Michael Peña: un eroe fuori dell’ombra

Michael-Pena-bond-styleQuello che in molti conoscono semplicemente con il nome di “Messico” è in realtà un grande stato federale, gli Estados Unidos Mexicanos, composto da 32 entità: un Distretto Federale (costituito interamente dall’area metropolitana di Ciudad de México, nota per l’appunto anche come México, D.F.) e 31 piccoli stati, liberi e sovrani.

JaliscoTra questi, uno dei più rappresentativi ed importanti è senz’altro Jalisco, il quale, se già non bastasse il suo nome così meravigliosamente evocativo dell’antica cultura azteca (un tempo chaimato Xalisco, fusione delle parole xalli ed ixtli, con cui in lingua nahuatl si indicava il campo di battaglia o il campo di gioco), è anche lo stato dove, per la prima volta in assoluto, si ebbe la geniale idea di estrarre dall’agave blu del cactus il liquore noto come Tequila, dove inoltre ha ricevuto i natali la musica Mariachi ed anche il sombrero a tesa larga: onore al merito!

Villa-PurificacionNella parte occidentale di questo stato, si trova la cittadina di Villa Purificación, il primo paese ad essere stato fondato dagli spagnoli ed oggi al centro di terribili fatti di crimine e di corruzione del potere politico e giudiziario, che hanno avuto l’apice nel 2015  con l’esecuzione di 43 civili, sepolti in una fossa comune, poi nascosta in tutti i modi possibili dalla polizia locale, connivente con i cartelli del narcotraffico e della tratta dei clandestini: una terra con un passato magico, ma inzuppata di sangue e violenza, stuprata da un colonialismo selvaggio e ora anche spettatrice passiva di feroci scontri criminali.

MigrantesFu una spinta naturale, verso una speranza ed un progetto di vita, quella che diede, quindi, la forza al contadino Eleuterio Peña ad emigrare negli USA, dove conobbe Nicolasa, anch’ella immigrata da uno stato messicano (San Luis Potosí, più a Nord e più al Centro rispetto a Jalisco), la donna che divenne sua moglie e con la quale a Chicago mise al mondo Michael, il ragazzo che oggi tutti noi conosciamo come uno dei più interessanti ed espressivi attori della scena statunitense, impegnato in decine e decine di film sempre come caratterista, ma anche, grazie alla lungimiranza di alcuni cineasti illuminati, come protagonista di piccole perle indimenticabili.

Anch’io, come tutti gli appassionati di cinema, ho il mio piccolo pantheon di divi e dive venerabili, attori carismatici e meravigliosi, interpreti formidabili ed anche fisicamente imponenti, stelle brillantissime di un cinema multimiliardario, per lo più anglosassone, a cui rendo appunto omaggio nell’omonima rubrica (in lento ma costante aggiornamento) sul mio blog, ma ogni volta che guardo un film o un episodio di una fiction televisiva, sia del passato che del presente, mi accorgo, ad ogni scena e ad ogni emozione provata, che vicino ai nomi altisonanti, giustamente strillati dai credits, c’è un esercito di eroi silenziosi, di talenti naturali e strenui lavoratori, caporali e sergenti con pochissime medaglie al valore, ma orgogliosamente sporchi della polvere delle trincee.

Paul-GiamattiE’ un discorso vecchio ed è già stato detto mille volte, sia su queste pagine, sia dai miei illustri colleghi, che la settima arte è davvero tenuta in piedi dai Giamatti e dai Middleton (dei quali parlai distesamente in post a loro dedicati)…

Stanley-TucciDagli Stanley Tucci (capace di essere il brutale omicida di The Lovely Bones, l’assistente gay e premuroso della spietata Cruella de Vil della moda in The Devil Wears Prada o il marito premuroso della Child in Julie & Julia e tantissimo altro, sempre con una classe infinita)…

Vincent-D'OnofrioDai Vincent D’Onofrio (indimenticato Gomer Pyle in Full Metal Jacket, sublime Edgar’s skin nel primo MIB e così via per anni, fino all’imponente e potentissimo Wilson Fisk/Kingpin nella fiction Daredevil)…

Jonathan-Kimble-SimmonsDai Jonathan Kimble Simmons (perfetto direttore del Daily Bugle negli Spider-Man di Raimi, imprescindibile padre di Juno nell’omonimo capolavoro indie o titanico e tirannico maestro di musica in Whiplash)…

john-leguizamoDai John Leguizamo (vero prodigio camaleontico, uno degli attori che mi emoziona di più ogni volta che lo vedo sul grande schermo, capace di indossare gli improbabili panni della invece credibilissima drag queen Chi Chi Rodriguez di To Wong Foo, Thanks for Everything! Julie Newmar, ma anche gli abiti borghesi del pittore Henri de Toulouse-Lautrec nel barocco Moulin Rouge o quelli dell’aiuto cuoco cubano e compagno di viaggio in Chef, fino a quelli silenziosi del carrozziere saggio in John Wick)…

Jack-PalanceDai Jack Palance (che dire? Il debito che l’intero cinema western ha nei suoi confronti è enorme ed indefinibile)…

Ernest-BorgnineDagli Ernest Borgnine (prototipo di tutti i cattivi nei film americani dalle sue interpretazioni in Vera Cruz e Violent Saturday)…

Yolande-MoreauUn plotone di figure di prestigio non solo maschili, perché in questi secoli di cinema e Tv la carretta è stata tirata anche da donne eccezionali, come Yolande Moreau (una fenomenale gavetta nella fiction di Canal+ Les Deschiens e poi una tonnellata di film, in cui non si può non ricordare il ruolo di portinaia in Fabuleux destin d’Amélie Poulain o quello della moglie di Dio nella geniale e bizzarra commedia Le Tout Nouveau Testament)…

