Sette Personaggi a Cena a Casa di Kasabake

Set-Table

Alla fine ho distribuito gli inviti…
Tutto è partito dal post “
Gioca-cinema: invita a cena sette personaggi”, dell’amico e collega Lapinsù, a cui ho cominciato dapprima a rispondere timidamente, apprezzando ovviamente il bellissimo articolo e commentando poi un paio di volte (chi mi segue sa quanto sono logorroico…).

Successivamente, promisi a Lapinsù che avrei anch’io fatto la mia classifica dei magnifici sette personaggi cinematografici che avrei voluto avere a cena a casa mia ed avrei anche descritto l’annesso menù: annunciai, in conclusione, che mi sarei preso questi giorni di ferie natalizie per scrivere il tutto in modo più completo.

Cominciai quindi a buttare giù le mie idee ed i miei ricordi, sia visivi che gustativi, mentre osservavo il mio commento crescere lentamente ma inesorabilmente, finché non è divenuto come un temibile Ice Shove (fenomeno meteorologico disastroso, altresì detto Tsunami di Ghiaccio, googlate per vedere di che diavolo si tratta), che spingeva contro i bordi dello spazio commenti, facendo strage di righe e tempo per la lettura.

Lady-Vengeance

Alla fine, ho capito che dovevo fare un post tutto mio, sul mio blog, dove potevo estendermi nelle mie abituali 2000 o 3000 battute e lasciare la lettura ai più coraggiosi e temerari e non agli innocenti navigatori che, leggendo il post di Lapinsù, si sarebbero ad un certo punto dei commenti, trovati di fronte ad una sorta di radura selvaggia, una tundra sconfinata piena di parole e che si sarebbero slogati un dito cercando di far rullare la rotellina del mouse per superarla ed arrivare al riquadro in fondo, dove inserire il proprio commento al suo post appena letto.

La mia decisione, di trasformare un commento inziale in un vero e proprio post, è stata recentemente seguita anche da un altro blogger amico, ispirato anch’egli dal post di Lapinsù e sulla scia del quale ha proodtto un simpaticissmo articolo a cui vi rimando di seguito: Wwayne.

Ad ogni modo, eccomi qui, alla fine, con i miei inviti personali per l’appunto già spediti.

Li ho inviati  attraverso quella specie di portale magico, con cui il nostro immaginario ci fa accedere al mondo parallelo in cui vivono, quasi preservati nell’ambra di Fringe o in un campo di stasi, alcuni characters immortali, creati a tavolino dagli sceneggiatori, ma che nei nostri cervelli si mescolano alla realtà; una dimensione dove il gioco di identificazione (o anche al contrario di alienazione), ci fa desiderare di incontrare davvero alcuni di costoro o addirittura, in altri casi, ci fa temere di incrociare le loro strade (eh, si, ci sono anche i malvagi!).

Carnage

Quando ho cominciato questo gioco, mi sono visto come un novello Dottor Xavier che, indossato il casco di interfaccia con Cerebro, scorge la miriade di mutanti sparsi per il mondo: li vede muoversi, parlare ed ovviamente pensare.

Movie-Heroes-01

Parimenti, io vedevo ad occhi chiusi, proiettati all’interno delle mie palpebre, i personaggi cinematografici delle grandi commedie e dei grandi drammi degli anni ’50 e ’60, divi con il loro fascino di gentleman o di rudi uomini d’azione, accompagnati con donne dalla prepotente femminilità ed indubbio fascino e carisma, poi i personaggi scomodi degli anni ’70, poliziotti che lottano contro la corruzione, criminali che vengono internati più per la loro voglia di riscatto sociale che non per la follia reale insita nelle loro menti, avvocati disillusi, ragazze madri che cercano di difendere i loro diritti di lavoratrici ed ancora dopo i personaggi di azione degli anni ’80, fracassoni ed iperreali, sempre con la battuta pronta, come degli stand-up comedians di successo, detective afflitti da conflitti interiori ma pronti a spaccare ossa, capitani avventurosi di vascelli spaziali, ballerine che sconfiggono capi mafia e questo fino a scivolare negli anni ’90, con il ritorno del fantastico, con flotte di maghi, stregoni, elfi, fauni e ninfe dei boschi, per arrivare alla grande marea dell’indistinto e del riciclato degli anni duemila, dove ogni anima sembra essere non già la trasmutazione, ma il reboot di uno spirito precedente e tutto questo enorme vastissimo oceano di umanità solo immaginata è diventato una folla inconcepibile da fotografare in uno scatto di gruppo.

Movie-Heroes-02

Decisi quindi di optare per un approccio talebano, ultra-oltranzista, facendo appello alla regola del gioco che voleva tra i commensali solo characters squisitamente cinematografici.

Data,-Spock,-Moore

Pertanto, ho dapprima fatto una grande scrematura, togliendo (a malincuore) tutti i character di ascendenza televisiva, compresi quelli che, anche se presenti in vari film cinematografici, hanno comunque avuto la loro genesi in Tv (dagli immortali personaggi di Data e Spock di Star Trek, fino alla dottoressa Olivia “Liv” Moore di iZombie, ai due fratelli Winchester ed ovviamente alla Jessica Jones, già citata da Pizza Dog).

Winchester-Bros,-Jessica-Jones

Poi ho pianto di nuovo, perché ho dovuto togliere anche tutti i character cinematografici mutuati dai comics o in essi concepiti, partendo proprio dai due che altrimenti sarebbero stati i miei primi commensali, ossia l’Agente J e l’Agente K,  i due MIB più famosi (con buona pace del cane), due characters che adoro e che cito in continuazione, ma anche due amici, due compagni sodali che ognuno vorrebbe avere al fianco, magari anche facendosi sparaflashare ogni tanto.

