Fiction TV: In Giro per il Mondo tra Serialità Debole e Serialità Forte

Happy-Days

Happy Days” – USA 1974/1984

Fortunatamente, per chi ama la precisione, è da tempo andato in disuso il termine “telefilm” per intendere un prodotto di fiction televisiva: anzi, quando trovate qualcuno che usa ancora il vecchio termine, in genere è qualcuno che non solo è cresciuto con i prodotti RAI e poi ha scoperto l’America con i programmi Mediaset, ma soprattutto è uno di quegli spettatori che ha sempre relegato la fiction al ruolo di “sorella minore” del cinema e che vi darà sempre un’idea superficiale dei suoi gusti in materia.

The-Persuaders

The Persuaders!” – GBR 1971/1972

Prima di partire per il nostro viaggio intorno al mondo delle fiction, inoltre, varrà la pena di puntualizzare alcuni termini del linguaggio specialistico che meglio possono connotarla: fiction non seriale, fiction a serialità debole e fiction a serialità forte.

Per farlo, ricorrerò ad esempi ben noti a tutti i fruitori del mezzo televisivo.

Behind-the-candelabra

Behind the Candelabra” – USA 2013

E’ evidente, infatti, che ognuno di noi, indipendentemente dalla propria formazione culturale, capisce subito la differenza tra una fiction televisiva realizzata da un’unica storia narrata in un solo episodio (fiction tv non seriale, come le due produzioni HBO “Behind the Candelabra” o “The Normal Heart”) ed un’altra invece in cui la medesima unica storia viene suddivisa in più episodi (fiction tv a serialità debole, come la produzione RAI del 1964  “La Cittadella” dal romanzo di Cronin o l’adattamento televisivo prodotto nel 2010 da Ridley Scott dall’omonimo romanzo di Ken Follett “The Pillars of the Earth”).

The-Pillars-of-the-Earth

The Pillars of the Earth” – USA 2010

Quando la storia diventa poi un susseguirsi lunghissimo di vicende che procedono per moltissime puntate, abbiamo la cosiddetta fiction tv a serialità forte, che comprende sia serial scritti per potersi prima o poi concludere (come nel caso delle telenovelas, tra cui la produzione messicana in 124 puntate del 1979 “Los richos tambièn lloran” o la mitica “Escrava Isaura”, indimenticato show brasiliano, andato in onda nel 1976 per 100 puntate e nota soprattutto per essere stata la prima telenovela in assoluto mai trasmessa nel nostro paese) ed altre invece studiate per restare aperte il più possibile (caratteristica che contraddistingue tutte le cosiddette soap operas, tra cui la decennale “Santa Barbara” in 2137 puntate per 9 stagioni dal 1984 al 1993 o l’incredibile “General Hospital”, entrata nel Guinness dei Primati e trasmessa ininterrottamente dal 1963 ad oggi, con più di 13.000 puntate, per più di 50 stagioni ed ancora non conclusa!).

Escrava-Isaura

Escrava Isaura” – BRA 1976

Evitando appositamente di parlare di prodotti di fiction non seriale (come appunto i Film per la Tv, per lo più tragicamente inguardabili, con la sola eccezione delle produzioni HBO) e dovendo quindi concentrarmi sugli show a serialità debole e soprattutto forte, nella mia velocissima carrellata tra le tante produzioni internazionali ho cercato di evitare ugualmente  la inevitabile spazzatura delle narrazioni estenuanti e ripetive, ma è stato praticamente impossibile, giacché in molti paesi stranieri le soap o i drama a fortissima impronta sentimentale sono la forma prevalente di show televisivo.

The-Normal-Heart

The Normal Heart” – USA 2014

Aggiungo anche, prima di partire, che seguire in modo davvero completo il macrocosmo delle Serie TV in giro per il mondo (impresa paragonabile all’esplorazione spaziale completa del nostro universo! ) sarebbe comunque virtualmente impossibile, se si è dei semplici esseri umani!

Infatti, come per il Cinema, anche per le Serie TV abbiamo ogni anno continue nuove produzioni ed ogni nazione e continente ha le proprie: parliamo di numeri incredibili, a cui sarà per me indispensabile mettere dei filtri per non uscire pazzi!

Il nostro dunque sarà alla fine un viaggio fatto molto dall’alto, come un’astronauta in orbita attorno alla terra che guarda le nazioni scorrere sotto di lui, sorvolando in velocità le produzioni televisive delle varie nazioni e dando cenni spesso solo approssimativi ma che spero permetteranno a voi di crearvi ugualmente un idea del vasto villaggio globale delle fiction tv.

