Hannibal: dal periodo inedito alla riscrittura del già visto

Hannibal-Lecter-01Dal punto di vista del plot e del susseguirsi degli avvenimenti, le prime tre stagioni della fiction televisiva NBC dedicata al più famoso cannibale seriale della letteratura e del cinema, stanno ai primi tre romanzi di Thomas Harris della saga dedicata ad Hannibal Lecter (ed ai relativi film cinematografici), come la nuova trilogia prequel di Star Wars sta alla prima trilogia classica, con la grande differenza che la fiction di “Hannibal” non solo non fa schifo, ma è anzi una delle cose più belle che occhi umani ricordino, con 26 episodi all’attivo (i 13 della terza stagione sono ancora da mandare in onda) in cui sceneggiatura, regia ed interpretazione hanno toccato vette davvero molto raramente raggiunte in televisione.

La mitologia del personaggio di Hannibal Lecter nasce come una presenza quasi leggendaria nel primo romanzo (“Red Dragon – Il delitto della terza luna” del 1981), si concretizza poi in un personaggio carismatico e persino eroe negativo nel secondo (“The silence of the lambs – Il silenzio degli innocenti” del 1988) ed infine assurge a protagonista assoluto (ma decadente), nel terzo (“Hannibal” del 1999), capitolo teoricamente conclusivo della saga, perché altro non è più stato scritto da Harris come prosieguo della storia.

Hannibal RisingInfatti, il quarto ed ultimo romanzo della saga di Lecter (nonché quinta ed ultima fatica in assoluto del nostro narratore del Tennessee) fa eccezione: “Hannibal Rising (Hannibal Lecter, le origini del male)”, scritto controvoglia e pubblicato nel 2006 praticamente su commissione del produttore cinematografico Dino De Laurentiis e che ha dato automaticamente origine al brutto film omonimo del 2007 di Peter Webber, è un prequel che narra le vicissitudini del nostro serial killer, dall’infanzia in Lituania nell’orfanatrofio, alla giovinezza e gli studi medici in Francia ed alla successiva caccia senza tregua ai carnefici della sua famiglia.
Brutalità, abusi subiti, soprusi e tant’altro (persino un atto di cannibalismo a cui il protagonista è costretto ad assistere in diretta) faranno sembrare i primi omicidi e la stessa patologia criminale di Lecter quasi una giusta vendetta, svilendo la figura stessa del personaggio, banalizzandola e togliendogli quell’aura mitica di cui si era attorniato con i libri precedenti ed i loro adattamenti cinematografici.

silence-of-the-lambsLe trasposizioni filmiche della trilogia romanzesca operate a suo tempo servirono a consacrare definitivamente il character, ma anche a creare uno stile narrativo e visivo, legato al mondo dei profiler e dei serial killer, ai quali le speciali unità del bureau federale americano danno la caccia, usando sistemi investigativi ed immedesimazioni comportamentali che Harris (come scrittore) e Jonathan Demme e Michael Mann (quali registi) hanno canonizzato con le loro opere, dando origine ai tutti gli epigoni sia cinematografici che televisivi di cui il mondo dei serial Tv ed il cinema sono completamente invasi (non sto neanche a citare la tonnellata di opere uscite negli anni successivi, in tutti i paesi ed in tutti i media, dedicate alle figure dei serial killer ed ai loro cacciatori!).

ManhunterDal primo romanzo fu tratto molto liberamente (ma molto) lo straordinario “Manhunter (Frammenti di un omicidio)”, film del 1986 di Michael “Collateral” Mann, con William “CSI” Petersen e Brian Cox, ad interpretare rispettivamente il profiler della FBI Will Graham ed Hannibal Lecter e successivamente nel 2002 il reboot “Red Dragon”, con Edward Norton nella parte di Graham ed Anthony Hopkins in quella di Lecter: quando parleremo più specificatamente della fiction televisiva, ci sarà utile ricordare questo Red-Dragonromanzo e questi due film come quella parte della saga di Lecter che chiameremo per nostra comodità “periodo Will Graham”, poiché di fatto è tutto dedicato ai rapporti tra il killer ed il profiler, ai loro contrasti ed al rapporto morboso, di amicizia, odio e rispetto di cui si nutrono vicendevolmente in modo autodistruttivo; è qui che troviamo per la prima volta anche i personaggi di Freddy Lounds (giornalista), Frederick Chilton (psichiatra) e Jack Crawford (agente capo dell’FBI).