Fiona-ShawCome Fiona Show (interprete britannica capace di piegare la sua ascendenza teatrale, alternando ruoli drammatici come quello della dottoressa in My Left Foot, a quelli quasi macchiettistici come la petulante Petunia Evans zia materna di Harry Potter, a quelli fantasmagorici come la strega wiccan Marnie Stonebrook nel serial True Blood)…

annabeth-gishCome Annabeth Gish (decenni di parti come spalla di altre attrici più famose, in valanghe di film e poi un po’ di notorietà in Tv, grazie a fiction come The Bridge o Sons of Anarchy, dove fa uno splendido sceriffo) e tantissime altre, ancora più in ombra dei loro colleghi maschi…

Tutti questi nomi sopra elencati (e tanti altri ce ne sarebbero) sono straordinari attori ed attrici pieni di talento, bravissimi, ma mai troppo sotto i riflettori, presenti sui set di centinaia di pellicole e di serial, generosi come degli stunt-man, ma sempre meno fotografati dei veri divi sui vari tappeti rossi, capacissimi, tuttavia, di guizzi artistici impressionanti, ogni volta che qualcuno concede loro lo spazio per potersi esprimere al meglio.

End-of-Watch-01Questo è proprio quello che è capitato a Michael Peña, il quale, dopo una cinquantina circa di parti tra cinema e televisione (comparsate, ruoli minori o più importanti supporting role), ottenne finalmente un lavoro da perfetto protagonista, grazie al cazzutissimo cineasta David Ayer, che nel 2012 firmò la sceneggiatura e la regia del sublime blues poliziesco “End of Watch”,  capolavoro assoluto nel suo genere e certamente massima prova recitativa, ad oggi, del nostro eroe.

Girato nella quasi totalità con la tecnica del found footage (con un abuso, quindi, di camera a mano e supporti tecnici legati direttamente agli attori), tranne per alcuni landscape fenomenali (che con le loro riprese delle auto di pattuglia, a tutto zoom dall’elicottero, strizzano di più l’occhio alla sintassi dei videogame cinematografici next-gen come GTA che non al cinema tradizionale), il film di Ayer è una sorta di “Colors” 2.0, una spettacolare sublimazione ossia del vecchio film scritto da Michael Schiffer e diretto nel 1988 dall’iconoclasta folletto Dennis Hopper: stesse strade maledette di Los Angeles e stessa criminalità delle gang; laddove, nella pellicola del secolo scorso, a soffrire nelle loro armature (fatte di camicie blu scuro, distintivo e fucili a pompa) c’era la coppia Sean Penn e Robert Duvall (nei ruoli di Danny McGavin e Bob Hodges, due agenti del C.R.A.S.H. – Community Resources Against Street Hoodlums), nel film contemporaneo troviamo Michael Peña e Jake Gyllenhaal, nei panni dei due agenti di pattuglia Miguel Zavala e Brian Taylor, assegnati al distretto South Central e fotografati solo apparentemente in stile buddy movie cop, perché in questa pellicola c’è davvero tanto di più.

End of Watch” è un film essenziale, apparentemente spoglio, ma in realtà sofferto, mai barocco o ridondante, virile, quasi militaresco, crudo, efferato, cinico e commovente, come lo è la vita vera ed il ritratto che Peña ci regala dell’agente Zavala, della Newton Division del LAPD (Los Angeles Police Department), oltre ad una strabiliante efficacia comunicativa, ha in sé la carica eversiva dell’orgoglio etnico, come una sorta di rivendicazione secolare per un posto nell’olimpo degli eroi di razza caucasica ed ariana, così come il personaggio di Gyllenhaal, l’ex-marine diventato poliziotto Taylor, sembra invece incarnare la nostra coscienza sofferente di uomini bianchi, spesso, nella storia anche recente, testimoni inermi del sacrificio dei loro vicini di territorio.

Se il pazzesco film di Ayer è il ruolo di una vita intera di lavoro, tutta la filmografia di Peña è comunque sin dall’inizio costellata di piccoli gioielli,  come lo splendido “Buffalo Soldiers” di Gregor Jordan del 2001, dove tuttavia, malgrado un cast sensazionale (in primis Joaquin Phoenix, quale attore protagonista) ed una efficacissima sceneggiatura (con cui lo scrittore Robert O’Connor adattò per il cinema il suo graffiante romanzo omonimo) rendano imperdibile la visione di questo lavoro, l’apporto del nostro Michael è purtroppo solo marginale.

CrashDecisamente più importante il ruolo che il nostro ebbe in “Crash”, il capolavoro di Paul Haggis del 2004, quello sbalorditivo mash-up di incastri etnici ed etici da lui stesso scritto e diretto in pieno stato di grazia (eguagliato forse solo dall’incredibile sceneggiatura, da lui scritta nello stesso anno per Clint Eastwood ed il suo formidabile “Million Dollar Baby”).

Crash-tearsCon il sapore dolce-amaro che ha sempre il grande cinema corale americano (quello di “Magnolia” o “Grand Canyon”, per intenderci), il tema del razzismo attraversa la varia umanità rappresentata nella pellicola, con storie simili a pezzi incastrati a forza in un puzzle taroccato, ma dal fantastico disegno finale e in tutte queste figure troviamo anche quella preziosa del fabbro ispanico Daniel Ruiz, di cui non voglo svelare i contorni del plot, ma che raggiunge vette liriche davvero notevoli, specie con l’ausilio che nel plot si fa dell’oggetto transizionale invisible impenetrable cloak, un mantello dell’invisibilità, appunto, con il potere anche di proteggere la figlia di Ruiz da tutte le brutture del mondo.

