The Gathering Vol. 14: Countdown -2

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Buongiorno a tutti!
Continua il conto alla rovescia per il Season Finale ed io continuo ad incollare un documento dietro l’altro, cercando di mantenere un certo ordine nell’esposizione di tutto lo “zibaldone” lasciatomi in eredità da Kasabake (oddio! Eredità… Detta così, sembra sia morto, invece sta benissimo… l’ho sentito giusto ieri… Ma forse non dovevo dirlo, vabbè…).
Andiamo dritti al sodo, perché oggi abbiamo: un nuovo Capitolo, un Fake Chronicle ed un Chronicle vero… Insomma, davvero tanta roba!
Buona lettura…


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Se ci si trova a Dublino, nell’importante arteria di Dame Street e la si percorre a piedi, in direzione del Palazzo del Parlamento, restando sul marciapiede di sinistra, ad un certo punto, all’altezza dei numeri civici 30 e 28, possiamo vedere aprirsi un vicolo stretto, posto esattamente in mezzo al locali del bookmaker di scommesse online Boylesports e la squallidissima taverna ristorante del Mercantile Hotel: è una specie di tunnel, quasi invisibile se si procede a passo spedito, ma segnalato in terra anche da una bizzarra serie di piastrelle, poste in quadrato sulla pavimentazione e raffiguranti la testa di un cervo.
Quella è un’antica segnalazione, grazie alla quale i viandanti, di epoche senza navigatori GPS, potevano essere certi di aver trovato il luogo preciso in cui svoltare, inoltrandosi nello stretto corridoio dentro al caseggiato e sfociare quindi, dopo pochi metri, nella storica stradina di quartiere chiamata Dame Lane e là, alzando gli occhi, si può ancora oggi vedere, in tutta la sua magnificenza, il vetusto ed austero palazzo dello Stag’s Head, verosimilmente il più bel pub della città di James Joyce, il cui ingresso principale si trova proprio al numero 1 della strada all’angolo, ovvero l’altrettanto storica Dame Court.

Malgrado sia da molti anni divenuto una meta turistica assai conosciuta (anche a seguito della pubblicità fatta nel web dal nuovo proprietario, la catena di pub irlandesi Louis Fitzgerald), questo locale mantiene assolutamente intatti sia l’arredamento che le decorazioni d’interni, nonché il fascino indiscutibile dei veri locali dublinesi, sempre in penombra e risuonanti durante il giorno (quando ossia non viene suonata musica dal vivo) solo delle voci degli avventori e del rumore che fanno i tanti boccali in vetro appoggiati sui lunghi banconi di legno.

Un pomeriggio di fine Novembre 2016, fermo, nel bel mezzo di Dame Court (praticamente una strada pedonale, se si esclude il via vai dei camioncini che consegnano i fusti di birra), Matthew Vaughn osservava compiaciuto lo sparuto gruppo di persone che a quell’ora stavano in piedi, fuori del locale, appoggiati ad un paio di botti di legno ornamentali, sorseggiando pinte di Guiness.
Sollevò quindi lo sguardo verso il caratteristico bovindo (finestra leggermente protesa all’esterno, come un piccolo balcone serrato ad arco) dal telaio in vernice azzzurra, dove incrociò il volto sornione ed imperturbabile di Michael Caine, che lo attendeva in una delle sale al primo piano del pub.
Dopo pochi passi veloci sul legno scricchiolante delle scale, il nostro regista londinese entrò nella stanza, per incontrare il suo appuntamento di quel giorno.
Michael…
Matthew…
Cosa stai bevendo?“, chiese Vaughn sorridendo.
Whiskey“, rispose Caine, alzando il suo bicchiere e guardandolo in controluce, “Malgrado qui ci siano molti più giacimenti di torba che non in Scozia, i maltatori irlandesi usano come unico combustibile solo il loro caro, vecchio e sporco carbone per tutto il processo… Libero dalle note affumicate, il profumo dell’orzo e del malto resta più leggero…
Ma pensa…” osservò con una punta di sarcasmo Matthew, che poi aggiunse: “Conosco la storia di un colonnello che era solito affermare – Per fare colazione ho bisogno di tre cose: il cane, una bistecca e una bottiglia di whiskey; la bistecca la mangia il cane -…”
Si, è un racconto popolare del Kentucky e questo già ti dovrebbe dire tutto: quando un’abitudine viene dai tuoi amici delle colonie puoi essere certo che non sia degna di nota… Ad ogni modo, io non ho un cane, anche se non penso sarebbe oramai un gran fastidio, visto che alla mia età mi alzerei certamente prima ed anche più volte di lui per pisciare… siediti Matthew, mi dà ansia vederti in piedi, a fissarmi con quella montatura da ragazzino fuori tempo…

