Kasa Shots – Titanic: dream sequence

Titanic-Dream-SceneChi legge abitualmente i miei interventi, sia sul mio blog come altrove, sa benissimo che l’unica distinzione di genere che riconosco in un film o in una fiction televisiva è quella della “mise en scène”: non m’importa, infatti, se un film o una fiction sia un’opera autorale, realizzata senza pensare ad un grande pubblico e con un capitale ristretto a disposizione oppure una pellicola indie, con già scritto nel suo codice genetico l’essere fuori dal mainstream o ancora se all’opposto parliamo di un blockbuster miliardario, magari basato anche su un franchise già sfruttato ed una produzione blindatissima dal marketing per rientrare dei capitali spesi, pensando anche ai gadgets preparati per il dopo visione; ciò che mi interessa davvero, che ogni volta mi emoziona e mi appassiona, sia nel cuore che nel cervello, è come alla fine tale opera sia stata  realizzata e cosa realmente riesca a comunicarmi, in modo diretto o indiretto.

Perfume The Story of a Murderer  01In omaggio a tutto questo, creai a suo tempo la rubrica dei miei “Kasa Shots”, cercando di condividere con gli altri non tanto interi film o fiction complete (per questo esistono le recensioni ed anch’io ne faccio, ovviamente), quanto singoli momenti, perle di fulgido splendore di alta arte cinematografica e televisiva, racchiuse in segmenti narrativi isolati , singole sequenze,  scene uniche e persino memorabili movimenti di macchina: una sorta di distillato di bellezza, un olio essenziale che contenga tutta la magia della settima arte in pochi secondi o pochi minuti.

Perfume The Story of a Murderer  02Ricordate come il profumiere Giuseppe Baldini (il personaggio interpretato da Dustin Hoffman) insegna al suo allievo Jean-Baptiste Grenouille (impersonato dal bravissimo Ben Whishaw) come realizzare un distillato e catturare l’essenza nascosta di qualsiasi pianta (concetto che sappiamo verrà morbosamente esteso a qualsiasi essere vivente dal protagonista del contestatissimo film “Perfume: The Story of a Murderer – Profumo: Storia di un assassino” diretto da Tom “Lola rennt” Tykwer e da lui stesso adattato dal famoso romanzo omonimo di Patrick Süskind)?

Perfume-The-Story-of-a-Murderer--03Ecco, quel procedimento non c’entra un fico secco con i nostri “Kasa Shots”, ma al contempo ne è anche il miglior esempio: la scena con cui Jean-Baptiste, assolutamente a digiuno di qualsiasi tecnica di composizione, mescola vari oli essenziali e fragranze, ricostruendo davanti agli occhi di uno sbigottito Baldini e facendo appello solo alla sua prodigiosa memoria olfattiva, la creazione di un famoso profumiere parigino, ebbene, quella scena da sola vale il film, quella sequenza magistrale, con quella splendida messa in scena, con quella accuratissima scenografia e con l’interpretazione perfetta dei due attori, è un momento di cinema magistrale ed indimenticabile.

AvatarE Cameron?
James Cameron è semplicemente una divinità di Hollywood, un imperatore che ha il potere di vita o di morte sul suo popolo, un uomo di cinema che nel suo curriculm ha scritto a caratteri dorati “creatore di film dall’incasso stellare”: considerate che nella Classifica Mondiale dei maggiori incassi di tutti i tempi realizzata da Box Office Mojo (aggiornata al 22 Giugno di quest’anno), due suoi film, “Titanic” ed “Avatar”, sono rispettivamente al 1° ed al 2° posto ed anche nella medesima classifica, riveduta ricalcolando l’incasso globale sulla base del tasso d’inflazione (sempre medesima fonte), il suo “Titanic” fa ancora bella mostra di sé al 5° posto.

Titanic behind the scenesInsomma, parlare del nostro James significa parlare di film pensati e realizzati per un pubblico immenso, studiati a tavolino per raggiungere più cervelli ed anime possibile, in cui necessariamente l’arte deve scendere a compromesso con il commercio e le sue forme di propaganda, eppure, malgrado ciò, Cameron è, a mio modesto giudizio, anche uno dei registi più importanti, competenti, geniali e visionari che l’umanità abbia mai conosciuto.

