Trama Verticale e Trama Orizzontale nel Procedural – Parte 3/5: dalle cospirazioni dello Smoking Man fino a Wolfram & Hart

The-Smoking-ManLeggendo i siti stranieri, specializzati nelle recensioni degli show televisivi statunitensi e britannici, capita frequentemente di imbattersi nell’uso del termine “procedural” per indicare non soltanto le “crime story” (ossia le fiction di taglio poliziesco, con protagonisti una squadra di poliziotti o di agenti della FBI o di altre agenzie), ma più in  generale tutte quelle serie che abbiano uno stile di narrazione “non serialized”. Di fatto, viene definita procedural una fiction che presenti ogni settimana un “caso” diverso, un crimine o comunque un mistero, che i protagonisti della serie possano risolvere entro la fine della puntata.
Per questo motivo si parla normalmente di “case-of-the-week”, il caso della settimana.
Questa caratteristica del procedural è di fatto l’estremizzazione di quel canone inaugurato da “Dragnet” (di cui parlavamo nella prima parte di questa nostra carrellata), ma che, proprio nel suo essere concentrato solo sulla forte verticalità della storia e sul metodo di risoluzione del problema settimanale, lascia maggiore spazio alle tematiche affrontate e questo per l’appunto è stato il valore aggiunto portato dalle fiction degli anni ‘90: si continua, ossia, ad intrattenere il pubblico con coppie di investigatori o squadre o anche singole personalità, tutti impegnati ad ogni episodio nel risolvere un problema diverso, ma il “caso” può essere davvero di qualsiasi tipo! Fox-Mulder-and-Dana-ScullySeguendo questo semplice mandato, nel settembre del 1993 vede così la luce un serial destinato a diventare molto rapidamente fiction di culto, non solo per l’innegabile grandissimo successo di pubblico e critica, ma anche perchè da subito scelto come punto di riferimento per tutti coloro che amano leggere e discutere di teorie del complotto, realtà aliene, paranormale e quant’altro sia di norma rigettato dall’informazione di massa. Stiamo ovviamente parlando di “X-Files”, una delle serie di sci-fi e mistery più amate del mondo nella storia della Tv. Chris-Carter-on-The-SetCreata in solitario dall’ex-giornalista ed autore televisivo Chris Carter, questa fiction vede tra i suoi autori anche gli stessi David Duchovny e Gillian Anderson, interpreti della coppia di agenti dell’FBI Fox Mulder e Dana Scully. Già all’inizio, scopriamo che la molla che spinge l’agente Mulder a buttarsi a capofitto in vicende che lascerebbero incredulo il più fantasioso dei detective, è la perdita della sorella, archiviata come scomparsa, ma in realtà rapita dagli alieni. David-Duchovny-and-Gillian-Anderson-on-the-setDifficile dire qualcosa che non sia già stato detto su questa serie, ma in verità il nostro interesse non è recensirla, quanto piuttosto focalizzare l’attenzione sulla costruzione della trama: il nome stesso della fiction è infatti il segreto della sua struttura, giacchè gli x-files sono il nome con cui il Bureau classificherebbe i casi irrisolvibili o spiegabili solo credendo nel paranormale ed è proprio quello che fa l’agente Mulder, coadiuvato dalla scettica (per lo meno all’inizio) e più razionale Scully. Un x-file a settimana per gli spettatori, un mistero presentato all’inizio della puntata ed in qualche modo risolto entro i 45 minuti scarsi a disposizione per ogni episodio, ovvero la tecnica del procedural, almeno così sembrerebbe, ma non è tutto qui. X-Files-MonstersIn questa fiction, solo una parte della narrazione è costruita in questo modo, l’altra parte, più di un terzo del tempo, viene dedicato alla spiegazione, un pezzo alla volta, della mitologia creata dallo stesso Carter, che comprende tutto il mondo del sovrannaturale, dei segreti che i governi tengono nascosti all’opinione