Hailee Steinfeld, una Capuleti nel Far West

Romeo-and-Juliet-01O Romeo, Romeo, wherefore art thou Romeo?
Deny thy father and refuse thy name;
Or if thou wilt not, be but sworn my love
And I’ll no longer be a Capulet.

Oh Romeo Romeo perché sei tu Romeo?
Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome;
O se non vuoi, giura che mi ami
E non sarò più una Capuleti.

Dall’atto secondo, scena seconda, versi 33-36 di “The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet” o più sinteticamente “Romeo and Juliet”, tragedia in cinque atti composta da William Shakespeare sull’estremo limitare del ‘500 ed ambientata tra Verona e Mantova: la vicenda sentimentale e drammatica dei due giovani amanti, sullo sfondo della terribile faida delle loro famiglie (Romeo è un Montagues, mentre Juliet è una Capulets, Montecchi e Capuleti nella traduzione italiana) è divenuta nei secoli quasi un simbolo stesso dell’amore contrastato e di certo io non aggiungerò nulla a questo archetipo perfetto.

Romeo-and-Juliet-American-Ballet-TheatreLo stesso spero che abbiano pensato anche le decine e decine di sceneggiatori cinematografici, che ugualmente hanno cercato di raccontare qualcosa di loro in una storia, di cui oramai anche i muri, non solo di Verona, conoscono ogni dettaglio: dal 1900 ad oggi non sono passati tre anni, infatti, senza che nel mondo qualche produttore non decidesse di mettere in scena su pellicola questa tragedia ed abbiamo da tempo superato i 40 film, tra cinema e Tv, tratti dallo stesso testo di Shakespeare.

Romeo-+-JulietChiunque legga questo mio post, potrà sbizzarrirsi nel cercare nella sua memoria la versione che meglio ricorda o che più lo ha colpito, da quella storica di Renato Castellani (che vinse il Leone d’Oro a Venezia nel 1954), fino a quella pop e barocca di Baz Luhrmann che, con il suo “Romeo + Juliet” del 1996 e la famosa interpretazione di Leonardo DiCaprio, spostò la vicenda ai giorni nostri, ambientandola nella cittadina californiana di Verona Beach (chiunque abbia giocato a “GTA San Andreas” avrà un tuffo al cuore di nostalgia leggendo questo nome!) e sostituendo le spade con armi automatiche, in mano a loschi uomini d’affari locali.

West-Side-StoryNon è tuttavia davvero mio interesse ripercorrere le tantissime versioni cinematografiche della storia (comprese quelle di semplice ispirazione, come il pluripremiato musical “West Side Story”), ma vorrei solo soffermarmi sulle scelte attoriali fatte nei vari film, con casting purtroppo non sempre fedeli e rispettosi della giovanissima età dei protagonisti del testo del bardo di Stratford-upon-Avon, soprattutto quando si è trattato di scegliere l’interprete di Juliet, parte nella quale raramente troviamo al cinema attrici fanciulle.

Romeo-and-Juliet-ZeffirelliSenza dubbio costituisce, in questo senso, un’eccezione di grandissimo pregio il lavoro svolto da Franco Zeffirelli nel 1968, con la sua fedelissima trasposizione, ricchissima di dettagli e magistrale nella ricostruzione storica, nella quale finalmente vediamo due attori minorenni: Leonard Whiting ed Olivia Hussey, poco più che sedicenni all’epoca delle riprese.

Romeo-and-Juliet-02Tutta questa lunga introduzione, solo per indicare la maggior virtù del film diretto nel 2013 dal regista italiano di grande talento (ma tutto sprecato) Carlo Carlei e scritto dall’inglesissimo e bravo Julian Fellowes, ossia quell’ennesimo “Romeo and Juliet” che vede una meravigliosa e perfetta Hailee Steinfeld nell’immortale ruolo di Juliet.

Romeo-and-Juliet-03Malgrado la perizia del direttore di scena nel comporre il campo filmico e l’accuratezza dei costumi e delle ricostruzioni, nonché la bontà indubbia dei dialoghi (coraggiosamente parafrasati da Fellowes e non fedeli al testo originale della tragedia), il film procede in modo spento, quasi senza particolare emozione, coreografato più che fotografato, recitato indubbiamente bene, ma con quel non so che di scolastico che lascia indifferente lo spettatore, come una giornata passata a vedere un bellissimo lago artificiale, incastonato nella cornice suggestiva di un qualche hotel da un miliardo di stelle di Las Vegas.

Romeo-and-Juliet-04L’unico motivo per cui si può seriamente parlare di questa pellicola di Carlei è senza dubbio la presenza ed il volto della Steinfeld, incredibilmente convincente nel suo essere una fanciulla costretta a diventare di colpo donna, amata ed amante in modo trascinante e travolgente: il suo volto brilla letteralmente della candida fanciullezza che sta per essere stroncata dall’umana tragedia, senza nemmeno per un istante fugace mostrare l’impostazione recitativa da teatro classico, che invece, ahimè, traspariva quasi sempre nelle più comuni interpretazioni; purtroppo, a causa dell’insipienza del film stesso, rubando le parole del divino monologo del replicante morente del noir cyberpunk di Ridley Scott, tutti questi momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

True-Grit-01Classe 1996, nativa di Tarzana (il quartiere di Los Angeles, a sud della San Fernando Valley, che deve il suo bizzarro nome alla tenuta posseduta dal romanziere Edgar Rice Burroughs, autore appunto del ciclo di romanzi dedicati all’immaginario uomo della giungla) la nostra Hailee aveva fatto il suo primo vero ingresso nel mondo del cinema tre anni prima, nel 2010, passando da giovanissima dalla porta principale, grazie al ruolo strepitoso di Mattie Ross, che i fratelli Coen le diedero nel film da loro stessi scritto e diretto: “True grit” (“Il Grinta” nella versione italiana).

True-Grit-02People do not give it credence that a fourteen-year-old girl could leave home and go off in the wintertime to avenge her father’s blood but it did not seem so strange then, although I will say it did not happen every day. I was just fourteen years of age when a coward going by the name of Tom Chaney shot my father down in Fort Smith, Arkansas, and robbed him of his life and his horse and $150 in cash money plus two California gold pieces that he carried in his trouser band.

La gente non può credere possibile che una ragazza di quattordici anni possa uscire di casa e andarsene fuori al freddo dell’inverno, per vendicare il sangue di suo padre, ma allora non mi sembrò così strano, anche se devo dire che non è certo una cosa che capita tutti i giorni. Avevo appena compiuti i miei quattordici anni quando un vigliacco, che va sotto il nome di Tom Chaney, sparò a mio padre, giù a Fort Smith, nell’Arkansas, derubandolo della vita, del suo cavallo e di 150 dollari in denaro contante, più due pezzi d’oro della California, che portava nella tasca nascosta sotto la cinta dei suoi pantaloni

Questo sopra è l’asciutto e cinico incipit con cui inizia il romanzo western originale, che lo scrittore Charles Portis diede alle stampe nel 1968 e da cui, oltre all’omonimo film di Joel ed Ethan Coen appena citato, era stato precedentemente tratto (con moltissime più libertà rispetto alla novella) anche il primo celebre film con John Wayne e che valse a quest’ultimo un meritatissimo oscar come attore protagonista.

True-Grit-1969Se il film del 1969 diretto da Henry Hathaway, però, fu una vera sinfonia per voce solista, scritta da Marguerite Roberts come speciale partitura per The Duke, il film del 2010 recupera tutta la potenza anticonformista e selvaggiamente pionieristica che vedeva una ragazza minorenne precipitarsi a gamba tesa nel violento e maschilista mondo del Far West letterario e criminale.

True-Grit-03Come già nel romanzo di Portis, anche nel film dei normalmente bizzarri e stralunati (ma non qui, non in questo film) cineasti del Minnesota, il vero motore della vicenda è proprio lei, l’adolescente Mattie, che riesce a contrattare faccia a faccia con dei rozzi e violenti uomini di frontiera: una ragazzina quattordicenne, anche voce narrante della storia, che caparbiamente tiene testa a cacciatori di taglie, sceriffi in pensione e burberi omaccioni, senza assurdità o ironie o eccentricità di dialogo.

True-Grit-04Mentre Jeff Bridges, malgrado una tesissima interpretazione nei panni di Reuben Cogburn (lo US Marshal senza paura e senza un occhio, ex-veterano della Guerra Civile dalla parte dei Confederati), non riesce a sfuggire ad un impietoso confronto con l’archetipo di John Wayne (ma forse non voleva, giacché per tutto il film l’ispirazione al modello irraggiungibile è palese e devota), la Steinfeld è la vera stella del film, mettendo in ombra immediatamente e senza pietà la Kim Darby, che nel film del 1969 aveva interpretato da ventenne il medesimo ruolo: con il suo sguardo caparbio ed il suo vero coraggio (che usa per sconfiggere i suoi timori iniziali), la Mattie Ross messa in scena nella pellicola dei Coen non usa mai i registri recitativi della malizia o della seduzione e nemmeno quelli della tenerezza e della coccolosità infantile, né lavora sui sentimenti o sulle pulsioni degli uomini adulti, possibili padri o futuri mariti (ci si sposava giovani in quel periodo e l’adolescenza segnava per una donna l’ingresso nell’età da marito, sia sessualmente che socialmente), ma convince i suoi antagonisti con la determinazione e così anche lo spettatore.

Enders-Game-01Una capacità di variare il suo approccio ai dialoghi ed alle espressioni facciali che la Steinfeld mostra di possedere e dominare con grandissima perizia, modulando le sue mimiche e posture in base al copione, come dimostrerà anni dopo, alternando la dolcezza e la romanticheria sfrenata della Juliet del film di Carlei (di cui abbiamo parlato all’inizio), alla sodale e sincera amicizia con il giovane protagonista maschile del film fantascientifico “Ender’s Game”, prodotto nel medesimo anno.

Enders-Game-02Quel sentimento di pervicacia coraggiosa (un tempo, si sarebbe definita virile, usando un aggettivo sessista) presente nello stile recitativo usato in “True Grint”, si arricchisce, nel film scritto e diretto da Gavin Hood, del caldo e partecipe sentimento di fratellanza, con cui, senza alcuna ambiguità, il personaggio della giovanissima Petra Arkanian si schiera a fianco del coetaneo Andrew Wiggin (nell’interpretazione dell’indubbiamente antipatico ma efficace Asa Butterfield).

Enders-Game-03A differenza di quanto accaduto nel suo film western d’esordio, qui la bravura della Steinfeld giganteggia anche sopra il film, che, purtroppo, malgrado le ottime intenzioni ed alcuni splendidi spunti visivi, esprime solo in minima parte la potenza immaginifica, nonché la vis polemica e di critica sociale, che invece possedeva il romanzo (primo di una lunga e premiatissima serie) di Orson Scotton Card; per chi volesse approfondire l’interessantissima figura dell’autore e del suo rapporto con il mondo dei comic supereroistici, rimando all’esaustivo articolo del vecchio blog Conversazioni sul Fumetto, prestigioso sito WordPress che da Ottobre 2013 si è reincarnato nell’ottimo magazine online di news e riflessioni Fumettologica.

Enders-Game-04La cosa buffa, di questo comunque affascinante e da me consigliato film di sci-fi, è che l’aspetto più criticato, dalle menti superficiali e massimaliste che a suo tempo lo stroncarono, non è la reale eccessiva semplificazione della trama o l’evidente assenza di importanti parti del romanzo, ma la presunta assurdità della giovanissima età delle reclute militari, che vengono di fatto chiamate a comandare l’intera truppa terrestre di invasione intergalattica.

Enders-Game-05E’ stata, ossia, da molti criticata e confusa la parte di “Ender’s game” invece proprio più importante e significativa di tutto il racconto (sia filmico che letterario), il che rende la cosa ancora più assurda, considerando che qui non siamo nemmeno lontanamente in zona young-adult o peggio teen-story (come più di un solone superficiale ha apostrofato), ma siamo al contrario nel cuore oscuro dell’aberrazione sociale di infanzie mortificate dalla ragion di stato o se vogliamo nella crudeltà dei giochi di simulazione terroristica dei kamikaze minorenni, in quello stesso splendido e spaventoso universo rovesciato in cui si muovevano i personaggi archetipi del leggendario romanzo di formazione “Lord of the Flies” (“Il Signore delle mosche”, nelle varie edizione italiane della Mondadori), dello scrittore premio Nobel William Golding o più modernamente in tutto l’universo concepito da Roberto Recchioni e Massimiliano Mammucari, per la loro grandiosa serie popolare a fumetti “Orfani” (sulla cui struttura, studiata in archi narrativi che strizzano l’occhio alle attuali serie Tv, ci sarebbe tanto da dire, ma di certo non qui, non in questo post).

