Nora Ephron: la Signora della Commedia Sentimentale

Nora-Ephron-01Se nel mio blog ci fosse la categoria “Artigiani del Cinema”, sicuramente un posto d’onore spetterebbe a lei, regista e sceneggiatrice per lo più di robuste commedie, sempre con forti risvolti sentimentali, interpretate da attori di grande personalità e molto chiaramente identificabili dal pubblico, con un linguaggio lineare, senza flashback o forward, senza sequenze di ricordo, senza soggettive o carrelli adrenalinici o camera a mano traballanti da scene in prima linea.
Quello di Nora Ephron è il simbolo di quel cinema americano anni ’90, gradevole ma non impegnativo, che ricorda il colloquiare di una persona che ci parla solo con frasi dichiarative, legate da congiunzioni semplici, senza troppi gerundi o parentesi o periodi avvolti su se stessi.

Nora Ephron and Meryl StreepC’è stato un periodo della mia vita (quello universitario ed immediatamente successivo, con i primi lavori) in cui quel tipo di cinema era esattamente ciò che io odiavo, ancora più dei filmacci dei fratelli Vanzina e di tutte le commedie italiane fatte con cabarettisti milanesi e romani portati alla ribalta da qualche tormentone comico televisivo, perché in me c’era quasi la negazione di un certo cinema statunitense, da me etichettato allora come “troppo semplice” ed un po’ finto, di maniera si potrebbe dire, ma il passare degli anni mi ha mostrato una maschera di Hollywood ben peggiore, con pellicole anche dal budget imponente ed ugualmente scritte da cani, con sceneggiature fatte solo di scene e dialoghi riciclati, prevedibili, usate e riusate fino allo sfinimento, insomma, una tale ecatombe di creatività che mi ha portato oggi, dopo tanti anni, a recuperare il cinema della Ephron, comunque una “signora” del cinema comedy, un’artigiana, appunto, capace di affabulare con storie intriganti e soprattutto capace di dirigere, in scene comiche e sentimentali, grandi divi al loro meglio, con una classe che prima di lei fu solo dei vecchi maestri americani del subito dopo guerra.

This is my lifeLa sua filmografia è lo specchio chiaro e lucido dei suoi intenti artistici e così, dopo una prima parte di carriera come sola sceneggiatrice, Nora approda nel 1992 alla regia del suo primo lungometraggio con l’insulso e noioso polpettone pseudo-sentimentale di “This is My life” (con un cast che più piatto non si può), ma nemmeno un anno più tardi sbancherà al botteghino con un travolgente successo,  di cui, come suo solito, oltre alla regia, era autrice anche della sceneggiatura e così sarà in futuro per tutti i suoi grandi successi, caratteristica questa che la pone in ogni caso, soprattutto nel difficile settore della commedia, sempre un passo più vicino al cinema d’autore che non a quello industriale più trito.

Per capire meglio, facciamo ora un passo indietro e torniamo alla Hollywood di fine anni ’80, davvero uno strano posto.
Un tempo, in modo molto enfatico, era chiamata la fabbrica dei sogni, fingendo che non esistesse il marketing, ma senza dubbio era ed è tutt’ora un luogo non solo fisico, ma anche mentale, dove si intrecciano persone ed idee diversissime, ma conviventi nello stesso spazio-tempo, quasi per una sospensione della realtà.
The-GodfellasAccade così che Nicholas Pileggi, un giornalista italo-americano, da sempre esperto di vicende criminali, decide di raccontare la storia avventurosa del mafioso Henry Hill, ricostruendo la sua vita e le sue gesta come in un romanzo, dal suo primissimo ingresso nella famiglia Lucchese all’età di dodici anni, alla scalata come esponente via via sempre di maggiore importanza, fino alla decisione di collaborare con gli agenti federali e procurare l’arresto di tutti i membri della banda; il libro scritto da Pileggi fu pubblicato nel 1986 con il titolo evocativo “Wiseguy (Il delitto paga bene)” e fu un successo immediato, tanto che il regista Martin Scorsese gli chiese di curarne personalmente l’adattamento cinematografico e così, con lo scrittore alla sceneggiatura, nel 1990 usci uno dei film più belli della storia del cinema americano e di certo molto vicino ad insidiare il podio del più bello (tutt’ora saldamente in mano alla saga di “The Godfather“di Coppola) di genere mafioso, “The Godfellas (Quei bravi ragazzi)”, con Robert De Niro, Joe Pesci, Paul Sorvino ed infine Ray Liotta nei panni proprio del vero Henry Hill.