Cina

Cominciamo dalla Cina, immenso paese che ogni anno sforna più di 30.000 (si, avete letto bene!) nuovi episodi di fiction tv!

The-Legend-of-Zhen-Huan

The Legend of Zhen Huan” – CHN 2011

Sono spesso serie di enorme popolarità, abbastanza equamente divise tra drammi storici, familiari e wuxia (storie di arti marziali ed eroi della tradizione cavalleresca popolare cinese, come il film di Ang Lee che tutti conoscono “Wòhǔ Cánglóng – La Tigre ed il Dragone”, da non confondersi invece con i gongfu ossia i film e le serie con combattimenti a mani nude, stile Bruce Lee, per intenderci); a questi tre importnati filoni, infine, si aggiungono tutte le produzioni frutto di commistioni di generi, cosa in cui gli asiatici, si sa, sono maestri da sempre anche al cinema.

Ten-Miles-of-Peach-Blossoms

Ten Miles of Peach Blossoms” – CHN 2017

Troviamo qundi fiction dall’impianto storico robusto, a fare da sfondo a vicende romantiche, come nella celebre “The Legend of Zhen Huan”, in cui si racconta la storia di una delle concubine dell’Imperatore della dinastia Qing, ma anche veri romanzi fantasy, in cui la storia d’amore tra i protagonisti è ostacolata da peripezie nei mondi e nei modi della magia e della cavalleria fiabesca, come nella seguitissima “Ten Miles of Peach Blossoms“; tra i drammi familiari quotidiani, non possiamo evitare di citare “When Puberty Runs Into Menopause”, la cui trama da educazione sentimentale è ben intuibile dal titolo stesso.

Scarlet-Heart-Season-One

Scarlet Heart Season One” – KOR 2011

Sul versante “fusion” è senz’altro rimarchevole la fiction “Scarlet Heart”, prodotta in realtà in Corea del Sud, ma tratta dal romanzo di successo Bu Bu Jing Xin dello scrittore cinese Tong Hua, in cui si narrano le vicissitudine di Zhang Xiao (interpretata da Cecilia Liu), una ragazza cinese del nostro tempo che, a seguito di un incidente quasi mortale, si ritrova sbalzata indietro nel passato, reincarnata nel corpo di Ma’ertai Ruoxi, figlia di un generale della dinastia Qing (ancora!), durante il regno dell’imperatore Kangxi (interpretato invece da Damian Lau): ne seguono avventure piene di romanticismo e drammi sentimentali, il tutto con una chiave storica di lettura, finché dopo 35 episodi, alla fine della prima stagione, vediamo la nostra adolescente risvegliarsi in ospedale da un lungo coma… Ma attenzione, non si è trattato di un sogno o un’illusione provacata dal male, perchè proprio negli ultimi istanti del finale di puntata ha luogo un clamoroso cliffhanger con la seconda stagione, quando si capisce che la storia d’amore, vissuta dalla protagonista nelle puntate precdenti con un uomo del passato, ritornerà nel presente: tutta la seconda stagione si giocherà infatti ai nostri giorni, senza più generali, imperatori o vita di corte, con un corragioso plot twist che ha lasciato davvero di stucco, soprattutto per il cambiamento drastico di ambientazione di tutta la fiction.

Scarlet-Heart-Season-Two

Scarlet Heart Season Two” – KOR 2014

Mentre i drama cinesi (sorta di telenovelas con ambientazioni dallo squallore indicibile, quasi fossero la versione mortificante di Ladri di Biciclette del nostro De Sica) non si riescono letteralmente a guardare a stomaco pieno e senza assumere degli antiemetici, le serie di genere wuxia sono quasi tutte molto belle e divertenti: è infatti davvero piacevole per un occidentale perdersi in quell’atmosfera da “cappa e spada” in salsa esotica, un pò infantile e quindi molto semplice (e so già che per questa mia ultima affermazione riduttiva, molti blogger specializzati nel settore emaneranno una fatwā di morte per il sottoscritto).

