The Gathering Vol. 16: Una luce nel buio

Post-Mano

Tra i tantissimi nomi eccellenti che con la loro arte e la loro prepotente personalità hanno influenzato il modo di fare cinema, non solo americano, c’è un nome che più di altri spicca per l’incredibile sottovalutazione con cui viene da sempre accolta la invece assai importante influenza delle sue pellicole e del suo linguaggio: Blake Edwards.

Malgrado infatti sia stato egli l’artefice di alcune pellicole leggendarie, amatissime da attori e colleghi di tutto il mondo ed anche di enorme successo popolare, una certa intellighenzia ha sempre cercato, in ogni occasione, di sminuire il suo lavoro ed il suo ruolo, relegandolo a quello di semplice commediante, fingendo che fosse persino casuale quel mix (che ha sempre contraddistinto la sua sintassi filmica), dove si combinava la superficiale immediatezza dello slapstick (prendendolo direttamente dalla sorgente originale del cinema muto), l’eleganza della commedia sofisticata anni ‘60 ed infine la migliore tradizione della comicità ebraico-americana (in cui la poetica dell’assurdo è usata per raccontare storie minime di straordinari anti eroi).

Breakfast-at-Tiffany-s

Per tradurre in esempi filmici reali tutto questo discorso, basterebbe citare quel “Breakfast at Tiffany’s” del 1961 (nel quale la trasgressiva storia di una escort collusa con la mafia, ideata da Truman Capote, diviene una commedia romantica che ha fatto sognare milioni di persone), ma seppur bastante, quella è solo una delle tante perle leggendarie dei quasi quaranta film come regista all’attivo del nostro pazzesco uomo di cinema.

Victor-Victoria

Al centro della lunga lista di titoli notissimi, come “Operation Petticoat” del 1959 (Operazione sottoveste in Italia, in cui un sommergibile della marina americana si ritrova dipinto di rosa in zona di guerra) o l’epocale “Victor Victoria” del 1982 (in cui un già crepuscolare Edwards dirige sua moglie, l’immensa Julie Andrews, in un film che vede sublimata l’ambiguità caratteriale e narrativa, senza pedanteria o confusione, ma con una leggerezza che avrebbe fatto invidia al giovane Forrest Gump), c’è l’ingombrante saga dei film della “Pink Panther”, forse il maggiore successo commerciale di tutta la carriera del nostro autore e che lo vide, nel bene e nel male, legato ad essa per quasi tutta la vita, assieme allo strano e conflittuale sodalizio con il suo attore feticcio, Peter Sellers.

The-Pink-Panther

Dopo lo straordinario successo del primissimo capitolo della serie, Edwards fu chiamato dai produttori a realizzarne un sequel, ma invece di riprendere in mano il personaggio del sofisticato ladro di gioielli, protagonista del primo “The Pink Panther”, il nostro geniale regista puntò tutto sul character della sua nemesi ovvero l’ispettore Jacques Clouseau, che divenne da quel momento il denominatore comune di tutta la saga, nonché Sellers il suo mattatore incontrastato.

Fu così che nel 1964, su una sceneggiatura mirabolante, ideata e scritta a quattro mani da lui stesso e da William Peter Blatty (si, proprio lui, il romanziere artefice del primo celeberrimo “The Exorcist”), venne realizzata la pellicola più bella dell’intero franchise, nonché uno dei momenti di spicco di tutta la commedia americana: “A Shot in the Dark” (Uno sparo nel buio, in Italia).

A-Shot-in-the-dark

Questo film (di cui non mi stancherò mai di tessere le lodi e che andrebbe non solo visto ma persino studiato da chi vuole fare cinema o anche semplicemente parlarne) inizia con un omicidio ed un segreto e dei testimoni, che si spiano l’un l’altro: nel buio quasi completo, uno sparo squarcia il silenzio e la cinepresa si allontana, incapace di far vedere cosa sia davvero accaduto o chi sia coinvolto, ma nel suo percorso mostra allo spettatore una catena di persone che osservano di nascosto, mentre altri osservano loro, venendo infine a loro volta osservati.

