Need for Speed: Wroooom!

NFS-Police-Car-BoomLa complicatezza o meno di una trama è solo uno degli aspetti caratteristici di un film, ma di per sé non lo rende più ricco o più debole, poiché tutto dipende da come l’idea viene sviluppata, da come gli autori passano dal soggetto nudo e crudo al suo decoupage, da come i personaggi si muovono in mezzo all’intreccio della trama, da come vengono descritte le loro reazioni a tutto ciò che accade, dallo spessore o dalla coerenza dei dialoghi e tutto questo solo per restare a livello di sceneggiatura, figuriamoci poi quando si passa alla recitazione, alle riprese, alla fotografia, al montaggio, alla post-produzione e via dicendo. Insomma, fare un film da un’idea base semplice e lineare, non rende un film peggiore di altri.

Pirates-of-The-Caribbean-Disneyland-ParisLa riprova di questo è senz’altro la serie di film “Pirates of the Caribbean”, dove i due amiconi Ted Elliott e Terry Rossio hanno saputo costruire una mitologia efficacissima, con una sua metafisica da fantasy pioneristico, sulla base niente meno che di un’attrazione di un parco divertimenti! Certo, anche senza essere troppo snob, la differenza tra i primi tre capitoli diretti da quel cattivo ragazzo di Gore Verbinski ed il quarto si nota, ma l’impianto è ancora molto valido e verosimilmente resterà tale anche nel quinto capitolo “Dead men tell no tales”.

Bugatti-Veyron-SS,-Saleen-S7,-Lamborghini-Sesto-Elemento,-GTA-Spano,-McLaren-P1-and-Koenigsegg-Agera-RQuindi trarre un film da un videogioco rende automaticamente un film brutto?
No, come abbiamo detto, tutto dipende da come viene realizzato, dalla volontà o meno di costruire un plot avvincente o foriero di interrogativi, dallo sforzo di cercare qualcosa di meno “telefonato” ed un pochettino più personale.
Coach-CarterIl recente “Need for Speed” è quello che si definisce uno “street racing action”, diretto nel 2014 dal modesto Scott Waugh (quello dell’ultra militarista ed ultra banale “Act of valor”), ma scritto a quattro mani da George e John Gatins, quest’ultimo sceneggiatore fidatissimo della Dreamworks, capace di passare dalle atmosfere collegiali e provinciali di “Coach Carter” del 2005 (presente? Samuel “Fury” Jackson che allena la squadra di basket, insegnando ai ragazzi anche a studiare oltre che a giocare), a quelle fanta-sportive di “Real Steel” del 2011 Real-Steel(bellissima ed emozionante favola con Hugh “Wolverine” Jackman, tratta da un vecchio script del leggendario Richard Matheson per la serie “The Twilight Zone”), fino al drammatico ed intimista “Flight” del 2012, di Robert Zemeckis ed interpretato da Denzel Washington nel difficile ruolo del comandante, eroe controverso del suo miracoloso atterraggio di fortuna.

TuckerDiciamo subito, per fugare qualsiasi dubbio, che questa nostra pellicola, ispirata alla famosissima ed omonima serie di videogames, non appartiene senz’altro alla categoria dei grandi film ed in tantissime parti la prevedibilità di ciò che sta per accadere sullo schermo permetterebbe a qualsiasi spettatore di scrivere buona parte della storia, ma ugualmente c’è qualcosa che lascia quanto meno stupiti e piacevolmente colpiti, quindi è giusto provare Speed-Racera lasciar combattere questo film nella sua categoria, che non è appunto quella dei pesi massimi, ma è l’arena dove incontriamo le varie personificazioni del meccanico-pilota negletto e di tutti i film sugli inseguimenti stradali, ma anche quel luogo dell’immaginario collettivo dove troviamo l’archetipo hollywoodiano dell’uomo che si fa strada dal nulla e crea un bolide imbattibile, quello che fu il punto di partenza del blasonato “Tucker” di Francis Ford Coppola o il sogno multicolore dello sfogo videoludico (sotto acido) dello “Speed Racer” dei fratelli Wachowski, infine quell’idea di successo dato dal duro sacrifico che è insita nel modello di pensiero statunitense (sia di destra che di sinistra), che ha i suoi punti medi nella saga di Herbie (il maggiolino The-Love-BugVolkswagen, creato dallo scrittore Gordon Buford per il suo libro del 1961 “Car, boy, girl” e da cui il titano di tutte le sceniggiature Disney live action, Bill “Mary Poppins” Walsh, trasse lo script per la saga di “Love Bug – Un Maggiolino tutto matto”), quelli più bassi nei suoi cloni e quelli più alti nelle storie di sacrificio e redenzione: la pellicola voluta oggi dalla Electronic Arts è figlia, quindi, non solo della serie di “Fast and Furious”, ma anche di “Cars” e “Planes” della Pixar e con tutto questo va confrontata.