Agfent-j,-Agent-K,-Alfred

Dovetti in questo modo rinunciare (con enorme dolore!) ad avere alla mia tavola personaggi come Alfred Pennyworth (indimenticabile e meraviglioso maggiordomo di Bruce Wayne, magari nell’interpretazione di Michael Caine), Tony Stark, John Constantine (avrebbe di certo portato una ventata metafisica), Gamora (con le sembianze della divina Zoe Saldana) e non sarebbe mancata di certo l’Angelo di Verdun Rita Vrataski di Edge of Tomorrow, con il ruolo che fu di Emily Blunt.

Tony-Stark,-HJohn-Constantine,-Gamora

Infine, ma qui è stato davvero un dramma (foss’altro per l’enormità delle pellicole tratte da un romanzo o da un racconto), ho cancellato dalla lista dei possibili invitati tutti i characters di ascendenza letteraria: una vera strage! Oltre che personaggi la cui stessa esistenza è dedicata alla cucina (come la Babette Hersant del racconto di Karen Blixen da cui è tratto il celeberrimo film danese “Babettes gæstebud” già citato da Sherazade), scappavano via in ordine sparso personaggi meravigliosi come Holmes e Watson, come il detective Rick Deckard di Blade Runner, come Hermione Granger o il Professor Piton della saga di Harry Potter, come Gandalf dei libri di Tolkien e potrei continuare con una lista di proscritti davvero infinita.

Rita-Vrataski,-Babette,-Holmes

Insomma, anche dopo queste incredibili sfoltimenti, rimaneva lo stesso una vastità spaventosa di personaggi bellissimi, ma a quel punto, in tutto questo numerosissimo popolo di eroi ed eroine, di figure positive e negative, di protagonisti e comprimari, ho lasciato da parte il cervello ed ho cercato di scegliere con il cuore (“Use the Force, Luke!“), riuscendo alfine ad estrarre dal cappello sette nomi, come imponeva il gioco e come ha detto di fare Lapinsù.

Deckard,-Hermione,-Piton

Ecco dunque i miei commensali:

1. Michael “Mike” Vronsky

L’immigrato russo del capolavoro di Cimino “The Deer Hunter”, talmente integrato nel tessuto sociale della sua nuova patria, da arruolarsi nei marines e combattere per l’America lontano da casa, un uomo tutto di un pezzo ed un amico capace di tornare nell’inferno da cui è scappato e che domina ancora i suoi peggiori incubi, solo per cercare di salvare il suo compagno rimasto indietro: un anima, con le sembianze di Robert De Niro, che nessun demone potrebbe mai comprare, a costo di far crollare le mura di Gerico.

2. Carl Casper

Il protagonista di “Chef“, la bella commedia scritta e diretta da Jon Favreau ed anche da lui stesso interpretata, nel ruolo di questo cuoco on-the-road in cerca della sua identità culinaria, ma anche e soprattutto del coraggio per affermarla.
Un compagno che vorrei ad ogni cena, ad ogni pranzo e persino ad ogni spuntino!
Un personaggio a tutto tondo, con quell’umanità che appartiene ai grandi caratteristi americani dal fisico corpulento e che mi stanno molto a cuore, come si noterà più avanti.

3. Al Yackey

L’amico del cuore di Pete Sandrich, il pilota coraggioso che ritorna dopo la morte, avvenuta cercando di spegnere un ultimo incendio nella commedia sentimentale di Spielberg “Always“; una caratterizzazione stupenda di un titano come John Goodman, uno dei giganti buoni del cinema statunitense ed anzi, forse, il più grande di tutti, artisticamente parlando.
Il personaggio di Yackey è forse l’amico che tutti vorremmo avere e che ci fa persino pensare con più leggerezza all’ipotesi di una vita che continua senza di noi: come potrei, dunque, non volerlo a cena?

4. Jim White

L’insegnante di educazione fisica che si trasforma in coach di corsa campestre, allenando e guidando verso un miracolo la più improbabile squadra di corridori mai vista, in uno sport così normalmente esclusivo.
Un Costner da anni, oramai, sul viale del tramonto, che a sorpresa ci regala un’interpretazione robusta e partecipe, ritraendo il suo personaggio in modo così efficace ed umano da farci desiderare, per un attimo, di essere là con lui e la sua famiglia, a bere birra e a mangiare pitas e tacos, in quella sperduta provincia dell’impero americano che è “
McFarland“, nella Contea di Kern, a sud del sud della California, raccontata in modo vibrante nell’omonima commedia Disney diretta da Niki Caro.

5. Marcello Rubini

Il giornalista romano, amico dei paparazzi e cronista della “La Dolce vita” romana nel celebre film di Fellini, una delle punte più alte della cinematografia europea, archetipo immortalato dal regista riminese e reso eterno dalla mastodontica interpretazione di Marcello Mastroianni, il prototipo del viveur romano, conoscitore di ogni luogo di divertimento e disincantato fustigatore dei costumi, giudice esibizionista, buongustaio e anima amara dietro ogni sorriso di circostanza: l’uomo della serata perfetta.

6. Mary Embrey

L’ex-compagna di “Hancock”, separatasi da lui per non far morire entrambi, a causa dello stesso destino maledetto che aveva decimato i loro confratelli, sacrificando il suo grande amore per la comune sopravvivenza: un personaggio femminile che unisce la soavità e la leggiadria della bellezza statuaria di Charlize Theron alla sua innegabile bravura recitativa, uno scompigliarsi di capelli biondi in apparente disordine, mentre prepara il pranzo in cucina che ti resta nel cuore, come un graffito inciso sulle pareti interne delle coronarie, una runa di devozione che si snocciola ad ogni visione: avere anche solo una ciotola di verdure in pinzimonio  preparate da lei, basterebbe a rendere memorabile qualsiasi cena.

