Limiti e Prodigi dei Cinecomics Supereoistici, Prologo: Cap Civil War

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Da molto tempo stavo maturando l’idea di scrivere un lungo ed articolato post su cosa penso del fenomeno dei cinecomics, qualcosa che non fosse una semplice esternazione del momento e che soprattutto cercasse di focalizzare l’attenzione sugli aspetti filmici e non sui plot di tali film, evitando il più possibile le infinite discussioni sulla fedeltà o meno al testo originale che, voglio anticipare subito, NON SONO MAI NE’ LA SOLUZIONE NE’ IL PROBLEMA e che NON SPIEGANO MAI NE’ I SUCCESSI NE’ I FALLIMENTI di una pellicola e nemmeno, soprattutto, sono metro di giudizio per la sua valenza artistica.

Dopo l’uscita nei cinema sia di “Batman v Superman: Dawn of Justice” di Snyder e conseguenti polemiche, sia di “Captain America: Civil War” di Anthony Russo e Joe Russo, altro cinecomic attesissimo dai fan di tutto il mondo, ho deciso di non indugiare e di cominciare da una sorta di prologo a ciò che avevo intenzione di scrivere.

Chi se ne frega della tua opinione”, qualcuno di certo potrà dire ed avrebbe anche ragione, ma siccome moltissimi dei miei amici blogger (ed anche una parte consistente del molto più sparuto gruppo di chi mi legge e che per di più con me chiacchiera negli spazi commenti) stanno facendo uscire post deliziosi dedicati all’argomento, ho pensato bene di espormi, dicendo la mia e schierandomi in qualche modo, come proponeva il gioco di marketing della Marvel, che spingeva nei giorni scorsi a scegliere uno dei due team (come se davvero si potesse chiedere a qualcuno “Vuoi stare con gli stronzi che tradiscono i loro ideali ed oltretutto prendono una sonora cantonata perché non capiscono cosa accade oppure vuoi stare con i più fighi che combattano per una causa giusta e contro il giusto cattivo?” Ma vabbé…).

Civil-War-PremiereNon voglio nemmeno prendere in considerazione quello sparuto gruppo di blogger privilegiati, che possono vedersi i film in anteprima grazie ad ingressi stampa (alcuni usano questo tempo in più, rispetto ai comuni mortali, per fare articoli più complessi e preparati, altri invece usano questo vantaggio temporale solo per bullarsi e giocare a chi piscia più lontano, in un’esibizione di mortificante tristezza umana), che troppo spesso producono articoli utili a chi li legge quanto un culo senza buco, copiaincollando le recensioni estere, senza un minimo di riflessione, ma con ovvietà e sentenze del tenore filosofico di “non esistono più le mezze stagioni”.

Mi concentro invece sui post belli, quelli dei miei guru, che hanno già fatto uscire delle recensioni o si accingono a brevissimo a produrne (come si può desumere dai commenti postati sulle loro pagine facebook) sull’ultimissimo film evento del genere in oggetto, ossia “Captain America: Civil War”, terzo film dedicato al primo avenger, il nostro capitano a stelle e strisce, ma anche capitolo 2.5 della saga degli Avengers.

Blog-amiciIn particolare, questo post di non-recensione è dedicato al profeta di tutti i cinecomics legati all’universo fumettistico Marvel, l’uomo che gode di una sorta di imprimatur di qualità in questo argomento, ovvero El Burrito Perrito aka Pizza Planet Dog of the Apes, noto ai più semplicemente come PizzaDog del blog L’Osservatorio (sito che vanta un nome che dovrebbe essere garanzia di pacatezza ed obiettività nei commenti e che invece, grazie al cielo, ospita articoli di tenore opposto, emozionanti e passionali), speculare corrispettivo umano dell’altro mio punto di riferimento intellettuale e critico, nello specifico campo dei cinecomics provenienti dal mondo DC, ovvero Zack, del blog “Per un pugno di cazzotti“: per chi non lo sapesse, entrambi questi blogger quando parlano di cinecomics tradiscono di possedere entrambi un artefatto segreto (forse una tastiera o un pad o uno smartphone cinese grande come una padella), in cui sono riusciti, all’insaputa di tutti, ad incastonare le sei Infinity Stones ed ottenere così onnipotenza ed onniscienza (alla faccia di Warlock e Thanos!).

PizzaDog ha parlato e scritto su Civil War, come fece Zarathustra, componendo un’importante recensione dal titolo “Harder, Better, Faster, Stronger”, che è praticamente obbligatorio leggere se si vuole parlare degnamente di questo film, alla quale va aggiunto il prologo alla recensione stesso, “Civil War: giusto un paio di cose che dovreste sapere sul Fumetto”, da leggersi prima di andare al cinema (praticamente due medicine, prima e dopo i pasti); altresì, Jacob89, uno dei critici più intelligenti e caustici di WordPress, nonché una delle penne più attente ai risvolti storici, fornitore ogni volta di una visione diacronica degli accadimenti, con molteplici chiavi di lettura,  senza nascondere una forte tensione personalistica, ha anch’egli scritto, sul suo blog Swan Station, una recensione del film molto lunga ed attenta ed altamente condivisibile, la cui scrupolosità inevitabilmente lo fa soffermare su aspetti della trama che sono di per sé dei pesanti spoiler (rendendola quindi una lettura consigliatissima, ma a posteriori della visione del film stesso); so anche che a brevissimo il già citato Zack scriverà un post al riguardo e probabilmente leggeremmo in esso aspetti decisamente non ovvi e forse in controtendenza, ma per ora questo è il panorama.

UltronOvviamente sul web, oltre a questo,  troverete una tonnellate di articoli, che più o meno dicono tutti le stesse cose, ma ai quali ho notato, manca per lo più un elemento di realtà imprescindibile ed ossia la constatazione che, essendo Cap Civil War un cinecomic, si deve tener conto  che si sta parlando di una finzione costruita sopra un’altra finzione e che come tale non può che inevitabilmente creare dei cortocircuiti logici o peggio dei fastidiosi effetti di feedback, come il suono che dall’altoparlante rientra nel microfono durante un’esibizione orchestrata da un tecnico del suono sbadato ed inesperto.

CrisisSe avrò possibilità in futuro (come ho calcolato e spero di riuscire) di tornare sulla questione cinecomic, esaminerò con voi più in dettaglio proprio questo aspetto di fiction over fiction che è alla base, non solo di tutti i film tratti da fumetti, ma dello stesso fumetto seriale in generale, in cui l’inevitabile entropia artistica e narrativa ed i suoi continui correttivi (personaggi che non invecchiano e che pertanto sono costretti periodicamente a morire e rinascere in continui reboot sia sulla carta che sullo schermo, per permettere a nuovo pubblico teen di godersi i personaggi nella stessa età) finiscono per assorbire la stragrande maggioranza dell’impegno autorale, sia in fase di scrittura del soggetto, sia della sceneggiatura.

Dylan-Dog-Spazio-ProfondoStiamo ossia parlando di un vizio sistemico, di un errore del DNA insito in queste opere filmiche e cartacee (non parlo quindi solo dei supereroi, si noti bene, ma della serialità in genere), che porterebbe inevitabilmente all’esaurimento della forza vitale ed all’estinzione del franchise e degli stessi character, come in un processo  di clonazione fallace, che genera un decadimento cellulare progressivo, se non fosse per la volontà pervicace dei produttori ed i depositari dei marchi di voler a tutti i costi risolvere tale difetto congenito, invertendo il processo, attraverso la continua sostituzione di brandelli di tessuto narrativo, cambiando parti del corpo dei personaggi, inserendo innesti meccanici ed organici, fagocitando altre storie ed altre mitologie, come un riparatore di computer che smonta PC usati e rotti, togliendo pezzi qui e là per assemblare un PC nuovo, ma che in realtà, alla fine, nuovo non lo è per nulla: così avviene per i cinecomic, dove un continuo odore e sapore di déjà-vu permea l’atmosfera, dove le trame si avvitano su pattern collaudati, mimetizzandosi ora nell’action, ora nella commedia, ora nel thriller spionistico, ora nel dramma psicologico e così di seguito.

Russo-Bros-02Creare un capolavoro con queste premesse non è solo difficile, ma di fatto impossibile, perché l’intento artistico è talmente diluito ed allungato nel brodo del marketing che si comincia a calcolare in parti per milione, nemmeno fosse un farmaco omeopatico ed è davvero esilarante leggere nel web dei paragoni, che vengono fatti dai fanboy, con film che invece capolavori lo sono davvero.

Tuttavia non si pensi che con questo io condanni i cinecomics (dio me ne scampi!), perché io li adoro!

Immaginiamo per un attimo le difficoltà che deve incontrare un cineasta a cui si chiede di fare un film tratto da una serie a fumetti Marvel o DC: costretto a dare l’impossibile da tremila pressioni (dal fandom che pretende fedeltà ai comic, al produttore che richiede incasso, al marketing che invoca la possibilità del sequel, a tutti i lobbisti e rappresentanti di aziende dei settori secondario e terziario, che vedono il film solo come un veicolo pubblicitario), egli deve realizzare un bel film partendo da un soggetto che sa già dovrà tradire, obbligato a creare praticamente un advertising creativo e divertente su un lassativo o su un pannolino per adulti incontinenti: per me uomini di cinema così sono praticamente degli eroi!

Thank You

Inoltre, si sappia che sono nato con i fumetti Corno, cresciuto con la Labor e con la Cenisio, maturato con la Star Comics prima e la Panini poi,  evolvendomi infine con la Magic Press, con la Planeta e la Bao.