The-Silence-of-the-Lambs-02Dal secondo libro, invece, nel 1991 lo sceneggiatore Ted kelly (lo stesso che poi curerà la sceneggiatura del reboot prima citato) adattò lo script per il celebratissimo e premiatissimo film culto diretto da  Jonathan Demme, dal titolo omonimo al romanzo e che senza ombra di dubbio è il momento più alto artisticamente di tutta la saga fino ad ora scritta e filmata, merito di una regia straordinaria e delle interpretazioni da urlo di Anthony Hopkins e Jodie Foster: “The silence of the lambs – Il silenzio degli innocenti”, libro e film, sono stati per anni lo Yi Jing, la Bibbia, il Corano, il Tanakh, il Tipiṭaka, il Daozang, il testo sacro insomma in cui erano stati codificati tutti i significanti formali della trattazione di un omicidio seriale e successiva indagine, creando perfino il topos dei colloqui tra carcerato ed investigatore, tra la mente criminale e l’eroe che sopravvive alla fascinazione a sprezzo della sua stessa integrità mentale, assicurando infine il mostro alla giustizia.
Dal punto di vista visivo, la spietata lucidità e la superiorità mentale del personaggio interpretato da Hopkins lo rendono luciferino, proprio per l’appeal che ha sul pubblico ogni genio del male, figurarsi poi, quando le sue prede non sono moralmente integerrime ed allora acquisisce forza persino dall’ardore del fuoco della giustizia privata.

Hannibal Julienne MooreDal terzo capitolo della trilogia fu invece tratto il bizzarro e lunatico film diretto in modo manieristico e ridondante da Ridley Scott e sceneggiato da un crepuscolare e glaciale David Mamet: il film (come anche il libro per la verità) fu molto discusso, probabilmente a causa delle aspettative create dal precedente illustrissimo capitolo e poiché era quasi impossibile definirlo brutto, foss’altro per gli autori (Scott come regista non aveva certo allora bisogno di presentazioni e Mamet era l’uomo che aveva scritto quisquillie come “The Untouchables – Gli Intoccabili” di De Palma, “House of Games – La casa dei giochi”, “Things Change – Le cose cambiano”) e per il cast di attori da panico (Anthony Hopkins, Julienne Moore, Gary Hannibal 01Oldman, Giancarlo Giannini e Ray Liotta), fu comunque accolto in modo tiepido e con un senso di delusione da parte sia del pubblico che della critica.
Personalmente l’ho apprezzato moltissimo, pur odiando il finale significativamente diverso da quello del romanzo e la cui diversità connota tutto quello che accadrà dopo, sia che si tratti dell’immaginazione del lettore e dello spettatore, sia che si tratti di un sequel ancora da scrivere.

Siamo infatti arrivati al cuore della questione, nel punto da dove trae origine l’idea stessa della fiction “Hannibal”, da cui essa prende corpo e forza e da cui parte la sua rincorsa per attraversare, come un ago corredato di filo robusto, tutte le vicende ed i personaggi, infilzandoli e legandoli ad una trama unica, che soggiaccia a tutti i capitoli: ossia il materiale inedito della saga di Hannibal Lecter.

Hannibal-in-jailChiunque abbia letto i romanzi della trilogia o abbia visto i quattro film da essa tratti, sa che Hannibal Lecter viene descritto come già in carcere all’inizio della storia, arrestato proprio grazie al lavoro del profiler Will Graham, dopo una lotta che viene definita come estenuante e logorante, ma che di fatto non viene mai raccontata veramente.
Tutto ciò che accadrà a Graham ed i suoi collaboratori, ossia la genesi dell’attività criminale di Hannibal Lecter come serial killer travestito da terapeuta, il suo smascheramento da parte di Will Graham (se lo ha incarcerato deve per forza di cose ad un certo punto averlo scoperto ed inchiodato con delle prove, è semplice deduzione, non è spoiler) e la conseguente incarcerazione nell’ospedale psichiatrico criminale, dove lo troviamo all’inizio delle storie narrate da Harris, così come il rapporto successivo tra Lecter e l’agente Sterling, sono successivi a questo grande buco nero nella storia.

