Kasa Shots – Pirates of The Caribbean At the World’s End: Up is Down sequence

Murtogg-and-MullroyNelle scene finali di “The Curse of the Black Pearl”, primo film della saga “Pirates of the Caribbean”, il carismatico attore britannico Jonathan Pryce, nei panni del Governatore Weatherby Swann, sentenziava in modo solenne: “Perhaps on the rare occasion pursuing the right course demands an act of piracy, piracy itself can be the right course? (Forse , in talune occasioni, la strada giusta da intraprendere richiede un atto di pirateria, ma la pirateria può essere essa stessa la giusta via?)”.

The-Curse-of-Black-Pearl-01Il mondo dei Caraibi disegnato dai due talentuosi sceneggiatori Ted Elliott e Terry Rossio è un luogo dello spirito, dove il mare è un’utopia di confini illimitati, dove i suoi naviganti possono sognare una libertà assoluta, tranne quella di conquistarlo.

The-Curse-of-Black-Pearl-02Non fraintendetemi, vi prego, perché non sto cercando di caricare di spessore filosofico una serie di blockbuster nati per promuovere un parco giochi disneyano, ma sto semplicemente leggendo tra le righe delle storie raccontate da una coppia di autori geniali, che hanno sempre parlato attraverso il codice doppio dell’industria dell’intrattenimento: sono due scrittori nati nel mondo dell’animazione Disney e Dreamworks e che, quando approdarono al cinema, lo fecero portandosi dietro tutto il loro bagaglio di sogni e avventure ed erano valigie piene zeppe di misteri, di trappole, di tesori nascosti ed ovviamente di pirati.

National Treasure 01Enumerare i successi a cartoni animati della brillantissima coppia Elliott e Rossio sarebbe lungo e noioso (ma potete sempre, in qualsiasi momento, decidere di “googlare” i loro nomi), ma sappiate che quando essi hanno offerto il loro talento di scrittori al cinema live-action, lo hanno fatto con film come la coppia dei “National Treasure”, dove il buon Nicholas Cage (ehi, avete fatto caso che in quei film era ancora un attore simpatico?) giocava a fare Indiana Jones, in un tourbillon di avvenimenti frenetici ed emozionanti, pieni di enigmi da risolvere e prove da superare.

The-Legend-of-Zorro-0Quando poi furono chiamati da Spielberg a scrivere il soggetto di “The legend of Zorro” (strampalato e fracassone sequel del primo e molto più misurato film “The mask of Zorro”), riuscirono ad introdurre nel plot dello spadaccino mascherato, difensore dei peones della California sotto la dominazione spagnola, persino l’idea di una società segreta, “The Knights of Aragon (I cavalieri di Aragona)”, un’accolita di potenti che avrebbe dominato segretamente l’Europa nei secoli, influenzando i parlamenti e le corti con i suoi dignitari nascosti nell’ombra.

The-Legend-of-Zorro-02Non è tutto, perché questa sorta di massoneria parallela, tramite una ditta di trasporti dal nome evocativo di “Orbis Unum” (che fa tanto villain di 007 alla conquista del globo) commercializzava in America delle saponette, in cui si celava così tanta nitroglicerina, da cambiare l’esito della guerra civile statunitense, ma questo, ovviamente, solo nel caso in cui fossero riusciti nell’intento di farla segretamente pervenire alle truppe confederate, aggirando le indagine a cura (niente meno!) dell’agenzia investigativa filo-governativa Pinkerton (come dire, la mamma di tutte le compagnie di sicurezza private della storia).

Pinkerton-AgencySulla Pinkerton, però, ci fermiamo, perché da lì si partirebbe altrimenti con la teoria dei complotti, dell’assassinio di Lincoln (non a caso punto di partenza dello script del secondo “National Treasure”), delle cospirazioni anti-sindacali, in cui la l’agenzia fu coinvolta e di cui si occupò persino il mitico scrittore inglese Sir Arthur Conan Doyle, con il suo detective Sherlock Holmes, in ben due occasioni: la prima nel racconto “The Adventure of the Red Circle” del 1911 e successivamente nel romanzo “The Valley of Fear” del 1915 (a questo punto dobbiamo anche osservare un minuto di silenzio, come in un grave lutto, perché quello fu anche l’ultimo romanzo scritto da Doyle con protagonista Holmes).

Dead-Man's-Chest-01Non stiamo divagando in realtà, perché questo è proprio il succo della nostra riflessione: cosa hanno scritto per anni Elliott e Rossio, se non che dei giochi meravigliosi, emozionanti e terribilmente infantili del tipo “facciamo finta che”?

AladdinPerciò, quando nei primi anni ‘90 il produttore Jerry Bruckheimer (ma a ruota tutto il management Disney) ebbe l’idea di creare una furba operazione di marketing, attorno alla rivitalizzazione dei parchi a tema e delle attrazioni avventurose, i due sceneggiatori presero tale idea e la amalgamarono con la potente visione che coltivavano dai tempi di “Aladdin” (il classico Disney di animazione, uno dei loro grandi successi) ed ossia riprendere la mitologia piratesca e contaminarla di horror e di magia, ma sempre con un rispetto per lo stesso archetipo della figura del pirata.

Dead-Man's-Chest-02Siamo dunque tornati di nuovo ai nostri pirati, ma questa volta lo facciamo ad un livello culturale più alto, perché scavalcheremo con il nostro sguardo le avventure romantiche interne alle trame e passeremo anche sopra ai fuochi d’artificio ed alle visioni meravigliose messe in campo sia da Gore Verbinski (grandioso ed indimenticato regista della trilogia originaria), sia da Rob Marshall (il rimpiazzo per la direzione del quarto film, sequel con una storia praticamente a sé stante), per giungere infine al cuore di questa saga, a quel concetto stesso di pirata come simbolo di un mare senza regole, archetipo senza nazione, individuo senza bandiera e senza pensiero politico, in quella fenditura apparentemente fuori del tempo e dello spazio, che si situa tra l’ordine ed il disordine.

Dead-Man's-Chest-03Accogliamo e comprendiamo, quindi, le parole del professor Heller-Roazen che, nel suo fondamentale lavoro “The Enemy of All: Piracy and the Law of Nations”, ci descrive la figura del pirata come quella di un nemico dello stesso genere umano, un personaggio con cui sia illusorio e stupido giungere a patti “[…] perché del patto che fonda la civiltà degli uomini, il pirata non fa parte o, meglio, vi è stato radicalmente espulso […]”.

Pirates-of-the-Caribbean-Brethren-CourtTutti i primi quattro capitoli dei “Pirates of the Caribbean” (sul quinto, “Dead Men Tell No Tales”, non posso pronunciarmi, perché non ancora uscito e comunque, ahimè, non più scritto dalla stessa coppia di autori) sono un gioco continuo di inganni ed alleanze, accordi e tradimenti, direttive governative e sotterfugi corsari, strategia politica e maledizioni sovrannaturali, il tutto cantato come fossero rime di una canzone inneggiante all’indipendenza dei protagonisti, sia dall’Impero Britannico, sia dalla Compagnia delle Indie (EIC, East Indian Company, con quelle tre lettere presenti in modo minaccioso in più momenti dei film).