pubblica ed infine delle entità aliene sul Fox-Muldernostro pianeta; questa mitologia è di fatto la storia orizzontale di “X-Files”, che affianca quella verticale del “monster-of-the-week” in tutte e nove le stagioni, creando dei cicli narrativi (i cosidetti “story arc”) che si è soliti dividere in tre capitoli: Il Complotto Governativo, capitanato dallo “smoking man” e che mira a nascondere la verità sulla presenza e sul ruolo degli alieni nel nostro mondo (il primo e più lungo degli X-Files-Monsters-2archi narrativi e che coinvolge tutte e 5 le prime stagioni, la primissima parte della sesta ed anche il primo film “The X-Files: Fight the Future” del 1998); il Ritrovamento dell’Astronave in Africa, quasi un intermezzo tra il primo ed il terzo arco narrativo, con la conclusione di fatto della “storia nella storia” del rapimento alieno della sorella di Dana-ScullyMulder (il tutto narrato nella seconda parte della sesta stagione ed in tutta la settima); infine il capitolo conclusivo, quello che chiude per sempre l’intera saga, la Nuova Cospirazione, ancora più segreta, aggressiva e pericolosa della prima e che durerà per tutte e due le stagioni finali ottava e nona. Gli episodi 19 e 20 della stagione 9 (“The Truth Part 1” e “The Truth Part 2“) sono l’addio di Fox Mulder e Dana Scully ed anche se tutta la verità non è realmente venuta a galla, il loro lavoro è finito. Lone-GunmenArrivati a questo punto, non potevamo evitare di parlare di “The Lone Gunmen”, lo sbalorditivo spin-off di “X-Files”, serie ideata anch’essa dallo stesso Chris Carter, purtroppo inedita in Italia, ma assolutamente da rintracciare e guardare: la sua portata è oggi ancora più inquietante alla luce degli ultimi avvenimenti internazionali. Protagonisti di questa serie sono i tre Magic-Bullethacker Richard “Ringo” Langly, Melvin Frohike e John Fitzgerald Byers, che compaiono più volte nel corso delle puntate della serie madre, aiutando Fox Mulder nelle sue indagini; come trio, si fanno chiamare “Lone Gunmen”, in spregio alla teoria, sposata dalla commissione Warren (allora incaricata di indagare Lone-Gunmen-in-actionsull’omicidio a Dallas del presidente Kennedy), secondo la quale fu un solo uomo armato di fucile (un “Lone Gunman” appunto) a sparare quel famoso unico colpo che riuscì a colpire JFK in più punti del corpo in rapida sequenza; aggiungiamo, tra l’altro, che i tre Pistoleri Solitari nella fiction curano la pubblicazione di una rivista (a cui Mulder è ovviamente abbonato) chiamata “Magic Bullet”, esattamente come il procuratore Jim Garrison (che nel 1969 riaprì le indagini sulla morte di JFK, mettendo in discussione il rapporto della commissione governativa) definì in modo ironico quel famoso unico proiettile, capace di disegnare curve paraboliche nell’aria, piantandosi nel corpo di Kennedy ed uscendone di nuovo per poi rientrare ancora in altri punti. Lone-Gunmen-and-MulderSe i teorici delle cospirazioni vedevano in Mulder e Scully una sorta di drammatizzazione dei loro incubi e pensieri più frequenti, “The Lone Gunmen” ne è la loro sublimazione: qui sia la trama orizzontale che lega tutta la serie, sia ogni trama verticale di ogni singolo episodio è complotto allo stato puro! In questa fiction televisiva loro dedicata, i tre hacker si ritrovano a sventare complotti di ogni tipo, ma Lone-Gunmen-and-Evil-Conspiracyquello che ha fatto letteralmente passare alla storia questa serie è senza dubbio l’episodio pilota, trasmesso il 4 Marzo del 2001, 6 mesi prima del famigerato attentato alle torri gemelle dell’11 Settembre; in questo episodio si racconta la storia di una fazione segreta, interna allo stesso governo degli Stati Uniti, colpevole di aver organizzato un finto atto di terrorismo, manipolando un boing 727 radiocomandato affinchè si schiantasse