Perché ci interessa ora tutto questo?
My Blue HeavenPerché Nicholas Pileggi nel 1987 sposa la nostra Nora Ephron che, sempre nel 1990, si servì del medesimo romanzo scritto dal marito ed usato da Scorsese per il suo film, per scrivere soggetto e sceneggiatura della commedia diretta da Herbert Ross “My Blue Heaven (Il testimone più pazzo del mondo)”, in cui i fatti descritti nel romanzo di Pileggi vengono completamente sdrammatizzati e resi quasi comici.
Nei credits del film ovviamente non c’è citazione o traccia alcuna del romanzo, ma d’altronde chi le avrebbe potuto dire qualcosa? Il marito?

SilkwoodPrima ancora che regista, la Ephron nasce dunque scrittrice e dialoghista: dopo aver mostrato appieno il suo talento in campo drammatico con la sua primissima sceneggiatura per un lungometraggio cinematografico con il film “Silkwood” del 1983 (quello in cui la bravissima Meryl Streep interpreta la sindacalista realmente morta in circostanze misteriose mentre stava per fornire ai giornali le prove dei danni che una centrale nucleare stava facendo alla salute dei suoi dipendenti ed a cui, sia nella scena del tentato omicidio in auto sul ponte, sia per i temi trattati, è stato reso omaggio da Lana e Andy Wachowski nel segmento narrativo sulla centrale nucleare in “Cloud Atlas”), il suo talento esploderà letteralmente con lo script della celeberrima commmedia “When Harry Met Sally – Harry ti presento Sally” del 1989, diretta dallo specialista del genere Rob Reiner ed ancora oggi famosa soprattutto per la scena dell’orgasmo simulato da Meg Ryan dentro il ristorante, con seduto di fronte un imbarazzato e stupito Billy Crystal.

La commedia scritta dalla nostra Nora è una love story con dei personaggi che sembrano usciti da un film di Wood Allen, se non fosse che l’atmosfera che si respira è solare ed anche i dialoghi, incalzanti ed epigrammatici (pieni di sentenze salaci e battute ironiche, scritte e recitate come se fossero il canovaccio di uno spettacolo stand-up comedy), alla fine si concludono con una riappacificazione, perché comunque il cinema della Ephron è anche questo: una declinazione dell’happy-end più desiderato che ovvio, una conclusione sempre lieta (quindi anche favolistica) ma mai stupida o incoerente.
Bill Crystal and Meg RyanKaren Krizanovich nel 2012, poco dopo la morte per leucemia della nostra Nora, scriveva sul “Telegraph”: “What’s a “Nora Ephron” movie? First of all, it’s a good American movie (Che cos’è un film alla Nora Ephron? Anzitutto è un buon film Americano)”.

Come l’incontro con la divina Streep ha segnato l’Alfa e l’Omega della vita professionale della nostra Nora (con lei come protagonista ha iniziato e sempre con lei ha terminato la sua carriera), così possiamo dire che la collaborazione con Meg Ryan ha costituito il vertice del successo professionale di entrambe, nonché il cuore anche cronologico della loro attività.
Sleepless in SeattleQuattro anni dopo lo straordinario successo del film di Reiner, che diede ad entrambe grande celebrità, Meg Ryan e Nora Ephron si ritrovano di nuovo a lavorare assieme e questa volta Nora, oltre che sceneggiatrice, è anche regista: nel 1993 esce “Sleepless in Seattle (Insonnia d’amore)”, il film che ha definitivamente consacrato sia la Ryan, sia la nostra regista e scrittrice come le due regine della commedia sentimentale di quel periodo.

Merito anche della presenza di un interprete maschile di assoluta eccellenza quale Tom Hanks, “Sleepless” fu un incredibile successo commerciale e per anni le vendite proseguirono anche attraverso il noleggio sui vari supporti.
An Affair to rememberPrecisiamo inoltre che l’omaggio, che la stessa Ephron, quale autrice del testo, fa alla pellicola di Leo McCarey “An Affair to Remember (Un amore splendido)” del 1957 (facendola citare nel film dai suoi protagonisti come esempio e spiegazione di quello che stava accadendo tra i personaggi di Sam Baldwin / Tom Hanks e Annie Reed / Meg Ryan), è solo un gesto d’amore e non una fonte d’ispirazione (come erroneamente si legge spesso in giro), poiché l’impianto ed il plot delle due pellicole sono diversissime, anche se il “mood” è probabilmente il medesimo e questo è proprio il cuore del lavoro della nostra Nora.
Per tutto il film, infatti, possiamo toccare con mano l’artificiosità con cui si creano continui ostacoli all’incontro finale sulla terrazza dell’Empire State Building tra i due amanti predestinati e questo dovrebbe creare un senso di fastidio e disagio nello spettatore, ma al contrario, come in una commedia anni ’50, si accetta di buon grado la finzione, pregustando l’attesa del momento liberatorio di riconciliazione che si sa arriverà alla fine.