Legend-of-the-Condor-Heroes-2017

Legend of the Condor Heroes 2017” – CHN 2017

Un ottimo esempio di wuxia sono le serie televisive tratte dai romanzi della Condor Trilogy di Jin Yong (pseudonimo dello scrittore cinese Louis Cha Leung-yung): tutte rigorosamente parlate in mandarino ed ambientate sullo sfondo della guerra dei mongoli contro le dinastie cinese Song e Jin (narrando dapprima il loro assoggettamento e la conseguente nascita dela dinastia mongola Yuan ed infine la ribellione dei cinesi, con la nascita della dinastia Ming), sono senza dubbio il prodotto di maggiore successo di Zhang Jizhong, il più influente e famoso tra i produttori televisivi cinesi del dopo guerra, specializzato nella traduzione per il piccolo schermo dei classici drammi storici della letteratura nazionale.

Oltre alle tre serie classiche (The Legend of the Condor Heroes del 2003, di cui sopra potete vedere la sigla di apertura, dal romanzo omonimo del 1957; The Return of the Condor Heroes del 2006, dal romanzo del 1959; infine The Heaven Sword and Dragon Saber del 2009, dal romanzo 1961), si sono succeduti negli anni vari remake delle stesse, fino alla recentissima serie del 2017.

Giappone

E’ quasi con timore reverenziale che ci avviciniamo ora al Giappone, paese dalle mille contraddizioni e che pur presentando tantissime similitudini con la Cina e la Corea, resta sempre una sorta di unicum culturale e sociale, non solo nel continente asiatico.

Princess-Jellyfish-2014

Princess Jellyfish” – JPN 2014

Malgrado, infatti, la diffusione in Occidente, soprattutto tra gli adolescenti e gli studenti, di moltissimi aspetti culturali tipicamente nipponici (dal sushi ai manga, dagli anime, al fenomeno cosplay), la cultura popolare e tradizionale del paese del sol levante resta per noi europei per lo più un mistero.

Bayside-Shakedown-1997

Bayside Shakedown” – JPN 1997

Proprio perchè ci sarebbe moltissimo da dire, eviterò appositamente di farlo, per non banalizzare ciò che invece andrebbe trattato con grande deferenza: la storia di tutte le arti popolari giapponesi, dal Cinema al Fumetto, si è mossa per tutto il XX secolo in un rapporto continuo di scambio con l’Occidente ed in particolare con gli USA; basti pensare ad un genio dell’animazione come Miyazaki, che all’inizio della sua carriera era assolutamente affascinato dal lavoro di Walt Disney e dei suoi collaboratori, per poi iniziare una sua visione ed un’arte che lo hanno reso una leggenda ammirata anche negli Stati Uniti e così per il cinema, ovviamente inzialmente succube del ex-paese nemico ed ora nuovo alleato, ma che ha sviluppato con registi come Kurosawa e Kitano una sua strada maestra, che ha finito a sua volta per essere imitata dagli stessi Stati Uniti, in un gioco di influenze e contaminazioni di cui si è pervaso anche il mondo dei comic e dei manga.

Death-Note-2015

Death Note” – JPN 2015

Ci limiteremo quindi a brevi accenni alle serie televisive nipponiche, ma questa volta con un pizzico di dispiacere, perchè il paese del Sol Levante ne produce molte e davvero splendide, contraddistinte da quella sorta di “japan style” riconoscibile anche nel suo cinema: nessun obbligo per un happy-end a tutti i costi, nessun “horror vacui” nella trama o timore che qualcosa non venga portato a conclusione (anzi spesso le storie si concludono con molti fili narrativi lasciati incompiuti come accade nella vita reale) ed infine un ritmo quasi inverso ai crescendo ed ai climax a cui siamo abituati noi occidentali; se a questo aggiungiamo tutti gli stilemi della cultura nipponica (dal diverso approccio alla sessualità ed alla morte, fino alla mitologia spiritualistica e ai demoni), abbiamo delle produzioni interessantissime.

Penance-2012

Penance” – JPN 2012

Non posso esimermi, a questo punto, da citare come esempio piccoli gioielli quali “Penance”, dove si narra dell’omicidio di una giovane studentessa delle scuole elementari e le indagini tra i suoi coetanei 15 anni dopo, un’atmosfera inquietante in ogni scena ed assieme divertente, costruita con la precisione di un orafo orologiaio o “Tokyo Control”, situation drama ambientato nel mondo dei controllori di volo dell’aeroporto di Tokyo ed anche una vera goduria per gli occhi per tutti gli amanti della tecnologia 3D e dell’alta definizione.

Tokyo-Control-2011

Tokyo Control” – JPN 2011

Nel nostro sommario elenco, non poteva mancare la straordinaria “Liar Game”, tratta dal manga omonimo di Shinobu Kaitani, perfetta per chi ama sceneggiature ingegnose ed intricate, nonchè una suspense dettata dall’incastrarsi di eventi concatenati l’uno all’altro ed un profilo psicologico dei personaggi assai scrupoloso.