3-days-to-kill-01Negli anni successivi, Hailee Steinfeld prenderà parte ad altre produzioni cinematografiche, ma con ruoli minori e decisamente dimenticabili, tra i quali ci piace ricordare tuttavia quello di Zoey Renner, figlia dell’attempato operativo CIA, ammalato di cancro, Ethan Renner nel film “3 Days to kill”, per il cui ruolo fu chiamato un redivivo Kevin Costner.

3-days-to-kill-02Precisiamo che il film in questione è una “puttanata mica male” (per rubare una meravigliosa definizione che il mio amico e stimatissimo collega Lapinsu, dell’omonimo blog, usò nello specifico per catechizzare un altro film, “Lucy” di Besson, ma che anche su questo scrisse all’epoca un’acuta e curiosissima recensione).

3-days-to-kill-05La mediocrità del film è onestamente anche abbastanza stupefacente, perché autori, attori e cast tecnico erano tutti di ottimo livello, ma effettivamente anche un po’ a rischio: McG come regista si sa che è un ragazzino troppo cresciuto a cui va messo sempre il freno di una sceneggiatura blindata e di un decoupoage molto dettagliato (altrimenti, invece che film come il primo spassoso capitolo delle “Charlie’s Angels” o come il robusto “Terminator Salvation”, rischia di fare delle cose terrificanti), Luc Besson, come sceneggiatore e produttore, anche se davvero vulcanico dal punto di vista creativo, ha un ritmo produttivo sinusoidale (alternando action e commedie efficacissime, come il franchise di “Taken”, a vaccate senza precedenti), infine Thierry Arbogast è semplicemente un dio della fotografia, senza zone d’ombra, che saprebbe trasformare un filmino di famiglia in un capitolo della saga di “The godfather”.

3-days-to-kill-06In pratica questo thriller ricorda una ricetta di cucina piena zeppa di ingredienti pregiati e normalmente molto buoni, ma assemblata senza animo e senza intelligenza, con scene che sembrano fotografie di una pop-star, ritagliate con le forbici da una rivista ed incollate sul suo diario personale da una bambina, vicino a foto di lei che fantastica un’impossibile relazione con il suo idolo: la condivisione dell’appartamento del protagonista con una famiglia di abusivi africani (con tanto di parto in casa) viene descritta con il ritmo indagatore di un episodio di “Don Matteo”, mentre le punture di siero miracoloso, che vengono praticate al protagonista ammalato, hanno un che di goffo ed infantile, come fossero la parodia di un vecchio film di fantascienza ed infine il rapporto tra Costner padre e la nostra Steinfeld figlia, sembra scritto sul retro di un tovagliolo della mensa degli autori di una qualsiasi fiction di Zack & Cody.

3-days-to-kill-04Provo ancora adesso imbarazzo per il montaggio sequenziale della scena macchiettistica, in cui Ethan salva Zoey da uno pseudo-stupro nei bagni di una discoteca e subito dopo, nemmeno fosse una ragazza cresciuta in un lager isolato dal mondo, le insegna ad andare in bicicletta e lei, che fino ad un momento prima sembrava anche espressivamente la Angelina Jolie di “Girl, Interrupted” (il bel film, un po’ da cartolina ma efficace, diretto nel 1999 da James “Kate & Leopold” Mangold) e poi di colpo diventa la ragazzina affettuosa, tutta scuola e famiglia che ogni padre vorrebbe avere per dormire sonni tranquilli: ridicolo, tutto semplicemente ridicolo, eppure, in qualche modo piacevole (il che mi ricorda mia nonna materna che, di fronte alla tavola piena di quei famosi appettitosi ingredienti di cui parlavamo prima, mentre io e mio fratello, armati di coraggio, ignoranza e sinale da cucina, ci accingevamo a preparare da mangiare, sotto la sua libertaria e maternalistica supervisione, soleva ripetere “Beh, con tutto questo ben di Dio dentro, non potrà venir fuori una cosa cattiva…”, pace all’anima sua).

The-HomesmanPurtroppo, però, non sempre mettendo assieme ingredienti prelibati si ottiene un buon piatto, anzi, spesso l’aver usato senza criterio e capacità armonizzatrice tante cose belle e costose genera persino irritazione in chi, magari dotato di un buon palato, giudica un vero spreco aver rovinato tutto quel ben di dio: questo è il caso, a mio avviso, di “Homesman”, pellicola diretta da Tommy Lee Jones nel 2014 e da lui stesso sceneggiata in collaborazione con Kieran Fitzgerald e Wesley Oliver e di cui parliamo solo per via della presenza, al suo interno, di una particina minuscola della nostra giovane diva.

The-Homesman-02Per questo suo secondo film come regista, Lee Jones scelse di seguire il tracciato senza rischi che gli avrebbe di certo garantito l’appoggio dei grandi quotidiani e dell’establishment critico americano: come già fecero, infatti, i fratelli Coen con il loro “True Grit”, anch’egli andò a recuperare un vecchio romanzo di genere western, inedito in questo caso (anche se di Glendon Fred Swarthout, autore anche del romanzo “The Shootist – Il Pistolero”, da cui fu tratto nel 1976 l’elegiaco e bellissimo film di Don Siegel con John Wayne), cercando di fare, dell’omonima novella del 1988, una traduzione in film più intellettualoide e disincantata (tradendo ovviamente lo spirito di frontiera, per esaltarne temi proto-femministi assenti nel plot e colorando il tutto con un bizzarro senso di delirio molto fine a sé stesso).

The-Homesman-03Salutato con lodi entusiastiche da una prevedibile e succube critica statunitense, che ha esaltato un coraggio registico in realtà completamente assente e celebrando come innovativo quello che invece appare come un patetico tentativo di far passare un citazionismo sterile ed una recitazione piena di vuoti e di assenze come cifre di disagio significativo, ma che si rivelano purtroppo semplice inutilità artistica.

The-Homesman-05Sul versante recitativo, poi, abbiamo davvero l’apoteosi dello spreco fastidioso, perché, oltre ad una effettivamente bravissima Hilary Swank, questa pellicola viene letteralemnte sommersa da un nugolo di attori e divi dalle comptenze straordinarie, ma presenti come macchie di mervaiglioso colore incollate senza senso: come ha giustamente detto il mio amico e collega blogger Wwayne, in un suo prezioso commento, anche “[…] La presenza di Meryl Streep, invece di risollevare l’animo dello spettatore, ottiene come unico effetto quello di farlo infuriare ancora di più: infatti Meryl appare per 1 minuto d’orologio, […] ennesimo, fastidiosissimo caso di stunt – casting […]”.

The-Homesman-04E’ in quest’ottica, purtroppo, che dobbiamo ascrivere anche la pur piacevolissima comparsata in questa pellicola della nostra splendida Hailee, buttata dentro la storia con il personaggio di Tabitha Hutchinson, del quale si fa davvero fatica a capire il senso e l’importanza e che per un attimo, anzi, sembra quasi una citazione di una citazione, come un omaggio ruffiano al film dei Coen, nella speranza vigliacca di ottenere consenso da comparti di critica più vicini ai due fratelli registi.

True-Grit-05Sono passati 6 anni da quel film, ma ancora oggi la Hailee Steinfeld che preferisco resta quella quattordicenne che guardava il mondo violento del selvaggio west dai suoi occhi castani, nascosti nella penombra creata dalla tesa umida e sporca del suo cappello da cowboy: era uno sguardo pieno di voglia di rivincita e non solo di vendetta, ancora privo della malizia creata dai make-up usati come modella, sia nei video musicali, sia nei servizi fotografici di moda (nel 2011 fu scelta dal gruppo Prada per farne il volto per il loro brand Miu Miu), così come lo sguardo affettuoso, privo di qualsiasi effetto smokey eyes, da amica del cuore del giovanissimo Master and Commander della flotta spaziale, era quello sincero di chi si siede accanto ad un amico, quando di notte sta male ed ha solo bisogno di conforto umano.

True-Grit-06Cosa riserverà il destino di Hollywood a questa giovanissima promessa è ovviamente avvolto nel mistero, ma mi auguro che il suo agente sappia prendere spunto da quanto di straordinario sta facendo certamente il manager di un’altra giovanissima stella del cinema internazionale, anch’ella ex-attrice bambina prodigio e di due anni persino più giovane della Steinfeld, ossia l’incredibile Elle Fanning, ma questa è un’altra storia.


In questo post abbiamo parlato dei seguenti film:

True Grit (1969)”, USA, 1969
Sceneggiatura di Marguerite Roberts dal romanzo omonimo di Charles Portis
Regia di Henry Hathaway, con John Wayne, Kim Darby e Glen Campbell

True Grit (2010)”, USA, 2010
Sceneggiatura di Joel e Ethan Coen dal romanzo omonimo di Charles Portis
Regia di Joel e Ethan Coen, con Jeff Bridges, Hailee Steinfeld e Josh Brolin

Romeo & Juliet”, GBR, ITA, CHE, 2013
Sceneggiato da Julian Fellowes
Diretto da Carlo Carlei

Ender’s Game”, USA, 2013
Sceneggiatura di Gavin Hood dall’omonimo romanzo di Orson Scott Card
Regia di Gavin Hood, con Hailee Steinfeld, Asa Butterfield ed Harrison Ford

3 Days to kill”, USA, 2014
Soggetto di Luc Besson, Sceneggiatura di Luc Bessone Adi Hasak
Regia di McG, con Kevin Costner, Hailee Steinfeld e Amber Heard

The Homesman“, USA, 2014
Sceneggiatura di Kieran Fitzgerald, Tommy Lee Jones e Wesley Oliver
Regia di Tommy Lee Jones, dal romanzo omonimo di Glendon Swarthout


Abbiamo anche consigliato indirettamente la lettura delle seguenti opere narrative:

Lord of the Flies”, GBR, 1954, romanzo
“Il Signore delle Mosche” per l’edizione italiana Mondadori
Autore William Golding

Orfani”, ITA, 2013 – in corso di pubblicazione, serie a fumetti
Concept, Soggetto, Supervisione sceneggiature e Disegni (autori vari) a cura di
Roberto Recchioni (testi) e Massimiliano Mammucari (disegni)


True-Grit-ScreenplayA questo link è anche possibile scaricare la versione integrale della sceneggiatura originale di Joel e Ethan Coen per il loro “True Grit” del 2010.


 

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95 pensieri su “Hailee Steinfeld, una Capuleti nel Far West

  1. E di pochissime ore fa la recensione nel sito di fulvialuna1 del libro di Ammaniti dal titolo “Anna”, che mi ha ricordato la puntata St.1 Ep.8 “Miri” di StarTrek che mi ha ricordato Kim Darby di “Il Grinta” con un John Wayne veramente grande. Incredibile come i gradi di vicinanza di pensiero si facciano vicini.
    E’ un’ora immonda per il mio cervello… Spento da oramai 1 ora… quindi risponderò o meglio penserò a quel che hai appena scritto quando lui (il cervello) sarà di nuovo disponibile.
    Articolo intenso come sempre.