Hollywood tuttavia fa ancora fatica a credere che una sceneggiatrice, una donna , possa essere così in gamba e creatrice da sola di tanto successo, percio’ continuano negli studios a negare a Nora quella libertà creativa che lei richiedeva, malgrado il successo di botteghino dei due film con la Ryan e la imbrigliano, costringendola a lavorare sullo stupido remake di una commediola francese a tema natalizio (“Le père Noël est une ordure” del 1982 di Jean-Marie Poiré), da cui ne uscirà il modestissimo “Mixed Nuts (Agenzia salvagente)”.
MichaelNel 1996 la Ephron firma poi script e regia dell’insuccesso commerciale “Michael”: un film fondamentalmente sbagliato, in cui tutto, dall’interpretazione stucchevole di John Travolta nei panni dell’arcangelo Michele, ai dialoghi sembra fuori tono e questo malgrado le ottime intenzioni della nostra autrice, che è evidente credesse molto nel suo soggetto.

The Shop Around the CornerFinalmente, nel 1998, Nora Ephron riesce nel suo intento di realizzare il remake di una pellicola che lei considerava l’archetipo stesso di quel cinema comedy che venerava ed ossia “The Shop Around the Corner (Scrivimi fermo posta)”, capolavoro immortale del 1940, diretto dal padre di tutte le commedie americane, Ernst Lubitsch (traendolo egli a sua volta da una pièce teatrale): in quel vecchio film in bianco e nero, si raccontano le vicissitudini, piene di equivoci, sentimento, umorismo e passione, di due commessi dello stesso negozio, Klara Novak (Margaret Sullavan) e Alfred Kralik (James Stewart), che coltivano una relazione epistolare sempre più forte ed affiatata, senza pero’ conoscere l’identità l’uno dell’altra e nella vita di tutti i giorni, invece, si detestano sempre di più.
Da questo soggetto, la Ephron scrisse e diresse “You’ve Got Mail (C’è posta per te)”, commedia che vide riunita la coppia d’oro di “Sleepless”, Meg Ryan e Tom Hanks.

Nora, Tom and MegLa storia della piccola libreria che viene “sconfitta” commercialmente dal gigante della distribuzione libraria (ma con classe, pero’, senza colpi bassi e solo sulla constatazione del miglior business, in omaggio ad una forma di capitalismo esistente solo nell’immaginazione più sfrenatamente ottimistitica o falsa di un repubblicano estremista) viene coniugato con la telecronaca, quasi in tempo reale, della nascita di un amore, di cui ci vengono raccontate le sfumature, gli equivoci, i passi falsi e le emozionanti scoperte.
I dialoghi sono sopraffini, particolarmente vivi ed efficaci e tutti gli attori si muovono (da menzionare anche uno splendido Greg Kinnear, nei panni di un giornalista onesto ma anche radical chic e quindi facile preda delle adulazioni), come se in qualche modo credessero alla fiaba che stanno mettendo in scena (perché di questo si tratta, di una favola per adulti, senza dubbio alcuno).