Edward TeagueLa trovata geniale e fantastica di Elliott e Rossio è che questa fantomatica libertà dei pirati (a partire dal Capitan Jack Sparrow, passando per Hector Barbossa e giungendo infine a Davy Jones) è tale solo dalle leggi degli uomini, vivendo lontano da essi ed in mezzo all’oceano sconfinato, ma paradossalmente è proprio là che questa libertà trova il suo contraltare: un totale soggiogamento a regole “altre”, principi ultraterreni, come quelli delle divinità del mare (quali la dea Calypso, imprigionata nel corpo mortale della strega voodoo Tia Dalma) o come il leggendario codex piratesco, che sarà magari anche “solo una traccia”, come sostengono nel primo film Pintel e Ragetti (i due membri della ciurma di Barbossa ed elemento comico narrativo di tutti i film della serie), ma trova poi nel terzo film un epico custode dell’osservanza dello stesso, nel Capitano Edward Teague, in passato Signore dei Pirati del Madagascar ed anche padre di Jack Sparrow.

KrakenCon una poderosa rincorsa che parte lontanissima, fin da quei primordiali giochi di ruolo che facevamo tutti noi da bambini, in cui ad ogni mossa del nostro avversario c’era sempre una nostra possibile contromossa,  anche negli script dei nostri due autori, per ogni ostacolo c’è sempre uno strattagemma per aggirarlo, per ogni veleno il suo antidoto, per ogni maledizione il suo esorcismo, persino la morte e così, al termine del secondo film della serie, “Dead Man’s Chest”, il personaggio principale, praticamente il simbolo stesso del franchise, l’anti eroe Jack Sparrow (reso immortale dalla splendida interpretazione di Johnny Deep) viene ucciso (o meglio) inghiottito dal Kraken, che lo trasporta sul fondo del mare e quindi dentro lo scrigno di Davy Jones: essere portato dentro il “Davy Jones’ Locker” è infatti un’antica espressione figurata inglese, usata proprio per indicare la morte in mare, con esplicito riferimento alla leggenda piratesca del demone corsaro, capitano di un equipaggio di non-morti o zombies o semplicemente marinai maledetti ed immortali, ma schiavi per l’eternità.

at world's end into the lockerOvviamente una leggenda potente ed affascinante come questa dello scrigno in cui vengono tenuti prigionieri i marinai morti, aveva trovato sin dall’inizio albergo nelle pagine delle sceneggiature di Elliott e Rossio, i quali pensarono bene di rendere “concreto” il “figurato” e così per il terzo film, “At World’s End”, organizzarono una spedizione di recupero di Jack Sparrow, proprio nell’aldilà o meglio, dentro lo scrigno di Davy Jones.

sinbad-legend-of-the-seven-seasLa sospensione di credibilità è d’obbligo, come lo è per tutte le fiabe, quindi accettiamo che per fare questo viaggio il gruppetto di soccorritori utilizzi delle antichissime carte nautiche cinesi, così come accettiamo tutti i prodigi che vedremo lungo il percorso, senza oltretutto dimenticarci dello splendido parallelismo tra questa sceneggiatura e l’altra, degli stessi autori, scritta per il cartone animato DreamWorks del 2003 “Sinbad: Legend of the Seven Seas”, dove la deuteragonista è l’affascinante e diabolica Eris, dea della discordia, che costringerà Sinbad ad un viaggio oltre i confini del mondo, fin dentro il suo reame.

at world's end rescue teamIl “rescue-team” designato per la missione è praticamente l’intero cast dei protagonisti action della trilogia , con tutti gli eroi e qualche antagonista: il Capitan Barbossa (interpretato dall’australiano Geoffrey Rush, prima di diventare il più famoso logopedista monarchico), Will Turner (l’attore Orlando Bloom, con i baffetti alla Errol Flynn, il bello eroico della serie, che rinnega la carriera da pirata del padre Bill “Bootstrap” Turner, per poi diventare uno dei bucanieri più importanti), Elizabeth Swann (la figlia del Governatore Weatherby Swann, un ritratto femminile potente, offertoci da una Keira Knightley forse nel suo momento di massima bellezza e magnetismo, mai banale e mai succube), Tia Dalma (la divinità Calypso, tale finché il primo consiglio della Fratellanza dei Pirati non la rinchiuse in un guscio umano senza poteri, con le fattezze gotiche dell’attrice inglese Naomie Harris, ancora lontana dalla notorietà mondiale, ottenuta con la parte di Moneypenny in “Skyfall”) ed infine la ciurma al completo della Black Pearl (la Perla Nera), agli ordini provvisori di Joshamee Gibbs, il fidato braccio destro di Sparrow.

Up-is-Down-02Grazie alle antichissime carte nautiche trovate a Singapore presso il lord pirata Sao Feng (reso sullo schermo in modo magistralmente divertito dal mitico attore di Hong Kong, Chow Yun-Fat) , i nostri eroi sono riusciti a navigare oltre i confini del mondo terreno ed arrivare così in quello specifico oltretomba dei marinai naufragati, in quel purgatorio di espiazione infinita nascosto dentro lo scrigno di Davy Jones e recuperare Sparrow, ma ora debbono uscire e tornare nell’aldiqua ed è questo uno di quei magnifici momenti, dove la creatività e la fantasia (già dispensate a dismisura in tutti e tre i film) si sposano con una tecnica sopraffina, una voglia di cinema irrefrenabile, dove il regista Verbinski mette in scena probabilmente il suo capolavoro.

at-world's-end-navigationTutto è fermo sulla nave, dalla ciurma alle vele: mancano i venti di Ponente (come direbbe il signor Gibbs), ma soprattutto manca la possibilità di sovvertire le leggi della fisica e della natura e Sparrow sembra perso nelle stesse visioni che aveva nel purgatorio desertico, dove lo avevano trovato.
Nelle pagine virtuali dello script di Elliott e Rossio si percepisce come quel crepitare elettrico e quell’odore carico di ozono nell’aria, che si respira un attimo prima di un grosso temporale, perché l’ultimo sberleffo alle regole sta per essere portato alla vista degli spettatori.

Up-is-Down-01In preda ad una geniale intuizione, Sparrow decide di far rollare la nave e comincia a correre da una parte all’altra del ponte, contagiando con la sua splendida follia tutta la ciurma ed i suoi compagni di viaggio: rispondendo a leggi non più solo fisiche ma emotive, la barca comincia ad oscillare, fino a rovesciarsi completamente di lato, ma il moto rotatorio che le è stato inferto è tale da farla letteralmente capovolgere e ciò che era sopra finisce sotto e viceversa.

Up-is-Down-03E’ il concetto stesso di carnevale, di società rovesciata, dove i ricchi e i potenti diventano poveri ed il giullare diventa principe per un giorno, un mondo all’incontrario, come la XII carta dei Tarocchi, l’Appeso, come nella visione di Italo Calvino nel suo libro “Il castello dei destini incrociati”: Up is Down, il mare stesso si capovolge quando tramonta il sole su questa nicchia di universo tra ordine caos e con essa il vascello ed una volta ritiratasi l’acqua, i suoi occupanti si ritrovano infine nuovamente nel nostro mondo terreno, quello dell’Impero Britannico e della Compagnia delle Indie.