Ho letto tutti i comics stampati da questi editori, sognando le anatomie iperreali di Kirby ed il suo senso dell’epico, addormentandomi pensando ai superpoteri disgraziati di Ben Grimm o così glamour come Johnny Storm, costruendo infinite possibilità come Red Richards, immaginandomi potente come Galactus che si mangiava i pianeti come ciliegie o introverso e tenebroso come Silver Surfer, vivendo con paura le disavventure di Spidey e delle sue mille trasmutazioni dalla magia ai cloni, chiudendo gli occhi e contando l’eco del mio respiro come Daredevil, fottendomene delle agenzie governative come Jessica Jones, immergendomi nella pece dei demoni infernali di Spawn, sconfiggendo schiavisti e mafiosi nei panni del Punisher, viaggiando nel cosmo come Green Lantern, scagliando frecce come Green Arrow, immobilizzando antichi poteri ancestrali come Hellboy, cercando di portare pace nel mondo come Superman o prendendo a mazzate ogni cattivo come Batman, sognando confini infiniti come Sandman ed esorcizzando ogni demone come Constantine, facendo il tifo spudorato per il dott. Banner e facendo pensieri impuri sulla Black Widow o meglio, diciamo, più in generale, travolto dalla sensualità di tutte le Carol Danvers, Kate Kane, Black Canary, Wanda Maximoff, Batgirl, Poison Ivy, Kara Zor-El, Talia al Ghul, Witchblade, Emma Frost, Zatanna, Harley Quinn, Elektra, Wonder Woman e diamine, perché no, anche Death!

Arkham-asylumEcco perché amo andare a vedere i cinecomics, perché mi diverto a giocare con essi, perché mi lascio trasportare dall’hype, dalla tensione, dal dramma, dall’umorismo e, quando è possibile, dalla bella narrazione.

Il mio passato di grande lettore e di grande collezionista di comic (passione un po’ affievolitasi negli anni) mi ha lasciato un background culturale potente, ma in realtà, quando leggo un fumetto o quando vedo un’opera di fiction da esso tratta, non sono davvero avvantaggiato in confronto ad altri, lettori neofiti od occasionali, perché se è certamente vero che io riesco a cogliere più riferimenti intratestuali (quelli scritti apposta come fan service per un pubblico di appassionati), è altrettanto vero che i cinecomics sono diretti a chi non è veramente appassionato di fumetti e solo per una questione di mercato: il numero dei lettori di fumetti negli States ed in Europa è infatti in caduta verticale (soprattutto di genere supereroistico) ed infinitamente più esiguo dei possibili cinespettatori provenienti da esperienze culturali diverse.

La vera chiave per capire la bellezza ed i limiti di ogni cinecomic Dc o Marvel (sia esso Marvel-Marvel, Marvel-Fox o Marvel-Sony) è esattamente questa: essi non sono più da molto tempo film di adattamento di un fumetto, ma sono blockbuster che, partendo da un soggetto (a volte anche solo vago) precedentemente uscito su carta stampata, creano a loro volta un nuovo universo, simile e parallelo a quello in cui sono ambientati i fumetti, ma completamente svincolato da qualsiasi legame e libero di evolversi e cambiare a piacimento.

Le storie dei film del Marvel Universe e del DC Universe sono i fratelli maggiori, sono anzi i figli del dio maggiore, quelli che creano denaro e gadgets e con l’arroganza che tale potere concede loro, sono assolutamente liberi di cambiare ciò che è stato scritto prima di loro, resuscitando personaggi morti, cambiandone sesso ed etnia, invertendo persino l’ordine temporale degli accadimenti, perché i cinecomic sono come il personaggio miyazakiano del Kaonashi (Faceless, Senza Volto), che ingurgita tutto quello che gli si presenta e che dona oro finto (l’oro degli stolti); quindi vanno presi come tali, senza mitizzarne il contenuto testuale e divertendosi per ciò che sanno fare meglio, ossia intrattenere il pubblico con capacità affabulatorie che inducono all’emozione ed alla fantasticheria.

iron-man-and-warmachineOgni tempo ha il suo cinecomic perfetto e sarebbe patetico cercare di riprodurre le sensazioni che erano più adatte per decenni trascorsi, dove l’ingenuità di trame che vedevano i governi come portatori di giustizia rassicurante erano bastanti per regolare la nostra bussola di riconoscimento dei buoni e dei cattivi: dopo l’epoca degli uomini d’acciaio, dal volto scolpito dall’american dream e dopo l’incasinamento emotivo e personalistico del whedonverse, oggi è l’età dell’incertezza del cosmo eticamente complicato dei fratelli Russo, due artigiani tecnicamente cresciuti alla corte dell’epica dei grandi set alla Nolan e moralmente maturati all’ombra di Jason Borne, ma anche della massificazione televisiva dei vari Julian Assange e Edward Snowden.

Dovevo parlare di “Capitan America Civil War”, ma questo era anche una specie di prologo al più generale discorso sui cinecomics e dovevo quindi spiegare un po’ di cose, però nel frattempo il tempo è arrivato agli sgoccioli, come anche la pazienza di chi mi segue: pertanto procedo veloce e telegrafico nei giudizi sul film, che ho sintetizzato in 8 punti:

Warmachine-down1. Il film mi è piaciuto, ma non mi ha fatto impazzire: mi sono divertito e sono felice di averlo visto al cinema e lo recupererò anche nei vari passaggi Sky in HD, ma non penso ne acquisterò mai la versione in Blu-Ray perché ora non penso che ne valga la pena.

Stark-and-Rogers2. In una scala di valori, lo metto dopo Cap Winter Soldier e forse anche dopo i due Avengers (alcuni segmenti di Civil War mi sono piaciuti molto di più, ma altri molto meno, quindi, facendo una media, lascio così), ma sta sopra qualsiasi altra cosa fatta in area Marvel.

Russo-Bros3. Considero i fratelli Russo la cosa migliore che potesse capitare al Marvel Cinematic Universe e non penso che questo film si potesse davvero fare meglio di come è stato scritto e diretto: se vi sembra che questo mio giudizio cozzi con i punti 1 e 2, riflettete sul fatto che io ritengo un vero miracolo il semplice fatto che gli autori non abbiano fatto una porcheria immonda, essendo stati costretti a concentrare, in un unico film, tutta la storia della miniserie a fumetti, ad incastrarla dentro la diversa continuity del MCU ed in più portare avanti anche la saga degli Avengers (se poi pensiamo alla necessità di introdurre all’ultimo momento il personaggio di Spider-Man, beh, allora rasentiamo il delirio puro di difficoltà!).

Black-Widow4. Se da un lato anche un imbecille comprende benissimo che lo scontro nel piazzale dell’aeroporto vede dei combattenti moderare appositamente la loro forza distruttiva (perché nel film, a differenza del fumetto, le due fazioni non vogliono distruggere o uccidere, ma solo sconfiggere gli oppositori e se fosse possibile anche nel modo meno traumatico possibile), dall’altro è altresì evidente quanto siano sbilanciate alcune forze in campo: non è certo uno spoiler dire che un personaggio come Vision ha un potere che non è nemmeno misurabile con la stessa scala di valori di una Black Widow o di Hawkeye e queste assurdità in certi momenti fanno emergere le stesse forzature fastidiose che fecero stridere anche gli ingranaggi massimamente fiduciosi e possibilisti del cervello di un bambino, quando si videro degli orsetti di merda come gli Ewoks sconfiggere le truppe imperiali in “Star Wars VI – Return of the Jedi”.

Team-cap5. Le parti che mi sono piaciute meno sono proprio quelle legate ai grupponi che se le danno di santa ragione in tutte le direzioni, perché la suspension of disbelief (la sospensione del dubbio e dell’incredulità) aveva comprato il biglietto del Cirque du Soleil senza saperlo e  certe volte ho sperato che il combattimento finisse in fretta, per vedere come andava avanti la storia vera, la quale, fortunatamente, dopo le parentesi circensi, è sempre proceduta con grande dignità.

Winter-Soldier-nailed6. In modo simmetrico, le parti a mio avviso più belle del film sono quelle dell’intrigo spionistico e dell’action in stile Agent of S.H.I.E.L.D. o meglio in stile X-Men gestione Vaughn e Singer, con villain che corrompono e conquistano, dividono ed imperano!

Grant7. La parte che mi ha portato invece addirittura ad applaudire è tutta quella del lunghissimo finale, una specie di film nel film, il vero cuore dell’arte dei fratelli Russo e degli scrittori Christopher Markus & Stephen McFeely, con le rivelazioni sulla sorte dei genitori di Stark ed uno dei combattimenti più belli che abbia mai visto in un film in senso assoluto e parlo ovviamente del duello tra Captain America ed Iron Man: tutta la parte di film che inizia dopo il gesto di Black Widow alla fine della scena dell’aeroporto vale il film intero e se anche la prima parte fosse stata di questo livello saremmo stati ad un’altezza artistica talmente vertiginosa per questa pellicola da farla entrare nel pantheon del più bel cinecomic mai realizzato, ma così non è stato e va bene lo stesso.

Wanda8. Un’ultimissima confidenza: se fossi un adolescente, avrei in camera il poster (anzi, vari poster… ) della Maximoff: dopo le ultime prestazioni, infatti, Wanda è entrata nel mio cuore di fanboy molto cresciuto!

Buona Visione…!