Siccome questo non è un romanzo, sfonderemo qualche quarta parete (come direbbe il nostro amato Deadpool!) e faremo finta di essere in un film, di quelli belli, che si sanno prendere i loro tempi: così ora ci spariamo tutti assieme una bella carrellata all’indietro, per un piano-sequenza fatto con una steadycam che, partendo da un’inquadratura molto ravvicinata dei nostri due amici seduti ad un tavolino, vicino alla finestra, comincia poi ad allontanarsi da loro, senza musica, ma con la pista sonora piena solo dei rumori ambientali ripresi dal vivo, a coprire anche il dialogo dei due uomini di cinema, i quali si comprende stanno discutendo accanitamente, quindi attraversiamo a ritroso tutta la stanza, passando vicino al piccolo bar del piano superiore del pub, dove un barista sta scartando un sandwich dal suo involto protettivo in plastica, poi  da lì curviamo e scivoliamo elegantemente, senza ondeggiare, giù per le buie scale di legno, ai piedi delle quali percorriamo tutto il lungo androne che costeggia il bar principale ed infine usciamo in strada, senza fermarci mai, senza stacchi, fino al centro della strada, da dove inquadriamo tutta la facciata del pub e qui terminiamo la nostra sequenza, ma solo dopo che un paio di facchini siano transitati da una parte all’altra del campo cinematografico, trasportando rumorosamente dei fusti di birra…
Per chi non se ne fosse accorto, abbiamo praticamente copiato uno delle scene più celebri della storia del cinema e precisamente quella realizzata da Hitchcock nel suo capolavoro indimenticabile “Frenzy”, ma tanto non ci ha visto nessuno…

Con questa divagazione, vi ho anche risparmiato il lunghissimo dialogo di Caine e Vaughn, pieno di battute salaci, con cui i due amici si aggiornarono sulla terribile situazione in corso: vi dirò soltanto che quel pomeriggio, allo Stag’s Head, fu in qualche modo compiuto una specie di “secondo tradimento” o piuttosto, secondo Caine, un tentativo di raddrizzare i torti…

Sappiamo tutti, infatti, che il malvagio Ezekiel aveva da tempo appreso, dallo stesso Kasabake, dell’esistenza degli Earth’s Mightiest Bloggers ed anche della Grande Adunanza a cui si stavano preparando ed in qualche modo conosciamo alcune delle conseguenze più immediate di tale “tradimento”, non ultima la compromissione del luogo dell’incontro inizialmente scelto da PizzaDog (come testimoniato dal secondo chronicle di Gianni).
Abbiamo anche dato tutti per scontato che Michael Caine avesse approvato la complessa e pericolosa strategia di Kasabake (i cui dettagli, affatto ovvi, verranno scoperti da Lapinsu e Wwayne, durante le loro “notti parigine”, delle quali potremmo leggerne le cronache, se mai verranno ritrovati i diari smarriti dei due blogger, attualmente al sicuro nella casa di Léa Seydoux, dopo che Jean Reno li ebbe aiutati ad uscire dal carcere in cui la gendarmiere di Parigi li aveva rinchiusi), ma questo fu vero solo all’inizio, prima che le cose precipitassero.

Il leader supremo della SAG non poteva sopportare che tutti i suoi agenti fossero costantemente in pericolo di vita, sparsi in giro per il mondo, al seguito dei blogger eroi e soprattutto nell’impossibilità di contattare la sede per ricevere aiuto o istruzioni (ricordate il “SAG Classified Report – Nr. MC 1933”, con cui lo stesso Caine avvisò ogni agente che l’head office era compromesso ed ordinava a tutti di non fare più rapporto?).
Insomma, era per lui arrivato il momento di trovare un sistema per ripristinare al più presto le comunicazioni e stabilire pure una nuova strategia d’azione, senza però compromettere il piano principale di Kasabake…

Per farlo, Caine sapeva che doveva smantellare la vecchia SAG e crearne una nuova, clandestina ed occulta.
Sapeva anche che, ancora una volta, tutto sarebbe dovuto partire dallo stesso blogger con cui ogni cosa era iniziata, grazie ad una qualità che il nostro eroe non aveva mai ancora sufficientemente sfruttato, ma di questo si sarebbero occupati lui e Matthew a Machu Picchu, in Perù, durante quello che l’ignaro PizzaDog pensava fosse solo un viaggio di famiglia….

Sarebbero riusciti a convincerlo? Allo stato attuale, infatti, il cosiddetto tradimento di Kasabake lo aveva sconvolto e rinchiuso in sé stesso…
Vaughn propose allora di usare un potente incentivo: “Useremo un potente incentivo! Qualcosa a cui PizzaDog non potrà dire di no…
Caine guardò perplesso il suo interlocutore (siamo di nuovo nel pub e l’inquadratura è tornata fissa al tavolino), quindi gli chiese: “Cosa hai pensato?
Matthew Vaughn alzò il bicchiere pieno di whiskey e sorrise compiaciuto: “Useremo le SABR… Nessuno resiste alle SABR!
Di tutta risposta, Michael Caine alzò anch’egli il suo bicchiere, sorridendo al suo amico londinese ed alla malizia del suo piano.


Mamma mia, quante cose stanno capitando, ma fortunatamente ho il mio murales sinottico che mi aiuta! La mia bella parete della camera da letto, con tutti i miei appunti e gli scarabocchi e le frecce e… beh, vedrete…

Adesso è la volta del fake chronicle di cui vi parlavo all’inizio, ossia del primo diario di Shiki, scritto sulla base dei suoi ricordi ma redatto dalla penna di Kasabake (che si assume, perciò, tutta la responsabilità delle eventuali stronzate scritte e non addebitabili quindi in alcun modo all’insigne collega blogger…).

Se vi ricordate (se no, ve lo ricordo io!), avevamo lasciato Shiki e Butcher mentre si stavano per trasferire di gran carriera in una casa sicura, accompagnati da Takeshi Miike ed Ellen Page…

Ecco, in quella casa della SAG sono effettivamente arrivati, ma quanto fosse davvero “sicura”, beh, lo scoprirete da soli…
Buona lettura!


