L’insostenibile leggerezza di Bob

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Non conosco Gianni Gregoroni, nel senso che, pur stimando moltissimo lo scrittore, non sono tuttavia amico dell’uomo.

A volte mi chiedo persino che aspetto abbia: se sia giovane o vecchio, calvo, stempiato o con una folta criniera, se sia un uomo minuto o piuttosto un gigante, imponente e massiccio oppure anche solo di corporatura media ma palestrato, con bicipiti enormi o al contrario con fisico affusolato e snello.
Insomma, Gregoroni non l’ho mai visto, né dal vivo, né in foto, né in qualche video-chat sul web: la conoscenza che ho di lui proviene solo dai suoi scritti, racconti, romanzi e splendidi commenti postati sui forum.

Ho voluto precisare tutto questo, anche a costo di risultare terribilmente tedioso e ripetitivo, solo perché il nostro paese, l’Italia, è una nazione culturalmente autoreferenziante, in cui gli artisti (scrittori, pittori, cineasti e chi più ne ha ne metta), i giornalisti ed i critici si danno di norma l’un l’altro reciproche patenti di qualità, facendo nascere fenomeni editoriali o teatrali o culturali in genere, in un gioco di scambi di favori che non ha nulla del mecenatismo rinascimentale, quanto piuttosto degli intrighi di corte del basso impero.

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Come ebbi a dire in altre occasioni, mi imbattei nel nostro Gianni quasi per caso, perché comune amico di alcuni blogger che seguo e rispetto.
Attirato dall’invitante buffet che veniva servito sul suo sito, cominciai ad assaggiare le più diverse portate, dai racconti fantasy fino a quelli più lunari e fantascientifici, finendo per incontrare il suo personaggio feticcio, il plantigrado Bob, orso dei boschi umanizzato con i toni della grande fiaba europea, senza la banalità retorica spiccia dei personaggi di tanti cartoni animati.

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Per chi non conoscesse le avventure dell’Orso Bob, si sappia che nel suo bosco i timbri e le coloriture sintattiche sono lontanissime dalle gag costruite a tavolino dalla Disney e dalla Dreamworks, così come le vicende che lui ed i suoi compari si trovano a vivere non sono ideate per raccontare davvero le avventure di un gruppo di animali, ma sono eleganti e leggere parabole senza morale e senza pedanteria, nelle quali l’unico insegnamento realmente fornito è quello d’imparare a vedere il mondo di noi umani in controluce, sbirciando tra le dita delle nostre stesse mani che poniamo davanti al viso per ripararci dai raggi diretti del sole.

beatrix-potter

La narrazione ha il ritmo immortale e senza tempo delle invenzioni letterarie di Beatrix Potter, agli antipodi persino dell’eccentricità comunque pedagogica anche di un Winnie the Pooh e l’incedere degli accadimenti narrati crea in noi il disegno sottile di una di quelle incisioni giapponesi raffiguranti colline ed alberi in fiore: se non fosse per una persistente ma mite ironia assai europea, che pervade ogni periodo, si potrebbe persino pensare che i racconti di Bob abbiano davvero un’anima rubata al Sol Levante, misurandosi con il tempo dilatato che appartiene alla migliore animazione nipponica, come quello che, nel capolavoro di Makoto Shinkai, “Byōsoku go senchimētoru – 5 cm per second“, calcola (per l’appunto con la misura del titolo) la velocità con cui cadono al suolo i petali dei fiori di ciliegio.

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Amai subito, di un amore appassionato e travolgente, le avventure dell’Orso Bob, cercandole, collezionandole tutte ed aspettando con infantile golosità ogni nuovo aggiornamento su quello che per me era diventato di fatto il giornale di bordo di un mondo parallelo eppure così reale in cui in immergermi e smarrirmi per tutto il tempo della lettura.

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Bob è ora parte del mio immaginario, un amico della mia fantasia ed infine un mentore, capace di guidarmi lungo un percorso di saggezza dove il minimalismo viene sublimato per essere il segreto della vita leggera.