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  2. A suo tempo io e Lapinsu fondammo il Club degli Ermenauti (al quale sarei onorato se tu mai ti unissi), che è una cosa importantissima ed enorme ed anche assolutamente inutile ed inesistente (un po’ come il tuo Crom Award) che vive in una specie di Tomorrowland potenziale fatta di persone non-plus-ultra solo della nostra mente e quindi, per via di una specie di assunto ontologico dal sapore quantistico, acquisisce forza infinita e poteri infiniti solo perché la stiamo osservando e pensando.
    Quindi eccoci tutti e due, io e te, a piegare lo spazio come un navigatore della Gilda di Dune e far avvicinare cose lontanissime in alcune dimensioni ma vicinissime fra loro in altre e così, mentre tu scrivevi, io leggevo le pagine del Secondo capitolo (Ritorno a scuola) di “Emma la Strega – I cani della tempesta” e godevo sorridendo vedendo le scene come in  un film, perché hai creato un ritmo così squisitamente cinematografico e sono la tra le pagine più alte che hai scritto e puoi vedere la macchina da presa che si muove in steadycam come nel miglior Sorrentino o Scorsese ed i personaggi affiorano dalle stanze e dalla nostra mente ed anche i dialoghi affiorano sulla carta come usciti dalle nostre stesse orecchie: scritte in terza persona, ma con un potere di immedesimazione altissimo, le pagine dalla 181 in poi mi hanno fatto essere presente in quelle stanze ed in quei corridoi con Emma (entrano persone, escono, sorridono, primissimi piani sulla segretaria che non ricorda il nome, ma sa di averlo da qualche parte nel palazzo della mente, altre porte, altre persone, visi ripresi da dietro che si girano, profili, tre quarti, una giostra di avvicendamento umano che ho trovato meravigliosamente simile alla miglior commedia francese degli anni 2000, un lavoro magistrale che mi ha fatto sognare.
    Tutto questo mentre la tua mente vorticosa creava in me quei gorghi che invece di spaventarmi (ma un po’ si, che bello, però..) mi spingevano a guardare dentro, giù nelle profondità , dove stavano ancora ruotando i vascelli in lotta dei Pirates of the Caribbean, a vedere che laggiù c’ero anch’io, perché è così, alla fine, proprio come dici tu: leggi una cosa, ne vedi un’altra ed il tuo pensiero vola, con una foto, un disegno, un frammento filmico, un suono e qualcosa si accorda e si trattiene, gli elettroni intellettivi di certi atomi di idee si staccano e si attaccano ad altri e creano legami che none esistevano.
    Io continuo a leggere Emma ed a recuperare altre cose.
    Devo assolutamente, però, dirti una cosa essenziale: Gianni, tu stai crescendo.
    Questo è importante ed avevo bisogno di dirtelo, sappilo, stai crescendo ed è una cosa fichissima.

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    • Non so cosa dire… perché mi hai fatto come al solito grande onore a parlare di quell’accozzaglia di caratteri che è Emma… Grazie.

      Passando all’articolo, meglio così smezzo l’imbarazzo, beh, come dice qui sotto anche Fed, mastichi di cinema come Clint mastica il sigaro sotto il suo cappello e, se non sono nel Club degli Ermenauti è solo perché sono un devastato psichico che si perde in mille rivoli… 😉 E non saprei dare continuità a questa vostra spledida realtà.
      Ma continuerò a seguire te e Lapis e tutti gli altri che commentano qui – con i miei dannati tempi, alti e bassi e incostanza – perché caspita: quanta roba. Anche solo i ricordi che sprigionano le letture di queste pagine mi danno un valore aggiunto incredibile, senza considerare il carico da undici del testo e dei commenti.
      Non hai un’idea di quanto, dopo aver letto qui, io vada a ripescare filmati e commenti e guardi anche a 8x film abbandonati in chissà quale cassetto, come se dovessi fare il richiamo di un qualche vaccino.

      E non so perché di tutto questo ora ho una gran voglia di rivedere il Labirinto del Fauno… ! Falso contatto cerebrale? Ci sta. Buonanotte.

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      • Una risposta veloce e sintetica, cosa che in genere non mi riesce, ma tant’è!

        Ermenauti “Devastati psichici che si perdono in mille rivoli” è uno dei nostri possibili payoff, quindi benvenuto nel club.

        Contatto cerebrale: no falso, si vero.

        Stavo preparando vari post differenti in modo contemporaneo, ma nessuno ancora concluso (uno sui film sportivi statunitensi, uno sui film che hanno al’interno parodi di altri film ma fatti a segmenti (come le scene inziale d Trophic Thunder per intenderci…), uno sulla Vikander, uno sulle due sorelle Fanning, uno ancora sul mio romanziere preferito… ma poi ho spazzato via tutto e sto scrivendo sui robot… Lo finirò? Farò altro? Chi può dirlo… quindi, sappi che:

        1. Stai crescendo (l’ho già detto, ma lo ripeto)
        2. Ti capisco su tutto quello che hai scritto
        3. Non è mai troppo tardi per farsi un’infanzia felice (non è mia la frase, ma di Tom Robbins)
        4. Emma ha l’orso vicino.

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  3. Articolo superlativo, fantastico. Queste cose non le leggo neppure su riviste del settore. Caro Kasabake mastichi di cinema come da ragazzino masticavo gomme americane (cingomme per la cronaca) e lo fai seguendo un percorso logico e attraverso citazioni che si rincorrono così bene che anche il più ignorante del mondo riesce ad entrare in sintonia. Dei film citati ho visto naturalmente il Grinta (amo talmente i coen!) e pensa che nel film “puttanata” di Costner, la Steinfeld non l’avevo neppure riconosciuta. Ho apprezzato tantissimo la sua interpretazione sul film dei coen e tu descrivi benissimo … “non usa mai i registri recitativi della malizia o della seduzione e nemmeno quelli della tenerezza e della coccolosità infantile” wonderful!!
    Coincidenza!! Ho chiuso il mio ultimo articolo con la stessa tua frase “ma questa è un’altra storia” (ti giuro non ho copiato) spesso lo faccio per predispormi ad un successivo articolo. Mi sono ispirato a “Irma la dolce” (per dire il vero ero anche un po’ innamorato di Shirley adorabile come sul film l’appartamento) che avrò visto 150 volte… ho il sospetto che tu potresti aver fatto altrettanto?. 😉
    Ciao un saluto e complimenti

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    • Grazie di cuore Fed, mi hai riempito di complimenti ed assieme di orgoglio!
      Sono felicissimo che tu abbia colto lo spirito del mio pezzo, che onestamente non pensavo potesse avere molto seguito: conosco i meccanismi che stanno dietro ad un aumento di visualizzazioni e ci sono argomenti che basta mettere assieme per ottenere maggiore visibilità, ma poi, alla fin fine, non trattandosi di un lavoro e non essendoci una remunerazione dietro (come per un giornalista o per un recensore professionista) ciò che da seriamente maggiore soddisfazione sono proprio i commenti come il tuo, che invece ogni tanti ricevo in regalo proprio perché rifuggo da quei meccanismi di marketing della narrazione che sarebbero facili da perseguire.

      Si comporta allo stesso modo anche Wwayne, un mio carissimo collega e stimatissimo recensore, che ha commentato un po’ più giù, persona dalla profonda cultura e che potrebbe avere sul suo sito un seguito ancora più vasto dell’attuale, ma che, come e come te, preferisce dedicarsi a ciò che apprezza davvero, anche a costo di essere contro corrente.

      Dopo che hai citato la medesima chiusa tra i nostri due pezzi, sono andato a leggermi il tuo bellissimo articolo di analisi su Leonard Cohen, poeta, cantante e cantautore, come giustamente intitoli il pezzo stesso: un articolo non facile, per un personaggio complesso ed entrato nel mito.
      Ma tu sei fatto come me ed il tuo blog è un blog di analisi, che conosce la novità ma non la insegue e così ci si capisce, pur dicendo cose diverse, per una sorta di mood dell’animo.
      “[…]tutti ingredienti usati come blend di originali, profonde e intimiste poetiche narrate senza riserve […]”, una frase come questa è una frase che odora di sincerità, appassionata, volutamente scritta per condivisione, ma non è ruffiana né massimalista, né accattivante.

      Alla fine scriviamo entrambi perché ci piace ciò di cui scriviamo ed è un po’ un modo per replicare quei sentori.
      Ti sento molto vicino e ti ringrazio.

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      • Grazie a te invece perché sei davvero un fine narrator,e dotato di una fluidità tale che le tue storie scivolano come l’acqua nel fiume.
        Grazie per aver ben compreso lo spirito del mio blog. La finalità del mio raccolta di articoli è quella in effetti di “non avere una finalità”, preferisco dire un diario di viaggio tra le cose che mi interessano. Infatti sono passato da Ph35 blog esclusivo di fotografia a Centomila-Passioni per dire che di cose me ne interessano tante (troppe).
        Non so che professione tu faccia ma hai una tale competenza di Cinema che stento a credere che riesci a trovare il tempo per qualcos’altro.
        Comunque ho notato le cognizioni e le conoscenze dei tuoi amici blogger. D’accordo con Wwayne, “Tutto può cambiare” è uno dei migliori film che ho visto negli ultimi 10 anni (non sono assoluto come lui), e comunque la Steinfeld non l’avevo riconosciuta neppure in questo film.
        In completa sintonia con te riguardo Mark Ruffalo, uno dei miei attori preferiti, talmente duttile, plasmabile, mai sopra le righe (non) recita drammi e commedie come se niente fosse in una parola Perfetto. Mi è piaciuto moltissimo in “Foxcatcher”.
        Un caro saluto

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        • Grandissimo Fed! Penso che potremmo stare per ore a parlare di cinema assime ed in più io ascolterei per ore te che parli di fotografia, riprendeno vecchi argomenti…
          Chissà, ci sono cose che bollono in pentola… vedremo, vedremo…

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  4. Mi ha stupito il fatto che in questo tuo attesissimo post su Hailee Steinfeld tu non abbia citato il suo film più bello, Tutto può cambiare. Conoscendo il tuo rigore escludo a priori una dimenticanza, e quindi do per scontato che tu non l’abbia visto: in tal caso recuperalo subito, perché è il film più bello che abbia visto negli anni 10. E sono convinto che nel 2020, quando questa decade avara di capolavori cinematografici sarà finita, dirò ancora la stessa cosa.
    Riguardo a Il grinta, tu dici che Jeff Brigdges non si mette in competizione con John Wayne, perché l’ispirazione al modello irraggiungibile è palese e devota… questo vale forse per Jeff Bridges, ma non per il film nel suo complesso: infatti i Coen si sono approcciati alla pellicola originale con molta saccenza e arroganza. Lo capii prima ancora che il film uscisse in Italia, quando in un’intervista a Ciak dissero che il loro era più un film tratto dal libro che un remake: un modo per dire che loro il film di John Wayne lo schifavano, e preferivano abbeverarsi alla fonte originale.
    Quando poi andai a vederlo al cinema, ai miei occhi la volontà di sovrastare il film originale (non semplicemente superare, proprio sovrastare) emerse in modo ancora più netto: tutto ciò che nel film di John Wayne era stato fatto molto alla buona (costumi, inquadratura, colonna sonora eccetera) i Coen l’avevano curato con estrema meticolosità, e con l’evidente intento di dire “Ehi, quelli del vecchio Grinta erano degli artigiani, noi siamo degli artisti con la A maiuscola.”
    Per non parlare poi della voce fuori campo, della citazione biblica all’inizio e di tutti quei dettagli da cinema d’autore che i Coen hanno messo per rimarcare in modo ancora più netto quant’erano più bravi rispetto a quelli del vecchio Grinta.
    Peccato che uno degli elementi di maggior fascino del western è proprio la messa in scena artigianale: l’aveva capito perfino Fritz Lang, che artista con la A maiuscola lo era, ma aveva anche l’umiltà di capire che dev’essere il regista a piegarsi alle esigenze del genere, non viceversa.
    Per questo motivo ho sempre creduto che il superflop del Grinta agli Oscar 2011 sia stata una punizione divina. I Coen si sono macchiati di hybris, sfidando l’eroe del cinema John Wayne, e sono stati puniti come meritavano. Hanno osato trattare in modo sprezzante un mito al quale non sono degni nemmeno di lustrare le scarpe, e i giurati dell’Academy li hanno ripagati con la stessa moneta. E sono certo che da lassù il Duca avrà reagito con un sorriso compiaciuto, per poi tornare a chiacchierare con John Ford, Henry Hathaway e tutti gli altri che i Coen non vedranno mai neanche col binocolo.

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    • Come dicevo con il collega Fed poco sopra, ho sempre ammirato la sincerità e la vera passione con cui scrivi: anche quando non condivido i tuoi medesimi giudizi, ne ammiro sempre la lucidità e l’onestà.

      Adoro la Steinfeld e forse si sarà capito dal mio post, così come spero avrai compreso che tutti i film citati da me nell’articolo avevano lo scopo soprattutto di esaltare le sue doti recitative, che in molti casi, se non tutti, giganteggiano sul film stesso, cosa che invece non posso dire del film da te giustamente citato come filmone a tutto tondo ed ossia quel “Begin Again” (“Tutto può cambiare”) dove la mia Hailee risulta minoritaria, a mio avviso, non per capacità ma per script, nei confronti dei due mattatori Mark Ruffalo e Keira Knightley, il primo uno dei miei attori preferiti di sempre (inserito sin dal principio del mio blog nella mia Top 20 best actors nel mio pantheon perosnale) e la seconda che qui interpreta uno dei suoi ruoli più belli e certamente il più significativo dell’ultima decade.
      Ecco il vero motivo per cui non è presente questo film nel mio articolo, come non è presente nemmeno un accenno alla carriera della Steinfled come pop star e solo di striscio parlo di lei come modella.

