Kasa Shots – True Detective Serie 2, Episodio 4: shootout scene

Shootout-screenshotSe “True Detective Season 2”, invece che così, si fosse chiamata “Vinci” e lo scrittore anziché Pizzolatto si fosse chiamato Miller o Brown o Vattelapesca, questa fiction sarebbe stata dai più considerata bellissima, salutata come uno spaccato impietoso e disincantato sulla corruzione del potere politico e giudiziario nella provincia americana, sulla decadenza morale anche delle classi più umili, sull’immigrazione clandestina intesa come bassa manovalanza a buon mercato ed infine sull’ineluttabilità dei destini segnati dal male e dal dolore.

Francis Frank SemyonInoltre si sarebbe apprezzata la capacità dello scrittore e dei sette registi che si sono alternati (nell’ordine, Justin Lin, Janus Metz, Jeremy Podeswa, John W. Crowley, Miguel Sapochnik, Daniel Attias, John Crowley) di costruire una narrazione focalizzata su un terzetto di protagonisti, che gira vorticosamente per la mappa narrativa come una giostra di tre cavalli, mostrando ogni volta un volto diverso ed una serie di complicazioni differenti, dettate dalle storie individuali.

True-Detective-Season-2-01Tutto questo sarebbe di certo avvenuto, senza cambiare nulla di ciò che è realmente stato trasmesso, lasciando ossia intatti trama, attori e sceneggiatura, così come tutti li hanno visti; gli spettatori ed i critici (giornalisti “titolati” e blogger) si sarebbero, infatti, avvicinati alla serie con lo stesso interesse curioso e la stessa smaliziata predisposizione nel cercare qualcosa di nuovo, che i migliori di loro hanno per ogni prodotto non ovvio e scontato dell’industria televisiva dell’intrattenimento, caratteristiche che decisamente questa seconda serie di “True Detective” possiede.

True-Detective-Season-2-02Ciò che invece è accaduto è esattamente l’opposto e malgrado fosse chiaro sin dall’inizio che nelle intenzioni dei produttori e dello showrunner si fosse voluto realizzare un prodotto diversissimo dalla serie precedente, questo non fu tenuto  minimamente in considerazione e tutti giudicarono in modo spietato la qualità della fiction (recitazione, narrazione, storia e regia) quasi solo attraverso un confronto manicheo con i primi otto episodi.

True-Detective-Season-1Nella prima stagione di “True Detective”, Rusty non era banalmente un personaggio squilibrato che parlava di spazio-tempo e di leggi del kharma, ma era un relitto abbandonato a riva dopo il naufragio della sua vita professionale e familiare, un essere consumato nella carne, emaciato, sbucciato, con le terminazioni nervose a fior di pelle e replicare (ciò che lui aveva vissuto) in un altro personaggio oppure riprodurre (stancamente) la vicenda triste e decadente dell’ipocrita fedifrago e perbenista di Hart, rendendo omaggio ai fan che avevano adorato lo stile della prima stagione, sarebbe stato ovvio, stupido ed anche criminale, ossia quello che normalmente avviene in Tv.

True-Detective-Season-2-03La scelta di Pizzolatto di scrivere una narrazione così intricata, di puntare tutto sul gruppo e non sul singolo, di giocare sulla coralità di tre personaggi, così diversi all’inizio e così, quindi, ancor più sensazionalmente uniti poi, è stata senza dubbio coraggiosa  e rischiosa, ma è quello che uno spettatore dovrebbe sempre desiderare da uno sceneggiatore: che osi, che provi nuove strade, che sfidi la pigrizia di chi vorrebbe ripetere all’infinito le stesse formule di successo, magari anche fallendo, incappando in audience disastrose, ma almeno avendoci provato.

True-Detective-Season-2-Rachel McAdams 01Per me la serie è bella, anzi molto bella ed anche se in una scala di gradimento ottiene da me un voto più basso di quello che nel mio cuore diedi alla prima stagione, l’ho trovata comunque un prodotto imperdibile, per tutta una serie di buoni motivi ed il primo è senza dubbio lei, Rachel McAdams, l’attrice canadese che mai, secondo il mio modesto giudizio, anche nella sua pur prolifica carriera cinematografica, si era nemmeno avvicinata ad una prova recitativa così alta e sofferta.

