Grand Budapest Hotel: il Gioco delle Forme che diviene Arte

Ralph Fiennes with Tilda SwintonGiocare è forse il modo migliore per parlare di Wes Anderson, perchè aldilà dell’indubbia perizia tecnica, l’elemento ludico è dietro la maggior parte dei suoi significanti, anche laddove sembra predominare una sorta di concettualismo da regista autorale.
Giocando ai vari gradi di separazione, partiamo quindi da David Lean, il regista nativo di Croydon, nella regione della Grande Londra, che insieme a Charles Laughton (con due nomi abbiamo fatto una bella fetta di storia del cinema!) nel 1947 fonda la BAFTA (British Academy of Film and Television Arts).
Grand-Budapest-WriterOgni anno i “BAFTA Awards” sono l’altra faccia della Luna, il corrispettivo britannico dei “Golden Globe” statunitensi e generalmente premiano opere cinematografiche e televisive davvero meritevoli, con criteri molto meno “politici” dei loro cugini d’oltreoceano gli “Academy Awards”; all’assegnazione dei BAFTA quest’anno ha trionfato l’ultimo prodigio di Wes Anderson, quel meraviglioso gioco di poetica filmica già premiato, sempre quest’anno, anche ai Golden Globe, come miglior commedia: “Grand Budapest Hotel”.

Jeff Goldblum as KovacsPerchè recensire ora un film uscito nei cinema nel 2014?
Perchè, dopo i BAFTA ed i Golden Globe sta per esserci adesso la Notte degli Oscar e perchè il film di Anderson vincerà poco o nulla.
Quindi, ne parliamo oggi semplicemente per lo stesso motivo per cui facciamo spesso fatica in libreria a trovare in evidenza un libro di Juan Rodolfo Wilcock, mentre siamo attorniati dalle translucide copertine ingombranti dell’ultimo inutile Campiello o Strega: ossia per indignazione di circostanza.
Wes Anderson with Ralph FiennesLa probabile esclusione della pellicola del nostro Wes avverrà seguendo la stessa strana legge per la quale Hollywood si rifiuta di premiare quanto dovrebbe un genio registico come Martin Scorsese (ha preso la statuina nel 2007 per il suo “The Departed” e più nulla) ed un attore dall’incredibile talento come Leonardo Di Caprio.
Quindi ci si deve indignare? No, parlarne senz’altro, ma indignarsi davvero no.
Adrien Brody with Saoirse RonanQuando parliamo di Oscar parliamo di Hollywood, quando parliamo di Wes Anderson parliamo invece di cinema, quello vero, quello delle magie di Georges Méliès, dei movimenti di macchina di Max Ophüls, dell’amore per la macchina da presa de “La Nuit américaine” di François Truffaut, dei fantasmi di Fellini, dei noir di Jean-Pierre Melville, delle inquadrature perfette in stile pittorico al limite del maniacale di Stanley Kubrick, del meta-linguaggio fumettistico del Jean-Pierre Jeunet de “Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain”.

Wes Anderson è tutto questo e molto altro.
Boy With ApplePrima ancora della storia, “Grand Budapest Hotel” è “Boy With Apple – Ragazzo con Mela”, il quadro realizzato appositamente dal vero artista inglese Michael Taylor, immaginando come potesse essere un dipinto fatto da un fantomatico Johannes Van Hoytl il Giovane, miscellanea del Bronzino e dei pittori olandesi del ‘600 e di altre infatuazioni immaginifiche di Anderson.
Courtesan au chocolatQuesto film è anche senz’altro il “Courtesan au chocolat”, il goloso dolce del finto pasticciere Mendl’s, tanto amato dal concierge Gustave, una composizione di tre bignè sovrapposti e farciti con crema al cioccolato, finemente decorati con glassa di vari colori, realizzato per il film da un provetto cuoco di Görlitz, in Sassonia (dove sono stati girati gli interni, usando come set un magazzino abbandonato), come variante fantasiosa della vera “religieuse”, creazione soave della pasticceria francese.
Jude Law as Stefan ZweigUgualmente possiamo dire che la pellicola del giovane regista texano sia anche ispirata all’opera dello scrittore Stefan Zweig, in particolare al suo “Il mondo di ieri, ricordi di un europeo”, ma la fedeltà al testo è pari a quella geografica di tutta la pellicola, solo nell’essenza: forse la cosa più vicina a Zweig nel film è probabilmente la notevole e ricercata somiglianza fisica dell’attore Jude Law allo scrittore da giovane.
Bill Murray as Monsieur IvanInfine, precisiamo che dal punto di vista recitativo, malgrado l’incredibile messe di grandi talenti, non siamo di fronte ad un’opera davvero corale, poichè, con l’eccezione di Ralph Fiennes e Tony Revolori (interpreti dei due veri protagonisti, il concierge ed il suo “garzoncello”) ed il supporto di una magnifica Saoirse Ronan (qui nei panni di Agatha, la pasticcera con una vistossima voglia a forma di Messico sulla guancia), tutti gli altri attori sembrano essere presenti sullo schermo quasi per gioco (di nuovo), con camei recitativi magnifici, a volte di pochi minuti, creando un senso di ricchezza e pienezza da cui lo spettatore si sente costantemente appagato.