Come un bambino che cresce in una famiglia ed in un ambiente idoneo, seguito ed educato in modo che possa esprimere al massimo le sue potenzialità in tutti i campi della vita quotidiana oppure anche come una sofisticata ed elaborata intelligenza artificiale che sia stata programmata per imparare dall’esperienza, modificando il suo agire in funzione delle risposte che gli evoluti algoritmi del suo pensiero gli suggeriscono, così il personaggio di Bob nel tempo ha acquisito una tridimensionalità emotiva, finendo egli stesso per interloquire con i nostri pensieri più segreti.

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E’ proprio con questo spirito che sono andato a leggermi quest’ultimo racconto propostoci dal Gregoroni, aspettandomi onestamente il meglio, ma non certo l’epocale manifestazione di sublime distacco che il nostro orso genera con il suo dondolarsi ed il suo sguardo perso verso un infinito leopardiano.

Nel racconto breve “Il Cielo di Primavera“, il lettore ha il raro privilegio di trovarsi al cospetto di un’altalena narrativa, specchio del reale dondolarsi dell’Orso Bob, con un andirivieni di personaggi che compaiono e scompaiono dalla scena, con la regolarità di un metronomo e la chiarezza di un’alternarsi teatrale.

Analizzando anche in modo semiotico il testo, il meccanismo quasi inconscio di scoperte, riconoscimenti e assunzioni di ruolo, assume la struttura circolare dello stesso cerchio della vita, in cui la preda si nasconde ed il predatore dà la caccia.

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Viene inoltre acuito l’atteggiamento di alterità con cui Bob sembra prendere le distanze dal suo stesso habitat naturale, come un filosofo dell’antica Grecia che comprende di colpo l’inutilità di alcune domande che i suoi colleghi si sono posti per anni o come un santo bevitore che scopre la leggerezza dell’esistenza in una estetica nullafacenza.

Sarebbe davvero imprudente e quanto mai ingeneroso liquidare questo racconto breve come un semplice e simpatico tranche de vie, perché è realmente molto di più, quasi una summa estetica e letteraria raggiunta dall’autore con il suo personaggio apparentemente più innocuo, ma in realtà più ipnotico e generatore di dipendenza.


Nel blog di Gregoroni, potete trovare e leggere in modo assolutamente gratuito ogni racconto di Bob, oltre ovviamente agli altri lavori del nostro scrittore.

Qui di seguito, per comodità, lascio il link generale alla paginetta di sommario con l’elenco dei racconti ed i rispettivi collegamenti per la visione:

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19 pensieri su “L’insostenibile leggerezza di Bob

  1. Iera sera ho visto Arrival, alla faccia dei terremoti e delle paure che si trascinano dietro.
    E ne è valsa la pena: perchè è un vero filmone. Come scrivevo pure a wayne,non uso la parola capolavoro, epperò l’ho pensata più volte perchè a quel livello ci si avvicina, sopratutto nell’ultima parte.
    Ogni volta che vedo un suo film, non riesco mai a capire come faccia ad essere così bravo Villeneuve: è sacro e profano allo stesso tempo, fa film per il grande pubblico ma con un taglio autorale che neppure Nolan osa toccare, usa un linguaggio aulico piegandolo però sempre perchè sia declinato con desinenze comprensibili a tutti.
    Un genio.
    Se avevo qualche dubbio in merito al prossimo Blade Runner, ieri sera li ho fugati tutti. Un titano del genere non può che trattare da par suo quella mateia grondante piacere intellettuale scaturita dalla penna di Dick prima e dall’occhio di Scott poi.

    PS: ho scritto un commento totalmente OT ma sono ermenauta e posso permettermelo!