Hannibal-Tv-Series-07Alla NBC, il network statunitense, decidono di colmare questo buco narrativo o meglio decidono di costruire una fiction serialized drammatizzando una storia solo lasciata intuire ma mai raccontata ed affidano il progetto a Katie O’Connell, la quale chiama a sé l’ex-enfant prodige Bryan Fuller (autore della geniale e visionaria ma sfortunata fiction “Dead like me”), che diverrà lo showrunner vero e proprio ed il guru di un progetto più ampio: non più, infatti, la semplice ricostruzione del periodo inedito della saga, ma, in accordo con lo stesso Harris, la riscrittura di tutta la saga, compresa quella già raccontata nei romanzi e nei film, fino ad arrivare alle Colonne d’Ercole, al limite della Terra Piatta, dove il Mare precipita giù o dove i leoni piangono (tanto per citare la terra promessa verso cui si muove per tutto il film il bambino robot David in “A.I. Artificial Intelligence” di Spielberg) ed ossia nel punto in cui al cinema e nei romanzi terminava la storia. Poi solo Iddio (o la NBC) avrebbe saputo cosa fare.

Hannibal-Tv-Series-01Lo spazio di manovra era enorme,  poiché parliamo di storie inedite, ma con un limite fisico e temporale ben preciso ed invalicabile, poiché il mondo intero, lettore e spettatore della vecchia trilogia, sapeva bene che dopo la libertà del cannibale arriverà la sua cattura e che dopo Graham arriverà l’agente Sterling e che dopo l’inedito arriverà quindi il già noto, una storia che non potrà essere cambiata, se non in modo da arricchirla di nuovi particolari e sfaccettature ma senza stravolgerla, perché essa è il patrimonio su cui costruire, è il tesoretto portato dall’immaginario collettivo, che non accetterebbe deroghe o compromessi (un po’ come per i fan super-nerd che seguono la mitologia di Star Wars e con cui sia la Disney sia J. J. Abrams devono costantemente fare i conti nei loro sequel).

Hannibal-Tv-Series-05Viene dunque decisa una struttura in 6 stagioni, in cui le prime 3 sarebbero state dedicate alla narrazione della parte inedita e le altre 3 ciascuna dedicata alla riscrittura sotto forma di fiction dei romanzi della trilogia classica: era già stato dunque deciso che di fatto avremmo rivisto in Tv le storie già trattate nei film.
Purtroppo sorsero dei problemi proprio con De Laurentiis, che a tutt’oggi non pare aver ancora ceduto i diritti del romanzo “The silence of the lambs (Il silenzio degli innocenti)” da lui a suo tempo acquistato per l’adattamento cinematografico.
La NBC ha pensato a quel punto di accorpare le storie dei due romanzi con protagonista l’agente Sterling (il secondo ed il terzo) in una stagione unica, la quinta e teoricamente ultima, magari cambiando anche nome al personaggio che fu al cinema della Foster e della Moore ed aggirando l’ostacolo dei diritti, ma questa è solo fiction nella fiction, perché gli avvocati stanno ancora dibattendo e la storia deve ancora essere scritta.

Hannibal-Tv-Series-04Torniamo invece alla parte inedita, quella precedente al “periodo Will Graham”, quella dove il vero protagonista assoluto è proprio un dott. Lecter ancora in libertà: Fuller ed il suo team raccolgono in 36 episodi (scanditi in tre stagioni da 13 puntate ciascuna) tutti i suoi delitti, i suoi abilissimi camouflage, i suoi innamoramenti, le sue manie, i suoi vizi e le sue estasi culinari ed artistiche, che tanto hanno caratterizzato il personaggio dell’età matura.
Giocando abilmente con il tabù del cannibalismo, lo showrunner e scrittore prepara tre menù, usando per ciascuna stagione nomi di piatti celebri, così che la prima sarà dedicata alla cucina francese, la seconda a quella giapponese e la terza a quella italiana (anche la scelta della nazionalità e della peculiarità dei piatti non è del tutto casuale, ma non voglio rovinarvi il gusto della scoperta, che state ben attenti è solo apparentemente geografica).

Hannibal-Tv-Series-03L’alter ego di Lecter, anche in questo primo periodo della saga è ovvaimente l’uomo che da la caccia a Lecter ed ossia quel Will Graham che più di chiunque altro può capire il mostro che insegue: per lui, Fuller mette in scena una commedia degli orrori, scandita da momenti visionari di altissima qualità, giocando con l’iconografia artistica, i simulacri, destrutturando le normali modalità d’indagine federale, inzuppando letteralmente l’anima sensibilissima e tormentata del profiler nell’orrore più devastante e contemporaneamente facendola oscillare sull’affilato filo di rasoio della sanità mentale e della redenzione salvifica.