Liar-Game-2007-2010

Liar Game” – JPN 2007/2010

Come ho detto, però, all’inizio di questo paragrafo, in questo blog eviterò di parlare anche nei prossimi post di serie tv giapponesi, per rispetto del lavoro encomiabile che fior fiore di blogger fanno da anni, in modo particolarmente scrupoloso ed appassionato, navigando anche in quei territori dello sci-fi trash a noi quasi sconosciuti.

India

Per la prossima tappa, restiamo sempre in Asia, per muoverci però dall’isola del Giappone all’immensa penisola dell’India, secondo paese più popoloso al mondo ed ancora oggi (a poche decine di anni dalla sua indipendenza, ottenuta solo nel 1947) dilaniato da crudeli spaccature sociali, religiose ed economiche, le quali, come potete ben immaginare, si riflettono in una programmazione televisiva quasi barbiturica (con la miriade di drammi sentimentali da fabbrica dei sogni) e perennemente scissa tra il rispetto di una tradizione millenaria in tutti i campi della cultura, della scienza e della spiritualità ed una voglia di imitare l’occidente, che in molti casi appare persino umiliante.

Mahabharat

Mahabharat” – IND 1988/2014

Partiamo direttamente dalla popolarissima e simbolica fiction “Mahabharat”, serial mitologico che, sia nelle 94 puntate originali del 1988, sia nelle 267 del remake del 2013, racconta la storia del trono del Hastinapur, regno governato dal clan Kuru, dove le genti dei Kaurava e dei Pandava competevano continuamente per il dominio: il risultato dei dissidi interni tra i clan, sarà poi la storica guerra di Kurukshetra, dove verranno decimate le discendenze.

Taarak-Mehta-Ka-Ooltah-Chashmah

Taarak Mehta Ka Ooltah Chashmah” – IND 2008 in corso

Con ben 1.587 episodi andati in onda con crescente successo di pubblico (e noi occidentali che pensiamo che sia già un miracolo il fatto che una sit-com come The Big Bang Theory contiui ad avere successo dopo poco più di 250 puntate!), un posto d’onore tra le fiction in lingua hindi spetta senz’altro alla situation comedy “Taarak Mehta Ka Ooltah Chashmah”, in cui la coppia televisiva composta dai due attori indiani Dilip Joshi e Disha Vakani (pluripremiata innumerevoli volte negli anni come migliori ruoli comici maschili e femminili), fa da perno intorno al quale ruotano le vicende di una grande famiglia “allargata” di Mumbai.

Meri-Aashiqui-Tum-Se-Hi-2014

Meri Aashiqui Tum Se Hi” – IND 2014

Le serie TV di maggiore successo in India sono comunque sempre delle soap operas e come tali interessano davvero molto poco il nostro blog ed ancor meno me che sto scrivendo questo post, anche se va precisato sempre che stiamo parlando di numeri di audience semplicemente stratosferici, con statistiche che farebbero impazzire di gioia qualsiasi network televisivo europeo o nordamericano.

Everest

Everest” – IND 2014/2015

Un discorso a parte merita, però, “Everest”, uno dei progetti più ambiziosi della televisione indiana, ideato, scritto e fortemente voluto da uno dei maestri di Bollywood: Ashutosh Gowarikar.

Scritta come una soap (con la sua storia d’amore, il suo caratteristico senso di revanscismo di componenti di classi disagiate e persino un gruppo di ragazzi cresciuti in orfanatrofio), è al contempo anche una fiction modernissima, sfacciatamente dedicata all’emancipazione femminile, con sullo sfondo l’aspirazione quasi filosofica dei sogni e degli ideali degli scalatori di tutto il mondo.

Everest-01

Shamata Anchan – Attrice protagonista in Everest

Interamente girata in Nepal e nel Tibet, tra i 3.700 ed i 5.360 metri d’altezza
(ragazzi, c’è davvero poco ossigeno lassù!), utilizzando sia apparecchiature da sport estremo, come le videocamere GoPro, sia la più evoluta tecnologia 4K, “Everest” è stata anche una scommessa su un modo di fare Televisione quasi eroico, con riprese che non potevano durare più 4 o 5 ore al giorno per le terribili condizioni climatiche ed un continuo monitoraggio delle condizioni di salute dei componenti del cast e della troupe.

