perché fa schifo continuare ad insegnare ai bambini ed ai ragazzi che stanno crescendo che solo i bianchi possono essere eroi ed eroine delle avventure o principi e principesse delle fiabe o perché no essere un agente segreto come James Bond.

Iman Vellani nei panni di Kamala Khan / Ms. Marvel e Yasmeen Fletcher in quelli di Nakia Bahadir, amica del cuore di Kamala, in Ms. Marvel, miniserie TV in 6 puntate, USA, 2022

Pertanto se oggi la Disney decide di raccontare in televisione in tutto il mondo, come ha appena fatto, una storia fantasy-action di taglio supereroistico con protagonista un’adolescente statunitense di fede religiosa musulmana, dal fisico imperfetto di una ragazza in crescita (e non quello di una giovane top-model selezionata come campionessa di simmetria), la cui vita quotidiana è scandita tra le obbligatorie visite alla moschea e la sua venerazione per i supereroi Avengers, che sogna di poter essere un’eroina come Captain Marvel mentre combatte con le rigide regole comportamentali ed i costumi della sua famiglia di origine pakistana trapiantata negli USA, non rompete le scatole e non borbottate contro l’ennesimo esempio di furba inclusività dettato dal mercato, fingendo che invece la letteratura e l’arte europea, compresa la migliore, non siano state da sempre inzuppate di opportunistico sciovinismo, di razzismo forzato, di scelte dettate non dalla verosimiglianza ma dall’adulazione necessaria ed implicita dei suoi autori verso la classe dominante o nel migliore dei casi dal paternalismo untuoso dei colonialisti illuminati (quelli che si sono glorificati nelle varie versioni succedutesi nei decenni della storia della nativa americana Pocahontas), perché nessuno avrà messo in crisi la vostra fede o i vostri valori, nessuno avrà rubato i vostri ricordi o i vostri sogni, ma in compenso oggi, dopo la messa in onda di questo show (per altro consigliatissimo per la sua leggerezza, freschezza e creatività visiva, anche se davvero molto infantile nello storytelling), forse qualche ragazzina pakistana naturalizzata statunitense, normalmente derisa a scuola per i colori sgargianti dei suoi vestiti o per quello ambrato della sua pelle, potrà magari sentirsi un po’ più orgogliosa ed una volta tornata a casa potrebbe anche sognare un futuro migliore per se è per la sua famiglia, sentendosi meno isolata dopo aver visto nel canale televisivo più importante di intrattenimento per famiglie (quale è appunto Disney plus) una supereroina identica a lei.

Buona serata a tutti voi.

49 pensieri su “Il razzismo opportunista degli oscuri gatekeeper

  1. Pingback: Il razzismo opportunista degli oscuri gatekeeper [Re-Blog] – Come cerchi nell'acqua

  2. E’ una vera vergogna davvero, quelle chat che hai nominato andrebbero censurate dai siti stessi, ma che razza di controlli fanno? Comunque non c’è da stupirsi, è proprio di oggi la notizia di un ambulante di colore ucciso nelle marche, in pieno giorno, in mezzo alla folla e nessuno che è intervenuto o ha fatto niente salvo filmare il massacro di quel povero uomo con il cellulare. Quindi cosa ci si può aspettare? Siamo veramente al degrado morale completo. Una violenza in continua ascensione di giovanissime gang e scene di razzismo perpetuate in pubblico senza il minimo ritegno. La cosa più brutta resta comunque l’indifferenza della gente….
    Bellissimo post amico mio!

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  3. Cosa troppo complicata per l’ora in cui lho trovata, ho solo leggicchiato un pochino in giro e mi trovo d’accordo.

    “lesbismo i maschi etero ed omofobi chiudono sempre un occhio ed anzi ne sono persino eccitati”
    Il porno lesbo è da sempre uno dei generi più venduti agli uomini etero 😜

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  4. Quando hai parlato delle supereroine con il fisico da pornostar mi hai fatto tornare in mente una delle supereroine più discinte nella storia del fumetto, ovvero Witchblade. Sono stato un grande fan della serie a lei dedicata, per motivi che c’entrano molto poco con il suo fisico sempre mezzo nudo. Il motivo principale per cui la adoravo era il fatto che le sue storie erano sempre molto ricche: c’era una parte “gialla”, una parte di azione, una parte dedicata alla vita quotidiana di Sara Pezzini… insomma, c’era tutto ciò che spero di trovare quando leggo un fumetto di supereroi, quindi sembrava fatto apposta per me. Per me e basta forse, dato che ha chiuso nel Gennaio 2020.
    Witchblade e Spawn sono state le uniche serie davvero belle partorite dai fondatori della Image: nessuno di loro era uno scrittore di professione, erano tutti dei disegnatori e basta, e quindi era logico che i loro fumetti sarebbero stati perlopiù delle immense boiate, delle copie spudorate dei supereroi Marvel e DC o tutte e 2 le cose.
    Anzi no, volendo la Image delle origini aveva anche un terzo supereroe con un buon potenziale: Shadowhawk. Anche lui era una copia spudorata di Batman, ma l’atmosfera dark dei suoi fumetti era molto piacevole, e anche le storie erano coinvolgenti. Purtroppo però il suo fondatore (Jim Valentino) esaurì le idee molto presto: di conseguenza preferì rimanere nella Image ma in un’altra veste, quella di talent scout. Fu un gran colpo di fortuna per la Image, perché tra i talenti scoperti da Valentino ci sono degli scrittori come Brian Michael Bendis e Robert Kirkman, che poi si sono rivelati delle miniere d’oro per la Image (soprattutto il secondo, dato che ha creato un colosso transmediale come The Walking Dead).
    Riguardo ai supereroi appartenenti alle minoranze, ricordo che all’inizio degli anni 90 il fumetto italiano di Superman conteneva ben 3 storie: una del personaggio principale, una di Superboy e una di Acciaio. Quest’ultimo era appunto un supereroe afroamericano, e le sue storie erano davvero fantastiche. I fumetti di supereroi (compresi quelli scritti benissimo) si basano quasi tutti sullo stesso schema: il protagonista incontra un cattivo, lo corca di mazzate e il mondo è salvo, fine della storia. Nelle storie di Acciaio c’era sempre qualcosa in più di questo: le sue avventure non consistevano mai in una banale scazzottata e niente più, perché mettevano in evidenza anche dei problemi sociali. Ad esempio, la storia più bella di Acciaio (tra l’altro una delle prime, fu pubblicata nel numero 3) parla delle gang di strada, e della loro tendenza ad abusare di steroidi per mettere su un fisico massiccio in breve tempo: in un solo fumetto ti ritrovavi ben 2 problemi sociali che mai avresti pensato di vedere affrontati in un albo di supereroi, e venivano trattati in maniera profonda, non erano dei meri elementi di contorno appena accennati in una pagina e via.
    Purtroppo Acciaio ha patito la storica incapacità della DC di gestire i suoi personaggi non relativi a Batman. La politica della DC è notoriamente “Bat – centrica”, nel senso che consiste nel pubblicare una marea di storie ambientate nel mondo di Batman e abbandonare sostanzialmente a se stessi tutti gli altri personaggi: di conseguenza può capitare che un personaggio estraneo a quel mondo ottenga una serie tutta per sé, ma la DC non la valorizzerà in alcun modo, e quindi presto o tardi chiuderà. E’ successo non solo ad Acciaio, ma anche a Grifter, a Blue Beetle e perfino a Freccia Verde, che pure poteva contare su una fanbase larghissima (composta in parte da coloro che lo seguono dai tempi di Mike Grell, in parte da quelli che sono arrivati a seguito della serie tv). So che proprio in questi giorni hanno finito di girare un film dedicato a Blue Beetle: spero che quelli della DC ne approfitteranno per tirarlo fuori dalla naftalina e riaprire la serie a lui dedicata.

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    • Hai fatto una splendida disamina, amico mio, non solo parlando di due tue passioni fumettistiche come Witchblade e Spawn , che per altro condivido in pieno, essendo due tra i comics seriali che maggiormente adoravo (entrambi con disegni stellari, specie i primi numeri di Witchblade e storie di assoluto rispetto, dove tra i due la faceva da padrone tutto il primo ciclo di Spawn, compresi gli spin-off come quello scritto da Moore), ma soprattutto hai fatto una disamina davvero molto accurata dei limiti di una scelta effettivamente miope del Managment della Dc Comics: è verissimo che si sono nel tempo fossilizzati sul character indubbiamente di maggiore successo come Batman (protagonista di veri capolavori della nona arte come il Dark Knight di Miller, Year One di Miller e Mazzucchelli, Long Halloween di Loeb, Arkham Asylum di Morrison e McKean, Killing Joke di Moore etc.), ma è anche vero che in questo modo, concentrando tutti gli sforzi solo sul campione, hanno trascurato il resto della squadra…
      Ultimamente a livello televisivo mi sembra che con ausilio del produttore molto prolifico Greg Berlanti stiano uscendo molti serial che hanno preso in esame il resto del mondo supereroistico DC, come Supergirl, Arrow, Titans, Flash, Superman & Lois, ma cercando anche di promuovere eroi di colore come Black Lightning… Tu li segui questi show, come mi sembra che li segua il nostro amico Lapinsu (io solo a fasi alterne perché mi sento saturo di supereroismo)?