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la-scala-a-chiocciola

Non so davvero per quanto ancora le mie gambe potranno reggere questo ritmo forsennato, anche se al momento non mi sembra nemmeno di averle attaccate al corpo: un salto dopo l’altro, un gradino dopo l’altro, come arti meccanici di un robot che versa e pigia la pasta secca nei sacchetti di una catena di montaggio industriale, così vedo i miei piedi che si muovono ritmicamente ad una velocità pazzesca, scendendo lungo questa interminabile scala a chiocciola, in una specie di immenso pozzo senza fondo.
Non ho nemmeno idea di quante ore o minuti siano davvero trascorsi da quando ho iniziato a correre, perché sia il tempo che lo spazio nel mio mondo alternativo si esprimono con geometrie differenti: so soltanto che devo scendere e che lo devo fare di corsa, perché questo è l’unico modo che conosco per raggiungere la mia meta e salvare il mio compagno ed i miei nuovi amici.

Mano a mano che vado più giù, anche l’ambiente tutt’intorno si modifica, come se fossi in una torre dentro una grande città e ad ogni livello che raggiungo, squarci di luce e spazi amplissimi si aprono tutto intorno a me, per poi scomparire, sostituiti da una nuova oscurità.
Mentre tutti i miei sensi si stanno appiattendo su una specie di enorme barriera protettiva della mia stessa psiche, io comincio a provare quella ansiogena sensazione di depersonalizzazione con cui ho imparato a difendermi nella vita quotidiana, anche se adesso mi sembra tutto diverso, tanto che persino il toccare la ruggine di cui è ricoperta la ringhiera della scala non mi rimanda la prevedibile ruvidità del ferro, ma il caldo appiccicoso di una specie di lanuggine pulsante, come se con le mani passassi sopra della carne viva.

Non provo alcuna paura, perché quello che ho davanti a me è soltanto il mio compito: ho la massima chiarezza di cosa debbo fare e non solo perché me lo ha urlato nella mia stessa lingua, con tutto il fiato che aveva in gola, quel pazzo scatenato di Takashi Miike (“Shiiiikiiiii!!! Corri!! Valli a prendereee!!!”), ma soprattutto per lo sguardo che mi ha lanciato Butcher, prima che i suoi occhi roteassero all’indietro e con essi tutto il pavimento, che si è ribaltato di 180 gradi, senza che nulla cadesse, né i mobili né le persone appoggiate su di esso ed il sole è tramontato di colpo e la luna è sorta e le stelle furono inghiottite da una notte che non esisteva su alcun orologio, mentre gli enormi ciclopi a quattro braccia, che tempestavano di pugni la porta di acciaio temperato della casa sicura, dove ci avevano portato Takashi ed Ellen qualche tempo fa, facevano un frastuono infernale cercando di entrare.
Il mio compito è quello di cercare aiuto nell’altro mio mondo, attraversando la nebbia che vedo ogni giorno davanti ai miei occhi, entrando negli specchi in cui mi rifletto senza riconoscermi, scansando l’esercito di automi da cui mi sento circondata, mettendo a fuoco la realtà attraverso la percezione costante di un sogno che diventa incubo ed infine arrivando di spalle al nemico e colpirlo, senza alcuna pietà, perché si, in questo mondo io sono armata e lo sono anche in modo letale.

Come Trilce e come Liza, anche Butcher, con i suoi poteri da onironauta, ha visto la corsa disperata di Blackgrrrl nella stazione ferroviaria di Manchester e quelle lacrime che evaporavano sotto l’insopportabile calore demoniaco, non appena le uscivano dagli occhi: grazie a lui, ho potuto vedere tutto anch’io ed adesso mi sento nella stessa situazione emotiva della nostra eroica dominatrice delle fiamme, ora che sto correndo per le scale, disperata e determinata assieme, mentre intanto ripenso alla tragica e sublime ironia del mio destino: reietta e malata, rinata a nuova vita come una farfalla e poi infine preda ambita destinata a fuggire.

Ho passato una vita, infatti, pensando di essere sbagliata, come un giocattolo rotto o un orsacchiotto di peluche a cui hanno cucito per errore il sorriso all’incontrario: anni ed anni a sentirmi l’oggetto della domanda che ogni genitore di un figlio affetto da autismo si pone ed ossia “Perché a me?”, anni in cui da sola ho cercato di sforzarmi a parlare quanto gli altri, a fare calcoli matematici che non mi riuscivano, a concentrarmi su suoni che non udivo tanto da far pensare agli altri che fossi sorda per poi scoprire che la mia ripetitività e la mia incredibile loquacità sporadica erano solo un modo per mappare il mondo, come il sonar di un pipistrello o lo schiocco della lingua di un cieco che ricostruisce l’ambiente intorno a lui dal suono che ritorna indietro ed infine sentendomi finalmente liberata da quella spaventosa oppressione di ignoranza, per scoprire che esisteva un intero universo di conoscenze mediche e di esperienze da condividere e che come tale dovevo solo capire e riprendermi il primato straordinario del mio orgoglio per essere quello che ero ed accettare che sbagliata era la realtà che non voleva interfacciarsi con me e che la mia mente era bellissima, anche se gli altri vedevano solo la cicatrice che attraversava la radiosità del mio volto e del mio animo.

