Succession, un meraviglioso e perfido melodramma contemporaneo

Vi è mai capitato di scrivere qualcosa di molto personale, come un racconto, una recensione o anche solo un semplice commento, mentre state ascoltando della musica? Io lo faccio sempre, ma non perché voglio restarne influenzato (anche se poi accade regolarmente!), quanto perché la musica è per me da sempre una vera e propria compagna di viaggio: scegliendo la giusta sintonia tra il mood di ciò che sto facendo e le tonalità dei brani all’ascolto, mi fa da sottofondo nelle mie attività quotidiane, sia quando sono al lavoro, sia quando nel tempo libero leggo o scrivo per diletto.

Lofi Girl, Canale YouTube (uno dei miei preferiti in assoluto, tra i tantissimi dedicati alla lofi music)

Bisogna chiaramente fare il giusto distinguo, perché penso sia ovvio per tutti che ci sono canzoni o brani musicali che vanno ascoltati con religiosa attenzione, senza altre distrazioni, per poterne capire e gustare tutti i passaggi compositivi, specie se si è al nostro primo ascolto ed altri invece, che seppur bellissimi, già si conoscono ed hanno magari da tempo svelato a noi i loro segreti, brani quindi che sono perfetti per fare da background alla nostre quotidianità, specie per il loro ritmo, magari brani dance, con ritornelli pop molto orecchiabili o al contrario melodie rilassanti, che decidiamo di ascoltare alla radio (medium che in realtà evito ogni volta che posso, perché non sopporto le chiacchiere, per me fastidiosissime, dei dj che devono riempire lo spazio del loro programmi con commenti banali, copiati dai giornali o dalle news online, mescolando discorsi sui massimi sistemi a gossip beceri) o molto meglio dal diffusore di un player domestico o anche, perché no, da uno dei vari assistenti vocali come Alexa, Amazon Echo o Google Home, che sciorinano playlist evocate (più o meno) da una nostra richiesta.

Diva, FRA, 1981, Regia di Jean-Jacques Beineix (il capolavoro del cinema post-moderno, senza discussioni)

La musica, quindi, intesa come colonna sonora della nostra vita: può sembrare una frase altisonante, ma in realtà è molto più concreta di quanto non si creda, specie se pensiamo a tutti coloro che girano costantemente per la città con le cuffie alle orecchie (ce ne sono di tantissimi tipi, dimensioni, forma e colore), in autobus, in metropolitana ed anche nelle varie sale di attesa e soprattutto mentre fanno jogging, alcuni restando semplicemente pronti all’ascolto di qualche telefonata e senza realmente isolarsi dal mondo esterno grazie a degli auricolari in-ear a diversi livelli di filtraggio sonoro (le Airpods della Apple, ma anche quelle di altre marche, ad esempio, se lo si vuole permettono l’ascolto contemporaneo della musica e dei rumori ambientali, non impedendo quindi la percezione delle persone e dei veicoli attorno a noi), altri invece mettendo davvero una barriera impermeabile attorno alla propria sfera emotiva, per una completa immersione in una bolla insonorizzata, dove l’unica cosa presente è la musica che stanno ascoltando ed i propri pensieri, mentre probabilmente la vita scorre davanti ai loro occhi come le immagini di un video musicale autogeneratosi.

Metropolitana di Mosca (ma quanto è bello che facciano una mostra di quadri dentro i vagoni?)

A proposito di socialità ed anche del diverso modo di ascoltare la musica, il parallelo che mi viene subito in mente è quello dei diversi possibili modi con cui si sceglie di bere una birra: laddove è infatti fuor di dubbio che una bionda, chiara e leggermente amarognola, dal sapore non marcato ma equilibrato, per lo più industriale (come le classicissime Heineken, Peroni, Moretti o anche un’ottima Ichnusa, ma ancora meglio una delle varie lager che si trovano alla spina nei locali dove si mangia), sia perfetta per fare da spalla non ingombrante ad una pizza o ad una panino, è altrettanto vero che quando invece si ricerca un prodotto di eccellenza, magari recandosi in una vera birreria, dove poter apprezzare con calma ciò che ci accingiamo a bere, allora la birra diventa la protagonista del nostro tempo di qualità e del nostro palato, bevuta quindi non più come accompagnamento del cibo ma per essa stessa, per una degustazione quasi da meditazione, come avviene quando si assapora una corposa trappista dal gusto profondo o una molto più modaiola e stordente IPA o una delle altre infinite varietà di birre italiane e straniere, perché chi è abituato a bere birre da supermercato forse non lo sa, ma quando si parla di birra, si apre per chi lo desidera un mondo enorme, dalle etichette più impensabili, con differenze che vanno molto aldilà della regionalità, per sconfinare nell’artigianato più elitario e persino nel mondo esoterico dell’autoproduzione.

Birrificio Autenreider, Ichenhausen, Germania (Medaglia d’Oro all’European Beer Star 2021)

Come dite?
Perché ho parlato fino ad ora di musica e di birra, quando questo post prometteva dal titolo di essere una recensione di una serie televisiva?
Beh, in realtà perché viviamo in un mondo in cui tutto è collegato e poi perché la birra è un po’ come la musica e ciò che apparirà senza dubbio chiaro a chiunque (persino a coloro che fruiscono della birra e della musica con la stessa indifferente meccanicità con cui usano una carta a più veli per pulirsi il sedere) è il fatto che il suono di una composizione musicale influenza sempre ed immancabilmente il nostro pensiero ed il nostro umore e nel caso di uno spettatore di una produzione cine-televisiva anche il modo con cui egli accoglierà ciò che gli viene raccontato, tanto da far diventare la musica parte integrante del processo creativo, spesso persino permettendo alle immagini di venire costruite attorno.

