Maledetti vi amerò: le pecore e gli Opinion Leader

SheepsQuesto post nasce da una necessità morale e filosofica, maturata da tempo (ne è testimonianza il mio stesso vecchio post su Hans Zimmer e Gustave Flaubert) e scatenata dalla lettura dall’articolo di Arpio83 sulla seconda stagione di True Detective: in quella sede, il nostro blogger se la prendeva con il patetico fenomeno dello spostamento in massa di giudizio aprioristico di buona parte del pubblico, influenzato dai dictat e dalle sentenze (vere condanne o assoluzioni) degli opinion leader.
Ovviamente mi associo nel deprecare questo malcostume, che rende gli spettatori sempre più simili a dei tubi digerenti deambulanti (identificando le loro funzioni primarie, mangiare e defecare, nel significato stesso della loro esistenza).

Cahiers-du-cinemaQuando parliamo di opinion leader non parliamo di critica cinematografica e televisiva vera, non parliamo ossia del pensiero libero e consapevole che da sempre parla di ciò che vede, ascolta, mangia o prova, attraverso organi di stampa, fanzine, riviste specializzate, forum o altro (basti pensare a quanto ha fatto per il bel cinema una rivista di critica specializzata come il celeberrimo “Cahiers du cinéma”), ma parliamo di social network, della faccia sporca del web 2.0, parliamo quindi di snobismo, di superficialità, di image-marketing e di rigetto del mainstream, come uno spauracchio da temere ed evitare.

MansonLa regola è semplice, basti pensare ad un esempio musicale tra i tanti: finché nessuno conosceva i Marilyn Manson e Brian Hugh Warner era solo un rampante esponente della scena industrial-metal della Florida, la loro musica era considerata accettabile, anzi grandissima e più il cantante scandalizzava i benpensanti più era grande, ma non appena sono diventati famosi allora non erano più così eccezionali, ma solo bravi; poi hanno cominciato davvero a fare schifo, ma quando se ne sono usciti alla fine del 2014 con il singolo “Deep Six”, una piccola perla piena di vita, la loro condanna  a morte nel web era già stata decretata e questo perché, purtroppo, chi ascolta musica spesso non ascolta davvero, ma si limita a collezionare pezzi, in quanto è “cool” averli sentiti ed averli scaricati ed averli pronti sul proprio player del piffero, ma le chart sono fatte da altri, che dicono cosa ascoltare, cosa è per l’appunto “cool” e cosa invece non lo è.
Stessa regola per le fiction televisive, dove, anzi, si rasenta il delirio dell’antipatia nello specifico caso della fiction di “True Detective”.

True-DetectiveIl 12 Gennaio del 2014 la HBO se ne venne fuori con la prima stagione di “True Detective”: un bel 60 minuti a puntata, almeno due attori di una bravura indescrivibile (Matthew McConaughey e Woody Harrelson recitarono in pieno stato di grazia, in modo così sentito che sembrava lo stessero facendo per la loro stessa salvezza!), una regia mostruosamente meticolosa, al limite del barocco e nettamente anticonvenzionale per un serialized statunitense (avremo modo di parlare meglio del lavoro svolto da Cary Joji Fukunaga in uno dei miei prossimi Kasa Shots) ed una sceneggiatura circolare, sfasata su due piani temporali e più archi, con lampi di genio e  contorsioni narrative incardinate da quella sorta di coro da tragedia greca che erano gli interrogatori fatti, ad anni di distanza, agli stessi poliziotti titolari della prima indagine; un lavoro mastodontico ed anche uno sforzo produttivo coraggiosissimo (ogni volta che negli States si esce dalle molto più liberal città e si entra nella provincia vera, quella della “pancia”, quella delle sacche di razzismo, ignoranza ed oscurantismo, si rischia grosso e le majors lo sanno bene, come lo sanno gli amici delle stesse, perché molti dei voti al congresso arrivano proprio da là ed hanno la forma del colesterolo a mille e del sessismo di campagna).

True-Detective-01Beh, il poliedrico Nic Pizzolatto (che alle spalle aveva qualche racconto di successo ed il robusto romanzo “Galveston”) aveva deciso insieme alla HBO di rinnovare in modo serio il genere televisivo serialized: lo fecero diventare showrunner di un serial antologico, di netta ascendenza letteraria (lo script la fa da padrone, come nei “The Sopranos”), cambiando cast e storia ad ogni stagione.
Questa la premessa di “True Detective”, poi arrivarono gli attori, sensazionali, come dicevo prima e la regia dell’incredibile maestro giapponese.

True-Detective-02Il successo fu immediato e virale, ma limitato comunque ad un platea già allenata ai movimenti di macchina spiazzanti e complessi (ellittici e circolari, ampi, narrativi, con montaggio interno alla sequenza, una vera chicca), ai dialoghi crudi, alla sospensione del giudizio morale, all’ambiguità caratteriale; una platea che non si accontentava dei soli procedural in cui un uomo ed una donna o una squadra multietnica catturano ogni settimana lo stronzone di turno che osa minacciare il perfetto sistema giudiziario e sociale americano.

True-Detective-03Quindi il successo fu veloce e netto ma navigò e si propagò anche come un virus attraverso la rete ed arrivò in Italia, ovviamente in lingua originale; poi arrivò Sky e tradusse la serie ed allora quella schiera di impavidi coraggiosi che avevano passato le notti cercando di capire qualcosa della trama intricata e di farsi piacere una serie indubbiamente dal linguaggio difficile e dalla sintassi lenta si sentì in qualche modo “tradita”: tutta quella fatica per essere “cool” ed ora la prima massaia di Gorgonzola che ha la pay-tv (magari con un pacchetto combinato al centro-commerciale dal marito, che avrebbe voluto vedere solo campionato italiano, bundesliga, premiere league, campeonato brasilerio e balle varie) poteva godersi in poltrona il loro mantra della sofferenza?

FargoQuanta rabbia che covavano i fighetti del serial “tanto-bello-ma-lo-devi-vedere-in-inglese-perché-in-Italia-chissà-quando-cazzo-arriva”: allora bisognava trovare qualcosa di nuovo, ma stava già arrivando tutto in italiano; bisognava fare in fretta, perché la malvagia balena del mainstream stava inghiottendo ogni cosa, mescolando nella sua pancia serial come “Fargo” insieme alle repliche de “I Cesaroni” ed allora arrivarono gli opinion leader, i puristi del cazzeggio, i cavalieri templari del Sacro Ordine del Voi Non Capite Niente, quelli che guardano la ragazza più bella sul pianeta attraversare la strada (senza degnarli di uno sguardo) e si lamentano della sua camminata apprentemente senza grazia; ebbene questi puristi difensori del sacro vincolo, prendono l’assioma fantozziano e definiscono “True Detective” una cagata pazzesca.