Ci potremmo fermare qui, con la magnifica sequenza del rovesciamento della nave, ma in questo medesimo film troviamo anche la nostra seconda sequenza a cui questo “Kasa Shots” porge umilmente omaggio: con un ultimo impeto di orgoglio, infatti, quasi percepisse che la sua partecipazione al franchise dei “Pirates of the Caribbean” si concludeva con questa terza pellicola, l’ingegnoso e brillante Gore Verbinski filma la più grandiosa ed epica uscita di scena possibile ed immaginabile per il villain più cattivo di tutta la saga, per il vero mostro ed il vero nemico di tutti i pirati, Lord Cutler Beckett, il capo assoluto della Compagnia delle Indie, nonché rappresentante del re Giorgio II di Gran Bretagna.

Lord-Beckett's-deathQuella della morte di Lord Beckett è ovviamente una grande gigantesca metafora ed anche una ripresa cinematografica fisicamente impossibile, perché il bombardamento incessante e devastante, a cui è sottoposta la nave dove il nostro character compie la sua ultima passeggiata, lo avrebbe nella realtà dilaniato già nei primissimi istanti, ma per una fantastica concessione poetica, egli continua la sua camminata, reggendosi delicatamente alla balaustra della scala, che dal ponte di comando scende verso il piano centrale della nave, mentre tutto attorno volano fiamme, esplosioni, pezzi di legno e fuliggine.

Lord-Beckett's-death-02E’ un incedere quasi metafisico, con l’incredulità del potere costituito che si meraviglia di come quegli zoticoni rivoltosi, quei pezzenti senza potere, denaro o autorità, possano aver davvero trionfato sull’impero più potente del mondo, ma alla fine le fiamme purificatrici del caos lo avvolgono, annientandolo, fino a sputarlo sulla sua stessa bandiera, che piegandosi nell’acqua, sotto il peso del cadavere, lo avvolgono come un triste sudario.

Chiaramente non si deve cercare in tutto questo la logica della fisica, quanto piuttosto la libertà della poesia e la coerenza di un pensiero ribelle fino alla fine, nascosto nel codice dell’intrattenimento miliardario, oltre i confini del mondo.Bill-Bootstrap-Turner


Per approfondire la figura del pirata in letteratura ed al cinema, in special modo per meglio comprendere quel momento storico in cui alla figura del pirata si affianca quella del “corsaro” (inteso come soggetto privato, “privateer”, che però agisce pubblicamente in virtù di incarichi di guerra affidatigli ‘ufficialmente’ da parte dell’autorità pubblica), consiglio la lettura, non semplice o leggera, ma decisamente competente ed esaustiva  del saggio del professore di letteratura comparata dell’Università di Princeton citato nel post, fortunatamente tradotto ed editato in italiano dalla prestigiosa casa editrice maceratese Quodlibet:

Il-nemico-di-tuttiDaniel Heller-Roazen, 2010, pp. 296
Il nemico di tutti: Il pirata contro le nazioni
Quaderni, Quodlibet Editore (Macerata), ISBN 9788874622610

The-Enemy-of-alltraduzione di Giuseppe Lucchesini dall’originale
The Enemy of All: Piracy and the Law of Nations”, 2009
pp. 274, Zone Books, ISBN: 9781890951948

Lo stesso Heller-Roazen, per altro, cita in continuazione nel suo lavoro, un’opera fondamentale, lontanissima nel tempo ma più vicina nello spazio a noi italiani, recentemente ristampata in edizione conomica:

I-doveriMarco Tullio Cicerone, “I doveri”, 1987
pp. 432, Classici Greci e Latini, BUR Rizzoli
ISBN: 8817165980

Marco-Tullo-Ciceronetraduzione di Anna Resta Barrile dall’originale
De officiis”, 44 a.C.
introduzione di Emanuele Narducci


Sequenza attuale dei film coinvolti nel franchise “Pirates of the Caribbean”:

Pirates_of_the_Caribbean_movieThe Curse of the Black Pearl”, USA, 2003
sceneggiatura di Ted Elliott e Terry Rossio
diretto da Gore Verbinski

Pirates_of_the_Caribbean_movie-2Dead Man’s Chest”, USA, 2006
scenggiatura di Ted Elliott e Terry Rossio
diretto da Gore Verbinski

Pirates_of_the_Caribbean_movie-3At World’s End”, USA, 2007
scenggiatura di Ted Elliott e Terry Rossio
diretto da Gore Verbinski

Pirates_of_the_Caribbean_movie-4On Stranger Tides”, USA, 2011
scenggiatura di Ted Elliott e Terry Rossio
diretto da Rob Marshall

Dead-Men-No-TellDead Men Tell No Tales”, USA, 2017
scenggiatura di Jeff Nathanson
diretto da Joachim Rønning e Espen Sandberg


Logo-WikiPediaPer una ricerca sistematica di tutti i personaggi, sia primari che secondari, dell’intero ciclo di film, consultate la relativa pagina WikiPedia sopra linkata, particolarmente dettagliata e rispettosa degli script originali


Lao-FengSao Feng:”I am Sao Feng
Jack Sparrow: Sao Feng, Sao Feng. Nope, never heard of him
Sao feng: Never heard of me! I’m only the fiercest captain to ever sail the South China Sea! The Seven Seas, in fact!


It's Just Goog Business


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45 pensieri su “Kasa Shots – Pirates of The Caribbean At the World’s End: Up is Down sequence

  1. Primo!!! Immenso come sempre kasa, piu che uno shot questo e’ un long drink, anzi un ampolla superalcolica con tante cannuccie da cui berremo tutti. Bellissimo pezzo e bellissimi i film, forse l ultima grande favola che ci hanno raccontato al cinema. Complimenti davvero. E ora musica….wheel of fortune di hans zimmer? 😀

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    • Grande Lupo!!!
      Primo, anzi primissimo e come sempre tantissime grazie per i complimenti!

      Lo sai che hai davvero ragione? La straordinaria lunghezza di questo mio post non sarebbe in realtà adatta ala categoria dei Kasa Shots e questo perché alla fine, invece di limitarmi a parlare della bellezza delle due sequenze proposte, mi sono messo a disquisire su Elliott e Rossio e praticamente ho fuso due post in uno, ma tant’è!
      Oramai è fatta ed accolgo la tua generosa definizione di Long Drink, con cui brindo chiaramente alla tua salute, mio guru!

      P.S. Il riferimento alla fiaba, l’ho apprezzato molto da parte tua, perché era anche il concetto di fondo di tutto il pezzo e che ho scritto con esplicito riferimento alla domanda che ti sei posto tu stesso alla fine della recensione che facesti sul tuo blog di “Jupiter… Perché è stato così tanto disprezzato? E ricordo benissimo che ti rispondesti che, forse, la gente non ama più le fiabe oppure, se volessimo essere ancora più fiabeschi noi stessi, diciamo che non riesce più vederle quando ne incontra una.
      Buon Domenica Wolf!