contro il World Trade Center; lo scopo di tale complotto, si racconta nell’episodio, era quello di suscitare l’indignazione pubblica, tanto da ottenere il favore popolare per scatenare una guerra contro un paese straniero ostile ed aumentare il budget per il Dipartimento della Difesa, con ovvio guadagno da parte delle corporazioni produttrici di armamenti. Il parallelismo è davvero inquietante, non trovate? Ancora oggi escono articoli su fanzine  e blog di controinformazione che citano come esempio delle loro teorie questo episodio, di cui di seguito potete guardarvi una clip. x-files-last-seasonComunque, la prima stagione del nostro trio di investigatori del web si chiude con un cliffhanger che purtroppo non si risolverà in una seconda serie, poichè la fiction verrà chiusa brutalmente dopo il primo gruppo di 13 episodi (tutti trasmessi negli USA nel 2001); gli autori ed i produttori esecutivi non dimenticano Lone-Gunmen-buriedtuttavia i loro eroi e li ritroviamo così di nuovo in “X-Files” a chiudere quel cerchio lasciato aperto, nell’episodio 15 della stagione 9 “Jump the Shark (Modifica genetica)“, nel quale sacrificheranno la loro vita per debellare un minaccia bilologica; a seguito di questo loro nobile gesto, il il vice Direttore del Bureau, Walter Sergei Skinner (nell’indimenticabile Walter-Sergei-Skinnerinterpretazione di Mitch Pileggi) riuscirà una volta per tutte a riabilitare la reputazione dei Lone Gunmen ed i loro corpi verranno sepolti presso l’Arlington National Cemetery, in Virginia, con tutti gli onori concessi agli eroi di guerra. Tutto finito? No, perchè i tre Pistoleri Solitari ricompaiono un’ultimissima volta negli episodi finali sotto forma di fantasmi, visibili solo a Mulder, durante il suo viaggio alla ricerca della verità sulla colonizzazione, mentre sta urinando sul bordo della strada, al confine tra il Texas ed il New Mexico, per convincerlo a non procedere oltre. Quasi sempre, la storia della Tv è scandita da forti personalità, autori che con il loro ingegno interpretano la realtà dei tempi o semplicemente adattano ad essi una propria personalissima idea vincente. Joss-WhedonCome è stato agli albori del nostro genere televisivo per Jack Webb e successivamente per Mark Frost e David Lynch, che hanno spezzato tutto le regole ed ancora con Chris Carter e la sua mitologia, così accade che alla fine degli anni ‘90 arriva un autore che traghetterà definitivamente il procedural negli anni 2000, introducendo in esso quel mix di sci-fi, horror e fantasy e cultura supereroistica, già presenti singolarmente nello showbusiness ma non con la potenza, l’emozione e l’empatia che renderanno tutte le fiction di Joss Whedon un evento di culto per i nerd di tutto il mondo! Si, perchè l’uomo conosciuto dal grande pubblico per il ciclo cinematografico di “The Avengers” e relativi film Marvel di corredo è stato prima di tutto un lettore e amante di comic, un frequentatore di fumetterie, di fiere della fantascienza e dell’animazione, un cultore del fantastico che ha infine messo tutta questa passione nelle sue serie televisive. Sarah-Michelle-GellarWhedon ha catturato in modo perpetuo quella fascia di post adolescenti o tardo tali che non vogliono nemmeno da adulti rinunciare al sogno supereroistico giovanile e che amano vedere risvegliarsi in loro quelle pulsioni, specie se apparecchiate in trame ricercate e curatissime, così come farebbe un vero collezionista di fumetti. Per questo, come avrebbe desiderato uno dei personaggi secondari frequentanti il comic shop di Stuart Bloom in “Big Bang Theory”, il nostro Joss sceglie come regina del suo esordio televisivo la biondissima Sarah Michelle Gellar, prescelta come cacciatrice di vampiri del suo “Buffy the Vampire Slayer” ed adorata per sempre da orde di fan. Buffy The Movie

