Saramago e le sue Intermittenze della morte

SaramagoGli esseri umani sono spesso, vigliacchi, presuntuosi e pigri ed in nome di questi tre peccati immolano frequentemente sul loro altare l’obiettività di giudizio, sgozzandola come un capretto sacrificale e sparando giudizi meravigliosi sulle poche cose che gustano, vedono e leggono.
Capita così, che quando si parla di letteratura con chi non legge mai nulla (ma un po’ se ne rende conto e quindi se ne vergogna, nascondendolo), vengano citati e “recensiti” sempre gli stessi libri (fare copia & incolla dei giudizi altrui è ben più semplice che sforzarsi un po’) oppure, nel peggiore dei casi, trovi che qualsiasi vaccata venga editata e purtroppo anche letta da qualcuno diventi il “libro dell’anno” per qualche recensore e non perché lo sia veramente (mi piace ribadire il concetto) ma perché lui ha letto soltanto quello!

E’ la sindrome del ristorantino fuori porta, quello dove i bugiardi capitano sempre per caso (e giù a menarsela con le strane correnti del destino, che li portano a scegliere a caso con una matita a penzoloni su una mappa… ma quando mai lo hanno fatto davvero?), perché loro sono fatti così, spontanei, gli piace scegliere all’ultimo momento senza un programma: si dipingono come una coppia compagna/o, last-minute, che non usa i TripAdvisor di circostanza, ma nemmeno le guide scritte dai professionisti (è troppo “mainstream” usare una guida, dicono, ma non pensano) e così incappano sempre in un posto “fa-vo-lo-so”, dove si mangia da dio e si spende il giusto. Sempre.
Cazzate, non è vero nulla: se scegli a caso, mangi male o spendi male o hai culo una volta, due no.

Perciò, quando arrivano le vacanze (estive, pasquali, natalizie, una caviglia slogata o un influenza che ci blocca a letto) e troviamo qualche essere senziente con cui parlare di libri, prendiamo respiro e ci accorgiamo che c’è ancora speranza nel mondo, che esistono persone che leggono davvero (perché hanno passione o tempo o tutte e due le cose) e ci sanno dare delle indicazioni “sagge” (mi piace usare questo aggettivo, perché è raro trovare qualcuno a cui abbinarlo e quando capita è come scoprire un tesoro o più banalmente una carta da 50 euro dimenticata dentro la tasca di un pantalone messo via la stagione precedente, magari proprio in quella settimana in cui si hanno talmente tante spese con i prossimi introiti così lontani che si valuta l’ipotesi del passamontagna e del piede di porco non come una follia impossibile, deprecabile certo, ma insomma…).

Ci si ritrova così a parlare di libri con qualcuno che li legge e che non ci vuole appioppare un suo giudizio a tutti i costi, perché ha già una sua vita affettiva piena e quindi non ricerca null’altro che la comunicazione sincera ed allora si ascolta, finalmente, senza parlare sopra alle parole dell’altro (“hai la schiena che ti fa male? Sapessi come fa male a me la gamba!”), perché ascoltare è come leggere: nessuno ci obbliga o ci paga a farlo e se lo facciamo è perché ne abbiamo voglia e così assorbiamo cultura, informazioni, punti di vista e finiamo per farci una nostra idea.

Così è capitato a me con Saramago tempo fa, autore che conoscevo di nome (ha pur sempre vinto un Nobel!), ma di cui non avevo letto nulla e di cui il cinema stava cominciando ad interessarsi piano, piano.
Poi un giorno mi capita di parlare con una signora che ogni estate andava in villeggiatura nello stesso albergo dove alloggiavo abitualmente, le ultime due settimane di Luglio, con mia moglie e mio figlio, vicino Rimini: la incontravo e la salutavo cordialmente, perché aveva un volto simpatico e due occhi vispi ed inoltre veniva da Bologna, la mia città d’adozione, ma nulla più, giacché non faceva parte del mio giro di amicizie, né tantomeno di quelle di mio figlio, di cui tutt’al più poteva sembrare la nonna o la zia.

