Movie Music Main Themes: prologo

Top20MovieMusicTheme-cover

Ebbene si, proprio io, che da sempre aborro le classifiche e le graduatorie, ho deciso, in un tripudio di incoerenza, di condividere con voi una mia personalissima TOP 20 BEST MOVIE MUSIC THEMES!

Tuttavia in questo post non troverete la mia ventina dorata (pensavate fosse facile, vero?), ma solo una sorta di prologo, dove ho voluto fare alcune doverose precisazioni, esponendovi i criteri di esclusione, che mi hanno guidato lunga l’ardua strada di selezione dei tantissimi brani possibili, approfittando così per fare anche quattro chiacchiere con voi sul vastissimo e variegato mondo della musica per il cinema.

1° Criterio di Esclusione: quella di questo articolo NON SARA’ una classifica delle più belle COLONNE SONORE, oh no, non lo sarà nel modo più categorico!

Soundtrack

La soundtrack di un film, come di qualsiasi altra rappresentazione video, comprende, infatti, la totalità delle musiche e dei suoni presenti in un film; come tale, contiene in genere  diversi brani musicali, tra i quali anche (ma non sempre) il nostro Tema Musicale Principale.

Io amo la musica e quando questa si sposa ad un’altra mia grande passione, come il cinema, non posso che restarne praticamente ipnotizzato!
Questo mi porta ad essere sempre molto attento, prima e durante la visione di un film, su chi ha realizzato la colonna sonora e soprattutto su come: data l’incredibile varietà di soluzioni possibili, senza entrare troppo nello specifico, possiamo infatti dire in linea generale che in una pellicola la musica, comprese le eventuali canzoni, può essere semplicemente aggiunta come sottofondo alle scene (con funzione quindi di accompagnamento, proseguendo specie negli USA l’eredità non dimenticata del vecchio cinema muto) oppure al contrario può essere posta in primissimo piano, atta a costituire una vera narrazione; in ogni caso la sua funzione è spesso determinante per l’accoglimento di tutta l’opera da parte del pubblico ed una scelta sbagliata può causare l’impoverimento di tutta la pellicola.

Si pensi, ad esempio, al delittuoso utilizzo che del commento musicale viene fatto dalla maggioranza dei cineasti italiani contemporanei, quando selezionano in modo snobistico motivi e ballate, quasi sempre avulse dalla sintassi visiva, mostrando di schifare quel coinvolgimento emotivo che invece ha reso all’opposto ancora più grandi i capolavori dei nostri maestri del passato e preferendo al suo posto una sorta di triste musica da camera, in cui a fare da protagonista non è quasi mai un vero autore di colonne sonore ma la patetica figura di un musicista-cantautore (talora esibendo persino canzoni in dialetto! Orrore e raccapriccio!), componendo la sua opera con la sfacciataggine onanistica da poeta mancato, privo di quell’umiltà e di quella dedizione con cui al contrario il vero artista si pone al servizio delle immagini.

Guardando molte delle opere dei registi italiani degli ultimi decenni, con l’eccezione di pochi grandissimi autori (tra i quali spicca senza dubbio Sorrentino, uno che cura sempre in modo impeccabile la parte sonora dei suoi film), si ha quasi l’impressione che buona parte della produzione dei loro lavori debba servire come prima cosa ad omaggiare amici ed amiche, dando così lavoro ad attori di teatro falliti in cerca di ribalta, giornalisti e politici  desiderosi di fare qualcosa di diverso dalle solite marchette elettorali o commerciali ed infine a musicisti della scena jazz di terz’ordine, altrimenti disoccupati.

Ah, che nostalgia per quelle produzioni romane, anche di cinema popolare, come i film della coppia Bud Spencer e Terence Hill, nelle quali straordinari artigiani (come i fratelli Guido e Maurizio de Angelis, gli altrimenti noti Oliver Onions) sfornavano colonne sonore impeccabili ed azzecatissime oppure per la magnificenza delle texture armoniche che Morricone realizzava per gli spaghetti-western di Sergio Leone ed infine per le melodie altissime di film come “L’ultimo Imperatore” di Bertolucci, in cui un immenso Ryūichi Sakamoto cantava l’epica decadente di un sovrano prigioniero del suo stesso destino.