World-Trade-CenterSolo per dovere di cronaca cito anche la fama e la gloria ricevuta tra il pubblico e gli operatori di Hollywood per la sua interpretazione di Will Jimeno (l’ufficiale dell’Autorità Portuale di New York, rimasto sepolto sotto le macerie per un totale di 13 ore ed alfine sopravvissuto), nel film di Oliver Stone “World Trade Center”, pellicola che non ho timore a definire pelosa e sulla quale preferisco nemmeno soffermarmi, perché concettualmente all’antitesi della mia idea stessa di spettacolo cinematografico, magari anche tecnicamente ben realizzata e moralmente consapevole, ma che ha tutto il mio disgusto per la concezione stessa.

Battle-Los-AngelesPreferisco piuttosto soffermarmi sul particolarmente sentito e magnifico ruolo del civile Joe Rincon, eroica figura che gli valse l’attenzione della critica, nel purtuttavia assai inutile film pseudo-fantascientifico ed ottusamente guerrafondaio “Battle: Los Angeles” del 2011: la recitazione di Michael Peña è difatti inversamente proporzionale al valore di una pellicola che sembra la versione idiota dell’invce splendido “War of the Worlds” di Spielberg, allungato con qualche goccia di “Indipendence Day” e più in generale con meno spessore del serial “Falling Skies”, il che è tutto dire.

FuryDue anni dopo dello sconcertante crime drama di cui abbiamo distesamente parlato prima, il tenace e valoroso David Ayer richiama il nostro Michael Peña sul set del suo ennesimo capitolo sulle amicizie maschili bruciate sul palcoscenico di una guerra, non più adesso metropolitana, ma dei campi pieni di fango e delle trincee nascoste nelle nebbie grigie del passato americano e nazista.

David-AyerNell’efficacissima pellicola “Fury” del 2014, opera autorale, ancora una volta scritta e diretta interamente dallo stesso Ayer (e per la cui recensione definitiva rimando al bellissimo ed altrettanto virile articolo di Zack sul suo blog Per Un Pugno di Cazzotti), il nostro Peña da vita e corpo alla figura del macellaio messicano di Chicago Caporale Trini “Gordo” Garcia, arrabbiato, maleducato ed ovviamente alla fine impagabile eroe e martire: che non si pensi nemmeno per un istante che con questa mia frase lapidaria abbia avuto intenzione di sminuire anche solo di poco la recitazione ed il ruolo del nostro attore, anzi, ma la potenza del film di Ayer ha davvero poco da commentarsi e tutto da vedersi, mentre, per le nostre parole, rimando davvero all’analisi di Zack che ho citato poc’anzi.

Potrei continuare ore a parlare dell’importanza di revanscismo sociale e delle valenze artistiche di questo attore americano dalle lontane origine messicane, ma preferisco non abusare oltre della pazienza dei miei coraggiosi lettori e fermarmi con un’ultima folgorante citazione, relativa ad uno dei ruoli certamente più da facciata ed anche più clichettario che Michael Peña ha avuto recentemente, ovvero quello di Luis, ex-compagno di cella di Scott Lang, il protagonista indiscusso del cinecomic supereroistico “Ant-Man”.

Ant-Man-01Per questa pellicola, Peña ha costruito uno stile di dizione ed una postura, studiati ad imitazione di un ben determinato tipo di personaggio di strada, a metà tra il mexican gangsta ed il bonaccione dal carattere solare ed ottimista, un lavoro che è culminato nella nascita di un character di presa immediata e che ha permesso al regista ed agli sceneggiatori di realizzare efficacissime sequenze meta-testuali, ricchissime di ironia.

Ant-Man-02Come omaggio alla grandissima arte del nostro Michael, sono quindi felicissimo di concludere questo post e salutare tutti (ringraziando come sempre per la pazienza), con il link ad un fenomenale segmento di recitazione e doppiaggio, tratto per l’appunto dal film Marvel citato.

Gustatevi con calma ed ammirazione il minuto e mezzo circa necessario alla visione, cercando, se possibile, di scorgere il lavoro dietro l’apparente spontaneità, alla prossima!


In questo post, abbiamo parlato dei seguenti film e fiction:

Colors”, USA, 1988
Diretto da Dennis Hopper, scritto da Michael Schiffer
Interpretato da Sean Penn, Robert Duvall, María Conchita Alonso

Buffalo Soldiers“, USA, 2003
Sceneggiato da Robert O’Connor, Eric Weiss, Nora Maccoby e G. Jordan
Diretto da Gregor Jordan, con Joaquin Phoenix, Ed Harris, Anna Paquin

Crash“, USA, 2004
Scritto da Paul Haggis e Bobby Moresco
Diretto da Paul Haggis, con Matt Dillon e Sandra Bullock

World Trade Center“, USA, 2006
Scritto da Andrea Berloff, diretto da Oliver Stone
Interpretato da Nicolas Cage, Maria Bello, Michael Peña, Maggie Gyllenhaal

Battle: Los Angeles“, USA, 2011
Scritto da Chris Bertolini , Diretto da Jonathan Liebesman
Interpretato da Michael Peña, Aaron Eckhart e Michelle Rodriguez

End of Watch”, USA, 2012
Scritto e diretto da David Ayer, Interpretato da Michael Peña, Jake Gyllenhaal
Anna Kendrick, America Ferrera, Natalie Martinez, Frank Grillo, David Harbour

Fury“, USA, 2014
Scritto e diretto da David Ayer
Interpretato da Brad Pitt, Logan Lerman, Shia LaBeouf, Michael Peña

Ant-Man“, USA, 2015
Scritto da Edgar Wright e Joe Cornish (con A.McKay e P.Rudd)
Diretto da Peyton Reed


Jalisco-History-bannerPer gli aspetti storici e geografici dello stato di Jalisco, rimando alla sintetica e colorata pagina di History.