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      • Adoro i fumetti di Black Lightning, quindi quando uscì la sua serie tv mi precipitai a guardarla, e ne rimasi estasiato: la trama scorreva meravigliosamente, i personaggi erano tutti ben caratterizzati, l’azione non mancava di certo… insomma, era tutto al posto giusto. Nonostante ciò la mollai dopo 4 puntate, a causa della mia notoria ed invincibile ritrosia nei confronti delle serie tv.
        Ovviamente, essendo un grande fan di Freccia Verde, mi precipitai a guardare anche Arrow. Smisi di seguirla già al secondo episodio, perché era troppo inverosimile. Ad esempio, nel primo episodio Freccia Verde si scontra con una passante e, indovina un po’, quella passante è proprio la sua ex fidanzata! Che coincidenza! Solo nei primi 2 episodi ho contato circa 10 “incontri casuali” come quello che ti ho appena descritto, e penso che siano decisamente troppi.
        Riguardo a Titans, non l’ho vista ma ho intenzione di farlo, perché anche lì ci sono 2 personaggi che adoro (Hawk & Dove). I fumetti a loro dedicati si contano sulle dita di una mano, e nessuno di essi è un capolavoro destinato a restare nella storia del fumetto; tuttavia, ogni volta che ne leggo uno provo una grande sensazione di benessere. Hawk & Dove è la classica lettura ristoratrice, quella che ti concedi quando hai voglia di rilassarti un po’ o di risollevarti dopo una giornata storta. C’è bisogno anche di questo nella vita, quindi tra i miei scaffali ci sarà sempre posto per i fumetti di Hawk & Dove.

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        • Mi ha fatto davvero piacere, te lo giuro, leggere le tue risposte alle mie domande ed anche sapere che apprezzavi i comics di Black Lightning…
          Sui prodotti del cosiddetto “Berlantiverse” ovvero i serial televisivi supereroistici dell’universo DC da lui scritti (in parte) e prodotti (tutti), anch’io ho seguito qualcosa e trovavo tutto sommato ogni volta che ci fosse un buon trattamento, ma dopo un po’ mi sono rotto le scatole per la inevitabile ripetitività degli incontri/scontri tra la minaccia di turno e l’eroe che la sventa… Insomma, nella vita c’è ben altro (lavoro, famiglia, sport all’aria aperta, cinema, letteratura, teatro, musica…) e quando devo fare delle scelte alla fine i prodotti supereoistici seriali hanno la peggio…
          Buon pomeriggio domenicale ed arrivederci alla prossima volta!

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          • Confermi ciò che ho scritto prima: quando c’è di mezzo un supereroe, il 99% delle volte la trama si basa sul canovaccio per cui il protagonista incontra un cattivo, lo corca di mazzate e il mondo è salvo, fine della storia. Come hai detto tu, quando ti vedi propinare sempre la stessa zuppa dopo un po’ ti viene a noia: a te è successo con le serie tv targate Berlanti, a me è successo con i fumetti di supereroi. Non a caso gli unici che continuo a leggere sono quelli che offrono qualcosa di meno scontato rispetto a questo canovaccio (Daredevil ad esempio). Buona Domenica anche a te! 🙂

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  5. Un lungo post ma esaustivo per completezza e conoscenza. Il razzismo frutto dell’ignoranza e del timore di perdere quel potere (????) che la pelle ti dava cinquant’anni fa oggi non ha più senso e appare anacronistico. Le persone sono persone indipendentemente dal colore della pelle e dalla fede religiosa. Poi si può discutere se certe usanze barbariche, come l’infibulazione, siano da accettare oppure no. Oppure la vendita delle figlie per una vacca sia una pratica morale da accettare oppure no.
    Hai citato Grimm ma nelle sue fiabe del focolare riflette le credenze popolari di quel periodo, anzi degli anni prima. Se si volesse tacciare i fratelli di razzismo o altro sarebbe un falso storico.

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    • Hai ragione dalla prima all’ultima parola: se c’è una cosa che noi europei abbiamo appreso negli anni di storia e di persecuzione, di dittature, imperi e democrazie, anni passati quindi con sofferenza, dolore e coraggio, è proprio il senso della storia… Per la nostra cultura, pur con i dovuti distinguo (le male marce sono ovunque) per noi è quasi automatico “storicizzare” e quindi capire quanto un autore e le sue idee sono sempre immancabilmente figlie del suo tempo (questo vale per i fratelli Grimm o Collodi o Giovanni Verga e le loro convinzioni oggi improponibili ma perfettamente comprensibili allora, mentre per gli statunitensi, abituati ad un pensiero sincronico e livellato, massimalista ed appiattito è molto più difficile…
      Si, come dici tu, non si può giudicare l’etica di un tempo ma si deve capire che il mondo è cambiato.
      Condannare linfubalazione o altre pratiche che umiliano la donna (come il burka o l’esclusione dalla vita pubblica come in alcuni regimo ove vige una legge islamica ortodossa) non è razzismo ma civiltà!!
      Grazie per la lucidità del tuo pensiero e per esserci sempre, bear!

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  6. Immagino potrei essere l’unica voce controcorrente, e mi spiace francamente di non poter commentare come si deve (lo farò in seguito? Non lo so, non sono molto affidabile su queste cose, specie in questo periodo).
    Ferma restando l’ammirazione per la coerenza delle tue convinzioni / argomentazioni, non c’è quasi punto del tuo articolo sul quale non lascerei un appunto.
    Certo, pur non essendo del settore (né professionalmente né comunque da appassionata più o meno consapevole) non “mi identifico” (*faccio il verso ad una delle, sì, moine, sì, politically correct moderne*) in un’opinionista gatekeeper pretenziosa. Perché pretenziosa o meno non ho proprio i titoli né l’interesse.
    Tuttavia, stante la grande varietà e multiformità nel pensiero – classificato per comodità come modernista o tradizionalista che sia -, io credo nel, e divulgo il, secondo. Perciò tutte le contestazioni che hai elencato verso questa inclusione forzata sono mie.
    Sai che non sono la leonessa da tastiera che lancia il sasso e nasconde la mano; purtroppo non garantisco niente perché già garantire mi porrebbe in una posizione di sovraccarico ansiogeno di aspettative (e questo lo capisci bene, essendo un portavoce o almeno una voce della neurodiversità), ma penso che scrivere queste righe mi possa dare poi la spinta a motivarle. Vedremo!

    In ogni caso, comunque vada, buona serata.
    Mi sono emozionata trovando un tuo nuovo post, soprattutto pubblicato sulla tua pagina principale per intero ❤

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    • A prescindere dalla dichiarata ma non espressa tua opinione controcorrente (ibero pensiero in libera pagina, quindi quando vorrai spiegarci la porta sarà sempre aperta), sappi cara Celia che pubblico regolarmente ogni una o due settimane ed anche solo limitatamente a questo specifico blog (non in Re-Blog, quindi, ma in diretta, che poi in realtà non conta il “dove” ma il “cosa” si pubblica), il precedente post tutto “kasabakiano” alla fine dei conti è di metà Giugno…
      Quindi, dai, tanto clamorosa non è questa pubblicazione 😅

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  7. Fino ad un mese fa nemmeno sapevo cosa volesse dire gatekeeper, poi mi hanno definito tale perché ho “parlato male” della mini serie di Obi-Wan Kenobi, dove essenzialmente l’ho solo definito un occasione sprecata ma questo non c’entra.
    Hai parlato di tante cose, altrettante a cui rispondere ma ci vuole tempo e vedrò di farlo con calma magari in serata. In linea generale sono d’accordo ma su certi punti il discorso è secondo me un po’ più complesso di così, senza sminuire ciò che hai scritto, magari poi ti sei soffermato su certi aspetti volutamente.
    PS: sono Arcangelo, ho deciso di passare al mio vero nome.

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    • Ho letto questo tuo commento con gioia ed entusiasmo e non ti nascondo che non vedevo l’ora di poterti rispondere!!!
      La mia non è banale piaggeria, ne un ruffiano tentativo dì captatio benevolentiae, ma il piacere sincero di poter omaggiare uno dei due blogger migliori e più esperti che io abbia mai conosciuto qui su WordPress in merito ai fumetti supereroistici in genere ed ai loro adattamenti cine-televisivi!
      Non ti nascondo infatti che mentre scrivevo questo mio post, oltre alla tantissime chiacchierate che ho fatto a suo tempo di persona con alcuni editor della Marvel di vera cultura e libertà di idee che frequentavano la mia libreria (penso in particolare all’eleganza ed alla cultura di Lupoi ma anche alla simpatia, alla disponibilità ed all’elasticità di pensiero di Max Brighel, incredibilmente cortese ogni volta che qualcuno gli faceva domande durante gli incontri col pubblico), nonché alle chat seguite con loro ed altri appassionati via web in tutti questi anni, il mio pensiero andava spessissimo sia ai post che a suo tempo scriveva il nostro comune amico Denilson “PizzaDog” Flores, sia ai tuoi, di cui ho sempre esaltato in momenti non sospetti la libertà critica, la profondità di pensiero e l’assoluta capacità di analisi sempre superiore a qualsiasi forma di fanatismo personale.
      Anzi, voglio cogliere l’occasione di segnalare a chiunque stia leggendo ora questo spazio commenti (quattro gatti in realtà, ma tutti di spessore) la tua pagina web perché per me, quando ancora frequentavo con assiduità WordPress, era sempre un punto di riferimento di equità critica (e lo sai bene, perché te lo dicevo ogni volta che commentavo!): questo il link per il tuo sito Omniverso.