Ford-Mustang-NFSNeed for speed” purtroppo esce alla fine sconfitto anche nella sua classe, perché davvero troppe sono le pellicole che lo hanno preceduto e che hanno detto le stesse cose e raccontato la stessa storia, a volte in modo migliore e più convincente, ma allora cosa resta? Cosa c’è che lascia stupiti?
C’è quella sensazione di meraviglia che aleggia negli occhi del pugile che ha buttato al tappeto un avversario nettamente inferiore di lui e che lo vede rialzarsi per prenderne ancora o lo sguardo di ammirazione del karateka che ha sconfitto rovinosamente un novellino e malgrado tutti i colpi subiti quest’ultimo si rialza pronto a combattere nuovamente, c’è ossia il piacere di veder un film che si dava già per etichettato, chiuso ed imballato come “cagata pazzesca”, avere un anelito di orgoglio e mettere sul tavolo di una partita, che ha comunque perso, una buona mano.

Imogen-PootsQuesta mano è data innanzitutto dagli attori, simpatici ed in parte, capitanati da un Aaron Paul portato al successo dalla tv grazie al suo ruolo in “Breking Bad”, ma anche la stramba Imogen Poots ed il giovane Dominic Cooper (il papà di Tony Stark nel Marvel Universe cinematografico targato Joss Whedon ed il papà di James Bond nella fiction “Fleming: The Man Who Would Be Bond”), ma soprattutto, qualche metro sopra gli altri, la figura luciferina e paterna assieme, l’Asso di Briscola del cast, il Monarch Michael-Keatonche, nascosto in un faro, organizza la corsa clandestina più ambita di tutte, la mitica De Leon, il nostro Birdman, il nostro Batman d’antan, Michael Keaton, che gigioneggia da vero istrione e ruba la scena come un villain carismatico pur non essendolo.

Koenigsegg-Agera-RPoi, ovviamente, ci sono le auto, bellissime e potentissime, come quelle di un video clip di Jamiroquai, con in testa tre meravigliose Koenigsegg Agera R, riprese in scene che sembrano la sublimazione dei segmenti narrativi di “Top Gear”, con pochissima 3D computer graphic e tante riprese in strada e corse clandestine come puoi fare e riguardare solo con la tua consolle next-gen (sarà ben più bello guidare una “Truffade Adder” in GTA 5 che non una Bugatti in “Gran Turismo”, no?).

Ford-Mustang-NFS-jumping-offQuindi? Un film consigliatissimo a chi adora le macchine ed i motori, per loro “Need for Speed” sarà un must imperdibile che non deluderà di certo, mentre per chi ama il cinema, quello vero, qualcosa di cui sorridere senza vergogna insieme agli amici davanti ad una pizza ed una birra (magari due), chiacchierando su come sia molto più credibile un Tobey Marshall (Aaron Paul) che salta da un carreggiata all’altra, con la sua Ford Mustang customizzata senza spaccare il semiasse, che non Milo (Kit “Game of Thrones” Harington) e Cassia (Emily Browning) che scappano dai lapilli incandescenti dell’eruzione del Vesuvio in “Pompei”.

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10 pensieri su “Need for Speed: Wroooom!

    • Grazie, Dave, ma mi raccomando, non fraintendermi, la chiave giusta è quella che hai citato: puro divertimento, nulla di più.
      Penso di essere stato chiaro nella recensione…
      Anche nel divertimento ci vuole un minimo di coerenza intellettuale: penso, ad esempio, alla saga di Die Hard… Robusto action il primo (con un villain d’eccezione, il grandissimo Alan “Severus Piton” Rickman), dozzinale e dimenticabile il secondo, imperdibile il terzo (pieno di ironia, diretto da quel mago del citazionismo d’azione di John “Last Action Hero” McTiernan e con un villain epocale interpretato da un attore di spessore come Jeremy Irons), quasi inguardabile il quarto, molto inguardabile il quinto, ai limiti della sofferenza mentale per la stupidità della trama e per la tracimante antipatia del personaggio del figlio…
      Ecco, ho sputato sentenze solo per farti capire che l’onestà di una pellicola, per me, si misura dalle aspettative: se vai a vedere un film come “Need for Speed” e ci sono pochi inseguimenti e poche corse o se decidi di suicidarti e vai a vedere un film come “50 Sfumature di Noia” e trovi poco sesso, considerato banale anche dalle pornostar, allora ti senti preso per il sedere (giusto per restare in tema).
      Questo film è semplicemente un rumore di zoccoli a cui segue l’arrivo di un cavallo, ossia mantiene quello che dice il titolo.