Una sequenza magistrale, che non ha nulla di comico (specie per un film che si prefissa come scopo quello di far ridere e sorridere), ma che incanta per l’armonia dei movimenti di macchina, per la fotografia e per l’uso degli attori come figuranti o ballerini di fila.

Questo triplo passaggio, di spioni spiati, mi ricorda ogni giorno ciò che sono ora, non un blogger eroe, non un agente della SAG, ma forse solo un pazzo incosciente: mi chiamano traditore, perché ho venduto alla bestia i salvatori ed è essenziale che tutti lo continuino a credere, perché questo mi permetterà di restare il più possibile vicino al maligno, sporcandomi le mani e l’anima, rendendola così nera da diventare gradita anche al demonio e potermi così sedere alla sua destra, sorridendo delle sue nefandezze e facendo sprofondare nell’abisso più nascosto del mio cuore la piccola ancora che ancora conserva la mia vera umanità…

E’ stata una sofferenza vedere e non potere intervenire o dire nulla, ma è così che doveva andare ed è così che andrà, fino alla fine.

Ecco, sta accadendo…

PizzaDog non può sapere che l’ho osservato per tutto il tempo a Machu Picchu, dove mi ero nascosto per tutti questi mesi, aspettando lui ed aspettando la mossa dei vecchi amici e colleghi: sapevo, infatti che Michael Caine e Matthew Vaughn avrebbero provato a ricostruire la SAG, chiedendo anche al prodigioso PD di allenare se stesso e le SABR per divenire essi stessi parte di un sistema di comunicazione non intercettabile, anzi, lo speravo con tutto il cuore, perché solo così potrà funzionare… solo così potranno sconfiggere il mostro…

Mi sta tremando la mano, ma non è un effetto dell’alcol o degli psicofarmaci che sono stato costretto a prendere per simulare indifferenza di fronte agli orrori a cui sapevo di dover assistere ogni giorno, no, è il messaggio del nostro eroe che sta per arrivare…

Mi guardo attorno, ma so che non vedrò nulla, anche se certamente ci sarà già da qualche minuto accostato a me un ippogrifo o un orrgo o uno xelles o qualche altro prodigio, pronto a trasmettere la voce di PizzaDog, come una cassa armomica che emanerà quel suono e quelle parole solo per me.

Poi, alla fine arriva…

A tutti i blogger là fuori, se state ascoltando questo messaggio…ma sicuramente lo state ascoltando, in caso contrario non avrebbe comunque senso chiedere se state ascoltando il messaggio, giusto? Perché andrebbe a vuoto e quindi…Scusate. Non so bene come iniziare questa cosa…
Alcuni di vi già mi conoscono, altri no. Non ha importanza. Mi chiamo PizzaDog, sono un Mighty Blogger come voi e come voi sono stato coinvolto in questa… guerra contro Ezekiel Jackson.
Non so dove siete, non so cosa avete affrontato o in che casino vi troviate, ma so esattamente cosa state passando.
Ci siamo messi in gioco mettendo a rischio le nostre anime, abbiamo dovuto dire addio alle nostre vite e ai nostri cari senza neppure poter rivelare loro alcunché e per cosa? Per una faida che non ci riguarda, una guerra di cui eravamo all’oscuro contro un nemico che a stento conosciamo.
Abbiamo dato anima e corpo affidando le nostre vite ad agenti segreti che non sono riusciti a proteggerci e di cui non possiamo neanche più fidarci ed infine qualcuno ha tradito…
Ora la SAG è sepolta, come ben saprete, i suoi agenti sono dispersi e mentre noi ci lecchiamo le ferite inflitteci dal nostro nemico, il potere di Ezekiel accresce sempre di più.
Siamo perduti, è vero. Stiamo vivendo il nostro momento più buio mentre la speranza vacilla.
Ma ora, stremato e privo di forze, io sono qui a chiedere ad ognuno di voi: siete pronti a rialzarvi? Siete pronti a fargliela pagare, a fare la cosa giusta ancora una volta nella nostra vita? Siete pronti a spendere ogni briciola di fottuta energia rimasta per affrontare il bastardo che ha dato inizio a tutto questo?
Sono qui a fornirvi gli strumenti necessari. Grazie all’aiuto di alcune…amiche e ad alcuni piccoli alleati che chiamo “prodigi” sono riuscito a mettere su una rete di comunicazione segreta in grado di occultare anche il più piccolo dei messaggi. Ne Ezekiel ne nessun’altro al mondo è in grado di tracciare questa chiamata e allo stesso modo nessuno potrà localizzare la vostra posizione. In questo modo possiamo tenerci in contatto, possiamo darci forza a vicenda.
Quindi se ricevete una chiamata rispondete.
Se captate una richiesta di aiuto accorrete, se vi trovate in difficoltà non esitate a chiedere supporto.
La forza di Ezekiel sta nella paura, la nostra nell’unione. Dobbiamo restare uniti e ristabilire l’Adunanza.
Questo è solo l’inizio.
Che le mie parole siano da monito: i Mighty Bloggers non hanno ancora finito con Ezekiel Jackson