Terminator-and-True-LiesNon dimenticherò mai nel primo “Terminator” l’occhio della fotocamera che lentamente si spegne per segnalare la morte definitiva, sotto il peso della pressa idraulica, del primo cyborg, proveniente dal 2029 per uccidere Sarah Connor prima che metta al mondo l’uomo che in un lontano futuro sarà a capo della resistenza degli umani contro il dominio delle macchine oppure in “True Lies” la visione che ha l’agente dei servizi segreti Harry Tasker (magistralmente interpretato da Arnold Schwarzenegger) in cui pesta selvaggiamente il bellimbusto, che sospetta aver insidiato sua moglie con le menzogne, mentre sta guidando un auto sportiva in prova ed ancora le colossali montagne che in Avatar-and-AliensAvatar” si librano in aria contro la forza di gravità, perché composte di unobtanium” (geniale invenzione lessicale per indicare un minerale che ha l’incredibile potere di sovvertire le leggi della fisica e che ovviamente fa gola all’industria civile e militare terrestre) ed attorno alle quali volteggia l’elicottero pilotato dall’epico personaggio di Trudy Chacón (con le sembianze da non sottovalutare della splendida e tostissima Michelle Rodriguez) e come non aver amato la Ripley sporca di sangue ed olio motore, mentre combatte con il suo esoscheletro contro la terribilmente mortale regina madre Alien nel meraviglioso sequel “Aliens” ed infine, “last but not least”, come scordarsi la The-Abysslunghissima sequenza di annegamento controllato con cui, in “Abyss”, i membri della squadra Navy Seal adattano i loro polmoni a respirare un liquido speciale che sostituirà la normale miscela delle bombole nelle immersioni ad altissime profondità.

Piranha II The SpawningTutte visioni incredibili, meravigliosi ed indimenticabili momenti di cinema, che sono spesso il coronamento di una lavoro di cesellatura maniacale ed incredibile: le leggende cinematografiche raccontano, ad esempio, che durante le riprese del suo primissimo lungometraggio, “Piranha II: The Spawning (Piranha paura)”, James Cameron fermò le riprese perché non sapeva come risolvere il problema dei vermi, i quali, posti attorno ad un arto amputato, se restavano immobili davanti alla cinepresa, senza creare quell’effetto tentacolare di putridume in movimento che il regista cercava e questo finché lo stesso Cameron non decise di mettere, sotto l’arto ed i vermi, una piastra metallica riscaldabile a comando con una batteria e riuscì in questo modo a girare in modo più efficace la scena, facendo saltellare e contorcersi i vermi durante ogni ciak e spegnendo la piastra alla fine di ogni ripresa; sempre secondo la medesima leggenda , si racconta che da quel giorno ad Hollywood girasse la voce, tra i produttori cinematografici, secondo la quale se James Cameron era in grado di far recitare i vermi, figurarsi cosa avrebbe potuto far fare a degli attori veri!

Terminator-2Non ho mai avuto modo di verificare se tale leggenda fosse vera o inventata o semplicemente l’esagerazione di un fatto realmente accaduto, ma di una cosa sono certo: il nostro James dà il suo meglio quando fonde letteralmente l’uomo alla macchina, quando unisce scenografie imponenti alla manipolazione estrema della grafica digitale, quando spende miliardi per esplorare dal vero un relitto sommerso e poi ricrea tutto, da cima a fondo in studio o in un capannone pieno di hard-disk da computer, collegati in serie per creare petabyte su petabyte di dati di simulazione.