True-Detective-Season-2-Rachel McAdams 03Il suo personaggio della Detective Antigone “Ani” Bezzerides certo non è perfetto ed anzi presenta varie sbavature, tagliate via a colpi di cutter, quasi fosse stato trascinato fuori a forza dalle pagine di un romanzo di King (cantore della provincia americana e delle donne umiliate e picchiate dagli uomini, prima ancora che vetusto ex “re dell’horror”), ma ugualmente la McAdams riesce a renderlo tridimensionale, a riempire gli spazi lasciati vuoti dallo script, modulando la sua fisicità in modo talmente efficace da far desiderare allo spettatore (quello libero da preconcetti) di poter in futuro vedere una serie tutta per lei, mandando decisamente in cantina o in soffitta tutte le detective donna apparse nelle fiction televisive di genere crime degli ultimi anni.True-Detective-Season-2-Rachel McAdams 04Fatta questa doverosa seppur lunga premessa (tale, solo perché la serie è terminata da poche settimane e le polemiche sul gradimento sono ancora “calde”), mi concentro ora sulla ragion d’essere di questo Kasa Shots ed ossia l’analisi e l’elogio della stupenda sequenza conclusiva dell’episodio “Down Will Come (La fine è vicina)”.

True-Detective-Season-2-Shootout-02Con un non casuale parallelismo, Pizzolatto infatti scrive, per la quarta puntata di questa seconda stagione di “True Detective”, una lunga e potente scena di sparatoria (shootout), in modo solo all’apparenza simile al single-take tanto lodato anche da me, con il mio precedente Kasa Shots: il collegamento tra le due scene ovviamente esiste, ma solo nello decisione stilistica di creare, in entrambe le occasioni, una scena madre a metà della stagione; tuttavia, tolto questo, le due scene non potrebbero essere più diverse.

True-Detective-Season-2-Rachel McAdams 02Laddove, nella prima stagione, il regista Fukunaga e tutta la troupe cantavano le gesta di un eroe maledetto, che come un cavaliere senza macchia e senza paura si lanciava da solo contro l’orrido e contro i demoni, scendendo negli inferi e fuoriuscendone incolume,  così, al contrario, nella scena madre conclusiva della prima metà di stagione di questa seconda serie, il regista Jeremy Podeswa (gettonatissimo director delle produzioni più famose HBO e non solo, come “Six Feet Under”, “Games of Thrones”, “Boardwalk Empire”, “The Tudors”, “True Blood” e tantissime altre) e lo scrittore Pizzolatto mettono in scena una mattanza, quasi affatto utile all’avanzamento delle indagine, ma molto funzionale all’epica del terzetto, alla costruzione di un senso di fratellanza, dato dal sangue e dalla morte imminente tutto attorno ai protagonisti.

True-Detective-Season-2-Shootout-06Il detective Raymond “Ray” Velcoro, la detective Antigone Bezzerides e l’agente Paul Woodrugh sono gettati in un’arena gladiatoria, circondati da belve assassine ed in mezzo a tutto quell’orrore e a quella violenza abbandonano per la prima volta tutti i pregiudizi che avevano sui colleghi, mettendo da parte i sospetti ed i mugugni, perché sanno che l’uomo o la donna al loro fianco in questa terribile sparatoria potrebbe essere la loro salvezza.

True-Detective-Season-2-Shootout-04Dopo aver seguito le tracce di un orologio rubato al faccendiere (city manager) Ben Caspere, il primo assassinato della storia, la polizia arriva fino al criminale Ledo Amarillo e decide di far irruzione nel territorio dei messicani (compari di Amarillo), nei quartieri popolari, tra palazzine adibite a centrali di spaccio e “cook house” (le cucine-laboratorio di metanfetamine): il raid fallirà miseramente e ne seguirà una carneficina degna di un film di Tarantino.
Ma, come dicevamo, questo è solo un espediente narrativo per portare i tre personaggi a questo punto del percorso o se vogliamo della mappa testuale: vicinissimi alla loro catarsi.

True-Detective-Season-2-Shootout-05Ecco il vero significato di questa interminabile e bellissima sequenza: dopo quattro puntate dedicate ai raggiri, in cui la fiction ha mostrato i sotterfugi, le menzogne e le schermaglie, che hanno visto ognuno dei tre titolari dell’indagine rappresentare non tanto la giustizia, quanto un diverso potere politico dentro quello giudiziario (Velcoro, quale detective della polizia cittadina, rappresenta il sindaco corrotto della città di Vinci, Woodrough, agente della stradale, lo stato della California ed infine Bezzerides, l’ufficio dello sceriffo della contea), ora finalmente il gruppo, così tanto eterogeneo, si è formato e si è anche stretto in un alleanza di sangue e di sopravvivenza: tutto ciò che accadrà da quel momento in avanti vedrà i tre investigatori muoversi con un senso di affiatamento e di mutua protezione che non era possibile nemmeno immaginare nelle primissime puntate.

