Foundation e Westworld: il Futuro di Jonathan Nolan viene dal Passato

Foundation-CoverSeminale.
Con questo aggettivo, fino a pochi decenni fa, nella nostra lingua si faceva riferimento solo a cose riguardanti la botanica o gli apparati riproduttivi umani e animali, ma grazie all’opera dei nostri traduttori di saggistica, il termine “seminale” è diventato, anche nell’ambito della critica letteraria e cinematografica, la traduzione fedele del vocabolo anglosassone “seminal” (per altro a sua volta di origine latina), che è da sempre normalmente usato per definire un opera “pionieristica” e “feconda” assieme (su questo argomento, illuminanti le parole di un grande traduttore di saggistica, Mario Marchetti).
Questa lunga premessa, per dire che “Foundation” è un’opera seminale e che a Jonathan Nolan ed alla HBO nel suo complesso, spetta davvero una responsabilità enorme!

12448302asim_20010626_20131.jpgStiamo parlando ovviamente della notizia, cominciata girare nel web già da qualche tempo, sull’incarico che il geniale sceneggiatore inglese, autore cinematografico e televisivo di indubbio spessore, avrebbe ricevuto dal canale HBO (Home Box Office, forse il più prestigioso canale televisivo via cavo degli USA, promotore del nuovo rinascimento televisivo statunitense per essere stato produttore di fiction capolavoro come “Roma”, “The Sopranos”, “Band of Brothers”, “The Pacific”, “The Leftovers”, “True Detective”, “Game of Thrones”, “Boardwalk Empire”, “Six Feet Under”) di curare l’adattamento televisivo del gruppo di libri scritti a suo tempo da uno dei maestri della fantascienza mondiale: Isaac Asimov.

Jonathan NolanNel Blog “Indiewire” il 4 Novembre del 2014, nel corso di un’intervista, Jontahan Nolan ha detto con parole molto spicce e gergali: “”Well, I fucking love the Foundation novels by Isaac Asimov —they’re certainly not unknown, but that’s a set of books I think everyone would benefit from reading. That’s a set of books where the influence they have is just fucking massive; they have many imitators and many have been inspired by them, but go back and read those, and there are some ideas in those that’ll set your fucking hair on fire. (Cazzo, Io amo i romanzi della Fondazione di Asimov – non sono certo sconosciuti, ma questa è una serie di romanzi dalla cui lettura penso che tutti trarrebbero beneficio. L’influenza che ha avuto questa serie di libri è fottutamente enorme; hanno avuto moltissimi imitatori ed in tanti sono stati davvero ispirati da essi, ma tornate un attimo indietro e rileggeteveli e troverete che ci sono delle idee che vi faranno bruciare i vostri dannati capelli in testa!)”.

Second-Foundation-coverOggi si considera normalmente il Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov come una eptalogia di romanzi, composta dalla trilogia originale degli anni ‘50 più due prequel e due sequel, scritti invece negli anni ‘80, sempre dallo stesso Asimov.
Sia per la forte diversità stilistica, sia per l’enorme distanza di tempo trascorsa tra la trilogia originale ed i quattro romanzi scritti a completamento della saga, quando si parla di “Foundation” nel mondo della Sci-Fi e tra gli appassionati, si intendono solo i tre romanzi originali, pubblicati originariamente a puntate sulla mitica rivista “Astounding Stories”:

Foundation” del 1951
Foundation and Empire” del 1952
Second Foundation” del 1953

Al momento, anche leggendo le riviste americane on-line specializzate, non è trapelato nè da Nolan nè da HBO molto di più sulla struttura narrativa, su quanto fedele sarà l’adattamento o in quante serie si svilupperà la storia e siamo quindi ancora nella fase in cui quasi ogni illazione è lecita.
Will-SmithPersonalmente, sono già molto felice che un progetto simile sia stato affidato ad uno scrittore di così grande talento e soprattutto che la produzione sia HBO e non SyFy; sono altresì contentissimo che all’ultimo momento sia stato evitato il probabile bagno di sangue artistico che sarebbe invece avvenuto se fosse stato rispettato l’annuncio iniziale di affidare tutta l’operazione a Roland Emmerich, sceneggiatore e regista di pellicole di enorme successo di pubblico, come “Indipendence Day”, “The Day after Tomorrow”, “10.000 A.C.” o “White Hose Down”, ma il cui spessore narrativo e l’autorevolezza dei contesti in cui si muovono i suoi personaggi non è degna nemmeno di vuotare il cestino della carta della writer’s room di Nolan!

White House DownNon possiamo nasconderci dietro il dito dei nostri più bassi istinti: anch’io mi sono divertito guardando Will Smith nei panni del Capitano Steven Hiller trascinarsi nel deserto il cadavere del cattivo alieno ucciso o ascoltando il discorso patriottico che Bill Pullman (è un attore? Ah, si, non ricordavo…) fa pronunciare al Presidente Thomas Whitmore, così come è facile entusiasmarsi guardando Channing Tatum mentre, come John Cale, agente dei servizi bistratto ma ovviamente eroe, salva il Presidente James Sawyer (sorta di Obama da fumetto supereroistico, a cui ha prestato le sembianze Jamie Foxx) da una minaccia nucleare di terrorismo interno, ma non scherziamo, non siamo mai andati aldilà del gusto del mais scoppiato e del caramello della Coca Cola, ad un piacere simile ad un fremito nei pantaloni e nulla a che spartire con il godimento ludico ed intellettuale che si ha This Is The Endguardando una qualsiasi delle opere sceneggiate da Nolan: una puntata a caso di “P.o.I.” è più intelligente della trovata di mettere un virus creato da un umano (con un pc o un mac) e trasmesso (non si sa come e con protocollo) dentro un computer alieno! Persino l’apocalisse, pur cialtrona ed eccessiva, di Evan Goldberg e Seth Rogen nel loro  “This Is the End (Facciomola finita)” è decisamente più affascinante e speculativa.