VisionP.S. Cogliete il messaggio che gli autori hanno inserito quando Vision dice che non sapeva che potesse distrarsi… c’è molto di più di quel che sembra…

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49 pensieri su “Limiti e Prodigi dei Cinecomics Supereoistici, Prologo: Cap Civil War

    • Conoscendo la tua passione per i supereroi, penso ti piacerebbe molto, soprattutto il secondo tempo!
      Non pensare al fumetto (se lo hai letto a suo tempo) e dimenticati la continuity della carta stampata, ma abbandonati al fluire della drammaticità degli eventi così come se la sono inventata al cinema…

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  1. E’ difficile per me trasmetterti il senso di lietezza che mi pervade di fronte alle tue argomentazioni e alla saggezza di certe lucidissime parentesi in cui spieghi aspetti del cinema che non sono e non possono essere mai estrinseci, sebbene sovente li si reputi tali. Se il cinema è un’arte, è un’arte collettiva come può esserlo la costruzione di una cattedrale del Medioevo: il budget a disposizioni, il gusto del committente e la bravura dei vari operai non sono mai dei fatti secondari. Bravo!

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    • Grande Dario!!
      Ti ringrazio, ma come ti ho scritto in un altro commento, siamo abbastanza simili come modo di approcciarci ad un’opera di fiction…
      Stavo leggendo alcune cose sul tuo blog, sulle quali ero rimasto drammaticamente indietro… o meglio ne avevo notato la pubblicazione ma non avevo ancora avuto modo di leggermele con calma.
      Poi, questa mattina mi compare la notifica del tuo articolo su FaceBook e come ti ho commentato, mi hai davvero tolto le parole di bocca!!
      Sul tuo pezzo, che invito tutti a leggere, hai davvero scritto ciò che io stesso ho nel cuore e te ne sono grato!!
      Questo il link per chi volesse scoprire di cosa parlo: Perché Facebook ha cominciato ad annoiarmi

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  2. Dal momento che
    a) sono un ignorante di fumetti
    b) mi gusto con piacere ogni cinecomic con la stessa ingenuità con cui da bambino mangiavo il Calippo

    credo sia del tutto inutile discettare su quanto tu hai già scritto sui fumetti, sui supereroi, sulla serialità, sui cinecomics, bla bla bla bla perchè potrei aggiungere solo cose inutili o stupide. E dato che non potrei sopportare mai di essere stupido o inutile, con un balzo felino atterro subitamente in zona ermenautica dove i valori di stupidità e utilità semplicemente scompaiono diventando non-categorie di pensiero in quanto inapplicabili ai concetti logici e formali.

    Tuttavia, in questo balzo voglio custodire un briciolo dei concetti del tuo mirabilissimo post, ovvero il concetto di trasposizione filmica di un altro prodotto, in questo caso fumetto, ma non necessariamente tale.

    Se la frase non ci sono più le mezze stagioni mantiene per distacco la prima posizione nella speciale classifica delle frasi ovvie e banali (un distacco talmente significativo da far assurgere questa frase a significante stesso della suddetta classifica, in una sorta di azzardatissima sineddoche), in questa stessa classifica un posto di riguardo lo detiene l’altrettanto ovvia e banale (manche semplicistica) affermazione
    è più bello il libro del film

    Chissà quante volte l’abbiamo sentita e, purtroppo, anche pronunciata…
    In realtà questa frase nasconde un altro concetto, che banale non è, ossia la supremazia della parola sull’immagine in quanto la prima sa stimolare la nostra immaginazione (giocodiparole…) e alimentare la nostra fantasia. Ma questo è un sentiero che (ora) non voglio percorrere.

    Perchè l’ovvia verità dietro questa frase (è più bello il libro del film) dice però una cosa giusta: la difficoltà di tradurre un libro in film. Ma dal momento che in campo artistico la parola IMPOSSIBILE non esiste, per quale motivo questa traduzione effettivamente spesso fallisce?
    A mio modo di vedere le ragioni sono essenzialmente due:
    1. o il film traspone pedissequamente il libro: parola e immagine hanno qualità differenti e non possono funzionare allo stesso modo. E’ per questo motivo che io odio con tutto il cuore la trilogia del Signore degli anelli perchè ripropone pedissequamente ogni riga del libro, senza aggiustare nulla, senza adattare, senza rendersi conto che la pellicola non è la carta.
    2. o il film tradisce il libro: se c’è già una storia con delle logiche e dei personaggi con delle caratteristiche, non è bene stravolgere tutto solo per gusto o per supponenza. Tanto valeva non cercare di tradurre un film….

    E’ il concetto di traduzione che va ben calibrato: tradurre qualcosa significa saperne individuare il concetto profondo e riproporlo con un altro linguaggio. E’ quello che fece Kubrick con Shining, massima espressione di questo concetto di traduzione (a mio avviso, ovviamente).

    Ora però mi fermo, perchè ho scritto già troppo e ho terrore di cosa potrei continuare a farneticare.

    saludos, amigo!!!

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    • Un apposita commissione ermenautica di personaggi illustri ed assolutamente inventata (come le statue di cera dei primi plus-ultra creati da Bird e Lindelof per il loro Tomorrowland) stava vagliando proprio pochi minuti fa il tuo ultimo commento, atto doveroso, giacché, essendo tu un socio fondatore dell’associazione, hai una sorta di scanning e monitoraggio h24 delle tue elucubrazioni).
      I membri erano da giorni (forse mesi) riuniti per la stesura del decalogo su cui si fonderà il WTDH (World Treaty for the Diffusion of HermenauticsTrattato Mondiale per la Diffusione dell’Ermeneutica), il cui completamente porterà un sussulto nel regolare avanzamento evolutivo dell’intera umanità, vibrazione che probabilmente verrà notata anche da osservatori esterni.

      WTDHNon appena ebbe letto le tue parole “zona ermenautica dove i valori di stupidità e utilità semplicemente scompaiono diventando non-categorie di pensiero in quanto inapplicabili ai concetti logici e formali”, il presidente in persona della commissione ha strabuzzato gli occhi, alzando poi lo sguardo al cielo in segno di ringraziamento, perché sapeva che aveva finalmente trovato in quella frase l’incipit che gli mancava per iniziare tutti i postulati che da lì sarebbero proseguiti.

      Chiamò quindi le addette al servizio di posta interna, dando disposizione di tradurre e spedire ai quattro angoli del mondo (a proposito, nella visione ermenautica la frase “quattro angoli del mondo” verrà sostituita perché inconcepibile una qualsiasi forma poligonale per comprendere l’essenza tesserattica dell’esistenza); quindi pensò bene di farsi accompagnare dalle addette direttamente in viaggio, dopo aver indossato il tradizionale copricapo dei membri della commissione.

      President-of-CommissionI membri rimasti in commissione hanno quindi deciso di sospendere la seduta, rimandandola illo tempore (quella del “rimandare illo tempore” è per altro tratto distintivo sia degli ermenauti sia dei personaggi di fantasia da essi creati).
      Si sono quindi tutti trasferiti nella grande arena, dove un pubblico festoso stava per iniziare una discussione esattamente sul punto da te sollevato e subito accantonato ed ossia quello ancor più off topic dell’off topic stesso: è giusto basare la supremazia della parola sull’immagine basandoci sull’assioma secondo cui la parola sa stimolare la nostra immaginazione e alimentare la nostra fantasia?

      Outside-Ermenautics-ThempleConsiderando il fascino che può avere su di me un off topic al quadrato, ho immediatamente ricevuto una notifica sul desktop della mia migdala e mi permetto di esprimere il mio giudizio: non penso che la parola in senso assoluto abbia questo primato immaginifico, ma tutto dipende dalla freccia temporale presente nel linguaggio originale.

      Mi spiego: ogni linguaggio ha delle componenti intraducibili in altri linguaggio ed esse sono proprio quelle specifiche e native di quella forma di espressione, motivo per il quale in un film è quasi impossibile tradurre in immagini tutto ciò che è presente in un testo sottoforma di commento o pensiero del protagonista (centinaia di parole che lo scrittore spende per descrivere ciò che si nasconde nelle profondità dell’animo dei suoi personaggi e che spesso danno la profondità della caratterizzazione psicologica); specularmente, ci si trova spessissimo nell’impossibilità di esprimere compiutamente a parole immagini meravigliose ed evocative ed a volte anche solo un paesaggio al tramonto o un alba ai confini del mondo oppure descrivere in una recensione la meraviglia degli scorci attraversati in skateboard da Walter Mitty in Islanda…

      Walter-Mitty-on-skateboardIn pratica, la parola viene meno quando l’occhio si trova di fronte alla fantastica visione di un miracolo in immagini (come osservando la meravigliosa imponenza di un marmo scolpito da Michelangelo o la fragorosa potenza della natura che si manifesta durante un temporale che riempie il cielo di fulmini e l’aria di ozono o il senso di smarrimento e di pienezza che si hanno quando si contempla una cascata immensamente grande come quelle delle Niagara Falls…

      Michelangelo-pietaHai fatto bene a citare “Shining” di Kubrick perché è l’esempio perfetto di un tradimento sopraffino, un testo buggerato e storpiato dal regista ed assieme un viaggio senza cinture di sicurezza nelle profondità del cuore dello spettatore, che vive per tutto il tempo la visione del film come chi si trovasse da solo a dover attendere notte tempo di fronte ad un lago paluodoso con il terrore che qualcosa di terribile salti fuori all’improvviso.

      Blood-elevator-in-ShiningAnche una traduzione pedissequa del testo (anche ammettendo sia possibile e non può esserlo davvero completamente) scritto in immagini è comunque un tradimento, perché se nel testo poteva l’immaginazione raggiungere l’eccellenza, nella sua versione fedelissima avrà sempre il sapore stantio della copia ispirata e nulla più.

