Kasa Shots – True Detective Serie 1, Episodio 4: six minutes sequence shot

Birds on True DetectiveQuesta non è una recensione di “True detective“ prima serie, perché è già stato detto di tutto e di più su questa fiction, sulla sua storia labirintica che si snoda avanti ed indietro per due decenni distinti, sul coraggio dello sceneggiatore di ammettere che alla fine esista solo un’unica storia da raccontare anche se in forme diverse (“light versus dark – luce contro buio” racconta Rusty a Marty), sui paesaggi piatti di quella Lousiana misteriosa, verde, paludosa, umida e razzista, sulle perversioni sessuali e sull’esoterismo demoniaco, sulle mostruosità alla Cthulhu come lo Yellow King (Re Giallo), sui monologhi di Rusty e la sua idea di circolarità del tempo (“everyone is destined to relive the same aspects over and over again – ognuno è destinato a rivivere gli stessi aspetti più e più volte”, usando l’impersonale, ma in realtà parlando di sé e del suo tragico passato), sulla consapevolezza finale dei due personaggi di essere solo partecipanti inconsapevoli di una storia molto più grande di loro, ma soprattutto sulla magnifica interpretazione dei due attori protagonisti (Matthew McConaughey, nei panni del detective Rustin Cohle e Woody Harrelson, in quelli di Martin Hart), assolutamente in stato di grazia per questi ruoli.

True-Detective-6-MInutes-Single-Shot-07No, in questo post non parleremo di nulla di tutto questo perché vuole essere specificatamente solo un elogio sperticato ad una delle sequenze più belle mai realizzate in una fiction Tv ed uno dei momenti più emozionanti mai trasmessi, anzi, diciamo pure i 6 minuti di televisione forse più sorprendenti mai trasmessi negli States.
Questo post è altresì speculare e complementare con quello che pubblicherò a brevissimo, contenente l’omaggio ad una sequenza, per alcuni aspetti simile (simbolicamente ma non cinematograficamente), presente nella seconda stagione di questa fiction e di cui (a differenza di quel che faccio adesso) mi permetterò di entrare più nel merito.
True Detective 6 MInutes Single Shot 01Non voglio, quindi, discutere ora delle polemiche che stanno accompagnando il giudizio estetico e qualitativo di questa stranissima fiction antologica (per la cui struttura dichiarata, viene ad ogni stagione cambiata sia la storia che l’intero cast, lasciando intatto solo lo showrunner e scrittore Nic Pizzolatto), ma voglio invece parlare di quel genere di spettacolo grandioso, quel prodigio visivo che solo una scena perfetta ti può dare, che salta letteralmente agli occhi quando si guarda un film o una serie televisiva e di cui anche lo spettatore meno accorto e non abituato, ad osservare le tecniche di ripresa cinematografica o televisiva, ne intuisce la maestosità .

True-Detective-6-MInutes-Single-Shot-04La scena a cui mi riferisco e di cui ci occupiamo questa volta è il pazzesco piano-sequenza di 6 minuti, realizzato da Cary Joji Fukunaga per il quarto episodio della prima stagione di “True Detective”.
Non è semplicemente una sequenza fantastica per l’incredibile sforzo produttivo e recitativo che c’è dietro, ma è anche un meraviglioso esempio di quella coerenza stilistica che per tutti gli episodi della serie ha accompagnato la regia del maestro giapponese e la potente sceneggiatura di Pizzolatto, con al centro del suo cuore il tempo, nella sua declinazione e nel suo sfasamento (time-shift), in quella continua conversazione tra gli archi temporali del 1995 e del 2012, tra passato e presente (scandita dalle sessioni di interrogatorio) e lo spazio, in cui tutto si svolge, compreso il viaggio (on the road) lungo le strade della Lousiana e lungo il fiume.

True-Detective-6-MInutes-Single-Shot-08Tutto questo è come racchiuso in un’ampolla di significanza di questo piano-sequenza, un distillato di spazio-tempo compresso, una vicenda narrata con tutti i suoi protagonisti (Rustin Cohle, il poliziotto ex-infiltrato dell’anti-droga e verosimilmente ex-tossicodipendente per lavoro, insieme ai bikers del Texas che rivendono le metanfetamine), gli accadimenti, le strade, le case degli spacciatori e dei residenti e poi l’uscita finale dal pattern filmico, la fine della sequenza, il ritorno al ritmo ed alla cadenza della narrazione abituale, con un unicum che non si ripeterà nella serie e che non aveva alcun precedente nelle puntate prima di questa, non casualmente posto alla fine del quarto episodio (“Who Goes There – Cani sciolti”), esattamente a metà della serie (di otto episodi) o se vogliamo in cima alla curva del climax, con alle spalle il crescendo di tensione ed azione e di fronte a sé lo scioglimento della matassa ed il rallentamento dell’hype, fino alla quasi completa smorzatura finale, nelle sequenze esterne all’ospedale ed i monologhi conclusivi sul bene ed il male.