Nicholas Britell (New York, 17 ottobre 1980)

Provate ora ad ascoltare il brano seguente, composto ed eseguito al pianoforte da Nicholas Britell come theme song della soundtrack ed anche brano usato nei titoli di apertura di tutte e tre le stagioni fino ad oggi uscite di Succession, la stupenda fiction televisiva marcata HBO, acclamatissima dal pubblico e premiatissima ogni anno anche dalla critica (l’elenco dei suoi riconoscimenti internazionali è impressionante) e ditemi se non avvertite subito, già dalle prime note martellanti e stridenti, picchiate sull’avorio e sull’ebano della tastiera, l’ansia e la tristezza della malasorte, legate ad un vago disagio per una sensazione da dramma di corte d’altri tempi, per essere poi riscossi subito dopo dagli archi avvolgenti e sinuosi, che ci fanno cadere a precipizio in un turbinio di immagini familiari di freddezza e dolore represso, solo in parte suggerite dal video delle riprese di finti filmati casalinghi, ma per lo più immaginate da noi spettatori e persino temute, inevitabilmente mossi a compassione al pensiero di quei bambini sui cui volti è assente qualsiasi sprazzo di gioia ed infine con la presenza/assenza di un genitore adulto, in questa sigla molto spesso simbolicamente ripreso di spalle, indifferente ed assorto nell’esercizio esclusivo del suo potere, come un monarca privo di empatia.

Britell, straordinario scrittore di musica per il cinema, già in passato autore di soundtrack personalissime ed evocative (come quella struggente creata per il lungometraggio vincitore dell’Oscar per il Miglior Film del 2016 ovvero Moonlight, di Barry Jenkins), nonché produttore esecutivo estremamente consapevole di film in cui la musica stessa è al centro della narrazione (uno fra tutti, quel gioiello mai troppo acclamato di Whiplash di Damian Chazelle), ha costruito tutta la OST di questa serie televisiva partendo dalle sonorità di una musica da camera in stile settecentesco (quindi di corte, nobile o comunque fruibile solo da una classe privilegiata), per poi trasformarla in un mélange di passato e presente, fornendo persino alle nostre orecchie uno scivolo sonoro modernissimo, che ci trascina dalla musica classica giù nella contemporaneità, grazie alle percussioni create con una drum machine leggendaria come la Roland TR-808, strumento non dimentichiamoci completamente analogico, dove il flusso del sequencer si programma manualmente e che costituì, prima dell’esplosione della musica elettronica negli anni ‘80, un vero oggetto di culto per tutti i gruppi che allora stavano per salire sulla cresta dell’onda, in quello straordinario momento dove le masse ancora non vedevano la grande mareggiata in arrivo ma già potevano sentire salire il vento che soffiava forte.

Brian Cox (Logan Roy)

Il vero segreto che rende la visione di Succession una grandiosa esperienza intellettuale ed emotiva è tutto qui, proprio in questa oscillazione continua tra la suspense per ciò che sta per accadere ed il dolore per la visione delle conseguenze, tra il passato di una famiglia ricchissima a capo di un impero economico delle telecomunicazioni ed il presente del nuovo mondo delle news via web e via social, con da un lato i sistemi muscolari e ricattatori di un Ancien Régime di comando basato sul denaro e sulle amicizie politiche di altissimo livello e dall’altro la sensibilità giovanissima di percepire prima degli altri l’aria che tira, attenta ai movimenti che dominano i trend topic del momento, come quelli che creano la luce abbagliante del glamour intorno ad una class action di donne vilipese dal maschio caucasico egemone di turno ed infine del denaro a fiumi che si riversa dalle tasche degli sponsor e degli inserzionisti dei programmi televisivi, gestito spesso dai portaborse dei vari politici.

Sarah Snook (Siobhan “Shiv” Roy)

Succession è tutto questo, come nella più classica delle storie anglosassoni a tema dinastico, come fu Dallas, la serie culto di fine anni ‘70 e come è ancora oggi ogni storia cinematografica e televisiva che racconta la storia di grandi uomini e grandi conflitti di potere negli USA, ma è anche la rappresentazione crudele del triste viatico di chi fa parte di un gioco in cui non c’è mai vittoria o serenità o pace, dove i personaggi, specie quelli maschili, sembrano soldati resi eunuchi, evirati dal loro stesso successo e dalla brama di potere, che si muovono in una continua marcia forzata dentro una palude sentimentale che li opprime ed impedisce loro i movimenti, come nel più emblematico degli incubi con cui il nostro inconscio vuole rappresentare la frustrazione per un problema che non si riesce a risolvere.

Jeremy Strong (Kendall Roy)

Jesse Armstrong, il creatore della serie, nonché showrunner di ogni stagione, scrive davvero in punta di penna, regalando ai vari registi, che si alternano nei 29 episodi complessivi andati in onda fino ad ora, una narrazione sincopata da eventi spesso solo narrati a voce, come annunci di sventura portati da un messaggero nella sala del trono, così che la tragedia o il successo venga percepito dallo spettatore talora solo nella luce o nel buio che si sprigionano negli occhi dei presenti sulla scena, ammiccando senza dubbio al teatro drammatico moderno statunitense, ma senza abdicare alle regole di montaggio e di ripresa di una attualissima regia televisiva, giammai statica nemmeno quando la scena si svolge dentro una stanza o al chiuso di una cabina armadio ed è proprio in questi cambi di ripresa e nel montaggio che la musica delle sinfonie di Brittel (non a caso terribilmente simili a quelle ispiratissime che sempre lui ha creato per il film Netflix The King, in cui Timothée Chalamet interpreta un giovanissimo Re Enrico V) sposa la magia della messa in scena, che si fa movimento di porte di limousine e di elicotteri, di ascensori che si aprono e si chiudono, affinché diventino le sliding doors scambiatrici del destino, come nell’attesa dell’irruzione di agenti federali che vengono a sequestrare dei documenti o dell’apparizione televisiva dell’autrice comica del momento, pronta a distruggere la credibilità di un VIP solo dileggiandolo per le sue debolezze private e buttandolo in pasto ai piranha dei Twitter.