True-Detective-Season-2-Shootout 01Dalla featurette distribuita a suo tempo dalla HBO, apprendiamo che due ex Navy Seals sono stati chiamati sul set dalla produzione per coordinare le azioni e le movenze di Taylor Kitsch, l’attore che interpreta il personaggio di Paul Woodrough (veterano della guerra in Iraq ed eroe della battaglia di Fallujah), insegnandogli come avrebbe dovuto impugnare la sua pistola (una tecnica chiamata in gergo militaresco “thumbs forward”, pollici in avanti) o come girarsi con il corpo quando si metteva dietro un angolo: piccoli dettagli che possono non saltare subito agli occhi ma contribuiscono a creare quella spaventosa sensazione di realismo, così come i colpi a vuoto sparati dai poliziotti che, se fate caso, crepitano e lasciano il segno sul muro, immediatamente sotto lo stipite della finestra dove è appostato il cecchino messicano che spara all’impazzata, finché questi non viene ovviamente freddato dallo stesso Woodrough (che nelle ore successive, gli ancora sconvolti Velcoro e Bezzerides definiranno “dio della guerra”).

True-Detective-Season-2-Shootout-03Con un inquietante senso di déjà vu, che fa subito capire a noi spettatori come le cose prenderanno una brutta piega, non appena “Ani” rifiuta il consiglio dell’imbolsito collega Dixon di aspettare ad entrare, ci aspettiamo che accada qualcosa e sentiamo l’odore di morte già mentre il teleobiettivo della cinepresa riprende in campo lungo e poi via via più stretto il gruppetto delle forze dell’ordine che avanza, quasi in assetto da guerriglia urbana: i nostri non sono minimamente preparati a ciò che avverrà ed i morti cominciano a fioccare, prima gli agenti semplici, poi un “headshot” ben assestato fa volare via un pezzo della testa di Dixon, che lasciamo morto sull’asfalto ed infine il cecchino messicano che comincia a mietere vittime, smitragliando all’impazzata ed il peggio deve ancora arrivare.

La scena che ho più adorato dell’intera sequenza è la corsa forsennata della Bezzerides/McAdams dietro al SUV dei criminali, che cerca di scappare dalla scena, crivellato di colpi da parte della nostra detective, la quale cerca a sua volta di guadagnare terreno nascondendosi a tratti, mentre le sparano addosso l’impossibile, tutto questo un attimo prima che la sparatoria diventi un’ecatombe, con l’ordalia di vittime innocenti uccise, tra i manifestanti usati quasi come fossero stoppa per riempire cannoni e che cadono falciati dalle raffiche come spighe di grano spezzate.

True-Detective-Season-2-Shootout-07Poi il silenzio ed il fermo immagine, a tutto campo, sulla distesa di morti ed i tre detective in piedi, ancora frastornati dal piombo, dal sangue, dalle esplosioni dei colpi e dalla polvere da sparo, in una foschia che il regista immortala con uno screenshot, quasi instagrammato con un filtro all’odore di cordite.

C’è così tanto cinema in questa lunga sequenza, sull’uso della profondità di campo, del montaggio, del dolly, delle camere a mano, dei carrelli, che basterebbe a riempire un piccolo manuale di tecniche di ripresa.
Oppure la si riguarda e basta, perché è bella anche solo così.
Buona visione.


In questo post abbiamo presentato un estratto dalla fiction

Kasa-Shots-Logo-Web-Colore“True Detective TV SERIES Episodio 2×04“, USA, 2014
Titolo “Down Will Come (La fine è vicina)“
Regia: Jeremy Podeswa, sceneggiatura: Nic Pizzolatto


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18 pensieri su “Kasa Shots – True Detective Serie 2, Episodio 4: shootout scene