True Detective 6 MInutes Single Shot 02Nella specifica poetica narrativa della prima stagione di “True Detective”, questo episodio (intitolato giustamente “Chi va laggiù”) è una discesa negli inferi, è lo sporcarsi le mani di fango, è la descrizione del lavoro sporco che fanno gli infiltrati, quel ricoprirsi di petrolio oleoso che deve subire chi sceglie per amore dell’indagine di calarsi nei panni di un criminale.

True Detective 6 MInutes Single Shot 04Ed è proprio un fuoco infernale (quello del Lynch di “Fire with me”) che devono attraversare entrambi i protagonisti per cercare di ritrovare il sospetto serial killer, una sorta di barriera rivelatrice, un varco attraverso cui i nostri poliziotti titolari dell’indagine passano e si rivelano: il nichilista Cohle (a cui sembra che nulla importi del mondo che lo circonda, ma che non lo rinnega o non lo tradisce) e l’ipocrita Hart (che appare inserito nella comunità, amante delle convenzioni, ma che assieme è adultero ed alcolizzato), entrambi accomunati dall’essere per un istante dei kamikaze che si tuffano nel baratro.

True-Detective-6-MInutes-Single-Shot-09Ma non solo: nelle prime tre puntate erano state date da Pizzolatto delle tracce narrative per aiutare lo spettatore a ricostruire quel passato quasi mitico che Cohle aveva avuto per quattro anni consecutivi come agente speciale nella lotta al traffico di stupefacenti e soltanto poco più di un make-up ad hoc ed una recitazione introversa ed ermetica avevano accompagnato quello script, ma ora, a metà del viaggio investigativo e spirituale, il santone di tutte le devianze, il poeta di questo “Mexico City Blues” kerouachiano, il regista Fukunaga ci mostra un riassunto della vita di Rustin in quegli oscuri quattro anni e così la sequenza diventa anche uno squarcio illuminante su quel passato.

True-Detective-6-MInutes-Single-Shot-10In quei 6 minuti il nostro cuore di telespettatori batte in silenzio, quasi fermo, perché viviamo con il detective tutta la sequela degli avvenimenti, perché sappiamo sin dall’inizio che il furto andrà male ed assistiamo alla meraviglia del montaggio interno alla scena (una delle caratteristiche sintattiche che rendono un long-take un piano-sequenza), in cui tutto viene narrato in modo chiaro e cristallino malgrado la concitazione degli accadimenti, i colpi sparati, i primi morti, la gang del quartiere che si comincia a radunare ed il gruppetto dentro la casa di periferia diventa così l’archetipo degli sceriffi assediati nel far west cinematografico, con la folla di criminali fuori, i killers che vogliono ucciderli, ma il confine tra bene e male è qui più confuso e così con esso la fuga: la telecamera riprende tutto senza interruzione, fermandosi negli angoli coperti insieme ai fuggitivi ed il loro prigioniero (vittima, carnefice, collaboratore), scavalcando le recinzioni con gli attori ed è un miracolo che vada tutto a buon fine.

Cary-Fukunaga-director-of-014Sentite cosa ha detto lo stesso Fukunaga il 17 marzo del 2014, nell’intervista a Paul MacInnes, giornalista del “The Guardian” a proposito della nostra sequenza: “One of the most difficult things about the 1995 storyline in terms of danger is that we see Hart and Cohle in 2012 so we know that neither of them die. The question was: how do you create a feeling of dread and suspense? (una delle cose più difficile del raccontare l’arco temporale del 1995 in termine di trasmettere il senso di pericolo è che noi vediamo Hart e Cohle anche nel 2012 e quindi sappiamo già che nessuno di loro due è morto. La domanda era: come possiamo creare una sensazione di pericolo imminente?)”.
Ovviamente il nostro sequence shot è stata la risposta.