Poi, purtroppo, arrivò il grande convegno sulla neurodiversità promosso ed interamente sponsorizzato dalla JPMorgan Chase Bank, “AsperBoys and AsperGilrs, catch your future!”, dove mi recai baldanzosa: un sogno che diveniva realtà, con migliaia di invitati, una campagna stampa poderosa, alberghi, teatri e persino uno grande stadio di football, allestiti per accogliere sia gli specialisti del settore, invitati a tenere conferenze, sia il pubblico dei curiosi e dei veri interessati come me, con il mondo sorridente che sembrava volersi davvero aprire a nuove definizioni, spostando finalmente l’attenzione su modi atipici di pensare e di imparare, mettendo al bando la solita vecchia litania dei deficit, dei disturbi, e delle menomazioni, ma può esserci, per una preda indifesa, una trappola più dolce di quella lasciata da un cacciatore che dice di amarti, mentre ti sta pugnalando a morte, guardandoti dritto negli occhi?

Mi ricordo ancora come fosse ieri la gioia che avevo nel nel cuore, mentre giravo tra gli stand di quella specie di fiera delle vanità al contrario, in un caleidoscopio di poster e proclami ed intanto mi facevo rapire dai monitor sparsi un po’ ovunque, dove, ad esempio, si vedeva Harvey Blume, il carismatico giornalista di Wired, che sentenziava in modo emozionante “Chi può dire quale tipo di cablaggio sarà il migliore? Cibernetica ed informatica favoriranno un’organizzazione autistica della mente!
Mentre con le mie nuove amiche sghignazzavamo sui tanti, troppi, luoghi comuni con cui sono viste le persone autistiche (di cui, penso, i più insopportabili e buffi siano senza dubbio la tripletta “l’autismo è un disturbo molto raro”, “nessuna terapia è veramente utile perché non c’è nulla che si possa fare” ed infine il mio preferito “un bambino autistico è un genio incompreso”), mi sono fermata anche ad acquistare una t-shirt, con davanti la bellissima frase del grande Thomas Armstrong: “Un trifoglio non è un quadrifoglio con disturbo di deficit di foglia“.

Fu proprio in quel momento, tuttavia, all’apice dell’incontenibile felicità che stavo provando, mista ad un senso generale di liberazione, che le mie convinzioni vacillarono di colpo, fino al punto di sgretolarsi, il momento in cui scopersi la terribile verità, che si nascondeva dietro quell’enorme baraccone pubblicitario: mancò davvero pochissimo perché io non ripiombassi nel medioevo dei miei anni più bui e fu solo grazie a quella briciola di terra del mondo di Fantàsia, nascosta nel fondo delle mie tasche, a cui mi aggrappai tenendola così stretta da farmi male, che non cedetti alle lusinghe di quei melliflui ricercatori, di quegli scienziati da strapazzo, di quei millantatori che stavano fingendo di offrire aiuto e diagnosi veloci a ragazzi e ragazze come me, per poterli in realtà asservire più facilmente ed infine la pazza idea di divenire supereroi, per creare invece un esercito di schiavi succubi e potenti.
Grazie alle strade invisibili del mio mondo alternativo, riuscii ad avere accesso a tutti i luoghi nascosti dell’organizzazione del convegno e trovare le conferme di alcuni miei sospetti iniziali (avevo sin dall’infanzia imparato che, quando qualcosa appare troppo bella, forse nasconde il suo opposto) e poter così scoprire tutto il pazzesco complotto.

La mente perversa che stava dietro l’operazione di reclutamento sapeva di poter contare sulla duttilità di famiglie rese deboli dalla sopportazione e su plotoni di persone rese inoffensive da una vita di ghettizzazione: la sindrome o disordine di Asperger è infatti molto più diffusa di quanto la gente comune non pensi, per non parlare dell’intero spettro dei disturbi generalizzati dello sviluppo, tanto che gli studi di settore più accreditati parlano oggi di un’incidenza di 20-25 bambini affetti da Asperger su 10.000, tutti caratterizzati da alte abilità cognitive, la cui sapiente e pianificata manipolazione sin dall’età pre-scolare può regalare risultati pazzeschi ed ovviamente anche disumani.
La grandiosità del progetto e la sua immensa crudeltà non smettono ancora adesso di terrorizzarmi.

Quello che, però, tutti quei grandissimi pezzi di merda manipolatori non potevano prevedere è che io ero effettivamente qualcosa di più di una persona di intelligenza superiore alla media affetta da DSA ed Asperger: non sapevano che ero una alternative clinger e nemmeno conoscevano la mia capacità di vivere le sfasature dimensionali e di passare dalla nostra realtà a quella alternativa! No, non lo sapevano e con me dovettero fare i conti, per non parlare del mio potere di interagire in modo lucido con entrambi i mondi, che sono riuscita ora ad affinare ulteriormente con gli insegnamenti che mi furono impartiti da Tilda Swinton, in quella casa sicura della SAG, dove mi rifugiai con Butcher e dove scopersi che anche un genio che si crede dio può essere affetto da autismo ad alto funzionamento, come è in effetti il nostro nemico comune, quello stronzo da incubo di Ezekiel Jakson, che usò proprio ciò che era per trasformare un clichè in potere.