      Sul “True Grit” dei Coen, uso con te le stesse parole che usasti tu con me quando mi rimproverasti di essere troppo chiuso nel giudicare i film di Verdone e le commedie in generale: ogni cosa che hai detto per criticare il film è vera, ma questo ahimè non toglie nulla nemmeno ai suoi meriti, così come a mio modesto giudizio, malgrado la potenza del primo film e soprattutto la leggendaria interpretazione del Duca (come da me detto anche nel post), va riconosciuto a questa nuova trasposizione cinematografica del libro di Portis il coraggio di aver ritratto un personaggio femminile davvero bello, potente e soprattutto fedele alle intenzioni dell’autore della novella.

      Insomma, in nome di quella libertà di giudizio che ho sempre riconosciuto nei tuoi articoli, ti chiedo di accantonare il livore per i presumibilmente veri atteggiamenti spocchiosi e snobistici dei Coen nei confronti del cinema western classico e di considerare con maggiore apertura ed elasticità anche i meriti di un lavoro molto rispettoso sui personaggi: sappiamo tutti e due che senza la nuova sceneggiatura dei Coen quel ruolo della Steinfeld non sarebbe stato così iconico: sembra molto zen quello che sto per dire, ma anche nelle cattive intenzioni possono nascondersi effetti positivi.

      Sul discorso generale che hai fatto sul cinema western, ovviamente tanto di cappello, com’era ovvio da parte di un vero estimatore come te e non certo un parvenu dell’ultima ora che finge di sapere cosa significava fare film come li facevano John Ford e compagni.
      Un abbraccio ed una stretta di mano calorosa, amico Wwayne.

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      • Come avrai capito, secondo me i Coen messi insieme non fanno una scureggia di John Wayne. Tuttavia, se non consideriamo la loro ridicola ambizione di superarlo, hai ragione nel dire che il film ha i suoi pregi: un bel personaggio femminile (come hai giustamente sottolineato), delle scene molto suggestive (mi riferisco a quelle girate in notturna, quasi tutte molto belle), e anche un ritmo costante. Soprattutto quest’ultimo è davvero un pregio notevole per un western, perché di norma i film di questo genere vanno “a sbalzi”, con scene ricche di tensione (i duelli, gli inseguimenti, le sparatorie eccetera) ed altre un po’ narcotiche (le lente passeggiate a cavallo, le bevute al saloon eccetera).
        Comunque, ti consiglio un film che va contro il western classico con esiti di gran lunga migliori rispetto al Grinta dei Coen: I due volti della vendetta, unica regia del grande Marlon Brando. Un abbraccio anche da parte mia! 🙂

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        • Grazie Wwayne… “[…] i Coen messi insieme non fanno una scureggia di John Wayne […]”, sei impagabile!
          Non mi hai detto nulla della Steinfeld degli altri film… che ne pensi?

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          • Non ne penso nulla, perché non li ho visti. In compenso, il mese scorso SKY mi ha gentilmente offerto un altro film con Kevin Costner che ho molto apprezzato: McFarland, USA. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente.
            Riguardo alla mia frase sui Coen, mi è venuta di getto, ma effettivamente hai ragione, è piuttosto ben riuscita. Sarebbe stata perfetta come frase d’apertura del tuo post su di me. A proposito, potresti mandarmelo per mail? Sarei piuttosto curioso di vedere come sarebbe venuto. 🙂

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            • Eeeeh, carissimo Wwayne.. purtroppo il post su di te era un potentissimo affresco, che si stava evolvendo e trasformando in qualcosa che ha finito per collassare sotto le mie stesse mani…
              Spogliato di quasi di tutte le sue parti, era rimasta solo una flebile ossatura, che poi era quella sincera e genuina ammirazione che ti avevo postato, come commento, sotto al tuo meraviglioso articolo “Confessioni di un Tamarro”, pezzo che io considero tutt’ora una sorta di abbozzo del tuo manifesto sulla Gestalt Wwayne o se preferisci Wayne-pensiero: infatti, così come le pietre del Colosseo furono smontate e saccheggiate dai barbari e dagli stessi cittadini romani, dopo la caduta dell’impero, per costruire nuovi palazzi e nuove case, così ho fatto io con il post a te dedicato, frammentandolo in mille rivoli che ho diffuso, come prezioso polline, in giro per il web.

              Avrai notato, probabilmente, che ti cito spesso quando parlo con gli altri blogger e non solo in questo specifico spazio (vedi i miei dialoghi sopra), ma quasi in tutte le occasioni: è il mio modo per distribuire frammenti di quel post in giro, con piccole perle di saggezza.
              Per molti aspetti io e te siamo diversi, ma anche simili per tanti altri e questo perché entrambi, pur con esperienze differenti, amiamo non fermarci alle apparenze e andare oltre, aldilà delle mode, dei preconcetti, dell’ovvio.

              Io sono diventato con il tempo molto più duttile nei miei giudizi, perché amo a dismisura il relativismo come punto di vista (quasi un’indeterminazione heisenberghiana applicata alla critica estetica), ma non in campo etico, dove invece ho degli assoluti a cui non transigo: questa dualità di giudizio mi porta a comprendere e perdonare in arte gli sbruffoni come gli ignoranti, gli arroganti ed i vanagloriosi come anche i modesti ed i sottostimati, ma non i bugiardi ed ecco perché odio più di ogni altra cosa un film disonesto, che tradisca le sue premesse e le sue impostazioni (non parlo dei trailer, che sono costruiti proprio per ingannare e sui quali normalmente gli autori di un film non hanno potere decisionale): prendiamo, ad esempio un autore come Luc Besson, da me stimatissimo proprio per la sua coerenza stilistica, a metà tra il carnasciale ed il filosofico, a volte irritante, a volte profondo, a volte divertente, a volte invece triste, ma sempre riconoscibile, sempre lui, sempre ligio alle sue regole narrative… ecco, ad uno come lui permetto che mi propini polpettoni filosofici come ha fatto in Lucy perché lo ha sempre fatto dai tempi di Le Dernier Combat e poi in Subway, in Giovanna d’Arco, in Angel-A, quindi niente di nuovo per lo spettatore, ma se in uno dei quattro Transformers mi avessero anche solo provato a propinare un quarto della filosofia new age che spacciano in Lucy, allora si che mi sarei incazzato come una bestia!
              Ad ognuno il suo, insomma!

              the-messenger-the-story-of-joan-of-arc-main-reviewCi si può arrabbiare, tanto per dire, se un regista come Haneke fa un film come Amour?
              No, perché cosa diavolo uno si potrebbe davvero aspettare da un artista che ha fatto film come Funny Games o Il nastro bianco?
              Stesso discorso per uno strampalato come Lars von Trier, talmente irritante come persona da farti venire il sospetto che la sua capacità di essere indigesto sia ricercata, ma davvero lo si potrebbe mai accusare di ingannare lo spettatore? Con la filmogrfia che ha alle spalle? Con le cose che ha girato?
              Insomma, potrà anche essere odiato ed i suoi film potranno anche  far vomitare a qualcuno, ma mai in alcun modo lo si potrebbe accusare di ingannare il pubblico con false promesse.

              amour02Lo stesso discorso vale per i film realmente di serie B, quelli fatti davvero con un budget irrisorio ma tanta voglia di cinema, come il primo The Evil Dead di Raimi, come i i film di mostri giapponesi degli anni ’70 o quelli dell’orrore messicani dello stesso periodo, ma non come i film odierni della Asylum, con i suoi vari sequel di Sharknado, dove il trash è talmente ricercato e voluto da sembrare scritto male appositamente per far sorridere qualche hipster di merda…

              l'affittacamerePotrei continuare con il soft-porno italiano degli anni ’70, con piccoli gioielli, a mio avviso come L’Affittacamere, con Gloria Guida ed alcuni polizieschi di genere davvero ben fatti e ben scritti, senza mai il timore di proporre finali tragici allo spettatore, tutti film che apprezzo moltissimo e che però non mi impediscono di apprezzare anche le masturbazioni cerebrali di alcuni mostri sacri dell’incomunicabilità, come il Lynch del suo primo Eraserhead o di Blue Velvet e questo sempre per un discorso di onestà nel rapporto con lo spettatore.

              Blue VelvetComincio per lo stesso motivo, caro Wwayne, a stancarmi di certo cinema confezionato oggi negli States, che deve per forza andare bene a tutti, come quelle pietanze o quelle bibite con sapori buoni ma non ottimi, studiati dagli esperti di marketing proprio per non avere personalità, per non litigare con nessuna minoranza etnica o religiosa, mai troppo violenti e neanche troppo noiosi, sempre politically correct… sempre piatti…

              Scusa lo sfogo e la confidenza, ma se non posso con un collega ermenauta, con chi altro?

              Ti lascio con un paio di video che certo conoscerai della nostra Hailee… ‘Notte, ‘notte…

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              • La prima canzone la conoscevo, la seconda no. Tra l’altro è stata una gradevolissima sorpresa scoprire che Hailee ha duettato con i DNCE: sono un gruppo in forte ascesa grazie alla splendida “Cake by the Ocean”, e quindi chiunque collabori con loro in questo momento può godere di una luce riflessa non indifferente.

                Tornando al cinema, sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che i film americani puntino a piacere a tutti: pensiamo agli odiosi dramedy, quei film a metà tra dramma e commedia fatti ad arte per acchiappare i soldi sia di chi ama i primi che di chi ama i secondi. E, come spesso succede a chi vuol piacere a tutti, alla fine non piacciono a nessuno.
                Giustissima anche l’affermazione per cui ogni film non deve tradire le aspettative del suo pubblico, e neanche “tirarsela troppo” se si tratta di una pellicola di genere.
                Ad esempio, la settimana scorsa sono andato a vedere Codice 999 con mio padre. Lui non l’ha apprezzato, perché è cinema di puro intrattenimento, senza nessuna sostanza; io invece l’ho apprezzato proprio per quello, perché i film d’azione DEVONO essere così. Come hai detto tu, in un contesto come quello delle velleità artistiche o filosofiche sarebbero totalmente fuori luogo e fuori contesto. Soltanto pochi action movies riescono a coniugare l’esigenza della spettacolarità con la volontà di inserire anche un po’ di contenuti: forse il miglior esempio in questo senso è Cop Land. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente. 🙂

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                • Concordo in pieno, specie sul sottovalutato Cop Land…
                  Mi ero dimenticato di dirti che a suo tempo vidi il film che mi hai consigliato nel commento precedente e pensa che non solo lo cito spesso nei miei commenti con altri blogger ma a suo tempo era il mio punto di arrivo su un possibile articolo (che forse farò) sui fil americani dedicati allo sport, ma è un tema immane e per ora rischia di essere una fiera delle banalità (perché parliamo dello sport come una delle colonne formative negli USA sia etica che sociale) o peggio un elenco di film tutti molto simili… con delle perle in mezzo e tra queste perle c’è certamente McFarland, film che mi piacque immediatamente e che a distanza di tempo continua ad acquisire valore…

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                  • Tra i film americani sullo sport in effetti le perle sono rare. Questo genere è zavorrato da vari difetti:
                    1) Sono fondati quasi tutti sullo stesso identico canovaccio: una squadra scarsissima, formata da giocatori inesperti e imbranati, che riuscirà miracolosamente a vincere il campionato. Ne parlai anche in un mio vecchio post, quello che ci ha fatti conoscere (https://wwayne.wordpress.com/2014/12/14/noi-siamo-infinito/).
                    2) Sono spesso molto retorici, e gonfi di quell’orgoglio americano così tracimante da scadere in arroganza;
                    3) Quasi sempre danno per scontato che chi li vede conosca le regole del gioco: quando non è così (e per noi europei questo avviene quasi sempre), la noia è sempre dietro l’angolo.
                    Non a caso, se un film americano sullo sport mi convince, spesso è perché lo sport occupa una parte marginale in esso: penso ad esempio al sottovalutato Di nuovo in gioco.
                    Comunque, a proposito dei tuoi post, mi fa molto piacere che tu abbia ricominciato a pubblicarli con una certa regolarità: continua così! 🙂

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  5. Su True Grint non ho nulla da dire che non sia già stato detto sennonché è un capolavoro. Invece su Ender’s Game non posso ancora approfondire l’argomento dato che non ho visto il film e neanche letto il libro ma in molti concordano su quello che hai detto ovvero che la parte fondamentale del romanzo risulta essere molto confusionaria e soprattutto sembra quasi togliere quella critica pesante lì presente.
    Come sempre ottimo articolo e questa volta parlando di una giovane attrice molto brava e dei suoi film hai fatto dei collegamenti interessanti sulle diverse trasposizioni di “Romeo e Giulietta” e de “Il Grinta”. Davvero un ottimo lavoro!