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  2. Questo articolo è stato meraviglioso. Hai descritto poi due delle mie scene preferite del terzo capitoli de “I Pirati dei Caraibi”. Soprattutto mi sono piaciuti molti i paragoni che hai fatto sul rovesciamento della nave e sul rovesciamento della società. Davvero un bel discorso che mi ha fatto riflettere e che mi ha fatto venir voglia di riguardare la trilogia diretta da Verbinski (il quarto capitolo era un buon capitolo, ma non all’altezza dei primi tre a mio parere).
    Non sapevo però che nel quinto film mancassero Elliott e Rossio. Però mi incuriosiscono tanto i due registi.

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    • Che bello, butcher! Mentre tu stavi commentando il mio post, io ero intento a leggermi con calma il tuo sulla tripletta di “Insidious” !!
      Ovviamente lietissimo che ti sia piaciuto il mio lunghissimo e logorroico pezzo sui “Pirates” e su Elliott e Rossio… come dicevo con LupoCattivo, nel commento sopra, mi sono ritrovato quasi obbligato a fondere due post diversi, quello sulle due sequenze (meravigliose, come dici anche tu) dal terzo film e quello sui due geniali sceneggiatori di provenienza animazione e questo ha prodotto un pippone lungo un chilometro!
      Perciò, onore al merito anche a te per essere arrivato fino in fondo!!

      P.S. Siccome siamo fuori dal post e non ci sente nessuno (ah, ah,ah) ti dirò che, a proposito dei registi, secondo me Rob Marshall (quello del quarto film “On Stranger Tides”)è un grosso pallone gonfiato, indubbiamente bravissimo dietro la macchina da presa, ma creativamente nullo: un artigiano splendido e probabilmente un regista molto obbediente ai comandi dei produttori, ma nulla più… il suo film più interessante è senza dubbio “Into the Woods”, pieno di fascinazioni ma anche così autoreferenziante in area Disney (della serie, che se sei un fan ti rotoli dall’entusiasmo, ma se non lo sei guardi perplesso la potente inutilità del tutto); sui due norvegesi Joachim Rønning e Espen Sandberg, invece, condivido il tuo interesse, assolutamente, anche se temo una strozzatura in stile aquanto raccontato dall’ottimo PizzaDog sul suo post sui nuovi talenti “abbattuti” da produttori invadenti…

      Mi piace parlare con te, perché ci unisce molto più di quello che si creda (anime? videogames? horror? il non vergognarsi di essere otaku o nerd?… chissà!)

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      • Io penso che Marshall sia un ottimo regista ma credo anche che sia troppo sopravvalutato. I suoi film non mi hanno colpito più di tanto.
        Ho letto il post di PizzaDog e hai appena ri-acceso in me quel timore che era già venuto a galla con il nuovo film dei Fantastici 4. Molti registi esordienti sono stati distrutti da questi blockbuster, probabilmente perché era ancora troppo presto per loro, era qualcosa troppo grande per loro che non sono riusciti a gestire. Spero tanto che per questi due non sia la stessa cosa. Il loro film, Kon-Tiki, mi ha sorpreso molto.
        P.S. Anche a me fa piacere parlare con te. Ti auguro una buona giornata =D

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  3. Non voglio trasformarla in una gara al complimento più grande (anche se questo post se la meriterebbe una gara così), ma ti dico solo che questo post l’ho salvato tra i preferiti. E non è una cosa che ho fatto altre volte.

    Adoro la saga, ci sono letteralmente cresciuto e la porto sempre nel mio cuore. E vabbeh niente, hai detto tutto tu. Si potrebbe andare avanti a parlare per ore di questa saga meravigliosa, del genio di Verbinski e dei due sceneggiatori, dell’incredibile Johnny Depp (che peccato che, al di là del Capitano Jack, non riesca più ad azzeccare un film), del fortissimo senso dell’avventura che caratterizza la saga (o almeno i primi tre) che non ha molti simili contemporanei e non ho alcuna paura di accostarla a quella di Indiana Jones. Per non parlare poi del sottotesto ribelle e rivoluzionario che quando è un blockbusterone hollywoodiano a nasconderlo, impazzisco completamente.

    Non vedo l’ora che esca il prossimo capitolo, ma onestamente non capisco come sia possibile che le riprese del film siano già finite da un pezzo e che l’uscita nelle sale sia prevista fra due anni, luglio 2017. Ok, probabilmente non è difficile trovare una spiegazione a tutto ciò, penso sia una questione di tempistiche mista alla voglia di evitare i sovraffollamenti ecc. ecc. Ma lo stesso mi domando: perché?

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  4. Nutro una fortissima stima nel tuo pensiero critico e non ne ho mai fatto mistero, quindi è automatico ed implicito l’orgoglio che ho per il tuo apprezzamento, ma uscendo rapidissimamente dallo scambio di elogi ed entrando nel merito del commento, ti dico che non mi aspettavo nulla di meno da te: come sempre hai colto il senso del post, ossia lo spirito ribelle ed anarchico di chi sputa su qualsiasi padre, padrone o dio e  se questo, come dici, è portato attraverso un testo mainstream hollywoodiano è quanto mi possa interessare di più.

    Tu hai paragonato questa trilogia (si, un tris + una storia isolata) a quella dei “Raiders” (anche lì, tre film + 1) ed è un paragone perfetto, forse quella dei “Pirates”  è addirittura più coesa (senza nulla togliere a sua maestà Spielberg, ovviamente, erede dei grandi registi di kolossal come Howard Hawks e capostipite della ex-nuova Hollywood).

    Il franchise non è morto dopo Verbinski e non morirà dopo Elliott & Rossio, ovviamente, ma anche se io, tu e tanti altri correranno a vedere i nuovi film, la potenza comunicativa e l’integrità strutturale dei primi tre film dei “Pirates” ricorda quella dei primi due “Jurassic Park“, la cui luce ancora illumina i sequel: bellissime sirene da una parte e dinosauri dall’altra, ma dietro il bagliore appare un po’ più spenta la fiamma dell’anarchia dell’uno e lo stupore ingenuo ed entusiasta della scienza dall’altra.

    P.S. L’ultima zampata della coppia Elliott & Rossio c’è stata proprio nel quarto film, “On Stranger Tides”, con l’introduzione del character dell’esploratore e conquistador spagnolo Juan Ponce de León e la sua ricerca della “Fountain of Youth”.

    P.P.S. Mi sono poste le stesse tue domande, Zack e temo che la risposta riposi nascosta nei labirinti lastricati di puro marketing e tappezzati di denaro sonante dei corridoi Disney, dove I Supereroi Marvel, i Pirates e Star Wars sono solo bandierine sulla stessa mappa del mondo, sul cui retro c’è ancora disegnata la cartina geografica della distribuzione di qualche bibita dolce e gassata e non sono le piantine di Sao Fang!

    Un abbraccio, Zack!