Alan Ruck (Connor Roy) e Justine Lupe (Willa Ferreyra)

Tassello essenziale della bellezza complessiva di un soggetto che all’osso, se brutalmente riassunto, potrebbe apparire persino banale, è senza dubbio il cast, eccellente e decisamente non scontato, dove ognuno degli attori protagonisti di questa narrazione corale (senza eccezioni nemmeno nei personaggi minori e di contorno) recita con una convinzione ed una immedesimazione che rende la visione della serie un puro piacere di ammirazione per un acting strepitoso: a partire da un robustissimo Brian Cox , splendido attore scozzese, qui forse nella sua più prestigiosa interpretazione, magniloquente anche nei silenzi indecifrabili e pericolosamente minaccioso nell’interpretare il magnate miliardario Logan Roy, a capo di una famiglia gestita da lui come il feroce capo burattinaio di uno spettacolo pubblico in cui le marionette sono i suoi stessi figli, a loro volta tutti portati dal copione allo schermo in modo indimenticabile, iniziando dalla fenomenale attrice australiana Sarah Snook, nei panni dell’unica figlia di Logan ovvero Siobhan, fino al signore incontrastato dell’understatement cinematografico ed anti-divo per eccellenza Jeremy Strong, qui mattatore assoluto (anche se con pari minutaggio degli altri interpreti) nella difficile parte del secondogenito di Logan, Kendall, character le cui ansie di indipendenza hanno l’odore dell’adrenalina ed i colori della frustrazione repressa, in una tensione da coito interrotto davvero difficile da rendere e che ha permesso a Strong di vincere il Critics Choice Award e l’Emmy come migliore attore in una serie drammatica.

J. Smith-Cameron (Gerri Kellman) e Kieran Culkin (Roman Roy)

La fiction è andata in onda negli USA a partire dal 2018, con tre stagioni in sequenza ed un crescendo di successo che ha spinto la HBO a rinnovare la serie per una Quarta stagione quando la Terza è ancora in onda sia in patria come da noi, dove viene trasmessa dal Canale Atlantic di Sky, network televisivo di proprietà di Rupert Murdoch, anziano plutocrate a capo di uno dei più grandi agglomerati di telecomunicazioni del mondo, proprietario di giornali e televisioni sparsi in tutto l’occidente ed alla cui personalità e vita privata, per la splendida ironia delle cose, questa fiction parzialmente si ispira.

Adesso, però, sul finire del mio post, è ora di tornare alla musica, a quel motore primo incredibilmente immaginifico e creatore di visioni e contenuti da cui sono partito nella mia digressione, perché il music theme composto da Nicholas Britell è diventato nell’immaginario del pubblico, non solo il perfetto biglietto di visita di questo complesso e conturbante affresco sulla vita del business world raccontato nella serie, ma la colonna sonora ideale di qualsiasi idea di narrazione dinastica, tanto che non si contano davvero nel web le variazioni sul tema realizzate da produttori di contenuti audiovisivi, in cui la musica e lo stile della sigla di apertura di Succession sono stati usati per creare intelligenti parodie sulle vite di reali uomini e famiglie potenti, come fossero diventate anch’esse oggetto di narrazione televisiva, ma soprattutto, giocando sull’epica spesso costruita a tavolino dai media quando fingono di raccontare la cronaca, assimilando realtà e finzione, mettendo sullo stesso piano (e qui risiede la vera ironia di tutta l’operazione) vere biografie ad altre provenienti dallo storytelling cinematografico di fantasia.

Mi sono permesso, a titolo esemplificativo, di linkarvi i tre video per me più efficaci e calzanti per innumerevoli motivi: Trump Family, Kardashian Family e… Star Wars Family!

A conclusione di questo mio lungo intervento, penso non ci sia bisogno di aggiungere che la visione di Succession è da me personalmente stra-consigliata e spero che vi facciate sul serio questo regalo per le feste imminenti, perché forse alla fine vi troverete con le budella un po’ attorcigliate per il trambusto emotivo che genera, ma anche decisamente più ricchi nell’animo.


Per chi avesse voglia di approfondire l’aspetto della soundtrack di Succession, lo special realizzato da Vanity Fair in collaborazione con Nicholas Britell è davvero esaustivo, anche se purtroppo, come recita il disclaimer ad inizio video, ci sono scene che inevitabilmente contengono spoiler sugli sviluppi della trama delle prime due stagioni:


47 pensieri su “Succession, un meraviglioso e perfido melodramma contemporaneo

  1. Ho visto tutte le stagioni, e sto iniziando a vedere l’ultima. Succession credo sia una delle più belle serie mai viste prima, con quell’odore (passami il termine) molto attuale di “marcio” che fa risplendere i vari giochi di potere. Chi con chi, chi contro chi, e perché? I figli a loro modo disadattati emotivamente disposti a strisciare…. e poi mi fermo se no…
    Bellissimo Kasabake davvero, un post ricco ps: al posto della birra, posso bere il mio pintone di latte caldo?🖤👻

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    • Stupendo commento!
      Come dico sempre con Silvia, non è mai assolutamente obbligatorio essere d’accordo tra amici e tra persone che si stimano, nell’ apprezzare un film o un libro o una canzone, ma quando accade è un’esperienza magnifica!!!
      Grazie non solo dei complimenti ma anche per quegli accenti che hai posto sulla fiction, su quella tua definizione di “marcio” che vuol dire tanto per me che come te sta amando questa serie…
      Il latte caldo va benissimo!