Ogni tanto ci sono ancora oggi eccezioni tra gli autori minori che ci fanno saltare sulla sedia per lo stupore, come avviene durante la visione della modestissima commedia “La prima volta (di mia figlia)“, scritta e diretta dal bravo attore comico Riccardo Rossi nel 2015, dove una sua palesemente sincera voglia di cinema regala al pubblico un bellissimo commento sonoro, a cura di Gabriele Roberto, pur senza, ahimé, minimamente salvare il film da uno script purtroppo ultra-raffazzonato e insipido.

Tuttavia la distanza, anche di simili azzeccate operazioni italiche di musica per film, è talmente siderale dalla media della cinematografia straniera da farci piangere calde lacrime al solo paragone: chi ha visto un film come “The Grand Budapest Hotel“, scritto, diretto e prodotto da Wes Anderson nel 2014, si sarà certamente accorto di come la colonna sonora, cesellata con cura maniacale da Alexandre Desplat, fosse a tutti gli effetti uno degli attanti che raccontavano la storia surreale del film, indirizzando lo spettatore verso la verità poetica nascosta tra le righe e cadenzando infine ogni accadimento.

I grandi registi ci hanno già in passato insegnato, inoltre, che una colonna sonora può anche non essere scritta appositamente per il film, ma solo composta di brani presi in prestito dal repertorio musicale universale, sia di musica classica, sia di musica pop: emblematico, ad esempio, l’uso che fece Stanley Kubrick delle musiche dei due compositori Johann e Richard Strauss nel suo “2001: A Space Odyssey” o delle sonorità di Ludwig van Beethoven in “A Clockwork Orange“.

La complessità offerta dal medium cinema, quale abbinamento di suono ed immagine, ha da sempre permesso operazioni culturali particolarmente articolate, in un gioco di evocazioni palesi o anche solo subliminali: appartiene di diritto alla storia del cinema la singolare casualità con cui, in fase di post-produzione, la colonna sonora originale del capolavoro di William Friedkin “The Exorcist”, composta da Lalo Schifrin, fu all’ultimo momento scartata dallo stesso regista (perché ritenuta troppo disturbante, specie nella diffusione dei trailer pubblicitari) e sostituita con una compilation di brani non originali, tra i quali il più celebre è senza dubbio “Tubular Bells”, pezzo già composto un anno prima dal musicista Mike Oldfield.

La particolarità di questo specifico caso sta poi nella perfetta simbiosi creatasi nell’immaginario collettivo tra il brano di Oldfield e l’atmosfera stessa del film, tale che moltissimi spettatori sono tutt’oggi erroneamente convinti che il musicista abbia a suo tempo scritto quel brano appositamente per il film, cosa che, come spiegato sopra, non può essere più lontana dalla verità; inoltre notiamo che Oldfield, proprio grazie all’uso che Friedkin fece del suo brano nell’iconica pellicola horror, si ritrovò tra le mani, nelle settimane successive all’uscita del film, un travolgente successo di vendite del suo album.

Come abbiamo detto anche a suo tempo, nel post Echoes in My Mind: pop songs as voiceover, una colonna sonora può persino essere concepita come una vera e propria compilation, che tragga significato proprio dal suo essere una playlist di canzoni significative per il loro periodo storico o per la loro sonorità.

Non si può non citare forse il primo vero grande esempio di una soundtrack di questo tipo, ossia la raccolta di hit con cui fu realizzato il bellissimo commento musicale di “American Graffiti” di George Lucas, testimone culturale di quel particolare periodo di storia americana, con un linguaggio cinematografico di significanze simile a quello realizzato anni dopo per le colonne sonore di pellicole come “Forrest Gump” di Robert Zemeckis e persino “Suicide Squad” di David Ayer.

In tutti questi casi di soundtrack di tipo playlist, spesso non c’è nemmeno un tema musicale originale portante, ma solo una serie di brani, già presenti nell’immaginario collettivo, che scandiscono singoli momenti senza sovrapporsi e che tutti assieme creano una sorta di familiare tappeto sonoro.