Sto finalmente per arrivare in fondo al pozzo: inizio a sentire provenire dal basso i tonfi dei ciclopi che cercano di abbattere la porta del nostro rifugio ed anche se non posso vederli ancora, so che li sto per raggiungere ed allora metterò fine a tutto questo.

Ancora pochi gradini, ancora pochi minuti e gli sarò addosso…


Whaoo! Non avete voglia anche voi di scoprire di cosa è capace Shiki?
Ancora un po’ di pazienza, perché adesso dobbiamo portare avanti un’altra situazione importantissima ed avrei voluto scrivere “calda”, in riferimento alle fiamme di Manchester, ma sono certo che Kasabake mi avrebbe sgridato per la banalità…

Comunque, nel capitolo 10 “L’inferno di Manchester”, abbiamo letto di Blackgrrrl morta per il troppo calore o il troppo sforzo o chissà per che altro e poi di un samurai che arriva, la trafigge e fine della storia…
Ma cosa è successo davvero? Chi era quel samurai e cosa diavolo voleva?
Una cosa è certa: Blackgrrrl prima di morire aveva scoperto un grandissimo segreto di Ezekiel ed ora solo la sua anima potrebbe raccontarcelo… Ma come?
Lo scoprirete nel secondo chronicle di Liza!!

Di nuovo buona lettura, fratelli e sorelle!


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La voce di Trilce ancora mi rimbombava nelle orecchie: “La Butnik non ti dirà nulla finché non le rivelerai chi sei e per farlo dovrai guarirla dalla sua malattia…  ho bisogno che tu apprenda l’arte di creare un golem, prima di venire qui da me, a New Orleans…
Una voodoo-queen, che oltre tutto vuole che io impari a creare un golem… Certo!
“E che cazzo ci vuole?!?”, borbottai tra me e me, con un sorriso spento sulle labbra, “C’è una guaritrice, una voodoo-queen e una Guardiana Ebrea… Sembra uno schifo di barzelletta…
Trilce urla nella mia testa: “Va’ corri!!
Mi cedono le gambe… Prendo fiato, mi rialzo e sono fuori da quel fottuto giardino giapponese.
Controllo il mio iphone: mappa, ok, conosco la mia meta…
Una voce dall’altra parte della strada mi chiama: “So dove devi andare, ti porto io! Hai bisogno di riposare…
Un lampione illumina una macchina scura, ferma di lato. Il tizio che ha parlato è alla guida. E’ certamente un ebreo hassidico della comunità di Satmar, quelli con la rekel nera e la camicia bianca ed in testa uno di quei buffi shtreimel rivestiti di pelliccia. Ha lo sguardo limpido e mi sorride fraterno. Sono stanca, dico solo “si, portami da lei
Mi siedo in macchina, chiudo gli occhi e con essi anche il mondo circostante.