    Ponce De Leon

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  5. Ah! Vuoi la guerra, eh?
    Mi ricambi l’abbraccio così?
    Allora rilancio con la versione di Craig Toungate della classica “Yo, Ho, Ho (And a Bottle of Rum)“… e tieni conto, Zack, che io adoro il Rum, quello agricolo, chiaro e non troppo caramellizzato (non stile fuckin’ Pampero per capirci… o nemmeno troppo blendizzato all’inglese, stile Bacardi… troppo EIC…), zona Barbados e se cominciassi in un pub mi dovrebbero venire a prendere, con un certo disonore da parte mia, oltretutto ed un certo verosimile disprezzo parentale…
    Ma d’altronde, ‘sticazzi!

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    • EPICO! Sciocco io che pensavo di poter competere col maestro Kasabake.
      Questa versione della mitica canzone piratesca è meravigliosa e non la conoscevo!
      E sono felicissimo di scoprire che sei anche tu un amante del rum! (risparmiamoci l’inutile discussione su quello che spacciano per il rum dei “peggiori bar de Caracas”, che tanto ci siamo capiti) Ahhh caro Kasa, quanto mi farebbe piacere fare una bella bevuta con te dal vivo! Finirebbe sicuramente malissimo, ma sarebbe proprio quello il bello, no?

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      • Ah, ah, ah! Non sai che liberazione poter scambiare dei commenti come questi che ci scambiamo in serenità!
        Competere con me? Scherzi?
        Mi da l’idea che in caso davvero di scontro, vinceresti a a mani basse…

        Se sembro uno che se ne intende di tante cose è solo perché ho un ufficio marketing con i fiocchi che mi scrive le battute… prima avevo lo stesso image maker di Scarlett Johansson, ma dopo che le hanno consigliato di tagliarsi i capelli corti, con questo nuovo hairstyle tanto Miley Cyrus, l’ho licenziato: ora mi servo dello studio di “Gigetto Er Fagiolaro”…adoro quando entra con i nuovi blu-ray e mi dice “Dottò… ‘ndo li deo mette quessi?”

        Mi ricordo che quando uscì il primo film di Guy Ritchie dedicato a Holmes, adorai le musiche e non solo quelle di Zimmer, ma anche i contributi folk irlandesi contenuti…
        Ne parlavo con una mia cliente (avevo ancora il negozio di fumetti e dvd in quel tempo) e quando le citavo, sorridendo, la splendida scena nel carcere, quella in cui Sherlock conquista gli altri detenuti raccontando barzellette, sottolineavo con lei la bellezza della musica in sottofondo… poi il mio sorriso si spense rapidamente, perché constatai che la cliente mi stava guardando severa, da dietro i suoi occhiali in montatura nera e lenti con leggerissima gradazione, quasi solo estetiche.
        Tu non capisci un cazzo di musica irlandese, vero Paolo?”, mi disse infine.
        Indietreggiai di scatto con la testa, quasi mi allontanassi da un vago pericolo e senza pensare seriamente al fatto che mi aveva offeso, anche pesantemente, ma restando più stupito dell’accusa di ignoranza rivoltami, borbottai qualcosa di veramente patetico, tipo “Beh, no, effettivamente”.
        Alla mia cliente il sorriso tornò di botto e mi colpì leggermente sul braccio, con un pugno piccolino, tutto tintinnante braccialetti metallici di ogni sorta e prima di andarsene, con il suo grosso pacco di fumetti DC misti a manga, mi disse “Polleg, domani ti faccio avere qualcosa, Paul”.

        Da allora ascolto ancora le musiche dei Dubliners ed anche se ho acquistato i loro CD originali nell’ultimo viaggio fatto appunto a Dublino, conservo ancora le quattro compilation di mp3 masterizzatemi da quella copia in miniatura di Death (la sorella di Sandman, ma tu lo sai) della mia cliente, perché così si vestiva e si pennellava di line liner nero gli occhi.

        In campo musicale non mi stupisco più di nulla ed accolgo davvero tutto, a prescindere da quale paio di occhi me li porga e si, sarebbe una gran cosa ritrovarsi a bere assieme e non parlo ovviamente di un caffè.
        Il menù comprenderebbe probabilmente birra (amo la Guiness, ma non disdegno nememno le Weiss più leggere), ma i superalcolici la fanno da padroni, ognuno con millenni di storia, dal cognac dei napoleonici e dei restauratori, fino al Rum, passando per le terre del Drambuie, del Countreau e perché lasciar fuori l’Assenzio, che è da un po’ che sta tornando alla grande e poi, come sussurrava Gary Oldman/Conte Vlad a Winona Ryder/Mina Murray “Absinthe is the aphrodisiac of the self. The green fairy who lives in the absinthe wants your soul”… ‘Stica…Dracula….

        Se chiamiamo anche Lapinsù facciamo l’alba…

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        • Ahahahah! Mi hai fatto scompisciare, Kasa!
          L’aneddoto della signora al negozio è fenomenale e l’hai raccontato in maniera sublime!
          Comunque è vero, Lapinsù non potrebbe assolutamente mancare! E allora sì che la serata finirebbe in strage. Altro che “Una notte da leoni”…

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          • Io penso che se ci ritrovassimo in tre, in un locale di sera a raccontarci le nostre storie, con tutte le esperienze che ognuno di noi ha avuto nella propria vita, sia in Italia che all’estero, mescolando vita vissuta ad emozioni cinematografiche… non ci posso pensare!
            Penso anche che il mondo sia più piccolo di quel che si pensi e la vita più strana ancora, per cui non è detto che prima o poi non accada.
            Buona domenica, Zack!

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        • Parlate di RUM, parlate di Lapinsù e io rispondo PRESENTE!
          In verità, dopo una gioventù abbastanza “sfasciona” in quanto a bere – gestivo un bar… ho bevuto tutto il bevibile e ho mescolato tutto il mescolabile e non solo… – passati i 30 sono diventato molto selettiva in quanto ad alcolici.
          Bevo raramente perchè, sempre passati i 30, ho notato che alcol mi gonfia in stile “Edgar-abito”, ma quando mi concedo un drink ormai scelgo sempre e solo 2 cose:
          – gin tonic servito su bicchiere di vetro (se me lo portano su bicchiere di plastica lo rimando indietro)
          – rum secco. In casa ho due bottiglie, una di Barcelò una di Zacapa, che custodisco gelosamente. Confesso solo qui che quando invito gli amici che amano alzare il bicchiere, quelle due bottiglie le lascio in dispensa 😀

          Ah, poi ci sarebbe il limincino, ma solo quello che faccio io, ma questo è fuori standard, non vale.

          Se avete stomaci forti, poi, potrei farvi assaggiare il “Romino”, liquore al caffè (“al vago sentore di caffè”, sarebbe più corretto) che stenderebbe un elefante.

          Alla vostra, amici!!!!