Campione di modernità di questa tecnica di concepimento di una colonna sonora composta da soli successi pop, è senza dubbio il lavoro meta-filmico e di furbizia culturale fatto da James Gunn per il suo film “Guardians of the Galaxy“, mescolando la musica diegetica (ovvero quella prodotta direttamente da un elemento interno alla narrazione del film, come una radio o un impianto stereo) al desiderio di nostalgia di musica vintage, così che lo spettatore guardando il film ascolta di fatto le stesse canzoni che nella finzione sono registrate sulla musicassetta che il personaggio di Peter Quill porta con sé come un feticcio.

Abbandoniamo adesso l’amplissimo discorso sulle colonne sonore e passiamo direttamente al…

2° Criterio di Esclusione: questa NON SARA’ nemmeno una classifica delle più belle CANZONI DA FILM!

Skyfall-by-Adele

E’ vero che ci sono tantissimi esempi in cui una canzone costituisce anche il main theme, ma anche se scritte appositamente per il film, quel tipo di composizione si pone su un livello interpretativo differente, proprio per il suo essere appunto una canzone (parole più testo) e quindi autonoma come valenza comunicativa.

Non è difatti un caso se anche l’Academy statunitense da sempre separi in modo netto la premiazione per la Miglior Canzone (Best Original Song) da quella per la Miglior Soundtrack (Best Original Score) e se poi a questo aggiungiamo anche che i compositori dell’eventuale canzone portante del film a volte non sono nemmeno gli stessi della colonna sonora del film, potete ben capire la mia scelta di non considerarle in questa classifica.

Ho, quindi, anch’io voluto distinguere e volutamente scartare (non senza grandissimo dolore), brani stupendi, lasciando fuori dalla mia selezione canzoni meravigliose ed epocali, sia per la loro importanza storica, sia per la loro bellezza intrinseca, come “Reality” (scritta da Vladimir Cosma e Jeff Jordan ed eseguita dal cantante britannico Richard Sanderson per il film di Claude Pinoteau “La Boum – Il Tempo delle Mele”) o la passionale “I will always love you” (inizialmente concepita da Dolly Parton nel 1974, usata poi da Martin Scorsese per il suo film “Alice Doesn’t Live Here Anymore” e successivamente, nel 1992, reinterpretata dall’indimenticabile Whitney Houston per quel “The Bodyguard“, diretto da un inutile Mick Jackson e scritto invece da un magistrale Lawrence Kasdan) oppure ancora l’esotica e trascinante “Now We Are Free” (che entrerebbe subito in una mia personale Top 10 delle più belle movie songs, composta da Hans Zimmer e cantata da Lisa Gerrard per il capolavoro di Ridley Scott “The Gladiator“); sono infine chiaramente rimaste fuori dalla mia chart tutte le canzoni dei film di James Bond, per i quali, al cinema, è praticamente tradizione avere una main song trainante di tutta la pellicola.

Insomma, alla fine di questa potatura implacabile, erano rimasti sul mio tavolo solo i veri e propri movie music themes, quelli che un compositore concepisce appositamente pensando alla pellicola nella sua entità più profonda e non quindi come commento di una singola specifica scena, ma di tutta l’opera, tanto che, in genere, quel brano lo si ritrova, riarrangiato o rimixato, dentro ad altre sonorità, in momenti diversi del film, diventando in pratica un motivo ricorrente dell’intera colonna sonora.

Al pari dell’interpretazione di un divo, i temi musicali portanti hanno spesso segnato il successo e la longevità di un film nel corso dei decenni.

Tutto fatto, dunque?

No, perché a questo punto mi sono ritrovato a dover scegliere tra musiche composte da un gruppetto onnipresente di mostri sacri che hanno letteralmente scritto la storia del cinema, artisti specializzati in musiche da film talmente bravi che non hanno di fatto quasi mai sbagliato una colonna sonora e che da soli avrebbero potuto riempire tutte le posizioni della mia classifica!
Sto parlando di nomi di assoluta eccellenza, come Elmer Bernstein, Alexandre Desplat, Michael Giacchino, Maurice Jarre, Ennio Morricone, Alan Silvestri, Vangelis, John Williams, Hans Zimmer ed altri che magari non sono già assurti alla notorietà presso tutto il grande pubblico, ma che si stanno prepotentemente facendo strada.