Proceso-bannerPer i terribili fatti di cronaca, invce, oltre ai tanti link di news che certo conoscete, vi linko anche la pagina del sito messicano proceso.


 

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41 pensieri su “Michael Peña: un eroe fuori dell’ombra

  1. La tua cultura cinematografica è sempre impressionante, rendi interessante ciò che per noi normali appassionati passa sullo schermo senza essere quasi notato. Complimenti sempre.

    P.s. in una mia pagina recente ho messo un link al tuo blog. Se non ti è arrivata la notifica, ho sbagliato qualcosa.

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    • Sarà perché ultimamente sono stato impegnatissimo con un trasloco imponente ed un cambio di vita notevole per me, mia moglie e mio figlio (sto ancora facendo fatica a trovare molte cose, che probabilmente mi aspettano al chiuso della pila di scatoloni che probabilmente finirà per essere aperta dai miei pronipoti…), sarà perché sono mesi oramai che WordPress mi invia due notifiche su 3 di quelel che dovrebbe inviarmi (con alcuni colleghi blogger, poi, mi manda i loro messaggi direttamente nello spam anche se sono privi di link o immagini), sarà infine perché io stesso sono distratto, ma ti giuro che non ho visto alcun messaggio diretto o indiretto di piggyback o citazione o link in generale da parte tua!
      Giuro!
      Quando ho letto il tuo commento sono corso a cercarlo, sfogliano di tuoi post recenti (sono indietrissimo con la lettura di un sacco di cose, tue come di altri amici) ed alla fine l’ho trovato usando la funzione “cerca” del tuo blog e… grazie! Hai usato delle parole bellissime e mi sono sentito davvero “importante” nell’essere citato da te così, con tanto sussiego…
      Avrai pensato che fossi uno str***o presuntuoso, che nemmeno si sforzava di ringraziare per il link e la citazione… ed invece non li avevo visti, davvero!!
      Tra l’altro approfitto per farti i complimenti per i numeri del tuo blog, lanciatissimo sul versante social… penso che sia in massima parte merito della tua straordinaria capacità comunicativa ed anche empatica a livello di costume, quindi, u successo meritatissimo!
      Grazie ancora!!

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  2. Battle: Los Angels è un film che non riguarderò mai più per quanto era fatto male in quasi tutto. Tra l’altro in quel film c’erano momenti di razzismo puro in certe sequenze che mi hanno abbastanza innervosito. Da dimenticare.

    Invece End of Watch fu una piccola sorpresa sinceramente non pensavo di ritrovarmi davanti a un film così crudo ma allo stesso tempo pieno di significati. Ed è anche grazie a quel film che ho conosciuto Peña come attore (in seguito lo vidi anche in Crash e Ant-Man).

    Davvero un ottimo lavoro come sempre kasabake. Sei veramente una fonte di conoscenza.

    P.S. Tra l’altro J.K. Simmons è uno dei miei attori preferiti.

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    • Su Battle: Los Angeles concordiamo alla grande, Butch, alla grande… Giustissima la tua osservazione sul razzismo, tra l’altro… notazione doverosa che avrei dovuto inserire nel testo… you’re right, friend!
      Ero certo che anche tu apprezzassi End of Watch, così come sono certo che, conoscendoti come persona sensibile, avresti apprezzato anche Crash, un filmone!
      Sei sempre cortese con me e di questo non ti ringrazierò mai abbastanza!

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  3. Ritenevo che dedicare un post a Michael Pena avesse la stessa valenza che una discussione sulle programmazioni delle raccolta differenziata: lunedi indifferenziato, martedi multimateriale, mercoledi carta, e così via.
    Facciona simpatica, sicuramente, quella di Michael ma niente di che.

    Poi leggo il tuo post (meravigliosa l’intro, dove de facto hai redatto una classifica dei migliori supporting actors) e pian piano mi incuriosisco fino a che non mi rendo di essere stato cieco. Perchè mentre tu snocciolavi tutti i film in cui Pena si è esibito mi si accendeva ogni volta una lampadina nuova: ah ma ha fatto pure quello? Maddai, stava pure su quell’altro?

    Michael Pena è un po’ come uno di quei mediani alla Gattuso: si sbattono un casino ma non emergono mai, lavorano nell’ombra mentre i riflettori illuminano colleghi più prestigiosi.

    Grazie per i suggerimenti, quindi, caro amico kasabake.

    Tra l’altro, incuriosito dal tuo post, sono andato a leggere la filmografia di Pena su imdb e ho scoperto con somma gioia che il Nostro sarà niente popo’ di meno che Poncharello nel remake cinematografico de i CHIPS, telefilm meraviglioso dalla colonna sonora a dir poco epica!!! Sarà una tamarrata senza pari, e proprio per questo IMPERDIBILE!!!!

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    • Stupendo il paragone con la discussione sulla raccolta differenziata!! Ti adoro quando fai così, alternando sacro e profano, Borges ed il Commissario Monnezza… meraviglia…

      Sull’intro, poi, che sono lietissimo tu abbia gradito, mi sono davvero trattenuto, ma ho lasciato trapelare almeno due nomi che letteralmente adoro, Tucci e Leguizamo: ogni volta che compaiono in scena, anche nei film più cretini, mi esalto sempre…

      Sono curiosissimo invece di sapere cosa ne pensi dei tre film più “potenti” di Peña (per me, sia chiaro, ovvero Crash,  End of Watch e Fury?… che voto dai loro?