      Indipendentemente da quanto tu vorrai aggiungere al tuo commento ed agli appunti che potrai rivolgermi su quanto da me scritto, voglio anche dire con forza che tu sei l’esempio perfetto di un vero amante dei fumetti, un vero nerd di passione ed anche la persona più lontana nel modo più categorico dal concetto e dall’essenza stessa del gatekeeper: nei tuoi post, nelle tue recensioni ed anche nelle risposte che davi, comprese quelle più polemiche (tali perché più di una volta veri gatekeeper ti hanno trascinato in discussioni che non cercavi) tu hai sempre fatto l’esatto opposto del gatekeeping, aprendo le tue porte anche a chi non aveva le tue conoscenze e la tua passione.
      Aggiungo inoltre che criticare l’orrenda miniserie Obi Wan Kenobi (terrificante, scritta con i piedi e diretta con una miseria visiva davvero rara) non è da gatekeeper ma da chi ha buon gusto cinematografico, perché ha talmente tanti difetti da non essere perdonabile, specie per le aspettative e per i soldi spesi: qui non si parla semplicemente di aderire o meno ad un canone (lo stesso Filoni si è preso le sue libertà nelle due stagioni del nostro Mando preferito), ma di uno storytelling con buchi grossi come pianeti ed una banalità nel tratteggiare i vari character davvero disarmante, insomma un pasticcio.
      Grazie di avermi letto ed onore e gloria al tuo stile di fare blogging!

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      • Grazie per le belle parole e il sostegno 🙂 oggi con più bagaglio sulle spalle probabilmente molte cose le giudicherei diversamente.
        Tornando all’argomento dell’articolo vediamo di raccapezzarci un po’ su tutto, anche se credo che qualcosa mi perderò per forza di cose.
        Avevo letto una polemica simile sulla famigerata maglietta dell’Hellfire Club in un post di un noto autore, che sia partito da lì il tuo “sfogo”? Anche se l’autore in questione non mi risulta essere ne razzista ne sessista. In ogni caso purtroppo si tratta di un “problema” vecchio, capisco il tuo discorso ma d’altra parte capisco anche chi solleva la questione, personalmente dubito che il pubblico di Stranger Things si sia appassionato o anche solo informato su D&D, e non lo farà nemmeno chi andrà a vedere il film di prossima uscita, anche perché è dalla primissima stagione che ne parlano in questa serie e non mi risulta che il gioco abbia incrementato le sue vendite, al contrario per dire del brano di Kate Bush, più alla portata di tutti su spotify. Così come non sono aumentate le vendite di fumetti in ormai vent’anni di cinecomics, sono pochissimi coloro che poi si informano o appassionano. Dopodiché non ne farei una questione di stato, è una vita che producono merchandise su questa o quella serie, è un po’ come la maschera di Guy Fawkes di V For Vendetta, stessa solfa.

        Per quanto riguarda il famigerato razzismo e sessismo ribadisco che in generale sono d’accordo ma concordo anche con Blackgrrrl e le battaglie da SJW che definire assurde è poco.
        Poi nella mia vita online sono stato definito a seconda dei casi razzista, sessista o sjw, semplicemente per aver esposto le mie opinioni, sempre argomentando la cosa.
        Forse ricorderai le mie perplessità quando annunciarono Idris Elba come Roland Deschain per la Torre Nera, per via di cose legate alla storia e proprio al tema del razzismo affrontato nel romanzo, e per il cambio di sesso di Andromeda nell’anime in CG dei Cavalieri dello Zodiaco, dove han cambiato l’unico personaggio maschile totalmente privo di “mascolinità tossica”, il vero progressismo sarebbe stato cambiare il sesso di un altro dei protagonisti anziché quello più scontato. Poi entrambi i prodotti sono stati pessimi per ben altri motivi. Ma sono anche la stessa persona che non ha battuto ciglio ai vari cambiamenti visti nei film Marvel o nelle recenti serie dei Masters of the Universe, tra She-Ra e Revelation, perché alla fine ciò che conta sono i contenuti, la storia e come viene trattata.
        Non sempre chi esprime disappunto si può etichettare come razzista o altro, a volte è solo semplice voglia di vedere il proprio personaggio così come lo abbiamo sempre visto e amato, un “amore folle” magari, ma comprensibile, la delusione nel vedersi toccato il gioco è comprensibile. Ma alla fine conta sempre e solo il risultato finale e fissarsi su questi aspetti è puramente sciocco, e spesso se si insiste un po’ di razzismo o misoginia finisce per venire allo scoperto.

        Serie televisive e film ormai presentano sempre più spesso cast multietnici ed LGBTQ+, a me va benissimo ma mi sembra davvero fin troppo chiaro e palese che alle case in fondo gli importi solo battere cassa e usano certi temi come esca e per farsi pubblicità, spesso anche fomentando loro stessi la polemica, trovo che vada oltre il marketing, si va ben oltre l’operato di Stan Lee e soci.
        Passi la Sirenetta black, magari inizialmente posso storcere il naso ma poi faccio spallucce come l’ho fatto per tanti altri prodotti, tanto come hai detto è un personaggio di fantasia, mi domando però dove inizia e dove finisca questa definizione. Nel senso, se si parla di un opera come Carnival Row (di cui stiamo aspettando con ansia la seconda stagione da una vita), mi sta anche bene, che non so se si possa definire high fantasy, ambientato in una sorta di Londra vittoriana in cui umani convivono con fate e fauni, dove è più naturale e accettabile un ricco lord di colore ma non che questi sia anche un fauno, il parallelismo è chiaro. Un po’ meno in una serie come Bridgerton dove la Londra vittoriana sembra la Londra multietnica di oggi con l’alta società composta da persone di colore, poi ribadisco, visto il risultato volutamente sopra le righe, con canzoni moderne arrangiate come musica di corte, la cosa passa decisamente in secondo piano e la prendo quasi come una involontaria ucronia, ma mi sorge spontaneo domandarmi se anche il resto del pubblico capisca la differenza, soprattutto i più giovani, che spesso poi guidano quelle assurde battaglie da sjw. Più che sensibilizzare sull’argomento mi pare che Hollywood e tutto ciò che la circonda tenti di nascondere la polvere sotto al tappeto facendo passare una versione falsata della storia, mi domando se ad un certo punto i più giovani non finiscano per confondere la fantasia con la realtà, con il risultato che chi odiava prima continuerà ad odiare ancora, forse pure di più incalzato da argomentazioni sciocche e blande quanto le giustificazioni dei razzisti e sessisti.

        Per non parlare del fatto che si, marketing o meno oggi molti più attori gay o di colore ottengono sempre più parti che un tempo sarebbero andate ad attori bianchi etero, ma per certi versi non vorrei che si possa andare incontro anche ad una sorta di “censura” creativa, perché trattare certi argomenti controversi pare quasi una sorta di taboo, proprio perché c’è da temere il giudizio di twitter, sempre pronto a travisare il contenuto di questo o quel titolo. Perché come giustamente hai sottolineato c’è stato un tempo in cui l’archetipo dell’eroe era bianco ed etero, 9 su 10 maschio ma che non ci vengano a raccontare che un gay o un trans non possa essere anche un personaggio negativo accusando l’autore di turno di omofobia o transfobia, anche perché la realtà ci ha dimostrato il contrario, dopotutto sono persone e in quanto tali si dividono in bravi e cattivi, con tutte le sfumature nel mezzo, se no non mi capacito delle critiche rivolte a Buffalo Bill per il Silenzio degli Innocenti, cosa vecchia ormai ma è il primo esempio che mi è venuto in mente.

