Minority Report e Sense8: il futuro della Tv è nelle mani di FOX e Netflix

Minority-Report-and-Sense8Questo non è davvero un post o meglio non è uno dei miei soliti post, in cui in genere approfondisco un tema, lo analizzo e ne dibatto nei giorni successivi nello spazio commenti: questo è solo un’esternazione, perché i due trailer rilasciati dalla Fox e da Netflix per le loro due prossime serie televisive di punta sembrano essere la conferma a tutte le cose che sul futuro delle fiction televisive già da tempo si stanno dicendo nel web e non solo sulla piattaforma Word Press, ma ovunque: il mondo della Tv sta cambiando ed alcuni network sembrano essersene accorti in tempo, altri meno.

La Fox aveva da tempo annunciato di aver preso il film di Spielberg del 2002 “Minority Report” (bellissimo ma diversissimo dal racconto originale di Philip Dick, sia chiaro) e di averci creato un procedural (un “crime sci-fi drama” sul tenore dello sfortunato “Almost human”, tanto per intenderci), presentando una sottotrama di base narrativamente servita agli spettatori come sequel del film stesso: gli episodi racconteranno vicende ambientate 10 anni dopo la chiusura della “PreCrimine”, lo speciale reparto di Polizia che, in base ad una serie di deroghe del diritto penale, arrestava e consegnava alla giustizia i criminali prima che commettessero un delitto e questo grazie al lavoro di precognizione effettuato da tre individui dotati di straordinari poteri di preveggenza (i cosiddetti “precog”); durante le vicende narrate nel film con Tom Cruise, sappiamo che fu trovata una falla nel sistema apparentemente perfetto, ossia la possibilità che la preveggenza potesse essere fallace e tale possibilità di errore rendeva ingiusta una condanna preventiva, anche in presenza di un meccanismo che prevedeva il confronto e la sintesi statistica tra tre diverse previsioni, fatte dai tre pre-cog assieme sullo stesso fatto.

In maniera molto tradizionale, la Fox non sembra aver badato a spese, quanto ad ambientazione ed effetti speciali, desiderosa certo di stupire lo spettatore con richiami visivi e fascinazioni ereditate concettualmente dal film (una per tutte, la presenza ingombrante della pubblicità nei luoghi pubblici e nelle modalità più impensate), mentre dal punto di vista della narrazione, appare evidente che si sia affidata, come suo solito, alla rassicurante corazza del genere “procedural”, con cui, dopo l’episodio pilota d’introduzione e spiegazione sia del plot che dei personaggi, gli autori della fiction potranno presentare agli spettatori un bel caso a settimana, da risolvere immancabilmente in coppia: lui precog, lei poliziotta, lui bianco, lei nera, come il soldato coloniale della Guerra d’Indipendenza americana risorto ai nostri giorni Ichabod Crane e la poliziotta nera dei nostri tempi Abbie Mills della fiction “Sleepy Hollow”, come l’agente della FBI Seeley Booth e la dottoressa anatomo-patologa forense Temperance Brennan della fiction “Bones” e così’ di seguito, nell’assoluto rispetto cerimoniale del procedural.
Ovviamente guarderò questa serie, anzi, l’hype che sto subendo è pazzesca ed anche la voglia che ho dopo il trailer è irrefrenabile, ma temo per il suo futuro: se sarà una bella serie, probabilmente chiuderà dopo una o due stagioni, se sarà stupida e banale, allungheranno il brodo finché potranno.

Discorso diverso per la serie Netflix creata dai fratelli Wachowski e da J. Michael Straczynski (chiunque legga comics o ami la fantascienza non può non conoscere quest’uomo, autore tra l’altro della fiction Babylon 5): una serialized di nuova generazione, prodotta in 12 episodi, diretti per lo più dagli stessi Wachowskis, ma anche dal tedesco, adottato negli States da tempo, Tom Tykwer con cui hanno realizzato a 6 mani “Cloud Atlas” e che si fece notare a suo tempo con il suo bello ed originale “Run Lola Run – (Lola corre)” del 1998.
Come al solito per questo canale, tutti gli episodi potranno essere fruiti nella stessa sera (il 5 Giugno di quest’anno) o comunque resi disponibili subito e gustabili alla bisogna, come i capitoli di un unico romanzo.