Vengo risvegliata dal giovane autista, che prima mi dà un basco nero per coprire i capelli e poi mi accompagna all’interno di un vecchio palazzo, da un ingresso nascosto.
Noto un’iscrizione all’ingresso: “Il bene e il male non hanno esistenza reale, dal momento che per ogni cosa in natura può esistere solo tramite il contrasto: una cosa può essere chiamata buona o cattiva in base alla sua influenza sull’uomo nel corso naturale del contrasto – Sefer Yetzirah”. Una Sinagoga, bene…
L’unica informazione che ho di Stephanie è che fa il vice-direttore per un tablet magazine… il resto di lei mi è oscuro.
Vengo guidata su per una scala. Salendo i gradini penso a come potrò aiutarla.
Per tutte le anime del purgatorio!“, bisbiglio: una pesante emanazione oscura aleggia nella sala.
Prendo un gran respiro, quindi mi fanno sedere davanti a una grande porta, aspettando evidentemente che qualcuno mi chiami.
Meno di cinque minuti dopo, una donna dallo sguardo interrogativo e preoccupato si affaccia nella stanza, facendomi cenno di seguirla. Giovane, con un’espressione grave sul viso ed un’aura nera che la circonda, come se un oscuro gargoyle le stesse appollaiato sulle spalle.
Prego, accomodati“, dice indicando l’interno di un piccolo salotto.
Ora dimmi chi sei e soprattutto spiegami perché le mie Veggenti non riescono a leggerti!“, sibila serpentina.
Faccio l’unica cosa che posso fare, allungo le mani e prendo le sue: “Respira a fondo, non avere paura ora, capirai tutto…” e vado in trance.
Con gli occhi rovesciati e la bocca spalancata devo essere davvero spaventosa ed infatti sento in lontananza un grido soffocato e mani che stringono forte…
Stephanie  ascolta l’esposizione fin dai miei primi giorni… la Chiamata… l’Adunanza… il Giorno del Giudizio… la Storia delle cose avvenute e delle cose a venire… non capita tutti i giorni di scoprire di essere forse l’unica speranza per la vita di un qualcuno, che assieme ad altri, forse, riusciranno a salvare il mondo…
Torno piano alla realtà, allentando la presa e riportando gli occhi in sede.
Con il volto cinereo Stephanie fa’ un grande sospiro…
Mi accascio sulla sedia e chiedo un po’ d’acqua: “ti prego, non c’è tempo… Devi darmi le Lettere per la Creazione e per la Distruzione del Golem… dobbiamo fare in fretta! Qualcuno sta’ per morire, ma io so come preservarne l’Anima! Ti prego…
Ancora sconvolta e provata, la povera Stephanie ha quasi un malore: la sua aura diventa più cupa, respira a fatica…
E’ tempo che tu viva“, dico facendo leva sulle poche forze rimaste e di nuovo prendo le sue mani tra le mie: un lamento sottile e costante comincia ad uscire dalla  mia bocca, una nenia ossessiva e cantilenante, che accompagna la lenta trasformazione di quella massa scura intorno a Stephanie in un animale.
La bestia, appena formatisi, osserva ora con sguardo diabolico il corpo inerme di quella donna malata ed anche di quell’altra piccola donna, che le sta tenendo le mani, ma in quel lasso infinitesimale di tempo, in cui suo istinto di predatore sta per farlo scattare in avanti, io sono già tornata dallo stato di trance ed impugno la  Katana degli Spiriti, pronta a rispedire all’inferno quella creatura immonda.
Ancora una volta si compie il prodigio: pronuncio ad alta voce le Parole di mia nonna, tenendo per tutto il tempo conficcata nel cuore della bestia la lama incandescente della mia katana, finchè il mostro non scompare, dissolvendosi come nebbia al sole.
Crollo in ginocchio, appoggiandomi alla mia arma…
Guardami, ora!“, ordino con voce ferma a Stephanie, alzando il mio sguardo verso il suo.
Sei guarita, alzati e dammi subito gli appunti del Rabbì sul Golem e sul Gilgul!! ORA!! PER TUTTE LE ANIME A VENIRE E QUELLE GIA’ PASSATE, ALZATI E DAMMI QUELLE CARTE MALEDETTE!!!
La guardo scattare verso la parete della libreria… mi fa cenno di seguirla… un corridoio poco illuminato e una stanza con montagne di libri su scaffali e carte, tante carte, scritte di primo pugno…
Sono queste…come vuoi agire??
Dammi l’argilla“, chiedo con voce ferma, “mentre io modello, tu reciterai la combinazione…
Stephanie apre un vecchio cofanetto e tira fuori una pasta scura…
Trilce!!“, urla la mia mente febbrile, “Ho bisogno di aiuto !!! Tra 15 minuti il Golem sarà pronto ed io avrò bisogno di un teleporta!…”
“Sai già chi mandarmi, se mi leggi dentro!!!
Dea aiutami.. il cranio vibra assieme ai denti e a tutte le mie ossa, lo sforzo che sto facendo è notevole…
Non ho mai creato una creatura antropomorfa, le mani lavorano febbrili…
Stephanie osserva in silenzio, aspettando il mio segnale.
Ricorda”, mi avvisa, “Il Gilgul e’ un accordo celeste con l’anima individuale, affinché possa scendere nuovamente sulla terra… Il Passaggio da un contenitore all’altro non é mai semplice… Sarai pronta?
Pensiamo al Golem prima… devo salvarla quell’Anima prima di reincarnarla… Il Rabbi era anche un collezionista vero? So che conserva una cosa speciale… dovrai portarla qui! Va’ veloce!!!
Osservo quel corpo di creta sdraiato, che a breve mi servirà per aiutare Blackgrrl…
Oramai del tutto guarita, Stephanie va con passi veloci verso un grosso baule scuro, quindi afferra qualcosa di pesante e torna sbuffando, appoggiando malamente su una poltrona nientemeno che l’armatura di Hōjō Masako.
Noto nei suoi occhi uno sguardo sorpreso: “Hai fatto un corpo piccolo, rispetto a ciò che si sa dei Golem…“, mi suggerisce in un sussurro.
Si”, le rispondo io, spiegandole cosa stiamo per fare, “non troppo grosso, né troppo alto, ma proporzionato per l’armatura che hai portato…”
Capisco subito che anche Stephanie, come molte altre persone, probabilmente non sa che molte donne sono appartenute alla classe guerriera dei Samurai, con il nome di Onna-Bugeisha (Samurai Donna, appunto) ed erano state addestrate nell’uso delle armi per proteggere la propria famiglia, l’onore ed il territorio in tempi di guerra.
Comincio quindi a raccontarle di quanti celebri esempi di samurai donna siano esistiti, come Tomoe Gozen, Nakano Takeko e appunto Hōjō Masako. Lei fu la prima onna bugeisha ad occupare anche ruoli importanti nella politica, durante i primi anni del regno Hojo. Masako si fece suora buddista, destino tipico delle vedove dei samurai, diventando nota come “Il Generale con gli abiti da suora”, spingendo tutta la classe samurai a supportare il proprio figlio, Minamoto no Yoriie, come primo reggente Hojo (Hojo Shikken) a Kamakura.
Con gli sforzi congiunti di Masako e alcuni politici manovrati, le leggi che governarono la corte dello shogun all’inizio del 13° secolo garantirono alle donne gli stessi diritti del ramo maschile. Queste leggi permisero anche alle donne di amministrare la finanza, le proprietà, seguire la casa e amministrare la servitù, e di poter allevare i propri figli secondo la tradizione e l’onore dei samurai… E, ancora più importante, le donne giapponesi, poterono e dovettero difendere le proprie case in tempo di guerra…
Devo spiegarti altro, Stepahnie? Direi di NO! Aiutami con l’armatura svelta!!!
Poi, come se il tempo rallentasse e si dilatasse, la vestizione e il rito delle Prime Undici Lettere ha finalmente inizio.
Stephanie legge in quella strana forma cantilenante le lettere per la Creazione, mentre io tengo gli occhi fissi sul Golem, ripetendo ogni cosa subito dopo di lei.
Fà presto, ti prego“, dico con un filo di voce, “a breve sverrò e tu dovrai lasciarmi riposare per almeno 15 minuti… poi fammi rinvenire… qualcuno verrà a prendere il Golem…
Scrivo la parola “emet” e il Golem prende vita in attesa di ordini.
Un lampo negli occhi… vado giù …
Buio…