7. Jimmy Malone

Il poliziotto irlandese, nemico della corruzione e devoto cristiano, uomo d’azione ed esperto e coraggioso piedipiatti, assoldato da Eliot Ness, creato dalla penna di David Mamet (uno dei migliori autori di cinema di tutti i tempi) per il film “The Untouchables”, filmato da Brian De Palma e portato sullo schermo con le fattezze di un Sean Connery in stato di grazia.
Per Malone l’amicizia non è mai solo questione di vicinato o convivenza, ma sodalizio perpetuo ed indistruttibile, di quelli per i quali puoi sfidare la morte e perdere la battaglia, sapendo comunque nel cuore di aver fatto la cosa giusta, un compagno di bevute per il quale ogni brindisi assume quasi la vocazione catartica di un giuramento di sangue.

Adesso è il momento di svelarvi il mio menù…

Kim-Jong-un-looking-at-a-huge-table-full-of-food

Non esiste, ovviamente, un possibile menù davvero completamente idoneo per ciascuno di questi commensali di assoluto rispetto e nemmeno un menù che possa anche solo avvicinarsi ai gusti eclettici e variegati che una simile compagine esprime, perciò, inevitabilmente, affinché la mia cena di fantasia fosse davvero perfetta, l’unica cosa che nel mio micromondo sarebbe ammessa per una tale occasione conviviale è una sorta di digest di perle culinarie da me testate, scelte e osannate, una sorta di summa delle mie pietanze preferite, un pantheon di piatti sopraffini, creati per stupire con la loro ricercata combinazione di sapori, di odori, colori e sensazioni nella masticazione.

Gazpacho,-Vichyssoise

Anche in questo caso, sono stato costretto a fare drastiche selezioni, scartando piatti meravigliosi ma non invernali (se fossimo stati in Estate, certamente nel mio menù sarebbe stata presente la sublime Vichyssoise, la crema fredda di porri e patate che il maggiordomo serve a Bruce Wayne nel Batman di Burton e che il nostro eroe inizialmente respinge, lamentando il fatto che non fosse calda oppure il Gazpacho e per dolce avrebbe sicuramente fatto bella mostra di sé una cheeseckake…), perché siamo gourmet e rispettiamo la regola che l’eccellenza è sempre di stagione, sia nei piatti che negli ingredienti.

Altra regola che ho seguito nel menù era quella di servire piatti che conosco bene, che ho mangiato più volte e che so preparare insieme a mia moglie e non cose trovate in giro ma mai tentate prima.

Baccala-mantecato

Infine, il tutto è stato scritto a stomaco pieno, altrimenti la fame mi avrebbe fatto selezionare il primo pezzo di pane che passava sotto il mio naso, come una donna o un uomo in astinenza da sesso che potrebbero accontentarsi di qualsiasi entità a base carbonio che le o gli strizzasse l’occhio.

La nostra cena definitiva è un Poker di 4 portate meravigliose, quattro cavalieri di indubbia potenza, quattro piatti non semplici, ma la vittoria finale è conseguita sempre dopo tanto lavoro e sacrificio e giammai con un colpo di bacchetta magica (per quello ci sono le rosticcerie, dove tuttavia non alberga mai l’eccellenza oppure i ristoranti, ma la vostra bravura sarà solo nel pagare il conto).

Antipasto: Quiche Lorraine tradizionale

Quiche-Lorraine

La più famosa torta salata del mondo, perfetta per il nostro menù, che ha sbaragliato tutti i crostini con fegatelli, i paté, gli affettati che avevano provato a cimentarsi contro di lei in singolar tenzone (attenzione, questo non è un menù di pesce, altrimenti il podio sarebbe andato al Baccalà mantecato alla veneta, servito su fette di Polenta Fritta: una ricetta semplice, rustica, ma se fatta come si deve ha un sapore ed una consistenza come pochi antipasti al mondo, sia servito con sbuffi fatti con il beccuccio di una saccapoche o con delicate quenelle fatte con due cucchiai oppure ancora sbadilato sul piatto con un mestolo).

Questa specie di frittata con un cuore di pancetta affumicata ed emmental grattugiato, cotta in forno dentro uno scrigno di pasta brisè al burro è un capolavoro dell’umanità.

Senza se e senza ma, accompagnerei questo antipasto con uno straordinario Chablis (caruccio, in effetti, soprattutto se volete il meglio e scegliete un Cru molto alto), il nostro amatissimo Borgogna bianco che farà innamorare anche il più rude dei commensali.

Primo: Tortellini in Brodo di Cappone

Tortellini-in-brodo

Non debbo seriamente spiegare o dire nulla su questa pietanza, a meno che non ci sia qualche campanilista ottuso che spera di convincere qualche sprovveduto che i suoi cappelletti di zona siano anche solo confrontabili.

Qui siamo tra le meraviglie del creato e dell’ingegno dell’uomo, una pasta sfoglia sottilissima e l’abilità di racchiuderla attorno ad una farcia preziosa (con ingredienti canonizzati da accademie sempre al lavoro, per la salvaguardia della bontà del prosciutto e del parmigiano presenti), per creare degli ombellichi di Venere in miniatura.

Il brodo è una presenza fissa in tutte le cucine italiane ed ognuno ha la sua ricetta, ma la presenza del Cappone rende tutto più raffinato e meno grasso: che sia il Tortellino a parlare e non le chiazze di grasse di un rustico brodo di gallina, tale anche se filtrato!

Per innaffiare questa portata, in genere si consiglia un vino bianco fermo, ma io prediligo il Lambrusco secco: ce ne sono un’infinità di buoni ed economici (tra i tanti, uno dei più presenti nei supermercati è l’ottimo “Terre Verdiane” delle cantine CECI, dalla tipica bottiglia dal collo allungato).