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  3. In Italia ci sono vari partiti che tentano di raggiungere il potere. Questi partiti sono in tensione tra di loro, ma questa tensione non sfocia mai in degli atti di violenza: non succede mai, ad esempio, che un politico di destra entri nella sede di un partito di sinistra e cominci a sparare a casaccio. In altri paesi invece, soprattutto in Africa, questo è molto comune: infatti i vari partiti hanno delle milizie (ovvero degli eserciti privati) a loro collegate, e le usano come strumento di lotta politica.
    Ad esempio, nel 2010 in Costa d’Avorio erano candidati per la presidenza della repubblica il presidente uscente Laurent Gbagbo e Alassane Ouattara: il primo perse le elezioni, e pur di non lasciare il potere al suo successore scatenò una ferocissima guerra contro i suoi sostenitori, dando il via ad una catena di reciproche violenze che durò diversi mesi. Alla fine intervenne l’ONU, che il 10 Aprile 2011 fece catturare e imprigionare Gbagbo, nell’attesa di farlo processare dal tribunale dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità. Soltanto a quel punto Ouattara poté insediarsi al potere. Secondo l’accusa, i sostenitori di Gbagbo avrebbero ucciso tra le 706 e le 1059 persone, e violentato più di 35 donne: purtroppo il fenomeno della violenza sessuale sulle donne è molto diffuso nelle guerre africane.
    Quando successe tutto questo, pensai che mai e poi mai una cosa del genere avrebbe potuto replicarsi in un contesto occidentale. Sono stato clamorosamente smentito, perché uno dei personaggi che hai nominato alla fine del post (Trump) si è comportato in maniera quasi identica, incitando i suoi sostenitori a sabotare in ogni modo possibile l’elezione di Biden. L’unica differenza è che Trump non poteva contare su una milizia collegata al partito repubblicano, ma solo su un pugno di esaltati, largamente insufficienti per raggiungere il suo scopo.
    E’ stato tuttavia un precedente gravissimo, che ha mostrato al mondo quanto poco possa bastare per passare da una democrazia vera e propria (come quella presente in quasi tutti gli stati occidentali) ad una democrazia soltanto di facciata (come quella presente in quasi tutti gli stati africani). Sarebbe bastato che qualche esaltato in più avesse preso la macchina per andare fino a Capitol Hill, e questa storia avrebbe potuto avere un finale totalmente diverso (oppure un finale identico ma ottenuto dopo mesi di reciproche violenze, come avvenuto ai tempi del braccio di ferro tra Gbagbo e Ouattara).
    Passando ad argomenti più leggeri, nella parte iniziale del tuo post hai parlato dei dj, e qua non posso non citare un film che descrive perfettamente la loro vita e il loro lavoro: We are your friends. In America fu un flop, a causa di un errore clamoroso nella data di distribuzione: uscì nel fine settimana in cui gli studenti universitari tornavano nei loro college dopo la pausa estiva, e quindi tutto il target di riferimento di questo film fu automaticamente bruciato. Sarebbe bastato farlo uscire il week – end precedente, e tutti i ragazzi discotecari d’America sarebbero andati a vederlo.
    Io pur non essendo un discotecaro andai a vederlo, e ne rimasi estasiato. Tra l’altro sono molto legato a questo film anche per motivi autobiografici, perché il giorno in cui è uscito in Italia (17 Settembre 2015) è stato anche il mio primo giorno di insegnamento. Quella fu una settimana davvero strepitosa, perché dette il via alla mia carriera di insegnante e perché la conclusi guardando We are your friends al cinema. Anche la visione in sala di questo film fu entusiasmante, perché le fan di Zac Efron lanciavano dei gridolini ogni volta che il regista gli riservava un primo piano, e facevano ondeggiare le braccia ogni volta che partiva una canzone da discoteca: la cosa avrebbe dovuto irritarmi, invece trovai che fosse uno spettacolo nello spettacolo. Che ricordi, amico mio! 🙂

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    • Anche quando non parli dell’oggetto specifico del post (in questo caso una fiction, cosa che già da sola la rende meno digeribile per te di un film), nei tuoi commenti lasci sempre delle perle preziose per i lettori ed in questo caso una piccola lectio magistralis sull’escalation della violenza nel conflitto politico e questo proprio nel cuore della più popolosa democrazia del mondo (non la migliore, non più almeno, già da molto tempo).
      Grazie amico mio, per il tuo excursus di storia e di politica, giacché è importante capire e ricordare cosa accade intorno a noi: alla fine, Trump (il finanziere senza scrupoli, il politico arruffapopolo, il colluso ed il complice ovvero l’uomo che è divenuto presidente per acclamazione popolare e l’uomo sconfitto che rifiuta di arrendersi) non è il male assoluto, ma è senza dubbio un sintomo schifoso di una malattia molto peggiore.

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      • Mi ero scordato di aggiungere una postilla sulla birra. A me ha sempre fatto schifo; mio padre invece ogni tanto la beve, e ultimamente si è innamorato di una marca che si chiama Desperados. La beve ogni volta che cuciniamo la pizza o la focaccia ligure – quest’ultima la preparerò proprio domani, perché ho uno stracchino in scadenza, e sarebbe un peccato doverlo gettare nell’immondizia.
        Colgo l’occasione per segnalarti uno splendido film che sono riuscito a vedere al cinema all’ultimo tuffo: Il colore della libertà. Finirà sicuramente nella mia Top 10 del 2021 (e spero che anche tu pubblicherai la tua). Grazie mille per i complimenti e per la risposta! 🙂

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          • Assolutamente, ci finirà dentro di tutto, anche roba non uscita nel 2021 ma che io ho visto quest’anno. Penso ad esempio a Wyatt Earp con Kevin Costner, e soprattutto a L’ultimo samurai: il nostro amico Lapinsù mi ha dato un consiglio d’oro quando mi ha raccomandato di vederlo. Buon fine settimana! 🙂

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            • Non sapevo che non avessi ancora visto il bellissimo film con Tim Cruise! Tra l’altro una pagina di storia affascinante, una transizione alla modernità che ha portato ad enormi sacrifici un popolo vissuto nel chiuso per secoli… Un grande film, un grandissimo Cruise ed uno splendido commento musicale!