Hanging-UpPer qualsiasi altro sceneggiatore o regista hollywoodiano, uomo o donna che fosse, la carriera si sarebbe potuta chiedere qui, con una pellicola che riassumeva tutti gli stilemi usati ed abusati nel ventennio ‘80 e ‘90 e per questa considerazione nessuno si aspettava davvero più nulla dalla nostra autrice.
Gli anni 2000 videro invece altri due film all’attivo per la nostra Nora, ma si tratta assolutamente di opere minori, malgrado la presenza di due attrici stellari: la prima, nel 2000, “Hanging Up (Avviso di chiamata)“, sempre con Meg Ryan, ma solo parzialmente scritta dalla nostra e diretta (oltre che interpretata) invece da quell’arraffatutto presuntuoso di Diane Keaton (simpatica quanto può esserlo un gattino rognoso avvinghiato al nostro scroto); la seconda, nel 2005, con “Bewitched (Vita da strega)”, in cui la bellissima e bravissima Nicole Kidman (in quel tempo ancora non “botulinizzatasi”) viene letteralmente sprecata (insieme ad un altro Nora,-MIchail-Caine-and-Nicole-Kidmanmostro sacro come Michael Caine) per un copione insulso, con scene idiote e battute insipide quanto un piatto di spaghetti “aglio, olio e peperoncino” in cui non si sia salata l’acqua; il tentativo, quasi sacrilego, di fare un film sulla madre di tutte le situation comedy (fenomenale fiction talmente saccheggiata nei decenni da sceneggiatori di tutti i generi da essere ancora oggi efficace in qualsiasi dei 254 episodi, anche se visto completamente slegato da tutti gli altri) fallisce miseramente per colpa di un ritmo sbagliato e di tempi fasulli e questo malgrado l’idea meta-filmica di base fosse interessante ed originale (quella di fare un film sulla realizzazione della fiction, usando, senza saperlo, una strega vera per interpretare la parte della strega finta nella serie tv).

Julie-and-Julia-03L’anno successivo, nel 2006, fu diagnosticata a Nora Ephron la myelodysplasia, un disturbo del sangue, che dopo sei anni di sofferenze e cure accanite la porterà alla morte.
Nel 2009, dopo già tre anni di trattamenti anti-tumorali devastanti, quando oramai nessuno si aspettava più un nuovo film, la Ephron tira fuori a sorpresa dal suo cilindro magico l’ultimo prestigio, per me il più bello in senso assoluto, firmando come lascito al cinema, senza ombra di dubbio, il suo capolavoro, quell’incantevole, delizioso, delicato e vibrante di passione “Julie & Julia”, interpretato da una fantastica e bravissima Amy Adams e dalla nostra signora degli Oscar, la divina Meryl Streep, l’attrice con cui tutto era iniziato per la nostra Nora e con cui ella darà il suo fastoso addio al mondo del cinema ed alla vita.

Julie and Julia 01Scritto in pieno stato di grazia e diretto con una sintassi assolutamente contemporanea (è quasi incredibile pensare che alla regia ci sia la stessa autrice di quelle commedie che abbiamo esaminato prima e che erano così tanto “intrise” dello stile anni’80 e anni ‘90 del cinema americano!), questo film replica la struttura bipolare (già vista in “Sleepless”) che vede recitare le due protagoniste (la Adams nei panni della blogger Julie Powell e la Streep in quelli della chef Julia Child) in scene sempre tassativamente separate, senza mai davvero incontrasi nel medesimo set e persino quello, che sarebbe potuto essere l’unico momento d’incontro reale tra i due personaggi, avviene per interposta persona, con la voce fuori campo in una telefonata di un  giormalista che riferisce l’opinione della Child.

Julie-and-Julia-04Esiste ovviamente un diverso registro cronologico e gli accadimenti narrati con i due personaggi avvengono in due periodi temporali diversi, ma la magia del cinema della Ephron compie sotto i nostri occhi il miracolo: così, quando il personaggio di Julie Powell, assieme al marito, si reca in visita alla casa-museo dedicata alla vera Julia Child, l’attrice Amy Adams lascia un panetto di burro su un ripiano (quale omaggio ai tanti grassi animali presenti in quella cucina francese naturalizzata negli states dalla Child), quindi esce dal campo dell’inquadratura, mentre la ripresa continua, ferma sull’interno della cucina ricostruita nel museo e le luci, prima soffuse, si accendono a giorno e quel modello in scala reale diventa un set ed il set un momento di vera vita ed appaiono nel mezzo dell’azione Meryl Streep e Stanley Tucci, che nel film interpreta il marito, Paul Child, l’ambasciatore che con il suo soggiorno di lavoro a Parigi ha creato l’occasione per la moglie di incontrare il meraviglioso mondo della cucina d’oltralpe.

Nora Ephron last daysE’ una scena particolarmente toccante, degna di una grande regista, giocata con una grandissima maestria dei tempi e degli spazi filmici e che lascia in bocca allo spettatore il sapore metallico della nostalgia e della tristezza, come se per un istante si fosse aperta nel film una finestra sulla reale condizione esistenziale della stessa Nora Ephron.
Così, allo stesso modo, con lo stesso artificio scenico, salutiamo anche noi questa autrice dentro il suo personale museo, quello fatto dai suoi film, dai suoi personaggi e dai suoi dialoghi.