Jane Eyre Fukunaga versionCary Fukunaga non era regista nuovo alla tecnica di riprese “oner” (in una sola volta), visto che le aveva già usate con grande discrezione (il pubblico spesso non si accorge nemmeno dell’espediente, ma percepisce ugualmente una partecipazione più diretta e coinvolta nell’azione) in “Jane Eyre”,  la versione cinematografica del 2011 del classico di Charlotte Brontë (tradotto in film e fiction non so più quante volte), curata dal nostro regista, su uno script pluripremiato della sceneggiatrice inglese Moira Buffini.

True-Detective-6-MInutes-Single-Shot-06Una sequenza così, in ogni caso, non s’improvvisa (come dimostra la mappa realizzata dall’ottimo sito di analisi “Visu” da cui ho tratto l’immagine riportata sopra): dalla scelta della location, fino alla costruzione di una copia identica, in tutti i particolari, della casa dove si svolge l’azione e nella quale stunt-man ed attori hanno provato e riprovato, sparato colpi di arma di fuoco e  buttato sassi dalle finestre (per calibrare i lanci e le cadute), tutto è stato preparato in modo meticoloso, allenando la troupe, gli attori e la crew degli effetti speciali, in un modo che ricorda moltissimo le prove teatrali, dove dentro la stessa scena non ci sono mai stacchi per definizione e tutto è sempre in diretta.

True-Detective-6-MInutes-Single-Shot-05Fukunaga aveva predisposto anche soluzioni alternative, direzioni diverse da far prendere all’operatore di steady-cam ed agli attori, qualora qualcosa fosse andato storto, ma alla settima ripresa tutto andò liscio ed il regista ed i produttori hanno alla fine regalato a tutti noi questa pagina indimenticabile di grande televisione.

Ora godiamocela ancora una volta per la gioia dei nostri sensi


In questo post abbiamo presentato un estratto dalla fiction

Kasa-Shots-Logo-Web-ColoreTrue Detective TV SERIES Episodio 1×04“, USA, 2014
Titolo “Who Goes There (Cani sciolti)
Regia: Cary Joji Fukunaga,  sceneggiatura: Nic Pizzolatto


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18 pensieri su “Kasa Shots – True Detective Serie 1, Episodio 4: six minutes sequence shot

  1. La prima stagione di True detective è, per me, un gioiello, un capolavoro che dovrà essere ricordato nella storia della televisione. Perché è tutto perfetto, dall’insolito scenario della Louisiana all’intreccio tra la storyline del 1995 e quella del 2012, dalla recitazione dei protagonisti ai personaggi, complessi, in continua trasformazione, dalla regia e dalla fotografia immersiva ed evocativa ai monologhi “filosofici” di Rust fino ad arrivare alla riflessione finale sul conflitto tra bene e male.

    Arrivato alla fine della quarta puntata, nel momento centrale, topico della narrazione, ecco quei sei minuti di piano-sequenza, con la tensione palpabile che cresce. Quando vidi questa monumentale scena per la prima volta rimasi letteralmente ipnotizzato di fronte allo schermo, totalmente rapito dalla situazione, dalla fuga di Rust, con la confusione, paradossalmente mostrata con una precisione estrema, causata dall’intervento della polizia e della gang del quartiere. In tutto questo l’ansia e la capacità di improvvisare spingono Rust ad imboccare letteralmente la strada giusta per salvarsi dal conflitto a fuoco come dal suo tormentato passato. Non trovo parole migliori di quelle che hai usato tu nell’articolo per elogiare ed analizzare questo capolavoro. Direi che un Kasa Shot su questa scena non poteva assolutamente mancare.

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    • Okay, Dave… Ogni volta mi spiazzi…
      Commenti come questi arricchiscono decisamente il mio blog: quando parli in questo modo, hai una marcia in più… non sono solo elogi (graditissimi, sempre, sia chiaro, perché aiutano ad andare avanti ed a continuare a scrivere per il solo piacere di condividere), ma sono delle mini-recensioni!
      Condivido (ovviamente non solo l’apprezzamento per la serie, ma anche e soprattutto la tua analisi della fiction in sé ed in particolare della sequenza da me citata e da te così bene conosciuta da aver osservato ed annotato la meccanica dei movimenti di Rusty.
      Tutto giusto, assolutamente!!
      Una bellissima scena come questa non implicava anche un giudizio di livello altissimo per tutta la stagione, ma concordo con te anche su questo, anche se penso fosse chiaro dalle mie parole che ho amato questa fiction!
      In particolare, mi è rimasto nel cuore l’ascendenza letteraria (dettaglio che ho citato anche nel Kasa Shots dedicato alla seconda stagione che ho scritto insieme a questo e che manderò on-line a brevissimo) della sceneggiatura: si sente la mano di un romanziere sia in questa serie, sia nella seconda (forse anche di più, anzi senza forse…); questo non rende una serie necessariamente “più bella” ma certamente meno ovvia, più ragionata, meno “telefonata”, come accadde a suo tempo per l’archetipo di tutte le serialized (“The Sopranos”) e come recentemente per “Fargo”.