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        • Ogni parola del tuo lungo ma graditissimo commento (qui da me i commenti lunghi sono quelli preferiti!) è figlia di un ragionamento e di un’analisi critica che non fa altro che confermare quello che ho detto ed ossia come tu sia sempre stato l’opposto di un gatekeeper: giudicare negativamente una novità solo perché tale non è la stessa cosa che giudicare indicativamente una novità oggettivamente brutta o malfatta, che è poi la stessa cosa di cui parlavo appunto con Blackgrrrl e la cosa sinceramente più brutta di tutte è il fatto che sia io, che tu che la stessa Blackgrrrl alla fine ci ritroviamo a lamentarci tutti della stessa cosa ovvero l’appiattimento verso il massimalismo e la divisione in scuderie di fanatici ciechi di ogni discussione che si svolge sui social network, rendendo impossibile parlare delle zone grigie senza essere additati come appartenenti a una fazione o ad un’altra, azzerando completamente qualsiasi nostro giudizio critico e semplicemente venendo applauditi da una o dall’altra tifoseria.
          Ti dirò di più, tranne nei post che scrivo di persona, letti in genere da persone che già mi conoscono e con le quali quindi non devo spiegare mie affermazione, per il resto mi ritrovo spesso a perdere più tempo nel cercare di farmi capire e di eludere i fraintendimenti piuttosto che nel discutere dell’oggetto stesso della questione.
          Prendiamo ad esempio il post ironico e sarcastico da te citato con cui Roberto Recchioni aveva scherzato sull’essere o meno un poser se indossavi la maglietta dell’Hellfire Club: a me è risultato subito evidente che Recchioni stesse “giocando” a fare il gatekeeper senza esserlo, ma quello che è accaduto poi nei gruppi Facebook dedicati ai GDR ed alla musica metal non è stato più un gioco: in tanti, troppi, hanno cominciato anche in Italia a parlare seriamente e con livore contro chi comprava ed indossava quelle magliette, scavalcando il post ironico di Recchioni (ad ogni commento Robbe ha cercato di rispondere dicendo che era ironico ma spesso senza risultato) e facendone altrove un caso di stato, senza un briciolo di ironia ed al suo posto una pesantezza di chi palesemente una vita vera non l’ha.
          Insomma, il problema sono tutte quelle persone che non conoscono lo spirito critico, con cui non si può parlare di sfumature, di zone grigie, di storicizzazione e quindi ti trovi solo chi si riempie la bocca di livore contro il politically correct (senza vedere quanto il mercato sia sempre, assolutamente sempre, stato strategico e calcolatore nelle sue scelte di casting, un tempo come oggi) che viene additato come colpevole di tutto, comprese sceneggiature di merda (il problema dei villain di tanto cinema supereoistico o la ripetitività dei plot) e dall’altra parte quelli altrettanto ciechi per i quali non è possibile nemmeno fare Black humour senza aver ricevuto la patente di comico liberal…
          I social, il massimalismo, il ridurre tutto ad una battaglia tra due fronti e fingere, fingere, fingere che le cose vadano così nella vita vera…
          L’ho scritto io, lo hai scritto tu, lo ha scritto Blackgrrrl ed anche chiunque abbia davvero spirito critico ed amore per il cinema ed il fumetto: le novità devono essere giudicate aldilà delle scelte dettate da criteri di inclusività (tali per esigenze di mercato: un tempo solo bianchi, a costo di colorare di nero un bianco per interpretare un afroamericano o di giallo per fare un asiatico, oggi una presenza forzatamente la più rappresentativa possibile di ogni minoranza, perché è in viogore lo stesso meccanismo di marketing ovvero quello di anteporre il desiderio del pubblico alle scelte degli autori), per ciò che raccontano e per come lo fanno, mentre il resto è sempre il classico “ditolunismo” ossia guardare il dito che indica la luna e non la luna stessa.

          Un po’ di note a margine..

          I Gdr da noi in Italia sono sempre stati un prodotto ancora più di nicchia di quanto non lo siano stati all’estero, dove effettivamente si registra (USA e Regno Unito) un aumento di vendita del gioco base di D&D dopo le ultime puntate di Stranger Things…

          I fumetti da tempo stanno tornando a vendere molto anche in Italia, ma parliamo solo ed esclusivamente di manga (non a caso Mondadori ha comprato la maggioranza azionaria di Star Comics, in tempo utile per cavalcare lo tsunami di vendite che ci sarà nelle prossime settimane con l’inizio dell’ultima serie manga di One Pieve), mentre i supereroi non vendono più nulla…

          I casting dei serial statunitensi (perché solo ed esclusivamente di quello si parla, hai fatto caso? Di nessun altra cinematografia al mondo, anche se non è vero, basti pensare alle serie televisive giapponesi e coreane dove per essere un attore devi essere prima una pop-star musicale) hanno sempre seguito regole di mercato legate a tutt’altro che non l’opera da trattare perciò nessun dramma per ciò che accade oggi, ma solo la constatazione che cambia di periodo in periodo la motivazione della scelta…

          Come ho detto a Blackgrrrl, dirò anche a te: odio passare per quello che vuole avere l’ultima parola, perciò ad una tua eventuale replica specie delle mie affermazioni più polemiche non risponderò in modo puntuale ma generale.

          Buona serata e grazie ancora: è stato un grande piacere!

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          • Quindi sono nemica giurata dei nerd italiani? Ho preso la maglietta dell’hellfire e nemmeno uguale perché sono sfigata con le taglie con i modelli da baseball. Però mi salvo di più se l’ho presa appena finita la quarta stagione (quindi entro i primi 5 giorni) o conta comunque come poseurismo? 🤣
            Scusate è un commento del cazzo, ma mi fa ridere tutta sta storia.

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            • Ti ci ridi perché sei intelligente, altri ne fanno un caso di stato solo perché la natura non ha ancora capito che non è obbligatorio continuare a dare ossigeno proprio a tutti tutti… 😬
              Un abbraccio ed un augurio di buona giornata!!

              P.S. Una cosa che non c’entra nulla ma che tu puoi capire: ero felice come un bambino ad applaudire e sorridere a John Landis in piazza a Bologna dove si trovava per presentare al pubblico la versione restaurata dalla cineteca comunale di The Blues Brothers e di Trading Planes!

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          • Ah vedi, ci avevo preso allora, però ammetto di non avere colto l’ironia ma a dirla tutta quel post l’avevo letto di sfuggita tanto l’argomento non mi interessava.

            “Ti dirò di più, tranne nei post che scrivo di persona, letti in genere da persone che già mi conoscono e con le quali quindi non devo spiegare mie affermazione, per il resto mi ritrovo spesso a perdere più tempo nel cercare di farmi capire e di eludere i fraintendimenti piuttosto che nel discutere dell’oggetto stesso della questione.”

            E questo è il motivo per cui non scriverò mai più post su questioni simili come ho invece fatto per Andromeda, Roland Deschain o l’adattamento cimeatografico di Death Note uscito su Netflix, dove tra l’altro era una situazione paradossale, e qui mi collego al tuo discorso sulla localizzazione, con i fan che accusavano Netflix di whitewashing per il casting di Light (ma essendo il film ambinetato a Seattle invece che a Tokio mi pare normale) però L era di colore, mettiamoci poi l’accusa di appropriazione culturale e siamo a posto, però che i protagonisti di Fullmetal Alchemist, simil europei nel manga, siano giapponesi non importa, ipocrisia totale. Non da parte della produzione ma da una certa fetta di pubblico.

            Hollywood e dintorni guardano al loro potenziale pubblico e cercano di accontentare un po’ tutti, magari in modo ruffiano ma prima o poi sta gente dovrà ammettere che se oggi abbiamo una serie come Ms. Marvel è semplicemente perché questa è anche l’America e giustamente devono rappresentarla.

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            • I social network sono una realtà talmente importante per le nuove generazioni da essere praticamente imprescindibili se si vuole cercare di capire un fenomeno pop: oramai la fruizione di un’opera di intrattenimento culturale nordamericana (per le altre nazioni questo dato non è così essenziale) comprende la visione dell’opera stessa e contemporaneamente l’analisi dell’impatto sul pubblico, un po’ come se si guardasse un concerto live e lo si giudicasse non solo musicalmente ma anche per l’effetto sulla comunità che lo ospita, sui rifiuti che lascia sul terreno, sul gossip che viene costruito attorno (vip presenti tra il pubblico) e non ultimo per le cose che vengono dette sul palco tra una canzone e l’altra…
              Perché dico tutto questo?
              Perché nemmeno ciò che un influencer (sia esso una persona interessante da leggere, come nel caso di Recchioni o un idiota che è solo famoso con un grande seguito, come tanti altri) può essere preso solo per se stesso ma anche per ciò che accade dopo (come appunto è stato il caso del post ironico citato che non era nulla in confronto a ciò che è seguito, con imitatori che hanno tradito il senso del messaggio iniziale, facendolo loro per poi traviarlo e poi sommandoci ciò che si leggeva su Reddit e 4chan e creando di fatto una polemica che non assomigliava nemmeno più al post inziale…
              Pensa ad esempio ad un film come il Joker, che si è arricchito praticamente da subito di contenuti e valenze social che non avevano più nulla a che fare con lo specifico filmico, tanto che nel giorno di pochi giorni un appassionato di cinema non poteva dire più nulla senza essere trascinato per la giacca dentro al gruppo degli invasati che osannavano la parte extra-mediatica di messaggio rivoluzionario e violento o all’opposto dentro la pattuglia dei seguaci degli pseudo-cinefili snob del web che cercavano di distruggere l’opera di Todd Phillips senza appello, definendola una copia di due opere di Scorsese (tra l’altro solo pochissimi avevano visto e davvero compreso Taxi Driver e The King of Comedy): ancora oggi è quasi impossibile scriverne con la speranza che già alla seconda riga chi legge non abbia tirato le somme di ciò che vorremmo dire…