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              • Anche Wyatt Earp ha tra i suoi punti di forza una splendida colonna sonora (non a caso l’ha composta James Newton Howard, che ha sfiorato l’Oscar per 9 volte senza mai vincerlo).
                Comunque non deve stupirti che ci siano tanti film straconosciuti che non ho ancora visto, oppure ho visto con grave ritardo rispetto al resto del mondo: infatti passo così tanto tempo a guardare film di nicchia e caduti nel dimenticatoio che finisco per tralasciare i blockbuster e i grandi classici.
                Ad esempio, questa settimana volevo colmare un’altra mia lacuna (perché SKY aveva messo in prima serata Scarface), ma poi quella sera ero troppo stanco e quindi ho lasciato perdere. Sarà per un’altra volta! 🙂

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      • Sono sempre alla ricerca di prodotti di nicchia (siano essi film, libri o fumetti) per un motivo molto semplice: la maggior parte di essi non ha raggiunto il successo perché era semplice monnezza, ma in mezzo a loro ci sono anche delle autentiche perle, che non sono riuscite a imporsi non per assenza di qualità, ma perché il loro valore non è stato apprezzato. L’obiettivo che io mi pongo costantemente è rintracciare queste perle in mezzo al ciarpame, e dargli poi un briciolo di visibilità grazie al mio blog.
        Per farti un esempio, in Italia è pieno così di ragazze e donne che scrivono romanzi d’amore. La maggior parte di essi sono libri sdolcinati, con trame già viste mille volte, insomma della robaccia che non verrebbe pubblicata neanche dalla Harmony; tuttavia, ogni tanto salta fuori un’autrice emergente con un vero talento per la scrittura, che riesce a parlare d’amore senza diventare melensa e a raccontare una storia originale, con dinamiche che non hai già visto prima da qualche altra parte. Quest’anno a forza di rovistare ne ho beccati ben 2 di romanzi così: “La mia meta” di Roberta Damiano e “Diabolico incontro” di Debora Ferraiuolo.
        Tra l’altro Roberta Damiano ha scoperto che avevo recensito il suo libro nel mio blog e mi ha ringraziato con un messaggio davvero commovente, in cui mi ha scritto di scoppiare dalla gioia all’idea che un suo libro sia stato apprezzato così tanto da un lettore che non la conosce personalmente. Se ne hai l’opportunità, regala il suo romanzo a qualche tua amica o parente per Natale: sarebbe una doppia buona azione, perché faresti leggere a qualcuno un bel libro e perché faresti del bene ad una scrittrice davvero squisita.

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        • È davvero molto bello che tu abbia preso quasi come una missione quella di scoprire le perle preziose in mezzo al letame ossia cercare di dare voce a chi ne ha pochissima e gettare una luce, anche grazie alla potenza visiva dei tuoi follower, a chi è nel buio mentre meriterebbe di avere una ribalta…
          Vuoi sapere la cosa più incredibile ma anche la più vera?
          La vera critica dovrebbe esattamente fare quello che fai tu: non adulare il potente, non belare nel gruppo nella stessa direzione in cui già belano tutti gli altri, non sorreggere chi non ha bisogno di essere sorretto ma aiutare a far conoscere chi resta indietro quando meriterebbe di essere in testa.
          Insomma, quello che tu fai, malgrado gli ovvi limiti delle considerazioni personali e pur al netto di gusti tutto tuoi e non universalistici, è molto più utile al mondo della migliore delle recensioni fatta verso chi non ne ha bisogno.
          Grazie ancora delle tue spiegazioni!
          Buona notte

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  4. Ho adorato le prime due stagioni e sto guardando la terza, che ho aspettato con ansia. E’ quasi ipnotico il rapporto tra i vari membri della famiglia, un insieme di odio, rancore, disprezzo per l’altro e desiderio di emergere a qualunque costo. Una saga familiare che in qualche modo mi ha ricordato Game of Thrones, con quel fascino perverso che ti assorbe completamente. Complimenti per il tuo post, davvero completo ed esauriente.

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  5. Come sempre hai fatto un post davvero straordinario, hai saputo passare da un argomento all’altro, dalla musica alla birra, alla società, ai film con un post fluido, sempre più interessante, completo e dettagliato com’è tua caratteristica.
    Complimenti davvero, non conosco la serie purtroppo, ma mi ha messo una gran curiosità, la sigla è davvero fantastica anche se ho l’impressione di averla già sentita.
    Grazie per la condivisione di questo stupendo post, non si smette mai di imparare con te 😉
    Buona serata amico mio!

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  6. Inutile dire che non conosco la serie, però mi è piaciuto molto leggere la tua recensione che come sempre, ricca di dettagli e contenuti. Da ciò che ho appena letto credo che possa essere davvero interessante e soprattutto al passo coi 53mpi con i giochi di potere che vediamo e “subiamo” ogni giorno… Buona serata, una vera coltura televisiva e anche cinematografica, leggerti 😉

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    • Ed io sono certo che questa fiction ti piacerebbe, perché, come scrivevo in un altro commento, è proprio il “come” le cose sono raccontate e non il “cosa” viene raccontato che fa la differenza: la storia del cinema e della televisione è stracolma di narrazioni riguardanti storie dinastiche e conflitti di potere (drammi, melodrammi, tragedie, telenovelas, soap opera, etc.), ma questa si distingue proprio per quella modernità di cui tu hai parlato, per quella sorta di perenne incertezza, fragilità, cinismo, dolore e totale assenza di un centro di gravità reale.
      Grazie della stima, che farò di tutto per meritare e mantenere!!

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  7. Dopo una recensione così è d’obbligo andare a cercare questa serie e vederla. Ho sempre guardato con un certo distacco e sospetto il mondo delle serie TV. Noto che ultimamente si è arrivati anche a serie che si concludono in una sola stagione (purtroppo non è questo il caso) e ad aver fatto il salto di specie (non solo intrattenimento) verso qualcosa che tende ad avvicinarsi al cinema piu’ sofisticato (nel senso buono del termine). Qui mi sembra che gli elementi ci siano tutti per quella direzione. Buona domenica.