  1. Per quanto riguarda l’opinione generale sulla serie, sai già che la penso esattamente come te. Sono d’accordo anche sulla McAdams e sul suo personaggio (ma sai anche che non è il mio preferito della serie). Arrivo adesso alla scena da te analizzata. La scena è realizzata alla perfezione dal punto di vista tecnico, in grado di rilasciare scariche di adrenalina molto forti agli spettatori. È la scena che forma il terzetto, che unisce i tre protagonisti e li rende più vicini dal punto di vista umano e professionale. L’immagine finale poi, che ritrae i tre protagonisti, allo stesso tempo artefici e vittime della carneficina, in piedi tra i cadaveri è di forte impatto. Ma, sono sincero, la dinamica con la quale si arriva a questa scena rappresenta, per me, una falla nella sceneggiatura. Il modo in cui viene organizzata l’intera operazione è quasi insensato, con gli agenti che camminano come bersagli mobili in una zona notoriamente ostile e potenzialmente molto pericolosa per loro. Sono consapevole che si tratta di una “scusa” per arrivare alla nascita di un’intesa e di una profonda comprensione tra i tre detective, ma il modo in cui Pizzolatto ci porta a questa scena, che ripeto essere tecnicamente più che perfetta, mi è sembrato quasi insensato e poco coerente alla narrazione.
    Ciò non toglie nulla alla complessità tecnica della scena, sia chiaro, ma qualche perplessità resta. Credi che i miei dubbi siano fondati o che non rendano giustizia alla scena ed in generale alla serie?

    P.S. ovviamente è inutile dire che l’articolo è stupendo e completo e che sei stato capace di focalizzare il senso profondo della scena da te considerata. Grande Kasa!

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  2. Come già ti dissi ho molto gradito TD1 (anche se non ne sono un fan) mentre TD2 (pur restando un ottimo serial) non mi ha entusiasmato.
    Diciamo che se a TD1 avevo dato 8, a TD2 non riesco a dare più di 7.
    (mi pare ovvio che siano buoni voti, che però vanno in contrasto con gli ottimi o i pessimi che di solito vengono affibbiati alle due stagioni).

    Detto ciò, passo all’aspetto che più mi ha colpito del tuo post: la riflessione sulla sceneggiatura di Pizzolato e sulle pieghe date a TD2.

    Dici una cosa verissima e bellissima quando dici che bisogna lodare uno showrunner quando decide di azzardare e innovare senza rimanere fossilizzato sugli stilemi narrativi del suo primo successo. Pizzolato ha saputo abbandonare la sua coperta di Linus e diventare grande: questo è vero, ne concordo con te e hai fatto bene a sottolinerlo.

    Ovviamente però il cambiamento non è però di per sè indice di miglioramente.

    Se in TD1 c’era una dicotomia tra i personaggi: uno massimamente stereotipato (poliziotto di provincia, padre di famiglia, fedifrago, etc) l’altro assolutamente sui generis e geniale (praticamente uno Schopenhauer armato di cartellina per gli appunti e pistola che per diletto fa il detective); al contrario in TD2 i personaggi sono tutti molto stereotipati, soprattutto i 3 poliziotti che sono tutti complessati e sfasati per le solite storie (corruzione, droga, difficile rapporto coi genitori, la guerra, tendenze omosessuali nascoste). L’unico personaggio un po’ fuori dai binari è Frank Semyon ma purtroppo è un boss dalle tendenze e dai comportamenti francamente poco credibili.

    Non aggiungo altro che già sono andato clamorosamente OT però, come sai, l’aspetto creativo e puramente letterario celato dietro a un film o a una serie mi intriga molto e non riesco a non parlarne 😀

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  3. COMMENTO UNICO per DATRAVERSA e LAPINSU’.
    Lapinsù e Dave, rispondo ad entrambi con un unico commento (non è una nuova frontiera della pigrizia…) alle vostre stupende osservazioni, che sono davvero il modo migliore di condividere idee ed opinioni e sono (se mai ce ne fosse bisogno) la risposta più efficace e la dimostrazione della bontà di quanto ho scritto sul mio post riguardo agli opinion leader.

    Ho deciso di rispondere con un commento unico, perché le osservazioni che fate sono insieme alle mie la perfetta circumnavigazione della serie.

    Parto da voi e poi procedo…

    Concordo con Dave sul come la sceneggiatura della seconda serie faccia arrivare lo spettatore in modo all’apparenza “disordinato” alla scena madre, di cui entrambi (io e Dave) riconosciamo però la grandiosità tecnica e rilancio: secondo me Pizzolatto non è un bravissimo sceneggiatore televisivo ma un ottimo scrittore ed un bravo romanziere ed un geniale creatore di storie; queste caratteristiche lo mettono spesso di fronte a colpi di genio assoluti, alla creazione di ritratti personali fenomenali  (ve lo immaginate un intero film, molto noir e molto decadente, tutto incentrato solo sulla storia personale del character di Frank Semyon, celebrato proprio da Dave sul suo interessantissimo post “Frank Semyon, il personaggio che fa la differenza”? Pensate cosa sarebbe accaduto di “quella” storia in mano ad un regista con i controcazzi come i fratelli Coen…), ma anche a dei buchi di ritmo ed alla mancanza di coerenza stilistica (non dimentichiamoci ciò che ha detto, ad esempio, Zack a proposito del meraviglioso single-take della prima stagione… “La scena più inspiegabile di sempre della tv americana. E’ apparsa all’improvviso, completamente “out of nowhere” e ha spiazzato il mondo intero. Lo hanno già detto tutti ma è vero, questa sequenza non ha nulla a che fare con la televisione, questa sequenza appartiene di diritto al mondo del cinema”…