      Grazie Dave, perché ci sei sempre e grazie perché (come amo ripetere a te) “lo fai maledettamente bene!”

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      • Grazie mille Kasa, ma sono i tuoi post che permettono a chi commenta di argomentare in modo approfondito, grazie ai numerosi spunti che sei in grado di offrire. Interessante riflessione sulla sceneggiatura, di livello molto alto in entrambe le stagioni di TD (anche se, come ho già detto in altre occasioni, la seconda ha qualche pecca, soprattutto se confrontata alla prima, ma nonostante questo resta sempre uno script di altissimo livello). Per non parlare della complessità dei personaggi, scritti in modo magistrale.

        Ora non mi resta che aspettare il Kasa Shot della seconda stagione!

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        • Siccome non sto parlando ad una persona qualsiasi, ti anticipo subito che sono d’accordissimo con te: specificherò da subito, nelle prime righe del nuovo post, che anch’io trovo la seconda stagione molto bella ma non all’altezza della prima (ma questo non per i motivi di diversità dalla prima per la quale questa seconda è stata ingiustamente letteralmente fatta a pezzi!).
          Quindi sottoscrvo il tuo “ha qualche pecca, soprattutto se confrontata alla prima, ma nonostante questo resta sempre uno script di altissimo livello”.
          Mi troverai assolutamente in linea.
          Bye

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          • Ovviamente quando dico “soprattutto se confrontata alla prima” non intendo dire che la seconda stagione sia meno bella della prima perché “diversa” (anzi sono felice della diversità di stile narrativo). Le pecche nella sceneggiatura sono altre, sono legate soprattutto ad alcuni intrecci della trama leggermente meno curati e più tendenti allo stereotipo. Però la seconda stagione di True Detective resta, in ogni caso, di alto livello.

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            • Che il tuo giudizio leggermente negativo sulla seconda serie (nel senso di “molto bella ma non straordinaria”) fosse come il mio NON BASATO sulla banale irritazione per un diverso approccio stlistico in confronto alla prima, mi era molto chiaro già dal tuo ottimo post, che avevi pubblicato il 18 di questo mese: per altro non potevo aspettarmi di meno da te che non sei MAI stato uno spettatore banale.
              Paradossalmente, con il mio commento di prima, non volevo “fugare dei dubbi” sulle tue intenzioni ma sulle MIE! Volevo ossia specificare che ANCH’IO come te ero per così dire “immune” al banale confronto non estetico ma di similitudine…

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  2. La scena più inspiegabile di sempre della tv americana. E’ apparsa all’improvviso, completamente out of nowhere e ha spiazzato il mondo intero. Lo hanno già detto tutti ma è vero, questa sequenza non ha nulla a che fare con la televisione, questa sequenza appartiene di diritto al mondo del cinema e questo post (ma che lo dico a fare!?) gli rende giustizia e ne espone splendidamente le caratteristiche.
    Eppure non è la cosa più bella di True Detective (almeno secondo il sottoscritto) e questo la dice lunga sulla grandezza di questa serie.

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    • Assolutamente d’accordo: penso che nelle righe iniziali del post (quelle in cui sentenziavo di non voler fare una recensione abbia in realtà fatto capire cosa, ad esempio, è per me ciò che rende davvero grande “True Detective”…
      La sequenza è, come ho scritto, un UNICUM, qualcosa che non c’era prima nelle altre puntate e che non si ripeterà, un momento e se vogliamo un “regalo” che Fukunaga si è fatto ed ha fatto…
      Io penso inoltre che questa sequenza straordinaria, oggetto del post, sia testualmente parlando ancora più decontestualizzata della seconda, di cui parlerò nel mio prossimo post: entrambe sono degli eventi isolati ed hanno un significato più estetico che narrativo (la seconda più strutturale).