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    • È tutto vero quello che hai scritto.
      Aggiungo che fondamentalmente ci sono due tipi di serie televisive: quelle che allungano una storia in modo inutile ed artificioso e quelle invece che anche stagione dopo stagione mantengono una compattezza drammatica, coerente e significativa.
      In Succession non sono le cose che vengono raccontate l’obiettivo della narrazione (come nelle soap, dove c’è un susseguirsi di complicazioni e di infiniti finali rimandati da nuove complicazioni, come una struttura ad elenco o una persona che parla o scrive solo per frasi dichiarative, come “tizio ha fatto questo e poi ha detto quest’altro e poi è partito e subito dopo…”), ma la tridimensionalità dei personaggi che si muovono in un dramma umano in modo sempre credibile e coerente, come sectutto questo esistesse davvero malgrado sia lontanissimo dalla vita quotidiana dello spettatore…
      Insomma, in Succession la forma, la scrittura, i dialoghi, sono tutto, come un collage di monologhi magistrali ma mai gigioni, mai con l’epica da cartapesta tipica delle fiction statunitensi dove gli eroi parlano come se fossero tutti dei JFK o dei Ghandi o dei Nietzsche, sempre con frasi ad effetto e perfette, no in Succession i personaggi balbettano, si contraddicono, mentono, si aggrovigliano su ciò che dicono e fanno e sopratutto sono quasi sempre imbarazzanti, fintamente forti, fallaci eppure perfidi, egoisti, incompleti ovvero adulti diventati tali dopo un’adolescenza interrotta.
      In quest’ottica non importa il numero delle puntate o delle stagioni (comunque determinate per esigenze di fruibilità dal collante di un plot unico per ogni stagione, costruite come fossero singoli romanzi di una saga) ma quanto il livello di recitazione e di scrittura resti alto e in Succession non cala mai ma davvero mai.
      Un paragone complesso ed apparentemente oscuro è quello con la scrittura di Apocalypse Now, dove i personaggi sono descritti in base alle risposte emotive che danno agli accadimenti che incontrano nel loro viaggio lungo il fiume: se il film fosse durato il doppio, se alcuni fatti avessero ritardato la risalita o se il loro obiettivo ( eliminare Kurtz) si fosse spostato, non sarebbe cambiato nulla, perché la narrazione era sul “come “ e non sul “cosa”.
      Scusa la logorrea ma so che scrivi e quindi puoi capire che enorme differenza ci sia nell’impostare una narrazione basata sul sensazionalismo di fatti descritti uno dietro l’altro oppure sulla reazione ai fatti stessi.
      Grazie della pazienza e dei complimenti.

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      • ciao Kasabake, oramai diventa una consuetudine leggere il tuo blog di domenica mattina (una volta lo facevo con La Repubblica, specie quella cartacea, oggi me ne guardo molto bene), con tutti i problemi connessi e di connessione dei neuroni. Il tuo commento precedente potrebbe essere un post a sè, per cui doveroso ringraziarti per il tempo che mi hai dedicato. Ho ben compreso i motivi per cui Succesion non perde di interesse, nonostante sia stato prolungato in piu’ stagioni. Sono d’accordo. La struttura delle storie (che bello, qualcuno che scrive ancora “scrittura” e non “storytelling” o “narrazione”) e la recitazione. Concordo per quanto concerne struttura e recitazione e per me conta esattamente quello: il non detto, il non amplificato con i gesti del corpo da parte degli attori; di pari passo, la battuta non telefonata, non eccessiva… in una parola l’equilibrio, se dovessimo usarne due “l’aderenza” a cosa: ad un presunto reale o a qualcosa di verosimilmente reale (non sono un fan del realismo a prescindere, premesso, anzi, ma ci sono pur sempre dei limiti da rispettare in un verso o nell’altro) in senso emotivo, rispetto a quello che le storie e i personaggi devono trasmettere. Quando si parla (commentando o scrivendo o recensendo) di serie TV a mio avviso si va spesso di pancia (mi è piaciuta o no), cosa rispettabilissima sia chiaro, pertando ponendosi spesso in posizione contigua e speculare a quello che le piattaforme di produzione e distribuzione fanno in genere per questi prodotti: prendere lo spettatore per la pancia. Quello che a me non piace è poi vedere che al giudizio di pancia, si aggiunge solo un po’ di sovrastruttura intellettuale (a seconda del proprio retroterra culturale e di studi) per giustificare il proprio giudizio di pancia. E’ quello che avviene soprattutto per le serie TV di maggior successo e polarizzanti, stile Squid Game o La casa di carta… qui su wordpress noto che rispetto a queste due serie ci si è polarizzati non sulle serie in sè, ma parlando in maniera eccessivamente entusiastica della prima ed eccessivamente negativa della seconda. L’ho fatto anche io, quindi: “da che pulpito viene la predica”. Torniamo al tuo commento: il paragone con “Apocalypse now” è aderente. Willard e Kurtz e tutto cio’ che ruota loro intorno vive sulle loro emozioni esplose nel caso di Willard, non manifeste e rese quasi intangibili da parte di Kurtz (in questo vi è la grandezza di Brando). Tutto il “resto del parlato” è un di piu’ utile solo a completare storia/scrittura. Per quanto riguarda il “so che scrivi”, non so se ti riferisci a me o mi hai confuso con qualcun altro (nel caso nessun problema). Scrivo sul mio blog dal 2008, ma non scrivo altro (se non report tecnici da povero ingegnere) e tra l’altro in un italiano sempre peggiore (ultimi 6 anni su 12 vissuti all’estero, e con 3 membri su 4 della mia famiglia in cui l’italiano è la seconda lingua). Un anno fa e chiudo (scusa la mia di logorrea) avevo letto un articolo su Civiltà Cattolica (nel mio più totale stupore, un mondo lontanissimo dal mio) in cui un articolista scrisse come le serie, pur avendo conquistato il pubblico ed essersi poste in competizione al cinema (come lo si intendeva 10 anni fa), ancora non avessero fatto “il salto di specie”. Le tue considerazioni su Succession e anche in parte la mia visione de “La regina di scacchi” a mio avviso testimoniano che il salto è prossimo. Saluti. Fritz.