Il caso volle che l’albergatore ci spostò di tavolo come famiglia (eravamo in pensione completa, con colazione, pranzo e cena consumati ogni giorno in albergo) vicino a quello della signora, che invece era sempre da sola, come un’anziana inglese in vacanza dei film di Ivory.
Inevitabilmente le nostre conoscenze si approfondirono e tra mia moglie, me e la signora stessa, nacque una sorta di “circolo Pickwick” di cinema e letteratura. che inevitabilmente tagliò fuori nostro figlio, allora in fase pre-adolescenziale, il quale si eclissava con grande gioia ogni volta che poteva, quindi il rapporto filava liscio così.

Le conoscenze mie e di mia moglie erano decisamente superiori in campo di film e fiction televisive, ma la signora in letteratura era davvero un’autorità: si era giocata il jolly della professoressa di italiano in pensione (imbattibile! Le due caratteristiche assieme sono una combo che sconfigge la più accanita camola letteraria, unendo tonnellate di tempo, zero distrazioni ed una conoscenza fatta sul campo!) e quando parlava di libri mi sembrava di tornare ai tempi in cui a lezione ascoltavo il mio mentore Ezio Raimondi parlare nell’aula di Letteratura Italiana 1 e 2!

BlindnessPerciò, da tutto questo, nacque la mia passione per Saramago, di cui ho finito piano piano per leggere tutto, compresi ovviamente i due romanzi che sono stati tradotti in film negli ultimi anni (con esiti su cui discuterò in un altro post): il discreto (ma molto meno corale e melanconico del libro) “Blindness (Cecità)” del 2008 (tratto dall’omonimo romanzo ed in cui Fernando Meirelles dirige una Enemybravissima Julianne Moore… lei lo è sempre, lo so, ma non la digerisco come attrice e so che è un problema mio) ed il film del 2013, decisamente bello (ma molto più criptico e surreale del romanzo da cui è tratto), “Enemy” (tratto da “O homem duplicado – L’uomo duplicato“) di quel canadese pazzoide e geniale di Denis Villeneuve, con un davvero, davvero, davvero bravo Jake Gyllenhaal.

Come ho detto sopra, però, non voglio parlare né dei due film citati, né dei due romanzi da cui sono tratti, ma di un’altra opera del nostro scrittore portoghese, che mi è piaciuta ancor di più delle altre due, per tanti motivi ed ovviamente non tutti di critica estetica, ma anche personali: “As intermitências da morte (Le intermittenze della morte)”.
Questo è il mio personale odierno consiglio di lettura, fatto con il cuore e con il cervello, perché penso che sia un gran libro e perché penso che leggendolo ci si arricchisca e ci si diverta al contempo.

Le-Intermittende-della-morte-copertinaChiunque legga abitualmente il mio blog, sa che normalmente, per parlare di un libro od un film, non uso raccontare in modo esteso le storie ed anzi odio quando altri lo fanno ed anche in questo caso senza eccezione, mi limiterò all’incipit della vicenda, quella che da cui parte la narrazione e che immediatamente conferisce al libro che vi presento il suo timbro e la sua cifra stilistica: all’inizio del nuovo anno in una nazione non ben precisata le persone smettono di morire, sia quelle condannate da una malattia terminale, sia quelle che non potrebbero fisicamente restare in vita a seguito di ferite o mutilazioni ricevute, a causa di incidenti o altro; appare da subito evidente che la Morte, così come noi la conosciamo o la immaginiamo, si è presa una pausa.

In modo lucido ed a tratti sarcastico (ma mai surreale), Saramago comincia a guidare il lettore, quasi lo accompagnasse mano nella mano, in un’indagine metafisica ed ultraterrena, esaminando tutti gli aspetti della vicenda, dalla durata di questo fenomeno, all’estensione fisica dei suoi confini geografici, ai rilievi medici, religiosi, politici ed economici, mostrando senza dissertare tutti i possibili scenari che si vanno via via configurando, come un esperto sceneggiatore di “The Twilight Zone”, ma cresciuto a suon di “Faust” (quello di Goethe) e di “Det sjunde inseglet (Il settimo sigillo)” (questa volta quello di Bergman).