Tengoku-to-jigokuBoom! La bomba era stata rilasciata e la stronzata megagalattica detta: la peculiarità della serie viene annullata (nessuno si ricorda più che era una serie antologica), la visualità anomala fatta passare per confusione, il ritmo destrutturato come in un film di Kurosawa (presente “Tengoku to jigoku – Anatomia di un rapimento” del 1963, in cui tutta l’azione è nel primo tempo e nel secondo c’è solo riflessione? All’opposto di un film statunitense?) diventa insopportabile lentezza e così via.
Gli opinion leader erano partiti all’attacco e la élite dei puri e duri aveva di nuovo fatto terra bruciata e si godeva l’odore di vittoria e di benzina, come il colonnello Kilgore in cima alla collina disboscata dalle bombe al napalm in “Apocalypse Now” .

Zerocalcare-01Persino uno dei più bravi ed intelligenti fumettisti italiani, il grandissimo Zero Calcare (ogni Lunedì c’è gente in rete che aspetta di leggere, pubblicato da “Wired” gratuitamente, il verbo dell’artista aretino e romano di adozione) si accoda al carrozzone dei vincitori e spara a zero sulla fiction, ma il suo ha il sapore già mainstrem della critica condivisa, così come tutte le sue opere di satira di costume non sono mai davvero un’avanguardia, ma consapevolmente la geniale rappresentazione ironica e beffarda di sentimenti condivisi.

True-Detective-04Voglio precisarlo e dirlo molto chiaramente: io apprezzo tantissimo l’artista Zero Calcare ed ogni volta rido delle sue gag e rifletto sull’intelligenza della sua satira ed in più lo stimo molto come persona, perché ha molto coraggio ed anche il lavoro che fa con le carceri italiane è non solo lodevole ma raro; tuttavia è un opinion leader e le sue parole non sono più, da anni, le parole di una persona qualunque, perché un mare di derecrebrati aspetta ogni volta che qualcuno dica loro ciò che è bello  e ciò che è brutto, in modo da criticare o lodare qualcosa in gruppo, senza sentirsi mai soli né quando si schifa qualcosa né quando la si apprezza.

Ortolani-01Discorso analogo per uno dei miei fumettisti preferiti: Leo Ortolani, il cui blog (Come Non Detto) è per me costante fonte di divertimento, per le acutissime osservazioni del maestro Ortolani, per le sue gag e soprattutto per le sue meravigliose recensioni cinematografiche a fumetti, sempre dissacranti, sempre meravigliosamente caustiche ed ironiche al limite dello sberleffo; il suo fumetto più famoso, “Rat-Man” è probabilmente il supereroe Marvel più bello e creativo, certamente il più venduto ed è titolare di un percorso evolutivo incredibile, zigzagando tra i generi ed i timbri stilistici con fiera capacità di equilibrio e grandissima maestria.

Ortolani-02Il successo travolgente della sua creatura fumettistica ha reso negli anni il suo autore un guru, ascoltatissimo e praticamente idolatrato dai suoi fan ed ogni sua parola o disegno viene fatto rimbalzare nel web tra i nerd ed i meno nerd (perché non si dimentichi che l’immaginario culturale con cui Ortolani è cresciuto è quello dell’età d’oro dei comics supereroistici, ossia quella di Stan Lee e Jack Kirby): questo ha reso Ortolani un potentissimo opinion leader, tanto che la sua definizione a fumetti del diverso mood di affrontare la traduzione in film di un comic tra Marvel e DC è diventata praticamente legge (gaudenti giocherelloni i primi, soffertoni e tenebrosi i secondi).

Ortolani-03Inevitabile che anche i suoi giudizi negativi (tali nella stragrande maggioranza dei casi, per la regola aurea che una stroncatura fa ridere, mentre un elogio no) pesino sulla fama che un film ha in Italia tra il suo pubblico (che è, ripeto, vastissimo) e così anche le etichette applicate: il problema è che le sue recensioni sono talmente intelligenti e spassose che si finisce per ridere anche quando se la prende con film che abbiamo noi stessi trovato belli e nei commenti ai post di Ortolani si legge di persone che, pur discordando con una sua eventuale stroncatura (pochissimi e coraggiosi), ammettono di aver riso a crepapelle!

Insomma, un potere demoniaco, semi-divino di convincimento: ogni volta che esce una recensione di Ortolani, il giorno dopo su WP c’è un nutrito gruppo di blogger che riprende le sue idee e le fa proprie in pseudo-recensioni molto emotive e poco appassionate, ma soprattutto poco tecniche e molto copiaincollate.

HungerAvete tuttavia mai sentito di crociate condotte da opinion leader contro la lentezza dei film di Steve McQueen?
No, ovviamente, anche se un film come “Hunger” (splendido per altro) aveva un piano-sequenza con un’inquadratura statica di più di 10 minuti solo di dialogo tra due persone una di fronte all’altra.
I film di Steve McQueen, però, non si erano mai macchiati dalla gravissima onta di essere divenuti mainstream e quindi erano immuni dagli attacchi dei templari opinion leader (ovviamente il successo e gli oscar ricevuti con l’ultimo “12 Years a Slave” hanno attirato l’attenzione delle “sentinelle” che hanno sentito odore di mutante cattivo e sono pronte ad attaccare…).

Bronenosec-PotemkinArriviamo adesso all’esempio degli esempi: la celeberrima battuta con cui il personaggio di Paolo Villaggio, in un rigurgito di stanchezza e frustrazione per le angherie subite, definisce uno dei capolavori assoluti del cinema mondiale, ovvero “Bronenosec Potëmkin (La corazzata Potëmkin)” del 1925 di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, una “cagata pazzesca”.
Ebbene, da quel giorno al cinema e nelle settimane, nei mesi, negli anni e nei decenni a venire, il film di Ėjzenštejn non si è più liberato da quella terribile etichetta, usata costantemente soltanto da chi non ha mai visto il film in questione, ossia quasi tutti.

Questo è il segreto degli opinion leader: prendere la massa di pecoroni, mostrargli qualcosa che non conoscono, descriverlo in modo succinto (un riassuntino per bambini deficienti, come avviene nel web quando si parla di una fiction o di un film) ed accantonarlo sul guardaroba con una bella etichetta: fatto!