James-Cameron-on-the-setEcco perché, per questo nostro “shottino”, ho scelto una delle sequenze a cui sono maggiormente affezionato, una di quelle essenze mirabili di cui parlavamo prima, un concentrato di cinema allo stato puro: un piano-sequenza artificiale tratto da “Titanic”, realizzato con abnorme uso della computer graphic, in cui il nostro regista, dapprima ci ipnotizza con un gioco di ricordi fotografici, mentre la cinepresa ondeggia e scruta i ritratti in cornice, posti vicino al letto e poi s’intrufola nel buio, in un punto appena sopra  i capelli bianco-argento della protagonista anziana, tuffandoci nello spazio del sogno (il passaggio è chiaro, trasparente, obbligatoriamente tale, proprio per il tipo di pubblico di riferimento, come abbiamo spiegato) e così ci ritroviamo in fondo al mare, mentre ci avviciniamo al relitto del transatlantico più famoso della storia e siamo un pesce o una macchina o un tritone, che, fendendo le acque limacciose e buie, entra nello spazio dove un tempo c’era uno dei ponti della nave ed allora si compie la magia (perché il cinema è davvero magia, così come, non dimentichiamoci, l’antenato del cinema stesso è la Lanterna Magica, che proiettava immagini dipinte in movimento) ed il buio viene squarciato dalla luce proveniente da dentro la nave ed il ponte si ripulisce dalle alghe e noi non siamo più un pesce o un sottomarino, ma un passeggero, il più prestigioso ed il più atteso, che con la sua macchina del tempo è tornato nel passato ed anzi, ancora più in là, nella dimensione del sogno, dove non solo tutti i passeggeri e l’equipaggio nel Titanic sono ancora vivi, ma sono là ad attenderci, come una compagnia teatrale che ha finito il suo spettacolo ed attende l’arrivo del loro mecenate, colui o colei (in questo caso) che ha messo in scena  la commedia ed allora l’applaudono, mentre sale (saliamo) le scale a chiocciola e la cinepresa si allontana allora dalla soggettiva e rivela chi è l’ospite d’onore tanto celebrato e noi usciamo dal sogno e lo finiamo da osservatori e davanti a noi quell’amore tragicamente interrotto dal naufragio si completa, mentre lo sguardo dell’operatore slitta in alto, avvolgendosi attorno alla vetrata sul soffitto, prima di dissolversi nel bianco.

Sono solo due minuti, guardatevi questa sequenza, sgombrando l’animo dai pregiudizi ed abbandonandovi al piacere della visione.
Salute a Voi!
Cattura

Nota Bene: a differenza di quanto fatto con altri filmati, in questo caso è stato assolutamente impossibile caricare e condividere il nostro segmento narrativo su qualsiasi delle più comuni e più prestanti piattaforme di sharing video on-line (come YouTube, Vimeo, Daily Motion, Metacafe, Flickr Video, etc.) e questo per via specificatamente della musica presente, ossia il brano “Rose” del compositore James Horner, protetto da restrizioni del copyright più blindate del solito; rifiutandomi, tuttavia, di proporvi questo spezzone con una musica differente, ho dovuto ripiegare sul servizio di video sharing per privati e famiglie Videosprout, ovviamente meno prestante e duttile degli altri.

Chi volesse tuttavia vedersi il filmato originale senza uno streaming “saltellante e laggante”, può scaricarselo direttamente a questo link dal mio hosting su Mega.


In questo post abbiamo presentato un estratto dal film:

Kasa-Shots-Logo-Web-ColoreTitanic“, USA, 1997
ideato, sceneggiato, prodotto e diretto da James cameron
interpretato da Kate Winslet, Leonardo DiCaprio e Billy Zane
Musiche di James Horner

Abbiamo inoltre chiacchierato di:

Logo-WikiPediaPerfume: The Story of a Murderer”, DEU/ FRA/ESP, 2006
diretto da Tom Tykwer
sceneggiato da Tom Tykwer, Andrew Birkin e Bernd Eichinger
dal romanzo di Süskind “Das Parfum – Die Geschichte eines Mörders
pubblicato in Italia come “Il Profumo” da Longanesi

ed abbiamo ricordato un po’ anche tutti i bellissimi film di James Cameron!

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20 pensieri su “Kasa Shots – Titanic: dream sequence

  1. Ho apprezzato davvero molto questo articolo.
    Ormai sembra quasi obbligatorio insultare e sminuire certi registi solo perché vengono identificati con prodotti ritenuti “inferiori”. Penso per esempio a Michael Bay che, seppur non sia un regista profondo o introspettivo, il suo mestiere di intrattenitore lo sa fare benissimo [e non ci vedo niente di male a fare film per il puro gusto di intrattenere, il cinema nasce prima come intrattenimento e poi come arte].
    Cameron è un grande regista e un guru delle nuove tecnologie cinematografiche, ma per qualche ragione dopo l’uscita di AVATAR [che personalmente ho apprezzato] tutti sembrano essersi dimenticato delle sue grandi doti.
    La scena finale di TITANIC dimostra di quanto le sue grandi conoscenze tecniche ben si fondano con il gusto artistico e “sentimentale” della storia. Quella scena l’ho sempre trovata molto commovente, il fatto che alla fine “ritorni” sulla nave in cui ci sono tutti i suoi compagni di sventure, come un purgatorio dove sono tutti destinati ad attendere l’ultimo membro dell’equipaggio per poter riposare finalmente in pace.
    Quella è forse uno dei finali più belli mai visti, Cameron è davvero un grande cineasta.