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        • Essendo amante dell’onestà intellettuale, ti dico subito che amo “fare surf” su vari codici linguistici e quindi si, è vero, io uso la parola “scrittura”, ma uso anche “narrazione” e “storytelling”, perché mi piace trovare in ciascuno di questi termini una sottile differenza (stesso concetto ma da diversi punti di vista): la lingua è viva e come tutti gli strumenti se la si padroneggia può portare lontano e può trasmettere anche pensieri complessi (come sanno fare in genere i veri scrittori e non i giornalisti), altrimenti si è solo delle oche che ripetono locuzioni alla moda…
          So che non sei uno scrittore, ma scrivi da più di un decennio ed oltretutto, come si desume dalla tua precedente risposta sotto gli occhi di tutti (il web è implacabile e senza redenzione, nel male ma anche nel bene), hai una proprietà grammaticale e sintattica da levarsi il cappello e salutare con gratitudine!
          Cavoli, sui social si legge quasi solo pensieri fotocopiati scritti in modo obbrobrioso, che leggerti è un sollievo…
          Tuttavia, ripeto, sono molto meno rigoroso di quanto tu mi stimi e spessissimo indulgo in neologismo e termini da sotto codice linguistico da gamer o da tv addicted, ma mi piace potermi scusare per questa debolezza addebitandola alle mie frequentazioni ed al cocciuto voler vivere in completa immersione la mia passione cine televisiva, sempre più spesso codificata su produzioni anglofone (o asiatiche ma tradotte in inglese).
          Spero di non averti deluso per questa mia disinvoltura nell’uso di lemmi stranieri 😅

          Mi permetto anche di aggiungere che tu, nel citare le due serie televisive che in questo momento più di altre stanno dominando le discussioni via web, hai messo il dito nella proverbiale piaga, parlando per inciso di un tumore che sta incancrenendo tutte le discussioni social ovvero il massimalismo bipolare e spettacolarizzato con cui ogni cosa, ogni pensiero, ogni critica si deve per forza trasformare in una lotta tra due barricate, team CAP vs team Iron Man, pro o contro, senza mezze misure, aumentando la falsità di quella simulazione di realtà che è la “narrazione” (qui ci sta) della vita vera fatta dai social: il presente è fatto di sfumature di grigio, di complessità stratificate e così capita che una fiction possa avere una trama stupida ma una messa in scena straordinariamente efficace e viceversa, mentre una visione massimalista esclude qualsiasi analisi e così molti (troppi) non parlano dello specifico filmico di una serie tv (come è stata realizzata) ma solo del suo essere aderente alla loro scuderia…

          Insomma, parlerei delle ore con te e le cose da dire sarebbero tantissime anche da parte tua (lo so legge tra le righe), ma ora mi fermo, limitandomi a dirti che sono molto orgoglioso della stima e delle parole con cui mi hai omaggiato!!!
          Buona domenica e grazie ancora

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  8. Purtroppo nemmeno io ho visto la serie, posto che ora mi hai messo una curiosità smodata!
    Come Silvia, ho la netta sensazione di aver già ascoltato più volte la musica, dove?
    E la Intro But Star Wars!? WOW!
    Ma tornando alla musica: idem. Io anzi ne ho proprio bisogno, praticamente per ogni cosa che faccio.
    La birra però meno … alla mia età meglio il caffè 🙂 😉 😀

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    • Ah, ah, ah, mi hai fatto ridere con la storia della birra e del caffè!
      A proposito della theme song di Succession, non è un caso che ho scritto questo post partendo proprio da quella melodia, giacché è davvero diventata così virale da trovartela praticamente ovunque (speciali del telegiornale, pubblicità, presentazioni storiche, etc.)… Bellissima…
      Britell è un mago di musica per il cinema, perché conpone pensando alle immagini del film, lo vede nella mente e crea i suoi passaggi musicali come se il film lo avesse scritto lui e così per la fiction…
      Se non lo hai visto, anche il film Whiplash è un piccolo grande film ed anche se le musiche non sono di Britell (sono quasi solo brani jazz da batteria), lui è stato un produttore dello stesso film…
      Keep Calm and Watch Movies…

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  9. L’introduzione in cui parli della musica sembrava proprio un inno dedicato alla bellezza e alla creatività di quest’arte. La musica è una grande fonte di ispirazione e ci aiuta a essere creativi oltre che rendere le nostre giornate migliori. Non è qualcosa da sottovalutare, la musica è qualcosa di meraviglioso e fondamentale nella nostra vita e sei riuscito a descrivere tutto ciò nell’introduzione. Un’introduzione dedicata tra le altre cose a Succession, opera di cui ho sentito parlare molto bene da esperti ma che ancora non ho avuto modo di vedere (i miei soliti problemi legati alle serie tv), ma che vorrei recuperare il prima possibile. Ho sentito anche la sigla d’apertura e ne sono rimasto decisamente impressionato. Penso proprio che la recupererò e questo grazie a te!

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    • Tu lo sai vero, amico mio, che non potevi farmi un complimento migliore?
      Aldilà del fatto che come sai, visto che lo scrivo sempre, i tuoi commenti li adoro, in questo caso l’aver scritto che forse, anche soltanto forse, potresti recuperare una serie grazie ad una mia recensione, beh, non c’è soddisfazione migliore, anche se poi alla fine non lo dovessi fare…
      Riuscire a vedere tutto ciò che si vuole oggi è infatti impossibile, perché il mondo va avanti ed escono tantissime cose su tutti i fronti, dal cinema alla letteratura (anzi devo anche sbrigarmi, perché entrò il 31 tolgono da Netflix e da Prime alcune serie anime che devo vedere…).
      Per un appassionato spesso sono necessarie scelte crudeli, specie se oltretutto, come a me e te, piace anche il cinema in sala!