Regista?
Chissà cosa fa oltre a stare seduto su una sedia con il suo nome dietro o a presenziare ai cocktail party ad Hollywood…
Sceneggiatore?
Ma tanto è tutto deciso a tavolino…
Gli effetti speciali?
Bah, fatti al computer, facile, mica come una volta che il sangue era rosso vivo e ti sporcavi ed altre cazzate…
Le musiche?
Sono tutte uguali, poi Zimmer è il peggiore…
Gli attori?
Se è bello e solare è somaro, se è tenebroso si può prendere in considerazione… le donne poi se sono belle non possono essere anche brave, a meno che non siano francesi… meglio vecchie e rugose oppure cubane o argentine allora sono brave anche se sono belle, ma le tette devono essere piatte se no non sono più brave…

Interstellar-01Dio mio quanti luoghi comuni ritrovi nei blog e nelle versioni online delle riviste (termine che assume oggi un significato di verità ancora più forte del suo etimo).
In continuazione provo disgusto nel leggere soloni che pontificano senza sapere davvero di quello che parlano, sparando sentenze con il gusto da osteria del commento dissacratorio e non rischiando di fare brutte figure, perché essi parlano dal trono di una testata blasonata: quando su “Il Post” uscì a suo tempo una feroce critica del capolavoro di Nolan “Interstellar” mi volli fare del male e lessi tutto, compresi i commenti e quanta pena provai nel mio cuore, non tanto per quel borioso giornalista che non aveva palesemente la minima idea di cosa fosse un film (non dico come si giri, ma nemmeno come si guardi!) e si limitava a parlare di fisica, quanto per le entità a base carbonio “brainless” dei suoi lettori che si assiepavano ringraziandolo con frasi del tipo “Grazie, non ho ancora visto il film, ma dal trailer già pensavo fosse una cagata ed ora grazie a lei eviterò di buttare i soldi del biglietto”.
Cosa? Ma perché non usiamo gente così per concimare i campi di soia?

Interstellar-02Questo è quello che possono creare degli opinion leader ubriachi di potere, che usano il pubblico come un pifferaio usa i suoi topini, trasformando lo spettatore in un lemming che non vede altro se non che il baratro da cui precipitare.
No, io non ci sto a questo gioco stupido e preferisco restare con il mio spirito critico, la mia cultura fatta non di studi ma di fiction e film visti e rivisti, con la gioia di riconoscere gli attori da un film all’altro, con il piacere di immaginare le difficoltà produttive del girare scene ambiziose o nell’ermeneutica dei testi cinematografici che ti porta a sviscerare lo script che sta dietro una magnifica scena di dialogo o una sequenza mozzafiato.

Time is a Fucking Tesseract

Si, io continuerò ad arricchirmi con la lirica deliziosa di Giorgia Penzo, la voglia sincera di esplorare di AGamer, la cultura quadridimensionale di Jacob89, l’ironia post-moderna di Sherazade, la riflessiva e spiazzante leggerezza di IsolaFenice, la presenza e la costanza di Andrea Ussia, la splendida e simmetrica videoludicità e mangacità di Shiki & The Butcher, la letterarietà e la generosità di Gianni, la visione elfica ed appassionata di Silmarien, la cultura letteraria mai ovvia di Alessandro Cruciani, l’irriverenza epicurea e post-beatnik di Tiols, l’eleganza dello scibile di Dario Russo, l’imprescindibile visione dell’Amazing PizzaDog, l’educata e colta gentilezza del solare ed enciclopedico Wwayne, la sincera nerditudine del poliedrico Arpio83, la crudele bellezza sofisticata di Lenny Nero, l’irruenta passionalità e la profondità geniale dello sguardo di Zack, l’approccio filosofico ed assieme lieve di Nathan Quaranta, la perfetta passione di Michael, la sintonia intellettuale e visiva di Gianluca Rinaldi, la continua evoluzione del vulcanico e bravissimo Datraversa, il coraggio indipendente ed il pensiero laterale di Tads, la magnifica splendida penna e l’irrinunciabile vulcanica simpatia dell’amico Lapinsù, la fresca e bella brillantezza di Andrea Evangelisti, la grandiosità delle cannonate fantastiche del mio amato guru LupoKattivo.
Questi e tanti altri che non ho citato per maleducata dimenticanza o precoce senilità, sono i miei soli ed unici opinion leader!


 

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64 pensieri su “Maledetti vi amerò: le pecore e gli Opinion Leader

  1. Grazie della citazione iniziale e di quella finale! Sai come farmi contento 🙂
    Articolo brillante e preciso. Purtroppo il fenomeno Opinion Leader è ormai diffuso come un oceano. Certamente, a volte possono anche avere ragione su delle cose, quello che però “sfastidia” è (per me) tendenza dei seguaci a non mettere in dubbio “il verbo”. Dopotutto il bello di tutte le forme d’arte, è quello di poter avere pareri personali dettati dal gusto (anche se esistono cose che sono oggettivamente brutte…in ambito cinematografico mi viene da pensare a Hercules, la leggenda ha inizio).
    PS: non ho mai conosciuti nessuno che legga tanto quanto Alessandro Cruciani…almeno fino a un annetto fa 😉

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          • Eccomi, la vita fuori dal computer mi tiene impegnato, ma sto preparando un post sulla mia estate letteraria e forse uno – giusto a proposito – su una serie tv che ha catturato il mio interesse. Il fenomeno che citate nella blogosfera e non solo fa disastri, annulla le criticità personali e il caso di True Detective, della seconda stagione di True Detective è lampante. Gran bel post Kasa, quello che muove gli opinion leader e che spesso gli fa sparare sentenze azzardate che smuovono oceani di critiche arrabattate è l’aspettativa che hanno su un prodotto: se si aspettano grandi cose, nove volte su dieci si troveranno di fronte una ciofeca, se invece partono con poche speranze, ecco a voi il capolavoro della stagione. Lo trovo un po’ riduttivo come modo di pensare… comunque Kasa grazie per la citazione e buona giornata!

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              • In molti scrissero a suo tempo sulla prima stagione di TD, quando era ancora inedita in lingua italiana (lodandola) ed in molti ne hanno scritto poi alla sua traduzione italiana (disprezzandola).
                In molti ora stanno commentando la seconda, senza però il gap temporale tra i cultori dell’originale e gli attendisti della versione italica perché la differenza temporale di messa in onda è stata molto minore, ma la cosa interessante è la straordinaria mancanza, per ora, di una vera voce forte sulla seconda stagione: gli opinipon leader stanno dormendo…
                Dal mio piccolo canto, io farò due post non di recensione, ma di lode sperticata a due sequenza particolari, scelte una dalla prima ed una dalla seconda stagione, a mio avviso speculari e simboliche.
                Vorrei ossia parlare dell’aspetto registico e non testuale, anche se qualche accenno a questo secondo aspetto sarà inevitabile.
                Spero di non essere frainteso come un blogger che vuole fare a gara con chi come te ha annunciato un post a riguardo.