Quindi, scongiurato il rischio, per ora, di vedere la psicostoriografia di Hari Seldon (uno dei protagonisti essenziali del ciclo di romanzi di Asimov) trattata come una cospirazione della NSA o come un virus in provetta che può infettare un trilione di persone (in stile “Chimera” della versione di John Woo di Mission Impossible), restiamo più sereni in New-Westworldattesa del primo trailer e del successivo pilot ed intanto gustiamoci l’arrivo della vera novità succosa, televisivamente parlando: “Westworld”, la fiction televisiva, anch’essa marcata HBO, alla cui scrittura ha partecipato sempre il nostro amato Jonathan Nolan e tratta dal medesimo soggetto scritto dal defunto papà di “Jurassic Park”, Michael Chricton, per il suo celebre film del 1973 dall’omonimo titolo (da noi simpaticamente distribuito come “Il mondo dei robot”).

The-Great-Train-RubberyIl cinema fantastico americano deve tantissimo al romanziere Chricton, per le sue idee grandiose, trasformate praticamente tutte in soggetti cinematografici di grande successo e presa popolare, di cui una parte consistente anche sceneggiati da lui in persona e qualcuno persino diretto come regista.
The-Andromeda-StrainCitarli tutti significherebbe scrivere una monografia dedicata a questo geniale creatore di blockbuster e molti lo hanno già fatto per noi: film come “The Andromeda Strain (Andromeda)” del 1969, “The Great Train Robbery (La grande rapina al treno)” del 1975, “Jurassic Park” del 1990, “Rising Sun (Sol levante)” del 1992 o “The 13th Warrior (Il tredicesimo guerriero)” del 1993, solo per citarne una manciata (tutti tratti da suoi romanzi o da lui creati comunque nel soggetto e nella sceneggiatura), hanno fatto storia e sono ancora oggi pellicole godibilissime (penso alla bella recensione fatta recentemente anche sul blog Cinemanometro).

Non me ne vogliano gli appassionati, ma forse, tra tutti questi film in qualche modo riconducibili al grande Chricton, “Westworld” è a mio avviso uno dei peggiori realizzati, con una regia davvero scadente ed un ritmo oggi improponibile; questo malgrado l’interpretazione entrata nella leggenda di Yul Brynner (nei panni del cattivo robot ribelle) ed un soggetto meraviglioso e copiato di continuo in così tanti modi e maniere da rendere quasi impossibile elencarli tutti!
The-Westworld-the-movieChiunque si sia anche un minimo interessato a questo film di culto degli anni ‘70, sa bene delle disgrazie produttive e dei radicali rimaneggiamenti a cui andò incontro (il montatore David Bretherton prese il lavoro finito, considerato inguardabile e lo smontò pezzo dopo pezzo, riassemblandolo con anche delle scene nuove, nella speranza di creare un ritmo dove prima c’era il nulla) ed il parco giochi con i suoi automi cibernetici antropomorfi rischiò persino di non vedere mai la luce.
Eppure, quando alla fine il film uscì finalmente nelle sale, fu un successo enorme e tutti rimasero così colpiti da quella storia da farla entrare nella memoria colletiva; l’idea base di “Westworld”, come fu per “Foundation”, è anch’essa seminale, una sorta di archetipo su cui costruire interi universi narrativi.

Anthony-HopkinsNel cast della nuova serie, in mezzo ad un nutrito cast di vecchie certezze (come Ed Harris) e giovani star (come la bella e brava Evan Rachel Wood), spicca senza dubbio la personalità di Sir Anthony Hopkins, attore che effettivamente per vivere oramai fa un pò di tutto, da Zorro a Odin, ma che resta un titano;  ciò che, però, fa parlare gli appassionati di fiction tv è soprattutto l’idea di un plot, studiato da Nolan e da Lisa Joy (co-scrittrice ed anche sua compagna), in cui gli stessi attori potranno recitare ad ogni puntata ruoli differenti, proprio perchè impersonanti robot riassemblabili.
Ramin DjawadiLa produzione esecutiva è affidata alla Bad Robot dell’ex-bambino prodigio JJ Abrams e le musiche ovviamente al compositore iraniano prediletto sia da Nolan sia dall’HBO: quel Ramin Djawadi che ha eliziato le orecchie di tutti gli spettaori con le potenti note di “Pacific Rim” e con la conturbante sigla di “Game of Thrones”.
Di più non voglio dire, anche perchè poco è trapelato e quel poco è già molto!

Idee seminali, soggetti con un passato illustre, un produttore carismatico ed uno scrittore geniale e sulla cresta dell’onda: il passato sta bussando alla porta di Nolan e noi aspettiamo che apra le porte sul futuro della fiction televisiva.
Buona visione a tutti!

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