Ti prego, ti prego svegliati…“, recita una voce, in lontananza, dentro al mio buio ristoratore. Un odore orrendo mi fa tossire, apro gli occhi, cercando di  mettere a fuoco un viso spaventato di fronte al mio ed una mano, con una piccola boccetta sotto il mio naso.
Leva quello schifo di ammoniaca o ti faccio a fette…“, borbotto stringendo la mia spada.
Un sospiro di sollievo e Stephanie mi aiuta a tirarmi su. Porgendomi dell’acqua, mi fa un cenno, indicando alla mia destra una figura che si sposta verso di me.
E’ alto, ben piazzato, come un dio greco: “Mi chiamo Nathaniel, Trilce dice che devo aiutarti…
Parlo con calma e spiego cosa dovrà fare a breve, quindi assegno l’ordine al Golem e gli consegno la mia Katana.
Nathaniel appoggia una mano sul suo braccio e in uno sbuffo di nebbia i due scompaiono assieme.

Vedo l’inferno dell’agonia di Blackgrrl, sento il suo ultimo alito di vita quando viene trafitta dalla spada e vedo la sua anima catturata nella stessa…
Sembra trascorso un tempo lunghissimo, ma il Golem ed il teleporta tornano entrambi nel tempo reale di un battito di ciglia.
Nathaniel fa un inchino: “Sii forte, Guaritrice
M’inchino a mia volta, col pugno stretto sul cuore, per ringraziarlo, mentre lui sbiadisce e scompare.
Mi volto verso il Golem-samurai: sta ancora stringendo con forza la mia spada, che ora trattiene l’anima di Blackgrrl, emettendo una luce blu.
Ora puoi fermarlo”, mi dice con sollievo Stephanie, “il suo compito è finito
Mi metto allora di fronte al gigante d’argilla e dopo averlo fatto chinare, trasformo “emet“in “met ” (morte) e l’incredibile magia ritorna, in uno sbuffo di polvere, ad essere solo un piccolo ammasso d’argilla, prontamente rinchiusa nel suo antico bauletto.
La mia katana brilla adesso di una luce davvero intensa, che scompare quando la rimetto nel fodero: ho paura di perdere quest’anima forte…

Bene, penso, ora devo solo convincere Stephanie a darmi gli appunti sul Gilgul, dal libro della “Chiave dei Misteri” e raggiungere Trilce a New Orleans…


Bene, molto bene, sto cominciando a fare un po’ di pulizia sulla mia parete…

Ma cosa diavolo è questo? Un nuovo faldone pieno di appunti?!?
Cazzo, Kasabake, ma quanta carne avevi messo a cuocere… Non potevi dividere ‘sta storia in più stagioni?
Cosa c’è scritto qui? Stagione Due? Allora lo hai fatto davvero? Hai diviso la storia in più stagioni?…
Ah, no, sono storie diverse… Si, insomma, qualcosa è diverso, qualcosa invece passa da stagione a stagione… solito vecchio trucco del cliffhanger, insomma…
Beh, dai, almeno la grigliata che hai messo a cuocere viene servita tutta in tavola… o quasi, sigh!

Oh, dimenticavo… Chi diavolo sa chi o cosa sono le SABR?!?


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22 pensieri su “The Gathering Vol. 14: Countdown -2

  1. Grande, grande e ancora grande! E’ stato bellissimo leggere questi tre racconti. Complimenti per come hai raccontato la storia riguardante Shiki. Hai fatto veramente un ottimo lavoro con lei e mi è piaciuto il modo in cui hai raccontato della sindrome di Asperger e del convegno (l’idea del falso convegno mi è molto piaciuta). Complimenti ancora per questo fake chronicle e soprattutto per il Capitolo che hai scritto.
    E complimentoni anche a Liza per il suo Chronicle!

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  2. Sono felicissimo che tu abbia davvero gradito questi tre racconti, perché a loro modo ognuno esprime una passione che ci accomuna entrambi: nel primo c’è la passione per il cinema (ripenso ai tuoi post sul cinema orientale ed alla voglia di far capire quanto conti il come si mette in scena oltre che il cosa), nel secondo la voglia di urlare come sia ora di pensare ed affrontare le cose anche in modo atipico ed infine nel terzo la conferma del vigore passionale di Liza quando scrive le scene d’azione!
    Grazie Butcher per il tuo supporto, grazie davvero!

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  3. Pingback: The Gatering countdown final season. | Chezliza

  4. Tu hai l’incredibile abilità panoramica di tessere un’indicibile quantità di intrecci, di percepire dalle fonti il suo colore, la visione sensibile di un’immagine termica, lasciando informe l’astratto, di viaggiare attraversando furtivamente in tutti gli elementi come in un grande insieme, una freccia silenziosa e veloce nel paesaggio, capendo dalla superficie ciò che si trova anche in profondità. Sublimi Shiki e Liza. Complimenti a tutti.