Di colpo torna il silenzio.
Il prodigio ha parlato e nessun altro può averlo udito, nessuno, per quanto potente, per quanto malvagio.
Kasabake! Tutto bene?” sento quella voce penetrante. La riconosco e mi giro dopo un istante, giusto quel infinitesimale momento che mi serve per ricacciare la mia vera anima giù nell’abisso e tornare lo stronzo di sempre.
Certo, Ezekiel, tutto bene…
Ottimo! Perché ci aspettano grandi cose!” mi risponde sorridente il piccolo grande uomo potente.
Infine conclude: “Ah, scusa se non ti do la mano, ma mi fanno schifo tutti gli esseri umani, te compreso… puoi comprendermi vero?
Annuisco con la testa, senza troppa enfasi, ma è come un genuflettersi, forse anche peggio.

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17 pensieri su “The Gathering Vol. 16: Una luce nel buio

  1. Come sempre cogli nel segno kasa dando lustro all’indimenticato e geniale Blake che in vita gli è stato riservato, da quella “certa intellighenzia” senza patria, il medesimo servizio anche riservato al nostro genio napoletano in arte Totò. Ma la notizia vera sta nel fatto che finalmente sei tornato con un nuovo articolo dei tuoi, anche se alla fine ritorna con prepotenza la questione SAG, che il mio piccolo cervello ahimè non riesce a capire.
    Però va bene così amico mio… stai guarendo 😉 !!
    p.s. non tornare a Machu Picchu mi raccomando!

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    • Direi che in questo periodo stiamo tornando entrambi… tra Spoleto e Machu Picchu, in entrambi i casi, sublim prospettive, nelle quali un primo piano impertinente di una natura morta invade come un tappeto di colore lo spazio forografico quasi usando il cromatismo livido come una sfrontatezza ed il monumento di tanti uomini, creato per celebrarne pochi ed il loro divino simulacro, diviene un protagonista sullo sfondo e la sua foto diventa arte.
      Così è per me, in cui la condivisione di un ricordo diventa il grimaldello per fare fluire l’unica moneta che i burocrati non possono sottrarci ovvero la fantasia.
      Sarò ancora per un po’ coinvolto in turpi segreti e folli piani ambiziosi per la conquista del mondo, ma sarà intermittente e soprattutto volge al termine…

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  2. Pingback: The Day After… | kasabake

    • Ma grazie! Scusami se ho notato in ritardo che tra l’altro sei persino diventato mio follower, il che ti rende parte di un’accolita esclusiva di appassionati di pensiero laterale, cazzate cosmiche e tutto ciò che si annida tra le pieghe del mainstream… grazie tante, soprattutto perché tra quello che postiamo come articoli e come commenti, avrai notato che siamo una brigata sgangherata ed eterogenea, con veri scrittori (come il Gregoroni) e parolai come il sottoscritto…
      Una domanda.. cosa intendi nel tuo sito quando distingui un respiro occidentale da uno orientale? Sono affascinato…