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                • ahah no no nessun fraintendimento, nessuna gara, anzi il mio post sarà su tutt’altra serie. Attenderò il tuo post con interesse! Alla prossima Kasa

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            • Grande Alessandro! Si parla molto di te e della tua insaziabile fame di lettore… sarebbe un piacere conoscerti e chissà, in un altrodove ed altroquando, no si può mai dire!
              Per ora ti lascio con un saluto ed un abbraccio virtuale!

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  2. Ma insomma oggi vuoi proprio farmi commuovere!!! 😀 un commento da urlo da me e una super citazione nel tuo intelligentissimo e stuzzicante post…che’ e’ un super post!!! Verissimo cio’ che dici, penso che i blog e i loro blogger siano una buona cosa della nuova internet-era. Da quando leggo wp ho praticamente abbandonato tutta la critica “ufficiale”; mi fido solo dei ” miei” recensori bloggers… Ma non andra poi a finire che pure questi diventeranno a loro modo e nel loro emisfero, opinion leader?!? E’ un cane che si morde la coda?!? No? Si? Resteremo liberi ed indipendenti ?!? 😉 grandissimo kasa

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  3. Positivo e negativo. Attivo e passivo. Propositivo e attendista.
    E’ un gioco vecchio e francamente io sono sempre stato da una parte sola.

    Sai Kasa, se io te ci incontrassimo e ti dicessi “non andare a vedere quel tale film perchè è una cagata pazzesca” e poi infarcissi il tutto con qualche battutina divertente io avrei vita facile: tu ti fidi del mio giudizio, il film non lo vedrai e quindi io avrò sicuramente ragione. La mia sarebbe una ragione passiva, dettata da una posizione negativa.
    Al contrario se ti dicessi: “vedi quel tal film, perchè è veramente bello, fa emozionare e blablablabla” mi metterei in discussione perchè se poi quel film tu lo vedessi potresti non essere d’accordo con me e, comunque, tornerai da me per dirmi “ehi, avevi ragione” oppure “ehi, ma non capisci niente proprio eh…”. In questo caso non avrò ragione, però sarò stato positivo: l’obiettivo raggiunto sarà stato quello di condividere un’esperienza con te e magari pure il piacere che ne è scaturito. E’ un attività più impegnativa ma, per quel che mi riguarda, molto più appagante. ++

    Poi, per carità, ci sta stroncare un film – io stesso lo faccio spesso – perchè non sono tutti belli sia chiaro. Però farlo solo per il gusto di farlo o solo per essere “alternativi” è veramente squallido.
    Più chhe opinion leader direi stupid leader (dove stupid si può riferire sia a chi fa il leader sia ai coglionazzi che gli danno retta)

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    • Vangelo Lapinsù, vangelo!
      Per mettersi in gioco ci vogliono le palle, ma, come diceva il personaggio del Colonnello Nathan R. Jessep in “A Few Good Men” interpretato da Nicholson, qualcuno deve fare il lavoro sporco e duro e quel qualcuno siamo noi…

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  4. Mi lasci senza parole, davvero. I complimenti, la citazione alla fine tra i tuoi “opinion leader” mi inorgoglisce. Quindi GRAZIE, col cuore.

    Condivido ogni parola del tuo articolo. Bisogna fare una premessa: è SEMPRE necessario vedere con i propri occhi un film, una serie tv, un programma e chi più ne ha più ne metta, per giudicarlo. È stimolante leggere o ascoltare il giudizio degli altri, senza farsi influenzare però, magari per poi confrontarsi, argomentando le proprie affermazioni, motivando i propri giudizi SEMPRE. Non bisogna seguire e condividere completamente un’opinione o un giudizio solo perché si considera importante, o perché si è affezionati a colui che ha “emesso la sentenza”. Inoltre se un giudizio stronca o elogia qualcosa senza spiegare il motivo dell’elogio o della stroncatura stessa, senza approfondire la propria opinione personale, rendendola utile, chiara e soprattutto unica, allora il giudizio perde completamente importanza e significato. Diventa un semplice “mi piace” o “mi fa schifo”. E spesso questo tipo di giudizio, usato da diversi blogger e opinionisti, nasce, come hai detto tu, da un’opinione di massa, che sia un elogio o una stroncatura. Ci sono sempre più “Opinion Leader” che, avendo un gran numero di fan, inteso nel senso peggiore e più infantile possibile, riescono a condizionare tutti i loro seguaci, pronti ad insultarti se vai contro l’idea del loro idolo. La cosa peggiore è quando hai un’idea conforme alla massa, ma che hai maturato da solo, che sei in grado di approfondire ed argomentare, perché in quel caso ti viene quasi naturale trattenerti dall’esprimere quell’opinione, correndo il rischio di entrare a far parte di una massa di pecoroni con cui non vuoi avere niente a che fare. La critica diventa valida solo argomentando, restando sempre fedeli alle proprie idee, che, in realtà, possono anche cambiare, ma solo se ciò avviene in modo naturale dopo il confronto con altri e/o dopo un attento ragionamento PERSONALE.

    Grande articolo Kasa, nel frattempo l’attesa per il post su True Detective cresce!

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  5. Siamo decisamente in sintonia, sia tu , sia Lapinsù, sia gli altri che stanno commentando… ed ora ovvio che fosse così, perché non a caso siete i miei opinion leader!
    Comunque sei tu ad avermi lasciato senza parole, con un commento che ha la forza espositiva e la tensione morale di un articolo ed avresti potuto serenamente farne uno proprio su questo argomento e con le tue forti argomentazioni!
    Quando si disserta su i mali costumi, prevale il tuo animo da giornalista e si sente!
    Grazie dei complimenti, Dave!

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  6. Troppo buono kasabake, troppo buono! 🙂 Ti dirò che sono discretamente immune alle sirene degli opinion leaders che stroncano i film o i telefilm bellissimi, perché il mio atteggiamento è esattamente l’opposto del loro: io sono uno spettatore poco esigente, e quindi tendo ad apprezzare non solo i film che piacciono a tutti, ma anche quelli che non piacciono a nessuno, quelli ai quali neanche il cinefilo più benevolo riuscirebbe a dare più di 4. Per esempio, negli ultimi giorni mi sono bevuto uno dietro l’altro i seguenti film:

    The Prince – Tempo di uccidere
    Setup
    Hard Rush
    The Package
    Freelancers

    Sono tutti film d’azione, con dei non attori come Dolph Lundgren, 50 Cent o addirittura qualche avanzo dei ring di wrestling. Se vai a cercarli su imdb, scoprirai che nessuno di questi film è andato anche solo vicino alla sufficienza. Eppure per me ciascuno di questi film è stato godimento allo stato puro. In particolare Hard Rush e Freelancers, perché avevano una sceneggiatura di qualità davvero insospettabile per un film d’azione.
    Tornando alle serie tv, te ne consiglio una davvero imperdibile: The Unusuals. Durò solo 10 puntate, ma io la adorai perché rispettava i canoni tradizionali del genere poliziesco (l’indagine, la complicità tra i poliziotti, le possibili strategie per incastrare il colpevole eccetera) ma allo stesso tempo introduceva qualcosa di nuovo, ovvero l’esilarante ironia che permeava praticamente ogni scena.
    Altra digressione. Il genere “poliziesco comico” in ambito letterario ha come massimo esponente (anzi, che io sappia come unico esponente) il grandissimo Joseph Wambaugh. Di lui ti consiglio Hollywood Station e Hollywood Crows: mi hanno fatto ridere così tanto che a distanza di anni ne ricordo ancora molte battute. Hollywood Crows poi oltre alle battute ha anche una trama finissima, è davvero un libro che ti resta dentro.