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  1. Need non mi avrà, non è il mio genere, mi schianterei solo le gonadi già lo so. Comunque complimenti per la tua intemerata e per la al solito brillante introduzione.
    (Ora vado un po’ OT)
    Però Pompei l’ho visto, ahinmè. Sarà che adoro la storia romana e odio vederla bistrattata con insulse americanate, sarà che hanno fatto fare il cattivo a Jack Bauer ed io a Jack voglio bene, sarà che l’attore protagonista è veramente impresentabile, sarà che quando seppi che usciva il film sperai che fosse tratto dall’omonimo (e bellissimo) romanzo di Robert Harris). Sta di fatto che l’ho schifato come pochi altri film

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  2. Hai ragione da vendere Lapi, hai ragione da vendere!
    Anch’io adoro la storia romana e come tale ho ovviamente visitato già due volte Pompei (prima che crolli del tutto…), perciò il film l’ho visto subito ma non ho avuto il cuore di recensirlo!
    Certe cose non si possono fare…
    Povero Kiefer Sutherland, anch’io provavo per lui amore fraterno, ma sembra che ultimamente sia stato colpito dalla “nicholascagite” acuta (forse contratta sul set della soporifera seconda stagione di “Touch”), sindrome che colpisce per primi i muscoli del viso, con una sorta di pseudo-imbalsamazione in stile botulino scaduto, per poi passare all’indebolimento del superio e costringerti ad accettare ruoli meschini…
    E poi, che delusione Cassia… ma cosa è diventata la Emily Browning che faceva Violet Baudelaire nel Lemony Snicket’s di Brad Silberling… un mascherone inguardabile, con gli zigomi presi in prestito dal Mickey Rourke di “The Wrestler” (a proposito di Darren Aronofsky… ma anche a lui, cosa gli è successo per scrivere e dirigere “Noah”?).
    Bah!
    Non ti dico poi gli altri film che ho visto e che non riesco nemmeno a citare…
    Ora taccio e ridivento serio, anche perchè sto ultimando un pezzo sugli adattatori che mi sta facendo arrabbiare e divertire assieme…

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    • sarà ironia della sorte, ma sul mio blog trovi un pezzo sia sulla nicholascagite acuta (https://lapinsu.wordpress.com/2015/01/16/tokarev-ovvero-organizziamo-una-colletta-per-nicolas-cage/) sia sul declino di Aranonsocomesiscreve (https://lapinsu.wordpress.com/2014/08/29/noah-ovvero-bleahhhhh/)

      Ricordo pure d’aver iniziato la visione di Touch su Sky qualche anno fa: a mia moglie (non so come) piaceva, io mi addormentavo sistematicamente ancor prima dell’intervallo pubblicitario…
      Ti confesso però che il nostro Kiefer non mi è spiaciuto nè in Melancholia nè nel reboot di 24 (ma qui sono in modalità fandom e non vado preso sul serio (https://lapinsu.wordpress.com/2014/06/23/jack-is-back/)

      PS: aspetto con ansia il tuo pezzo sugli adattori, sperando che non siano quelli dei cavi elettrici perchè de ‘ste cose non ci capisco niente 😀

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      • Mi sto divertendo di più a rispondere ai commenti che a scrivere post… si crea una specie di complicità da pub, fatta di rimandi che non devi stare a spiegare troppo e di non-detti che non abbisognano di note a margine… comunque ho letto i tuoi post ai link che hai messo: Tokarev, recensione fantastica; Noah, sottoscrivo (anche la Watson, idolo di per sè, meglio guardarla in altri film, come anche il figlio di Poseidone…) in tutto, bleah! Compreso Hopkins che cerca le bacche; 24, 24, 24… avevo trascurato il reboot ma ora lo recupero se dici che merita…
        Melancholia? Mi hai lasciato basito: non pensavo fosse il tuo genere…
        Lars Von Trier è senza dubbio un genio, ma faccio fatica ad abituarmi ai suoi ritmi e con lui faccio io il discorso che facevi tu con me riguardo Anderson: massimo rispetto ma difficoltà a coglierlo….