      In questo mio commento ho citato il film (da molti bistrattato e penso anche ingiustamente “Tomorrowland”), a cui ripenso spesso, con un senso di affetto e riconoscenza, proprio perché, aldilà del circo fracassone (ma comunque gradevolissimo) in cui regista e sceneggiatore si vanno a cacciare, rimane fondamentalmente un enorme omaggio ai sognatori ed io sono certo che di tutte le virtù che debba possedere un esploratore della quintessenza della realtà, quale è un vero ermenauta, quella di sognare ad occhi aperti è senza dubbio la prima e più importante.

      AthenaCome il personaggio di Athena (non ho bisogno certo di dirti io quanto azzaeccato msia il riferimento alla divinità greca), anch’io amo scoprire i sognatori intorno a me ed in ogni tua parola, triste od allegra, spensierata e goliardica come anche seriosa e speculativa, io ho sempre visto il sogno e di questo ti sono grato e ti prego di restare così (almeno fino al rinnovo della tessera di ermenauta, che come sai è a vita).

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      • Quando il mitico sassofinista di Bruce Sprinsteen – Clarence Big Man Clemons – venne improvvisamente a mancare, il Boss recitò uno struggente elogio funebre in memoria dell’amico di una vita. Durante questo toccante discorso Bruce disse chiaramente a tutti i suoi amici e compagni di avventure lì presenti per l’ultimo saluto a Big Man, che l’unico modo per lasciare la E Street Band era morire. E assicurò che non forse non sarebbe bastato nemmeno quello.
        Mi piace pensare che l’appartenenza al Consiglio degli Ermenauti abbia lo steso privilegio – o condanna, a seconda delle prospettive – e che solo con l’ultimo respiro potremo abbandonare questo gruppo di sodali ed amici. E, come il Boss, ti confesso che forse neppure il trapasso potrebbe essere condizione bastante per lasciare il gruppo: anche dall’al di là sono certo che troveremo il mondo di discettare per il semplice gusto di farlo, come si addice ad ogni buon Ermenauta.

        Dopo questo doveroso prologo, andiamo al dunque, però.

        Il mio orgoglio ermenauta è ferito dalla constatazione che il significato del mio commento non sia stato correttamente recepito, ovviamente per manchevolezza mia che ho frettolosamente chiuso il commento senza enucleare bene il concetto che avevo in mente.
        Cerco quindi ora di rimediare, come ogni uomo saggio farebbe.

        Quando scrivevo

        In realtà questa frase nasconde un altro concetto, che banale non è, ossia la supremazia della parola sull’immagine in quanto la prima sa stimolare la nostra immaginazione (giocodiparole…) e alimentare la nostra fantasia. Ma questo è un sentiero che (ora) non voglio percorrere.

        non intendevo che quello fosse il mio pensiero sull’argomento, bensì che fosse la logica riflessione di chi avesse prima LETTO il libro e poi VISTO il film.

        La mia convizione, in realtà, è che ogni libro possa essere tradotto in film (od ogni fumetto, per restare nel solco tracciato da te in questo post). La carta vincente sta nel cercare di tradurre l’EMOZIONE che quel libro ha suscitato e non semplicemente la storia che custodisce e i personaggi cui da forma.
        Prendi l’esempio di Shining: Kubrick ha stravolto molti fatti e molti personaggi, tuttavia l’emozione primordiale che zampilla da ogni pagina del Re è la stessa che emerge da ogni fotogramma.
        Come scrivevi tu tantissimo tempo fa nel post che – mi ripeto per l’ennesima volta è il migliore mai pubblicato sulla piattaforma wp – TRADURRE, TRADIRE, RICREARE. E’ questo il trucco.
        Ed è per questo che Il signore degli anelli non funziona: sembra la riproduzione cinese di una scarpa d’alta moda prodotta da un calzaturificio delle mie parti: ne ha la forma, magari il colore, ma non ha l’anima dell’originale. Come scrivevi tu nel commento: ne è solo una copia sbiadita.

        Fondamentalmente, ritengo sia possibile tradurre qualunque opera artistica in un linguaggio diverso dall’originale: si può scrivere una canzone per il Davide di Michelangelo e si può fare una scultura per l’Infinito di Leopardi. Tutto sta a rintracciare l’emozione di cui parlavo, isolarla e replicarla.
        Non è facile, ma nemmeno impossibile.

        Andando ancora più OT di quanto già non abbia fatto, ti confesso un progetto sul quale sto lavorando addirittura dall’anno scorso: trovare un film per ogni canzone di Bruce Springsteen, così da creare una playlist filmica per ogni suo album (o almeno quelli più importanti della sua discografia).
        Essendo tu meticoloso, capirai che si tratta di un lavoro titanico: individuare una pellicola che custodisca le stesse emozioni di una canzone è impresa ardua, che in questi mesi mi ha portato a vedere così tanti film – per altro di natura spesso anche eterogena – da farmi venire il sospetto chemi sia buttato in un labirinto senza uscita, una sorta di borsa di Mary Poppins al contrario nella quale non si può inserire dentro di tutto e di più senza venire a capo del problema.
        Ma questa è un’altra storia.

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        • Ci sono dei giorni in cui il tempo (sia quello dell’entropia universale, in cui il futuro si concretizza in presente e viene poi istantaneamente bruciato per diventare passato, sia quello meteorologico delle giornate piene di sole che spingono all’ottimismo o uggiose e nuvolose che inducono alla malinconia e alla riflessione pacata) influenza pesantemente il modo con cui scrivo i miei commenti e le mie risposte a commenti altrui, come il tuo preziosissimo e squisito contributo.

          Così capita che io sia a volte didascalico, sequenziale persino e con una logica che indaga in modo ferreo il rapporto di causa effetto tra gli accadimenti; altre volte, invece, mi lascio trasportare dalle correnti del vasto oceano sincronico della realtà, in cui ogni fatto esiste in un tempo unico e tutto ciò che avviene ed è avvenuto, tutte le cose lette e sentite, appaiono davanti ai miei occhi come un enorme desktop, pieno di icone fluttuanti nell’aria e la mia visone è a 360 gradi, come in oculus rift del destino.

          Perciò accade (è accaduto) che la tua precisazione sul rapporto tra parola scritta ed immagine (statica o in movimento) è per me come se fosse sempre esistito e ciò che ora mi appare ovvio e meglio comprensibile, mi appare così anche nella memoria di ciò che avevo letto e pertanto l’equivoco non è mai esistito e con esso il fraintendimento.

          Nel frattempo (come un codex leggendario che parla dell’universo, che verosimilmente altri ermenauti prima di noi avevano iniziato a compilare in un rotolo di papiro, smarrito e arso nella caduta della Biblioteca di Alessandria o persino nascosto in qualche cripta, come il testo smarrito di Aristotele citato da Eco) il trattato sull’ermenautica si arricchisce di nuovi brani, che sono certo sopravvivranno a noi, perché certe volte ho il sospetto che il caos controllato dell’ermenautica conduca ipoteticamente alla conoscenza totale (un po’ come lo stadio evolutivo finale della Lucy da te tanto bistrattata) e come tale non può essere contenuto da delle entità base carbonio quali siamo noi umani, delle semplici borse di pelle piene d’acqua, dallo scarso uso intellettivo (inferiore a quello dei delfini e se oltre alla Lucy di Besson hai mai visto The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy – Guida Galattica per autostoppisti sai di cosa parlo):

          Dictat GP022016: “Fondamentalmente, ritengo sia possibile tradurre qualunque opera artistica in un linguaggio diverso dall’originale: si può scrivere una canzone per il Davide di Michelangelo e si può fare una scultura per l’Infinito di Leopardi. Tutto sta a rintracciare l’emozione di cui parlavo, isolarla e replicarla.
          Non è facile, ma nemmeno impossibile

          Dictat GP012016: “La zona ermenautica, dove i valori di stupidità e utilità semplicemente scompaiono diventando non-categorie di pensiero in quanto inapplicabili ai concetti logici e formali

          Hai presente la scena finale di This Is the End – Facciamola finita, in cui i protagonisti suprerstiti cantano e ballano in paradiso assieme ai Backstreet Boys?
          Ecco, penso che noi ermenauti faremo qualcosa di molto simile…
          Ad maiora, fratello!

          P.S. L’idea di cercare l’abbinamento tra un film ed una canzone del boss è meravigliosa, ma quasi utopistica, perché stai cercando, in un vastissimo archivio di film, dei campioni che non sanno di essere tali: i film che pensi possano interpretare il mood e l’emozione base (diciamo il CUORE) di una specifica canzone non sono stati girati con quello scopo e quindi l’effetto di traduzione sarebbe un risultato inconsapevole, una coincidenza; ribaltando l’osservazione, si potrebbe invece supporre che due artisti (Springsteen ed un regista o uno sceneggiatore) abbiano entrambi contemporaneamente tratto ispirazione dalle medesime valutazioni ed emozioni (come dire che il quadro “Guernica” di Picasso non sia la traduzione in pittura del romanzo di Hemingway “Per chi suona la campana” e nemmeno viceversa, ma entrambi siano una rappresentazione artistica dello stesso istante universale della storia dell’uomo, emozioni e colori compresi; questa sorta di sinestesia artistica è ovviamente possibile anche tra opere con datazioni lontanissime l’una dall’altra ed è per questo che io, da profano in confronto a te, considero tra i film più springsteeniani di sempre il bello ed evocativo Nebraska di Alexander Payne (per me il film più vicino alle canzoni del boss che uomo ricordi), seguito a ruota ovviamente da The Night of the Hunter di Charles Laughton, A Perfect World e Mystic River di Eastwood, Colors di Denis Hooper e The Wrestler di Darren Aronofski.