Secondo: Filetto alla Wellington ricetta originale di Escoffier

Filetto-alla-Wellington

Lasciate perdere tutte le varianti più o meno credibili in stile Gordon Ramsay o le alternative semplicistiche di Giallo Zafferano o Cucchiaio d’Argento o Mangiar Bene o altri pubblicisti culinari, qui stiamo parlando della grande tradizione europea, della grande cucina internazionale nata a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, con la direzione delle cucine dei grandi alberghi catechizzata dal nume tutelare Auguste Escoffier.

Cuore del nostro menù (il cui payoff potrebbe essere “la magia del ripieno”), questa portata è il simbolo stesso della cucina intesa come arte non fine a se stessa, ma come massima elaborazione di ricette antiche continuamente ripetute e migliorate fino ad ottenere il supremo equilibrio ed il miglior risultato; come tale, è una preparazione che si compone di altre preparazioni, uno strato sull’altro, una conseguenza di altre conseguenze e come la fisica quantistica, per essere compresa, necessita prima della comprensione della fisica tradizionale, così questa ricetta, fatta per cuochi che sappiano già cucinare.

Dopo aver cotto, infatti, il filetto intero nel forno, con olio e burro assieme, a fuoco vivace per dorarlo tutto per bene ed averlo quindi fatto raffreddare completamente, comincia la ricetta vera e proprio ed è una specie di lunga vestizione, quasi cerimoniale, con il nostro grosso pezzo di carne cotta che viene ricoperto di un leggero strato di patè di fegato grasso (non necessariamente d’oca, anzi, quello lo eviterei per questioni etiche) spalmato per benino, poi, sopra il patè vengono incollate letteralmente delle sottili lamelle di tartufo, quindi il tutto è foderato di fette di prosciutto crudo: una teoria di strati di delizie, che culminerà adesso, cospargendo tutto con un ultimissimo strato di Duxelles (trattasi di una salsa molto densa, che si ottiene unendo del prosciutto cotto e dei funghi tritati ad una base di cipolla e scalogno passati precedentemente nel burro).

Solo a questo punto, adageremo questa meraviglia (quasi un simulacro di ogni leccornia possibile, in cui il taglio di carne più pregiato e costoso in assoluto viene lavorato con ingredienti di eccellenza e dal sapore travolgente) su un rettangolo di sottile pasta sfoglia, dentro cui verrà avvolta, prima di essere nuovamente infilata nel forno, per un’ultima cottura.

Tagliando a fette questo composto, vedrete la storia della cucina europea dipanarsi davanti a voi, come i cerchi di un grande albero tagliato che raccontano la sua vita o il carotaggio che i biologi fanno su un terreno ghiacciato per scoprirne le tracce della flora e della fauna precedenti alla glaciazione ed imprigionate in essa.

Non dimentichiamoci della salsa finale che accompagnerà le fette di arrosto, un altro momento altissimo di cucina europea, la Salsa al Madera, una preparazione che è anch’essa un simbolo della cucina internazionale e della cultura nascosta tra le sue pieghe: tutto inizia da un Fondo Bruno (per esempio un brodo ristretto di carne), a cui si aggiunge un Roux Bruno (ossia farina dorata nel burro) e creando così quella che si definisce una Demi-glace; facciamone almeno un litro di questa demi-glace e facciamola restringere fino ad 1 quinto del suo volume, cuocendola a fuoco medio ed a quel punto incorporiamoci un 15 centilitri di Madera (il vino liquoroso spagnolo, fratello del Cherry, che non dovrebbe con esso mai mancare in casa di un cuoco).
Theobroma, ovvero il Cibo degli Dei, nome con cui Linneus catalogò il Cacao e che io amo usare anche per questa carezza gustativa dell’animo.

Idioti new-age a parte, solo un vino rosso corposo può sperare a di essere almeno degnato di uno sguardo dal nostro palato per accompagnare una simile preparazione e non esiste nulla al mondo come i rossi toscani da abbinare alle carni, eccetto ovviamente il Barolo, ma a me, poi, i Savoia, noiosi e fuggiaschi, non sono mai piaciuti ed al principe piemontese ho sempre preferito i briganti della provincia di Siena e della Val d’Orcia, per cui starei su vini della zona di Montalcino, non necessariamente con il pericolosissimo Brunello (del quale si paga più il nome che l’uvaggio), ma la scelta è comunque amplissima.

Dessert: Tarte Tatin

Tarte-Tatin

Un casting feroce è stato messo in piedi per il ruolo di dessert di questa cena ed abbiamo visto uscire in lacrime, perché scartati, dolci storici, come la Sacher viennese (troppo da pomeriggio) o la meravigliosa Paris-Brest (con la deliziosa crema al burro a farcire la ruota di bicicletta fatta di pasta choux) ed i vari dolci al cucchiaio, come la mousse al cioccolato e fiori d’arancia o la Crème caramel o la Crème brûlée, ma alla fine, mentre decine e decine di dessert uscivano dal teatro dove si erano tenuti i provini, il potere e la forza di un legame ancestrale si è fatto avanti: la mela.

Il rapporto tra l’uomo e  la mela si perde infatti nella tradizione orale della bibbia e di altri testi sacri e la grande cucina l’ha sempre celebrata: la Torta di Mele è stata declinata nelle più variegate versioni, con le fettine o i tocchetti del frutto immersi nel Pan di Spagna o avvolti tra la pasta sfoglia, persino esaltata massimamente nello Strudel (Apfelstrudel, compresa la meravigliosa versione eretica con la pasta frolla) o celebrata nell’ingorda Apple Pie, ma nel mio cuore un posto d’onore è da sempre dedicato alle demoiselles Tatin (due sorelle che possedevano una pasticceria in un angolo del Paradiso e che baciate da Dio hanno alla fine del XIX secolo involontariamente creato questo capolavoro ) ed alla loro torta di frutta più famosa.

Cercate sul web la ricetta originale, così come la propone oggi lo chef Pascal Plissonneau ed aprirete ai vostri occhi ed alle vostre papille gustative un universo di contrasti e di assonanze tra dolce e salato che vi lascerà inebetiti.