Hannibal-Tv-Series-02Sulla scena del crimine Graham vede gli omicidi e di fatto nella sua mente li compie, li assapora partecipe, escludendo tutti i presenti dalla sua visione, come in trance, immergendosi in un mare limaccioso ed oleoso di ricordi non suoi ma empaticamente ricevuti: nella fiction, assistiamo letteralmente a delle vere e proprie visioni, delle epifanie di verità inconfessabili, che il profiler regala poi al suo capo, l’agente speciale Crowford (un perfetto Laurence “Morpheus” Fishburne), scandite dall’immagine rituale di un pendolo che attraversa l’inquadratura ed il nostro campo visivo e che ad ogni passaggio cancella un elemento del presente, proiettando anche lo spettatore nella scena ante crimine.

Hannibal-Tv-Series-06Riassumendo quanto esposto fino ad ora, possiamo dire che la fiction dal punto di vista della storia si presenta divisa per ora in tre blocchi narrativi, caratterizzati dalla preponderanza di un protagonista o di una coppia di protagonisti: il “periodo Dott. Lecter” (le prime stagioni, ossia la parte inedita), il “periodo Will Graham” (la quarta stagione, di adattamento del primo romanzo della trilogia e relativi film), il periodo “Lecter-Sterling” (la quinta stagione, adattamento e riscrittura del secondo e del terzo romanzo ed interamente dedicata al rapporto specialissimo tra il serial killer cannibale e la giovane agente della FBI).
Quello di “Hannibal” è davvero un progetto molto (forse troppo) ambizioso, che temo possa essere rovinato dal marketing, ma lo scopriremo facilmente nei prossimi mesi, quando vedremo se le tappe fissate (e così chiaramente annunciate ad ogni festival specializzato) saranno rispettate.

Personalmente ho cercato molto di insistere sulla parte già nota al mondo, evitando come avrete notato di raccontarvi anche i dettagli più insignificanti delle vicende narrate nelle prime due stagioni, tralasciando appositamente anche di parlarvi dei personaggi nuovi, creati appositamente per la fiction e tutto questo proprio perché il concetto stesso di inedito sia per voi salvaguardato, come il piacere della visione,  tutta da assaporare anche per chi ha letto i libri o visto tutti i film da essi tratti.

Un ultimo accorato appello: non tralasciate di vedere questa serie e guardatela se possibile nella più alta risoluzione possibile (molti uploader hanno caricato nel web versioni matrioska con codec per alta definizione davvero incredibili), perché siamo decisamente in zona capolavoro e soprattutto non abbiate fretta, non skippate nelle parti apparentemente lente perché quello che vedete ed ascoltate è cibo per la mente.

Hannibal wallpaper


Ghirigoro menu

Stagione 1
Episodio 01: “Apéritif
diretto da David Slade
scritto da Bryan Fuller

Episodio 02: “Amuse-Bouche
diretto da Michael Rymer
scritto da Jim Danger Gray

Episodio 03: “Potage
diretto da David Slade
scritto da David Fury, Chris Brancato, Bryan Fuller

Episodio 04: “Oeuf
diretto da Peter Medak
scritto da Jennifer Schuur

Episodio 05: “Coquilles
diretto da Guillermo Navarro
scritto da Scott Nimerfro, Bryan Fuller

Episodio 06: “Entrée
diretto da Michael Rymer
scritto da Kai Yu Wu, Bryan Fuller

Episodio 07: “Sorbet
diretto da James Foley
scritto da Jesse Alexander, Bryan Fuller

Episodio 08: “Fromage
diretto da Tim Hunter
scritto da Jennifer Schuur, Bryan Fuller

Episodio 09: “Trou Normand
diretto da Guillermo Navarro
scritto da Steve Lightfoot

Episodio 10: “Buffet Froid
diretto da John Dahl
scritto da Andy Black, Chris Brancato, Bryan Fuller

Episodio 11: “Rôti
diretto da Guillermo Navarro
scritto da Steve Lightfoot, Bryan Fuller, Scott Nimerfro

Episodio 12: “Relevés
diretto da Michael Rymer
scritto da Chris Brancato, Bryan Fuller

Episodio 13: “Savoureux
diretto da David Slade
scritto da Steve Lightfoot, Bryan Fuller, Scott Nimerfro

Stagione 2
Episodio 01: “Kaiseki
diretto da Tim Hunter
scritto da Bryan Fuller, Steve Lightfoot