      Per ultimo, mi chiedevo se avessi anche tu apprezzato il pazzesco monologo di Ant-Man in cui Peña di fatto doppia gli altri attori nella spiegazione circolare di come le notizie siano passate di bocca in bocca…

      Ora un dettaglio ermenàutico: ti ricordi che film stanno proiettando come finto trailer sullo schermo televisivo di un aereo passeggeri nel primo dei due Charlie’s Angels?

      Buona notte, amico!

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      • Questa chicca sulle Charlie Angela mi manca, chiedi venia, ma quando guardo quel film sonoi sempre concentrato su 3 culi….

        Dei 3 film che citi confesso di nn aver moto amato Crash: i film corali e con troppe trame che su incrociano mi restano sempre in superficie senza lasciarmi nulla sito il profilo emotivo.
        Fury invece l’ho apprezzato molto: solido film bellico con un inossidabile Pitt e anche un bravissimo Lerman
        Mi manca invece End of watch: recupererò.

        Sono invece curioso di vedere Ayer alle laser col cinecomic Suicide squad: viene da tutti film bello ma iperrealistici e crudi, il salto ai supereroi é grande e il risultato legge essere sia meraviglioso che pessimo.

        Buon week end amico. Ok mio so già che sarà meraviglioso dato che domani correrò a Milano per il mio Bruce: sto già in fibrillazione

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        • Hai scritto il commento dallo smartphone?
          Te lo chiedo perché ho riconosciuto i miei stessi errori di battitura da dettatura vocale, compresi gli splendidi campioni di umorismo involontario dei correttori automatici… come quando scrivi “curioso di vedere Ayer alle laser col cinecomic Suicide squad

          Finita la parentesi inutile, sarei felice di sapere il tuo giudizio su End of Watch, perché Ayer è davvero un regista da tenere d’occhio… il segmento con l’interrogatorio dello spacciatore è fenomenale, non trovi?

          In realtà anche Haggis è tipo da guardare sempre, anche quando fa dei film più commerciali e veloci come il tuttavia efficacissimo <emThe Next Three Days… lo script del film di Eastwood poi è superbo!

          Che ne pensi invece del pseudo doppiaggio di Pena su Ant-Man? Non è gradevolissimo?

          Buon concerto!!!

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          • Amico mio
            Ho bevuto troppa birra stasera (ovviamente non tedesca) e domattina (stanotte) mi devo svegliare alle 4.30 per andare a Milano: Bruce mi aspetta
            Chiedo quindi venia non ho la facoltà di rispondere alle tue sempre argute domande.
            Ora vedrò la partita sempre che la pargola lo permetta, poi mi ritirerò in silenzio che le 4.30 dubbio un’oretta ante Lucana pure per me, conclamato insonne

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  4. Onoratissimo della citazione!
    Michael Pena eroe del popolo. E altrettanto eroico è il tuo gesto di rendergli onore con questo post, in cui non hai paura nemmeno di metterlo, con i dovuti distinguo, al fianco di attori caratteristi che hanno fatto la storia come Stanley Tucci, J.K. Simmons, Fiona Shaw (!!!) e Jack Palance (!!!!!).
    Una goduria di post.

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    • Grazie Zack!
      Sto seguendo il tuo consiglio e mi sento benissimo a scrivere e dire solo ciò che mi piace ed in cui credo… sulla citazione era un atto dovuto perché hai scritto a suo tempo un gran pezzo sul serio e te li dissi in momnenti non sospetti proprio nei commenti!
      A proposito di Pena, come ho detto anche a Lapinsu, ma quanto è bello il lavoro di dizione che ha fatto per il suo personaggio in Ant-Man?

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      • Ma è fenomenale. Al tempo dell’uscita nelle sale soffrii tantissimo il doppiaggio italiano (lo vidi pure due volte al cinema), perché già dai trailer si intuiva il grande lavoro che aveva fatto. Comunque i grandi caratteristi si vedono proprio da lavori come questo. Credo che l’unica indicazione ricevuta dalla Marvel fosse una roba vaghissima tipo “vogliamo che ci fai un personaggio buffo che parla buffissimo”, oppure, detto in maniera ancora più spiccia, “facce ride”. E lui, ispirandosi ad un amico di vecchia data, ha disegnato il personaggio praticamente da solo. E ha rubato la scena a tutti.

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  5. Pensa che giusto l’altro giorno ho fatto una mega infornata di film da un “vecchio” hard disk [vecchio si fa per dire, avrà 2 o 3 anni ma in questo millennio la tecnologia fa presto a diventare antiquata] ad uno nuovo e tra questi c’era proprio END OF WATCH film che volevo da sempre gustarmi [ma che si perde sempre nel marasma della mia watch list] perché David Ayer è un regista “attraente” sia quando scrive che quando sta dietro la macchina da presa e dopo FURY ammetto di essermi innamorato del suo tocco.

    Michael Peña è un gran caratterista ed è versatile come pochi, è assurdo come un talento come lui viva ancora nelle retrovie di Hollywood. Pure io l’ho ignorato per molto tempo, vedendolo spesso come spalla o addirittura comparsa, ma è proprio con FURY che mi sono reso conto del suo vero valore e con ANT-MAN, per il modo in cui ha costruito un personaggio che rischiava di essere la banalissima spalla ottusa dell’eroe, ho definitivamente aperto gli occhi sulle capacità di questo attore messicano.
    E chissà, forse la sua forza la trae proprio dalla poca luce che Hollywood punta su di lui, insieme a tutti gli altri attori da te nominati che nulla hanno da invidiare ai giganti del cinema americano.