Vogliamo prendere a questo punto un buon vino dolce?

Si, perché farà anche molto figo mangiare tocchetti di cioccolata fondente al 70% o 80%, accompagnandola con sorsi generosi di Barolo Chinato e boccate di sigaro, ma siccome non fumo e non sono nemmeno un patriarca mafioso russo, lascio stare i tocchetti ed i sigari (il Chinato lasciamolo in credenza, che non si sa mai) ed andiamo con un vino da dessert.

Escludendo la grandissima Malvasia di Paolo Hauner (sempre restando in prodotti che si trovano fuori delle enoteche), io mi cimenterei in un vino dolce ad etichetta Maculan (la Ferrari dei vini dolci) ed in particolare il Torcolato, meno snob ed altero del Sauternes francese, il quale è anche troppo presente con varie etichette sul mercato, quasi mai di prima scelta.

Happy-Christmas

Questo è tutto, Buon Natale e Buone Feste a tutti i miei lettori, ai miei amici ed ai miei colleghi blogger: vi voglio bene!

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36 pensieri su “Sette Personaggi a Cena a Casa di Kasabake

  1. Congratulazioni per il menu. La competenza cinematografica del maestro era nota, quella enogastronomica una piacevole sorpresa.

    Ora, però, sarebbe interessante sapere gli di cosa avete parlato tutta la sera e come si sono sviluppate le discussioni fra personaggi così diversi fra loro 😀

    Lo aspettiamo con impazienza nel prossimo articolo!

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    • Buon Natale AlFox!
      Come dicevo a Butcher, non avrebbe nemmeno esserci un post in questo periodo, dove il tempo e la serenità non albergano dalle mie parti… ma un commento gonfiatosi a dismisura ha preso vita ed è diventato questo post…
      Comunque si, la cucina è la mia seconda grande passione e per certi aspetti supera persino quella sul cinema e la Tv!

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    • Grazie Butcher!
      Come avrai letto nel post, questo mio pezzo non doveva nemmeno esistere, perché è di fatto un commento diventato troppo lungo!
      Impegni familiari (di cui pochissimi belli ed altri invero assai drammatici) mi hanno tenuto lontano dalla tastiera, impedendomi di pubblicare la terza parte del mio excursus sull’eroe ed anche di commentare le belle cose di altri blogger che ho letto qui e là… sto recuperando con calma un po’ tutto (tra cui il pezzo su Nausicaa di Shiki ed il tuo ultimissimo sul film di Bill Condon…) .
      Il gioco di Lapinsù, proprio in quanto tale, mi ha preso per la sua leggerezza e perché da sempre navigo nella mia memoria come un internauta casuale…
      Buone Feste, Butcher e sappi che tu e Shiki siete sempre nei miei pensieri!!

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  2. Questo è forse il commento più dolce che ho mai ricevuto non solo in questo blog… ringrazio commosso… e sappi che non hai idea di cosa darei anch’io per avere davvero dei commensali così… Buone Feste, splendida Chezliza!

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  3. Sig… Una sola invitata donna… Il gioco è sicuramente difficile e le esclusioni fanno sempre male ma, mi raccomando, viste le prelibatezze del menù, parlate di cinema durante le degustazioni, e non di “calcio”.
    Il gioco però piace e non è detto che proverò ad attuarlo (se posso), così, tanto per avere uno svambio di vedute…

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    • Che donna, però! Immagino concorderai…

      Non amo il calcio, non lo conosco affatto e non ne parlerei mai e poi mai, anche se rispetto le passioni altrui, soprattutto quelle degli amici, senza però fingere di interessarmi di qualcosa che non appartiene minimamente al mio mondo.

      Quindi si parlerà di cinema, ovviamene, con quel che di straniante che un umano può avere parlando con un personaggio che ha coscienza di essere tale (come la “She Hulk” di John Byrne o il più recente “Deadpool”, forse i charcters fumettistici più famosi tra coloro che sanno di essere solo dei personaggi…

      Sarebbe bello se anche tu facessi una bella cena virtuale e ci raccontassi come è andata…
      In fondo è come fingere di essere sul ponte ologrammi dell’Enterprise (così come rappresentato nelle mitiche puntate doppie di “Next Generation”) ed incontrare le elaborazioni del computer di bordo su personaggi storici famosi…

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  4. Troppo pigra come padrona di casa ma molto curiosa x nn essere lo specchio alla parete che riflette la sontuosa tavolata soprattutto un magnifico Jim White /Costner nello struggente McFarland ..
    dunque solo la tarte Tatin di cui mia nonna materna era maestra…e spunta un altra lacrimuccia e do giù con un sorso di Malvasia. …a proposito anche la quiche lorraine era nelle grazie della suddetta nobildonna sabauda.

    Sheraconunabbraccioauguraleconosenzacommensali

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    • Quel tempo imperfetto, che hai usato per ricordare la nonna materna, ci dice con nostalgia ciò che era e che come tale non è più: un ricordo di delizie e di un’arte sublime (quella dolciaria) di cui spero ti sia rimasta nel DNA qualche elica… sarebbe una grande eredità!
      Che bello sentire che anche a te è piaciuto Costner nel bel McFarland…
      Un abbraccio anche a te ed un brindisi! Cin!

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  5. Sono decisamente in ritardo. Arrivo due giorni dopo la pubblicazione dell’articolo, arrivo tardi anche per gli auguri di Natale! Lo so, non ho scuse, ma gli auguri di buone feste, a te e alla tua famiglia, te li faccio lo stesso!