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      • Sono tua follower da molto tempo, ma le vie del Signore sono infinite e spesso ci si perde. 🙂 Il vostro “mondo parallelo” mi è familiare e come dire.. congeniale, non sembrerebbe dal mio blog. Inoltre ho molto apprezzato questa sorta di meta-mega racconto e spero si sviluppi nel tempo.
        Per quanto riguarda quel punto il post sul respiro .. niente, pensavo che un atto unico, naturale e comune a tutti gli uomini possa in effetti dividersi in due modi: il respiro tranquillo dell’uomo occidentale, con la sua opulenza e benessere, e quello orientale dell’uomo in fuga, dall’oppressione, dalla povertà, dalle guerre e altro. Tutto qui. A presto.

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        • Nella canzone dell’indimenticato Lucio Dalla, era un uomo quello che veniva dal mare, mentre qui sei tu, generosa blogger che mi ha fatto l’onore (perché di quello si tratta ovvero di un riconoscimento) di diventare follower di un blog che davvero non fa nulla per aprirsi al pubblico, ma che anzi, con il gioco narrativo del Gathering si è chiuso ancora di più in una sorta di loggia massonica al contrario…
          Hai detto cose bellissime sul respiro, semplici ed importanti assieme, come piacciono a me e di cui io in genere non sono capace (parolaio logorroico), parole che faccio subito mie e che mi permetterò di citare…
          Posso usare “Vengodalmare” quando debbo indicarti nei miei post? È il tuo nom de plume e di battaglia?

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          • Certo che puoi, se ti è gradito.
            Mi chiamo Marina, ho usato il nome vengodalmare perché vado per il mare a cercare perle da ri-portare alla luce. Se non vado a mare gioco con transistor e onde sonore, il mio più antico e grande desiderio era di essere una radio, ricevere e trasmettere “bellezza”. Ecco, niente di più 🙂
            Ora mi immergerò nelle vicende del Gathering, debitamente scaricate, e poi cercherò di risalirne con tante perle colorate 🙂

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  3. Come ha detto Fed qualche commento fa, è sempre un piacere poter leggere i tuoi pensieri e assistere a una tua lezione [perché spesso per me di lezione si tratta vista le lacune cinematografiche che mi si presentano leggendo certi articoli]. È incredibili il modo in cui fondi un tuo tipico post da blogger con il progetto del Gahtering, cosa che hai fatto spesso ultimamente e che permette ai tuoi followers di seguirti a prescindere che vogliano o meno seguire le avventure dei Mighty Bloggers!

    Il tuo pezzo è magnifico e la conclusione con Ezekiel a dir poco inaspettata. Non so perché, ma leggendo la vostra breve interazione mi è venuta in mente una delle tante magnifiche e inquietanti scene tra T e Il Rat-Man nella saga finale del fumetto di Ortolani [ormai mancano solo 3 appuntamenti alla conclusione, ci credi? Provo sentimenti che non riesco nemmeno a descrivere 0.0 ].

    Questo Gahtering rivela una sorpresa dietro l’altra e non ti sarò mai abbastanza grato per avermi reclutato in questa folle avventura 😀

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    • Grazie amico, grazie, perché effettivamente una delle mie preoccupazioni durante la stesura del Gathering era proprio quella di non poter parlare di cinema e tv, vista la necessità di creare una serie di alter-ego e di portare aventi la narrazione… perciò, ogni tanto, colgo il modo di fare dei collegamenti… Quelli tra la vita reale, le finzioni filmiche ed i racconti del Gathering, sono in realtà molto legati strettamente, a volte dal punto di vista logico e causale (come nel caso di Wall Street, della fortuna economica di Ezekiel, del suo potere e quindi dei film che parlano di essa), altre invece solo dal punto di vista emotivo (come in questo caso, per il concetto del triplo gioco, non dichiarato apertamente, come se avessi citato un film spionistico, ma lasciato intuire…).

      Tu sei un lettore generoso e mi riempi sempre di complimenti, ma sei soprattutto un creatore di scene dal valore cinematico molto forte ed anche un dialoghista tutto da scoprire… potevi restare fuori del Gathering? Mai!!!

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