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          • Per un attimo – un MERAVIGLIOSO attimo, debbo confessarlo – mi sono immaginato un uomo del futuro lontano, un futuro così lontano che neppure i più arditi scrittori di fantascienza hanno osato parlare. Ebbene quest’uomo, rovistando tra l’immondizia digitale vomitata dall’uomo nel corso dei secoli, si imbatteva in uno dei nostri scambi di commenti qui su WP (scambio che, d’ora in avanti e con un pizzico di presunzione, chiamerò COMMENTOGRAFIA). Purtroppo l’immagine è durata tropo poco per verificare quale espressione si dipingesse sul volto dell’uomo del futuro: disgusto per l’insana follia nascosta nelle nostre parole, ammirazione per le argute e fantasiose digressioni, reverenza data dalla soddisfazione di aver infine recuperato i primi stralci da cui ha preso vita la Scienza Ermenautica disciplina che nel futuro reggerà le sorti di intere galassie. Ma più probabilmente l’espressione di quel volto denotava soltanto semplice indifferenza.
            Tuttavia la vivacità di questa immagine la rende un lieto ricordo che credo custodirò a lungo nella mia memoria, siccome amo gelosamente conservare questi scambi di opinioni.

            Passando al tuo Post Scriptum, effettivamente quel che dici è corretto: l’impresa di abbinare un film ad ogni canzone del Boss è impresa arditissima e, soprattutto, logicamente truffaldina dal momento che mescola idee ed emozioni nate da circostanze diverse, realizzate con propositi eterogenei tra di loro, caratterizzate da emozioni primigenie che – per quanto simili possano sembrare – non saranno mai gemelle speculari.
            Tuttavia questa impresa è insieme un gioco e una sfida e dato che sono ancora un bambinone non so resistere nè all’uno nè all’altra 😀

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            • Hari Seldon, creatore della Psicostoriografia dell’Uomo, che poteva predire il futuro dei mutamenti siociali, quando le previsioni erano su scala galattica, è un personaggio creato da Asimov per il suo Ciclo della Fondazione e fin qui è storia nota a tutti: ciò che invece molti on sanno è che Asimov fu uno dei primi ermenauti della storia e che verrà come tale onorato nel suo nostro pantheon.
              Ecco perché hai delle visioni del futuro, che non sono parti della tua immaginazione, ma premonizioni.
              Per altro, l’osservatore dei millenni futuri che leggerà stralci della nostra brillante Commentografia (termine che è, già presente nel WTDH, proprio nell’introduzione storica) mostrerò indifferenza perché alcuni di quegli stralci verranno insegnati nelle scuole e quindi rileggerli per lui costituirà anche motivo dio tedio e non di scoperta.

              P.S. Che ne pensi del titolo che ti ho citato come springsteeniano?

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              • Come tutti i bravi professori (ho detto BRAVI non BUONI!!!!) tu hai il talento innato e probabilmente inconsapevole di cogliere al volo i tentennamenti di chi ti è dinnanzi, di individuare la sottilissima crepa nel muro di sicurezza anche a decine e decine di metri di lontananza.
                E così nè il mio fantasioso commento nè la chiusa sognante e intrisa di retorica trionfante hanno saputo distrarti o indurti a sorvolare sulla questione da te posta in chiusura del tuo commento.
                Questo tuo implacabile riordino degli argomenti mi mette con le spalle al muro e confessarti l’amara verità: dei film che tu hai citato ben 2 non solo non li ho visti ma proprio non ne ho mai sentito parlare. E siccome ritengo siano una sorta di pietre miliari, la mia manchevolezza mi fa non poco arrossire. I due film in questione sono

                – The Night of the Hunter di Charles Laughton
                – Colors di Denis Hooper

                Ad aggravare il tutto il fatto che del terzo film (- Nebraska di Alexander Payne) tu mi parlasti tempo fa ed io ho bellamente ignorato il tuo consiglio, ma solo per pigrizia amico mio non certo perchè lo ritenessi un consiglio poco valido.

                Comunque, almeno gli altri 3 li ho visti (e quelli di Eastwood sono a mio parere i suoi migliori film in assoluto, e in più tra quelli più belli che io abbia mai visto in generale) ma se devo essere sincero fino in fondo non ci rilevo particolari tracce di springsteenness (considera il neologismo un po’ come il googleness del divertente film Gli STagisti, con Wilson e Vaughn).

                A Perfect World sembra quasi una storia uscita dalla penna di Stephen King: distintamente ci scorgo echi del racconto The Body (più conosciuto col titolo del film, Stand By Me), ma anche tracce di It (la prima parte, quella coi bimbi) e de il Talismano.
                Mystic River è un noir potente, amaro, disilluso. Questi 3 aggettivi calzano perfettamente nella discrografia springsteeniana, tuttava il film è intriso di una ferocia cieca e per certi aspetti immotivata che invece non ha patria nelle storie del Boss: Springsteen ha fiducia nell’uomo e non lo considera mai crudele. Possono essere crudele il mondo, la vita, il fato, mai le persone.
                Discorso un po’ diverso per The Wrestler, che forse è l’unico in cui si ravveda springsteenness: l’eroe di Darren Aronofski è chiaramente un eroe springsteeniano tant’è che fu proprio il Boss a scrivere la colonna sonora del film e la canzone omonima gli fruttò un Golden Globe nel 2009. Tuttavia la canzone che meglio calzerebbe su questo film è un’altra, scritta giusto 30 anni prima: RACING IN THE STREET. Se avrai tempo e voglia di recuperarla su youtube in una versione sottotitolata ne capirai il perchè.

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                • Di tutti i film citati, che per una serie di motivi non hai avuto occasione di vedere, indipendentemente dalle considerazioni personali sul valore artistico delle singole pellicole, l’unica che ti chiedo di vedere quasi come fosse un favore personale, è Nebraska, commedia dolceamara molto on the road che sono certo incontrerà il tuo piacere.
                  Gli altri due sono dei vecchi film, dei classici nel loro genere, ma vederli oggi o non vederli non fa poi grande differenza.
                  Su Bruce Springsteen, inoltre, tu sei il mio Guru, tanto quanto Pizza Dog lo è su i cinecomic ed io quindi ascolto i tuoi giudizi e le tue osservazioni come fossero emanazione di un verbo la cui verità deve essere accolta senza riserve quasi con atto fideistico ma in realtà parliamo di una fede basata sulla stima e sulla consapevolezza del tuo valore.
                  Ascolterò senz’altro anche le tracce musicali del boss…
                  Alla prossima, amico!

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                  • grazie per la fiducia, collega ermenauta.

                    Colgo l’occasione per segnalarti che, stando a un tweet di IMDB di questa notte ma che ancora non ho avuto modo di verificare, la nostra amata Supergirl è stata rinnovata per una seconda stagione ma lo show (come da te previsto) passerà a CW, che per altro è la stessa rete che produce Flash quindi le speranze che la nostra amata supereroina in minigonna non abbia (per lo meno subito) un decadimento qualitativo sono fugati.

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  3. Voglio riallacciarmi subito al post scriptum finale, che ovviamente in quanto lettori di fumetti sappiano a cosa si riferisse [che venga sviluppato in film futuri o meno] ma chiudendo un attimo l’occhio da fumettaro, trovo che quella piccola frase dispersa nel mare dei 147 minuti di film sia di una squisitezza incredibile, dolce e confusa allo stesso tempo, un concetto [quello di un automa in grado di provare dei sentimenti, di lasciare che una forza sconosciuta entri in contrasto con i suoi pensieri positronici, in definitiva, quella di potersi “innamorare”] degno di un racconto di Asimov.
    Una frase che prende a padellate in faccia un qualsiasi monologo imbastito da Ultron nell’ultimo film di Whedon [che guarda caso sembrava essere più a suo agio a scrivere per Visione che per il villanzone] ennesima prova di come [secondo il mio modestissimo parere] ci sia stata una gran cura nella realizzazione di questi personaggi e in generale dell’intero film.

    L’epilogo, anzi gli epiloghi da te citati ne sono una gran conferma. La rissa di quartiere all’aeroporto era per noi, per i fan, per lo spettatore, per i bambini [dentro e/o fuori] e per la tradizione di dover concludere tutto con una immensa scazzottata [tradizione cinematografica di genere, ma anche di fumetto di questo genere], ma NON era il vero finale.
    Per il duo Markus/McFeely per i fratelli russo e per il padrino Feige era importante indirizzare tutto sui sentimenti e ancora una volta concentrarsi più sui personaggi che sulla storia. E allora la faida tra i leader dei rispettivi team vola sul piano personale andando a toccare morte, menzogne, inganni e delusione. Un finale forte e passionale che fa coppia con l’altro più calmo e ponderato, quello di uno Zemo ormai compiuto e pronto a chiudere il sipario con affianco il principe T’Challa, in quel bellissimo dettaglio degli artigli che si ritraggono, sinonimo di una crescita appena avvenuta nel personaggio pronto ad abbandonare il ruolo di figlio vendicativo [dopo aver visto come rabbia e vendetta possano ridurre due amici a farsi guerra tra loro] per diventare il nobile Re che conosciamo bene.