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    • E’ precisamente quello che volevo trasmettere con questo post e sono davvero lieto che un recensore molto più esperto e navigato come te abbia provato le medesime emozioni ed espresso il medesimo gradimento che anch’io provai e che provo tutt’ora!
      Quando chatto con i miei amici e colleghi di WP, quello de “Il Cinema bello è bello sempre” è diventato, come ci divertiamo a dire, un nostro “mantra”, alla faccia di chi vorrebbe dal cinema solo emozioni superficiali e chi di contro vorrebbe la settima arte solo appannaggio di pochi in modo autoreferenziante… come ho scritto in momenti non sospetti nella mission del mio stesso blog, “sguazzante nel mainstream senza paura snobistica di sporcarsi nella melma del comune percepire, ridendo di ciò che fa ridere e piangendo di ciò che fa piangere, ma con un piede fuori dal flusso principale”.
      E’ davvero presuntuoso autocitarsi, vero?
      Ma l’idea era solo ribadire con te che sono assolutamente sulla medesima lunghezza d’onda di quello che hai scritto ed è anche per questo che ti seguo e che ti leggo!

      Sai cosa mi viene da pensare?
      Che sia incredibile come dopo tanti anni d critica cinematografica libera ed indipendente ci sia ancora chi definisce “Eraserhead” un film “horror di serie B” (come ha fatto Tullio Kezich, parlando della carriera di Lynch, quando uscì quel mostruoso capolavoro di “The Elephant Man”, anch’esso prontamente stroncato…) o come quando l’intoccabile (non per me, ovviamente) critico Goffredo Fofi definì il bellissimo “Whiplash” di Damien Chazelle una “favola per gonzi di destra”, annichilendo tutto lo specifico filmico della pellicola, azzerandone la sintassi e riducendo il tutto ad una trita speculazione politica anche abbastanza stantia.
      Ci volle a suo tempo un genio come Truffaut per “sdoganare” presso l’intellighenzia critica il genio di Htchcock (il suo libro intervista resta un caposaldo della saggistica cinematografica) e dopo tanti anni molti sono ancora al palo…
      Insomma, è così difficile parlare senza pregiudizi?
      Tu lo fai, io lo faccio, anche i nostri amici blogger lo fanno e dai…

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      • “Recensore esperto” è l’appellativo più illustre che mi abbiano mai dato e di questo ti ringrazio 😀
        In realtà io non mi definisco recensore, al massimo un chiacchierone, sono [anzi, SIAMO] prima di tutto spettatori che amano parlare di ciò che si è visto sia esso bello, brutto, filosofico o demenziale.
        Il “recensore” quello che lo fa di mestiere, spesso si ritrova a scrivere di cose superiori a lui o al film stesso e non ne capisco il motivo. Ricordo di aver letto una recensione di WORLD INVASION [film chiaramente disaster/fantascientifico] su un sito “autorevole” dove non si faceva altro che criticare lo stato americano e la politica dietro l’esercito USA lasciando due righe di commento al film.
        PERCHÈ?!
        Oggigiorno si ragiona solo con bianco e nero, se un film non è introspettivo allora è un pessimo film, non si ragiona più sui generi, non si fa più distinzione tra Blockbuster e cinema d’autore!
        Per questo sono felicissimo di aver trovato su WP persone come te e me che si rendono perfettamente conto del “prodotto” che si trovano davanti e siamo quindi liberi di parlare con cognizione di causa, liberi da censure e da contratti lavorativi [nessuno ci paga per parlare bene o male di un film, la nostra è Passione con P maiuscola].
        Non c’è presunzione nelle nostre parole, solo pensieri sinceri e passionali che possono essere espressi elegantemente per un film d’autore sorseggiando un bicchiere di vino oppure in modo più amichevole e scherzoso per i film più leggeri mangiando pizza e cibo spazzatura.