      “True Detective” come fiction raggiunge secondo me la meraviglia con la narrazione, intesa come non solo come storia (plot) ma anche serializzazione del time-shift, del rendere i characters quasi degli eroi picareschi che vincono battaglie in una guerra eterna contro i mulini a vento, che non sarà mai da loro davvero conclusa e di cui non vedranno quindi l’esito, perché essa scavalca gli esseri umani ed entra nel territorio degli archetipi… Luce e Buio, Bene e Male…

      Scusa se comincio a filosefeggiare e gradirei con tuttom il cuore leggere cosa ne pensi: sai che non bluffo se dico che tengo molto alle tue opnioni…

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      • Premetto che ho visto la prima stagione solo una volta, in contemporanea con la messa in onda in america e quindi non ne ho un ricordo freschissimo come ce l’ho invece per la seconda stagione. Quindi non voglio entrare troppo nel dettaglio perché già so che appena me la rivedrò una seconda volta tornerò qui gasatissimo ad insultarmi per i troppi pochi complimenti che ho rivolto alla serie.

        La prima stagione di True Detective è un capolavoro assoluto (la seconda no), tra le migliori serie tv americane mai realizzate.
        L’unica nota pseudo-negativa che mi sento di fare (ma non lo chiamerei mai un difetto) è che la trama di per sé, quindi togliendo di mezzo l’aspetto tecnico/narrativo e i contenuti filosofici ed emotivi, non è originalissima, né per il cinema né per la tv. Ma questo non è mai stato un problema, l’importante alla fine è sempre vedere come queste storie vengono raccontate. E infatti da questo punto di vista l’aspetto narrativo di True Detective è pazzesco e direi che supera anche la meraviglia.
        Non solo i due piani temporali vengono alternati e gestiti perfettamente, col giusto ritmo ed equilibrio, ma i personaggi stessi e la trama giocano proprio esplicitamente sul concetto stesso del raccontare (Rusty racconta la storia in un modo e noi contemporaneamente vediamo che in realtà è andata diversamente) e quindi del tempo (come dicevi tu), rendendo quella che poteva sembrare una scelta registica come le altre (appunto quella di alternare due piani temporali) una scelta in realtà funzionale al racconto, una scelta motivata e pensata già in fase di scrittura. E questa coerenza interna è un altro degli aspetti che fa capire l’intelligenza e il talento di chi ci ha lavorato e che rende questa una serie a dir poco epica.
        Insomma l’aspetto tecnico della serie era fenomenale, ma la forza di True Detective secondo me era proprio quell’eterna battaglia di cui parli tu che i nostri protagonisti affrontano a testa alta pur sapendo che non ne vedranno mai la fine. Non mi dimenticherò mai quella sensazione che provavo durante la visione di tutti gli episodi, quell’alone sovrannaturale onnipresente che angosciava e rendeva suggestiva qualsiasi scena, qualsiasi inquadratura, che fosse silenziosa o parlata, ferma o in movimento. Quel senso della dannazione e della rassegnazione costantemente addosso ai nostri eroi costretti a vivere in un mondo marcio e ormai completamente perso. Il tutto condito dalle straordinarie incursioni di Rust Chole con i suoi pipponi filosofici estremamente affascinanti, perché inusuali, estremi, forse anche giusti (ormai diventati un altro cult a sé) e che per di più trovavano coerenza nel comportamento e nello stile di vita dello stesso Rust.
        Ma il perno sul quale girava tutta la serie e che le ha permesso di restare in piedi fino a volare altissima è proprio il rapporto tra Rust e Marty. La strana coppia, due personaggi diversissimi, uno un po’ pazzo, l’altro un po’ più “normale”, ma entrambi con una precisa personalità, ben scritta e splendidamente resa da due attori che più in forma di così io non lo so. Due personaggi che presi singolarmente sarebbero stati ottimi in qualsiasi contesto, ma che insieme raggiungono una potenza devastante.

        Scusa se ci ho messo tanto a rispondere ma nel pomeriggio studiavo con un amico e volevo prendermi il mio tempo per risponderti a dovere.

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        • Epocale!
          Se questo fosse stato un normale post di recensione, il tuo commento, opportunamente modulato, sarebbe andato a finire dentro il post stesso, come per Coscarelli ed i Wachowski… e sai che lo avrei fatto!

          Infatti, aldilà delle lusinghe, di cui non te ne fai nulla perché sei superiore a questi mezzucci patetici di imbonimento, concordo pienamente con te su tutte le osservazioni, soprattutto sull’opportunità con cui Pizzolatto ha costruito l’espediente narrativo delle due realtà romanzesche, così come dei due archi temporali, del passato e del presente dell’indagine ed anche anche dei personaggi stessi e su tutto l’immutabilità del destino contro cui vale pena comunque di combattere.
          E’ un buon giorno per morire, potrebbe essere il pay-off della loro indagine e giù a rimestare nel torbido…

          Penso che il monologo finale di Rusty fuori dell’ospedale (quello che i più cretini hanno saltato o velocizzato nella visione) sia in questo senso la cifra che mancava allo spettatore per comprendere quella battaglia che definivo picaresca e donchisciottesca ed alla fine le due personalità così diverse si uniscono nella missione (martirio?), come cavalieri della luce contro i demoni del buio, come i fratellini Winchester delle prime stagioni o Roland il cavaliere del ciclo di King.