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          • Commento importante, perché contiene un’informazione di vitale importanza: un analista della CIA mi ha appena consegnato il dispaccio (non ho tempo per leggere tutti i commenti, quindi mi avvalgo di collaboratori che mi avvisano quando sono presenti termini, BOMBA, PRESIDENTE, LAPINSU’, RUM o altro)… Tu gestivi un bar…
            La notizia è in attesa di conferma, ma mentre attendiamo che giunga un comunicato dagli addetti alle intercettazioni ambientali (la borsa di tua moglie è microfonata, ovviamente, con cimice nascosta nel portachiavi… infatti sono più le registrazioni dei rumori nell’ingresso di casa, con i rumori sulla mensola vicino alla porta, che non quelle delle conversazioni con te… e non hai idea di quante volte avremmo voluto avvisarla con un messaggio sul cellulare (clonato e monitorato anch’esso, ovviamente) per dirle dove avesse lasciato le chiavi quando non le trovava più…), spapi che io ho gestito una birreria a Bologna, che si chiamava “Il Druido”, con un disegno del personaggio di Panoramix in vetrina (fatto da mia moglie), in piena zona universitaria, in Via Mascarella vecchia…
            Coincidenze? Non credo… c’è un disegno in tutto questo, ma non ho idea di quale sia…

            P.S. Quella dell’Edgar–Abito è una citazione sublime, da una delle trilogie da me preferite in senso assoluto!!
            Tra l’altro Vincent D’Onofrio è favoloso in quel ruolo…

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            • Ai tempi dell’università ho gestito un circolo ACLI per due anni, insieme a due miei carissimi amici. Il lavoro non era impegnativo e si conciliava bene con lo studio, inoltre quello era il locale dove io e la mia cricca uscivamo abitualmente, quindi alla fine era anche divertente. E’ lì che ho conosciuto mia moglie.
              Ne ho parlato in diversi post e ho dato per scontato che tu li avessi latti, ma magari son vecchissimi e ovviamente non hai mai potuto vederli.
              Comunque ricordo ancora la festa in cui facemmo la festa d’addio. Feci una scommessa col mio socio (scommessa che vinsi e ci tengo a sottoilnearlo): durante la serata avrei fatto un sorso di ciascuna bottiglia di superalcolico presente nel bancone.
              Penso che se m’avessero fatto l’etilometro quella sera, m’avrebbero portato direttamente nell’area 51.
              Ma vabbè, è una vita fa…
              Come ti raccontavo qualche giorno fa, basta un limoncino di troppo per mettermi KO. Ormai.

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  6. Grandissimo Kasa, il modo in cui elevi ad opera d’arte ogni film che tratti è da maestri, un vero dono! 🙂
    Ho amato molto la saga [anzi, diciamo la trilogia] piratesca della Disney ma non mi ero mai soffermato su quanto sia radicata nella cultura e nella figura del pirata, così classica come immagine ma così inedita nel modo di parlarne. Il che è incredibile visto come l’intera operazione sia nata a scopo commerciale [anche di bassa lega a dirla tutta…fare un intero film per pubblicare una giostra? La Disney non finirà mai di stupirmi XD].
    Il tuo post comunque mi ha fatto venir voglia di rivedermi i primi 3 film [anche perché mi hai ricordato che ce li ho in DVD e non in blu-ray…mmh, qui ci scappa un acquisto fuori programma 😀 ].
    La scena del ribaltamento della nave è bellissima, ricordo che al cinema ero gasatissimo mentre la guardavo, sembrava di stare veramente su una giostra [guarda caso]. Stessa cosa con la corsa dentro la ruota del secondo film, Verbinski sa perfettamente cosa sia un film d’Avventura e sa come eccitare il pubblico oltre ad avere molta classe nel modo di girare e ad avere un taglio registico completo [il bombardamento finale nessuno lo avrebbe potuto dirigere meglio]. Ma sai qual’è una scena che mi è rimasta veramente impressa? Un po per come è costruita, un po per il significato nascosto e fuori dalla trama principale, è il prologo del terzo film, quando i condannati a morte, in fila, in attesa di venir impiccati [accusati probabilmente di pirateria, si mettono a intonare una canzone da pirati.

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      • Grazie! Adoro trovare dei fili conduttori, delle tracce di discorsi fatti da grandi comunicatori nascosti, sotto traccia, tra le pieghe del mainstream… e quando mi capita, beh, mi commuovo!

        Sulla scena da te linkata, poi, sono assolutamente d’accordo!! Una scena meravigliosa, che anch’io ho adorato e che non era nei Kasa Shots solo perché avevo bisogno della morte di Lord Beckett per chiudere il cerchio con il ribaltamento delle regole… ma concordo sulla magnificenza…
        Tra l’altro, qui ci stiamo scambiando canzoni a tutto spiano… è partito il LupoCattivo e poi a ruota Zack ed io e te… una gran bella crew!
        Yo Ho Ho!

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    • Ti ho già detto dell’intelligenza dei tuoi commenti, vero?
      Quindi non voglio ripetermi perché essi sono davvero acqua fresca e cristallina per un assetato, acqua elfica direi, pura, senza ottuso smog o preconfezionati sali minerali di città… parole sincere di chi le cose le vede davvero e non si limita a googlarle!

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    • Un Lapinsù al solito molto mattutino!
      Quindi, essendo io già al lavoro, dopo una mezz’ora di auto ed ancora prima una colazione abbondante a base di Muesli Solidal Coop a base di cereali e cioccolato fondente (normalmente aborro il muesli, perché mi si attacca ai denti e mi sembra una cosa troppo “sana”, ma questo specifico è una gran figata come prodotto!), consumata con calma davanti alla mezz’ora finale di “Anchorman 2” (un film terribile con una scena stupenda) ho calcolato che quando mi sono alzato dal letto, tu eri verosimilmente già in piedi da due ore!
      Quindi?
      Quindi, per mille spingarde, buon inizio di settimana a te, mio prode! Yo, ho ho!

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  7. Per prima cosa è doveroso il minuto di raccoglimento per Sir Arthur Conan Doyle, La valle della paura e, soprattutto, il mio (nostro) amato Sherlock.

    Raramente hai messo così tanta carne al fuoco come in questo post, è quindi inevitabile che la sua lettura mi abbia saziato come un pranzo a casa della nonna.

    Dei tanti spunti, su due voglio soffermarmi.

    Pur avendo apprezzato la saga dei Pirati dei Caraibi nel suo complesso, non ne sono un grande estimatore. Probabilmente è che partii col piede sbagliato quando vidi il primo film, al cinema, con mia moglie, all’epoca solo fidanzata. C’era una mascherina del multisala – tale Daniele – che fece con lei il provolone per tutto il tempo, con me lì per giunta. Con Romy ancora ci ridiamo, ma il mio sorriso è meno disteso del suo devo ammetterlo.
    Quindi, sarà per questo ricordo che abbino inevitabilmente, ma il mio gradimento non si è mai innalzato più di tanto.
    Una cosa, però, ho sempre apprezzato a dismisura della saga: la fantasia lasciata a briglia sciolte. Si percepisce, in ogni fotogramma, la sensazione che non ci sia limite spaziale, temporale e di pensiero, che di tutto possa accadere pur restando in armonia con quello che gli sta intorno.
    Questo modo di trattare la storia, la narrazione e i personaggi è divino. E’ come se la mente di due bambini possedesse le sinapsi dei due autori, che ti ringrazio di avermi rilevato in tutta la loro grandezza perchè, lo ammetto, ne ignoravo bellamente l’esistenza.