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    • Grazie Butch per i complimenti, anche perché, come dicevo al collega Fed poco sopra, questo sulla Steinfeld, come anche altri post che ho scritto e che scriverò, non sono davvero fatti per attirare lodi ma anzi spesso scatenano qualche discussione, poiché i film trattati (o le fiction, come accadrà con i miei prossimi due post) presentano tutti delle spigolosità che, se viste da sole, rischiano di dividere gli spettatori, mentre invece vanno viste sempre nella loro interezza: un film come l’ottimo “True Grit” è per certi versi quasi un affronto per un amante del western classico, ma dall’altra parte è anche un grande film, nel quale, per rispetto della storia, persino i Coen, di solito bizzarri ed eccentrici, hanno indossati vestiti più seriosi e soprattutto hanno creato quel personaggio femminile potentissimo, ispirandosi al personaggio già rivoluzionario nel testo dello stesso Portis.

      Sul resto, beh, mi sono praticamente divertito a vedere come si riesca  a sbagliare un film mettendo insieme tante cose belle e rovinarle tutte: da “Romeo & Juliet” fino a “3 Days to kill”, la Hailee è più brava e più bella degli stessi film!

      Sarei felicissimo invece se guardassi “Ender’s Game”, specie perché tu possiedi più di altri un background sul fantastico e sul videogame che ti permetterà di cogliere dei riflessi non ovvi e secondo me salienti del film stesso che, voglio ripeterlo, malgrado i limiti di una trasposizione solo parziale dal libro, è un film assolutamente da vedere e da tenere a mente.
      Sei una certezza, Butch, ed è una gran cosa.

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  6. Carissimo! È la seconda volta che leggo il tuo pezzo e la terza che cerco di commentare. Purtroppo però la tecnologia mi è avversa e il tempo come sempre nemico, quindi rimanderò a data da destinarsi un mio più approfondito e [spero] intelligente commento al tuo magnifico articolo, soprattutto per l’imbeccata finale alla più piccola della famiglia Fanning che mi ha fatto riflettere molto sulle future generazioni di attori e attrici [le cosiddette “giovani promesse”].

    Ma per tornare al tuo pezzo devo fare ammenda perché temo di non aver mai visto la versione di Carlei dell’opera di Shakespeare [manco ne conoscevo l’esistenza] e tanto meno di aver tenuto d’occhio la giovane attrice soggetto del tuo articolo. Infatti dopo TRUE GRIT [che ho apprezzato moltissimo, anche per l’interpretazione di Bridges che non teme il confronto con John Wayne perché appunto non sussiste] l’ho ritrovata in ENDER’S GAMES dimenticandomi totalmente di averla già vista nel film dei Coen Bros. [hai presente quando vedi un attore/attrice e passi tutta la durata del film a capire dove lo avevi visto/a? Ecco, è quello che è successo]. Aggiungici pure che il film non mi ha fatto impazzire e che a stento lo ricordo [che per me è il peggio che possa accadere! Un film può piacere o non piacere, il dimenticatoio è la morte per quanto mi riguarda] ed è fatta, per me Steinfeld è “quella de IL GRINTA” e nulla più.

    MA [ed è un “ma” pieno di responsabilità quello che ho appena scritto] viste le tue lodi verso la giovane e vista la stima che provo nei tuoi confronti come persona ma ancora di più come cinefilo, comincerò a seguirla con l’interesse che merita, a cominciare proprio da ROMEO AND JULIET opera i cui adattamenti non sempre mi fanno impazzire [non so perché, forse proprio per l’abuso che ne si fa] e magari ci sta anche un ripescaggio di TRUE GRIT! Insomma, già che sono in ballo 😀

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    • Sono commosso dall’eleganza del tuo commento, anche perché dopo la foto che hai pubblicato in compagnia di Roberto Recchioni ho scoperto altre cose belle che abbiamo in comune!
      Oltretutto, mi sento anche caricato di una nobile responsabilità, perché andrai a ricercare dei film che fino ad ora avevi snobbato e lo farai solo perché li ho consigliato io!
      Mi sento quindi in dovere di avvisarti che la quasi totalità dei film che ho citato nel mio ultimo post li ho anche in parte denigrati, alcuni anche pesantemente, per cui non rimanerne troppo deluso!
      Andando schifosamente off topic, volevo chiederti opinione su due cose: cosa ne pensavi dell’idea di Netflix di fare delle serie stand alone sia di Elektra sia di Punisher; inoltre, cosa ne pensi della fiction Into the Badlands, che mi sta sollazzando non poco

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      • Ma guarda, certi film non è che li ho snobbati, più che altro non li avevo proprio notati 😀
        Ma tranquillo, non ti riterrò responsabile del tempo speso per vedere quei film, belli o brutti che siano! 🙂

        Ma tuffandoci verso il tuo OT: il serial su Punisher è ormai confermato e non potrei che essere più felice di così! 😀
        Il personaggio ha una lunghissima e ottimissima [passami il termine, puntavo all’assonanza] carriera fumettistica alle spalle e con lo stampo che Netflix ha dato al MCU seriale e il successo raccolto da Jon Bernthal nel ruolo di Castle, era quasi una follia non mettere in cantiere una serie stand alone!
        Per quanto riguarda Elektra….mah, non lo so. Ora come ora non ne vedo la necessità, per me ogni serie dovrebbe portare qualcosa di nuovo al tassello ed Elektra rischierebbe di apparire un misto tra l’approccio underground di Daredevil e le tinte mistico/orientali che [spero] caratterizzeranno Iron Fist. E poi su carta quando si è cercato di serializzare Elektra non se ne è usciti sempre a testa alta 😀 [imho ovviamente].

        Di INTO THE BADLANDS non ne avevo mai sentito nominare [non è vero, a livello inconscio mi rendo conto di aver letto con la coda dell’occhio qualcosa su facebook nel mezzo di qualche scrolling] ma ti ringrazio con tutto il cuore perché ho appena visto il trailer e sembra un gioiello imperdibile!!! 😀
        Vedo di farcelo entrare da qualche parte nel mio palinsesto personale [che si fa sempre più affollato 😀 mo ricomincia pure Penny Dreadful!!]

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  7. Della Hailee Steinfeld attrice non posso dire praticamente nulla, giacchè l’ho vista solo in Begin Again e 3 Days to kill e in entrambe le pellicole ha ruoli piuttosto marginali e stereotipati.
    Posso invece esprimermi sulla Hailee Steinfeld bellezza, dal momento che è innegabilmente adorabile, con un aria loliteggiante nella quale le guance paffute si fondono il magnetismo dello sguardo dando vita ad un’alchimia di rara potenza che, già lo so, la farà imperversare per Hollywood anche se il suo talento recitativo non dovesse mai prendere forma definitiva e consolidarsi.
    Perchè per diventare divi di Hollywood, ancor prima della bravura, bisogna avere le faccia. Gli esempi sono tanti e non è certamente necessario che io li ricordi a te.

    Con un volo ermenautico niente male, faccio alcune digressioni che spero stuzzicheranno la tua curiosità:
    1) SUPERGIRL: non solo lo sto vedendo, ma addirittura lo sto APPREZZANDO. E mi piace così tanto che sto pensando di scriverci su. Dì la verità, marrano: tu lo sapevi fin dall’inizio che sarebbe fiinita così? Ed è per questo che mi hai lungamente tentato per farmi cedere alla tentazione? Che tu sia maledetto a vedere le repliche di “Una casa nella prateria” per un mese di fila, amico mio e fratello ermenauta 😀

    2) sto rapidamente ultimando la visione di Continuum. Sono quasi alla fine della terza stagione e in attesa di ultimare il download della quarta. Ti confesso che questa terza, pur avendo qualche picco veramente notevole (finalmente una puntata intera ambientata nel futuro del 2066!!!) mi sembra un po’ “moscia”. Le idee latitano e le storie finiscono sempre per girare su stesse. Staremo a vedere

    3) Ho visto CREED (oddio, l’ho visto ma non finito, perchè stamattina la pupa ha pensato bene di svegliarsi alle ore sette punto zero zero, quando mi mancavano giusto 25 minuti di visione e non c’è stato verso di finire…) e se da un lato il mio sdegno per il mancato Oscar a Stallone è cresciuto (stavolta aveva recitata proprio bene… un premio se lo meritava) c’è una scena a metà film – il primo combattimento di Adonis Creed – che sarebbe perfetta per un tuo kasa-shot. La scena è un lungo pianosequenza nel quale viene mostrato per intero il primo combattimento del protagonista. La camera non stacca mai, scivola da un personaggio all’altro mentre le gambe piroettano e i pugni saettano come in una macabra danza di morte fino al KO finale. Una scena veramente notevole!!!!!!

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    • Amico, collega blogger e fratello ermenauta (che fa tanto “fratello muratore di massonica memoria, non trovi?)!! E’ un onore averti di nuovo fra noi!!
      Quindi, sollazzo per sollazzo, rendiamo questo commento al tuo commento un po’ più glamour, con foto e quant’altro… Per cui non sperare di riuscire a leggertelo dallo smartphone!!

      Hailee Steinfeld

      hailee-steinfeld-as-mattie-ross-in-true-gritQuello che dici sul suo tipo di bellezza è verissimo e questo la accomuna ad altri “bei faccini” ma ciò che io ho visto in lei è stata anche una grandissima determinazione, che si esprime al meglio proprio nel ruolo di Mattie Ross, del film western True Grit (non a caso il titolo originale sia del romanzo come del film ci danno il senso del coraggio, che è tutto della quattordicenne e non dello US Marshall), che mi sembra di capire ti manchi (ma essendo un film dei fratelli Coen, che tu già più volti avevi descritto come a te invisi, non sono stupito, anzi massimo rispetto per le tue idee, more solito).
      Sempre dal tuo commento ho arguito che non hai nemmeno visto Ender’s Game, dove la nostra Hailee dà un’altra grande prova attoriale, lontanissima dall’uso del fascino femminile per fare colpo ma anzi tutto virato su una sorta di sorriso amicale che ricorda molto più gli amici di quel piccolo gioiello cinematografico che fu Stand by Me tratto dal bellissimo omonimo racconto di King.
      Insomma, come dicevo nel post, lei è stata già in grado di staccarsi dalla pacciocosità fine a se stessa in cui il suo viso l’avrebbe altrimenti, in assenza di vero estro, rinchiusa, come in versione estetica del vecchio gineceo.

      Se avrò altro tempo da dedicare (sto cambiando lavoro, sto seguendo dei progetti complessi ed in più sto traslocando!!), farò dei post su altre due attrici che si sono quasi da subito elevate dalla semplicità mimica infantile e giovanile, per creare nuove prospettive recitative.

      noah-2014-movie-hd-emma-watson-1920x1080La prima è Emma Watson (la si veda in Harry Potter, di cui come sai sono fan, poi a salire in The Perks of Being a Wallflower ed infine neonata attrice drammatica nel folle Noah di Darren Aronofsky (di cui, ahimè, forse sono, come per Jupiter uno dei pochi estimatori di questo piano di realtà).

      elle-fanning-the-neon-demon-2016-promotional-posters-stills-10La seconda è uno dei miei idoli dai tempi del Somewhere della Coppola (non riesco a farli digerire a nessuno i suoi film! Dovrò arrendermi, che dici? Oppure continuare ad insistere?) ed ossia la strepitosa Elle Fanning, che dopo tutta una serie di film in un crescendo di copioni interessanti (The Nutcracker di Konchalovskiy, Super 8 di Abrams, We Bought a Zoo di Cameron Crowe, Ginger & Rosa di Sally Potter, Maleficent di Stromberg, Trumbo di Jay Roach), sta probabilmente per firmare il film più importante, con l’imminente The Neon Demon di quel genio immaginifico di Winding Refn (ma quanto è bello Drive?).

      targhettaofftopicMa ora, siori e siori, squisiti ospiti di questo circo, eccoci infinre arrivati alla parte che prediligo ed ovvero al nostro carissimo, amatissimo ed indispensabile spazio vitale fuori tema!