    Condivido molto di quello che hai detto caro amico, sullo status attuale dei blockbuster, sulla serialità dei franchise, sulla saturazione del mercato.
    Penso per esempio alla saga dei mutanti, che punta sempre più in alto ma che in fin dei conti resta sempre ancorato nei sequel [o prequel] raccontando una storia già raccontata. Andrò a vedere APOCALYPSE appena uscirà, come ben sai non riesco ad attendere, ma ti confesso che il mio hype e il mio entusiasmo è molto più basso rispetto ad altri film, perché appunto si riduce tutto a un “è solo l’ennesimo sequel”.

    La Marvel ha molti pregi, tra questi c’è sicuramente la voglia di sperimentare e di versificare i propri prodotti. La Fox si è adagiata per anni sul franchise degli X-men, la DC si è arenata per anni nel duo Superman/Batman e solo ora mostra segni di voler andare [faticosamente] avanti.
    La Marvel dal canto suo ha già detto basta a sequel di saghe fortunate come Iron Man o Thor [non andranno oltre le trilogie], ha dato vita a progetti folli e potenzialmente fallimentari come Ant-Man o Guardiani della Galassia, ha provato a mischiare i generi [lo spy/thriller di Cap, heist movie di Ant-Man, la fantascienza pop dei Guardiani], ha deciso di dare spazio a nuovi volti e nuovi personaggi come Doc Strange, Cap Marvel, Black Panther ecc nonostante siano seduti su personaggi che sono miniere d’oro [Iron Man, Thor, Spidey], ha fatto un accordo con Netflix, una delle novità tecnologiche e mediatiche più promettenti di tutte…..insomma, sta facendo di tutto per diversificare e per non annoiare mai lo spettatore e per questo merita di trovarsi alla guida di questa rinascita cinefumettara.

    Ma, come hai detto giustamente tu, è un’ondata destinata ad estinguersi. È successo in passato e si ripeterà di sicuro in futuro salvo poi ritornare ancora più forti per “accalappiare” i figli dei nostri figli. “È il cerchio della vita” diceva Mufasa.
    Dico “più forti” perché c’è qualcosa in questi strampalati personaggi, in quelle tutine colorate, in quei simboli di forza e speranza che attirano lo spettatore. QUALSIASI spettatore. Resto stupito ogni volta nel scoprire che qualche persona che conosco [di ogni età, sesso, provenienza, ceto sociale e gruppo sanguigno] che mai avrei associato a cinefumetti, sia di fatto un assiduo consumatore di cinecomics.
    Potremmo chiamarla “sindrome della Visione”, quella di una insospettabile persona che scopre di potersi “distrarre” di fronte a una creatura colorata, chiassona, forse un po’ pericolosa ma tanto tanto bella.

    Sono davvero molte le cose che ci sarebbero da dire, ma ce le teniamo per i tuoi futuri post, la cui fattura non metto in dubbio, sarà sicuramente di questa portata 🙂 per la gioia di tutti!
    Excelsior!

    PS: nel paragrafo in cui parli dei fumetti che hai letto hai scritto “Sonny” Storm 🙂
    Perdonami, non voglio fare il precisino segugio di errori, ma penso che un post del genere meriti la perfezione!


    Ho inserito questo mio ringraziamento speciale, per il tuo avviso sul mio refuso di scrittura (ero rimasto traviato da Susan!), direttamente dentro il tuo commento, per evitare distrazioni e perché rimanesse ai posteri, avendo io già provveduto alla correzione, assime anche ad una modifica dell’incipit! Thanxxx! A dopo invece la risposta al commento, nello spazio preposto!!

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    • Non te la caverai con una semplice riga di risposta da parte mia…

      Sto prendendo da questa mattina la rincorsa per commentarti al meglio… per ora ho solo corretto il mio errore, per altro assieme ad altri (sic!) ed anche questo commento ridicolamente striminzito scomparirà, travolto dalla tracimazione del prossimo e nuovo… aspetta e trema!

      pillow fatality

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    • Eccomi qui, con la risposta vera…

      Quando ho visto sul web la tua foto insieme a Roberto Recchioni, ho avuto l’illuminazione: sapevo che i corridoi del destino ci avrebbero fatto incontrare prima o poi, in questa o in altra vita, ma di certo avrei scambiato delle chiacchiere nerdosissime su argomenti tra i più disparati…

      Hai idea di quanto mi sia trattenuto nel fare questa specie di non-recensione?

      WolvieMi sembrava di essere Rocco Siffredi nel giardino delle vergini di un sultano molto geloso, potendo solo guardare e non toccare e così mi buttavo continuamente acqua gelata per raffreddare i bollori da appassionato, ma tutto è iniziato il giorno della proiezione, momento in cui mi sono recato al cinema (lo Space di Bologna), con una compagnia tra le più bizzarre: io e mia moglie (che colleziona fumetti come me e condivide quasi tutte le mie passioni televisive e cinematografiche, solo che è un po’ meno “cazzara” sull’argomento zombie e supereroi, ma si sta godendo con me le mazzate e le pugnalate che si scambiano i falciatori delle Badlands… lo hai recuperato vero?) + mio figlio con la sua ragazza (lei indossava una T-Shirt di Cap, ma solo perché l’attore è figo, mentre mio figlio non era team Iron Man solo perché conosceva la storia, però adora Stark… chi no?) e questo nei quattro posti centrali della fila centrale, con distanza ottimale dallo schermo… segue schema…

      SchemaNella fila dietro c’era la vera crema della situazione: due compagni di sventure che avevano deciso di rivedersi per la terza volta il film e lo facevano in una fascia oraria in cui sia i marvel fan sia i marvel zombie non erano nei paraggi e preferivano non avere nessuno che li riconoscesse e piuttosto sopportare bambini vestiti da Spidey (alti quanto l’attore, probabilmente, ma non importa) che scorrazzavano durante l’intervallo per i corridoi e mamme che guardando lo spot di Sky Atlantic prima del film dicevano al marito “ecco, questa è la serie di cui ti parlavo… è molto bella” e stavano passando le immagini dei vari defunti di Game of Thrones…

      Stupid-familyComunque non posso fare i nomi dei due uomini Marvel seduti dietro di me e che hanno commentato in modo sublime prima e dopo il film, ma ti dico che uno è un editor di vecchia data, mentre l’altro uno bravissimo disegnatore emiliano, che ha pubblicato anche in Francia e che ho avuto l’onore di conoscere e frequentare durante gli anni della fumetteria (quando tempo fa la Panini organizzò dentro agli Ipercoop della provincia bolognese una presentazione di fumetti Marvel dedicati ai bambini, lo hanno messo con un tavolino di plastica nell’area promozionale a disegnare Iron Man e Spidey e Cap, in mezzo ai carrelli della spesa che gli passavano accanto, circondato da bambini e con qualche vecchio genitore o nonno che ogni tanto se ne usciva con frasi del tipo “Io leggevo Tex… quello era bello… li ho tutti da qualche parte..“).

      You-MotherfuckerIl disegnatore, alla fine del film, quando il 99% del pubblico si è alzato per uscire durante i titoli di coda (pensando insulsamente che ci fosse solo la scena dopo i titoli animati e che quindi si sono persi il finalino con Spidey e Zia MILF), rivolgendosi alla coppia di adulti che per tutto il film aveva chiacchierato alla sua destra, ha detto “Cap si è arreso e poi lo hanno ucciso“… l’editor lo ha guardato sbalordito, terrorizzato che la coppia potesse dire qualcosa, quindi li ha guardati sorridendo e se ne è uscito con un bel “Eh, si ma erano proiettili transdimensionali, quindi ora è vivo…ci ha pensato Stark, arrivederci…

      Aldilà delle boiate e degli scherzi, lo sai qual’è la cosa bella? E’ che tutti e sei eravamo d’accordissimo su un punto: IL MCU è bello aldilà dei fumetti! Ha un suo senso, una sua filosofia, un suo modo di curare i personaggi come non si vedeva da tempo nei fumetti (alcuni personaggi sono stati trattati davvero d’inferno sui comic, passando di gestione in gestione…  Il Capitano ne ha passata così tante che sembra la Supergirl del dopo Crisis, se non fosse che Steve non è mai stato un alieno mutaforma, ma non si sa mai) ed anche se da fan un po’ di dispiacere c’è sempre (cavoli, avrei voluto vedere Jessica Alba litigare con il marito e dargli del fascista! Così come mi sogno la notte una fiction tv che guarderemmo in cinque, tratta dal tie “New Avengers Disassembled” scritto da Bendis)…

      NightcrawlerInsomma, mi piace moltissimo andare al cinema a vedere i cinecomic ed alcuni dei ricordi più emozionanti li ho proprio da quando ho smesso di pensare al fumetto, ma godendomi la pellicola ed i vari franchise per ciò che erano, ossia opere dotate di vita propria: non sono nemmeno tra quelli che hanno condannato senza appello il bistrattato Ultron ed ho anche apprezzato il Mandarino cinematografico (tra i due avrei sepolto con un’esplosione il bambinetto orfano, inutile peso morto nella storia).

      Ti lascio con un pensiero finale: penso che la Marvel, come fa anche con i fumetti, eserciti una maggiore pressione ed un maggiore controllo sugli autori dei film, costringendoli ad una sorta di coerenza storica simile alla continuity fumettistica e questo porta alla creazione di film che magari non sempre ti sparano il godimento alle stelle ma non ti lasciano mai completamente frastornato, mentre la DC, parimenti a quello che ha sempre fatto con i fumetti, lascia forse più libertà creativa e questo porta spesso a scontentare in modo drammatico i fan, ma permette anche quell’anarchica e caotica creatività che se si è fortunati ti genera il capolavoro o la scena indimenticabile.

      did not you get the memo

      O forse sono solo vaneggiamenti, chissà!