        Ora vado fuori tema e ti butto là una questione, su cui vorrei la tua opinione: io penso che oltre ai generi cinematografici tradizionali (western, guerra, giallo, thriller, horror, cappa e spada, etc. … quelli canonizzati e che tutti percepiscono, ma che di fatto sono leagti solo al soggetto del film), ci sono delle altre categorie, forse più difficili da etichettare, ma che in realtà oggi (con la commistione dei generi oramai regola), aiutano di più a capire com’è veramente un film…
        Ossia, una sorta di divisione di genere basata su “come” un soggetto è stato reso in sceneggiatura e come alla fine è stato fotografato e montato: è indubbio che definire soltanto “western” un film come “Lone Ranger” di Verbinski non fa capire di che film si tratti, così parlare di commedia e basta per definire “Grand Budapest Hotel”…
        Mi piacerebbe investigare su questa cosa e magari trovare dei comuni denominatori… in fondo recensire un film, aldilà di una sorta di autocompiacimento è anche un servizio ed io leggo molto gli altri blog per capire se vale la pena spendere dei soldi per andare al cinema a guardare una pellicola che non era nel mio elenco personale degli imperdibili….
        Alla prossima!

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  3. Rece stupenda! Del film ne avevo accennato anche io qualche tempo fa, parlando di molto speed e poco need, effettivamente hai centrato il punto, le aspettative sono quelle che fanno la differenza, sempre. Nel mio caso non l ho adorato ma le corse sono effettivamente strepitose, e soprattutto cgi praticamente assente…e di questo bisogna tener conto, abituati come siamo a film sempre più densi di pixel e codice. Pompei invece a me e’ piaciuto (sono probabilmente tra i pochi) ma volevo il vulcano e quello mi hanno dato, quindi aspettative non disattese 😉 un salutone kasa, e complimentoni per il bel lavoro 🙂

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  4. Recupero solo ora, in colpevole ritardo, ma rispondo con piacere.
    MELANCHOLIA: non sto qui a fare il sofisticato espertone dotto, quindi te lo dico dritto per dritto. Melancholia l’ho visto solo perchè c’erano le tette di Kirsten Dunst. Punto. Poi mi è piaciuto, anche se probabilmente non l’ho capito fino in fondo (NESSUNO CAPISCE FINO IN FONDO I FILM DI VON TRIER; NEMMENO LUI) e anche se il topless della Kirsten è breve, troppo breve.

    COMMISTIONE DI GENERI: di solito non amo film dove si mescolano i generi. Un piatto “mari e monti” è difficile da realizzare e solo i cuochi esperti possono azzardare tali mescolanze. Ci sono le eccezioi, è vero, ma ognuna di esse non fa che confermare la regola.
    C’è una cosa che però è trasversale ai generi (pur essendo in parte di essi figlia): il RITMO DELLA NARRAZIONE. Col tempo ho imparato a cercarlo, sondarlo, spolparlo e capirlo. Per me è diventata la chiave di volta per giudicare un film. Se il film ha ritmo – dove per AVERE RITMO si intende che il ritmo sia coordinato alla narrazione – allora il film funzionerà. Almeno per me.

    Alla prossima amico!!!!

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  5. Mi piace il discorso sul ritmo… se lo adatto al discorso che invece io normalmente ricerco, ossia quella della mise-en-scène (su cui sto per uscire con un polpettone pseudo-biografico mica da ridere…), posso concordare perfettamente: il ritmo coordinato alla narrazione, quando accade il film è bello. Giusto. Ecco perchè film come “Solaris” (quello di Tarkovskij) o come “Somewhere” della Coppola o come “Il nastro bianco” di Haneke hanno una narrazione che scorre lenta ed assieme leggera, come un ruscello placido, anche se sta trasportando cadaveri, ma non fastidiosa, mentre il protagonista di un film bellico becero di fine anni ’60 che perde 5 minuti buoni per tenere avvinghiata a sè la sua donna senza baciarla nemmeno ma solo per raccontarle la storia del loro rapporto conflittuale mentre fuori infuriano le cannonate, ecco, questo si che ti fa smuovere il nervoso e speri che una bomba deflagri la stanza dove stanno e trasformi in concime chi sta rallentando l’azione… coerenza, coerenza narrativa, che manca a tutti film di serie B ed anche a molti di serie A… Si, hai ragione da vendere: non c’è una velocità narrativa “giusta” in senso assoluto, ma “perfetta” per ogni narrazione, per ogni storia e per ogni trattamento che si fa della stessa…
    Grazie, come sempre, del guizzo!

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