    Per quanto riguarda l’articolo ti dico solo che, pur partendo da una “semplice” catena da blog sei riuscito a tirare fuori uno scritto di livello elevatissimo: non solo è un modo fantastico ed elegante per augurare buone feste ai tuoi lettori, ma hai citato e fatto considerazioni su decenni di storia cinematografica, oltre a scegliere 7 personaggi incredibili, motivando alla grande le tue scelte (che potrei tranquillamente condividere, soprattutto se applicassi le stesse tue “limitazioni”). E poi sei riuscito a farmi venire fame nonostante l’ora e soprattutto nonostante gli ultimi giorni fatti di cene e pranzi interminabili, perché parli di cucina con la stessa attenzione ai dettagli e la stessa passione con cui parli di cinema. Grande Kasa! Ancora buone feste, in alto i calici e brindiamo!

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    • Buone Feste anche a te, Dave!
      Spero anzi che tu le possa trascorrere al meglio, in famiglia e con gli amici!
      E’ uno strano periodo questo, probabilmente ha il sapore del “giro di boa”… certamente lo ha per me ma penso sia un momento di transizione anche per te…

      Sta di fatto che sono talmente indietro con tutto (dal lavoro, alla famiglia, agli amici) che per la prima volta ho persino “saltato” un tuo post… nel senso che ovviamente l’ho letto ma non l’ho ancora commentato a dovere…

      Qui, però, in tutta onestà, c’è una questione più ampia ed è Star Wars: non sto praticamente commentando nessuno dei post usciti degli amici blogger (con la sola eccezione di alcune righe che ho scritto dal nostro Lupaccio e prima ancora di aver visto il film, che poi ho visto e che mi riservo di parlarne assieme, non so nemmeno se in un post o cos’altro…

      Ti anticipo, tuttavia, che il tuo pezzo su Ultimissime legato a Star Wars è secondo me il migliore che hai scritto su quella testata fino ad ora: un connubio di opinione ed informazione quasi miracoloso… ma non voglio dire altro!
      Ancora auguri!

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      • Eh si hai ragione, questo è un periodo di transizione, riguardo molti aspetti della mia vita, non solo per quanto riguarda il mio “futuro lavorativo”, se così si può chiamare. Aspetto con curiosità la tua opinione sul nuovo episodio di Star Wars e nel frattempo ti ringrazio per i complimenti e le belle parole spese sul mio ultimo articolo! Ancora auguri Kasa, alla prossima!

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  6. Anche se in ritardo non potevo non farti gli auguri di buone, anzi buonissime feste, magari con un piatto di quegli splendidi tortellini che offri ai tuoi invitati. Mi auto invito anche io vista l ottima compagnia e porto un buon boccione di vino da 10 litri. Auguri kasa

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    • Io sono più in ritardo di te, Lupo: mi stavo proprio ora lamentando con Dave che non riesco a concludere nulla…
      e poi c’è Star Wars, che ho visto, che mi è paciuto, ma su cui avrei una valanga di cose da dire…
      solo che in tanti stanno parlando, alcuni dicendo in modo pacato le cose per cui questo capitolo sarebbe perfettibile (alcune di queste le hai evidenziate anche tu), altri invece stanno già rinfocolando i bracieri del nientismo e della cattiveria, sparando stronzate come fossero sentenze di condanna a tutto spiano, spinti anche dai soliti cialtroni che si credono dei depositari della verità e spesso non sanno neanche di cosa parlano…
      io e te siamo cresciuti a pane e Star Wars e siamo perfettamente consci di ciò che sembra un plagio o una citazione o un omaggio e di ciò che invece è un reboot, un sequel o una riscrittura e faccio fatica a digerire le sentenze sputate da chi si è accorto solo in questo film dell’esistenza dei pungoli elettrici o altro… Che vede la Disney come un grande moloch che banalizza tutto senza pensare a tutti i film che ha prodotto prima di questo, che non ricorda gli Ewoks o Jar Jar, che non ricorda che anche nel VI capitolo c’era una seconda Morte Nera e che se ti lamenti ora ti dovevi lamentare anche allora ed ancora blà, blà…
      Ho tanto da dire e poco tempo per farlo e quindi per ora taccio, ma poi parlerò…
      Augurissimi di tutto cuore, Lupo!

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  7. In ritardo come una ristampa della Lion ti faccio auguroni di buon Natale!!! E nel caso non ci risentissimo buon pomeriggio, buonasera e felice anno nuovo! 😀

    La tua settina è interessantissima e per nulla prevedibile [un po come sei tu], bellissimo film CHEF, non mi aspettavo di vederlo in classifica [è uscito un po in sordina in effetti], IL CACCIATORE…MAMMA MIA che capolavorone! MCFARLAND USA non l’ho mai visto ma vedrò di recuperarlo subito!
    Grandi lacrimoni per gli esclusi da te nominati, in particolare per gli agenti J e K e Jessica Jones che come sai è rientrata invece nella mia di lista, ma la bella e bravissima Charlize è comunque una scelta di tutto rispetto indipendentemente dal personaggio che interpreta 🙂

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    • Augurissimi a anche a te!!
      Grazie per aver apprezzato la mia settina (bello come sostantivo…) ed immagini che anch’io ho sofferto nell’escludere certi nomi… ma ho dovuto essere talebano, se non non uscivo vivo!!!
      A proposito, stai seguendo quanto tonnellata di roba sta per uscire in fiction?
      Roba da perderci la testa…

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      • A proposito di talebanismo [oggi neologismi a go go] io mi sto auto imponendo sempre più limiti sulle serie da seguire perché non riesco a seguire più nulla XD o meglio non con il giusto impegno!