Eposidio 02: “Sakizuke
diretto da Tim Hunter
scritto da Jeff Vlaming, Bryan Fuller

Episodio 03: “Hassun
diretto da Peter Medak
scritto da Jason Grote, Lightfoot

Episodio 04: “Takiawase
diretto da David Semel
scritto da Scott Nimerfro, Bryan Fuller

Episodio 05: “Mukōzuke
diretto da Michael Rymer
scritto da Ayanna A. Floyd, Steve Lightfoot, Bryan Fuller

Episodio 06: “Futamono
diretto da Tim Hunter
scritto da Andy Black, Bryan Fuller, Scott Nimerfro, Steve Lightfoot

Episodio 07: “Yakimono
diretto da Michael Rymer
scritto da Steve Lightfoot, Bryan Fuller

Episodio 08: “Su-zakana
diretto da Vincenzo Natali
scritto da Scott Nimerfro, Bryan Fuller, Steve Lightfoot

Episodio 09: “Shiizakana
diretto da Michael Rymer
scritto da Jeff Vlaming, Bryan Fulle

Episodio 10: “Naka-Choko
diretto da Vincenzo Natali
scritto da Kai Yu Wu, Steve Lightfoot

Episodio 11: “Kō No Mono
diretto da David Slade
scritto da Jeff Vlaming, Andy Black, Bryan Fuller

Episodio 12: “Tome-wan
diretto da Michael Rymer
scritto da Chris Brancato, Bryan Fuller, Scott Nimerfro

Episodio 13: “Mizumono
diretto da David Slade
scritto da Steve Lightfoot,  Bryan Fuller

Stagione 3
Episodio 01: “Antipasto
diretto da Vincenzo Natali
scritto da Bryan Fuller & Steve Lightfoot

Eposidio 02: “Primavera“[
diretto da Vincenzo Natali
scritto da (To Be Announced)

Episodio 03: “Secondo
diretto da Vincenzo Natali
scritto da (To Be Announced)

Episodio 04: (To Be Announced)
diretto da (To Be Announced)
scritto da (To Be Announced)

Episodio 05: (To Be Announced)
diretto da Guillermo Navarro
scritto da (To Be Announced)

Episodio 06: (To Be Announced)
diretto da (To Be Announced)
scritto da (To Be Announced)

Episodio 07: “Digestivo
diretto da (To Be Announced)
scritto da (To Be Announced)

Episodio 08: (To Be Announced)
diretto da Neil Marshall
scritto da (To Be Announced)

Episodio 09: (To Be Announced)
diretto da (To Be Announced)
scritto da (To Be Announced)

Episodio 10: (To Be Announced)
diretto da Guillermo Navarro
scritto da (To Be Announced)

Episodio 11: (To Be Announced)
diretto da (To Be Announced)
scritto da (To Be Announced)

Episodio 12: (To Be Announced)
diretto da Guillermo Navarro
scritto da (To Be Announced)

Episodio 13: (To Be Announced)
diretto da Michael Rymer
scritto da Bryan Fuller, Steve Lightfoot, Nick Antosca

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19 pensieri su “Hannibal: dal periodo inedito alla riscrittura del già visto

  1. Mi stai riempiendo di serie tv da recuperare…. sono pieno, non ce la farò mai!

    A parte gli scherzi, Hannibal è una serie alla quale non mi sono avvicinato per niente, senza un apparente motivo e tra i film da te citati ho visto solo quel cult che è “il silenzio degli innocenti”. Ma come sempre sei riuscito ad insegnarmi qualcosa, ad accompagnarmi tra pellicole e temi che sono collegati nel tempo da un filo conduttore che hai saggiamente trovato e seguito con grande attenzione. Se il tuo obbiettivo era quello di suscitare interesse nei lettori del tuo articolo verso questa serie, lo hai centrato in pieno. E, ovviamente, come ho già scritto, hai svolto una ricerca ed un approfondimento degno di un enciclopedia. Hai anche fatto notare come il marketing, i diritti televisivi, siano determinanti nella realizzazione di una serie (come in questo caso) o di un film. Troppo spesso le scelte di marketing non fanno altro che snaturare l’opera concepita dagli autori, producendo un risultato inferiore alle potenzialità effettive o, in certi casi, totalmente mediocre.