      P.S. Cosa accadrà sul serio a Cap, tu lo sai? Visto che hanno anticipato la caduta dello S.C.U.D.O. a prima di Civil War (parallelamente agli eventi della fiction Agents of S.H.I.E.L.D.) ora tutto è possibile…

      P.P.S. Non ricordo (dico sul serio) cosa hanno detto nel film per giustificare l’assenza di Hulk e Thor, perché dicono qualcosa, vero, quando Ross fa il paragone con dei missili da tanti megatoni spariti…

      P.P.P.S. Figo che Doc Strange fosse neutrale anche nel fumetto, così quando lo vedremo nel film, no problem…

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      • A proposito di Recchioni [visto che parlavamo di gente di un certo lustro], quando sono andato a quella conferenza/discussione/chiacchierata sui cinecomics e il cinema moderno in generale, sono rimasto stupito dell’enorme cultura cinematografica e della versatilità con cui riusciva a parlarne i Recchio nazionale!
        È stato davvero un piacere starlo ad ascoltare, anche quando diceva qualcosa su cui non ero d’accordo [pochissime comunque, ho constatato con piacere che abbiamo praticamente gli stessi gusti e pensieri 😀 ] riusciva ad argomentare perfettamente senza cadere nel banale o nell’impersonale [le cose le diceva con la testa ma di pancia, com’è giusto che sia].
        Chiusa parentesi vips [anche se avrei un bel po’ di domande sull’iniziativa di collocare un disegnatore in un angolino di un supermercato o.O ]!

        La Marvel [personificata nella figura del sommo Kevin Feige] pare avere il totale controllo creativo sui film e questo ovviamente mina sulla creatività dell’opera.
        Da un punto di vista tecnico la cosa ha perfettamente senso, questi film sono una sorta di grande serie televisiva e non possono esserci grosse differenze stilistiche [ti immagini una trilogia con un “Iron Man 1” stile Jon Favreau, un “Iron Man 2” col taglio di Zack Snyder e un “Iron Man 3” sulla scia di un Justin Lin? Sarebbe molto pasticciata] inoltre ricordiamo che la proprietà dei personaggi è interamente della Marvel. Non è Joss Whedon [o chi per esso] che vuole fare un film sui supereroi, è la Marvel che ha dei supereroi e “assume” un regista per farci su un film. Sono dipendenti e come tali devono attenersi a delle regole che siano stilistiche [te lo immagini l’Hulk grigiastro, snello e cattivo di Ed Norton in mezzo agli altri colorati Avengers?] o creative [pare che il forfait di Edgar Wraight sia stato causato dalla sua voglia di fare un film fuori continuity….].

        Dal punto di vista artistico però è un vero peccato. Ci sono personaggi come Thor o come Doc Strange [partendo dal presupposto che sarà come gli altri] che non si adattano bene al marchio Marvel Studios e necessiterebbero di un occhio diverso e più autoriale.
        C’è da dire però che col passare del tempo si sono ammorbiditi, non c’è più quel senso di rigidità che pareva aleggiare in ogni produzione Marvel, GUARDIANS OF THE GALAXY per esempio è moooolto James Gunnesco così com’è evidente il cambio di look della saga di Cap America o la totale libertà con cui Shane Black ha potuto giocare col Mandarino [che personalmente ho apprezzato].Ora che si ritrova con una base ben consolidata secondo me la Marvel comincerà a sperimentare di più [magari già col Mago Supremo].

        Io aspetterei a fare paragoni con al DC perché al di fuori di Nolan e Snyder [per me gli altri film non esistono] non abbiamo visto nient’altro, difficile dire quanto spazieranno creativamente [la conferma l’avremo con Wondy e con SUICIDE SQUAD] mentre possiamo dire che l’erba della Fox non è sempre più verde. Escluso il film di Matthew Vaughn [il più originale di tutta la saga] gli X-moves sono indistinguibili tra loro.

        “Avengers Dessasemble” se la sono un po’ giocata con questo terzo Cap America 😀 invece io ho sempre fantasticato su un adattamento dei Avengers West Coast! Non tanto per i personaggi o le storie [nulla di memorabile che io ricordi] ma per il fatto che abbiamo un gruppo minore che agisce in uno spazio minore in missioni minori. In pratica un Agents of SHIELD coi superpoteri o un LEGENDSOF TOMORROW più terra terra 😀

        PS: stando a qualche dichiarazione pare che il Wakanda presterà asilo al povero Steve, ma non è chiaro se solo per “depositare” Bucky [come si vede nei credits] o rimarrà lì molto più a lungo. Il bello del post Civil War è che ha veramente stravolto lo status quo, sarà interessante vedere non solo che fine ha fatto Steve ma l’intero suo team che ora sono ufficialmente fuori legge.
        PPS: come ben saprai Hulketto farà compagnia a Thor nel suo terzo film [un buddy movie con la coppia Thor/Hulk….l’avresti mai detto qualche anno fa? XD ]. Nel film però non mi pare dicano qualcosa in proposito di Banner. Ricordo la battuta sui “missili perduti” ma non credo vadano oltre.
        PPPS: mi ricollego al primo PS, tutti i meta umani che usciranno fuori da qui in futuro come Strange o Carol Danvers, in che mondo vivranno? Un mondo ostile? Un mondo che dà loro la caccia? Mamma mia, chissà che futuro che ci attende, con questi qua non sai mai cosa aspettarsi! 🙂

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        • Grazie di cuore per la replica decisamente esaustiva… hai risposto praticamente tutto quello che ti ho chiesto ed anche a quello che non ho chiesto!
          Però, non mi hai detto niente su into the Badlands… ed io che ci tenevo tanto a sapere se l’avevi poi iniziato a vedere…

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          • Ecco cosa avevo dimenticato 😀
            Purtroppo non l’ho ancora iniziato, è un periodo abbastanza frenetico [come sempre d’altronde quindi bo, forse sbaglio io a gestire gli impegni], pensa che non ho ancora visto le prime due puntate di PENNY DREADFUL D:
            Appena recupero [sia uno che l’altro] sarai il primo a saperlo 🙂

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            • Ah! Non è finita! C’è ancora un’ultimissima cosa, che ti avevo chiesto e che tu hai tralasciato! Maldito…
              Maldito el hombre que confía en otro hombre;
              que finca su fuerza en un ser humano…
              Detto questo, ribadisco la mia domanda: qual è la giustificazione, che non ricordo, che nel film hanno dato per l’assenza di Hulk e Thor?

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              • Ti ho risposto nel PPS 😉
                Cioè, in realtà non ti ho risposto in quanto non lo so, quindi la mia risposta è stata tipo il silenzio 😀

                Quando Ross fa quella allusione sui “missili nucleari perduti” credo sia l’unico riferimento che si faccia ai due Avengers pesi massimi.

                Comunque [ma questo è un pensiero mio] non credo neanche che serva una giustificazione. Alla fine di AGE OF ULTRON Thor torna su Asgard a sbrigare faccende da Dio [o d’addio, dipende come intendono concludere il suo film 🙂 ] mentre Hulk scappa su un quinjet che a detta di Fury è “difficile da localizzare a causa della tecnologia stealth di Stark”.

                Diciamo che sono missing in action e tanti saluti 🙂

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  4. Dei fumetti che hai nominato leggo (oppure ho letto):

    Devil
    Batman
    Spawn
    Il Punitore
    Witchblade

    Tutti fumetti noir: come avrai già intuito dalla mia passione per Diabolik, sono gli unici che mi piacciono davvero.
    Devil è di gran lunga il mio preferito fin da quando ero bambino; lo segue a breve distanza Witchblade, che è stato chiuso proprio di recente. Con mio immenso dolore, perché ogni singolo numero dei 185 che compongono la serie è di straordinario livello.
    Più defilati gli altri 3, perché la loro qualità dipende molto da chi li scrive. Batman è quasi sempre ottimo, perché è una delle serie di punta della DC e quindi la affidano sempre ai loro migliori scrittori; Spawn e il Punitore invece sono molto più discontinui a livello di qualità. Soprattutto il Punitore, che in pratica è bello soltanto quando lo scrive Ennis o uno che ricalca il suo stile: se leggi i fumetti del Punitore pre – Ennis, ti accorgerai che è quasi tutta carta straccia.
    Di recente mi è presa un’infatuazione per Superman, per un motivo molto semplice: da Aprile 2015 hanno iniziato a pubblicare in Italia le sue storie scritte da Geoff Johns e disegnate da John Romita Jr, e ogni numero, anzi ogni singola pagina è un vero capolavoro. Perché alla fine per Superman vale lo stesso discorso dei 3 sopra menzionati: non è un personaggio così ben riuscito da rendere un fumetto interessante con la sua sola presenza, e quindi la qualità delle sue storie dipende molto (se non interamente) da chi le scrive.
    Forse in questo momento Superman è la migliore serie della DC, seguita a molta distanza da Freccia Verde.
    Riguardo ai cinecomic, quand’erano pochi l’uscita di ognuno di essi era un evento, e quindi li andavo a vedere tutti; poi la loro presenza in cartellone è diventata routine, e quindi il mio interesse è scemato. Negli ultimi anni ho visto soltanto quelli che mi avevano caldamente consigliato, ovvero Iron Man 3 e il primo dei 2 film sui Vendicatori. Mi sarebbe piaciuto guardare anche Batman vs Superman, ma è capitato in un periodo in cui non avevo tempo nemmeno per respirare, e quindi dovrò attendere. 🙂