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        • Ecco, se adesso io avessi qualche chilo di più, una bella panzetta che allarga a losanga il tessuto tra un bottone e l’altro di una camiciona a scacchi grossi ed un cappello da cowboy in testa, alzerai la stessa mano in cui reggo anche una lattina di “Bud” e ti direi “You said! That fuckin’ cinema… I love it!”
          Grazie di tutto!

          Aspetta!
          Una domanda che mi faccio da tempo, della serie i massimi sistemi (e la risposta non può essere 42…): cosa stavi bevendo nella foto che usi come avatar?
          Sembri ad un festival del cinema o giù di lì…

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  2. Meraviglia delle meraviglie! Un altro fantastico viaggio dentro il mondo del cinema! Lo dico sempre, ma perché per me non ci sono altre parole per descrivere un post del genere. Anzi sono parole che vanno proprio prese alla lettera.
    FANTASTICO, VIAGGIO, DENTRO, MONDO DEL CINEMA.

    E James Cameron è “The King of the World”, un autore immenso, un autore che non mi dispiace possegga tutti quei soldi, soprattutto perché li usa tutti (o quasi) per studiare, sperimentare e creare nuove “cose” da portare al cinema. Il suo obiettivo, che lui se ne renda conto o no, che ci riesca o meno a seconda dei film, è sempre quello di regalare un’esperienza nuova e straordinaria a noi spettatori (si veda anche quello che sta facendo per i sequel di Avatar). E per questo va solo ringraziato.
    Il tuo post, maestro Kasabake, gli rende indiscutibilmente giustizia.
    Eppure, secondo me l’omaggio vero che esce fuori da tutto questo non è tanto per lui, quanto per il cinema in generale. Il cinema che ci fa sognare e che ci resta nel cuore, il cinema che amiamo semplicemente perché BELLO DA VEDERE. James Cameron è solo un esponente illustre di questo cinema, mentre Titanic ne è, a sua volta, uno dei manifesti più significativi.
    La descrizione della scena del film, accompagnata dalla scena stessa, riesce a rievocare tutta la magia del film, rievocando di conseguenza tutta la magia del cinema che Titanic racchiude.
    Pazzesco.

    Il cinema è magia, certo. Dillo a chiunque si consideri amante del cinema e lui ti dirà “sìsì, concordo al 100%”. Ma non sempre sappiamo questo cosa voglia dire, a volte lo diciamo con superficialità e spesso ce lo dimentichiamo proprio. Per fortuna nostra, però, ci sono articoli come questo che ci rinfrescano per bene la memoria e ci ricordano quella sensazione di calore, quel senso di meraviglia e le emozioni forti che si provano davanti a un bel film, quando siamo privi di condizionamenti mentali di sorta e, come hai ben detto tu, ci abbandoniamo al piacere della visione. E allora il senso della magia del cinema diventa la cosa più chiara del mondo, anche se non riusciamo a descriverla bene a parole.

    Ecco, su di me puoi dire quello che vuoi, abbiamo due modi di scrivere diversi e bla bla bla, ma io una cosa del genere non la so fare e basta.

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    • E’ estate, ma oramai quando mi scrivi dei commenti non riesco più a risponderti al volo… ho bisogno prima di tenermeli un po’ stretti stretti, come una coperta addosso nei giorni freddi (ribadisco che è caldo, ma se uno deve fare una metafora, non potevo mica spettare l’inverno, giusto?).
      Si, perché parliamo di emozioni e ce ne scambiamo anche di fortissime!

      Direi che oramai il discorso è chiaro: abbiamo entrambi due blog che hanno messo come premessa questo (l’emozione) ed ognuno lo fa a modo suo: Cinema per Fannulloni Felici… ma quanto è bello come “payoff”!
      Fighissimo…
      Triste se fossimo tutti uguali (nei diritti ma non nella forma, eh!), ma poi ci si ritrova, così come tu mi hai beccato giù dalla scalinata (ero in mezzo ai marinai, che detta così fa tanto “Querelle de Brest”, ehm, ma in una nave, non è che si può stare in mezzo ai piloti!) ed io ti ho trovato sull’isola, quella del Mososauro (“quello lì col cuore grandissimo”… ho adorato quella didascalia!).