      Supergirl

      SupergirlSi, non ho più bisogno di mentire e te lo dico a chiare lettere: ci speravo, sul serio che ti piacesse, fratello, ma non avevo il coraggio di dirtelo!
      Ultimamente mi sono trovato spesso in minoranza per i miei gusti un po’ troppo, come dire, “onnivori” (adesso mi ha preso moltissimo una serie davvero truzza, come “Into the Badlands” ad esempio…) e temevo di perdere la tua stima nel suggerirtela apertamente, ma è così: ad Ottobre dell’anno scorso mi vidi il pilota e poi a Natale mi recuperai di colpo tutte le puntate dalla 2 alla 7 e fu amore a prima vista; poi, dopo l’epifania, l’ho seguito settimanalmente, guardando le puntate in originale con i sottotitoli da uno dei siti che mi hai consigliato tu, fino all’epocale puntata finale del mese scorso, la bellissima “Better Angels” diretta da quel Terry Lang che diresse la puntata “Human for a day”, che andrà in onda da noi in italiano in teoria tra un paio di settimane…
      Tu sei molto attento e sensibile e quindi avevi percepito il mio gradimento, aldilà delle continue battute, perché la cosa che forse ancora in pochi hanno percepito è che Supergirl è una bella serie e che migliora con il tempo, oltretutto, puntata dopo puntata!
      Perché noi a Berlanti gli vogliamo bene, infondo, vero?

      Continuum

      ContinuumKeiraMi dispiace che tu non stia apprezzando la terza stagione, dove invece secondo me, malgrado dei cali di tono e ritmo qui e là, legati ai soliti problemi produttivi, la serie ha cominciato ad usare il viaggio nel tempo in modo assai originale (con i doppi personaggi e le doppie reazioni, i quesiti morali scavalcati dall’action, i rapporti umani che s’incrinano fino a spaccarsi, il rapporto con quella sorta di mega-corpo di polizia spazio-temporale, la prigione nella tasca del tempo, i tasselli del passato che cominciano a d incastrarsi, la prigione, il futuro dell’apocalisse ed ovviamente il cliffahgerone finale da panico!), però, però, tu sei ermenauta e si sa cosa accade (sempre il famoso commento dei voti doppi…), quindi va bene così!

      Creed

      creed-scene3

      Un miracolo come se ne vedono pochi al cinema: con questo film, Ryan Coogler ed Aaron Covington hanno letteralmente tirato fuori dallo sciacquone in cui stava per scomparire in un gorgo di liquame, sia Stallone sia il franchise di Rocky, dando un calcio al tavolo e ribaltando le carte, creando un sequel (perché questo è Rocky 7, così come Balboa era Rocky 6, non ci sono cazzi) che è un reboot, così come ha fatto J.J.Abrams con Star Wars (per quel film coniai il termine sequel rebootizzato mentre chiacchieravo su Facebook con Zack ed ho scoperto che me lo hanno anche rubato su una testata online anche blasonata, ma forse siamo in due ad aver avuto la stessa idea, anzi è probabile): Stallone stava morendo come pugile ed ora è rinato nel ruolo di coach o se vogliamo in qualcosa di più simile al Pai Mei di Kill Bill o meglio, viste le rughe, allo Splinter delle Teenage Mutant Ninja Turtles ed ho detto tutto!
      La doppia valenza della stessa parola “creed” è la chiave del film stesso, perché cognome della nemesi di Balboa nei primi quattro capitoli, ma anche sostantivo per indicare una dottrina ed un insieme di regole religiose basate su atteggiamenti fideistici, perché per combattere e vincere bisogna davvero crederci, con tutto il cuore ed il cervello e questo, questo creed è l’essenza stessa del franchise di Rocky.
      La scena di cui parli è davvero meravigliosa, sul serio, ma cozza con uno dei miei prossimi (prossimi?) kasa shots dedicato a Raging Bull di Scorsese, ma chissà…

      That’s all folk!
      Già finito? Dispiace, io continuavo con piacere, parlando e scrivendo ancora… dammi da commentare, amico!

      22-JUMP-STREETP.S. Un abbraccio forte forte ed un bel In Bocca Al Lupo per qualsiasi cosa stia accadendo!!

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      • Ammiro (quasi invio) l’animo gitano e velatamente ramingo che alberga nel tuo spirito di marchigiano emigrato non solo geograficamente ma anche culturalmente, divenendo così capace di abbandonare la mentalità contadinia – quasi gretta – tipica di queste zone per così abbracciare la nobile e tipicamente nordica virtù dell’accettazione del cambiamento come momento di evoluzione e miglioramento.
        Mi fa impressione leggere che tu cambi casa e lavoro trovando il tempo e l’umore per cazzeggiare qui su WP, mentre io sono terrorizzato dalla semplice necessità di sostituire lo smartphone…

        Torniamo alla Steinfeld, però, chè la ragazza merita.
        Hai visto giusto dicendo che non la conosco molto come attrice poichè l’ho vista solo nei due film che ho menzionato e nei quali per altro ha un ruolo più che secondario e quindi non posso sbilanciarmi sulle di lei capacità.
        Però, come dicevo, la ragazza ha fascino e nonostante la giovinezza un insolito carisma. I crismi per diventare una divinità hollywoodiana ci sono tutti. E anche i numeri, direi:

        Sapevo del tuo debole per la Watson anche se, ti confesso, definire Noah “folle” è un eufemismo bello e buono perchè l’unico aggettivo che può essere abbinato a quel film è “brutto”. Punto.
        Pensa che qualche eone fa ci scrissi pure un (modestissimo) post https://lapinsu.wordpress.com/2014/08/29/noah-ovvero-bleahhhhh/

        SUPERGIRL:
        non dire fesserie, Kasa. Tu non “speravi” che mi sarebbe piaciuto. Tu lo SAPEVI. L’unica cosa che mi perplime è che, a differenza delle altre serie imparentate (flash e arrow), Supergirl ancora non ha avuto un rinnovo ufficiale. Il che mi fa temere una cancellazione dello show che, a sto punto, proprio mi spiacerebbe.
        Incrocio le dita!!!

        CREED:
        la saga di Rocky è forse quella che più ho visto e conosco (come ti dissi tempo fa, Rocky 4 è il film che ho rivisto più volte in assoluto). Inoltre rientro nella ristrettissima schiera di coloro che hanno adorato Balboa (o Rocky 6, come dici) e l’ho adorato a tal punto che, fatta eccezione per la pietosa scelta narrativa di far vincere a Rocky il match dimostrativo con il giovane campione del mondo, metterei il film al secondo posto per bellezza tra tutti quella della saga, dietro solo al primissimo e capolavorissimo Rocky 1.
        Creed è uno spinoff, a pensarci bene funzionerebbe alla grande anche se non ci fossero stati i primi rocky e questo non può ch essere un merito. Ma al di là di questo è proprio fatto tutto bene: Adonis è un character notevole e non ha bisogno di scimmiottare il padre Apollo nè di ricalcare la cocciuta forza di volontà del suo zio acquisito Rocky. E’ istruito, ha valori forti, crede nelle sue radici e segue le sue ambizioni in maniera coerente e giudiziosa. E’ un bravo ragazzo, il che fa un po’ specie in un mondo – quello del pugilato – fatto di delinquenti e mezze tacche sanno solo menar le mani ma il cervello non sanno usarlo manco per sognare quando dormono…
        Ed è ancor più delizioso questo Balboa anziano, malato, ancor più stanco e, soprattutto, solo. Senza Adriana, senza Paulie, senza il Figlio. Solo tante foto e tanti ritagli di giornale per un passato troppo lontano. E poi sbuca questo ragazzo e gli si riaccende la luce negli occhi, si riaccende sul serio: nelle prime scene si ha quasi l’impressione che STallone stia facendo un favore al regista e al produttore, che stia recitando svogliato, ma poi lo vedi che comincia a crederci pure lui, perfetta metafora del personaggio che interpreta.
        Se prima ero dispiaciuto che l’Academy avesse preferito Ryland a lui, dopo aver visto Creed e Il ponte delle spie sono solo incazzato, perchè l’oscar lo meritava Sly. Punto e basta.

        OK, ho sballato a sufficienza il contatore delle parole. Posso premere INVIO 😀

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  8. Della Steinfeld ho visto solo Il Grinta, Begin Again, Ender’s Game e The Homesman, ma anche per me l’interpretazione che preferisco è quella nel film dei fratelli Coen. Come sono riusciti loro a sfruttare al massimo il suo volto particolare, ancora nessuno. Fai bene a sottolineare l’assenza di make up da fotomodella in quel film, perché senza trucco lei sembra effettivamente la classica ragazzina da film western anni ’60, una sorella maggiore di Pippi Calzelunghe, un volto e un corpo per cui avrebbero pagato oro pur di averla ne La signora del West, tanto per dire.
    Ma se ti ho citato questi due titoli idioti a cui oggi nessuno pensa più, è per dimostrare come la Steinfeld (all’epoca al suo primo ruolo per il cinema) sia stata un tassello fondamentale nella riuscita del film dei Coen, proprio grazie al suo viso d’altri tempi, esotico, che ha reso il tutto più credibile e affascinante.

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    • Sei un signore Zack, come sempre!
      So che mi vuoi bene, perché mi allieti con belle parole anche quando tiro veramente la corda alla pazienza dei lettori con post dall’interesse quasi zero (ci credi che dalle statistiche ho visto che i post che hanno più successo sono quelli che a me hanno fatto più cagare e che quasi mi vergogno di aver scritto? Bah! chissene…).
      Quindi, bene così… si la Mattie dei Coen è un perosnaggio bello bello… devo convincere il Lapis a vederlo…

      P.S. OFF TOPIC Quando vai a vedere Avnegers 2.5 (= Cap 3)?
      Io Domenica, assieme alle mamme con bambino ed ai vecchi pensionati…

      P.P.S. Ho partecipato ad una chat online da delirio su Supes vs Bat, con degli appassionati nerdissimi di fumetti (un paio anche famosi che se la menavano un po’ per la loro partecipazione qui e là) e che non sapevano chi fossi (ero entrato con il nickname di “Mononoke”, il personaggio dal film omonimo di Miyazaki, nick che usavo ai tempi della fumetteria, quando nei forum m’incazzavo con i falsi puristi delle traduzioni… una giungla…).
      Beh, sta di fatto che sono state quasi tre ore di delirio, in cui mi sono divertito a trascrivere i commenti di decine di ospiti ed è stato spassoso per le stronzate che ho letto e perché nessuno, NESSUNO, aveva chiaro un punto: i due personaggi non esistono nella vita reale, il film si, Snyder pure.
      Scrivevo qualcosa di simile pochi minuti fa sul blog di PizzaPlanetDog…
      Penso proprio che ci farò un post, di quelli belli che visualizzeranno in quattro gatti…
      Miao!

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      • Vado stasera. E me lo sparo pure in IMAX. Non sto nella pelle.
        Anzi scappo perché ho tipo 5 minuti per farmi la doccia e vestirmi.
        Se ti dico quale mio post ha ricevuto un boom di visualizzazioni negli ultimi mesi schiatteresti dalle risate.
        Un tuo post su BvS? Ma cosa aspetti???

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        • Ti invido per questa sera, ma non vedo l’ora di leggerti!!
          Un mio post specifico su BvS non lo scriverò mai perché è già uscita la recensione perfetta e l’hai scritta tu, come ti dissi a suo tempo, ma scriverò altro, qualcosa di legato ai cinecomic in generale, perché c’è il livello nerd, quello finto-nerd, quello spocchioso finto Inarritu, quello sincero di distacco da troppa irrealtà e poi c’è il livello cosmico del divertimento spaccaculi che quando il film è bello è il livello perfetto.

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          • Parole sante.
            Sono tornato ora a casa e sono tentatissimo di mettermi a scrivere subito qualcosa sul film. Non so se lo farò perché domani mattina scendo alle 10 di casa per andare con amici a fare una vacanzetta di cinque giorni a Budapest (dove alcol e cibo costano poco…quindi potrei tornare con qualche chilo in più…o potrei non tornare affatto). Però c’è davvero tantissimo da dire, perché nel complesso mi è piaciuto, ma… ma, ma, ma, ma!
            Arrrrrrgh la discussione post-film con i miei amici è durata troppo poco! Spicciati a vederlo pure tu! Io intanto continuo a pensarci perché già domani mattina potrei pensarla in maniera completamente diversa.