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      • Sono veramente felice che il mio commento ti abbia fatto sentire così. La tua analisi mi ha impressionato e per questo voglio provare a recuperarla anche se non sarà facile. Come hai giustamente sottolineato, è diventato difficile recuperare tutto visto la quantità di opere che escono. Farò del mio meglio, ma per adesso prendo una piccola pausa da blog e ricomincerò la pubblicazione a inizio anno. Intanto ho pubblicato la recensione di un film a cui sono particolarmente legato e che amo tuttora.

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  10. In tutta sincerità, Paolo, non so da dove cominciare.
    Potrei partire dai complimenti per il tuo post sublime, che quando ho visto la notifica sulla mail sono subito corso a mettere in download le 3 serie di Succesion. Oppure potrei chiosare sulla tua splendida introduzione musicale perchè, pur non scrivendo uno spartito, sei riuscito a trasmettere il suono con le parole (virtù rarissima). O forse dovrei essere abbastanza umile da porgere a te le mie scuse non tanto per il commento in ritardo su questo post (che poi il tempo per noi ermenauti è una unità di misura di rara relatività), quanto per quel piccolo progetto in nuce dopo un tuo commento di risposta a un mio commento e che poi non ha più avuto seguito da parte mia.
    Si, forse farei bene a partire dalle scuse. La mia anima empatica mi suggerisce che accampare solide giustificazioni non muta lo scenario e nonostante lo scenario familiare di cui ti raccontavo circa un mese fa, avrei potuto fare di meglio.
    FARE DI MEGLIO, è un mio mantra da quanto avevo pochi anni e non è cambiato ora che sono un uomo di mezza età. Ti chiedo scusa, quindi, e lo faccio pubblicamente, con qualche improbabile refrain musicale in sottofondo, come jackson Marchetti quando si dichiara alla sua bella nella mensa scolastica della prima stagione di Sex Education: è tremendamente pacchiano e tamarro, però è sincero. E tale è la mia sincerità.

    Potrei dilungarmi ancora su questa falsa riga, tu sai che ne sarei capace, ma mi astengo per un motivo semplice: ci si scusa una volta sola, poi si china il capo e si va avanti.

    E vado avanti, per l’appunto. Perchè misi in download SUCCESION ancor prima di leggere il tuo (sublime) post, perchè fosti la goccia che fece traboccare il vaso: già da tempo avevo messo questa serie TV nel mio radar ma aspettavo qualcosa (qualcuno) che sapesse darmi la giusta spinta per intrapendere il viaggio. Perchè la cosa bella (e brutta al contempo) delle serie TV è che sono impegnative, non puoi sbrigartele con una “botta e via” perchè spesso (specie le migliori) decollano col tempo (ancora ricordo la fatica dei primi episodi di MINDHUNTER fino a che non ebbi l’epifania a metà della prima stagione, e anche allora tenni duro solo perchè fosti tu a consigliarmi la visione).

    Vabbè. Il riquadro del commento ha riempito la schermata del PC quindi penso di aver scritto fesserie a sufficienza… Chiudo rapidamente per ringraziarti di questo mirabile post cui (sappilo) seguirà tra qualche tempo commento con cognizione di causa dopo aver visto la serie. E dopo aver rinnovato per l’ultima volta le scuse per l’ingiustificato silenzio di cui sopra, passo a fare a te e alle persone cui vuoi bene gli auguri perchè questo strambo 2021 possa concludersi nel migliore dei modi e, soprattutto, perchè il 2022 possa essere per te e i tuoi cari un anno ancor più ricco di gioie.
    Un abbraccio ermenauta.
    E poi anche un abbraccio fraterno.

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    • Sono fresco dall’aver terminato la Terza Stagione, trasmessa proprio in una tripletta di episodi Lunedì di questa settimana ed ora che anche questo Season Finale ha dato a tutti i fan appuntamento alla Quarta Stagione, posso ulteriormente confermare il giudizio che ho espresso nel post: è dai tempi dei Soprano che non assistevo ad un simile prodigio di scrittura e la cosa va tutta ad onore di Succession, fiction con una trama che si sviluppa
      attorno ad un soggetto trito e ritrito ma con scene e dialoghi così ben scritti da fare impallidire!
      Non è una serie semplice, ma stranamente è anche di impatto immediato, nel senso che abbisogna certamente di tempo per essere digerita e metabolizzata, affinché possa esprimere tutto il suo valore, ma al contempo cattura ed ipnotizza immediatamente, prima di pancia e poi di cervello: questa terza è stata forse la stagione più complessa, attorcigliata ed apparentemente interlocutoria quando in realtà stava esponendo una sinfonia più stratificata e nascosta delle altre, ma che sul finale mostra le sue carte ed il disegno (il percorso evolutivo) del personaggio nascosto ed assieme si rivela in tutta la sua potenza, come un fulmine che illumina la notte, un prestigiatore che racconta suoi trucchi o uno psicologo che sblocca l’incastro emotivo di un trauma infantile.
      Un capolavoro.

      Poi, che dire delle tue parole e della tua attenzione a me, se non che come al solito sono un abbraccio davvero fraterno e davvero ermenàutico, per il quale qualsiasi tipo di scusa è ovviamente irricevibile, anche perché, per le mie tempistiche personali, il tuo è un commento persino tempestivo!!
      Tutto il resto (la nostra fiction in itinere) arriverà quando arriverà, senza strappi al motore, senza scadenze.
      Auguri di cuore a te ed alla tua famiglia, quest’anno davvero nell’occhio del ciclone… Hai bisogno di ogni augurio possibile ed io voglio contribuire con i miei!
      Un abbraccio.

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  11. Pingback: Succession, un melodramma contemporaneo – Kasabake – Alka Traz shop

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