Questo mi ha portato direttamente al…

3° Criterio di Esclusione: questa Top 20 NON E’ pertanto una ANTOLOGIA MONOGRAFICA PER AUTORE e per evitare che lo diventasse, mi sono imposto la regola di non inserire più di 2 brani dello stesso compositore in classifica, scegliendo a volte, solo per mio puro capriccio, tra svariati temi tutti meritevoli allo stesso modio.

Compositori

Ciò che però alla fine è rimasto, ovvero i 20 magnifici superstiti di questa carneficina, sono tutte composizioni musicali assolutamente superlative, indimenticabili, magistrali, da tramandare ai posteri con la pacifica serenità dei giusti.

E la mia Top 20?

Beh, quella, ovviamente, la troverete nell prossimo post, con la seconda ed ultima parte di questo mio approssimativo e personalissimo articolo sui movie music main themes….

Stay tuned!


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20 pensieri su “Movie Music Main Themes: prologo

  1. Madonna hype a 1000 per il prossimo post!
    Tra l’altro, se le prime due regole erano abbastanza logiche e quasi obbligatorie, la terza è da suicidio!
    Cioè, scegliere 20 brani tra tanti è già un’impresa, ma scegliere un solo brano di Williams? Un solo brano di Silvestri? Un solo brano di Zimmer? Ma come si fa?! :O
    Nonono, tu devi essere pazzo 🙂

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    • Quanto ti voglio bene, PD… non solo hai elegantemente liquidato quelle che pensavo essere le regole più difficili da comprendere (ovvero le prime due) con un tuo “abbastanza logiche e quasi obbligatorie” che mi ha fatto ben sperare sul futuro dell’universo (finché ci saranno persone come te, la strada per l’evoluzione umana è in discesa…), ma hai anche messo il dito nella piaga della terza regola!
      Si, perché praticamente ognuno dei nomi citati mi prendeva più di metà classifica e questo ovviamente rendeva impossibile stilare una classifica più piccola di una Top 60!!!
      Ecco dunque la ragione della terza regola: non più di 2 brani dello stesso compositore, anche quando in tandem con altro collaboratore (esempio per tutti la coppia Hans Zimmer e James Newton Howard).

      Non vedo l’ora anch’io di pubblicare la classifica,dove tra l’altro ho dovuto creare la maggioranza delle clip!!!

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      • Ma sai che anche io pensavo di fare una classifica del genere? L’idea mi è balenata dopo il concerto di Zimmer a Milano di qualche settimana fa [concerto a cui, ovviamente, non sono riuscito ad andare :/ ma qualche filmato su internet mi hanno perlomeno consolato], pensando a quelle colonne sonore o, ancor di più, a quei compositori che riescono ad infondere al film un significato e una forza in più, senza sacrificare il proprio stile [e Zimmer ne è un esempio perfetto, dato che il suo tocco è riconoscibilissimo anche quando si lascia andare a sperimentazioni e collaborazioni] e che allo stesso tempo si reggono in piedi anche se presi fuori dal contesto cinematografico [e qui gli esempi si sprecano…quanti sono i temi o le intere colonne sonore che si ascoltano e riascoltano volentieri? Io personalmente ho perso il conto XD].

        Alla fine però sono felice che sia tu a fare questa classifica dato che 1) la tua eloquenza e la tua sensibilità artistica sono più adatti a questo genere di argomento; 2) in questo periodo non ho tempo neanche per respirare e quindi avrei rimandato il post di settimane se non mesi; 3) nei piccoli ritagli di tempo sto cercando di scrivere qualche riga su due splendidi film usciti di recente: l’eccellente “Spider-man: Homecoming” e il maestoso terzo capitolo de “Il Pianeta delle Scimmie”.
        Non so se sei un fan della novella saga prequel [io lo sono e tanto], ma questo terzo capitolo è qualcosa di veramente impressionante. L’ho visto ieri sera e ancora devo riprendermi 😀

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        • La musica per film è un mio chiodo fisso… da quando scrivo su WordPress ci ho dedicato già tre post, senza contare la classifica che pubblicherò la prossima volta… Quindi ti capisco benissimo PD… soprattutto quando parli delle sperimentazioni (penso sempre alla collaborazione tra Zimmer ed il musicologo italiano avanguardista Stocco, a cui dedicai un plauso accorato all’epoca di Sherlock Holmes