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    • La cosa meravigliosa del tuo bellissimo commento è che è esattamente come ti ho definito io e come emergi anche dal tuo blog e dai tuoi interventi: solare, intelligente ed enciclopedico!
      Le citazioni che hai fatto sono pazzesche ed io stesso (che spesso sono molto aperto e curioso, ritrovandomi a guardare l’inguardabile…) le avrei altrimenti snobbate se non fossero provenute da te…
      La verità è che bisogna essere aperti e guardare in modo rilassato e non preconcettuale praticamente di tutto, salvo poi discernere le cose più belle, ma mentre del capolavoro, in genere, tutti si avvedono, delle perle nascoste nel letame pochi si accorgono!
      Tempo fa vidi una commedia canadese carinissima, che mi è rimasta nel cuore “Starbuck (533 figli e non saperlo)“… pensa la sorpresa quando fu poi fatto dallo stesso regista il remake con il Vince Vaughn di “True Detective“… oppure la strana sensazione di rivedere Ciclope degli X-Men (James Marsden) nella commedia “27 Dresses (27 volte in bianco)“…
      Insomma è un po’ il bello della vita ed il segreto per far perdurare l’amore, perché come dice Tom Robbins, lo stralunato scrittore di “Still Life with Woodpecker (Natura morta con picchio)“, due sono i fatti più importanti di cui egli è venuto a conoscenza: 1. “Tutto ne è parte”; 2. “Non è mai troppo tardi per farsi un’infanzia felice”…
      Grazie di cuore Wwayne

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    • The Prince – Tempo di uccidere l’ho visto pure io.
      Non che mi sia proprio piaciuto, questo no, però ha il suo perchè e fa il suo onesto mestiere.
      L’unica cosa che non mi sono spiegata è cosa centri Bruce Willis in un film del genere. E non è nemmeno il primo di questo bassissimo rango in cui si svilisce. Sta facendo la stessa fine di Nicolas Cage, ma mentre Cage mi sta solo simpatico, a Bruce Willis voglio proprio bene e non mi va di vederlo ridotto così in basso…
      John McClane non può sputtanarsi così.

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      • Io invece mi sono innamorato di lui dopo averlo visto in Tutto può cambiare, che è senza dubbio il film più bello che abbia visto negli anni 10.
        The Normal Heart non l’ho ancora visto, ma ho scoperto che c’è anche Matthew Bomer, che io ricordo con affetto per la sua presenza in una delle pochissime serie tv che abbia guardato in vita mia, la superba White Collar. Devo proprio darci uno sguardo. Grazie della dritta kasabake! 🙂

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      • Anch’io ti anticipo uno dei miei prossimi post: Joker – Wild Card. Ho deciso di pubblicare la recensione di questa perla quando uscirà il dvd: pubblicarlo adesso, con il film già uscito dalle sale ma non ancora disponibile in formato video, non avrebbe molto senso. Aspetto a gloria la tua recensione di Tutto può cambiare allora, e grazie ancora per avermi fatto scoprire quel filone d’oro di action movies! 🙂

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    • Caro Lapinsù, sappi che è partito tutto da te. Appena ho visto che avevi votato The Prince – Tempo di uccidere su imdb, sono andato alla pagina imdb di quel film. Scorrendo in basso, sono arrivato alla sezione “People who liked this also liked…”, e da lì ho pescato gli altri 4 titoli che ho citato a kasabake. Anzi, ne ho pescati anche altri 2: La battaglia dei dannati e Streets of Blood. Il primo non l’ho ancora visto; il secondo l’ho visto stamattina, ed è stata un’altra goduria. Non bello quanto Hard Rush e Freelancers, ma ad avercene di action movies così.
      Concordo con te comunque sulla deriva della carriera di Bruce Willis. Ma a me fa sempre piacere vederlo sullo schermo, quindi per me la sua presenza è sempre un di più e mai un di meno.
      Ah, sto anche esaurendo la filmografia di un altro attore a me caro: Mark Ruffalo. L’altra settimana ho visto Tutti gli uomini del re, e mi è piaciuto proprio tanto. Del resto, può essere brutto un film con Mark Ruffalo? 🙂

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      • Ruffalo è un genio recitativo ed anche un grande uomo che ha saputo reagire con forza alle sventure della vita.
        A parte le sue parti ovviamente più celebri e straordinarie (come Hulk negli “Avengers” o Toschi in “Zodiac” di Fincher), io l’ho personalmente adorato in “View from the Top (Hostess tra le nuovole) ” ed in “Thanks for Sharing (Tentazioni irresistibili) ” a fianco della divina Gwyneth Paltrow, per non parlare del suo ruolo in “13 Going on 30 (30 anni in un secondo) ” insieme all’altra grandissima Jennifer Garner (che si guarda con gli occhi a cuore, sempre) o della parte del pasticcione quasi irriconoscibile di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” che mi si blocca la tastiera quando devo scrivere il titolo italiano… ma la parte che più mi ha toccato nel cuore, sia per la profondità del tema, sia per la sua interpretazione è stata quella dello scrittore omosessuale Ned Weeks che lotta contro la disinformazione volontaria sulla pandemia del virus HIV in “The Normal Heart” fiction Tv HBO…
        Un titano.

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  7. Oh, giusto, comunque grazie anche per il fatto che hai citato altri blog che non conoscevo (beh pochi in realtà, perché più o meno li conoscevo tutti! 🙂 )
    Una piccola cosa sui trailers dei film: ma chi li fa sa che cosa sta facendo? No perché voglio dire, io non ricordo un trailer che parlasse del film di cui era trailer, salvo forse quelli Pixar e simili, che oltre al film avevano fatto anche il trailer!

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  8. Paura, Gianni!
    Mi sono sentito leggere nel pensiero… Era l’argomento di cui stavo dibattendo con un curatore di Bad Taste proprio oggi pomeriggio… i trailer… come i manifesti o i titoli delle edizioni italiane… sempre tutti (trailer, manifesti e titoli) in bilico tra la presa per il culo ed il film sbagliato!
    Sei un grande… ma questo si sapeva, ti leggo, eh!