Questo post è dedicato al mio amico blogger Lapinsù, che tanto si è adoperato per promuovere in mezzo ai suoi colleghi ed ai suoi lettori il genere della commedia romantica.


In questo post abbiamo parlato dei seguenti film:

My Blue Heaven (Il testimone più pazzo del mondo)
Silkwood
When Harry Met Sally – Harry ti presento Sally
Sleepless in Seattle (Insonnia d’amore)
You’ve Got Mail (C’è posta per te)
Bewitched (Vita da strega)
Julie & Julia

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19 pensieri su “Nora Ephron: la Signora della Commedia Sentimentale

  1. Non sono un amante delle commedie sentimentali, ma non le disprezzo perché, se ben realizzate, possono essere dei film di ottimo livello. Harry ti presento Sally, Julie & Julia, c’è posta per te: sono tre commedie sentimentali perfette e abbastanza diverse fra loro, con degli attori e delle attrici che sembrano nati per interpretare quelle parti (soprattutto le due protagoniste di Julie & Julia… eh niente, torno sempre da Amy Adams..). È sempre difficile aggiungere qualcosa ai tuoi articoli, perché sempre esaustivi. Hai detto tutto tu. Certo, non conosco tutti i film da te citati, ma da quel che ho visto non posso far altro che sottoscrivere ogni tua parola: Nora Ephron è la signora della commedia sentimentale. Anche perché non credo di aver visto molte altre pellicole, di questo genere s’intende, che raggiungono la stessa magia e atmosfera dei tre film che ho citato.
    Come sempre, grande articolo!

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  2. Sono felice che il primo commento sia proprio il tuo, Dave, perché non so se mi crederai, ma quando stavo scrivendo la parte dedicata a quel piccolo gioiello che è “Julie & Julia” stavo pensando proprio ai tuoi commenti su Amy!!
    Ripensavo alle tue parole sulla bravura di questa attrice ed alla tua personale classifica che hai espresso in un commento e che vedeva la Adams molto in testa!
    In questo film, senza nulla togliere alla immensa Meryl, la nostra Amy è poi semplicemente adorabile… quasi impossibile non innamorarsi del suo sguardo, della sua paprente fragilità e della sua pervicacia e se poi uno pensa che sta solo recitando, beh, allora ti vengono davvero i brividi!!
    Una capacità recitativa che viene senza dubbio esaltata dalla regia della Ephron (sappiamo quanto un bravo regista può esaltare o tarpare le ali ad un attore!), che permette alla Adams di usare tutti i suoi registri (sentimentale, comico, imbronciato, ombroso, lunatico, malinconico, etc.etc.)…. quando cerca di cuocere gli astici, attrice e regista hanno messo in piedi una scena indimenticabile, anche se la mia sequenza preferita del film resta quella citata nel post, con il set dentro il set, dalla finta casa alla vera casa della Child e tutto restando nella finzione. Bingo!
    Una grande prova!
    In fondo il segreto del vecchio cinema americano (di cui comunque la Ephron è erede) era proprio quello di dare spazio ai divi e dopo, solo molto dopo, al regista.
    Grazie ovviamene delle belle parole, soprattutto per un post che sarà decisamente poco alla moda, ma che mi serviva a comporre un puzzle sul grande cinema, fatto anche di bravi artigiani.e di piccoli capolavori nascosti.

    P.S. Dimenticavo… hai citato i tre film più belli della Ephron e non hai davvero bisogno di vedere il resto, anzi, è già meraviglioso che quelle pellicole facciano parte del tuo bagaglio culturale (da quel che vedo, già molto ricco…)

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  3. Lo diceva anche Woody Allen, la commedia è il genere più difficile da fare. Molto più difficile del dramma. E la commedia romantica lo è ancora di più perché si gioca con sentimenti molto delicati con i quali è facilissimo scadere nello smielato.
    E io voglio bene alla Ephron anche solo per la sceneggiatura di quel capolavoro di Harry ti presento Sally, film che ridefinì il genere (pur prendendo molto dal già citato Allen) e che influenzò qualsiasi cosa uscì dopo di essa, sia in America che in Inghilterra (dove forse uscirono le migliori commedie romantiche degli anni ’90).
    Quindi ringrazio il maestro Kasabake per aver ricordato al mondo l’importanza di questa autrice fondamentale in ambito di commedie romantiche, e per aver ribadito di conseguenza, la bellezza di questo genere, fin troppo spesso bistrattato, come anche il buon Lapinsù insegna.