Nella prima parte del romanzo, Saramago offre una visione corale, zoomando su alcuni personaggi, sommariamente descritti perché più attanti di una serie di azioni che non veri character, interessato allo svolgersi degli avvenimenti con un respiro in scala mondiale o almeno continentale e poi, nella seconda parte, la vicenda si fa più personale, anche intima, alternando squarci inquietanti di visioni metafisiche e cosmologiche sull’aldilà (e quindi parallelamente sull’aldiquà), a momenti minimalisti, fatti di piccoli gesti e azioni quotidiane, solitudini ed anime affamate di passione.
Dire di più sarebbe davvero svelare il meccanismo con cui è costruita l’opera, togliendo una parte della magia insita nella lettura stessa, pagina dopo pagina, attività che spero in ogni caso di promuovere in quanti si mostreranno anche solo un minimo interessati al libro stesso.

Un ultimo importantissimo avviso per chi volesse intraprendere la lettura: in questo, come in altri suoi libri, Saramago mette a dura prova il nostro abituale sistema di punteggiatura, che egli ha deciso di ignorare completamente e non perché scriva in una sorta di periodo unico, come lo “stream of consciousness (flusso di coscienza)” del monologo di Molly nel “Ulysses” di James Joyce, ma perché semplicemente scandisce i periodi, le pause e le citazioni dirette dei dialoghi soltanto con l’uso delle lettere maiuscole, una particolarità che potrebbe all’inizio lasciare disorientati, ma alla quale ci si abitua e che alla fine conferisce al tutto un qualcosa di esotico, in grado di contribuire all’assorbimento della storia, più come un apologo morale che non come un diario.

Ho letto personalmente questo romanzo in un’edizione economica della Feltrinelli, che presentava un orrida copertina priva di senso (con l’immagine di una ragazza, all’apparenza morta affogata o simile), oggi fortunatamente sostituita dallo stesso editore con un più adatto disegno in bianco e nero della Cupa Mietitrice, con tanto di falce e saio nero, seduta su di una panchina; ovviamente il testo completo è disponibile anche in versione Kindle, ma il libro costa così poco, è flessibile e sta così bene in borsa, che opterei comunque per la versione cartacea.
Buona lettura a tutti!

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22 pensieri su “Saramago e le sue Intermittenze della morte

  1. Sempre grandissimo!!! Io faccio parte di quelli che leggono poco, ma credo che l incipit si possa tranquillamente applicare anche ai film, hai scritto una grandissima verità, e lo hai fatto in modo ironico e garbato… Bella li’ kasa 🙂 un salutone

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  2. Anch’io non leggo quanto vorrei, perché il tempo è tiranno ed allora mi piace ricevere buoni consigli da chi mi posso fidare, così da fare un po’ di selezione…
    Poi succede che anche i libri che penso possano essere buoni, restano sul comodino, in attesa del momento giusto ed intanto prendono polvere: esce un nuovo film oppure ripassano un classico imperdibile oppure Sky ti fa un ciclo della Raro Video sui vecchi film di Kitano (come descrive la Yakuza lui non ce n’è per nessuno!) e mi addormento persino sul divano per vederli tutti… poi esce un nuovo articolo su Cinemanometro che mi piace e lo leggo e lo commento e poi voglio scrivere anch’io ed anche dormire e lavorare e stare con mia moglie e… boom!
    Game Over, il tempo è finito ed ho finito anche i gettoni da mettere dentro al cabinato…
    Come si fa?
    Giusto la vecchia signora in pensione di cui parlavo… beh, di tempo ne hai ha stufo quando sei anziano, ma magari nel mio caso, potrei anche rincoglionirmi… chissà, come il tizio di “Nebraska”…
    Grazie comunque di quello che hai scritto, davvero… e si, anch’io penso che il discorso iniziale si possa benissimo adattare anche al cinema ed a molti recensori…
    Porca boia è l’una e mezzo! Ed io che volevo andare avanti con un libro… beh, sarà per domani…

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  3. Lo stavo aspettando e non capisco come ho fatto a notare solo ora che avevi già pubblicato questo post.
    Comunque strepitoso come al solito, ogni tuo post è una masterclass che mi fa salire una fame di cultura incredibile. Peccato che, come dicevi a lupokatttivo, le cose da fare sono sempre tante e il tempo è quello che è.