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    • Ciao Lupo! Approfitto del tuo intervento per dirti che da un po’ di tempo il tuo blog non accetta più i miei commenti. Ogni volta che te ne lascio uno, dopo un po’ di tempo torno al post e mi accorgo che è sempre in moderazione. La mia prolungata assenza dal tuo blog è dipesa esclusivamente da questo. Casomai, la prossima volta che ti lascio un commento ti scrivo anche una mail, così hai modo di cercarlo tra i cestinati: suppongo che, per qualche motivo, WordPress sposti i miei commenti in quel desolato limbo. 🙂

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    • Concordo… sono una delle cose che ti fa conoscere meglio un blogger, sia esso un follower o un semplce lettore di passaggio e poi ci si scambia un sacco di cose!
      Pensa che ho conosciuto gente nei commenti che non ha mai visto “Star Wars”, no, dico, il primo… La vita è bella perché è varia (o avariata come diceva Frassica?)

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  9. Carissimo Kasa, già a suo tempo parlammo delle reciproche difficoltà nel gestire le nostre identità e i nostri impegni tramite device diversi dai nostri affidabili computer [tradotto: non so buono a scrivere col telefono], ma non potevo non ringraziarti per le lodevoli parole e per la stima [ovviamente ricambiata] che provi nei miei confronti!
    Il tuo post è interessantissimo e tocca vari argomenti che mi stanno a cuore e che non posso non commentare come si deve! Non appena sarò davanti ad un monitor che sia più grande di un pacchetto di sigarette e con una tastiera fatta di tasti reali, tornerò per affrontare insieme un paio di argomenti 😉
    Intanto ti ringrazio e ti saluto!

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      • Il Web è sempre stata un’arma a doppio taglio. Che un fan di una serie tv si possa collegare con un altro fan dall’altra parte del mondo con un semplice click è figo, ma che succede se chiunque può leggere quello che una persona scrive? Succede che diventiamo tutti opinion leaders. E succede la disinformazione.
        Se io e te ci mettiamo a parlare di un film è perché lo abbiamo visto e ci piace scambiare pareri, ma se una terza persona che magari neanche l’ha visto il film, arriva e legge “INTERSTELLAR fa cagare” allora rimarrà con quella convinzione. Su internet è tutto veloce e conciso, c’è poco spazio per l’approfondimento e di conseguenza per le sfumature, è tutto o bello o brutto. A questo punto secondo me il problema non è tanto di chi scrive [come dici tu uno come Zerocalcare si è ritrovato quasi inconsapevolmente ad essere uno dei più grandi opinion leader italiani, dubito che il suo scopo sia di soggiogare le menti più deboli] ma quanto di chi legge e decide di credere in tutto quello che legge senza avere un background di informazioni ne prima ne tanto meno dopo [che è decisamente peggio]. Sono tutti esperti e non lo è nessuno: per essere un esperto di serie TV di basta dire che BREAKING BAD è un capolavoro, per essere un esperto di fumetti basta che il tuo preferito sia BATMAN e per passare per espertone di film basta che citi qualche film di Christopher Nolan e sembrerai un vero appassionato della settima arte…non puoi immaginare la mia tristezza in tutto ciò…
        Nono voglio fare ovviamente di tutta l’erba un fascio, so per certo che non sono tutti così, ma per quanto mi riguarda io, come te, preferirò sempre leggere l’opinione di quei pochi fidati figuri del web che scrivono per passione [non per soldi ne per fama ne tanto meno per “Mi Piace”] nei loro piccoli mondi chiamati “blog”.
        Le recensioni degli “esperti” lasciano un po il tempo che trovano, sono come quei livelli dei videogiochi dove ti spiegano come si gioca: ti guardi i tasti, capisci un po chi sono gli attori, il regista, il genere di film, ma poi il film te lo giochi per conto tuo, senza che qualcuno ti dica cosa devi fare e cosa devi pensare.
        Insomma per farla breve: De gustibus. E sticazzi quello che dicono gli altri 😀

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        • Ho imparato a conoscerti solo recentemente, ma è evidente che ti stimi e ti apprezzi: non mii paghi abbastanza perché i miei complimenti siano dovuti ad un interesse economico!!
          Scherzi a parte, le tue opinioni, le tue considerazioni ed anche i tuoi gusti in materi di fiction, cinema e fumetto, mi hanno portato ad appellarti “amazing Pizza Dog” (adesso diventerai per un po’ “astounding”) perché è il mio modo affettuoso per esprimerti il mio completo apprezzamento.
          Mi piace quello che scrivi, anche quando parli dell’Atomium dell’inutile Bruxelles o dei cigni della meravigliosa Bruges, figurati quando recensisci cinemovie (due passioni che s’incontrano in un unico media) o quando parli dei comics di Batman o quando disserti su serie tv contemporanee…
          Insomma, apprezzo la tua opinione e non perché ci sia da parte mia idolatria o volontà di identificarmi in un modello o anche solo il piacere di raccogliere le briciole che cadono dal tavolo del Vip di turno che si ama in modo feticistico e nemmeno infine la volontà di sentirsi parte di un gruppo (per definizione autoreferenziante): il motivo per cui tu sei uno dei miei opinion leader è perché ti ho scelto per le tue parole e basta.
          Una bella libertà, di cui ti ringrazio.

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  10. Questo è decisamente un bell’articolo, un articolo UTILE di cui c’è tanto bisogno nell’internet di oggi e che più viene letto e meglio è per tutti noi.
    E’ un argomento sul quale potremmo stare a discutere per giorni interi, ma non risolveremmo molto.
    C’è solo una cosa che ci tengo a precisare ora..
    Il concetto di Opinion Leader non ha di per sé valenza negativa, non tutti gli opinion leader sono stronzi (e infatti stesso tu alla fine hai elencato i tuoi preferiti), per cui più che prendermela con loro come se fossero un tutt’uno, me la prenderei con le capre. Il vero problema è infatti la massa di idioti ed ignoranti che ancora vive questo mondo (e questo paese in particolare) in maniera legale e che ancora non sa distinguere tra chi parla con il culo, chi non fa altro che seguire le masse, chi finge di spiegarti il perché delle cose ma in realtà non fa altro che dire le cose belle che ci piace sentire come se fossimo tutti bambini di 5 anni, e chi invece prova effettivamente a ragionare su una cosa e quindi ti motiva la sua posizione cercando di renderla quantomeno plausibile.

    E comunque vabbeh quando sono arrivato a “l’irruenta passionalità e la profondità geniale dello sguardo di Zack” mi sono commosso. Poi sto fatto che io sarei un opinion leader ancora non m’è chiaro. Comunque mi ha fatto riflettere ancora più di quanto non facessi già prima sul fatto che devo stare molto attento a quello che dico. Perché tutto quello che dico potrà e verrà usato contro di me in tribunale.