    L’altro aspetto cui vorrei accennare è CALVINO, autore che adoro proprio per la sua infantile genialità
    Gli echi col Castello dei destini incrociati è evidente. Io però ve ne ho ravvisato un altro, con le Città invisibili, libro delizioso.
    Ti linko un word datatissimo… è una citta invisibile che scrissi ai tempi del liceo per un concorso della scuola. Sper perdonerai questo piccolo vanitoso cipilglio…
    https://lapinsu.files.wordpress.com/2015/09/vetrinia.doc

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    • Come ti ho scritto sono al lavoro e pateticamente cerco ogni volta di far finta di non distrarmi… Quindi ho gradito moltissimo l’invio del file word, ma per correttezza ti avviso che me lo leggerò più tardi.

      Aggiungo (potevo chiudere il commento, ma no…) che adoro usare lo spazio commenti per uno sharing di cose Out of Topic, quindi puoi ripetere la cosa… con il rischio, sappilo, che potrei appiopparti anche cose mie, eh!

      Su Holmes, nulla da dire: è una devozione, la nostra e ben riposta. Punto.
      (Finisci di scrivere, Paolo…)

      Sulla fantasia di due bambini cresciuti, è la chiave del mio post, insieme al concetto di RIBALTAMENTO e di LIBERTA’ e quindi siamo nella stessa lunghezza d’onda.

      Infine, fammi sapere cosa ne pensi della serata alcolica se mai dovesse avvenire (vedi chat tra me e Zack).

      Ora lavoro, dai, sul serio (basta!), anche tu… niente pizzicore… vai di “Iodosan Gola” che anestetizza tutto ciò che incontra e tiene i batteri incubati per il futuro (mi è venuto un flash con “Inseminoid” su cui stavo dissertando con LupoCattivo…e dai che non lavoro!…Caxxo!… Sono malato… ora premo invio e rispondo solo con dei "like… così, click!).

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      • Di solito prendo il Benagol. in realtà non mi ha mai fatto effetto ma la farmacista me la appioppa tutte le volte. Sarà che ha lo stesso nome di mia figlia, sarà che è carina in maniera distaccata, sarà che il suo sorriso miete più vittime del fumo di sigarette, però me lo vende tutte le volte. Anche stamattina m’ha fregata. Mannaggia a lei.. anzi, mannaggia a me.

        Ti confesso che ho linkato il file word senza pensarci e senza rileggerlo. Mentre raccontavi sublimamente la scena del veliero che si capovolge mi è venuto in mente questo raccontino-ino-ino che scrissi in prima o seconda liceo (non ricordo bene) e te l’ho messo. Poi l’ho riletto e si vede che son passati vent’anni…
        Il nostro Sherlock probabilmente saprebbe dedurre anche il mese di età leggendo un manoscritto…
        Vabbè, poi fammi sapere che ne pensi.

        Per la serata alcolica, ovviamente PRESENTE. TI ho risposto più sopra!!!!!

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    • Ho adorato “Vetrinia”.
      Non è ovviamente un racconto perfetto e certamente oggi, come hai tu stesso affermato, lo scriveresti in maniera diversa, aggiungendo dettagli sintattici che lo allontanerebbero da quell’aura iniziale, simile ad uno script disneyano, ma il candore che si percepisce in modo palpabile è magnifico e ti accompagna fin oltre la rivelazione.

      Proprio questo ho adorato l’evidenza che il racconto, una volta svelato l’arcano (la natura microscopica della città, il suo essere un micromondo imprigionato nel gioco di un bambino, una mini-dimensione dentro un’altra, il popolo che vive nell’armadietto di Kappa e che idolatra il suo orologio), anche dopo, quindi, aver svelato le tue carte ed aver folgorato noi lettori con il tuo prestigio, continui ugualemnte ad affascinare e questa cosa ha lasciato un segno nel mio cuore.
      Una capacità non comune, qui ancora in nuce, ma potente e davvero avida di altri scritti.

      Questo racconto, che ripeto, sottolineo non essere esente da difetti (proprio affinché si capisca bene che i miei complimenti non sono la cieca adulazione di chi ti darebbe comunque ragione, ma la critica oggettiva di chi ti stima), ha una forza non comune ed incredibilmente non è basata appunto sul colpo di scena (presente, certo, come nelle storie a fumetti di Carl barks con protagonisti Zio Paperone, Paperino e Qui, Quo e Qua oppure come negli episodi scritti da Richard Matheson nella fiction “The Twilight Zone” oppure ancora nei racconti di mistero e meraviglia dei comics staunitensi anni ’60 della EC Comics), ma sulla narrazione, sull’incedere descrittivo ma mai pedante: non c’è la descrizione minuziosa e maniacale del Tolkien della Trilogia dell’anello (che ti descrive ogni filo d’erba) o la verbosa circoscrzione dell’ambiente come nel romanzo storico europeo, ma la meraviglia della scoperta come nei romanzi del primo King, in cui l’autore, tu in questo caso, ci guida con mano verso un paese inesplorato e ci mostra sorridendo la sua perosnale versione del reame di Oz.

      Vetrinia non è nemmeno una semplice metafora, ma un non-luogo dove la lirica del pensiero gioioso (e terrorizzato al contempo) di un bambino che esplora il mondo, mette in scena una commedia che potrebbe albergare perfettamente nelle pagine di Dino Buzzati e di una delle sue fiabe.
      Si, eri già uno scrittore da giovanissimo e l’animale che in te vuole scrivere è ancora affamato e lasciarlo a guaire in un angolo non gli farà scordare i suoi appetiti, ma lo farà solo rafforzare il rancore per chi non gli dà da mangiare…

      Ho salvato il tuo racconto tra le perle che altri miei amici e conoscenti mi hanno omaggiato in questi anni ed ha un bel posto, su una poltrona in bella vista, vicino ad altri trofei.
      Serenità è anche la pacifica previsione che ciò che ti accingi a leggere di u autore fidato non ti deluderà: a me con te capita sempre e questo mi fa sorridere ad ogni notifica di un tuo pezzo.

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      • Tu sei un mago, Kasa, non so come fai. Sicuro di non essere x-men? di non avere gli stessi poteri del professor x?
        Perchè, ma tu già lo sai, lo scrivo solo per gli altri matti che ancora leggono i miei commenti, quando scrissi quel raccontino – e più in generale durante tutti gli anni della mia adolescenza – io c’ero rimasto sotto sottissimo con Stephen King. Penso di aver letto almeno un paio di volte tutti i suoi libri pre 2000 (unoaddirittura 7/8, e ne scriverò prossimamente) ed inevitabilmente la lettura assatanata dei suoi scritti influenzava il mio modo di periodare, di raccontare, di descrivere, di approcciare.
        Non so come tu abbia fatto a cogliere questa cosa, credo sia il tuo superpotere (e ormai troppi ne hai messi infila). Quindi non posso far altro che dire WOOOOWWWW

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  8. Ti ringrazio, ma forse è perché c’è empatia tra me e te ed anch’io ho letto molto King e quando si ama la stessa cosa o la stessa persona ci si sente in qulche modo legati, come i gemelli che percepiscono dolore quando uno dei due si fa male…
    Occhio all’animale affamato, però… non trascuraralo che poi s’incazza e stai certo che se un giorno scriverai una porcheria, io sarò il primo a dirtelo!