Seguirà una seconda stagione? Chi può dirlo, ma non importa, perché comunque il primo blocco narrativo è stato già scritto e filmato, senza modifiche in corsa dettate dall’audience o dal marketing, la sua conclusione raggiunta, così come il suo scopo comunicativo: se poi ci saranno soldi, modo e tempo per raccontare una nuova storia, con gli stessi personaggi o con altri lo si vedrà dopo la messa in onda e la risposta del pubblico.
Il marketing comanda ancora? Certo che comanda e non potrebbe essere diversamente, visto che è voluto e pagato dagli stessi committenti delle fiction, ma di certo, con questo sistema di Netflix, gli autori non sono in balia, puntata dopo puntata, di quello stillicidio di correzioni di rotta continue a cui i produttori ed il network costringono le writers’ room delle fiction tradizionali.
La trama di “Sense8”? Oh, beh, quella la scoprirete da soli, senz’altro, perché se non lo avete fatto all’inizio, starete già googlando ora e chi sono io per togliervi questo piacere?

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12 pensieri su “Minority Report e Sense8: il futuro della Tv è nelle mani di FOX e Netflix

  1. Sarà che ultimamente le serie procedural tendo a seguirle sempre meno per una questione di gusti personali, ma il trailer di Minority Report mi sembra un po’ goffo. Senza offesa eh, anzi spero di sbagliarmi, però già ho la sensazione che andando avanti gli espisodi saranno sempre più uguali fra di loro.
    Su Sense8 ho decisamente più fiducia perché si tratta da un lato dei Wachowski, che adoro anche quando sbagliano clamorosamente, e dall’altro di Netflix che sta sfornando tutte serie interessanti e di qualità medio/alta/altissima.

    La cosa che mi interessa di più notare, però, è che si tratta di altri due casi di passaggio dal cinema alla tv. Quella di Minority Report sarà l’ennesima serie che nasce, in un modo o nell’altro, a partire da un “vecchio” film di successo (non c’è bisogno che ti faccia i nomi perché li sai meglio di me, ma per chi ci legge parliamo dei vari Fargo, Sleepy Hollow e lo stesso Hannibal, giusto per fare qualche esempio) e non sarà l’ultima. Quella di Sense8 segna invece l’ennesimo ingresso nel mondo della televisione da parte di due giganti del cinema quali sono i sorelli Wachowski (perdonami la pessima battuta). E pure qua, i nomi a cui mi riferisco sono tanti, praticamente quasi tutte le star del cinema (ma anche un buon numero di registi e sceneggiatori importanti) stanno o sono appena sbarcate anche in tv. Addirittura Woody Allen si è messo a fare una serie tv per Amazon!
    Sono molto curioso di vedere come si evolverà questa situazione. Al momento possiamo tranquillamente dire, e lo abbiamo già detto più volte, che la televisione non ha quasi nulla da invidiare al cinema.

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    • Condivido in pieno, sia il tuo commento che l’articolo di Kasabake. Ormai la convinzione che la televisione sia il mezzo d’intrattenimento secondario, una semplice appendice del cinema e della settima arte, non esiste più. Anzi, diverse serie tv, ormai praticamente TUTTE le serie tv, sono palesemente “contaminate” da attori, registi, sceneggiatori cinematografici. Ed è un piacere per gli occhi e per la mente.

      Parlando di “Minority report”, anch’io attendo con trepidazione questa serie, dato che ho adorato il film di Spielberg. Sense8, al contrario, non lo avevo mai sentito nominare, per cui vado subito ad informarmi…. temo che, come accade dopo ogni tuo post, dovrò mettere questa serie in watchlist… mannaggia a te Kasa!

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      • Ho risposto indirettamente anche a te nel rispondere a Zack, perché sono convinto che ciò che ci attira entrambi nella serie di “MInority Report” sia proprio il desiderio di rivedere anche solo un frammento di quella mise-en-scène che entrambi abbiamo adorato nel film di Spielberg… tra l’altro ho intuito dal trailer che vogliono dare dei cenni biografici sulla giovinezza dei precog…
        Come dicevo a Zack, so del limite che la serie avrà e l’ho anche scritto e sicuramente il progetto “Sense8” ha più carte in regole per essere artisticamente più elevato (dagli stessi autori alla stessa Netflix), ma sono altrettanto certo che l’episodio pilota srà scaricato sul mio pc non appena avrà fatto capiolino nel web…

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        • Per restare in tema riprendendo anche l’ultima rece di Dave…

          Sarà anche questo un procedurale e più o meno il discorso è sempre lo stesso, ma questo trailer mi è piaciuto leggermente di più rispetto a quello di Minority Report… Ma probabilmente solo perché c’è Bradley Cooper che fa la comparsata…

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          • Affascinante, senza alcun dubbio, Zack, grazie per la segnalazione!
            Questa sera mi faccio un po’ di ricerche perché non l’avevo notata…
            Certo che quella tendenza al saccheggio dei plot vincenti al cinema di cui parlavi per Minority Report e che io definivo il “ricilo infinito” va avanti come un treno!
            Inoltre direi che il procedural sembra la forma perfetta per questo tipo di operazioni che partono da un film specifico piuttosto che da un tema… penso ad esempio a “Once Upon A Time”, che di fatto è un serialized in stile soap, con complicazioni continue e continue risoluzioni, che si rigenera di continuo, saccheggiando a destra ed a manca…
            Chissà che primo o poi toccherà davvero anche alle fantaserie su cui scherzavo…. brrrr!