    Per altro tra loro ci sono molti attori che amo pure io: Giamatti, Tucci, D’Onofrio, JK Simmons e un po’ meno Leguizamo [ogni volta sfugge al mio radar, mi rendo conto del suo profondo lavoro solo in un secondo momento], ai quali personalmente aggiungo Joel Edgerton [un attore enorme ma eterno co-protagonista], Frank Grillo, Brendan Gleeson e il figlio Domhnall [che sta facendo passi da gigante al cinema], la bellissima Carey Mulligan, Krysten Ritter [che non per vantarmi ma avevo adocchiato da prima che entrasse nel Marvel Universe 🙂 ], Chris Pratt [idem come sopra], Zac Efron [che potrebbe dare moooolto di più ma non se ne rende neanche lui] e ultimo ma non ultimo il compianto Alan Rickman, forse il massimo esponente delle “squadre B” di Hollywood.

    Bellissimo pezzo Kasa, davvero, un ottimo tributo per un ottimo artista che merita di essere conosciuto [o meglio, riconosciuto] 🙂

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    • Che bello quando mi fai i complimenti, potente Pizza Dog… sei davvero un grande blogger, che, malgrado la giovane età, si intende di cinema e di fumetto e di serie televisive come davvero pochi, pochi, ma pochi altri tuoi colleghi.

      Per questo motivo, il gradimento che tu mostri nei miei confronti mi inorgoglisce ancora di più, compreso il fatto che aldilà delle stagioni, degli orari e delle ferie sei sempre tra i miei più assidui lettori e commentatori!

      Detto questo, aggiungo che concordo anche con gli altri bellissimi nomi che hai inserito nel tuo commento, come anche concordo sulla definizione di Alan Rickman… invece Chris Pratt dobbiamo entrambi ammettere che gliel’ha fatta! Dopo gli ultimi film, ha decisamente sfondato! Ora è diventato un attore di Serie A, merito di blockbuster e dei cinecomics!
      Chissà che non capiti la stessa cosa al nostro Peña, dopo che avrà interpretato Poncherello in CHiPs…

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      • Si si, il caro Chris Pratt ha fatto il grande salto! Ormai si trova al di là della barricata! 😀
        Però prima che diventasse un guardiano della galassia e un addestratore di velociraptors Pratt Pratt se non lo cagava nessuno nonostante fosse un grande comico [esilarante in Parks and Recreation] e un bravo attore [in Moneyball ha avuto una parte piccola ma perfetta].
        Michael Peña ti confesso che ce lo vedo bene in una serie televisiva, magari qualcosa di serio e sporco, una cosa tipo TRUE DETECTIVE [ma te lo immagini Peña in True Detective?]

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  6. Mi manca quasi l’aria per il turbinio di argomenti citazioni e situazioni da te infilati, lisci come l’olio, in questo post e come sempre io che a quest’ora dovrei essere a letto, non dormo, no perché qualcuno mi fa pensare e mi fa stare qui a leggere, ricordare i film che ho visto, segnare quelli che mi mancano e alla via così, rotta verso l’alba davanti al computer! 😀

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  8. Di Michael Peña mi accorsi per la prima volta una decina di anni fa, perché recitò in due bei film che vidi a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro: Crash – Contatto fisico e Babel. Il primo dei due era quello che lo valorizzava di più: non soltanto perché il suo ruolo in Crash è più rilevante, ma anche perché compare in una delle scene emotivamente più intense di tutto il film (proprio quella del mantello dell’invisibilità). Dalla sua pagina Wikipedia vedo che ha recitato anche in Million Dollar Baby, ma non me lo ricordavo assolutamente: c’è da dire che in quel film il magico trio Eastwood – Swank – Freeman domina la scena in modo così totalizzante che probabilmente anche un elefante in tutù sarebbe passato inosservato al loro fianco.
    Peña evidentemente è un attore che sa scegliersi i copioni, perché l’ho visto in altri 2 film che mi sono piaciuti molto: Gangster Squad e American Hustle. Nota bene che, a parte Million Dollar Baby, tutti i titoli che ho nominato fino ad ora sono film corali: non è un caso, perché è proprio per i film di questo tipo che c’è bisogno di caratteristi come Peña, capaci di lasciare il segno anche quando gli viene affidata una parte di pochi minuti.
    Stanley Tucci è un altro straordinario attore non protagonista. Nel suo caso non sto neanche ad elencarti i suoi film che ho visto, perché la sua filmografia è sterminata: soltanto negli ultimi 5 anni ha fatto ben 16 film. Mi limiterò quindi a citarti quello che mi è piaciuto di più, e tiro fuori dal cilindro un titolo a sorpresa: Joker – Wild Card. Intendiamoci, Il caso Spotlight ha avuto molto più successo e Il diavolo veste Prada è un film delizioso, ma Joker – Wild Card è riuscito a fare qualcosa di difficilissimo: riuscire a veicolare dei contenuti profondi (l’importanza dell’altruismo e dell’amicizia) all’interno di un genere normalmente senza pretese come l’action movie.
    Rimanendo in tema di action movies, nel tuo post hai citato un maestro del genere, David Ayer. Come scrissi nel mio post “Confessioni di un tamarro”, i film d’azione si dividono in 2 categorie: quelli “raffinati” (vedi i film di Liam Neeson da Taken in poi) e quelli appunto tamarri. David Ayer si è messo alla prova su entrambi i fronti, tirando fuori un action movie raffinato (La notte non aspetta) e uno deliziosamente ultratamarro (Sabotage). Ebbene, erano entrambi ottimi. Per questo non mi ha stupito affatto che in seguito la sua carriera abbia conosciuto un’irresistibile ascesa, che gli ha permesso prima di recitare con Brad Pitt, e poi di dirigere un kolossal come Suicide Squad. E dalle anteprime che circolano in rete dall’anno scorso, direi che con quest’ultimo film Ayer ha dato sfogo a tutta la sua tamarraggine. 🙂
    Riguardo a Daredevil, ho finito di vedere la prima stagione il mese scorso. Il gestore del mio negozio di fumetti mi aveva avvertito: abbi pazienza, perché la prima puntata è noiosa, ma poi la serie decolla. Non sono d’accordo: Daredevil parte a razzo, e si mantiene su altissimi livelli di qualità per tutta la prima stagione.
    L’unica nota stonatissima è (SPOILER WARNING) l’uccisione di Ben Urich: in molte delle storie fumettistiche più belle di Devil questo personaggio ricopre un ruolo fondamentale, e quindi, quando la serie tv arriverà a raccontarle, inevitabilmente queste storie verranno snaturate.
    Se vogliamo un altro difetto della serie è la banalizzazione del personaggio di Melvin Potter (il sarto che cuce il costume a Devil): nel fumetto è un tipo molto più cazzuto. Ma su questo posso chiudere un occhio. Sull’uccisione di Ben Urich proprio no.
    Come forse ricorderai, Devil è il mio supereroe preferito fin da quando ero bambino, quindi ho avuto un tuffo al cuore quando l’hai nominato. Ma il momento amarcord più delizioso è stato quando hai nominato Il mio piede sinistro: lo vidi per la prima volta quand’ero alle medie, e da allora fino a pochi mesi fa è sempre rimasto il mio film preferito. Poi, appunto pochi mesi fa, è avvenuto l’impensabile: sempre alle medie, ma come professore, ho rivisto insieme ai miei alunni In mezzo scorre il fiume, e ho capito che nessun film può reggere il confronto. Neanche Il mio piede sinistro, neanche quelli con John Wayne, neanche quelli che hanno più Oscar che attori nel cast.