    PPS: si, sono ermenauta, però sono anche educato e quindi due parole sul tema del post le spendo lo stesso 😀
    Il povero Gregoroni ha la sventura di condividere il mio stesso nome (chissà se anch’egli lo deve a un padre troppo milanista…) però scrive sempre post argutissimi e commenti se possibile ancora più stimolanti. Ammetto che non conoscevo questa sua tranche di racconti: finirà prima di subito sul mio Kindle!!!!!

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    • Sono ultra felice che tu sia riuscito, malgrado il maltempo e di terremoti, ad andare a vedere questo film, che io invece non ho alcun timore nei definire capolavoro, pellicola ti ho apprezzato tantissimo e che già a suo tempo ti dissi che non vedevo l’ora che anche tu potessi gioirne.
      Adesso avendolo visto anche tu puoi benissimo capire perché io lo definì un film ermenàutico e come altrimenti lo possimo Trebbi chiamare vista l’importanza enorme della linguistica nella trama e nella comprensione di quanto accade?
      Per tutta una serie di motivi virgola che vanno al di là del semplice apprezzamento e che sconfinano nella parentela artistica, io situo questo film nello stesso pianerottolo di interstellar di Nolan.

      Uscendo dall’OT e rientrando nell’oggetto di questo post, ti dico anche che per la tua sensibilità di scrittore, oltre che direttore, sono certo che apprezzerai particolarmente di gruppo di racconti di Bob…

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      • Si, l’elemento linguistico è centrale e trattato benissimo.
        Debbo dire che per chi, come me o te, ha alle spalle studi umanistici e letterari, alcune informazioni veicolate dal film (come ad esempio il condizionamento generato dal linguaggio sulla struttura del pensiero e sulle modalità in cui esso si manifesta) è meno sconvolgente rispetto a chi ha un background culturale diverso. Tuttavia, proprio per questo saper sempre parlare su due liveli (colto e popolare) il film è un vero gioiello.
        Arrival non solo è un film ermenautico; ma conferisce all’ermenautica una valenza multidimensionale e universale.
        Meraviglioso.

        Il pargone con Nolan ci sta, perchè effettivamente enrambi hanno saputo fondere dramma e scifi, tecnologia e sentimento. Tuttavia Villeneuve usa un linguaggio più asciutto, per certi aspetti più tetro, a tratti addirittura fatalistico.

        PS: Amy Adams ancora una volta sontuosa. E’ così brava da esser riuscita a farmi dimenticare quel carciofo che le recitava a fianco e che, devo ammetterlo, stavolta mi è stato meno antipatico che in altre occasioni.

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  2. Che meravigliosa esposizione introduttiva, non so ma mi sono commossa Kas, traspare una gran vera stima, affinità, un affetto che lascia senza parole, poi pure io conoscendolo anche se “leggermente”, lui rende tutto il resto facile. Grazie per linkarli perché ero a conoscenza di alcune delle sue fantastiche illustrazioni che mi hanno fatto ricordare quelle che una volta disegnava la mia mamma (che nel suo caso il personaggio era un ranocchio) non ero a conoscenza dei suoi racconti. Poi lo sappiamo già che Gianni “è un tesoro dell’umanità” [Cit.] 😀 Vi abbraccio a tutti e due.

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    • Come hai detto tu in modo perfetto, Gianni è davvero un tesoro dell’umanità ed io grazie a lui provo sempre un senso di godimento, piacere riflessivo e anche emozione per la scoperta, piaceri che si possono ricavare solo dalla lettura di alcune pagine di prosa (come nel suo caso) o di poesie (come nel tuo).
      Grazie anche per i complimenti al mio post, ma effettivamente hai ragione nel dire che Gianni rende tutto più facile!

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  3. L’ha ribloggato su ilperdilibrie ha commentato:
    Sono stato un po’ in forse sul ribloggare questo bellissimo articolo, perché passo per chi si bea delle recensioni positive! Un po’ è così, e un po’ è che non so come altro ringraziare per queste parole.
    Devo dire che beh… Bob è contento.

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