          Non so se hai letto quello che ho scritto sul nostro gruppo di whatsapp del Gathering, ma direi che il mio giudizio su Spider-Man: homecoming è entusiasta almeno quanto il tuo e so già che sarà così anche nel pezzo del nostro amico Lapinsu…

          Il reboot del franchise di Planet of the Apes, dopo l’orripillante tentativo di Burton (una ciofeca inguardabile) è una cosa epocale, la cui portata non è stta compresa appieno e non parlo solo dell’incredibile performance di Andy Serkis, ma del plot in generale: chiunque ami il cinema non può non aver amato il primissimo vecchio film, quello con  Charlton Heston, ma in tutta onestà non può nemmeno fingere che i sequel dell’epoca fossero anche solo all’altezza, mentre ora si sta addirittura crescendo di film in film… una gioia per gli occhi e per il cervello (ti dirò che War for the Planet of the Apes supera il primo Rise of the Planet of the Apes ed entrambi superano di molto Dawn of the Planet of the Apes).

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  2. la colonna sonora è sostanzialmente una delle anime di un film ed io, malato di musica come sono, non posso che lasciarmi andare quando una insieme di note mi travolge, mi commuove o mi esalta, mentre seguo le vicende di una pellicola che mi attrae. Spesso un lungometraggio mi coinvolge solamente per le musica in esso contenute, cosa ci vuoi fare, sono fatto così… e l’esempio più calzante è dato dal cameo del tuo post: il film “Whiplasch” che, al dei là delle consuetudini holliwoodiane della trama, e di tutti i suoi luoghi comuni, diventa travolgente per i suoi ultimi 15 minuti finali (volevo fare un post su questo tema e lo farò). Ma può un film piacere e farmi emozionare solamente per i suoi ultimi minuti… ebbene si!!! L’arte è un insieme si emozioni che superano tutte le aspettative radicate nei nostri mitocondri, e basta un attimo per farci esaltare. La musica è uno strumento essenziale dove la nostra stessa vita non avrebbe senso, se non ci fosse uno strumento da accordare e poi successivamente da usare. E allora viva tutto ciò che vibra per diventare suono… viva tutto ciò che si compenetra con l’immagine per allinearsi con le nostre storie… viva! perché la bellezza è parte di noi stessi, e solo noi possiamo cantarla…..
    Aspetto la classifica !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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    • Come dicevo sopra all’amico PizzaDog, amo da sempre la musica scritta per il cinema, soprattutto quando riesce a creare mondi diversi e paralleli… mi perderei a parlarne, pensando ai ritmi ossessivi che John Carpenter ha composto tante volte per i suoi stessi film, alla nobilitazione che un genio come Brian Eno ha fatto con i suoi commenti persistenti per il Dune di Lynch o per The Lovely Bones di Jackson, alle sonorità electro-pop dal gusto vintage e citazionista della soundtrack della fiction Netflix Stranger Things, alle ballate country e solitarie, che poi si aprono in tristi sinfonie, che Jeff Russo ha composto per le tre stagioni del serial Fargo di Noah Hawley, all’iconicità dei sintetizzatori dei Goblin nel miglior Dario Argento, all’allucinazione psicadelica del tappeto sonoro che Jeff Martinez ha creato per Nicolas Winding Refn ed il suo The Neon Demon e potrei andare avanti all’infinito, perché concordo con te quando dici “[…] Ma può un film piacere e farmi emozionare solamente per i suoi ultimi minuti… ebbene si […]”.

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  3. Sei formidabile e geniale, mi piace tantissimo l’idea delle esclusioni … ed è vero ci vuole coraggio, ma quello non ti manca kasa.
    A me piacciono musiche e colonne sonore quando dettano un’atmosfera precisa e puntuale e mi suscitano emozioni che spesso esaltano e superano talvolta la pellicola stessa. Un pensiero mi va dritto dritto ai film di Sergio Leone e ai bellissimi pezzi di chitarra in essi contenuti, parlo dei mitici western che dettavano atmosfere che neppure i cineasti americani erano riusciti a riprodurre. Penso dunque alle magie di Morricone e alla chitarra di Bruno Battisti D’Amario nonché al famoso “fischio” di Alessandro Alessandroni (di recente passato a miglior vita), al suo labbro naturale e al suo segreto con “poca aria e molto sound” come lui stesso amava raccontare.
    La genialità di inserire il brano Granada di Albeniz (un brano classico per eccellenza) nella parte più romantica e sensuale di “Vichy Cristina Barcelona”, facendolo suonare ad un Falmenco come Emilio de Benito che lo ha trasformato in un incantevole brano dall’atmosfera passionale.
    Piccola digressioni musicali che nulla entrano con la tua classifica kasa e che s’intende non vedo l’ora di leggere.
    Ho scritto di getto spero di non aver detto st…
    a presto