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    • Come ti dissi nel mio commento al tuo ultimo post, tu Wwayne controlli in modo perfetto quella che il nostro comune amico Lapinsu definisce l’arte della “commentografia” e non voglio ripetere ora quello che già descrissi come uno dei punti di forza della tua presenza qui su WordPress, ossia quello sharing di pensieri ed idee che si contaminano a vicenda o si legano in modo empatico.

      Mi concentro invece sulle citazioni filmiche, di cui come sempre la tua risposta è colma, sottoscrivendo in pieno ciò che dici sia sulla categorizzazione tra raffinato ed ultra-tamarro degli action e sul fatto che sia io che te stiamo tenendo d’occhio un regista talentuoso come Ayer… ma la cosa che più mi ha intrigato è la discussione su Daredevil, character fumettistico la cui esaltazione ti accomuna ad un altro dei miei blogger preferiti (infatti sia tu che PizzaDog lo mettete al primissimo posto, davanti a qualsiasi altro supereroe).
      Il discorso sulla serie invece è compicato (che aggettivo abusato nei film e nelle fiction statunitensi… complicato… tra l’altro, la battuta che Karen Page dice a Foggy, quando questi sta cercando di spiegare il rapporto conflittuale tra lui e Murdock, dopo che questi gli ha appena rivelato la sua identità segreta, è così meravigliosamente meta-filmico… “se dici che è COMPLICATO ti spacco la bottiglia in testa!”) ed a d una seconda visione, sia della prima che della seconda stagione, confermo il mio giudizio straordinariamente positivo sulla fiction, ma non tanto sulla storia (ovvero sui plot di ciascuna puntata, sulla successione degli accadimenti, su come compaiono e si evolvono i personaggi) ma sulla realizzazione: la recitazione straordinaria di tutti membri del cast, senza eccezione alcuna, la crudezza ed il realismo dei combattimenti (con tutta la fisicità di chi non ha poteri magici o provenienti da un altro pianeta), la rilassatezza dei dialoghisti (che si prendono tutto il tempo per far esprimere al meglio le interiorità dei character), la regia attenta ai dettagli in ogni episodio, ebbene tutto questo fa dimenticare o meglio perdonare i difetti che altrimenti avrebbero reso questa serie solo una delle tante, con scelte narrative discutibili (la morte di Ben è solo una delle tante) ed alcuni personaggi quasi incollati sopra come uno sticker ed altri ancora che, pur se adorabili (uno fra tutti la Claire Temple interpretata dalla bellissima e bravissima Rosario Dawson), accettano troppo facilmente ciò che accade intorno a loro; non dimentichiamoci inoltre che l’epicità del villain (la sua possenza, il passato travagliato e la passione anomala ed enigmatica per una donna quasi simbolica, come un sogno di eterno femminino e compagna di vita e di morte) ha un debito visivo ed immaginifico, nei suoi tempi e nei ritmi del montaggio, con tutto il Dark Knight di Nolan, la cui lezione Goddard ha imparato a memoria, palesemente.

      Preciso, a scanso di equivoci, che ho adorato tutte e due le stagioni di Daredevil, ma dal punto di vista squisitamente artistico, ho trovato migliore la più disprezzata stagione unica di Jessica Jones, infinitamente meno cazzuta, con meno scazzottate, meno fisicità, meno epicità, ma con una lirica sul concetto di abuso che secondo me non ha confronti con nulla di simile visto mai in Tv.
      Alle solite, mi ritrovo a tifare per un figlio di un dio minore… sob!

      P.S. Sul film di Redford siamo in sintonia, perché come avrai già capito dal mio precedente commento in ordine temporale, considero quel film un capolavoro assoluto!!