      Cameron è un grande e come Spielberg e Nolan (tutti e tre diversissimi, per carità) ha avuto spesso in mano dei set che erano dei cantieri, con uno stuolo di manovalanza più o meno specializzata da uscire pazzi ed è un miracolo quello che sia riuscito a fare ogni volta…
      Ovvio che non sia scevro da difetti, ma vale per tutti, anche per chi ha un copioncino ed un budgettino risicato e tre attori in croce e magari riesce a sbagliare lo stesso…

      Voglio ripeterlo fino alla nausea: odio le barricate (tutte) ed amo attraversarle (anche questo fa tanto Spandau Ballet…) ed odio chi si nasconde dietro ad esse per fare comode lotte di opinione e soprattutto trasforma un momento di emozione positiva in strumento di aggressione…
      Nella stessa sera mi sono riguardato due film statunitensi che parlano cifre stilistiche diametralmente opposte, come se vivessero in in due dimensioni differenti: “ Broken Flowers” di Jim Jarmusch e “The Interview di Seth Rogen ed Evan Goldberg…
      Ebbene, non avrei mai il coraggio di dirlo ad una platea di finti saccenti, ma ad un vero cultore come te (passione, conoscenza, understatement, il cuore grande così, etc. etc.) posso dirlo: mi sono emozionato moltissimo in alcuni momenti di entrambe le pellicole, sia con quel lentissimo indugiare quasi immutolito della cinepresa sul volto solo apparentemente immutabile di Bill Murray, vera maschera tragicomica del tragicomico che è nella vita stessa (particolare fisiognomico che la stessa Coppola ha colto a suo tempo ed ha elevato a significante semantico), sia con l’irriverenza scurrile del duo di dementi, autori della fortunata pellicola sul dittatore coreano (cavoli, l’incipit da solo è meraviglioso, con la bimba coreana che canta le disgrazie che spera possano capitare agli americani ed il missile che parte alle sue spalle… Sono tornato bambino come quando guardavo l’Aladdin disneyano cercare di descrivere al genio la bellezza di Jasmine e sapeva solo dire “Ha quegli occhi che sembrano.. e i capelli! Wow.. e il sorriso! Ooh!”).
      Insomma, tu mi capisci, vero? Non sono da solo su questo pianeta ostile, come un Riddick di turno…

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      • Certo che ti capisco. Anche io ho quasi pianto guardando The Interview (non ho visto Broken Flowers, ma conosco Jarmusch, quindi ho comunque colto il paragone).
        Siamo d’accordissimo anche sulle barricate. Conosco tanta gente che non guarda per principio film appartenenti a determinati generi, non perché non siano interessati ad essi (che potrebbe anche starci), ma perché sono convinti che siano per definizione film brutti. E questa cosa mi fa imbestialire. Soprattutto perché nel nostro caro paese si fa di tutto per rafforzare sempre di più questa situazione. C’è l’ossessione da parte dei distributori di mettere bene in chiaro, durante la campagna promozionale, ma anche modificando il titolo stesso del film (quando quello originale è troppo vago o astratto), a quale genere appartenga il film in questione. Perché non sia mai che qualcuno vada a vedere “per sbaglio” un genere che non gli piace! Non vogliamo polemiche qui, eh!

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        • Precisamente, Zack, precisamente…
          Concordo anche sul discorso del cambio titolo e sono convintissimo che la motivazione alla base sia esattamente quella filosofia di immutabilità nei gusti che indicavi tu… eh si, una volta che hai scelto se far parte dei “Candor” non è che puoi cominciare a raccontare balle e passare agli “Erudite” o ai “Dauntless”… ognuno stia nella sua fazione…

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  3. Vidi Titanic al cinema, ci accompagnai una mia compagna di classe cui facevo il filo da tempo immemorabile (la stessa che mi aveva convinto un paio d’anni prima a vedere Il Re Leone). Partii da casa su di giri ma come come non mai ma, come già successo col Re Leone, mi diede una bella delusione: arrivato all’ingresso del cinema (all’epoca ancora non esistevano i multisala) con sommo disappunto vidi che lei si era in compagnia del fratellino di 12 anni. Non riuscii nemmeno a bere una cocacola per quanto avevo lo stomaco annodato.
    Tutto questo preambolo per spiegare che Titanic è un film che – per circostanze a lui estranee – non mi desta bei ricordi. Non l’ho nemmeno mai più rivisto nelle tante trasmissioni televisive di questi anni. Ogni volta che ripenso a questo film, immancabilmente avverto un senso di disagio e stranezza, e rapido mi sale in bocca il sapore amaro che solo un amore non corrisposto sa infliggere.