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    • Quanto ci assomigliano Fed, malgrado si venga evidentemente da mondi lavorativi e creativi diversi, perché ci accomuna una sincera passione per quella bellezza artistica che spesso si annida nei particolari, nel dettaglio non ovvio ma altrettanto rivelatore, come i tuoi scatti, dove l’eleganza della composizione, non si ferma mai ad una banale simmetria centristica (per molti già una conquista dal delirio del selfie fino allo scatto da cartolina), ma cerca nella composizione dell’inquadratura un significato altro, un seme che comunichi un’idea partendo da un oggetto, un volume, un corpo presente.
      Per questo, anche se a chi leggerà la mia classifica, sembrerà il contrario, il vero coraggio l’ho dovuto impiegare per selezionare non già le musiche e le colonne sonore che hanno secondo me creato davvero nuovi mondi e nuove emozioni, ma quelle più ovvie e rinomate, perché il concetto stesso di main theme è di per sé una forzatura mainstream, un elemento presente quasi solo in produzioni importanti, per lo più popolari (aggettivo che non deve far pensare a forme d’arte scadenti, perché anche capolavori assoluti del cinema, come la “La corazzata Potëmkin“, più noto di nome che davvero visto, è un film popolare pieno azione e melodramma e della durata di non più di un’ora e mezzo, anche nella sua versione integrale).
      Si, è stata una scelta di campo, che mi ha fatto escludere in partenza ciò che normalmente in una musica da film mi fa davvero volare via con il cuore ed il cervello: non hanno un tema principale colonne sonore come la sinfonia di note dolenti country e western di Ry Cooder scelte da Wenders per il suo Paris, Texas, così come non lo hanno nemmeno il tappeto di musica elettronica con cui Bruce Smeaton ha contaminato i lamenti degli aborigeni australiani nella soundtrack dell’iconico Picnic at Hanging Rock e nemmeno si può identificare un brano principale nel commento musicale creato da Carmine Coppola in un film come Apocalypse Now, dove la sequenza più visionaria è probabilmente quella iniziale e paradossalmente riassuntiva, contraddistinta dalla manipolazione del brano The End dei The Doors
      Tutto questo universo di brani e composizioni per il cinema non poteva trovare spazio nella mia classifica, perché appunto privo, per scelta, di un main theme…
      Una sfida che ho accolto volentieri e che alla fine mi ha divertito!

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      • Grazie per le sempre belle parole che hai per i miei lavori, non sai quanto apprezzo!! Ma come hai ragione … ricerca e cura del dettaglio ci accomuna ed appassiona. Vista l’ouverture sulle esclusioni che detti, non resta che tenersi la curiosità fino al prossimo capitolo!!

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  4. Non mi aspettavo una classifica da parte tua! La curiosità è salita alle stelle dopo questa notizia ma anche se dovrai sceglierne 20 credo che sarà una bella impresa. Ci sono diversi film che mi hanno incantato per le loro colonne sonore e penso che sarà una sfida. Aspetto con ansia il prossimo articolo!

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    • Ciao Butch!!! Sempre un piacere sentirti!! Come ho scritto nelle risposte agli altri commenti, se avessi voluto fare una classifica delle più belle colonne sonore avrei avuto un compito arduo, ma farla di soli main themes è stato ancora più difficile… ma anche più divertente!!!

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  5. Ci sono pessimi film che hanno beneficiato di signore colonne sonore, quasi mai il contrario, o almeno non ricordo bei film con pessime colonne sonore. Mah, il cinema italiano sforna solo commedie di quarantenni macchietta, oppure robe saggio-filosofico-idealista, e qualche film demenzial-commedietta, niente altro. Meno male che molte produzioni estere vengono, ancora, da noi a girare qualche scena.