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  4. C’era un tempo in cui ero un accanito divoratore di libri. Tanti ne compravo, molti li trovavo in biblioteca, altri li sgraffignavo ad amici e parenti. Alcune erano letture obbligate (la scuola prima, l’università poi) ma la maggior parte erano per diletto.
    Va detto che la mia bibliofilia è assolutamente simile alla mia cinefilia: trash e pop, molto poco intellettuale. Tra un romanzo di Verga e uno di King sceglierò sempre ad occhi chiusi il Re. Tra un polpettone di Marquez (lo odio, lo ammetto) e un bel romanzo storico di Guido Cervo non ci penso nemmeno 2 millesimi di secondo a prendere la macchina del tempo fino all’Impero Romano.
    Detto questo, la mia bibliofilia è stata pesantemente ridimensionata negli ultimi anni: prima il lavoro, poi il matrimonio e la famiglia, infine una figlia. Il tempo libero è poco e preferisco spenderlo in qualcosa di più passivo (vedere un film) che attivo (leggere un libro).
    Non mi voglio giustificare, sia chiaro: sono colpevole e lo ammetto. Perchè se fossi meno pigro probabilmente sarei ancora un lettore accanito.

    Poi leggo post come questi (ha ragionissima zack: è un masterclass che mi fa salire una fame di cultura incredibile.) e la mia indolenza diventa una ferita sanguinolenta dal dolore insostenibile: perchè non leggo più come un tempo, perchè son diventato cosi? E subito dopo il dolore viene il senso di colpa, perchè leggere è importante e salutare, è un esercizio fisico che aiuta a restare giovani e in forma nella mente.

    Ah, misero me. Devo uscire da questo tunnel. D’ora in poi ne farò un punto d’onore. E se mai ci riuscirò, il merito sarà anche tuo.

    alla prossima!

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  5. Grazie di cuore Lapi!
    Come chiacchieravamo sopra con Zack e Lupo, il tempo è tiranno ed anch’io non leggo in modo nemmeno paragonabile a quanto facevo una volta e così vale anche per i film… non ci si può fare niente, a meno che uno non viva di rendita, abbia dei maggiordomi e delle tate, ma poi forse, chissà, perderei tempo a fare altro, chissà… sto ragionando a vuoto, andiamo avanti!
    Bisogna selezionare, sempre.
    A proposito di selezione, la piattaforma WordPress permette di seguire tanti blogger e quindi capita sempre che lo stesso film o lo stesso libro sia recensito da più persone contemporaneamente ed è anche bello vedere la varietà di opinioni (in realtà la mia è una speranza, perché in genere è tutto molto piatto…). Arrivo al punto: ci sono un paio di blogger, che avevo cominciato a seguire e che ora smetterò di farlo, che non solo evitano come la morte le stroncature, ma soprattutto decantano sempre qualsiasi stronzata vedano, tutte, senza esclusione e certe volte è imbarazzante sentirli parlare bene di cose che non sono brutte in modo opinabile, ma come dato di fatto… insomma mi ricordano una mia zia che quando veniva a pranzo decantava la bontà di quello che le portavamo in tavola, compreso il pane confezionato e l’acqua della bottiglia… dai, non può essere tutto un capolavoro, sempre!
    Stroncare per partito preso è sbagliato (molto più giusto dire che una cosa, che non è nelle proprie corde, non sia piaciuta, che è poi il tuo stile, deciso, personale e non ruffiano, ma sempre rispettoso), ma anche dire che tutto è bello e ben fatto ed importante e bla, bla, bla.
    Non trovi anche tu che certi recensori applaudano praticamente a tutto?

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    • Il MOLLICANESIMO (neologismo coniato a partire da quel becero critico del TG1 a cui piace tutto TUTTO quello che vede-ascolta) è sicuramente deprecabile.
      Per fortuna la mia timeline su wordpress è priva di blogger mollicanesizzati, tuttavia conosco il fenomeno e, come te, lo rifuggo.

      Mi sento però di fare una chiosa al fenomeno, perchè se c’è una cosa di cui sono convinto è che tutto vada sempre contestualizzato. Ben contestualizzato.
      Innanzitutto bisogna capire perchè qualcuno scrive su un blog . Ho recensito oltre 100 film su Lapinsù ma il fatto di vedere un film non è mai stata condizione sufficiente perchè ne scrivessi. Quel film doveva prima avermi comunicato qualcosa (un immagine, un suono, un odore, un’emozione) solo allora avrei potuto scriverne.
      Ovviamente non tutti i blogger che scrivono di cinema (o librim, o fiction, o quadri, etc) lo fanno col mio stesso cipiglio e probabilmente fanno pure bene. Per cui ci può stare che qualcuno pubblichi solo recensioni positive ma perchè il suo scopo è quello di fornire consigli agli altri, condividere le sue passioni. Vero è che però se posti 3 articoli a settimana e decanti le lodi di qualsiasi cosa tu abbia visto anche io sento puzza di bruciato.