        Ora come ora con le varie pause invernali sto cercando di recuperare qualche arretrato [FARGO, LUTHER, la seconda di BLACK MIRROR, NEW GIRL], ma se hai qualcosa da consigliare tra le nuovi uscire sono tutti orecchi 🙂

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  8. Pensi di aver imparato a conoscere una persona, ma si trova sempre il modo di scoprire qualcosa di nuovo.
    Da alcuni tuoi commenti passati avevo intuito la tua passione culinaria in ambo le versioni: passiva (quando se magna…) e attiva (quando si cucina) ma mai avrei creduto di trovarmi innanzi a una tale erudizione enogastronomica.
    Sono comunque stato poco acuto, perchè se una cosa ho imparato a conoscere ed apprezzare di te è la tua infinita curiosità che, se abbinata al desiderio (bisogno?) di abbracciare una branca dello scibile mai in maniera superficiale ma sempre completa e totalizzante, non poteva che produrre una siffatta erudizione di stampo culinario.
    Come dice il nostro amato Sherlock Holmes in uno dei primissimi racconti di Doyle, applicando la scienza della deduzione si potrebbe conoscere l’intero universo osservando solo un singolo e minuscolo granello di terra.
    Gli elementi erano tutti davanti a me ma io sono stato incapace di vederli.

    Lieto quindi di poter ammirare un’altra parte di te e del tuo sapere.

    PS: debbo fare però un’annotazione velatamente critica al tuo menù. Si vede che la lontananza dalle Marche ti ha fatto rammollire… Solo 1 primo e 1 secondo…. ahi ahi ahi ahi… Il marchigiano verace avrebbe inserito molte più portate al succulento menù da te proposto 😀
    (ma forse la mia è solo invidia, giacchè il giorno di Natale son riuscito a bere il caffè solo 17.15… dopo una teoria sterminata di primi, secondi, contorni e non ricordo più cos’altro…

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    • In realtà, due grandi verità nascoste albergano nel sotto-testo del tuo commento: da un lato ammetto che il menù inizialmente era stato selezionato solo dalla mia “pancia” e come tale sembrava un film di Michael Bay, con esplosioni e colori ovunque, anche dove non ce n’era bisogno, ma poi la coscienza che il mio menù fosse un poker tutto dedicato al ripieno (ed anche di pietanze belle “corpose”) mi ha fatto eliminare tutte le portate doppie; dall’altro, ammetto di essere effettivamente cambiato, e con il tempo (e la lontananza) ho completamente abbandonato addirittura la consuetudine del pasto strutturato in varie portate, preferendo il piatto unico.
      Questo effettivo tradimento della radice marchigiana, vede me e mia moglie condividere ogni giorno una colazione importante, sempre e solo dolce, nei giorni feriali rigorosamente a casa, in cucina, davanti a “Gambero Rosso Channel” (i nostri preferiti sono i programmi di Igles Corelli, un genio pluristellato e quel pazzo scatenato di Jamie Oliver) o raramente il TG di Sky, poi il pranzo per lo più frugale e consumato fuori casa, al lavoro ed infine il ritrovarsi alla sera, per cena ed ogni volta ci concentriamo tutti e due nella preparazione di una sola portata, magari anche complessa, con tutto il tempo a disposizione, in cui inseriamo anche il canonico primo-secondo-contorno per nostro figlio (più semplice e monocorde, come adolescenza richiede…).
      Questa sorta di “gioco” legato al cibo, ha nel tempo reso le nostre cene una sorta di laboratorio, con alcuni cavalli di battaglia abituali (da usare in caso di fretta) e tante ricette nuove, spesso anche economiche (il filetto durante l’anno non lo vedo quasi mai, così come per il tartufo o altre leccornie…).
      L’apoteosi si raggiunge quando uno dei due compie gli anni: invece di scambiarci dei regali, da anni abbiamo l’abitudine di celebrare la festa con una maggiore partecipazione in tutte le cortesie che ci scambiamo (dai lavori domestici, in genere equamente divisi, che vengono invece qui accorpati, etc.): chiamiamo questo periodo la “Settimana Tanti Auguri” e come prima cosa è contraddistinta da menù serali sempre speciali, ripeto, non necessariamente ricchi in senso economico, ma di certo faticosi (la pasta in quei giorni è sempre tirata in sfoglia manualmente e la pasta secca industriale è bandita e così via).
      Nei giorni antecedenti il 28 Novembre, giorno del mio ultimo compleanno, abbiamo registrato i seguenti menù:

      Mar. 17/11 Lasagne di Verdure
      Mer. 18/11 Lasagne di Zucca e Salsiccia
      Gio. 19/11 Ravioli di Zucca tradizione modenese
      Ven. 20/11 Mezze Maniche con Gamberi e Piselli + Dentice al sale
      Lun. 23/11 Roast-Beef all’inglese + Patate all’aglio
      Mar. 24/11 Crema di Cavolfiori e Patate ed Olio ai Porcini + Arrosto di Maiale con Mele e Sidro
      Mer. 25/11 Cannelloni di Verza, Porri e Zucca
      Gio. 26/11 Torta Salata con Pere, Radicchio, Pancetta e Parmigiano
      Ven. 27/11 Fagottini Ripieni di Zucca, Cipolla ed Uvetta

      Ogni cosa è stata preparata al momento, senza scorciatoie ed io ero sempre l’addetto alla sfoglia!

      La cosa incredibile è che io non parlo mai di queste cose con nessuno, ma con te mi apro come dallo psicanalista…

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      • In realtà, due grandi verità nascoste albergano nel sotto-testo del tuo commento:
        1) devo trovare un modo per intrufolarmi alle succulente cene che tu e la signora Kasabake siete soliti preparare e consumare. Non perdo nemmeno tempo a fare il confronto con le zuppe, le minestre, il petto di pello alla piastra o gli avanzi che siamo soliti mangiare io e mia moglie…
        2) in quanto assurto a rango di PSICANALISTA, forse dovrei iniziare a farmi corrispondere un salatissimo onorario 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀

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        • Acc!… Ed io che speravo di poter finalmente risparmiare…
          Tra l’altro, cito spesso lo psicoanalista più come luogo comune che come reale esperienza…
          Nella mia vita penso di essermi rivolto ad uno psicologo (quindi nemmeno un vero psicoterapeuta) solo da giovane papà, perché io e mia moglie usufruivamo di un bel servizio per neo-genitori attivati gratuitamente dalla nostra ASL di zona che si chiamava “Anni Magici” ed aveva scopo di orientamento (sai del tipo “cosa facciamo se…”).
          Poi, nel mio passato lavorativo, quando feci per quattro anni coordinamento di educatori in una casa-famiglia del Tribunale dei Minori di Bologna, avevamo offerte dalla Regione 1 seduta settimanale di psicoterapia di gruppo (quelle cose all’americana del tipo “Ciao, sono Paolo e lavoro con gli adolescenti che ti mandano a cagare anche se in realtà vogliono conferme affettive…” e così discorrendo…
          Quant’è per oggi?