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    • Non finisci mai di stupirmi!
      Dai tuo commenti, sempre molto puntuali, si evince una conoscenza a così vasto raggio del cinema e dei suoi stili che lascia basiti, soprattutto per la giovane età e che lascia trapelare approfondimenti personali di tipo scolastico e librario, foss’altro per come ti destreggi anche nella conoscenza della grammatica filmica e nei cambiamenti evolutivi che ci sono stati in questi 120 anni della settima arte.
      Se qui ci fosse l’Amico Armadillo di Zerocalcare, di certo mi direbbe “Va là, Palpatine de’ noantri, dici così perché sei contento che ha parlato bene de te… se te criticava, invece, stavi a rosicà!”, ma fortunatamente sono solo e quindi posso proseguire come niente fosse…
      Giustissima la citazione di Allen che hai riportato riguardo la difficoltà di fare commedie e mi compiaccio che tu abbia sinceramente apprezzato il mio post (gongolo…) e che anche tu, con tutti i distinguo del caso ovviamente, condividi con me il merito che la Ephron ha avuto per questo specifico genere…

      …A proposito, giocando per un attimo ai gradi di separazione, ripensavo a Pileggi, suo marito, ai film di Scorsese, al grande debito che tutti i registi che fanno un film sulla mafia italo-americana hanno verso Coppola ed il suo capolavoro, alla intersezione con la Ephron ed il romanzo sulla vita di Henry Hill e poi penso a quei continui riferimenti, fatti nei dialoghi di “You’ve Got Mail”, al primo “The Godfather” ed in particolare alla glorificazione che la Ephron mette in bocca a Joe Fox mentre manda un messaggio istantaneo (ancora non era una chat, ma ci stavamo arrivando…) a Kathleen Kelly:

      The Godfather is the I Ching. The Godfather is the sum of all wisdom. The Godfather is the answer to any question. What should I pack for my summer vacation? ‘Leave the gun, take the cannoli.’ What day of the week is it? ‘Monday, Tuesday, Thursday, Wednesday.’ And the answer to your question is ‘Go to the mattresses.’ You’re at war. ‘It’s not personal, it’s business. It’s not personal it’s business.’ Recite that to yourself every time you feel you’re losing your nerve. I know you worry about being brave, this is your chance. Fight. Fight to the death (“Il Padrino” è “I Ching”. “Il Padrino” è la somma di tutta la saggezza. “Il Padrino” è la risposta a qualsiasi domanda. Cosa metto in valigia per le vacanze estive? ‘Lascia la pistola, prendi i cannoli.’ Che giorno della settimana è? ‘Lunedì, Martedì, Giovedi, Mercoledì.’ E la risposta alla tua domanda è ‘Vai ai materassi.’ Sei in guerra. ‘Non è personale, è business. Non è personale è business ‘. Ripetilo a te stessa ogni volta che senti che stai perdendo coraggio. So che vorresti essere coraggiosa, questa è la tua occasione. Lotta. Lotta fino alla morte)
      Cinema nel cinema, come Scorsese che celebra Georges Méliès nel suo bellissimo “Hugo Cabret” o Phil Abraham che nel secondo episodio del “Daredevil” di Drew Goddard celebra il Park Chan-wook di “Old boy” o ancora Tarantino che celebra tutto, perché celebrare non è copiare, ma avere consapevolezza…

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      • Troppo buono come al solito. In realtà ho imparato quasi tutto facendo ricerche e letture varie su internet. Ho seguito solo un corso sul cinema europeo all’università, ma niente di che.
        Comunque sì, mi piace avere una conoscenza il più trasversale possibile, ma ti assicuro che ho ancora grossissime mancanze. Julie & Julia, ad esempio, non l’ho ancora visto (ovviamente adesso me lo recupero subito), ma con tutto il rispetto, non è l’esempio più grave che ti potrei fare!

        Ah, devo dirtelo. E’ troppo bello ricevere risposte come queste piene di citazioni storiche e confermo, come già ti dissi, la tua capacità di trasmettere una passione autentica che cela un approccio veramente gioioso e mai fastidiosamente serioso (ma serio e rispettoso sì) al mondo del cinema e allo stesso tempo al “mestiere” di blogger.