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  5. Sarà per l’ambientazione dublinese del chronicle precedente, ma leggendo il fake-chronicle di Shiki ho avuto quasi l’impressione di leggere un passo di Joyce, nello specifico uno dei suoi famigerati “flussi di coscienza”.
    Personalmente ho sempre adorato gli esperimenti linguistici nei romanzi, quando prosa e sintassi si piegano alla fantasia dello scrittore infischiandosene di regole coniugazioni e punteggiatura, così da rendere il racconto ancora più realistico.
    E questo passo di Kasabake è semplicemente delizioso anche (soprattutto) per questo.

    Detto ciò faccio i complimenti anche a Liza, perchè il suo pezzo è riuscito ad incollarmi alla lettura benchè io non capisca nulla di cultura giapponese, catane, spiriti, etcetera.

    Se posso fare un piccolo appunto (che poi in realtà non lo è, perchè nasce da un complimento) è che i 3 pezzi sono così belli che avrei preferito vederli in 3 post distinti, così da poterli digerire con più calma ed apprezzarli più compiutamente.

    Grazie comunque, abc, per continuare indefessamente nel tuo lavoro di messaggero.
    E se ti capita di sentire Kasabake, salutalo da parte mia!!!!

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    • Sai che ci avevo pensato anch’io, fratello Lapinsu? L’idea di mettere in tre post diversi i tre capitoli mi è passata per la mente, ma poi mi ha vibrato la tasca ed era Kasbake che mi ha detto “Non ci provare” ed io “Ma, cosa? Mi leggi nel pensiero?” e lui ancora “Ovviamente, tu sei me ed io sono te, cretino!” Insomma un gran casino ed ho lasciato perdere…

      Comunque, battute a parte, lietissimo ti sia paciuto il tutto… Liza spacca, vero?
      Ma vedrai che faccia farà PD con le SABR… Eh, eh… A proposito, Wwayne è stato solo una notte in carcere con te, ma non ha dormito mai e ti ha raccontato di tutto e di più del suo passato e poi poteva convincere le guardie a farvi uscire, ma è di un’onestà assurda ed allora… Opsss, spoiler, scusa, scusa…

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  6. Come ho già avuto modo di dire, questo progetto sta toccando livelli INIMMAGINABILI!
    Il gathering sta diventando un’appuntamento con alcune delle migliori storie che abbia mai letto nell’internet e sta tirando fuori il meglio di noi blogger.

    Questi tre racconti rappresentano perfettamente quello che è il Kasabake Gathering: un gioco tra realtà e fantasia, un confronto tra diversi approcci e stili di scrittura e un ponte tra persone e realtà differenti tra loro.

    Ho adorato il modo con cui hai giocato con la narrazione per raccontare l’incontro tra Caine e Vaughn [una “strana coppia” che funziona fin dal primo istante] ma ancor di più il modo ingegnoso ma allo stesso tempo rispettoso con cui hai trattato un argomento delicato come la sindrome di Asperger [toccando anche corde personali della vita di Shiki. Credo che il suo apprezzamento sia il miglior premio che si possa ricevere dall’aver scritto un pezzo del genere].

    Infine tanto di cappello anche alla carissima Liza per il suo pezzo da cardiopalma! Sono rimasto letteralmente col fiato sospeso per tutta la durata del racconto! 😀
    Come ti dicevo in altri lidi, la cosa che più apprezzo di questo Gathering è la diversità con cui ognuno di noi scrive un pezzo della storia. Lo stile di Liza è chiaro, diretto [amo quando impreca contro i suoi interlocutori, da vera badass] ma allo stesso tempo catartico. Per non parlare di tutti i riferimenti alla religione ebraica e i cenni storici alla cultura dei samurai [tutte cose che di cui, ammetto, non ero a conoscenza]. Non so se sono bagagli culturali che Liza si porta dietro di suo o se ha fatto ricerche apposite per il chronicle, in entrambi i casi….complimenti! 🙂

    PS: quando ti do del tu, è chiaro che il riferimento è a Kasabake XD
    Non che non apprezzi il tuo lavoro, caro fratellone di Theron, ma se puoi far avere i miei messaggi al manovratore del gathering te ne sarei grato! 😀

    Adios!

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    • Quando arrivi a commentare, lo fai davvero con l’imponenza della carovana di autocarri di Mad Max!!!
      A gamba tesa, con la tua abituale generosità e soprattutto passione!
      Ti ringrazio ovviamente per le belle parole scritte sui miei pezzi (eh, si, mi sono affezionato alla coppia Caine-Vaughn ed infatti la ritroveremo a brevissimo, ma tu lo sai già…), ma soprattutto sottoscrivo tutto ciò che hai scritto sul pezzo di Liza… da cardiopalma e catartico, cazzo, si!
      Non è un caso che ho il suo poster appeso in camera (anzi, mia sorella Charlize mi ha anche chiesto chi fosse quella guerriera, di cui non si vedeva la testa, quando mi è venuta a trovare l’altro giorno insieme a… ooops! Sto spoilerando!).

      Chiaramente girerò i complimenti anche a Kasabake, che so per certo tornerà non appena gli arriverà un certo messaggio…

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  7. Pingback: The Gathering Vol. 20: Reunion, Side B | kasabake

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