    Grazie per avermi fatto “scoprire” Hannibal, dalle premesse sono sicuro che mi piacerà moltissimo! Appena riuscirò a mettermi in pari con le puntate, ti farò sapere 😉

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    • Anzitutto grazie tantissimo per i bellissimi complimenti che mi hai porto: da sempre grande soddisfazione sapere che qualcuno riesce ad arrivare in fondo ai miei “polpettoni” enciclopedici.. è che odio essere approssimativo, soprattutto quando una serie non è semplicemente bella, ma anche un difficile esperimento nel suo settore.
      Perciò, doppio grazie.

      La serie merita, molto più di altre, perché è bella, ben fatta: è da quando scrissi la mia storia evolutiva del genere procedural che avevo intenzione di scriverci sopra un bel post, ma ho atteso la fine della seconda stagione in Italia e l’annuncio delle puntate della terza prima di mandarlo on-line.

      Sul marketing che ogni volta mette in crisi la creatività e la qualità artistica si è già dibattuto molto e non ne vedo la luce: forse esperimenti come questo, da un lato e come quello della messa in onda particolare di Netflix dall’altro (con un intera stagione trasmessa e godibile come un romanzo unico diviso in capitoli, in cui si deve necessariamente tenere alta la tensione ad ogni episodio, ma la si fa defluire come in un unico grande racconto, vedi “Daredevil” e “House of Cards”) possono costituire un vaccino ad un morbo che per sua natura (lo inoculano i produttori stessi, ossia coloro che rendono possibili i progetti) è inarrestabile.

      Come film (tra i cinque prodotti in tutto dai romanzi di Harris), hai visto il più bello e come hai letto dal mio post, la visione delle tre stagioni non ti pregiudicherà né la lettura (eventuale) dei libri né la visione degli altri film, perché tutto il materiale cinematografico e letterario prodotto è cronologicamente successivo agli eventi della fiction ma prodotto prima, quindi non ne tiene conto.
      Se vedrai tutta la serie, sono certo che ne sarai entusiasta!

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      • Condivido in pieno la tua riflessione sul sistema impiegato da Netflix, anche perché sono certo che quel tipo di distribuzione rappresenta il futuro di molte (se non tutte) serie tv future.
        P.S. non so in quanto tempo, ma vedrò Hannibal, puoi starne certo!

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  2. Lezioni di storia del cinema e della televiosione. Gratis. Cosa vuoi di più dalla vita?
    Kasa nei tuoi post c’è una passione che è veramente contagiosa. Ma del tipo che mi metterei adesso a fare la nottata a rivedermi tutto Hannibal da capo. Prima serie tv e poi film.

    La serie di Bryan Fuller comunque è un capolavoro assoluto. La prima stagione è ottima, la seconda è una delle cose più belle mai andate in onda in televisione. E pensare che all’inizio ero anche piuttosto scettico…
    Lo scandalo è che non ha ricevuto neanche mezza nomination agli Emmy e in generale ha avuto troppi pochi riconoscimenti. Ma purtroppo viviamo in un mondo imperfetto.
    Altrimenti me la farei davvero la maratona.

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    • Zack! Grazie per aver colto la passione oltre l’informazione: eh, si, mi sciolgo di fronte alla bellezza!!
      Nel nostro paese manca molta informazione riguardo il mercato delle fiction ed in genere sia i palinsesti televisivi, sia le notizie sono fornite con il sistema del sensazionalismo provinciale (“girano inseguimento sul lungo Tevere con le auto dell’ultimo film di James Bond”, regia, sceneggiatura e riferimenti sconosciuti… oppure “Sofia Coppola in Italia scrittura la Marini per il suo film”, tralasciando la presa per il culo stratosferica operata dalla regista alla nostra televisione, etc. etc.) oppure dal finto giornalismo/bloggismo pseudo-specializzato (ho letto tante di quelle castronerie su testate, che per altre cose adoro e leggo sempre, come il “Post” o “Wired”, che mi viene la pelle d’oca e questo perché, in genere, sono tutti articoli tradotti e “copiaincollati” da testate straniere, senza un minimo di approfondimento).
      Così, quando arriva una serie come “Hannibal”, con un simile materiale da trattare, con uno showrunner come Fuller, con registi e scrittori come quelli reclutati dalla produzione, beh, mi si drizzano le antenne…