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    • Scusa il seguente pippone, Zack…

      O ci si rinchiude in se stessi e si vive in eremitaggio se non fisico, quanto meno psicologico e relazionale, oppure ci si apre al mondo e si cerca di condividere.
      Con tutti i distinguo del caso, la seconda è quella che è sempre piaciuta a me ed è palese, dalle tue parole e dai tuoi scritti anche a te.

      Detto questo, il problema nella mia visione delle cose è duplice, sia colpevolizzando gli Opinion Leader sia le pecore (o capre che a dir si voglia): parafrasando il bellissimo film di Michael Mann “The Insider”, non sarebbe teoricamente colpa di una grande multinazionale del tabacco se mi viene il cancro al polmone per via del fumo, ma senza dubbio se io sono un produttore e vengo a conoscenza dei pericoli del fumo e li sottovaluto appositamente, li nascondo ed in più faccio ricerca scientifica alo scopo di produrre sostanze che ne aumentino la dipendenza dalle mie sigarette, allora c’è un dolo, c’è una colpa anche perseguibile penalmente: quindi il problema diventa ancora più complesso e da bidimensionale diventa tridimensionale, con la consapevolezza della menzogna che si aggiunge all’ostinata cecità.

      Non voglio arrivare a questo punto, ma è indubbio che lo stesso termine Opinion Leader contiene in sé un’accezione negativa, perché presuppone una manipolazione dell’informazione: sappiamo tutti chi è stato Joseph Goebbels e come ha applicato i suoi studi alla disinformazione di massa durante il Terzo Reich e sappiamo anche che molti sistemi giurisprudenziali contengono norme sulla circonvenzione d’incapace e questo lo osservo malgrado io concordi al 1000 % sul fatto che il vero problema siano comunque le PECORE che seguono a testa bassa, ma odio altresì chi ha un potere di convincimento e lo sfrutta per riempire sacche di sua ignoranza (come quei recensori che non vanno nemmeno a vedere i film ma li recensiscono lo stesso solo per la paga e per il gusto teatrale della loro stroncatura o peggio ancora coloro che incensano gli amici perché la cultura nel nostro paese è spesso autoreferenziante o tale in un gruppo di conoscenti).

      Ho intitolato il post così come lo vedi perché Opinion Leader e Pecore sono entrambi aspetti dello stesso problema: la mancanza dello spirito critico, che ti fa mettere tanti like a pagine sui social dove si annunciano le più grosse minchiate senza MAI guardare una cazzo di fonte e solo perché così ci si sente parte di un gruppo, di una fazione.
      In un mio vecchissimo post annunciavo con timore che l’avvento di un web semantico 3.0, dove lo scibile sarebbe scorso liquido in modo realmente condiviso, trovava ad attenderlo però una platea di microcefali che avrebbero solo avuto di fronte un’ancor più potente macchina di disinformazione.
      Nel romanzo “Animal Farm” di Orwell, i maiali riescono a cambiare le leggi sfruttando la mancanza di memoria degli altri animali e riscrivendo le regole a piacimento, all’infinito: tale parabola è ancora valida.

      Io mi ritengo un privilegiato, perché ho ricevuto un’istruzione familiare e scolastica che ha sempre posto il dubbio su tutte le questioni di giudizio, blindando le certezze solo sul diritto degli altri miei simili di essere rispettati: ho ricevuto ossa anticorpi mentali che altri (molti) non hanno avuto, ma il mondo è pieno di facili prede ed i persuasori lo sanno bene.

      Infine ci sono i Vip che si sono montati la testa, coloro che pensano che tutto sia loro permesso e che sparano a zero sul resto del mondo perché questo alimenta il gossip, perché parlare e giudicare (sentenziare) diventa una parte dell’equazione con cui si vende un sito o una testata: io odio quando Ortolani distrugge un film senza pensare ad altro che non alla corrispondenza con i suoi gusti personali (il Vip eleva il suo piacere a reliquia da adorare e ciò che per lui è fastidioso, diventa brutto e ciò che lo solletica, bello) ed odio ZeroCalcare quando per completare le tavole richieste da “Wired” o “Best Movie” semplifica i concetti solo per ottenere l’effetto comico e tralascia tutto il resto: li odio perché hanno un potere enorme (tantissimi i loro seguaci adoranti), ne sono consapevoli ed alla fine si preoccupano solo di non diminuire il numero dei loro follower, perché essere negativi fa molta più tendenza che essere positivi ; altresì amo la loro genialità ed il loro talento e non smetterò di seguirli, ma non sono i miei opinion leader.
      Allo stesso modo, adoro Tarantino, come regista e come sceneggiatore e soprattutto come dialoghista e le sue battutacce su “True Detective” (prima e seconda serie), in un primo momento non mi hanno infastidito (grazie ai miei anticorpi) ma poi, ripensandoci, ho provato disagio pensando a quanti modificheranno il loro giudizio solo per sentirsi più vicini al loro idolo (idolo/idolatria/adorazione/simulacro/atteggiamenti non logici/debolezza mentale/fedele/oltranzista)…

      Ho quindi deciso di spegnere letteralmente il cervello di fronte a quelle testate (cartacee e online) considerate “cool” e che da tempo stanno spammando merda solo per il gusto di essere sulla cresta dell’onda di un certo pubblico decerebrato e senza spina dorsale ed ho anche ripudiato qualsiasi vero Opinion leader e gli unici che ascolto sono proprio le persone che ho imparato a conoscere, di cui ho letto parti del loro cuore e del loro animo, come i fannulloni felici che si stanno creando una zattera fatta di esperienze e cultura personale e didattica per navigare in un oceano di liquami e meraviglie, che sanno riconoscere uno sberleffo a decenni di distanza (come quello che Rhett dice a Scarlet), che sanno vedere aldilà del franchise (come nella saga del Dark Knight), che prendono due film di genere come “M.I.B. ” e “R.I.P.D. ” e giocano a vederci le differenze senza preconcetti o necessità di sbadilare cultura, che capiscono l’ironia meta-cinematografica del nitrito dei cavalli al suono del nome “frau Blucher”, che citano Dumbo dentro al recensione dei film di Scorsese, che cercano di dare dignità al genere pop-corn movie solo perché piange loro il cuore vedere nell’agorà i soloni togati pontificare sulle meraviglie ermetiche dei loro amici di casta, perché nella loro mente e nel loro cuore vedono volare le auto ed i personaggi di “Fast & Furious” ed i “Transformers” di Bay, ma vedono anche la poesia di “Birdman” ed il loro cuore ha un sussulto perché intravedono ossia la perla in mezzo al letame ma vedono anche le perle che stanno bene da sole senza il letame ed allora tu, Zack, puoi capire perché sei un mio Opinion Leader, che è come dire che non ho modelli e non ho capi ma solo persone che stimo e che rispetto.