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    • Ho appena finito ora di rispondere all’altro fratello ermenauta, di cui non sono nemmeno stato in grado di commentare l’ultimissimo post, vera dichiarazione d’amore per la Rachel Weisz, che sappiamo benissimo, essere da tempo la sua sposa, in una qualche dimensione parallela di questo straordinario multi verso.
      Il tuo commento mi ha ricordato che io e te abbiamo un appuntamento già scolpito nella pietra, uno di quei momenti alla “High Noon”, in cui tu avanzerai verso di me, come Gary Copper fotografato perfettamente da Zinnemann, in mezzo alla strada ma invece che di pistola sarai armato dei tuoi ricordi fumettistici, che si è ben capito spaziano moltissimo, in lungo e largo.
      Nel mio post mi sono trattenuto tantissimo dall’elencare i fumetti che davvero ora leggo, limitandomi ai character che hanno costituito solo la mia educazione e formazione (la chiamerei persino “sentimentale”) ed è bellissimo leggere che conosci questi personaggi e penso sarà splendido parlarne assieme!
      So già che prima poi m’incontrerò con PizzaDog alla fiera del fumetto di Lucca e chissà che magari non sia il momento per un incontro a tre, mio nobile amico…

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      • Ad una prima occhiata, vedendo il tuo commento insolitamente breve, mi son detto: “Ma come? Kasabake mi aveva chiesto di parlare di fumetti, io lo accontento e lui mi ricambia con due righe?” Poi ho letto cosa mi avevi scritto, e ho capito il motivo: hai rimandato ogni discussione sull’argomento a quando ci vedremo di persona! 🙂 Può darsi che sia a Lucca, così come può darsi che quest’Estate prenda la macchina e faccia un WordPress Tour nelle Marche, al fine di incontrare sia te che Lapinsù. La prima opzione è la più probabile: ho preso la patente con grandissimi sacrifici meno di un anno fa e mi sono già scordato tutto, quindi allo stato attuale non userei la macchina nemmeno per andare al supermercato, figuriamoci nelle Marche. 🙂 Speriamo di accordarci per Lucca, quindi. E nell’attesa, ti invito a recuperare quanto prima il Superman di Johns & Romita Jr. Buone letture! 🙂

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  5. Se questo era solo il prologo, non oso immaginare il post vero e proprio cosa possa essere. Hai perfettamente elaborato le considerazioni base nonché indispensabili, ma per nulla ovvie, da fare e da tenere sempre a mente ogni volta che si parla di cinecomic. Un post ricchissimo sul fenomeno principale della nostra epoca. Insomma finalmente ci hai regalato un post sull’argomento più mainstream di tutti (è un po’ triste, ma non lo nego: sono stato felicissimo di leggerlo), ma lo hai fatto, come sempre, a modo tuo, scavando a fondo e mettendo ben in chiaro i concetti giusti e troppo spesso dimenticati, se non addirittura mai compresi da tutti.
    Chapeau. Chapeau. Chapeau.

    P.S.: Siccome rece is coming on Per un Pugno di Cazzotti, mi risparmio commenti su Civil War perché ancora non so di cosa parlerò e di cosa no (inizio oggi a scriverla). Ma sostanzialmente sono più vicino al tuo giudizio che a quello del super-miticissimo Pizzadog.

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    • Onorato del tuo commento: in questa landa desolata che è il nostro attuale piano di realtà (sono sempre fiducioso di incontrarne altri, foss’anche quello in cui incontrerò delle divinità con fattezze di eleganti agghindati a festa), si scrive e si parla anche e soprattutto per momenti come questi!!
      Non vedo l’ora di leggere il tuo post ed assieme sono felicissimo che tu non abbia frainteso il messaggio del mio, perché avevo il timore di esserlo, cosa che capita ad uno come me che spesso va avanti ed indietro sullo stesso argomento per valutare i vari aspetti… oramai lo sanno anche i correttori di bozze automatici (ma quanto è bello leggere i deliri che vengiono creati dalla funzione dei sottotitoli con traduzione automatica di YouTube? Si fanno delle ghigne infinite…) che non esistono solo bianchi e neri e che soprattutto la stessa cosa, ribaltata, assume significati diversi, ma tant’è…
      Ora una questione off topic… dammi una gioia Zack e dimmi che stai seguendo Into the Badlands (lo sto chiedendo a tutti quelli che stimo!) e che lo tolleri soprattutto… io mi sto divertendo un sacco!

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  6. Ho messo il like sulla fiducia appena letta la frase che non è l’attinenza a fare un bel film. Per il resto io resto dalla parte Iron Man, se lo S.H.I.E.L.D. era nascosto c’era una ragione, nel momento in cui ti mostri hai due possibilità: accettare che non puoi essere un organo sovra governativo senza chiederlo alle nazioni e sottometterti o diventare fuorilegge. Oppure la terza opzione, (non dico per spoiler) che é stata la mia prima idea). Sarà che trovo splendido il modo in cui lo stanno facendo evolvere, con tutti i suoi dubbi (mi piace anche Cap, ma Tony è un po’ più oscuro e io amo i personaggi oscuri). Per essere opere commerciali, i cinecomics sono molto belli, anche se ho più l’impressione di vedere una lunga serie televisiva piuttosto che dei film (ma chi non ha visto Agents, e a me manca la terza… non si chiede che fine ha fatto?). Nota dolente sono i combattimenti che mi fanno venire la nausea, letteralmente non in modo figurato. Sono troppo frenetici, preferisco meno combattimenti più definiti che questi così da videogame… Spidey mi è piaciuto, tanti lo hanno criticato ma prima si lamentano della poca attinenza e della sua mancanza, appena lo inseriscono si lamentano che è troppo giovane (ma non aveva 16 anni quando ha iniziato?) e che parla troppo (avete mai aperto un fumetto di Spidey? Ci sono più fumetti che disegni…).
    Geniale come abbiano creato una ragione attinente ai film (anche se forse troppo simile a Batman v Superman), diversa dai fumetti ma sensata a quello già visto e ai problemi già vissuti dai personaggi.

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  7. Al solito, fenomenale.
    È il pezzo sui cinecomic che vorrei scrivere da grande. Mi riterrei soddisfatto ad avere, un giorno, anche solo la metà della tua cultura cinematografica e soprattutto, lasciatelo dire, della tua passione.
    Una personalità come la tua reggerebbe anche da sola qualsiasi comunità di appassionati.

    Venendo al film, condivido in parte il tuo punto di vista, ma occorre ammettere che la visione ha destabilizzato e definitivamente diviso in due la mia personalità critica come fosse stata tagliata di netto dalla nagareboshi di Gaemon. Banner e Hulk. Più passa il tempo e più il film mi scade. E più vorrei passare un’altra serata al cinema per rivederlo. Gulp.
    A giorni comunque pubblicherò – con l’usuale ritardo – il mio contributo alla fantastica discussione che tu e gli altri avete imbastito su wp. Qui non mi spingo oltre, per il momento.

    A presto, e grazie per la possibilità di leggerti!

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    • Ah! E’ quasi imbarazzante!!
      Ho appena finito di commentare il tuo meraviglioso post sul cartonato Panini dedicato ad Occhio di Falco… un pezzo, il tuo, che mi ha fatto sentire piccolo piccolo, per la grande bravura che hai nel disegnare traiettorie critiche e disegnare profili d’introspezione ed indagine sintattica sull’intavolazione e sul decoupage… figurati ora che leggo i tuoi complimenti su di me!!
      Massimo orgoglio, seriamente!

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  8. Sugli orsetti di merda è partito l’applauso! 😀
    E anche questo è letto e quasi digerito, credo. Come già ho promesso sto elaborando dentro di me le cose che hai scritto e che hanno commentato le e gli illustri che circolano nel tuo blog, tornerò.

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    • Gli orsetti sono uno dei punti più bassi della gestione pre-Disney di Star Wars… perché NEVER FORGET… i MIllenials devono sapere che George Lca aveva saputo come farsi da solo con alcuni infantilsismi idioti molto prima che i genitori di Mickey Mouse arrivassero a soffiargli il franchise cosmico… (ho evitato tra l’altro di parlare di Jar Jar Binks per non infierire…)

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  9. Eccomi qua…è un onore poter lasciar un commento sul tuo blog.

    Anche a me il film è piaciuto…ma non mi ha fatto impazzire, possibile che i cattivi la Marval non gli sappia fare? (Quello più scandaloso ad oggi rimane quello dei “Guardiani della galassia” sembra un essere indistruttibile…poi muore con un “balletto” ridicolo. Per non parlare di Apocalypse nell’ultimo X-men.

    Poi ultimamente sto guardando film “vuoti” sono perfetti tecnicamente ma non ti danno nulla, così come per l’ultimo di DiCaprio e Alejandro, The Revenant, tutto perfetto: costumi, trucco, attori, scenografia, regia, scenografia. Ma il film è vuoto, non mi ha dato niente che non ho già visto.

    Quello che mi fa più rabbia di questi Cinecomics è che producono scempi come: Fantastic 4 (orrendo), film inutili come Ant-Man e Deadpool, per non parlare che il prossimo anno esce quello di Black Panther, ma davvero c’è né bisogno??

    E gente come Carpenter e Romero non lavorano!!! Capisci, stiamo parlando di due maestri che sono fermi da più di 6 anni!!! Possibile che nessun produttore voglia investire su di loro?? Qualcuno che si svegli e voglia produrgli un film, invece che il solito Supereroe?

    L’ultimo esempio è con il maestro Miller con Mad Max (Fantastico), se gli dai in mano i soldi e gli lasci carta bianca i capolavori te li tirano ancora fuori.

    Quindi meno fumetti e più maestri al lavoro.

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