              Hai fatto esempi perfetti su cui concordo in pieno a soprattutto la tua chiusura su Ms Marvel è da editoriale giornalistico, quando dici «se oggi abbiamo una serie come Ms. Marvel è semplicemente perché questa è anche l’America e giustamente devono rappresentarla»: leggere questa tua frase mi ha ridato fiducia nell‘umanità.
              Non abbandonare il tuo stile!
              Grazie ancora di essere qui dove potrai sempre scrivere quello che ti pare e non perché tu sei tu (non siamo amici) ma per la tua lucidità di pensiero e per come la esprimi.
              Bye

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  8. Articolo bellissimo dove sono d’accordo per un buon 90%, ma ho degli appunti da fare. C’è tanta carne al fuoco e non so bene da dove partire. Non parlerò di Stranger Things perché l’ho gia fatto nei commenti del tuo intervento precedente e sottoscrivo tutto.
    Venendo al dunque, io sono la prima ad essere contenta per l’inclusività in certi ambiti dell’intrattenimento, solo che il marketing (ma spesso le battaglie da social justice warriors che vedo fare su twitter da gente o statunitense o europea con ormai quella mentalità da offesa facile) mi fa andare in odio certi prodotti ancora prima di vederli. Se una storia ha qualcosa da dire lo sa fare benissimo anche senza forzature acchiappa Gen-z. Perdonami l’off topic, ma leggendo questo post non ho potuto fare a meno di pensare a una cosa di cui non hai parlato e che per onor di cronaca non è nemmeno ancora uscita, quindi non dovrei arrogarmi il diritto di parlarne male per partito preso, però in questi giorni ho visto il trailer e non mi piace. Sto parlando della serie su Intervista col Vampiro prodotta da AMC.
    È un prodotto di finzione: sì
    Ci sono bestie soprannaturali: sì
    Abbiamo una letteratura che delinea personaggi e ambientazioni: sì
    Sono state rispettate: NO
    Ho il dente avvelenatissimo per questa storia dove i creatori al comic con di san diego hanno avuto l’ardire di definire il loro lavoro fedelissimo ai libri quando guardando il trailer cambia periodo storico, estrazione sociale dei personaggi, età della piccola Claudia che diminuirà esponenzialmente la tragicità del suo personaggio.
    Questo non è strizzare un occhio ai tempi che corrono? Per me sì e non mi piace.
    Mi tengo stretta i libri e il dvd del film di Neil Jordan con tutti i limiti che ha.

    Ps: ma veramente ti piace la Stewart in Spencer? O la Stewart in generale come attrice? non sono polemica sono solo curiosa 😀

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    • Forse chi legge le mie risposte ai tuoi commenti potrà rimanere stupito o quanto meno perplesso per il sussiego con cui tratto le tue parole, ma si sappia che io e te “abbiamo dei trascorsi” (frase equivocabilissima, per la quale la Cortellesi potrebbe fare un addendum al suo monologo sulla “donna mignotta” recitato durante la cerimonia del David di Donatello del 2018, ma sempre meglio della frase che stavo per scrivere ovvero che «in occasione dell’esperimento di scrittura collettiva del Gathering io ti feci morire…», quindi tutto sommato non è andata così male come frase) e la stima che ho per te è davvero molto molto forte.
      Ti rispondo subito al discorso dell’universo televisivo condiviso in cui AMC ha intenzione di trattare tutti i romanzi di Anne Rice, modificando le trame e forzando le varie timeline per rendere tutto collegato ed usando il plot di Interview With The Vampire come apripista: qui non si parla né di inclusività né di redenzione né di riscatto di una minoranza ma di pochezza o meno degli autori e vado a spiegarmi: il vero gatekeeper non è un difensore dell’ortodossia e basta (cosa maniacale ma che può avere giustificazioni) ma qualcuno che usa il suo potere e le sue conoscenze specialistiche per creare un universo culturale distopico in cui possono stare nella stessa stanza solo coloro che sono all’altezza di tutte le regole del canone, escludendo anche chi magari non conosce il canone ma è ugualmente affascinato come spettatore occasionale o da un autore che vuole variare (anche violentando) le regole non immutabili di un canone (come fecero Moffat e Gatiss quando cambiarono le regole della bestia nella serie Dracula della BBC, per me creando un gioiello e per altri un’aberrazione).

      Insomma, un prodotto televisivo a tema Star Wars può essere idolatrato da chi ama il canone (come capita quando a scriverlo è un “sacerdote” della sacra fiamma come Filoni) oppure odiarlo se a scriverlo è uno che se frega del canone, ma questo non ha nulla a che fare con il gatekeeping quanto con la critica allo specifico filmico: ad esempio, quando alla Disney, con il benestare di una ormai accecata Lucas Film, scelsero come regista Deborah Chow non so se si aspettavano la patetica messa in scena realizzata alla fine, ma di certo potevano immaginare il casino che sarebbe nato da una sceneggiatura palesemente scritta a troppe mani e rimaneggiata più volte (una tale schifezza finale che in certi momenti va a farsi benedire qualsiasi credibilità topologica nei vari set, con gente che gira a destra ed altri a sinistra, poi si incontrano di nuovo non si sa come, nemmeno stessero recitando su un nastro di Möbius): praticamente, criticare Obi-Wan Kenobi non è da gatekeeper ma da amanti del buon cinema e della buona televisione.
      Altro esempio: tutti gli amanti del fumetto stanno aspettando al varco il prodotto Netflix tratto dal Sandman di Gaiman, ma io lo giudicherò per ciò che sarà e non per l’aderenza all’originale ovvero per le emozioni intellettuali e per gli stimoli che mi darà e non per essere o meno fotocopia del fumetto, ma se alla fine sarà una banalità, come è stato Lucifer (un semplice procedural annacquato) lo criticherò duramente e questo non sarà gatekeeping, così come farò per il progetto di ampio respiro che Netflix ha commissionato a Burton con Wednesday, dove di fatto verrà riscritta la cosmogonia che starebbe (esempio di ret-con) dietro al franchise della Addams Family, scrivendo un prequel delle storie dei film attraverso la narrazione dei primi anni di Wednesday: se sarà bello, andrà bene, se invece sarà brutto sarà un male, ma in ogni caso nulla è per me inviolabile in arte.

      Il concetto per me sempre deprecabile è la difesa ad oltranza del passato come esistenza immutabile (il classico «si è sempre fatto così») e soprattutto l’uso discriminatorio dello status ante e dello status quo fatto per escludere: nel post ho già fatto l’esempio della classe di studenti cpmpagni di Peter Parker che nei fumetti non avevavno nemmeno un compagno di colore e gisutamente ne hanno introdtti nelle versioni attuali, ma mi spingo oltre con Tolkien: il nostro papà del fantasy ortodosso non avrebbe mai, nemmeno sotto tortura, inserito dei personaggi di colore nelle sue storie e non perché sarebbe stato sbagliato, ma perché lui era Tolkien, un accademico e un linguista britannico nato alla fine dell’800, studioso della lingua antica, con genitori nativi della scomparsa Prussia (la Prussia! Solo a scrivere il nome ti senti in un libro di storia, che cazzo!), perchè in quel periodo in Inghilterra si mangiava pane e schiavismo a pranzo e cena, per non parlare di come gli inglesi hanno trattato gli omosessuali fino al dopoguerra avanzato (se non si fosse suicidato ce lo avrebbe raccontato Turing!); quindi se Amazon, con un gesto ovviamente strategico e ruffiano, volesse introdurre nella sua mega-produzione dedicata alle opere di Tolkien personaggi di colore o di gender non binario (sugli elfi poi sarebbe anche doveroso) non ci vedrei nulla di male. Ecco, questo è quanto.

      Ah, siccome considero una forma di aggressività anche voler avere l’ultima parola (facile per l’amministratore del blog quale io sono), se risponderai a questo commento con nuove precisazioni contrarie alle mie, ne prenderò atto con rispetto ma eviterò di partire con nuovi pistolotti logorroici…

      P.S. Un buon 90% di adesione alle mie idee da parte tua è molto di più di quanto io meriti, perciò, bella lì!
      P.P.S. Io amo Kristen Stewart, dai tempi di Twilight fino ai capolavori della maturità recitativa, comprese baracconate come il Charlie’s Angels diretto da Elizabeth Banks (il suo gioiello per me resta Personal Shopper di Olivier Assayas, che ancora oggi mi manda in sollucchero) e quindi il mio giudizio riguarda la Stewart, poi nello specifico Spencer, pur essendo una spanna sopra al precedente biopic Diana diretto da Oliver Hirschbiegel (con un’altra divinità come Naomi Watts) è a mio modesto giudizio il minore dei film fino ad oggi fatti da Larrain.

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      • Allora, qui rischia di venirne fuori un mappazzone di commento però ci provo. Il Gatekeeping di per sé lo so cos’è e mi rendo conto di aver deviato il discorso dal punto della questione. Nel caso di Dracula della BBC che tu adori (mi ricordo il tuo post) non mi trovi d’accordo, io faccio parte di quelli che avrebbe convissuto benissimo con solo i primi due episodi e che aveva accettato quella chiave di lettura. Mi era semplicemente sembrata debole la terza puntata e raffazzonata per i temi che avevan tirato in ballo, ma è una mia opinione.