      Contestualizzare.
      Relativizzare prima di giudicare.
      Aprire la bocca solo quando si ha qualcosa di interessante da dire, sempre.

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  6. Saramago ha un posto speciale nella libreria di casa. Mia moglie ha divorato alcuni suoi libri mentre io dapprima ho visto il film Blindness poi mi sono approcciato alla versione cartacea, divorandola e appassionandomi. La sua scrittura diciamo impegnativa mi impedisce in questo momento di avvicinarmi ad altre sue opere, ma sono lì e presto o tardi arriverò. Mi segno questo e lo consiglio alla mia metà. Grazie!

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  7. Eloisa, chiedo venia se non ti avevo ancora risposto e ti ringrazio sia per le bellissime parole che hai usato nei miei confronti, sia anche per la fiducia concessami iscrivendoti al mio blog!
    Sappi che amo discutere con gli altri blogger che frequentano il mio sito e sono abbastanza “onnivoro”, passando dal commerciale mainstream all’autorale più spinto… purchè mi sia appassionato alla visione o alla lettura… passione che può risiedere nella pancia e nelle pelvi, ma anche solo nell’intelletto.
    Sarà un piacere confrontarmi anche con te, davvero!
    Grazie ancora.

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  8. Dunque dunque Saramago. Il suo stile spesso non lo capisco, ma lo trovo valido e però … i libri che citi li ho terminati in tempi astronomici (tipo orbite delle comete e via discorrendo) li trovo anche belli ma di una deprimenza cosmica, ma che gli hanno fatto da piccolo? 😀
    Adorabile la frase Cazzate, non è vero nulla: se scegli a caso, mangi male o spendi male o hai culo una volta, due no!

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    • Ed alla fine il week-end arrivò, quello assolato e sornione “come una gatta che scorreggia palloni in un parco” (citazione non mia ma di Tom Robbins, quando crea una metafora per il concetto di Domenica), quello in cui lo scrittore Gregoroni, in un disperato gesto di masochismo cosmico, decide di usare parte del suo prezioso tempo, per andare alla ricerca di miei vecchi post e questa cosa, questa audacia, sia cronologica che etica, mi riscalda di autostima e mi sento davvero importante!

      Saramago, Saramago… alla fine il nobel se lo meritava e concordo che sia una lettura complessa, ma ti dirò che in confronto certi romanzieri statunitensi sono più ostici…

      Il mio romanziere preferito non l’ho ancora citato e gli dedicherò un post apposito e sarà vero amore.

      Approfitto anche per ringraziarti di aver espresso apprezzamento su un mio vecchio post, invero molto acerbo, in cui decantavo la bellezza immortale di Virna Lisi nel giorno del suo trapasso…

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  9. Io attraverso dei periodi di intensa lettura combinati poi con tanti altri mesi di non-lettura assidua e magari guardando dei film, tipo dieci di fila. Quest’anno leggo a contagocce perché scrivo troppo e sono in stato meditativo-produttivo come mai prima, per vari motivi: ho esperimentato una sorta di premorte durata qualche anno, per trasferimento da una lingua all’altra, in cui scrivevo zero. Per fortuna è passato questo brutto periodo, credo che questo bisogno rimasto represso mentre è creduto perso, ritrovate di nuovo nella mente le parole, ha ravvivato l’amore per la scrittura ancora molto più di prima. Comunque la lettura per me è un must d’obbligo ogni giorno per necessità, un nutrimento. Riguardo a Julianne Moore, condivido parzialmente, ma mi è assai piaciuta nel film Still Alice. Quando leggerò il libro di Saramago ti dirò come la penso. Un saluto.