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  11. Kasa, mi hai lasciato a bocca aperta, non so proprio che dire. Con il finale mi hai davvero emozionato.
    Adesso ho capito ancora meglio la tua posizione e non posso che darti ragione su tutto. La questione è che non dovrebbero esistere gli opinion leader o comunque non dovrebbero avere un tale potere su masse così ampie. Purtroppo temo sia l’epoca di indecisione in cui viviamo oggi che ci spinge a seguire i nostri idoli per sentirci più sicuri, per essere coperti e per non avere paura di dire cavolate gigantesche.
    Ad ogni modo, quello di Tarantino è un caso emblematico. Hanno preso la cosa meno interessante di un’intervista clamorosa (il commento, piuttosto superficiale, parziale e palesemente basato su gusti personali, ai pilot delle due stagioni di True Detective) e l’hanno trasformata nello scandalo dell’anno, snobbando completamente tutto il resto, ovvero la parte veramente meritevole di attenzione.
    Comunque le tue parole mi hanno portato a riflettere molto anche sulle persone con cui ho iniziato a collaborare…che forse non sono le persone giuste.
    Quindi, grazie…

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  12. Bellissimo post Kasa, a un certo punto mi stavo perdendo tra gli incisi ma ho superato il labirinto 😀
    Condivido!
    Quanto non sopporto la gente che non riesce a pensare per conto proprio! E quella che “guai a dire o fare una cosa diversa dalla massa altrimenti passo per un coglione”; quella che deve omologarsi alla società per paura di rimanerne fuori.
    Ma dico, cazzo, la società la facciamo noi: UNO PER UNO! Possibile che bisogna avere così paura di essere UNA persona? Non voglio dilungarmi perché non è il luogo adatto e andrei a finire off-topic, però ci tengo a soffermarmi su una cosa, non è una critica a te ma è una riflessione generalizzata (anche per me stessa).
    Attenzione a non fare la stessa cosa ma contraria.
    Si fa prestissimo (e abbiamo visto alcuni esempi che hai riportato) a passare da una parte a un’altra per il semplice passaggio di moda e l’aumento (o diminuzione) di una massa.
    Attenzione a non cadere sempre nello stesso errore, si finisce per creare un circolo vizoso: si può cambiare verso ma si gira comunque intorno, e alla fine ci si ritrova sempre nello stesso punto.

    Hai fatto un esempio sulla bellezza degli attori associata alla loro capacità di recitare. Ebbene sì, è vero, spesso cadiamo nello stereotipo a cui siamo abituati: attrice figa allora non sa recitare (soprattutto questo lo diciamo noi donne per invidia). Il problema è che adesso, proprio per andare contro a questo stereotipo, magari si sceglie proprio l’attrice figa e si disdegna quella brutta e piatta!
    Non vale forse la stessa cosa? Non si sta giudicando solo in base all’apparenza e al giudizio di un qualche, come dici tu, “opinion leader”?
    Ho notato che questa cosa sta succedendo in ogni campo (probabilmente è ciclica, come la storia) e la trovo ancora più squallida dell’ipocrisia. Non so neanche come definirla: ipocrisia ipocrita?
    Ormai mi sono dilungata, quindi tirerò fuori un altro esempio che mi urta da parecchio tempo.
    Avete presente tutta quella buona e sana pubblicità che dice che è bello essere donne in carne/grassotelle/grasse, perché non è importante l’apparenza e la bellezza non si vede da una taglia 42? Giusto, no? Concetto correttissimo.
    Il problema è che da questo è nata una crociata sulle donne magre, anche offensiva. Addirittura ho visto una foto che diceva che “se un uomo preferisce abbracciare una donna così (una tipa magra in foto) allora deve essere gay (perché era come abbracciare un uomo)”.
    Offensivo doppiamente, direi…
    Ebbene, scusate la digressione ma trovo che questo esempio calzi a pennello e la dica lunga sull’intelligenza della media umana (almeno quella che gira sulla rete, il che è preoccupante…).
    Si parte sempre con la difesa di buoni principi, idee e persone che sono viste più “deboli” (passatemi il termine), ma nel fare questo si finisce per attaccare principi, idee e persone della parte opposta.
    E lo si fa in massa, non pensando all’ipocrisia della cosa, è incredibile!
    Abbiamo un cervello collettivo che potrebbe essere una grande risorsa (come internet, pensa che coincidenza!!!) ma lo usiamo per tirare fuori solo delle cagate.
    Mah…

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    • Meraviglia! Davvero Silmarien, meraviglia delle meraviglie!
      Non sei assolutamente andata out of topic nemmeno per un istante, perché le cose che hai detto, le osservazioni che hai fatto ed il vigore e la sincerità che hai adoperato per esprimerle sono la perfetta prosecuzione del mio post!
      Siamo assolutamente allineati e non solo noi due fortunatamente!
      Se leggerai nei commenti sopra i nostri, vedrai che anche altri la pensano come noi: insomma ci siamo in molti rotti le scatole di questa sorta di “pensiero comune”, di muoversi in massa ora a destra ora a sinistra e non è mai una questione politica o partitica, ma qualcosa di pù alto, che concerne la libertà individuale di essere ciò che siamo senza che qualcuno ci dica dove mettere il segno di spunta, cosa bere, cosa mangiare, cosa amare e persino per cosa eccitarsi!
      Ora i fermo, perché rispetto le tue parole e non voglio fare a gara a chi ha l’ultima parola, perché sono davvero molto felice del tuo commento ed anzi ti dirò di più: ne sono orgoglioso!
      Sei una grande donna, Silmarien ed hai da esserne fiera!

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  13. Hallo! Questa serie non l’ho vista e non è il mio genere, però questo tuo post mi ha fatto venire in mente una mia vecchia amica che ai tempi delle medie si credeva alternativa e più intelletuale perché ascoltava una band che non passava in radio e che non conosceva quasi nessuno. Dopo circa un anno ha smesso di seguirla perché ha trovato un loro album in un negozio commerciale ed invece di essere contenta che avessero successo se ne è infastidita ed ha deciso che erano diventati troppo popolari. Questo per dire che la gente ragiona in modo strambo anche senza l’aiuto di internet.
    Mchan

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    • Sì, perché comunque internet non ha cambiato la festa della gente: chi era cretino prima è rimasto cretino anche dopo, solo che internet gli ha dato un altoparlante…
      Il tuo piccolo aneddoto esemplari di un certo modo di pensare…
      A presto!!!

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