        Volendo parlare in generale, io storco sempre un po’ il naso quando sento parlare di spin-off o rivisitazioni così un tanto al kg. È pur vero che tutto questo è quel che muove e governa le piattaforme di intrattenimento e soprattutto i dobloni impiegati son tanti e il rischio di trovarsi boiate in mano è dietro l’angolo. Visto che l’hai tirato in ballo, e io non ci tenevo a toccare l’argomento, ti rispondo riguardo gli anelli del potere. Non so se me la sento di vederlo. Prima di tutto non ho Amazon prime; per secondo ora forse questo suonerà male detto così, ma io se penso a Tolkien non posso fare a me no di pensare al folklore e alla mitologia norrena, o quantomeno europea, e quando ho visto il tesser e con quello che è uscito quando han presentato alcuni dei personaggi a me son cadute le palle. Ripeto, non ho nessun problema con il castare persone di altre etnie diverse da quella caucasica in lavori fantasy, ci mancherebbe, devono lavorare tutti ed è più che giusto, ma quando penso agli elfi neri o nani li immagino coi lineamenti spigolosi e marcati. Nel caso specifico gli elfi neri forse ho la memoria viziata da un sacco di illustrazioni viste nel tempo ma di solito hanno anche i capelli lunghi e bianchi. Spero si capisca quello che intendo. Qui tra l’altro ne discutevo con delle mie amiche, non sono maniacale quindi non posso essere sicura ma mi dicevano che forse non era chiara la situazione di in quale era sia ambientato il tutto. So solo che quando è uscito il tesser con le prime foto promozionali è arrivato prima il polverone del politicamente corretto e io non ero già interessata, dopo ancora meno.
        Non è per difendere Tolkien a spada tratta comunque, ma c’era tutto un discorso che ha funzionato finora e il suo lavoro è apprezzato da persone di tutto il mondo, senza tokenismi vari ed eventuali. Poi forse in base a quello che ci ha dato Peter Jackson io mi sento più in linea con quel materiale e forse, non urlo, al momento mi basta.

        Mannaggia non avrei immaginato fossi fan della Stewart. A me sta anche simpatica come persona, ma come attrice non riesco proprio a digerirla. Non ho visto mezzo film di Twilight, ma lei me la sono ritrovata nel cast di altri film che mi interessavano. Niente, non è mai scattata la magia.

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        • Commento di un’eleganza fenomenale ed è stato per me un onore averlo ospitato!!

          Come promesso, non replicherò punto per punto a quanto hai detto per non avere l’ultima parola, ma ti dirò solo che in generale, per quanto ti possa sembrare strano, sono praticamente d’accordo con te su tutto…
          In realtà i nostri discorsi sono più paralleli che in contrapposizione e le cose che hai detto su Tolkien sono assolutamente condivisibili ed illuminanti: Amazon e Sky avranno un bello scontro sul Fantasy, con il prequel di Game of Thrones tutto fatto di draghi e complotti politici ed un mondo tolkeniano a rischio new age… Staremo a vedere e di certo io guarderò tutto questo…

          Sulla Stewart siamo davvero in una zona di opinabilità massima ma ci tengo a dire che il mio apprezzamento non è ovviamente basato solo sull’estetica, ma questo so che lo sapevi dato che mi leggi (però se non lo hai visto Personal Shopper te lo consiglio).

          Sono sempre felice di leggerti, amica mia, continua!!!

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          • Sei sempre troppo gentile, sono solo opinioni personali che trovano il tempo che trovano 😀

            Ormai sono sempre un po’ restia a dire certe cose sui social perché mi sembrano tutti molto irascibili per niente, ma almeno so che WordPress è un’isola felice per i confronti.
            Al momento non sono attirata molto nemmeno dalla serie su Game of Thrones, però magari potrei cedere già di più. In ogni caso credo saremo inondati da contenuti.

            Personal shopper mai visto, magari se mi capita gli do una chance, ma non assicuro niente 😀

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            • Quanto hai ragione sul fatto che ultimamente sono tutti così irascibili sui social, è pazzesco, ma sappi che leggerti è davvero bello… Non sembra passato nemmeno tutto questo tempo da quando…
              Oddio, adesso sembro proprio un nostalgico… Tra un po’ dirò cose tipo non esistono più le mezze stagioni e via discorrendo…
              Comunque la vera fogna dei social ultimamente è davvero Facebook, proprio per la sua struttura, mentre Instagram sarebbe anche peggio se non fosse che gli utenti quasi non leggono i testi sotto alle foto (nei Reel non ci sono nemmeno, perciò…), infine TikTok che ancora non ha una sua identità e cambia ogni due settimane la sua utenza (mi piace per perché non si è ancora stabilizzato, oscillando tra balletti di ragazzine in cerca di visibilità e boomer che raccontano barzellette come se fossero su Italia 1, giornalisti all’avanguardia e rincoglioniti che ripetono discorsi abusati, c’è di tutto ma è biodegradabile…).
              Restiamo in contatto, Shosanna!

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  9. Pochi giorni fa, a pochi km da casa mia, un ragazzo africano è stato ucciso per strada, probabilmente strangolato, dopo essere stato percosso con la sua stessa stampella. L’orrore dell’accaduto è stato ovviamente doppio, perchè oltre all’efferatezza dell’omicida, a destare maggior scalpore è stata l’indifferenza dei passanti: dopo aver chiamato il 113 (il minimo sindacale proprio) si sono limitati a qualche rimbrotto e a riprendere l’accaduto col cellulare.

    Dopo il nauseante sdegno iniziale, ho provato a ragionare un po’ e mi son chiesto: cos’avrei fatto io se mi fossi trovato lì?
    Confesso che mi piacerebbe poter affermare col petto in fuori che in pochi balzi sarei arrivato sull’aggressore e che poi l’avrei spinto via, salvando la vita al poveretto che ci ha rimesso le penne. Ma, se mi immedesimo nella situazione, devo ammettere che forse avrei avuto paura, forse non avrei avuto il coraggio di affrontare quell’energumeno.
    Poi però mi son posto un’altra domanda: se a posto di Alika ci fosse stato un bambino, una donna, un mio amico o un bianco, come mi sarei comportato? Avrei avuto lo stesso paura di intervenire, devo dirlo, ma mi rendo conto che quel timore sarebbe stato declinato a un livello diverso, più blando, superabile. Si, probabilmente alla fine sarei intervenuto (e le avrei prese pure io…), però almeno avrei fatto il mio dovere di persona civile.

    E questo ragionamento mi ha portato a un’ultima riflessione, che in nuce avevo sempre coltivato nel mio animo e col tempo, complici alcuni accadimenti nonchè alcune letture illuminanti come questo post, sta emergendo in maniera prepotente.
    Esistono due tipi di razzismo. Il primo è ATTIVO, ed è quello più facilmente individuabie, perchè è quello di chi caccia e perseguita il diverso, ovvero chiunque si scosti anche solo impercettibilmente dagli arbitrari criteri di normalità sedimentati negli anni.
    L’altro tipo di razzismo,invece, è quello NEGATIVO, ovvero il razzismo di chi non andrebbe in giro con manganelli, olio di ricino o stelle di davide, ma che non farebbe fatica a voltarsi dall’altra parte se vede qualcuno farlo. E’ il razzismo di chi non ammetterebbe mai che il negro o il frocio sono inferiori a lui, però poi se proprio deve buttare già dalla torre un bianco o un etere, bè, sai che ti dico, butto già il negro grocio. E’ il razzismo di chi non riesce a cogliere quale ricchezza si celi nella diversità. E’ il razzismo di chi, molto banalmente, preferisce credere che la paura sia una forza più potente della speranza. E’ un razzismo culturale più che individuale di cui purtroppo siamo tutti vittima, perchè la cultura itailana è tra le più tradizionaliste che esista in questo millennio.
    Liberarsi da questi lacci è un esercizio complicato, che richiede sacrificio e pazienza, nonchè un’indomabile forza di volontà. Perseguo questa via da tempo immemore tuttavia, non posso negarlo, ogni tanto inciampo e mi perdo d’animo, come l’altro giorno quando ragionavo sull’omicidio di Civitanova. Poi però leggo questo post, leggo te, e ritrovo la speranza.
    Che bella parola, SPERANZA.
    Parafrasando una battuta iconica che amiamo entrambi, ti saluto dicendo:
    Help me, Kasabake. You’re my only hope!