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            • Ah, ah, ah! Lascia sedimentare il tutto e goditi la vacanza: nel frattempo sul web si scatenerà l’Inferno di recensioni e voci e spoiler (come per altro sta già accadendo con chi l’ha visto in anteprima da giornalista e chi l’ha visto negli States…).
              Al tuo ritorno, a bocce ferme, ne parliamo e magari viene fuori quello che hai fatto per BvS, ossia una perla…

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          • Ma grande Wwayne! Ti sei sparato tutto il mio pistolotto pieno di deliri!!
            Non solo, ma leggi Ennis!!! SEi davvero un uomo dalle mille sorprese… ma sarai poi vero? Sarai davvero un solo uomo oppure siete un team? Il Team Wwayne… uhmm… Questo spiegherebbe tante cose, tanta cultura, tanti film tanti giudizi e tanta pazienza! Quando leggo i tuoi commenti sul tuo blog è incredibile la flemma con cui ringrazi davvero tutti… un signore!!

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            • Ti dirò che mantenere la flemma non è così difficile, perché mi è capitato soltanto 2 volte di ricevere dei commenti provocatori: la prima volta nella mia recensione de Il grande Gatsby (https://wwayne.wordpress.com/2013/06/20/il-grande-gatsby/), la seconda quando recensii American Hustle (https://wwayne.wordpress.com/2014/01/08/il-fine-giustifica-i-mezzi/). Guarda caso, le uniche volte che mi son ritrovato tra i piedi un provocatore è stato quando ho recensito un film di grande successo: è questo il guaio quando tratto i film non di nicchia, mi arrivano più clic ma anche più rompiscatole… per fortuna il 99% delle volte parlo di film sconosciuti anche alle mamme di chi li ha fatti.
              Riguardo a L’uomo che amava la guerra, ti dirò che, pur essendo bellissimo, gli darei al massimo la medaglia di bronzo nel podio delle storie più belle di Ennis. I restanti gradini sono occupati ovviamente da due archi narrativi del Punitore: medaglia d’oro a Bentornato, Frank, e medaglia d’argento per Gli schiavisti. 🙂

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              • Odio avere poco tempo per risponderti come sarebbe d’uopo, ma in questi pochi minuti di tempo che ho prima di scappare a prendere mio figlio, vorrei almeno riuscire a dirti quanto mi faccia piacere parlare con te anche di fumetti, argomento che in realtà abbiamo solo sfiorato quando a suo tempo parlavamo del grandissimo Diabolik…
                Ora scappo, ma sono tua disposizione per chiacchierare, magari invadendo anche lo spazio del nostro collega Pizza Dog

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            • Tutti vogliono rinnovare Supergirl, ma sembra che sia uno show troppo costoso (3 milioni di dollari circa a puntata), per cui, secondo The Wrap, lo show potrebbe passare da CBS alla CW dove c’è già The Flash con conseguenti tagli di budget… quindi continua ma costerà meno… ok, ma dove tagliano?
              Escludendo gli attori, restano i diritti dei personaggi (che sono Dc Comics che è poi della Warner, uno degli azionisti del network CW) e gli effetti speciali..

              the-flash-supergirl-crossover-se-1200x675Mah, staremo a vedere… Ciao amico!

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              • Gli ambiti su cui sforbiciare sono numerosi. Il cast e i diritti, come hai sottolineato, ma anche:
                – le aziende che si occupano della CGI (che su supergirl è veramente notevolissima)
                – il personale tecnico
                – locatione
                – set
                – troupe
                – sceneggiatori

                e potrei continuare.
                Se tu avessi visto tutte e 10 le serie di Smallville (come io ho fatto, e de sta cosa ne vado tremendamente orgoglioso!!) vedresti come sia tutto sommato facile per una serie supereroistica virare verso la telenovela. Piano piano le scene di azione si accorciano e si diradano, i set diventano sempre meno e tutti uguali, la fotografia si appiattisce, le storie si ripetono e, sopratutto, il “fare” lascia il posto al “parlare”. E quando la parola ha il solo scopo di colmare tutti i buchi lasciati dalla parte tecnica perchè non ci sono soldi a sufficienza, è allora che la serie tv diventa una telenovela.
                Spero con tutto il cuore che questo processo – per altro inevitabile sul lungo periodo (arrow sta subendo la stessa crisi, secondo me) spero non colpiasca Supergirl già dalla seconda stagione…

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                • Concordo sulla disamina che hai fatto e che tende a colpire tutte le fiction televisive tradizionali, mentre ne sono teoricamente immuni quelle costruite per blocchi precostituiti (faccio sempre l’esempio dei romanzi, divisi per capitoli, i cui la tensione ed il ritmo corre come in modo incostante e seguendo esigenze più ampie e non decise settimanalmente), in cui non solo l’arco narrativo stagionale determina la compattezza ma anche il budget deciso a tavolino stagione dopo stagione: vedi i prodotti HBO (come Game of Thrones) o Netflix (come Jessica Jones, Daredevil o Narcos), in cui non caso gli autori non vivono l’ansia da prestazione episodio dopo episodio, con il loro futuro appeso al filo del rating settimanale o mensile; in queste serie compatte, inoltre, non abbiamo quella pletora di episodi (18, 20, 22 o persino 24 puntate delle serie CBS o CW), ma la narrazione si conclude in pochi episodi; tutto questo per dire che nei casi HBO e Netflix si potrà certo assistere ad un annacquamento del vigore narrativo (vedi HoC) oppure di contro all’inspessimento dello stesso (vedi Daredevil), ma non avverrò mai quella deriva verso la telenovela di cui parli giustamente tu, in cui l’elemento sentimentale è solo la conseguenza dell’impossibilità economica a sviluppare trame drammatiche, concentrando tutti i soldi del budget solo sugli attori, trasformati non già in interpreti di una complessa commedia umana ma nelle bambole che annuiscono e sorridono o piangono in una sorta di long version di un reality.

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                  • La componente sentimentale, in sè, non sarebbe un problema, o per lo meno è solo un costola del problema.
                    Il vero peccato di fondo è quello di rendere troppo verbosi gli episodi, tante chiacchierate, tanti primi piani, location ridotta a 3-4 ambienti, poche riprese in esterna. Ricordo che certi episodi di Smallville, nelle ultime serie, sembravano girati in un condominio… Io ovviamente gli volevo bene lo stesso, però il mio occhio non poteva non notare l’appiattimento.

                    Se ci pensi bene, anche il nostro amatissimo Psych ha avuto sorte simile… Nell’ultima serie scompaiono di fatto pure alcuni attori (July c’è solo in 2-3 episodi, Spencer Sr. praticamente mai, lo stesso Lassy è meno presente) e le gag tra Gus e Shawn si moltiplicano (il che poi è anche un bene, ma questa è forse l’eccezione che conferma la regola).

                    A mia memoria, gli unici due show (tra quelli che ho visto, s’intende…) che hanno tenuto un livello eccelso durante tutto l’arco narrativo sono I Soprano e Breaking Bad. Se HoC sfoderasse una quinta (e si spera ultima) stagione sui livelli delle prime due, allora potrebbe salire sul gradino più basso del podio.
                    Oddio, in questo stretto novero sarebbero potute confluire pure serie come Luther, Sherlock o Black Mirror, ma loro scarsa serialità (3-4 episodi a stagione) unita alla estrema diluizione del tempo, li rende prodotti televisivi troppo diversi dalle serie tv in senso stretto (siano esse composte da stagioni di 10/12 o 20/22 episodi).

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                    • Concordo in pieno e ti chiedo di unire i due concetti espressi da entrambi: evitando quell’eccesso di parola sulla scena di cui parli tu (perché a chiacchiere si riassume ciò che non si riesce a mostrare) ed assieme usando i meccanisimi produttivi HBO e Netflix di concezione di una serie scritta in un colpo di cui parlo io (magari anche proiettata lo stesso giorno, come Netflix, come un libro che non esce a puntate ma che scrichi o compri in un sol colpo), si ottiene la serie perfetta.

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                    • Praticamente il “metodo” è perfetto e funziona (a patto di avere talento e buone idee, ma questo lo diamo per scontato, no?)

                      Tuttavia, in via del tutto TEORICA, si potrebbe realizzare un prodotto ottimo anche scaglionandolo settimanalmente a patto di essere sufficiente potenti da essere immuni a rating, critica, pubblicitari. Ovviamente il mio è un discorso di principio che nella realtà farebbe fatica a trovare una realizzazione dal momento che è impensabile per uno show settimanale rimanere estraneo a tutto il mondo che lo circonda…
                      Si fa per parlare, insomma, e dato che sono pur sempre un Ermenauta, non perdo l’occasione 😀

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                    • Ora potrei partire con un pippone megagalattico per questo tuo laconico, isolato e, ahinoi, italianamente scorretto ASSOLUTAMENTE.

                      Tuttavia mi astengo (per ora) giacchè la lista della spesa della moglie è particolarmente lunga e devo affrettare i tempi!!!!

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                    • In realtà, assolutamente da solo non significa niente…
                      E’ un inglesismo (absolutely…) ma formalmente sarebbe scorretto.
                      Che poi non è questo il punto, perchè spesso anche io lo uso in questo senso.
                      La vera natura del problema è che l’italiano ma soprattutto gli italiani sono così facilmente influenzabili dallo “straniero”…
                      Probabilmente è perchè siamo stati dominati per troppi secoli e ormai questa è una seconda pelle che non riusciamo a scrollarci di dosso….

                      PS: alla fine il pippone me lo hai tirao fuori lo stesso, mannaggia a te…

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                    • Sì, concordo sul fatto che io stesso sia stato influenzato dal inglesismo e comunque un ermenauta è costretto a rispondere a questo tipo di commenti perché ne va della sua stessa esistenza! Stavo attraversando la strada, a piedi, quando ho letto dal telefono la tua osservazione sulla correttezza grammaticale del mio avverbio e per qualsiasi altra notizia avrei risposto il telefono in tasca è finito di attraversare l’incrocio, ma trattandosi di un argomento di questo tipo non ho potuto esimermi… pensavo al cantante Ligabue ed alla sua famosa strofa “una vita da mediano” ed a cose potremmo parafrasarla con ” una vita da ermenauta”…

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                    • Mentre leggevo il tuo post, ho avuto subito il flash… l’immagine nitida di una testata online che riporta un’ultimora dalla deflagrante potenza:
                      ERMENAUTA IN TOTALE SPREZZO DEL PERICOLO BLOCCA IL TRAFFICO PER RISPONDERE ALL’ESIMIO COLLEGA
                      dal nostro inviato dall’incrocio…

                      Ormai caro amico abbiamo oltrepassato i confini virtuali di questa piattaforma e ci stiamo diffondendo nel mondo. Presto tutti dovranno fare i conti con noi 😀

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                    • Sono stato tentatissimo di risponderti soltanto “ASSOLUTAMENTE!” e penso che avresti anche apprezzato, ma come rifiutare un piatto così invitante?
                      C’è qualcosa nella scienza ermenautica (solo a scrivere “scienza ermenautica” provo piacere, cazzo, questo è feticismo intellettuale!) che sta persino modificando le cose che faccio, che penso e che dico…
                      Hai presente il Paradosso del Gatto di Schrödinger, usato per spiegare il paradosso causato da un’applicazione ortodossa e classica della meccanica quantistica? Oltre all’intrecciarsi di due piani di realtà possibili (entanglement tra gatto vivo e gatto morto) abbiamo infatti il concetto che l’osservazione influenza lo stato della materia che deve per forse assumere uno dei due stati quando lo si osserva e così per l’ermenautica: io e te abbiamo creato l’ermenautica che quindi prima non c’era ma da quando esiste ha modificato le cose che dico, che penso e che scrivo, anche nel mio blog!
                      Sto portando avanti alcuni post contemporaneamente (tanto non ne finisco mai uno in tempo utile per un’uscita a cadenza almeno settimanale…): uno sulla Elle Fanning, uno sulla Vikander, uno sui film sportivi (con l’aiuto di Wwayne, più o meno indiretto), uno sui robot e poi di colpo mi giro e nello specchio non vedo Bloody Mary o qualche altro fantasma da leggenda metropolitana in stile Ghost Whisperer (che si contraddistingue per gli spettri e le pere della protagonista), no, vedo l’ermenautica, che mi fa ciao ciao con la manina e comincio a scrivere un post completamente diverso, partendo da una canzone e da lì in poi un delirio…
                      Io penso che in futuro la nuova amministrazione statunitense potrebbe chiamare un ermenauta per capire cosa stia veramente accadendo in Siria e questi (forse uno di noi o un nostro adepto) magari lo scoprirà partendo dall’uso della pochette da taschino da parte degli uomini o della posizione dell’orecchino e dei vari significati tra i corsari europei ed i pirati fenici…
                      Persino i templari, moderni massoni, ci temeranno, olè!