      Come rispondevo sopra a Dave, c’è senz’altro un morbo che si sta diffondendo tra i network, emanazione diretta della trasformazione dei vecchi tycoon (despoti nepotistici e spesso arroganti ma che avevano fatto fortuna costruendo film) in amministratori asettici, per i quali una fiction, un film , una nuova merendina, un tablet, uno smartphone, un farmaco per l’impotenza sessuale o la sindrome delle gambe ballerine, sono solo prodotti, su cui guadagnare, investire, fare pubblicità, penetrare il mercato (quanto fa sodomia passiva questa frase ed in effetti…) e blà, blà, blà), ma gli artisti, gli scrittori, i registi da sempre hanno imparato a difendersi dalle macchine che cercano di schiacciarli e ad ogni T-1000 che arriva con nuovi equipaggiamenti cercano contromisure adeguate e così Netflix, le serialized dal concept complesso come “Hannibal”, le fiction one-shot-season come “Fargo” e “True Detective” che rivoluzionano tutto ad ogni stagione, sono tutti stratagemmi per sopravvivere, affinché Zion resti in piedi, perché c’è più possibilità di sopravvivere nella lotta contro l’omologazione se si usano gli strumenti del nemico, come Neo con il software dell’oracolo, solo apparentemente ribelle (in realtà sappiamo contro bilanciamento dell’architetto voluto dalle stesse macchine).

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  3. Me la consigliano sempre, ma non sapevo di questa progettualità che sta alla base e che, insieme alle tue parole appassionate, mi spingono a dargli una possibilità. Forse me la immaginavo sulla falsariga di quanto hanno fatto con Bates Motel, di cui poi ho visto solo la prima stagione, interessante per carità, ma un po’ troppo teen e caciarona.

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    • Grande Alessandro, grazie della stima che riponi nel mio consiglio!
      La serie merita tantissimo ed oltre tutto, non devi farti scappare questo esperimento produttivo che, come dicevo nelle risposte ai commenti sopra, è uno degli antidoti all’omologazione imperante: le nuove strategie di marketing, molto più affilate di quelle personalistiche di un tempo, si possono combattere anche in questo modo.
      “Hannibal” è una gioia per gli occhi e per il cervello, con ascendenze letterarie che ti so essere consone, da quello che ho letto nelle tue amichevoli dissertazioni.
      Sono molto convinto che non ne rimarrai deluso, affatto!

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      • Mi preoccupa solo la lunghezza, ultimamente prediligo miniserie (a parte Game of thrones che è un rituale di famiglia) o prodotti comunque a durata limitata con una scadenza già fissata però ormai mi hai invogliato 🙂

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        • Quindi direi che fiction come “True Detective” o “Fargo” sono più idonee, giusto?
          Se decidessi di fare il grande passo con “Hannibal” ti consiglio di trovarti una buona edizione, come dicevo nel post (in rete c’è un’ampia scelta anche via torrent, per non parlare del Blu-Ray della prima stagione in edizione UK a 17,00/14,00 euro su amazon).
          Ora non ti rompo più, ciao!

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  4. Ne abbiamo già parlato tanto di là che qui evito di essere ripetitivo.
    Aggiungo però alcune considerazioni:
    PRIMO: che questa serie è una serie della madonna. Punto. Di solito non amo e non riesco a digerire i ritmi narrativi troppo lenti, ma Hannibal è l’eccezione che conferma la mia regola. Perchè il ritmo sarà pure lento ma la tensione la suspence si respirano in ogni singolo fotogramma.
    SECONDO: i dialoghisti. Non so chi siano e non voglio nemmeno saperlo, perchè sennò mi struggerei per l’invidio. Cavolo, ogni singola battuta di Hannibal sembra un aforisma… una roba devastante.
    TERZO: la fotografia. Non ho competenze per apprezzare i virtuosismi tecnici e visivi della settima arte, ma qui anche un cieco (perdona la metafora politically uncorrect) saprebbe vedere la bellezza delle immagini e dei colori.
    QUARTO: le interpretazioni. Mikkelsen è un attore con i contro cazzi (chi ha visto The Hunt – Il Sospetto mi capirà meglio ancora) e qui è semplicemente divino. Anche gli altri son bravi, sia Fishbourne che Dancy, un po’ meno la mora cogli azzurri, ma comunque tutti impallidiscono innanzi a Mikkelsen

    Detto ciò, ti informo che ho appena visto Manhunter.
    Bel film. Certo, stilemi narrativi e ritmi sono vecchi (quasi da anni 70) e in molti casi mi ha ricordato un capolavoro troppo poco osannato come VESTITO PER UCCIDERE (soprattutto per le musiche e le inquadrature), tuttavia il film tiene. Mi ha colpito il ruolo tutto sommato marginale dato ad Hannibal Lector (qui lo chiamano con O inveche che con la E, non ho capito perchè): compare pochissimo e incide solo marginalmente. Non so se sia una deviazione imposta dallo sceneggiatore perchè in tal caso lo sceneggiatore meriterebbe le fiamme dell’inferno: c’hai per le mani un personaggio come Hannibal e lo releghi a un ruolo marginale? azzapparelattera, cretino!!!!!