Alexander DesplatCome anche nei precedenti film di Wes, anche in “Grand Budapest Hotel” la musica diventa cifra stilistica, accompagnando sia i geometrici piani sequenza, sia l’andirivieni degli attori sulla scena ed il lavoro compiuto dal compositore francese Alexandre Desplat è davvero seducente.
Una cosa che viene, inoltre, sottolineata troppo poco dalla critica tintincinematografica quando si parla delle opere di Anderson è il suo amore per il fumetto, ovviamente inteso più come “bande dessinée” che non come comic, proprio per l’aria stralunata e sognatrice che i suoi personaggi assumono nella finzione filmica: quando Gustave e Zero, in particolare, corrono quasi come silhouettes sullo sfondo, ricordano in modo quasi commovente le figure dei personaggi di Hergé, come Tintin ed il baldo Capitaine Archibald Haddock.

L’Air de PanacheAlla fine il film di Anderson è proprio questo: un profumo di tante cose piene di significato (come L’Air de Panache che Monsieur Gustave ama spruzzarsi in continuazione, lasciando dietro di se una scia di fragranza che ne annuncia sempre l’arrivo o la recente uscita), ma anche la cura maniacale delle inquadrature e dei dettagli di scena, che a volte rasenta il patologico.
L’essere autorale del cinema di Anderson e quindi di “Grand Budapest Hotel” è proprio in questa significanza formale che diviene sostanza, come la metrica tamburellante del famoso esametro di Virgilio nell’Eneide, in cui il suono prodotto dalla semplice lettura accentata della frase creava da solo il fragore degli zoccoli dei cavalli (“quàdrupedànte putrèm sonitù quatit ùngula càmpum”).
grand-budapest-hotel03Ecco quindi i ritratti che la pittrice Juman Malouf, fidanzata di Anderson, ha realizzato per ogni membro del cast e che non compaiono mai nel film, ma che servivano solo mentre si giravano le scene per creare il giusto “mood” esistenziale negli attori o la fissazione per le linee rette, seguita come regola divina sia nella creazione dell’inquadratura sia nel movimento della camera da presa, che si muove lungo assi perpendicolari, paralleli o speculari, sfondando non solo metaforicamente le quinte della scena e costringendo gli attori a muoversi in modo sincronico, come dei ballerini sul palcoscenico.

Sempre per richiamare il concetto del gioco da cui siamo partiti, è esemplare la clip creata da Kogonada in omaggio ad Anderson e pubblicata sulla piattaforma Vimeo, con la quale ci salutiamo.
Buona visione a tutti!

Annunci

5 pensieri su “Grand Budapest Hotel: il Gioco delle Forme che diviene Arte

  1. Che i tuoi post sono piccole tesine te l’ho già detto si?
    Sai anche cosa penso di Anderson e del suo cinema: non lo capisco, non ho gli strumenti per capirlo e quindi non lo guardo perchè tanto non saprei apprezzarlo (e quindi finirei per disprezzarlo). I film sono come le donne: non puoi farteli piacere per forza, alcuni li ami ma altri ti resteranno sempre indigesti.
    Però leggere il tuo post mi ha fatto capire un po’ meglio la filosofia che anima Anderson e soprattutto mi ha fatto intuire che grand’uomo si nasconda dietro quel nome. Perchè se un suo film fa riflettere e scrivere fino a tirar fuori gli esametri virgiliani (io ho sempre preferito Lucrezio, però: tìtyre tù patulaè recubàns sub tègmine fàgi… ) ha compiuto il prodigio che solo l’Arte con la A maiuscola sa creare: stabilire interconnessioni, generare un mondo di conoscenze e informazioni che si mescolano e si intrecciano generando altri mondi, che ne genereranno altri ancora e via così fino all’infinito. L’infinito che solo l’Arte sa cogliere e trasmetterci.

    Mi piace

  2. Come fai?
    Ogni volta che leggo un tuo commento resto regolarmente a bocca aperta per lo stupore: hai una varietà di timbri nell’esporre i tuoi concetti che spaziano dal colloquiale all’aulico senza problemi di stonature… stronchi un film o un regista con l’irruenza dell’adolescente che non conosce mezze misure e che vuole colpire gli amici meno colti di lui e che gli dedicheranno (forse) pochi secondi per ascoltarlo e poi rallenti, scali le marce, diventi riflessivo e le tue frasi si allungano ed assumono i timbri dello studente universitario o del ricercatore, con periodi più dotti, citazionisti, ma sempre con quel senso di umiltà simpatica e dentro le righe.
    Grazie per quello che hai scritto e grazie per averlo fatto qui.
    P.S. Anch’io se riconosco il genio posso non amarlo ma certo non disprezzarlo e non essendo un “fanboy” di Anderson, pur sorridendo di fronte a certe sue manie (certosine) ho trovato insopportabile “Moonrise Kingdom”, mentre ho adorato i “The Royal Tenenbaums” e soprattutto “Fantastic Mr. Fox”… lo sai che Wes Anderson, prima di scrivere la sceneggiatura del suo adattamento dell’opera di Roald Dahl, ha dormito per non so quante notti a casa della vedova per poter meglio entrare in intimità con il luogo dove l’inventore di Willy Wonka aveva concepito u suoi romanzi? Pazzesco…

    Mi piace

  3. Pingback: Oscar 2015: tutti i vincitori | Lapinsù

  4. Grand Budapest Hotel è pura arte visiva. Un film spettacolare,inadatto a vincere l’Oscar. Fuori dagli schemi di Hollywood. Ho fatto una classifica dei film candidati a miglior film, prima che assegnassero la statuetta. Ho messo questo film in sesta posizione, perché i contenuti di altri film in gara mi hanno toccato più nel profondo,ma lo stile surreale di Anderson è qualcosa di unico, che pochi, se non nessuno, al momento può eguagliare. Nella mia recensione di Grand Budapest Hotel ho anche analizzato il “rapporto” tra l’autore delle novelle da cui è tratta la pellicola ed il film stesso. P. S. Starei ore a leggere i tuoi post!

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...