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          • Oh che belle iniziativa che faceva la tua ASL!!!!
            Da quando sono genitore mi rendo conto che è un mestiere complicatissimo su cui nessuno ti insegna mai niente e spesso, senza nemmeno rendersene conto, si compiono degli errori madornali.
            E spesso quindi mi è capitato di pensare che sarebbe bello poter consultare degli esperti, ascoltare pareri, confrontarsi e capire. In fondo lo sfogo del mio post Adam Raised A Cain è tutto racchiuso in questi problemi educativi…

            PS: per stavolta ti abbono la consulenza psicoanalitica. In fondo vanti un vasto credito nei miei confronti: con tutto il tempo che perdi leggendo i miei post e i miei commenti il minimo che posso fare è abbonarti una parcella 😀

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  9. Pingback: INVITO A CENA CON SETTE PERSONAGGI | Sourtoe Cocktail Club

  10. Un post sontuoso questo, pieno di leccornie e non parlo solo di quelle culinarie che, a cominciare dalle immagini scelte, sono veramente dense di significati! Quando leggo questi post mi sento davanti ad una mano di poker. Le mie cinque carte sono le tue righe e immagini, le succhiello una ad una, esattamente come si fa con una scala colore ed è così, sempre.
    E ogni volta si allunga la lista delle cose da analizzare, da valutare, da capire e approfondire. Per la lista di commensali, mi hai fatto ricordare tutte le donne dei film (e dei libri) che ho visto e letto e, caspita, sono ancora alla ricerca di quello più… più. Forse Ripley? Forse la sontuosa T’Pol? Forse Evelyn Couch … o forse veronica Guerin (purtroppo quella vera non più..) E anche i capitani e poeti come il professor John Keating, Clint Eastwood – perché è lui stesso un personaggio – e via discorrendo.
    E quindi? E quindi scopro che il poker lo citi anche nei commenti e allora basta.. Mi fermo e leggo in silenzio annuendo ad ogni conclusione e prendendo spunto per qualche piatto da servire con buona musica.

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    • C’è chi appartiene ad una delle famiglie più ricche d’Europa ed ha avuto come tutor di geografia niente meno che Henry Kissinger (non è una leggenda, ma l’incredibile verità su quell’anellide cerebrale di Lapo Elkan, che ha avuto realmente come insegnante privato l’uomo che fu segretario di stato USA ai tempi della presidenza Nixon e Ford), c’è chi è amico del Pontefice e quando si sposa con rito cattolico, può celebrare le sue nozze con un arcivescovo, c’è chi è parente di Mick Jagger e quando gli Stones vanno in concerto può andare nel backstage senza nemmeno bisogno dell’accesso Vip perché la security lo chiama per nome, c’è chi è così ricco che ha comprato un’intero villaggio nel deserto (lo ha fatto Kim Basinger, pazzesco vero?) e quando deve rinnovare un qualsiasi documento, l’ufficiale dell’anagrafe glielo porta a casa, c’è chi ha lavorato al CERN a stretto contatto con Carlo Rubbia e quando la Cristoforetti è andata nello spazio ha ricevuto da lei un bacio lanciato con la mano ed un sorriso spaziale…
      Poi c’è un blogger fortunato come me, che quando riceve i complimenti da un altro blogger scrittore, li riceve come se fossero una poesia o un brano di prosa così elevato che ricorda la ritmica interna dell’animo senza rime ma con tanta passione.
      Insomma, c’è chi può e chi non può: io può.

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        • Non appartengono al nostro piano di realtà… L’asse ereditario degli Agnelli, gestito dallo studio di Grande Stevens, a suo tempo distribuì beni e ricchezze tra più di 200 parenti: il più reietto tra costoro, ossia la famosa Margherita, madre naturale di Lapo e John Elkan, fu esclusa dal grosso dei beni della famiglia e fu anche separata dai figli, dovendosi quindi accontentare delle briciole, il cui ammontare esatto è tuttavia comunque avvolto nel mistero; se ora pensi che, per avere queste “briciole”, ha comunque pagato 10 milioni di euro all’anno di parcella al suo avvocato svizzero Jean Patry, puoi ben immaginare quanto molto più grande fosse l’importo dell’eredità ricevuta; inoltre, essendo tale eredità solo un “contentino”, in confronto alle fette più grosse, immagina quanto abbiano ricevuto gli eredi ufficiali (circa 200); sommando tutte queste enormità, calcoliamo l’ammontare iniziale dei beni prima della loro ripartizione… non bastano le cifre del dispaly di una calcolatrice… e gli Agnelli non sono nemmeno i più ricchi d’Europa!!…
          Impressionante…
          Quando si arriva a cifre simili, non c’è teoria politica od economica che regga: crolla tutto, qualsiasi discorso etico o filosofico, perché questo è potere allo stato puro… Una delle variabili con cui si gestirebbe la psicostoriografia dell’uomo di Seldon e prevedere le mosse future…
          Oh, ma desso che ci penso, quella è fantascienza… ok, allora è tutto a posto… la democrazia ha vinto… siamo tutti uguali ed ogni bambino parte da pari opportunità quando deve andare a scuola…
          Un abbraccio, Gianni.

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