    Il sospetto è che grazie a Pizzolatto abbiamo una serie come “True Detective”, due stagioni con dei personaggi meravigliosi (ma incompleti), una narrazione creativa (il time-shift della prima stagione la circolarità della giostra dei tre personaggio nella seconda), la non ovvietà (pur nei cliché, ma è l’anima del noir ad essere così…) delle soluzioni narrative finali, ma non è grazie a lui che abbiamo le due scene madri delle due stagioni, ma è grazie ai due registi.

    A Lapinsù va il merito di aver dato del character di Rusty la forse migliore definizione che io abbia mai letto, ossia “uno Schopenhauer armato di cartellina per gli appunti e pistola che per diletto fa il detective”, così come è evidente che il suo (di Lapinsù) spirito narrativo-romanzesco (avete visto i suoi post? Più che articoli sembrano racconti brevi, pillole letterarie…) lo ponga sempre di fronte all’analisi dello script e questo perché verosimilmente Lapinsù quando guarda un film o una serie inconsciamente pensa a come avrebbe scritto lui quella scena che sta guardando e giudica di conseguenza.
    Ebbene si, i personaggi di “True Detective Season 2” sono più stereotipati e forse qualcuno anche poco credibile, ma in realtà, pensiamoci bene, chi è davvero il personaggio più realistico, più verosimile di tutte e due le stagioni?

    La risposta non può che essere il detective Hart, perché le sue azioni, le sue pulsioni e soprattutto le sue reazioni agli accadimenti sono quelli di una persona vera, debole, vigliacca, ma con la voglia di essere eroe, almeno per un giorno, timoroso di perdere la serenità tranquillizzante del ménage familiare ma pronto a tradire la donna che ama tra le cosce di una giovane sessualmente più appagante (per inciso, pur comprendendo la volontà iconoclasta di profanare la virtuale verginità dell’amica di Percy Jackson, a me risulta incredibile che si possa preferire questa squinzia alla Monaghan…).
    Tuttavia un serial basto su un personaggio come Hart sarebbe stato orribile, perché privo del fascino folle del collega o dell’epicità di Semyon o della sensuale combattività introversa della Bezzerides o della conturbante bellezza maledetta e sessualmente indecisa di Woodrugh (in cui l’omosessualità non è vissuta come scelta serena e consapevole, ma come vergogna da cui rifuggire di fronte ai commilitoni, ai colleghi, alla propria madre ed alla propria donna, di cui per altro finge di essere eccitato solo grazie al viagra): insomma Hart sembra un quadro del Picasso del periodo blu, in cui l’artista faceva rappresentazioni anatomicamente impeccabili (da accademia) del corpo umano, prima di distorcere tutto con il suo cubismo, quasi a dirci “ok, vi ho mostrato che so disegnare in modo quasi fotografico, ora posso fare quel che cazzo mi pare?”.

    Grazie ragazzi per i vostri commenti e continuate ad essere così!

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    • Kasa questo commento non mi permette di rispondere e approfondire perché hai detto tutto tu, davvero. Hai completato ed ampliato il tuo articolo, partendo dai nostri commenti, per poi spiegare con precisione e maestria il background di True detective. Ancora complimenti.

      P.S. un film dedicato a Frank Semyon ed al suo oscuro passato… è arrivato il momento di scrivere a Pizzolatto e alla HBO.

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      • Grazie di cuore Dave, ma il mio post ed i vostri commenti sono secondo me davvero quello che di più bello potrebbe esserci nel cosiddetto web 3.0: una continua condivisione senza prevaricazione ossia un’utopia, sigh!
        L’idea del film diretto dai Coen e scritto da Pizzolatto tutto dedicato al personaggio di Frank Semyon è l’immagine che mi è subito venuta in mente mentre mi stavo emozionando leggendo il tuo articolo che ho citato nel commento: la capacità di suscitare emozioni ed idee è tutta tua e devi esserne fiero!