    PS: ohi, non ho fatto i complimenti al post nè espresso il mio personalissimo gradimento solo perchè li ho dati per scontati 🙂

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  5. Grazie tantissimo per il commento lungo e piacevolissimo: mi sembrava di averti di fronte e di chiacchierare con te sulla fiction che tanto abbiamo amato entrambi!
    Sottoscrivo tutto quello che hai detto, tutto, compreso l’esaustivo giudizio su Manhunter (datato ma bello): purtroppo anche nel primo romanzo di Harris, Lecter è solo una “presenza” (come ho scritto nel post) e non un vero personaggio, ma il romanziere, capendo di aver creato l’ira di Dio come character, lo fa emergere in modo sontuoso nel secondo e diventa assoluto protagonista nel terzo ed i film, effettivamente hanno seguito doverosamente quella traccia.
    Ci sono differenze molto marcate tra la sceneggiatura del film di Mann ed il libro, ma il senso è quello: lo struggimento di Graham.
    Hai notato la scena della carrozella in fiamme?
    La ritrovi uguale anche nel reboot “Red Dragon” e persino il garage dove è stata girata la scena è lo stesso che hanno usato in “Hannibal” quando hanno girato la scena SPOILER! SPOILER! SPOILER! del finto cadavere nella seconda stagione della fiction, come omaggio e citazione della scena dei due film.
    Ti ringrazio ovviamente anche per i complimenti e per il tuo continuo sostenermi!!
    Un abbraccio.

    P.S. Vestito per uccidere… Quando De Palma, per irretire il killer, mette in lingerie Nancy Allen (l’attrice che poi nella vita ha sposato, marpione!) e subito prima avevamo visto i virtuosismi con la macchina da presa roteante a spirale sul maniaco vestito da infermiera, beh, allora come oggi, mi sembra sempre di vedere un grande Hitchcock, con in più un pizzico di sesso patinato…

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    • La sensualità di Vestito per uccidere… mamma mia che roba…. trasuda carnalità in ogni scena quel film, na roba fuori dal comune, senza per altro essere mai volgare.
      Capita solo quando il pennello è in mano a un artista sublime, come de palma per l’appunto.
      E poi lì c’è un Caine in stato di grazia secondo me: interpretazione ambigua e profonda, da maestro quale egli è.

      Sulla scena della carrozzina in fiamme: l’ho notata e son curioso di vederla anche in Red Dragon, film che vedrò a benissimo, ma solo dopo esser sopravvissuto alla maratona “mad max” propedeutica al nuovo film della saga con tom hardy eheheheheh

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  6. Sono in pausa caffè e non posso esimermi dal rispondere anche solo col telefono…
    Siamo concordi su De Palma, maestro di sensualità… vogliamo parlare di “Body Double (Omicidio a Luci Rosse)” o “Femme fatale“?
    Caine… grandissimo come cattivo… terapeuta killer, tra l’altro, temibile coincidenza…
    La maratona Mad Max! Grande idea! Buona visione….!

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  7. Infine recuperai anche Red Dragon.
    Gran film, non c’è che dire. Se posso sbilanciarmi, anche superiore a Manhunter, vuoi per lo stile più attuale vuoi per il ruolo più centrale affidato proprio al nostro caro serial killer.

    Faccio due riflessioni:
    1. Ralph Fiennes: grande attore, anche lui potrebbe rientrare nella categoria dei “supporting actors” perchè di ruoli da comprimario meravigliosi ne ha fatti tanti (tra cui questo).
    2. Hannibal (la serie) ha in sostanza saccheggiato l’incipit del film (concerto+cena+arresto) non solo (e non tanto) nei contenuti quanto nell’atmosfera, nel profumo, nei colori. Una fedeltà all’originale di disarmante semplicità ed efficacia.

    Che meraviglia!!!

    PS: ce ne sarebbe una terza, di riflessione. Che Edward Norton biondo “nunsepòvedè”, ma questa è un altra storia ehehehehehehehe

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