    Il tuo post ha quindi due meriti:
    1. avermi permesso di (ri)scoprire la bellezza di Titanic
    2. aver ribadito una volta per tutte che “mainstream” e “bel cinema” possono andare a braccetto e, a dispetto di tutti i soloni ipercriticoni snobboni saccentoni, ci vanno pure spesso. E Cameron è sicuramente uno degli autori che meglio sa coniugare le due anime.

    PS: non so come faccia, ma la Winslet è più bella e fascinosa ora che ha varcato la soglia dei 40 che all’epoca di Titanic, quando era poco più che 20enne…

    PPS: non so com’è, ma ultimamente ai tuoi commenti rispondo sempre introducendo aneddoti personali. Non so perchè,e ti assicuro che non è una cosa studiata a tavolino. Semplicemente mi viene così, è come se involontariamente le tue parole sappiano toccare corde particolari e personali stimolando me – di solito riottoso ad aprirsi e timido – a scoprirmi un po’. Mi sa che ti debbo ringraziare pure per questo 🙂

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  4. Ecco, non riesco: ai tuoi commenti non riesco proprio a non rispondere…
    Li vedo dal telefono e penso, adesso scrivo veloce qualcosa del tipo “Eh, si… davvero grazie… anch’io figurati… ma dai” che mi verrebbe bene anche con la dettatura vocale mentre guido così o mi ammazzo o prendo una bella multa…
    Invece no, debbo fermarmi, trovare un pc (non ho un tablet con connessione tramite sim) e rispondere per benino!
    Questa volta ero fortunatamente vicino ad una MedioTeca di Bologna e provincia…

    Primo: è da tempo che sto selezionando i blog che leggo più frequentemente anche per la loro indipendenza e schiettezza, per il loro non essere servi di alcun padrone o schiavi di quella stolta suddivisone in generi artistici (o commerciale o autorale) ed il tuo è il blog che leggo da quando sono su WP!
    Non solo, ma anche i tuoi followers sono blogger che la pensano come noi sul discorso che tante volte abbiamo fatto: mainstream ed indie, commerciale ed elitario, popolare ed esclusivo, sono tutte definizioni che non riguardano la bellezza di un film!

    Secondo: alla fine del romanzo di Tom Robbins “Still Life with Woodpecker (Natura morta con picchio)” (se non lo hai letto, ti piacerebbe, storia di un dinamitardo che s’innamora di una principessa dai capelli rossi e scopre il segreto per far durare l’amore per sempre, oltre che come fabbricare una bomba con le carte da poker…), l’autore comunica al pubblico due cose che ha scoperto sulla vita ed una delle due (non posso mica dire tutto, eh!) recita “tutto ne è parte”; così vale per il fatto che nei tuoi commenti sono sempre più presenti dettagli autobiografici… non è casuale… fa tutto parte di un grande piano, mio e di altre entità di cui non ti avvedi ma che ti spiano (i “Grigi”? I Templari? L’uomo che si nasconde nelle ombre del cammello sul pacchetto delle sigarette omonime?)… ti stiamo spingendo a scrivere un libro e prima o poi ci riusciremo ed io lo comprerò!

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    • Kasa, Kasa… tu saresti perfetto per la serie 3 di True Detective: ti farei fare il poliziotto buono, quello che ti porta il caffè, ti offre una sigaretta, ti fa un sorriso e senza nemmeno lasciarti il tempo di rendertene conto, ti estorce una confessione. Sei pericoloso, dico sul serio 😀

      PS io sto ai romanzi come lo Zeno di Svevo sta ai tentativi di smettere di fumare: iniziati tanti, finiti….

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      • Si! Lo sapevo! Ce n’è uno in giro anche in questo momento, da qualche parte, pieno di bei riferimenti autobiografici ma solo come partenza (decollo) per considerazioni “altre”. Ti giuro, se lo pubblichi lo compro. Dico sul serio, parola mia.

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  5. Solito discorso: il bello si può trovare ovunque, che si tratti di un film mainstream, popolare, autorale, indie, non ha importanza. Il bel cinema, quello che emoziona chi lo crea e chi lo ammira, si può riassumere in una scena di un film come Titanic, come in un “Mad Max”, in modalità diverse, certo, ma non è importante il genere, mai. Questo post è un elogio al bel cinema e ad un regista che ha fatto solo del bene alla Settima Arte. Un altro ottimo shot!