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    • Mentre leggevo il tuo bellissimo commento, scritto con la prosa di un’ editorialista esperto che abbia affidato ad un suo elzeviro una confessione di forte impegno civile, mi sono sentito come uno di quegli oratori di paese, che fino a quel momento hanno discusso con gli altri membri della comunità sull’utilità o meno di abbattere la statua del fondatore di quel borgo, a suo tempo eretta vicino alla fontana, a memoria di un uomo che aveva certamente fatto del bene a quella comunità ma che era stato anche un ricco schiavista, come lo erano stati molti proprietari terrieri di quello Stato…
      Mi sono per l’appunto sentito così, finché nell’assemblea cittadina non sei entrato tu, portando in braccio un bambino nero, ucciso durante un’aggressione e di colpo tutta la gravità, che aveva ravvisato nel continuare a proteggere quel simulacro di un passato schiavista, si era dissolta come neve al sole ed io, come gli altri, guardavo con la faccia sbigottita tu che stavi immobile di fronte a tutti portando in braccio un fardello di così tanto dolore e vergogna…
      Non c’è molto da aggiungere a quello che hai detto e soprattutto allo splendido incredibile paradosso che porta un uomo onesto a dubitare della sua stessa onestà perché anche il suo animo come quello dei più grandi eroi è fragile di fronte alla morte e nello specifico debole di fronte al riconoscimento di uguaglianza di una persona invece diversa.
      Sottoscrivo in pieno ogni riga che hai lasciato in questo commento che ed anche se può sembrare retorico, sappi che è stato un onore vederlo pubblicato sotto il mio post.
      Grazie infine dello smisurato complimento che mi hai rivolto, perché abbinare le mie esternazioni al concetto stesso di speranza è un risultato che non pensavo nemmeno lontanamente di poter raggiungere.
      Un abbraccio, amico mio.

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  10. Argomento caldo, anzi caldissimo tanto quanto delicato.
    In questo periodo di fanatismo e di finto vittimismo (per assurdo non da parte delle minoranze bensì dagli altri, da chi fino ad oggi è stato al centro di tutto e crede che gli si stiano togliendo diritti, scettro e trono) è facile cadere in facili critiche o ancor più facili insulti da parte di chi ha un suo pensiero e non è comunque intenzionato a cambiarlo. Quelli che un post lo leggono senza leggere perché sanno già cosa ci scriveranno nei commenti.
    Mi rendo conto che sia un eufemismo ma internet sarebbe davvero un posto migliore se non fosse per certi individui. Per chi come noi seguono pagine tematiche di cinema, fumetti, serie, ecc è davvero una piaga leggere sotto gli stessi post sempre gli stessi commenti.
    E finché parliamo di semplice fanboys che si lamentano perché un personaggio o una trasposizione non è come dicono loro, si potrebbe ancora passare sopra (ma la gente per quanto deve ancora piangere perché Civil War non è uguale al fumetto nonostante sarebbe stato matematicamente impossibile farlo uguale?). In fondo i capricci sono solo questo, capricci. Basta ignorarli e prima o poi smettono.
    Il vero problema è quando questo si porta dietro o peggio ancora rivela una intolleranza verso un genere, un gruppo o una razza.
    I classici commenti da “non sono razzista ma” o che sotto la notizia del casting di un attore diversamente caucasico che interpreta un personaggio bianco commentano con “e allora facciamo un Black Panther bianco o un Martin Luther King cinese” perchè proprio non capiscono la differenza. Il senso di quello che sta accadendo.

    Cambi di etnie o sesso esistono da sempre quindi è ridicolo come oggi sotto a ogni post di questo tipo si leggono commenti che urlano al “politicaly correct” come se ogni scelta di un attore nero o una attrice donna sia per forza una scelta politica.
    Perché Sigourney Weaver andava bene per ALIEN ma Amber Midthunder per PREY è una scelta “politicaly correct”? Perché Will Smith può fare IO SONO LEGGENDA senza problemi ma Idris Elba deve essere insultato per LA TORRE NERA (prima ancora che uscisse il film, ovviamente). Ci sono sempre stati cambi di etnie ma ora sembra essere diventato un problema (e guarda caso chi si lamenta sono al 90% dei casi maschi, bianchi, cis).
    Che l’inclusività sia ogni giorno più presente è evidente (ed è un bene, che cazzo) ma a sentire certe persone oggi dovremmo avere ancora film o serie con cast interamente bianco, etero e con maggioranza maschile. Anche quando il film o la serie non lo richiede (ho letto lamentele per serie come MS MARVEL o SHE-HULK nonostante siano personaggi esistenti nei fumetti…quindi nessuna forzatura di casting o altro eppure boh, a sentir loro è una scelta “””politicaly correct”””).
    E potrei ancora ancora capire il malcontento di qualche fanboy che, con una mentalità da terza elementare, ci rimane male se un personaggio dei fumetti ha una carnagione diversa da quello che si aspetta. Ma quando si parla di cose come Cenerentola o la Sirenetta…ma dico quante trasposizioni esistono di queste fiabe?
    Com’è possibile che ci si lamenti se, per un film dal taglio già di suo di serie B (come la CINDERELLA di Prime Video) con un cast di dilettanti (a parte qualche ruolo di supporto) canzoni da Glee Club e una regia televisiva, viene scelto un attore per interpretare la Fatamadrina? Qual è il problema? Ci sono state 1000 trasposizioni, che senso ha farle se poi devono essere tutte uguali? Perché non può esserci un po’ di diversità? Di colore? Perché non possiamo dare a qualche ragazzino omosessuale o non-binario anche la sua versione della fata madrina?
    Per non parlare della Sirenetta dove ho letto commenti di gente che sostiene di “non essere razzista” ma che semplicemente una sirenetta nera non ha senso per via della pigmentazione, dell’oceano, la luce, scienza ecc…ma davvero? Su una fiaba che parla di una sirena? Ma dove siamo arrivati?

    E ti dirò, per me non è nemmeno un problema delle opere di fantasia. Capisco il discorso che fai tu sulla coerenza del personaggio e/o dell’epoca storica e magari hai ragione tu ma personalmente il cinema è cinema, non è un documentario. E il cinema è fantasia, è arte e illusione. Un film su Lady D con una attrice nera farebbe storcere il naso anche a me ovviamente ma dipende sempre da cosa si vuole fare e raccontare. Se un biopic super fedele o qualcosa di diverso.
    Penso per esempio a MARIE ANTOINETTE di Sofia Coppola, nel 18′ secolo non esisteva certo la musica rock ma nel film è stato inserito con una intenzione. Avrebbe fatto quindi tanta differenza se al posto di Kirsten Dunst avessero scelto un’attrice di colore?
    Te lo dico io: si. Se all’epoca internet fosse quello che è oggi, la regista si sarebbe tirata dietro una valanga di merda e insulti che a stento avremmo saputo qualcosa del film perchè si parlerebbe solo della scelta del casting. Perché ormai viviamo in un’epoca in cui il razzismo o più in generale l’intolleranza, è selettiva.

    Con questo non sto certo insinuando che tu lo sia (so benissimo che non lo sei e lo capirebbe chiunque si sia fermato a leggere anche solo metà del tuo post) ma voglio riagganciarmi al commento lasciato dal nostro amico Lapinsù riguardo il razzismo ATTIVO e PASSIVO. Una intolleranza inconscia che spinge certi individui a lamentarsi solo quando gli vengono toccate determinate cose. Valchiria bisessuale non va bene ma i porno con le lesbiche li guardano. Heimdall nero non va bene perché non è coerente con l’epoca e/o la mitologia ma poi fumetti o manga dove guerriere o vichinghe hanno costumini succinti con tanto di quella pelle in vista manco fossero al mare, quelle vanno bene, di quelle ci fanno i poster, affanculo la coerenza storica in quel caso.

    Mi sto dilungando e lamentando neanche fossimo in un dibattito televisivo e ti chiedo scusa ma come ti dicevo a inizio commento questo è un argomento vastissimo di cui si possono e devono dire tante cose. E ovviamente è un argomento che mi tocca direttamente.
    Perché dopo che la storia (anche del cinema, della tv e del fumetto) è stata fatta da maschi bianchi è una liberazione vedere molto più colore sullo schermo e non sempre gli stessi lineamenti. Bello che finalmente WEST SIDE STORY abbia degli attori con carnagione scura e non un ridicolo cerone addosso (quello ovviamente andava bene, dipingere i volti di attori bianchi, ma un James Bond nero..apriti cielo) e che parlino con un vero accento spagnolo e non una ridicola imitazione.
    Bello che una attrice bella e brava come Ana De Armas non sia costretta a fare sempre la figa cubana di turno ma possa cimentarsi in un ruolo difficile e importante come quello di Marylin Monroe in BLONDE. Anche se storicamente inesatto (o inadatto come direbbe qualcuno). Perché se dovessimo limitarci a quello che la storia racconta non avremmo più cinema ma documentari e non avremo quindi la possibilità di goderci cagate come BRIDGERTON (anche se c’è a chi piace) o capolavori come HAMILTON (l’apoteosi dell’inesattezza storica ed è uno degli spettacoli più COLOSSALI degli ultimi anni).
    E in fine (si, si finisce sempre a parlare di super eroi caro Kasa) è bello che anziché prendere l’ennesimo attore bianco per fare l’ennesimo super eroe dei fumetti con l’ennesima storia di origini, si sia scelto di cambiare le carte in tavola e prendere un attore messicano per interpretare Namor cambiandone così le origini e rendendolo forse anche più interessante. Non vedo l’ora di vederlo in WAKANDA FOREVER. E lo dico io a cui Namor non è mai stato particolarmente simpatico (anzi, mi stava quasi sulle palle oserei dire).