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  4. Ok, sono andato con il mouse sul tuo commento qui sopra ed ho atteso che il puntatore assumesse la forma che ha sopra una testo scritto, quindi un bel click col tasto sinistro, tengo premuto e giù, giù ad evidenziare tutto, fino a…”blogger”, compreso il punto!
    Un bel “ctrl+c” e poi un bel “ctrl+v” dentro il mio orgoglio, con tutta la tua frase.
    Gongolo, come il 5° nano, almeno nell’ordine di riconoscimento nel classico Disney da parte di Snow… Doc (Dotto), Bashful (Mammolo), Sleepy (Pisolo), Sneezy (Eolo), Happy (Gongolo), Doopey (Cucciolo) e Grumpy (Brontolo).
    Eeeeh! La cultura di base anche nelle minchiate… come diceva il grande Sordi nei panni di Onofrio, rivolgendosi alla madre ne “Il Marchese del Grillo“, di quello scapestrato di Monicelli, dopo aver tirato in aria un acino d’uva ed averlo preso in bocca al volo “Tiè, dice che ‘n so fa’ niente…”

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  5. Kasa, la tua dedica mi inorgoglisce e mi commuove.
    Mi inorgoglisce perchè – pur essendo fermamente convinto di non aver fatto niente di particolare per meritarla – fa piacere che le mie parole e le mie idee (perchè null’altro oltre a questo abbiamo potuto scambiare) abbiano avuto un effetto positivo su di te, sulla tua voglia di scrivere qui, sulla tua disposizione a condividere con altri le tue conoscenze (profonde) le tue idee (interessanti) i tuoi spunti (brillanti).
    E mi commuove, come sa commuovere l’abbraccio potente e sincero di un amico.
    Un abbraccio, è questo che ti mando. Per ora è solo virtuale ma, chissà, un giorno magari potrà essere reale!!!!

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    • Un abbraccio che ricambio con tutto il cuore e sono certo che prima o poi, negli strani corridoi della vita, ci si incontrerà davvero!
      Per ora ringrazio, come ho già fatto tante altre volte, per la stima che riponi nel mio blog e nei miei post, e sappi che di idee tu ne semini davvero molte con i tuoi scritti, perché sei un affabulatore e le tue parole hanno il fascino della buona comunicazione e come dice il fidato Marcus Brody al professor Henry Jones, papà di Indy, da dentro il cingolato nazista, dopo che un soldato è stato appena ucciso, “Hai visto? La penna, ne ferisce ancora più della spada!” ed altrettanto fa quando semina idee.

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  6. Ora passo a commentare il tuo post, al solito enciclopedico e illuminante.
    Ti confesso che ignoravo l’esistenza di questa donna, pur avendo visto molti dei film che tu citi: mi manca solo l’ultimo “Julie e Julia”, lo recupererò quanto prima. E anche il “Godfellas comico”, sarà dura recuperarlo ma cercherò di recuperare pure quello.
    La commedia sentimentale è un genere difficile. Non so se sia il più difficile, ma fa poca differenza. Il problema di fondo è che la commedia sentimentale equivale a una corsa forsennata su un filo sospeso tra due grattacieli di nome MELENSO e BANALE: restare in equilibrio senza cadere è impresa titanica che il più delle volte si risolve in una rovinosa caduta.
    Ti confesso che le mie perversioni cinefile mi hanno fatto adorare pellicole svaccate su entrambi i versanti solo perchè rientravano nel canovaccio del romanticone-sentimentalone-moccolone (così chiamo io i film con il lui-sfigatello, la lei-troppo-carina, l’universo che li separa, l’inevitabile happy end).
    Con la Efron però siamo a un livello superiore perchè tra i film qui elencati e la più parte delle commedie sentimentali che girano per l’etere cinematografico corre la stesa differenza che c’è tra la crostata della nonna e quella del supermercato. Ripenso alla dolcezza equivocata di C’è posta per te (che la De Filippi bruci alle fiamme dell’inferno per aver scopiazzato quel titolo melodioso col suo programma miserevole) e mi vien voglia di innamorarmi di qualcuno, finanche di qualcosa, pur di sentire quel fremito scorrermi nelle vene. Ripenso a Billy Cristal in Harry ti presento Sally e mi vien voglia di pensare che la vita è bella, no, di più, che sa essere meravigliosa, a patto che noi siamo disposti ad accoglierla come tale.
    La Efron negli anni ha suscitato in me tante piacevoli emozioni. Non posso che ringraziarla per questo. E ringrazio anche te, per avermele ricordate. Le ho tirate fuori dal mio personalissimo baule delle emozioni, quel mobilaccio vecchio che prende polvere in soffitta, chè lo apro sempre troppo raramente perchè contiene anche le emozioni spiacevoli e quelle – sai com’è – preferisco lasciarle sepolte. Ma la notte è lunga, non ho sonno e quindi prenderò il plaid della malinconia e mi lascerò trasportare dalle emozioni nel mare dei ricordi. Non so dove mi porterà, ma senz’altro domattina avrò imparato qualcosa di nuovo.