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        • Su WordPress ho trovato tanti appassionati, come te e Lapinsù, con cui condividere le mie opinioni, con cui discutere di ogni aspetto di un film o una serie tv, ma anche di un fatto di cronaca non necessariamente legato al mondo del cinema e dello spettacolo. È questo il modo giusto di sfruttare il Web.
          Ovviamente non posso fare altro che ringraziarti per i complimenti, mentre mi preparo a contattare personalmente i Coen e Pizzolatto 😉

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  4. Ah, Kasa, tu mi leggi come un libro aperto (anche perchè un libro chiuso come lo vuoi leggere????)
    Il punto focale è solo uno per me: la credibilità. Bada bene: non verosimiglianza. Credibilità.
    Voglio dire: credo nella Forza e nel Flusso Canalizzatore, credo pure nei Transformers. Non sono uno che si fa tanti problemi, insomma. Sono disposto a credere nell’inverosimile e nell’imipossibile, purchè sia raccontato in maniera credibile. E se td1 l’ho trovato credibilissimo, td2 l’ho trovato un po’ meno credibile. Che poi sto qui a cercare di paccare il capello in 2, ma resta il fatto che a questa stagione gli ho dato 7,che non è proprio un votaccio….

    E ci vedi giusto anche quando hai scritto: Lapinsù quando guarda un film o una serie inconsciamente pensa a come avrebbe scritto lui quella scena che sta guardando e giudica di conseguenza.
    Se quando guardo un film o una serie mi viene il pensiero “ma io avrei fatto così…. quello l’avrei spostato di là…” allora significa che qualcosa non mi torna, come se vedessi un quadro di Piero della Francesca con una prospettiva imprecisa.
    Se quando racconti una storia dai tempo al tuo spettatore di pensare a come la stai raccontando, allora è probabile che ci sia qualcosa che non va nel tuo racconto perchè non sei riuscito a catturare TOTALMENTE l’attenzione. Poi, per carità, può trattarsi anche di un spettatore particolarmente cagacazzi (come me): l’importante è esserne consapevoli.

    Se posso vorrei chiudere con una postilla proprio su Pizzolatto, che tengo a precisare conosco solo come showrunner di TD e non ho mai letto un suo romanzo.

    Le trame di TD (sia 1 che 2) a mio modo di vedere non sono molto originali: pedofili, serial killer,esoterismo, corruzione, commistione tra politica e mafia. Son tutti argomenti già visti e più o meno approfonditi in tante altre salse. Ciò che era molto innovativo è stato lo stile narrativo della prima serie, di questo gli va dato atto.

    Vabbè, ora basta fare le pulci: smetto i panni del cagacazzi e rimetto quelli di sempre, che francamente li preferisco pure 😀

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    • Aaah, Lapi! E’ dura la vita dello scrittore… noti cose che agli altri sfuggono e se le fai notare ti guardano con gli occhi sgranati come per dirti “cosa volevi che facesse il personaggio?” e tu sei là che pensi che in realtà lo sai cosa vorresti che avesse fatto , ma lasciamo stare…
      Senza proseguire a togliere pulci, concludo che sono d’accordo sul fatto che per Pizzolatto lo stile e le tecniche narrative superano la qualità del soggetto, ma in realtà, come dire… è tutto molto complicato!!

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  5. Quando si tratta di mettere da parte i ricordi dei bei tempi andati e di focalizzarsi sul nuovo, sul sequel che prima ancora di esistere dichiara esplicitamente di voler essere altro rispetto all’originale e per questo vuole essere preso per quello che è, senza pregiudizi, io sono il primo a non avere problemi. Ho avuto tantissime discussioni con amici e conoscenti incentrate proprio su questo (anche per quanto riguarda lo stesso TD2). Sembra impossibile, ma c’è ancora tanta gente che proprio non ci arriva, si rifiuta di capire e finisce per rifiutare di tutto solo perché diverso dall’originale, dal primo, da quello bello. E allora anche i lavori migliori, i più onesti e i più volenterosi finiscono ingiustamente nel cesso, o peggio ancora nel dimenticatoio, solo perché le persone si rifiutano di pensare prima di aprire bocca.