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    • Mi spello le mani per applaudirti e non solo perché mi hai dato ragione e supporto (è come respirare aria fresca ascoltare qualcuno che non mi faccia la giaculatoria vittimista del tipo “vogliamo anche la Festa dell’Uomo dopo quella della Donna” oppure “dove finiremo con questo politically correct” “oppure “salviamoci che arriva la cancel culture”), ma soprattutto perché hai fatto una precisazione meravigliosa su Spencer e ti do ragione e se potessi tornerei indietro a correggermi!
      Gli esempi che hai portato poi sono impeccabili e su tutti quella del film della Coppola, basato su realtà storica che lei ha modulato in modo geniale, usando il rock ed il pop storicamente inattendibili ma artisticamente perfetti…
      Si, potevo scrivere meglio e lo farò in futuro per evitare equivoci, specie per distinguere un’operazione comunque al limite del documentaristico con altri dove la fiction e l’emotività sono preponderanti…
      Ti svelo un segreto: avevo un altro post in preparazione che ho deciso alla fine di non scrivere perché non ho semplicemente il timore, ma ho l’assoluta certezza che sarebbe stato equivocato; era un post di discussione sull’affermazione (assolutamente incompresa) che Tom Hanks ha fatto a proposito della non opportunità oggi di interpretare da parte sua un ruolo gay come quello che interpretò (magnificamente fra l’altro) nel bellissimo Philadelphia.
      Dopo la sua affermazione, tantissime persone, anche alcuni che normalmente stimo, si sono buttati a capofitto difendendo l’indifendibile, senza capire cosa significhi fare casting al cinema in generale e cosa significhi in particolare farlo oggi e come questo sia cambiato per ovvi motivi e che non voler capire cosa intendesse Hanks mostra una terribile ottusità ed un pregiudizio basato sul terrore che qualcuno stia cercando di portare via un diritto acquisito!
      In quel post avrei portato una serie di esempi di casting reali e di fantasia, basati sul concetto semplicissimo che una produzione quando sceglie gli interpreti per i vari ruoli va a pescare da ciò che il mercato offre: hai un copione/sceneggiatura con personaggi uomini (cerchi tra gli uomini), con donne (cerchi tra le donne), con gay (cerchi tra i gay), con bambini (cerchi tra i bambini), con animali (cerchi tra gli animali se non debbono agire e parlare come un uomo) e così via e fare diversamente OGGI non ha senso, a meno che tu non sia costretto, perché non usi un vero bambino se poi nella scena si fa male o viene a contatto sul set con scene di sesso (perché rischi una condanna) e magari usi uno stunt-man di statura piccola o ritoccata al computer e così di seguito.
      Perché dovrei far ingrassare appositamente un attore se posso usare una persona grassa? Semplicemente non lo faccio, a meno che il personaggio durante il film non sia previsto che muti il suo peso oppure se l’abbia mutato rispetto a film precedenti della stessa serie: ho risposto ad un coglione che lamentandosi delle parole di Hanks sosteneva che secondo questo principio il ruolo di un alieno dovesse essere interpretato da un alieno ed io gli ho risposto che si, sarebbe sensato se fosse possibile, come sarebbe stato sensato (non eticamente giusto ma proprio sensato) usare scimmie senzienti per interpretare i vari ruoli nella meravigliosa trilogia prequel di Planet of The Apes, ma siccome non era possibile allora si sono trovate soluzioni diverse ed ogni epoca ha sempre fatto così al cinema durante un casting, tanto che negli anni 50 e 60 era preferibile colorare di giallo un attore comico famoso piuttosto che scegliere un attore asiatico (come accaduto per la bellissima interpretazione di Mickey Rooney nei panni del signor Yunioshi nel capolavoro di Edwards Breakfast at Tiffany’s) e la cosa che cercavo di spiegare è che quando allora negli States si preferiva evitare di usare asiatici e successivamente attori gay non era per razzismo o omofobia del responsabile del casting, ma per via del razzismo e omofobia del pubblico, che semplicemente non avrebbe gradito!
      Insomma, se ci fossero palloni di cuoio che sapessero recitare, Tom Hanks avrebbe dialogato con un pallone senziente e se esistessero degli androidi senzienti in grado di recitare davvero (senza preoccuparsi di venderci a Skynet!), George Lucas avrebbe usato quelli e non dei costumi o dei modèllini e così per tutto…
      È la società che determina la valenza di un casting e se la società si evolve, anche i casting cambiano e così di seguito: ai tempi di Philadelphia gli attori gay davvero bravi e famosi tenevano ben nascoste le loro inclinazioni e forse tra coloro che invece le dichiaravano gli attori già esperti erano pochi… Questioni di scelte e dì opportunità e vigliaccheria e così di seguito…
      C’è tanto da far capire, ma come posso discutere con persone che non comprendono nemmeno come sia possibile che il sindaco di Londra abbia la pelle scura e sia musulmano e non per una scelta di casting inclusivo politically correct “imposto dall’alto” (o Dio Mio! Ci vogliono assoggettare!!) ma dal voto popolare di liberi cittadini londinesi che (cosa incredibile per noi italiani) hanno scelto per altri motivi che non fossero il colore della pelle o la religione.
      Pazzesco vero?

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      • Rispondo agli applausi con altri applausi.
        Parto dalla tua ultima affermazione riguardo le persone che non si rendono conto di vivere in un mondo dove il sindaco di Londra possa non essere bianco (eppure c’è stato un presidente USA nero, com’è possibile tutto ciò?). Sono quelle persone che quando pensano a certe scelte di casting pensano al politicaly correct e non si rendono conto che quello che vedono è rappresentazione del mondo in cui vivono. Sotto ogni post di una delle tante serie teen di Netflix (che ha fatto dell’inclusività il suo punto forte per quanto riguarda i teen drama) è pieno di commenti e battutine di persone ottuse che non si rendono conto che non è fantasia o forzatura. Le scuole, i licei e le strade oggi sono fatte così, piene di gente di ogni etnia e orientamento sessuale. Davvero non capisco come facciano a non rendersene conto, si facessero un giro, uscissero di casa ogni tanto…

        “Perché dovrei far ingrassare appositamente un attore se posso usare una persona grassa?”
        Ecco questa è una cosa che mi sono sempre chiesto. Quando infilano attori premi oscar sotto kili di trucco prostetico per fargli interpretare determinati personaggi…ma perchè? Non ci sono abbastanza attori grassi o “anziani” ad Hollywood?
        L’esempio più eclatante (ma solo perchè è stato possibile fare il confronto) è per TUTTI I SOLDI DEL MONDO di Ridely Scott dove possiamo vedere chiaramente l’effetto di uno e l’altro attore. Ricordo bene i commenti di elogio sotto il trailer per il trucco di Kevin Spacey che lo faceva sembrare più anziano. Trucco che per me oltre a non essere granché (ho visto di meglio) era semplicemente ridicolo. Poi dopo il recasting (sorvolando le cause che meriterebbe un post a parte) ed è stato preso Christopher Plummer…ma cazzo sembravano il giorno e la notte. Uno sembrava la parodia dell’altro! Era così difficile prendere un attore come lui fin dall’inizio? XD
        Posso capire decenni fa quando la mentalità era diversa e certe cose erano socialmente accettabili (come appunto dipingere la faccia di un attore bianco per farlo sembrare di colore) ma oggi è semplicemente ridicolo. E se l’esempio dell’attore finto anziano/in carne può far sorridere, quando si parla di altre cose (come il sesso o la razza) ci sarebbe invece da riflettere.

        L’affermazione di Tom Hanks la ricordo, ne sono seguite molte altre (Tilda Swinton per l’Antico di DOCTOR STRANGE, Beneditc Cumberbatch per la parodia del modello trans/non-binario in ZOOLANDER 2, Julianne Moore per I RAGAZZI STANNO BENE, Eddie Redmayne per THE DANISH GIRL). Sono affermazioni importanti che si portano dietro inevitabilmente affermazioni forti e pareri opposti anche da altre persone celebri. Ian McKellen ha affermato che secondo lui non c’è nulla di male se un attore etero interpreta un attore omossessuale e viceversa.
        Sono punti di vista che fanno e devono far discutere, purtroppo il più delle volte non genera discussioni produttive ma semplici piagnistei da parte di quelle persone che proprio non vogliono sforzarsi ad uscire dalla loro visione miope.
        E che non capiscono che il problema non è che “l’attore non può più fare l’attore” ma che se i bianchi etero vengono interpretati da bianchi etero, gli omosessuali vengono interpretati da bianchi etero, le persone di colore vengono interpretati da bianchi etero, le scimmie vengono interpretati da bianchi etero, gli alieni vengono interpretati da bianchi etero, i robot vengono interpretati da bianchi etero, ecc, ecc…si finisce per “escludere” tutte le persone diversamente bianchi etero. E torniamo a dipingere di marrone la faccia di Peter O’Toole…

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        • Ultimamente sto cercando di evitare un mio vizio che è quello di avere sempre l’ultima parola, per lo meno cerco di evitarlo sull’argomento in questione (cosa teoricamente facile per me che sono l’admin del blog), perciò mi limito sulla questione che abbiamo sollevato entrambi a dire che sono comunque felice che esistono persone come te nel web, che sono orgoglioso di aver conosciuto!
          Ti lovvo moltissimo!!

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