Mi dichi – Paolo Villaggio ci racconta l’italiano post-moderno

Copertina-volume-Mondadori-Mi-dichiUno dei miei guru, Francesco Bragagni, a proposito di questo libro e più specificatamente sulla figura del suo autore, aveva a suo tempo sentenziato: “Quando egli verrà a mancare, tutti noi realizzeremo infine che genio è stato e come ha cambiato la lingua italiana”.
Ecco, la mia recensione potrebbe anche terminare qui, con l’aggiunta della foto della copertina, il prezzo e magari anche il codice ISBN, così, tanto per non farci mancare nulla.

Editato da Mondadori nel 2011, questo piccolo libro di sole 123 pagine e di piccole dimensioni, ricorda nell’aspetto un breviario o un libro di preghiere e financo un vademecum di pensieri e riflesioni.
Effettivamente “Mi dichi” è un pò tutte queste cose, perchè è forse il primo vero trattato sincero sull’italiano post-moderno, sulla lingua che fu prima latino volgare e poi lingua neolatina con Dante Alighieri e che ora è divisa e dominata non solo dalla volgarità imperante e dallo squallore, ma anche dai sottocodici linguistici e dal burocratichese, dal linguaggio a volte creativo degli SMS o dalle lingue esoteriche ed oscure per soli adepti, come il codex dei medici.

Paolo-VillaggioCon l’intelligenza affilata e tagliente che ha sempre contraddistinto la sua prosa, Villaggio, comico autorevole ed autore importante, ci narra una storia picaresca di ricerca delle fonti, partendo da Firenze e finendo fino in Spagna, continuamente in bilico tra il linguaggio del sarcasmo, dello sfottò e dell’apparente superficiale umorismo, reinventando egli per primo la nostra lingua, elevando difetti al rango di pregi, ma mai relativizzando l’errore ed anzi mostrando per tutto il libro un amore sincero per la lingua italiana, derisa e bistratttata.

Troveremo campionari di ogni forma di asservimento della nostra lingua ai vari ordinI professionali e rideremo con l’autore di come molto di ciò che ci sembra astruso è in realtà solo autoreferenziante, perchè scritto e detto per essere recepito solo da una ristretta cerchia di devoti, un club nel club.
Nemmeno il tempio dei custodi della vulgata italica sono immuni dagli scherni del comico genovese: incontreremo infatti i depositari della conoscenza e dell’etimo della nostra grammatica, risciacquando i nostri panni nell’Arno dell’Accademia della Crusca, ovviamente dipinta con la lente deformata dall’arguzia di Villaggio, che farà accompagnare questi soloni dello scrivere e del parlare da un asino scoreggiante di nome Lapo.

Ugo-FantozziPaolo Villaggio, classe 1932, è un uomo che non abbisogna davvero di essere presentato, come altresì è un fatto accertato che la sua maggiore notorietà gli derivi dall’aver creato, scritto e quindi impersonato (nelle successive trasposizioni cinematografiche) il personaggio comico, grottesco e paradossale, del ragionier Ugo Fantozzi, nato come macchietta della figura classica del travèt settentrionale e subito allargatasi a divenire satira di costume dell’italianità tutta.
Quando si legge questo libro, non si può fare a meno di immaginarsi il testo letto dallo stesso Villaggio con l’intonazione e la cadenza che fu proprio del suo personaggio Fantozzi e penso che questo l’autore lo abbia calcolato bene nello scrivere.

Infine, l’appendice al libro: con esempi fulgidi di declinazioni di verbi italiani, è questa piccola parte un picco raramente raggiunto nella restante parte della nostra letteratura comica e dobbiamo tornare con il ricordo ai tempi del Benni di “Bar Sport” per ritrovare quello spirito genuino di canzonatura colta e non snob oppure a quelli della ricerca ludica e maggiormente ricca di elzeviri che fu del Dossena di “Garibaldi fu ferito” (edizioni Il Mulino).
Eccovi un esempio di declinazione del verbo Venire:

PRESENTE INDICATIVO
io vengo
tu vengi
egli venge
noi eccoci qua
voi eccovi là
essi venno

PASSATO REMOTO
io venii
tu venitti
egli venditte
noi vittimo
voi vittimiste
essi vinnero

Vi lascio il piacere di scoprire il resto dell’appendice, parte essenziale del libro stesso, come anche l’introduzione, se mai decideste di farvi come regalo questo libro, che, a mio modesto giudizio, non dovrebbe mancare in alcuna libreria che si definisca tale.

Buona lettura!

Paolo Villaggio – Mi dichi. Prontuario comico della lingua italiana
123 pagine, 15 euro – Mondadori (Biblioteca Umoristica Mondadori)
ISBN 9788804360322

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Un pensiero su “Mi dichi – Paolo Villaggio ci racconta l’italiano post-moderno

  1. Uno dei più grandi crucci è che la mia vita professionale mi ha allontanto molto (se non del tutto) dagli studi classici e umanistici che hanno contraddistinto il mio periodo scolare.
    La materia che più elettrizzò all’università fu LINGUISTICA (ci feci pure la tesi) e queste robe sul linguaggio e la sua evoluzione mi mandano in brodo di giuggiole, anche se scritte da qualcuno che non può avere la competenza di De Mauro o Chomsky

    PS su Villaggio: disprezzo massimamente il suo Fantozzi, inteso come personaggio e icona (anche se ne riconosco la genialità, sia chiaro) , ma lui come attore e autore invece l’ho sempre considerato un mezzo genio, per l’appunto.

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