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    • Caro Zack, pensa solo che se tu hai il timore che dopo un po’ gli episodi di “Minority Report” saranno tutti uguali io ne ho addirittura la certezza!
      Come ho fatto palesemente capire nel post, la fascinazione che ha su di me la nuova serie è la stessa che ha per Dave, che ci segue nei commenti ed ossia il fatto di rivivere anche solo per un po’ quella bella sensazione di futuro “futuribile” che avevamo gustato nel film di Spielberg (tra l’altro il racconto di Dick è molto meno gadgettoso e solare), qull’allargare di botto l’immagine sullo schermo del computer che è un ologramma davanti al protagonista e che ha fatto tanta scuola… insomma un surrogato di piacere, un succedaneo di grandezza che temo non durerà, perché la formula del procedural non assicura longevità a prescindere, ma lo fa solo quando la sua formula è essenziale (vedi “Bones” o “Criminal Minds” oramai eterni…).
      Inoltre la longevità non è un valore di per se stesso, ma dipende dall’impostazione strutturale della serie: quando ho visto “Fortitude” avrei preferito che finisse con la prima stagione, che si chiudesse, perché era stata esaurita la storia di base con cui era partito (con quella merda di mammut…), mentre con “Hannibal”, sapendo ciò che arriverà dopo, non aveva senso che si chiudesse alla fine della seconda stagione, anzi sarebbe stato un dolore!
      Sulla tua notazione di due passaggi dal cinema alla Tv, mi piace molto il concetto, ma certamente dal punto di vista artistico è molto più interessante un progetto che nasce in modo autonomo, concepito e studiato appositamente, dal soggetto allo script finale, come fiction televisiva, piuttosto che un progetto che nasce da un film, che ne sfrutta il successo e l’immaginario degli spettatori per tradurlo in fiction televisiva: in questo “Sense8” sulla carta sembrerebbe un progetto qualitativamente più alto.

      Oddio, Zack, il riciclo!
      Il riciclo eterno delle majors, per cui un soggetto non muore mai… è il “sapone” che danno da mangiare agli artefici di Papa Son o il soylent green del film omonimo… ti ricordi il discorso che facemmo in un tuo commento sull’eternità dei character Disney? Parti da un classico d’animazione (non uno di quegli orrendi sequel fatti dalla Disney francese o altre sozzerie, chiaro), poi ne fai un film live action e poi fai il sequel del live action da una parte e fai la serie Tv dall’altra…
      I segni dell’avvento del demonio ci sono tutti (come la formula maledetta di “2 radice quadrata di 231” di “Holocaust 2000” con Kirk Douglas di Alberto De Martino del 1977, che letta al contrario sembra IESUS, il nome latino di Gesù ed il suo contrario, si sa, è l’anticristo!), sta arrivando l’Apocalisse…
      La cosa orribile è che se facessero una fiction procedural con protagonisti i figli di Harry Potter, Hermione e Ron (già immagino con orrore quale pletora di “teen-cazzoni” della nuova hollywood verrebbe chiamata a raccolta!), ambientata nella Hogwarth di oggi, con una bella minaccia o stregone cattivo da sgominare a settimana in stile procedural (ed un surrogato di Voldemort che aleggia come sottotrama per tutta la stagione) io la guarderei!
      Oppure pensa a quale terribile inganno, vergognoso addirittura, un vilipendio ed un offesa punibile con la morte, se facessero una fiction ambientata nel Matrix del dopo riappacificazione macchine-uomini, con un nuovo architetto che trama per sovvertire quella pace siglata in accordo con l’Oracolo… che orrore!
      Ma la guarderei senza ombra di dubbio, sob!
      Si, sono vittima del mio senso estetico e della mia lussuria: mangio schifezze e ne ho coscienza, perché è facile mangiare le barre di proteine di Snowpiercer se non sai come sono fatte, ma mangiarle con gusto anche dopo che hai presa coscienza è da tossici!
      Debbo lavare la t-shirt del Cypher Team…

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