    Chiusa questa piccola premessa, dalla quale avrai intuito che concordo pienamente con tutto quello che hai detto tu in questo fortissimo post, devo dire che il mio giudizio complessivo della serie è leggermente inferiore al tuo. Ma proprio leggermente. Mi spiego meglio.
    True Detective 2 mi è piaciuto molto e come serie non può che essere promossa a pieni voti, anche per il solo fatto, come dicevi tu, di voler osare e fare qualcosa di diverso dalla prima stagione. In più il livello tecnico si mantiene altissimo e si nota il grande sforzo produttivo (non dimentichiamo che siamo sempre in casa HBO).
    Tuttavia ci sono stati diversi difettucci che mi hanno dato non poco fastidio durante la visione di questa seconda stagione. Come dicevo sopra, sono disponibilissimo a mettere da parte la prima stagione per concentrarmi su questa e vederla per quello che è, tuttavia, è stata proprio questa stagione a rimarcare più volte il legame con la prima, a riportarci con la mente a quell’atmosfera lì, a quegli eventi lì e a quei personaggi lì e a forzare quindi un confronto perso in partenza.
    Uno dei problemi più gravi della serie secondo me sta proprio nel fatto che si percepisce troppo la volontà dell’autore di ricreare lo stesso mood della prima stagione, o meglio lo stesso mondo spietato all’interno del quale i nostri protagonisti non sono che delle pedine quasi insignificanti con il destino già scritto addosso e che poco possono fare per cambiarlo. Non è stata una scelta sbagliata di per sé, anzi mi è sembrata un’ottima idea sulla quale sviluppare una serie antologica. Purtroppo, però, non tutti i momenti sono riusciti come si sperava e molti mi sono sembrati troppo finti, troppo macchinosamente costruiti e quindi artificiosi.
    Ma è comunque innegabile che il fascino della serie rimane grande e complessivamente quel mondo lì è sempre degno di essere esplorato. Come quelli della prima stagione, sono anche questi dei personaggi immischiati in una guerra troppo più grande di loro, una guerra dalla quale è impossibile uscirne vincitori. L’unica battaglia che possono vincere è quella personale, quella contro se stessi e per se stessi, quella che combattono per le persone che amano.

    Un altro problema piuttosto serio e che non mi aspettavo di riscontrare sta invece nella scrittura dei personaggi. Abbiamo quattro protagonisti, tutti tristissimi, con la loro tragica storia e i loro problemi personali, insomma tutti personaggi che vogliono essere Rust e nessuno che vuole essere Marty. Ovviamente non parlo di effettive somiglianze tra i personaggi delle due serie, ma mi riferisco più all’insieme, alla chimica tra i quattro protagonisti di TD2 che non è la stessa di quella tra Rust e Marty, che come ti dicevo ha contribuito molto a rendere epica quella serie, dove il secondo aveva la funzione importantissima di rendere speciale l’altro. Qui no, qui tutti vogliono essere speciali e quindi escono fuori personaggi di cui non frega una mazza a nessuno (Paul Woodrugh; si riscatta solo nel settimo episodio, soprattutto in quel finale bellissimo che ci sbatte in faccia la sua morte inevitabile e spietata e per la quale non vengono fatte cerimonie) e personaggi con le peggiori battute e di conseguenza le scene meno riuscite, seppur non le più noiose (Frank Semyon; parte della colpa, però, va anche a Vince Vaughn che a mio avviso, e con mio sommo dispiacere, recita piuttosto male; per fortuna si salva anche lui con gli ultimi due episodi).
    Chi spacca i culi sono Rachel McAdams e Colin Farrell. D’accordissimo sulla potenza e bellezza della McAdams (era dai tempi del primo Sherlock Holmes di Ritchie che volevo vederla in un ruolo così tosto e cazzuto) e del suo personaggio che parte bene e cresce sempre di più nel corso della stagione, ma secondo me il personaggio migliore della serie è quello di Colin Farrell. Credo che il suo Ray Velcoro sia il personaggio con cui sia più facile empatizzare, il più crediible, il più interessante e quello scritto meglio. E il buon Farrell è fenomenale, è palesemente una spanna sopra gli altri e regge sulle sue spalle tutto il peso di una stagione che in alcuni momenti avrebbe rischiato di crollare se non fosse stato per lui.
    Comunque sì, ho parlato per lo più delle cose negative, ma ci tengo a sottolineare di nuovo che ho apprezzato molto TD2. Un buon inizio, un po’ di indecisione a metà stagione e poi un finale in crescita a partire dal sesto e già bellissimo episodio. Ah ho dimenticato di commentare la scena della sparatoria, ma non c’è molto da dire, mi trovo abbastanza d’accordo con te, una scena fantastica. Posso solo aggiungere che è il caso perfetto che dimostra le intenzioni della serie e l’ostinazione a voler rimandare alle atmosfere di TD1 (come dicevo più su): una scena che fa il verso a quella della prima stagione, ma che non cerca assolutamente di superarla o nemmeno di eguagliarla; vuole essere sé stessa, ma allo stesso tempo ci ricorda da dove viene.