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  6. Dovresti fare il giudice di qualche talent-show, Kasabake, dico sul serio.
    Assiso su una poltrona dorata, osservi 3 minuti di performance e poi ne discetti per 3 ore di fila, raccogliendo ogni briciola d’arte – anche la più minuscola, magari disseminata pure involontariamente – del concorrente per sezionarla fino a ritrovare quel pulviscolo di magia che si nasconde nel bello
    Ovviamente sarebbe un talent-show senza spettatori, fatta eccezione di Lapinsù e qualche altro folle ermenauta, tuttavia sarebbe la cosa più bella trasmessa negli anni dal medium “freddo” per antonomasia, ovvero la televisione (McLuhan si rigirerà nella tomba per questa blasfema citazione…)

    Se la poesia parla alla mente, la musica parla al cuore.
    E’ per questo che le colonne sonore di solito più sono belle e meno ci rendiamo conto che esistano…
    Ricordo che il main-theme del gladiatore l’ho ignorato per anni, nonostante avessi visto il film almeno mezza dozzina di volte…

    Comunque qua, ormai, le mie chiacchiere stanno a zero: voglio leggere la classifica!!! E dal momento che ho trovato modo e tempo di leggere e rispondere adeguatamente solo con colpevolissimo ritardo, almeno ho la speranza di non dover aspettare troppo a lungo per leggerla!!!!

    PS: ho letto il post 3 volte, eppure non ho trovato la frase con un riferimento vicino a me o all’universo del personaggio con cui scrivo qui su WP… oddio, avrei trovato anche astrusissimi collegamenti che al confronto i “6 degrees” di Kevin Bacon impallidiscono… ma ho ritenuto opportuno secretare tali pensieri relegandoli all’aneddotica più triste che tiro fuori solo dopo la quarta birra della serata…

    A proposito, alla salute, amico mio!!!!

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    • Ah, ah, ah, carissimo e stimatissimo amico… la dedica a te, effettivamente assai nascosta, risiede il quel momento d’incontro tra cultura alta e cultura bassa, tra linguaggio di corte e linguaggio di piazza, tra arte autorale e mainstream, tra emozione ed intelletto, tra film di ricco budget e produzioni fatte in casa, in quell’intersezione tra le tante forme d’espressione dove comunque alberga la sincerità.
      In quello strano posto, frequentato solo da bella gente come noi, che rispetta le opinioni di chi stima anche quando non le sottoscrive, dove i film di David Lynch si siedono affianco di quelli di Bud Spencer e Terence Hill, coppia che so da te essere molto amata ed alla quale ho voluto rendere il giusto omaggio nel raccontare di come un tempo il nostro cinema italico avesse artisti musicali per il cinema, tanto dignitosi da sapersi piegare alle esigenze della pellicola, fosse essa “L’ultimo imperatore” o “Altrimenti ci arrabbiamo”.

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      • Orsù, le musiche dei film di Bud Spencer e Terence Hill (penso ad esempio a quelle di Miami Supercops o del capolavoro Altrimenti ci arrabbiamo) sono titaniche!!!!!!
        Ignoravo chi li avesse composte ma tu, prontamente, hai colmato anche questa lacuna 😀

        Dacci dentro con la chart, però, che ora tutto il popolo di WP è in fermento 😉

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        • Come amava rispondere Pazuzu, il demone impossessatosi della bimba Regan nel primo The Exorcist, ogni volta che padre Karras gli faceva pressione per parlare con l’anima prigioniera, anch’io ti risponderò: “Nel tempo…“.
          Scherzi a parte, era già programmata a sette giorni di distanza…

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  7. Pingback: Movie Music Main Themes: my Top 20 | kasabake

  8. Come sempre, riesci a far vibrare corde emotive nel mio pensiero, questa volta tra i ricordi. Il vinile di ‘The Bodyguard’ che mio patrigno mi regalò insieme ad un speciale ed inatteso giradischi, entrambi i primissimi miei. Adoravo tra i numerosi cassettes ascoltare ‘Tubular bells’ di Mike Oldfield oppure la Mahavishnu Orchestra e Joni Mitchell, tanti altri e soprattutto nelle ore notturne sonnecchiando tra una canzone ed altra.
    Buonanotte Kasa.

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