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  6. Grazie Dave, lietissimo che ti sia piaciuto!
    Tra l’altro mi ha sempre affascinato la grande importanza che Cameron da ai finali dei suoi film , tutti molto evocativi e con un registro sempre più “lirico” del resto del film: aldilà della bellezza incontrastata delle immagini di “Avatar” (il suo film più rivoluzionario dal punto di vista delle nuove tecnologie) e senza assolutamente voler trascurare la potenza metaforica ed il grande impatto delle scene finali di “Terminator 2” o il senso di serena riappacificazione cosmica della conclusione di “Abyss“, ho sempre associato questa scena finale di “Titanic“, che è dichiratamente un sogno, con quella conclusiva del primo “Terminator“, così piena di allusioni e speranze da essere struggente…
    Eh, si, come dici giustamente, Cameron è ” un regista che ha fatto solo del bene alla Settima Arte”, Really!

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  7. Immenso come sempre kasa, anche se titanic non lo digerisco proprio, e bada ben, non per colpa di james ma per causa di leo di caprio. Leo oggi lo adoro…lo adoro perche’ credo sia uno dei migliori in assoluto, ma al tempo mi faceva troppa invidia 😀 troppe donne ai piedi dello sbarbato e io per invidia snobbavo. 😀 :D. Indi sulla scena non voglio giudicare perche non voglio rivedere leo imberbe… Ma mi accodo all accorata dichiarazione d amore per il cinema di cameron . E come sempre complimenti. Un salutone

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    • Non mi stancherò mai di sentire questi complimenti da te, Lupo e quindi grazie, grazie, grazie!
      Con questi Kasa Shots mi sto prendendo la possibilità di spaziare trai generi che è poi quello che, ho visto, un po’ tutti i veri amanti di cinema fanno, senza preclusioni di genere: leggendo i tuoi post, ma soprattutto leggendo i tuoi commenti nei post altrui, ho notato che anche tu sei uno spirito molto aperto, che non ti fai intimorire mai da etichette applicate da altri come “commerciale” o “autorale” ed è per quello che poi si parla bene tra di noi e ci si diverte!

      Su DiCaprio ci vorrebbe un post intero per descrivere quella che ai miei occhi è stata una rivelazione, un’epifania, una trasformazione persino: per 10 anni (dieci, mica uno!) non lo potevo sopportare e lo ritenevo il classico belloccio che fa l’attore solo per il suo viso carino ed il fisico glabro da eterno teen-ager e ti confesso, persino, che ho goduto quando in “Titanic” il suo personaggio muore assiderato in acqua, ma poi, dopo il 2001 assistetti ad una vera trasformazione! Stava nascendo un grande attore e da “Gangs of New York” di Scorsese in poi è stato solo un susseguirsi di parti incredibili, meravigliosamente recitate ed hai ragionissima a dire che oggi è certamente “uno dei migliori in assoluto”!!
      Anzi, oggi ti dico che un film assume un maggiore valore ai miei occhi anche solo per la sua presenza!
      Che cambiamento, però!
      Voglio confidarmi ancora di più con te e ti dico che mi sta succedendo la stessa cosa con Matthew McConaughey, attore che detestavo massimamente nel periodo in cui girava commedie romantiche con la Lopez o finti drammoni dove lui era il bello impossibile, ma oggi, dopo l’incredibile prova sublime di “True Detective”, di “Killer Joe”, di “Interstellar” ed anche la particina in “The Wolf of Wall Street”, beh, sono incredulo anch’io nel dirlo, da odioso è diventato uno dei miei preferiti…

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      • Per quel che mi riguarda il fenomeno si estende anche a Tom Cruise.
        Odioso negli anni 80 e per certi aspetti anche nei 90.
        Ma dopo il meravilgioso trittico Minority Report, L’ultimo Samurai, Collateral, anche lui per me è diventato un valore aggiunto nei film.

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        • Concordo in pieno! Ai tempi di Top Gun l’avrei preso sotto con l’auto facendo anche retromarcia per sicurezza e gli avrei tirato giù tutti i denti di quel suo sorrisetto con una mazza da baseball in alluminio… ma adesso potrei rischiare una visione di un film solo per la sua presenza…

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