                      Okay, adesso sto delirando e chiedo venia, che tu hai altre gatte da pelare, come mi è sembrato di aver capito… Per cui, buona serata, buona notte e buon tutto per ciò di cui avrai bisogno!

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                    • Non ho mai visto nulla della Vikander. Addirittura, non l’avevo nemmeno mai vista in viso prima dell’Oscar. Poi, da quando l’ha vinto, è diventata praticamente una donna – ovunque, dove per donne – ovunque intendo quelle vip che ti balzano agli occhi ad ogni sito che apri e ad ogni rivista che sfogli.
                      Ritengo che questo boom di popolarità sia dovuto non tanto all’Oscar in sé, quanto piuttosto all’aria da dolcissima ragazza della porta accanto che aveva in occasione della cerimonia.
                      La sua storia mi ricorda molto quella di Lupita Nyongo’o: anche lei salita alla ribalta grazie alla notte degli Oscar, anche lei molto amata per il suo sembrare una bravissima ragazza.

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                    • Immagino che tu quindi non abbia visto il fantascientifico Ex-Machina, che l’ha lanciata nel firmamento americano (secondo me, un film molto interessante ma sopravvalutato, con quesiti morali non ovvi e gradevole fonte di discussione), ma personalmente ti suggerisco un paio di discreti film storici, in cui la Vikander ha dato delle bellissime prove recitative e che sono certo apprezzeresti, specie per la scrupolosità della ricostruzione storica fatta dagli autori (ricordo cosa dicesti sul Grande Gatsby e l’ho anche “ripassato” dopo i tuoi link):

                      Royal AffairEn kongelig affære (Royal Affair)” del 2012, di Nikolaj Arcel, con anche Mads Mikkelsen, con cui inizio proprio il mio futuro post

                      Alicia Vikander in Testament of Youth (2014)2Testament of Youth (Generazione Perduta )” del 2014, di James Kent, con Kit “Jon Snow” Harington.

                      Mi farebbe piacere se li vedessi e se li commentassi!!

                      Buona serata e buona notte, amico e collega!

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                    • Hai mai visto “La valle dell’ Eden”? In quel film c’è una scena che non dimenticherò mai. James Dean fa una domanda a una cameriera, e lei esita: le è stata chiesta un’informazione riservata, e rispondendo potrebbe perdere il lavoro. Poi lui le lancia uno sguardo ambiguo, a metà tra il supplichevole e il seduttorio, e a quel punto lei è troppo rapita dal suo fascino per rifiutare. Lo accontenta su due piedi, fregandosene delle conseguenze.
                      Ecco, io adesso mi sento un po’ come quella cameriera. Quando hai iniziato a dire che dovrei vedere quei 2 film ho avuto una iniziale esitazione, dovuta al fatto che in questo periodo sono più incline alla lettura che alla visione di film: poi però mi hai detto che sono in stile Gatsby, e a quel punto ogni resistenza è crollata. Spero di vederli in tempo per la pubblicazione del tuo post. Buona notte anche a te! 🙂

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        • Non è mai uscito in Italia, infatti il massimo che sono riuscito a trovare è stata una versione con i sottotitoli. O meglio, CHE DICEVA di avere i sottotitoli, ma poi appena aperto il file mi sono accorto che non ce n’era traccia. 😦
          Altri film che mi piacerebbe molto vedere in italiano sono Bone Tomahawk e Son of a gun. Li ho visti ieri in un videonoleggio, quindi almeno questi due dovrebbero essere reperibili in italiano.

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  9. Romeo e Giulietta è sicuramente l’opera del Bardo più inflazionata, ma questa versione la vorrei vedere perché la scenografia sembra spettacolare e poi gli interpreti sono tutti giovani attori promettenti. In quanto all’attrice in questione l’ho vista solamente in Pitch Perfect 2 nella parte della giovane matricola con il sogno di fare la cantautrice e mi è sembrata adatta al ruolo. Non sapevo cantasse sul serio, ma il suo timbro non è che mi piaccia molto.
    Non vedo l’ora di leggere i tuoi post sulla Watson e sulla piccola Fanning 😉
    Mchan
    Ps: come al solito complimenti! 🙂

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  10. A me Romeo e Giulietta non è mai piaciuto, intendo come “storia d’amore più bella”. In tre giorni questi si incontrano, si innamorano, si sposano e s’ammazzano… e ricordiamoci che circa 6 ore prima di vedere per la prima volta Giulietta, Romeo aveva dichiarato di non poter più amare nessun’altra se non la suora (di cui ora mi sfugge il nome). Bello come poi dicano che il problema di “oggi” sono i ragazzi che si dichiarano amore eterno senza sapere manco cosa fosse, ne parlava già Shakespeare del resto… molto recente devo dire. Preferisco “Storia di una notte di mezza estate” se si parla d’amore, ma quella non è così gettonata purtroppo. Romeo+Juliet lo adoro proprio per i suoi dialoghi anacronistici, quel film mi fa impazzire (guarda caso odiato da quasi tutte le amanti di Romeo e Giulietta). Purtroppo di tutti gli altri film non ne ho visto neanche uno.

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    • Ah, ah, ah!
      Siamo due persone “strane” io e te!

      Hai scritto un commento delizioso, con uno sguardo, per così dire “laterale” sulla tragedia di Shakespeare… è molto interessante la tua notazione ed il parallelo con i giovani d’oggi e sicuramente sei tra le poche persone al mondo a non apprezzare questa storia di amore tormentato (il che ti rende appunto “strana”), ma hai tutto il mio appoggio per la giustificazione, davvero intelligente!

      D’altra parte, soprassedendo sulla storia in sé (piena di limiti ed ovviamente solo simbolica), io amo quest’opera teatrale solo per gli aspetti linguistici, ma amo anche in modo sfrenato il Romeo + Juliet di          Baz Luhrmann, così barocco, così eccessivo e soprattutto, come dicevi tu, così splendidamente anacronistico (e questo rende “strano” anche me!).

      In fondo non è male essere strani ogni tanto, non trovi?
      Quando ti leggo trovo sempre spigolature affascinati e questo è assai positivo…

      Degli altri film, ti consiglio quello western, davvero ben fatto!

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      • Lo recupererò allora. Diciamo che R&G me lo hanno mandato in odio… l’ho studiato tre volte alle superiori perché stavo in classi a maggioranza donne… i dialoghi sono splendidi, imparai a memoria la scena del balcone, tuttavia non sopporto che venga dichiarata come “la storia d’amore più bella”, quando ce ne sono una valanga più belle. È una bella tragedia, non di certo una bella storia d’amore. Però mi è piaciuto “Ama e cambia il mondo”, il che forse mi rende ancora più strana, anche se ho letto commenti negativi da chi ama la tragedia, quindi forse non sono contraddittoria…
        Grazie per i complimenti ^^

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  11. Caro Kasabake,
    ti scrivo per dirti che ho visto un altro film di Hailee Steinfeld: The Homesman. Aspettavo di vedere questo film da quasi due anni, e non solo perché era un western, ma anche perché aveva nel cast molti attori a me cari: Meryl Streep, Hilary Swank, la stessa Hailee Steinfeld…
    Purtroppo però non avevo mai avuto modo di guardarlo, perché l’uscita italiana del film non era mai stata definita con precisione. Poi, due giorni fa, l’insperato miracolo: SKY l’ha trasmesso in prima serata, e io mi sono affrettato a prenotarne la registrazione.
    Ho finito di vederlo 2 ore fa. Ebbene, posso dirti che è uno dei peggiori film che abbia mai visto. Trama esile e insulsa, ritmo lento, atmosfera depressa, un sacco di scene sgradevoli che si susseguono senza soluzione di continuità… insomma, un vero disastro, un fiasco completo.
    La presenza di Meryl Streep, invece di risollevare l’animo dello spettatore, ottiene come unico effetto quello di farlo infuriare ancora di più: infatti Meryl appare per 1 minuto d’orologio, e quindi questo è l’ennesimo, fastidiosissimo caso di stunt – casting. Tra l’altro Meryl è recidiva, perché l’ha fatto pure per Suffragette. Non esageri, perché la sua fanbase è larga e appassionata, ma se continua a prenderla per il culo in questo modo qualche fan lo perderà di sicuro. Se non l’ha già perso.
    Ti scrivo non perché ho confuso il tuo blog per uno sfogatoio, ma soltanto perché temo che tu, sull’onda della tua passione per la Steinfeld, possa commettere il mio stesso errore, e buttare nel cesso due ore della tua vita guardando questo film. Spero che tu non abbia già fatto quest’insano gesto.
    Già che ci sono, ti segnalo anche che ho pubblicato un nuovo post: https://wwayne.wordpress.com/2016/05/22/il-giorno-di-timber/. 🙂

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    • Ahimé, mio carissimo Wwayne, l’insano gesto lo feci addirittura prima di te, perché io, dopo aver letto la tua richiesta di qualcuno che ti aiutasse a trovare quei due film, affascinato dal tuo interesse, mi misi anch’io alla ricerca: il primo lo vidi in Blu-Ray e ne discussi anche con il collega Lupo Kattivo sulla sua recensione (leggi qui) ed il secondo attesi che Sky me lo proponesse in on-demand, senza nemmeno sapere che ci fosse dentro la mia Hailee: il vederla recitare, pur per pochissimi secondi ed in un ruolo incredibilmente stupido e senza senso, mi ha fatto molto piacere, facendomi superare il disagio per uno spreco di tempo pazzesco su tutto il resto della pellicola (quasi, perché devi sapere che apprezzo molto Spader, anche lui qui in un ruolo idiota e privo di logica),
      Sappi che ho persino modificato il mio post, aggiungendo una nota su questo film terribile, in cui mi sono preso la libertà di citare alcune tue parole!
      Grazie per aver provato a salvarmi, ma mi ero già fatto male da solo!

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      • Ho letto l’aggiunta al tuo post, e mi ha stupito il fatto che tu abbia definito The Homesman un film femminista: io invece ci ho visto una misoginia da denuncia, perché tutti i personaggi femminili sono completamente succubi di quelli maschili. Anche quello di Hilary Swank, che in prima battuta potrebbe sembrare (per citare un’espressione tipicamente maschilista) “una donna con le palle”, poi si rivela anch’essa molto debole e sottomessa: lo vediamo dal fatto che supplichi di sposarla qualsiasi uomo lei incontri, anche uno estremamente misogino come il personaggio di Tommy Lee Jones.
        Peraltro, ci vuole una gran bella sospensione dell’incredulità per accettare che la Swank (strafiga anche senza trucco) venga rifiutata da ben due uomini… ma questo è secondario, e passa quasi inosservato in mezzo a tutti gli altri difetti ben più gravi di questo film. La pizza è cotta: vado a mangiare, e dopo ti rispondo sul mio blog! 🙂

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        • Oh, mi dispiace che di tutta la mia aggiunta al post tu Wwayne abbia notato solo quella breve frase, in cui io oltretutto non definisco davvero il film di Lee Jones un film femminista (non lo è, infatti), ma quando dico “tradendo ovviamente lo spirito di frontiera, per esaltarne temi proto-femministi assenti nel plot” mi riferisco proprio alla velleità di chi vorrebbe fingere che in quella storia western ci fosse un’esaltazione della figura femminile (come i giornali americani hanno stupidamente evidenziato), che invece non c’era (anche perché la condizione femminile in quegli anni non aveva ancora conosciuto nessuna delle istanze del femminismo e tutt’al più ci potevano essere dei singulti, appunto, proto-femministi).

          Per il resto, la mia condanna del film è ancora più forte del normale, proprio per la presunzione con cui non solo certi temi sono trattati ma per la supponenza con cui il regista ha pensato che fosse bastante cercare amici e colleghi della critica cinematografica in modo ruffiano (come la citazione della maison dell’albergo isolato nel nulla, palesemente costruita dagli scenografi per omaggiare il film di Malich)per fare un buon film.

          Perdona la mia precisazione, ma non amo essere frainteso e se la colpa è della mia prosa, allora chiedo scusa.

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