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    • Visto che ho ragione?
      Avevo appena finito di scrivere la risposta al tuo primo commento che sento il “bling!” della notifica che mi è giunto un nuovo commento e vedo che è il tuo, in cui trovi anche il tempo per dissertare sullo specifico filmico della Ephron… e che commento!
      Lo dicevo io che sei un affabulatore (l’ho scritto sopra e l’ho fatto prima di questo nuovo commento!) e per questo hai scritto un commento che è un post, uno dei tuoi pezzi pieni di struggimento e pathos, come spesso scrivi sul tuo sito e che ora invece hai deposto come un dono qui, in questa bacheca.
      Comunque mi sono commosso anch’io, maldido!
      Questa sera ho ricevuto solo belle parole da belle persone, mica poco, eh?

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  7. No dai vabbe!!! Rece entusiastica e specialissima come sempre…ma io son qui per dirti…off topic….tutta colpa tua son tre sere che mimriguardo il don!!!!! Partito con fantasmi, poi bubba, e ora..proprio ora fantasmi due….ma che bello kasa… 😉 😉 che me li ricordavo poco e niente…. Spiace che con fantasmi dovro’ stoppare al 3 che il 4 mi manca….Magari mi evito di rimettere jhon dies che e’ ancora troppo fresco 😉

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    • Ohlià, Lupo, anche tu dalle parti della commedia romantica…
      Eh si, che una volta, in un tuo commento, devi aver detto che sotto sotto sei un sentimentalone!
      Comunque lieto davvero che tu abbia apprezzato! Temevo di essere troppo fuori moda…
      Poi, tra l’altro, ora sto “giocando” con i piani-sequenza ed i long take di cui il cinema bello è pieno (penso, tra le tante, alla scena del corridoio in “Old Boy” ed ho ancora i brividi (e li devono aver avuti anche i produttori del “Daredevil” netflixiano!)….
      Comunque, restando OT, amo il Don, come si sarà capito dal mio post ed è essenziale che la gente che non lo conosce lo scopra!
      Ti ricordi che avevo pensato a te come riferimento ancor prima di pubblicarlo? Era ovvio che apprezzassi i suoi film!!
      Coscarelli, what else?

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  8. Chiedo scusa per aver equivocato: non conoscevo e non conosco tutt’ora la tua storia professionale, personale e culturale, ma apprezzo molto il blog che hai su questa piattaforma Word Press e lo spirito che ne trapela, anche se evidentemente non sufficiente per me per ricavarne utili dettagli personali.
    Con un doppio carpiato retorico, svicolo dall’angolo in cui mi ero chiuso e ritorno a compiacermi per i complimenti che mi hai porto, perché l’esperienza come scrittore di sceneggiature da un valore aggiunto al tuo giudizio!

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    • carissimo,
      il mio blog ha circa undici anni e mezzo, penso che il valore aggiunto alberghi nello scambiare opinioni, riflessioni, punti di vista, a prescindere dal bagaglio culturale e professionale, mi piace leggerti, mi piace riflettere su quello che scrivi, felice di aver scoperto il tuo spazio virtuale. Per quanto mi riguarda potresti essere un docente universitario oppure un operaio, differenza per me irrilevante. Chi campa scrivendo spazia in vari settori, direi tutti…

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      • Quando ho letto il tuo ultimissimo commento, in risposta al mio, ero tentato di raccontarti tante cose, di me, del mio passato, della mia formazione, delle persone che hanno contribuito ad essa, quelli che mi piace chiamare i miei mentori.
        Probabilmente, però, sarei parso ai tuoi occhi polemico, comunque antipatico, come quelle persone che vogliono sempre avere l’ultima parola, anche quando non è il caso.
        Preferisco invece, tanto per citare la magistrale opera a fumetti “I briganti” del grande artista Magnus, fare tre passi indietro di rispetto, verso la gentilezza del tuo commento ed il reciproco piacere di leggerci.
        Alla prossima!

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  9. Pingback: Julie and Julia | Lapinsù

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