Saltando a piè pari l’inutile (se non come test di prova) e brutto omonimo fim cinematografico realizzato da Fran Rubel Kuzui nel 1992 su soggetto e sceneggiatura dello stesso Whedon, passiamo subito alla serie vampiresca culto per eccellenza, un grande successo di audience per la Warner ma un ancor più grande seguito di aficionados che non si staccheranno mai più dall’amore per questo franchise. 7 stagioni e 144 episodi, dal 1997 al 2003, narrate con Buffy in Action with axeuna tecnica solo apparentemente simile a quella usata da Carter in “X-Files”: come ogni buon procedural della nuova generazione comanda, infatti, abbiamo un due terzi di ogni puntata dedicata al cattivo della settimana, mostro o vampiro che sia ed il restante terzo allo sviluppo della trama orizzontale, ma in questo caso più che di story-arc parliamo di “big bad”, ossia del cattivo non della settimana ma dell’intera stagione, una sorta di “boss da fine livello” per dirla in termini videoludici.

The-MasterIn “Buffy” (e successivamente anche nel suo spin-off, come vedremo) abbiamo davvero una struttura simile a quella dei comic supereroistici, in cui l’eroe ha di volta in volta una diversa nemesi e sullo sfondo una minaccia (non generica o indistinta, ma personificata in un villain) che attende ed ogni tanto fa delle brevi incursioni.
Ripercorriamo assieme questi cattivi stagionali (a volte più di un big bad per stagione!): Stagione 1 “The Master  (Il Maestro)”, Stagione 2 “Spike, Drusilla, Angelus”, Stagione 3 “Mayor Wilkins (il Adamsindaco) and Faith”, Stagione 4 “Professor Maggie Walsh, Adam”, Stagione 5 “Glory”, Stagione 6 “The Trio (Warren Mears, Jonathan Levinson, Andrew Wells), Dark Willow”, Stagione 7 “The First Evil (Primo), Caleb”.
Tanto per sottollineare ancora una volta quella sorta di “whedonverse” (l’universo supernerd dove si muovono tutti character di Whedon, ma si noti bene che il termine non è mio, ma dei blogger statunitensi) dove cinema, Tv e Dark-Willowfumetto sono sullo stesso piano, le successive stagioni (8, 9 e 10) non sono mai apparse in Tv ma solo su fumetto, nella omonima collana della Dark Horse; ai testi lo stesso Joss Whedon, almeno nei primi due volumi, successivamente sostituito da altri scrittori; tutti i personaggi (anche i nuovi) e tutti gli eventi narrati nei comic di Buffy sono assolutamente coerenti con la “continuity” immaginata e orchestrata dallo stesso  Whedon.

Angel-and-BuffyAbbiamo parlato prima di uno spin-off da “Buffy the Vampire Slayer” ed ora è il caso di presentarlo per bene: “Angel”, una fiction che per molti critici è addirittura più bella del suo discendente, probabilmente per la maggiore età a cui era diretta e per il linguaggio (sia verbale che scenico) più disinibito, che ha permesso di allargare il registro tematico delle vicende.
Daniel-HoltzQuesta fiction ha come protagonista proprio il beniamino del pubblico femminile di Buffy, il vampiro che per le prime tre stagioni di “BtVS” monopolizza la vita sentimentale della nostra biondissima cacciatrice di vampiri ed anche le preoccupazioni del suo gruppo di sodali sostenitori (l’autodefinitosi “Scooby Gang”, in omaggio al cartoon americnao di cacciatori di fantasmi): quando è senza anima, infatti, il nostro eroe Angelusdiventa “Angelus” ed è malvagio, ma quando ritorna ad avere l’anima, ridiventa “Angel” e combatte il male.
Non ci perderemo nei meandri della biografia romanzesca di Angel, perchè, come già ribadito in altre occasioni, quello che ci interessa è parlare della struttura della narrazione e non della trama in senso stretto; diciamo solo, quindi, che la serie inizia con la separazione del The-Beastcharacter dalla serie principale, proprio per via del grandissimo successo di pubblico che tale personaggio riscuoteva presso il pubblico, rendendo possibile ed anche conveniente creare storie solo con lui protagonista.
Perciò nel 1999, gli autori di “Buffy”, alla fine della Terza Stagione di “Buffy”, lo fanno uscire dall narrazione della serie madre e proseguire da solo con una fiction di 5 stagioni e 110 episodi tutti dedicati a lui; questa uscita non modifica la continuity whedoniana, ma anzi la integra e la dilata.
Anche per “Angel”, ovviamente, identica struttura narrativa, con un cattivo a settimana ed un “big bad” a stagione.
Tanto vale fare un elenco come abbiamo fatto per Buffy: Stagione 1 “Wolfram & Hart”, Stagione 2 “Darla, Drusilla”, Stagione 3 “Daniel Holtz”, Stagione 4 “The Beast (La Bestia), Jasmine”, Stagione 5 “The Circle of the Black Thorn (I Soci Anziani)”.

David Greenwalt and Jim KoufPrima di lasciare anche questa serie, soffermiamoci un attimo su due considerazioni, che ci saranno utili nella quarta parte di questa nostra carrellata sull’evoluzione del genere procedural.
La prima è legata al nome dell’autore televisivo che insieme a Whedon ha ideato e scritto la serie di “Angel”: David Greenwalt; navigato esponente dello Grimmshowbusiness televisivo statunitense, sceneggiatore, regista e produttore, ma soprattutto l’uomo che nel 2011, coadiuvato da Stephen Carpenter e da Jim Kouf (sceneggiatore di razza, molto a suo agio nel territorio del mistery, tanto da aver vinto nel 1987 un Edgar Allan Poe Award per la screenplay di “Stakeout – Sorveglianza… speciale” di John Badham) ha creato la fiction “Grimm”, una delle serie di punta del nuovo rinascimento del procedural.
La seconda è il vero motivo della chiusura di Angel e la sua prosecuzione solo in comic, come già avvenuto con Buffy: la presenza in entrambe di un pericoloso punto di non-ritorno, molto temuto dai network, superato il quale una serie diventa praticamente impermeabile a nuovi spettatori e si chiude a riccio su se stessa.

Questo, però, sarà proprio l’argomento principe della nostra prossima puntata.
Buona prosecuzione a tutti!

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