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    • Hai mai la sensazione che qualsiasi cosa tu stia per dire, dovresti prima dire qualcos’altro? Io l’ho spesso: è una specie di sindrome opposta all’horror vacui, come una febbre da propedeuticità ovvero il bisogno di dire qualcosa che anticipi e spieghi meglio ciò che sto dire, in una versione 2.0 dell’incomunicabilità moderna o peggio un vigliacco adattamento maccheronico degli ossi di seppia di Montale!
      Alla fine da me fuoriesce un mix di frasi fatti e dietrologie che rischiano solo di annoiare: allora accartoccio tutto e mi rimetto a scrivere, dando vita sulla carta a delle emozioni.

      Come noti, non sto rispondendo al tuo commento, almeno non per adesso, ma è così bello parlare con te / scrivere con reciprocità, perché mi sono innamorato della tua penna e qui mi ricollego (in parte) al tuo commento, che ho letto con avidità (giuro), come bevendo un succo di mango fresco in un momento di arsura: il tuo passaggio “scrivo troppo e sono in stato meditativo-produttivo come mai prima” mi ha colpito perché effettivamente è quello a cui sto assistendo nel leggerti…

      Ti dirò di più e lo voglio dire adesso, per non invadere lo spazio commenti di ogni tua poesia…

      Quando pubblichi le tue poesie, con questa frequenza e questa assiduità, mi sembra di quasi di condividerne la gestazione, come avrebbe potuto fare un collega di corso di Kerouac quando nella sua stanza creava ogni giorno dei refrain del suo Mexico City Blues, come una scrittura in progress.
      Anche tu, infatti, hai nei tuoi versi qualcosa di istantaneo, senza l’adrenalina delle stroboscopiche, ma con la luce ferma del fotografo professionista che cattura l’attimo, ecco, come quando scrivi una prosa che diventa lirica (“Sì, si potrebbe dire che ho dormito / ma l’insonnia ancora una volta / mi ha ritagliato a pezzi le ore”), come nei migliori poeti americani contemporanei oppure quando la lirica diventa epigramma ed affermazione, quasi un motto e tutto questo è adorabile.

      Non ti conosco e di te vedo solo il nom de plume (che penso voglia omaggiare il poeta peruviano César Vallejo e forse anche uno spagnolo, ma qui azzardo e non so davvero) ed ho letto con timore reverenziale e rispetto della tua esperienza di vita & morte e di più non indagherei, lasciando che di te parli la poetessa.

      Io amo scrivere, ma amo anche ascoltare e condividere e spesso mi rattristo che il mio tempo ed i miei impegni lavorativi mi impediscano di svolgere questa attività di otium (nel senso ciceroniano del termine) come vorrei, ma va bene così.
      Sono divenuto un lettore quasi per costrizione (come ho scritto nel mio post “About a book”), mentre sono un divoratore attento di film e serie TV.

      Scusa il fiume di parole che, spesso, sono perniciose ed ingombranti come un regalo inatteso: costringe chi lo riceve a ricambiare; con me però non è così, sappilo, giacché gusto ed apprezzo anche i lunghi silenzi senza risposte.

      P.S.: Sono curioso: cosa intendevi quando parlavi della Moore?

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      • Io non sono proprio adatta a restare sul filo di un argomento perché subito mi sperdo nei pensieri che si radunano intorno a determinati elementi che ispirano, altrettante idee, poi tocca sempre l’imbarazzo della scelta, e purtroppo si scartano senza volere molte cose. E sicuramente la prima volta che lessi il tuo commento ho pensato di rispondere qualcos’altro e nemmeno adesso sapevo cosa stavo per dire. Anche dopo, si sono creati un susseguirsi di dialoghi, che muti dall’esterno, avrebbero forse riempito interiormente pagine e pagine mentali immaginarie, se non mi fossi fermata.
        Il mio full name è quello, e sì, è il titolo di un capolavoro di Vallejo.
        La Moore, non riuscivo ad apprezzarla fino a quando la vidi nel film Still Alice, non so se lo hai visto.
        PS puoi scrivermi sempre, quasi muoio dal ridere lo devo confessare per le cose dette all’inizio.
        Buona Notte.

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        • Dopo tanta logorrea da parte mia, per ora ti rispondo solo con un grosso, appiccicoso ed ingombrante GRAZIE.
          Soprattutto per la prima parte, quella che ora ti fa ridere e che mi ha colpito il cuore e l’immaginazione.
          Vado a leggere altre poesie.
          Buona Notte, Trilce.

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