    Chiedo scusa per il pippone immenso, ma credimi non vedevo l’ora di parlarne con qualcuno!

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    • Come faccio sempre con le cose che scrivi tu, ho preso il tuo commento, l’ho letto attentamente, come facevo con i miei testi universitari, l’ho assimilato, digerito, quindi, come mi insegnava il prof, l’ho rielaborato, destrutturato, smontato, guardato nelle sue componenti (come fanno i personaggi ultrafighi dei cinecomic, quando prendono, da una simulazione grafica al computer di una foto bidimensionale, un frammento lo sollevano in aria e muovendo le mani come dei Maghi merlino degli anni 2000 lo ruotano sui tre assi e scoprono l’America…).

      Ecco io faccio sempre così con i tuoi commenti, che sono sempre più complessi e pieni di sottotesti dei tuoi post: perché questi ultimi sono la sintesi in polvere dei tuoi pensieri, la botta finale al cervello che ti da la droga sintetica prodotta dai tuoi ragionamenti, da sniffare mentre li leggi.
      Perché, se non fosse abbastanza chiaro il concetto, quando leggo post come quello che hai scritto su “Via con il vento” mi sento un po’ come Mia, la moglie di Marsellus Wallace, dopo che ha tirato la roba che Vincent Vega teneva in tasca per se stesso…
      I commenti no, mi ricordano i discorsi che facevo con i miei amici e colleghi al dipartimento di italianistica e le infinite conversazioni post-esame che facevo con gli assistenti quando ero studente a Bologna.

      Questo, in particolare, mi ha dato una particolare soddisfazione proprio per le implicazioni semantiche e mi ha ricordato un bellissimo episodio del passato, quando diedi l’esame di Semiotica con Umberto Eco (oggi si fa a gara a smontarlo, ma a suo tempo era davvero un grande innovatore…) ed alla fine della mia esposizione, Eco mi guardò da dietro gli occhialoni e mi disse: “Bene giovanotto, adesso datti il voto… se te lo darai troppo basso, sarà peggio per te, perché così resterà sul libretto, se te lo darai troppo alto mostrerai una pessima capacità di giudizio critico su ciò che hai appena detto, che io ho ascoltato e giudicato e tu lo sai… quindi, se vuoi evitare che lo annulli, cerca di centrare il bersaglio…”.
      Fantastico, ero felicissimo e spaventato.

      Due sensazioni che ho avuto anche mentre leggevo il tuo commento, perché ti ho visto scriverlo e pensarlo “in progress” e perché in realtà, dietro le negatività che esponevi su “True Detective 2”, raccontavi assieme tutti i veri motivi del perché andava vista ed apprezzata e questo ci porta ad aver raggiunto lo stesso pianerottolo dello stesso condominio, giungendo da due scale diverse e mentre salivamo, ci guardavamo attraverso il vetro e contavamo i gradini.
      Quindi, grazie per le belle parole, sia quelle rivolte a me, sia alla serie.

      P.S. Se metti assieme il mio post ed i commenti tuoi, di Dave e di Lapinsù e li assembli tutti assieme viene fuori una recensione di “True Detective” che i giornali si sognerebbero, anzi, come direbbe il poeta… ’Sti cazzi!

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      • Assolutamente sì, ‘sti cazzi! Bellissimo. Grazie Kasa! Grazie per le bellissime parole e per i riferimenti alle tue esperienze passate che mi hanno fatto emozionare e inorgoglire. Ma più di tutto, non smetterò mai di dirlo, non puoi capire la gioia di essere pienamente compreso da qualcuno. Sembra una cosa banale e/o melodrammatica, ma fidati che non mi capita spesso, molte volte le mie parole vengono malintese, lette con superficialità, oppure con i paraocchi e quindi ognuno ci legge solo quello che ci vuole leggere.
        Ovviamente non mi interessa più di tanto ricevere ragione per ogni cosa che dico, perché la ragione è degli stolti. A me interessa essere capito e non frainteso e in questo senso mi hai dato più soddisfazione di tutti e non smetterò mai di ringraziarti!

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    • E ovviamente mi stai salutando con la mano fuori del finestrino dell’auto pompatissima, mentre stai volando, con quei rallenty infiniti, nei quali il protagonista fa in tempo ad uscire, montare sul cofano, scaricare un intero caricatore del suo fucile automatico d’assalto, inviare un post di commento dal suo smartphone, rimontare in auto appena in tempo per atterrare incolume.
      Saluti a te, grandissimo!!

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