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  9. …OKOKOK farò dannatamente tardi anche stasera per causa tua… Un po’ perché hai scritto un sacco e un sacco hanno postato i vari commentatori seriali che vedo appollaiati sul tuo blog (che la malora li porti, corpo di mille balene… si fa per scherzare e per rimanere nel gergo dei pirati…) un po’ perché bisogna che ripeschi i files del passato che “racchiudono” The secret of Monkey island e vedere se tutti gli emulatori dei Caraibi servono a qualcosa!
    Imbattibile imbattuto e imbecille (perciò bellissimo) prequel a tutto questo, c’è da rimandare la memoria alla saga del pirata più (s)conosciuto nei 6 mari +1, ovvero Guybrush Threepwood, perché sotto sotto, da qualche parte, in fondo in fondo dietro di tutti c’è l’ombra oscura della Lucas Art o forse sbaglio! 😀

    Ciao a voi e che il mare vi sia propizio! Ahr Ahr Ahr (che sarebbe una risata, sapete, di quelle … Ah fa niente)

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    • Pirate: “Guybrush Threepwood? That’s the most ridiculous name I’ve ever heard!
      Guybrush: “Well, what’s your name?
      Pirate: “My name is Mancomb Seepgood

      Monkey Island è seminale e Lucas una volta era un genio: quando andava a braccetto con Spielberg, quando insieme a lui ed a Milius erano la “nuova Hollywood”, quando aveva un vicino di casa che li spiava mentre parlavano di cinema che si chiamava Jeffrey Jacob Abrams, ma poi i Pirati stessi sono persino un genere per i media americani, ma attenzione, la trasgressione non albergato così tanto prima del franchise prodotto da Bruckheimer… perché gli USA sono fatti così, parti con “THX1138” ed approdi a Jar Jar Binks…
      Sto lavorando (divertendo) ad una nuova rubrica che chiamerò pomposamente Six Degrees ed ovviamente non c’entra un fico secco con lo Small World Experiment, quanto piuttosto con l’Oracolo di Pancetta (tradurre con i traduttori automatici è sempre fonte di spasso irrefrenabile, ma il top lo si raggiunge con i sottotitoli automatici di YouTube… sembrano una poesia dadaista scritta da unod e fagiani sotto narcotici di LupoCattivo…) e il mio utente di riferimento è una persona come te, che vede le connessioni, ci ride sopra, poi le vede di nuovo o le ri-vede (come il gatto che passa due volte nel primo Matrix e questo deja vu è un segno…), che nelle macchie di Rorschach per prima cosa vede la graphic novel di Alan Moore e poi un clown, ma poi quello è nelle fogne, dietro un tombino e ce l’ha messo King…
      Adoro i commenti più dei post, perché si è molto se stessi, ma poi mi piace scrivere ed anche leggere e scrivere di ciò che leggo e di ciò che vedo e di più ancora parlarne… se poi c’è qualcuno che mi ascolta, beh, allora figo!
      Anzi, come direbbe Griffin di MIB 3, it’s good…
      How’s it going? Well, that depends. For me personally, it’s good, things are good. Unless, of course, we’re in the possible future where the muscle boy near the door gets into an argument with his girlfriend, which causes her to storm away and bump into the guy carrying the stuffed mushroom, who then dumps the tray onto those sailors on leave and a shoving match breaks out and they crash into the coffee table here. In which case, I gotta move my plate like right now”.
      Amo I tuoi commenti divertenti e divertiti, ma sempre con un occhio buttato aldilà della siepe, dove si intravede lo sfondo delle cose in movimento… e non riescia farne a meno, lo vedo, lo leggo… sei comunque sul pezzo, anche quando vorresti “minchioneggiare” ma poi la tua cultura ti esce da tutte le parti, perché ciò che leggiamo è come l’acqua che versiamo dentro uno zombie… piscia fuori da ogni buco!
      Mi leggi, mi segui e metti un sacco di “mi piace”, sei una bella persona Giannilperdilibri…

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  10. Altro che Shot… qui ci si ubriaca! C’è davvero tantissima carne al fuoco, da te cucinata a puntino e presentata come in un ristorante pluristellato. Per prima cosa il tuo stupendo articolo è un elogio ad una coppia di sceneggiatori, ma più che altro al comune denominatore presente in tutte le loro opere: l’intrattenimento, puro e semplice, il volersi divertire ed il voler divertire. Si parte dalle varie sceneggiature Disney (che influenzeranno i loro lavori successivi, come Sinbad, da te citato), passando per i due film con Cage (che, tutto sommato, non sono male) fino ad arrivare alla saga di “Pirati dei Caraibi”, bella, ma non troppo (per me), ma sicuramente d’intrattenimento e ben realizzata, grazie soprattutto al personaggio di Jack Sparrow, unico vero simbolo della saga, interpretato da Depp, l’unico attore che avrebbe mai potuto interpretarlo e che, infatti, sembra nato per recitare quella parte. È soprattutto Jonny/Jack che permette ai quattro film di essere efficaci e di successo.
    Sulle scene da te scelte non ho molto da aggiungere: sono, effettivamente, le due che lasciano maggiormente il segno negli spettatori, quelle che racchiudono il senso dell’intera saga, quelle che ti lasciano a bocca aperta e che ti trascinano nel mondo piratesco di Sparrow e della sua ciurma, presentandoci l’istinto primordiale (prima scena) di voler rovesciare le convenzioni sociali, ultraterrene e fisiche, infrangendo le leggi che regolano l’universo, insieme al crollo dell’autorità (seconda scena), che appare fuori luogo, apparentemente austera ed imperturbabile, ma pronta a crollare di fronte alla voglia di libertà, una libertà ideale che, in realtà, non esiste neanche in mare aperto. Neanche per i pirati.

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  11. Chapeau. Siamo ad un livello superiore. La sua analisi dei tre film – che ho inspiegabilmente visto per la prima volta da pochi mesi – mi ha lasciato a bocca aperta, facendomi cogliere metafore e significati che andavano ben oltre quanto potessi cogliere da una visione superficiale.

    Le mie più sincere congratulazioni e un minimo di soddisfazione per aver ricevuto dei complimenti da un vero professionista.

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  12. Ehi, grazie a te, davvero!
    Sarai d’accordo con me che le sorprese più belle sono proprio quelle che non ti aspetti affatto, come quella che è capitata a me oggi, imbattendomi nel tuo sorprendente post di tributo all’epico film di Zemeckis (stavo per dire il suo “capolavoro”, però c’è anche “Forrest Gump” tra i suoi lavori e non mica roba da poco anche quello, eh!),
    Grazie anche per il follow che ho contraccambiato non per cortesia ma perché sono curioso davvero di seguirti.
    Come noterai leggendo qui e là nel mio blog, siamo svariati blogger che chattano spesso, tutti amanti della settima arte, che apparentemente sembriamo prendere molto sul serio, ma l’animo goliardico viene fuori in modo palese nei commenti, molto amicali.
    Ti invito quindi ad abbandonare subito la terza persona e darmi del tu, come ho fatto da subito anch’io con te!
    Welcome, foxlf!

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