          Tuttavia continuo a pensare che l’ascendenza letteraria sia il vero motivo della bellezza di questa fiction e spero (in realtà è retorico, perché ne sono certo) che ti troverò con lo stesso animo aperto (sveglio e profondo) quando posterò il Kasa Shots dedicato ad una sequenza della seconda serie,che anch’io insieme all’amico Dave, ho definito inferiore, ma che vede sempre il predominio della scrittura sulla semplice affubalazione scenica.

          Grazie per esserti inoltre ritagliato uno spazio di tempo libero (sempre meno sempre più prezioso) dopo gli studi solo per rispondermi…

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          • Ho cercato il più possibile di non commentare la seconda stagione proprio perché voglio gustarmi al meglio la discussione sul post che a essa dedicherai. Ma siccome mi tenti te lo dico: a me la seconda stagione è piaciuta e neanche poco, ma la trovo molto inferiore alla prima. Sottolineo MOLTO. E non dico altro, attendo con ansia il tuo post!

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  3. Partiamo con i complimenti a quest’uomo (tu, kasa) che tutti abbiamo imparato ad amare e che tutti amiamo sempre di più. Perfetto come sempre ragazzo, anche se sto giro mi sento fuori luogo perché non conosco la serie. Buuuu, lo so, ma sai che le serie tv non sono il mio campo, tolte battlestar galactica, doctor who, lost, garo, spazio 1999, l astronave orion, farscape, insomma tutta roba che non si fila piu nessuno perché son vecchie. Ecco dicevo, le serie non sono il mio campo e quindi devo glissare e stare nell angolo, però ti ho letto lo stesso, ho apprezzato tantissimo, e mi sono commosso davanti alla citazione di fuoco cammina con me. E circa td, la scena che riporti e’ decisamente epica. Un salutone amigo

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    • Ogni tuo apprezzamento è carburante per il mio motore!
      Malgrado tu non abbia visto la serie di True Detective, hai ugualmente letto il mio post e visto la scena: un omaggio che mi onora, assolutamente!

      A proposito delle serie che hai citato, immagino che tu abbia in Dvd anche la versione integrale (in due meravigliosi cofanetti) della sublime serie “UFO-Shado“, quella britannica, che quando arrivò in Italia fu parzialmente censurata perché le gonne delle ragazze addette alla consolle della base Luna erano troppo corte…
      Questa era la mia preferita, sigh!
      ufo

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        • “Le fantastiche avventure dell’astronave Orion”… scherzi? Quello fatto uscire dalla Cecchi Gori in doppio disco una decina di anni fa? Un must!

          Su UFO, scusa se insisto, ma devo chiederti una soddisfazione personale, da appassionato ad appassionato… so che ti piacerebbe… anche perché Gerry Anderson, dopo aver passato una vota tra le marionette in televisione nei programmi per bambini, con show come “Supercar” e “Stingray”, con UFO realizzò la sua prima serie adulta di fantascienza: l’organizzazione SHADO deve difendere la terra dagli alieni cattivi che arrivano con i loro ufo sul nostro pianeta.
          Praticamente il papà di tutte le fiction sui dischi volanti!!
          Quindi, Lupo, rendimi felice, ti prego ed accetta di guardarti questo minuto e venti secondi di trailer, contenente la spettacolare sigla di apertura e poi per favore dimmi se non è una perla!

          Tra l’altro il nostro Gerry, dopo aver fatto dei piccoli gioielli per la Tv britannica come i film “Attacco alieno”, “Oltre lo spazio-tempo” e “The Day After Tomorrow (Into Infinity)”, ha infine nel 1976, insieme alla moglie Sylvia, iudeato e prodotto le due stagioni di “Spazio 1999”!!!
          Un genio!

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  4. Davvero ti ha soddisfatto? Sono appagato… I Wachos danno sempre grandi soddisfazioni e come dicevi tu loro sono avanti, sempre!
    Ti è piaciuto invece il trailer che ti ho linkato qui sopra?

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