      Grazie ancora per le tante e belle parole che spendi ogni volta e questa volta sarò io a bere una bionda alla tua salute!! Prosit, amico!

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      • Hai centrato il punto: come nella trilogia di Nolan, anche in Daredevil abbiamo un sacco di scene “fisiche” e “cazzute”, ma inserite in una sceneggiatura dallo spessore narrativo inconsueto per il genere supereroistico.
        E come nella trilogia di Nolan, c’è sempre un villain con i controfiocchi a fare da contraltare all’eroe della storia: il Joker, Bane, Kingpin… con il Joker e Kingpin è stata una passeggiata, perché già nei fumetti sono dei personaggi fantastici; Bane invece è stato portato a livelli mai raggiunti su carta stampata, e quindi è soprattutto con lui che Nolan ha dimostrato di essere un ottimo sceneggiatore anche nella caratterizzazione dei personaggi. Per non parlare della sua abilità come regista.
        Peraltro il parallelismo tra Batman e Devil è un classico anche nel mondo dei fumetti: entrambi supereroi dark, entrambi con un passato tormentato, design del costume molto simile… tra i due ho sempre preferito Devil soprattutto perché, a differenza dell’altro, è interessante anche senza la maschera. Il personaggio Bruce Wayne è sempre stato poco sfruttato nei fumetti di Batman, anzi possiamo dire che è letteralmente sepolto dalla sua identità segreta; nei fumetti di Devil invece Matt Murdock, la sua vita privata e i suoi amici hanno sempre avuto una grandissima rilevanza.
        E poi, gli amici di Devil sono persone normali (l’avvocato Foggy, la segretaria Karen, il giornalista Ben Urich eccetera), mentre quelli di Batman, a parte Alfred, sono tutti supereroi come lui: questo contribuisce a dare l’immagine di un personaggio lontano dalla normalità, che non riesce come Matt Murdock a relazionarsi con persone lontane dal suo mondo. Insomma, per me Devil batte Batman a mani basse. Grazie mille per i complimenti e per la risposta! 🙂

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  9. Con colpevole ritardo (credo giustificato come un trasloco, poi ti dirò), sono qui ad INCHINARMI, per l’ennesima volta, al Paladino lancia in resta, quale sei, di un “esercito di eroi silenziosi”, come li hai definiti e che senza i quali nulla del grande (ma direi anche del piccolo) cinema sarebbe possibile. Amico mio, lasciamelo dire, sono di fronte ad un ulteriore capitolo che va ad aggiungersi a questa immensa, fantastica e interessantissima Enciclopedia del Cinema (e non solo…) che stai scrivendo e lo fai, a piccole grandi dosi, con tale passione, perizia e competenza che c’è soltanto da chiedersi … ma chi sei veramente!!!
    Ad maiora!

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    • Grande Federico, in arte Fed, ancora una volta, malgrado la calura estiva e gli evidenti impegni che traspaiono tra le righe del tuo commento, hai trovato il tempo per leggermi ed il modo per farmi i complimenti!

      Grazie soprattutto per aver sottolineato quello a cui tenevo ed ossia l’aver cercato nel mio piccolo di ruotare uno dei tanti riflettori della ribalta verso quel lato del palcoscenico spesso in penombra, perché se da un lato è evidente che il cinema nord-americano è il più ricco e potente cinema del mondo, dall’altro è anche vero che si tratta di un’industria dove spesso si mettono in scena spettacoli grandiosi in cui il grosso del lavoro non è fatto dai leader role ma da quella sorta di chorus line di volti indistinti, ma tali solo se li si guarda da lontano, perché poi il fotografo si avvicina o monta un teleobiettivo ed allora si vede tutto, il grande lavoro che c’è dietro, gli attori di supporto, il lavoro di dizione, i dialoghi, i personaggi secondari, di film che sono costruiti come melodie suonate sopra un tappeto di bemolle di accompagnamento…

      Buona estate, Fed!

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  10. Immagino che The World Trade Center fosse “penoso” e non “peloso”, però giuro che sono rimasta qualche minuto cercando di capire perché dovrebbe essere peloso.
    Come al solito, di tutti i film citati ne ho visto solo uno, Ant Man… e io amo Louis anche solo perché è andato a una mostra di Rothko xD

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    • Invece ti stupirò con effetti speciali e ti dico che l’aggettivo che volevo usare per definire il film di Stone era davvero proprio “peloso“, non nel significato comune, ovviamente, di “persona o cosa ricoperta di peli”, ma in quello figurato di “persona o vicenda ipocrita”; a tal proposito mi faccio aiutare dal buon vecchio Manzoni, quando nel capitolo 18 de “I Promessi Sposi“, durante una conversazione tra Attilio ed il Conte Zio, parlando di Fra Cristoforo e della volontà pervicace di difendere Lucia dalle grinfie di Don Rodrigo, mette in bocca ad Attilio queste parole “Costui protegge, dirige, che so io? una contadinotta di là; e ha per questa creatura una carità, una carità… non dico pelosa, ma una carità molto gelosa, sospettosa, permalosa“, ammettendo ossia che l’interesse di Fra Cristoforo per Lucia è sincero e non ipocrita o opportunista, ma comunque sospetto…

      Sono stato forse troppo snob ad usare “peloso” al posto di “ipocrita“, ma penso che “peloso” abbia in realtà una valenza un po’ più ampia, propria di chi finge di essere dispiaciuto quando invece le sue sono lacrime di convenienza, che è poi quello che mi ha più colpito del film di Stone e di quelli come lui.

      Scusa il pippone, ma dovevo specificartelo, altrimenti non sarei stato onesto con te.

      P.S. Grandissimo Mark Rothko!!

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