Russia

Lasciamo le grandi altezze del Tibet, ma restiamo sempre a fredde temperature, perchè ora è il turno della Grande Madre Russia, le cui produzioni televisive stanno riscuotendo l’attenzione crescente dei network occidentali.

Alcune parole vanno spese subito a proposito dei famosi “cloni” delle serie Tv statunitensi: infatti i russi hanno creato moltissimi remake autorizzati, rigorosamente a basso budget ed alcune volte davvero involontariamente esilaranti.

Guardatevi, ad esempio, una clip del remake russo di “How I Met Your Mother” e dite voi se non è spassosamente fedele all’originale!

Non possiamo tralasciare nemmeno il remake di “Prison Break”, anche perchè non penso si faccia fatica ad immaginare quanto terribili debbano essere davvero le prigioni russe!

Vi risparmiamo invece le clip delle versioni russe di “Law & Order” (serie che ha già talmente tanti spin-off in patria che uno più uno meno non avrebbe comunque fatto gran differenza…) e di “House”, che in Russia ha il suo contraltare nel “Dr. Tyrsa”, medico dello sport, ma attenzione, quest’ultimo però non è un remake ufficiale, ma un knockoff non autorizzato ossia un vero e proprio plagio: se volete comunque farvi ugualmente del male, potete trovare in rete tutti questi serial, con la maggioranza degli episodi già sottotitolati in inglese.

Atec-Matvey

“Atec Matvey” – RUS 2014

Quello dei remake russi è un mercato vastissimo, in cui cultura, religione ed abitudini autoctone sono i perni attorno i quali i produttori televisivi russi riscrivono le sceneggiature e ridisegnano i personaggi: così accade che in “Atec Matvey“, versione russa di “Ojciec Mateusz”, a sua volta remake polacco della serie Tv italiana “Don Matteo”, l’attore Vladimir Kolganov (nel ruolo che in Polonia era dell’attore Artur Żmijewski e che in Italia è tutt’ora di Terence Hill) interpreta un prelato della chiesa ortodossa, con tanto di moglie e due figli!

Ojciec-Mateusz

Ojciec Mateusz” – POL 2008 in corso

A differenza di quella polacca, inoltre, nel remake russo ritorna l’importante elemento dell’ambientazione delle storie in una città dall’alto valore storico-religioso: come le vicende di “Don Matteo” hanno luogo per lo più a Gubbio (solo dalla nona stagione l’azione si sposta a Spoleto), così quelle del pope Matvey della fiction russa si svolgono a Suzdal, località russa grande meta del turismo religioso, con ben cinque monasteri tutti dichiarati a suo tempo patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Don-Matteo

Don Matteo” – ITA 2000 in corso

Personalmente non ho mai apprezzato nemmeno la serie Tv italiana originaria, perché mi infastidiva moltissimo quel continuo e forzato buonismo nazional-popolare, privo di qualsiasi spunto malvagio e demoniaco di contrasto, che invece si poteva sempre trovare nella primigenia fonte letteraria dichiarata che ha ispirato il regista Oldoini e tutti produttori della serie, ossia “Father Brown” di Gilbert Keith Chesterton, figuratevi quindi quanto possano piacermi i suoi remake polacchi o sovietici o francesi (ebbene si, c’è anche quello)!

Africa-subsahariana

Cambiamo continente adesso e spostiamoci in quello africano, con tutti i distinguo che la diversa distribuzione politica comporta tra gli stati, partendo dal Sud ovvero da quella parte di territorio normalmente chiamata Africa Subsahariana.

Difficile essere esperti di fiction televisiva prodotta negli stati di questa parte di mondo, in cui lo show business è molto limitato, come si può facilmente intuire, dalla drammatica situazione economico-sociale di quella che resta ancora una delle zone più disagiate del Pianeta, tuttavia in alcuni Stati, come il Sudafrica e il Botswana, dove si sono in qualche modo affermate realtà economiche più importanti, sono nati network televisivi più evoluti, che a loro volta hanno distribuito le loro produzioni nella restante parte degli stati a sud del deserto, con notevole seguito di pubblico.

Tinsel

Tinsel” – NGA 2008 in corso

Il successo di pubblico di soap opera incredibilmente longeve come la nigeriana “Tinsel” (1.589 episodi dall’inizio ed ancora in corso di programmazione), con il loro stucchevole mix di romanticismo, tradimenti e passione (preso ovviamente dalle soap statunitensi come “Dallas” e “Dynasty“), convive, fortunatamente per il pubblico giovane, con il gradimento ogni giorno crescente di serie nettamente più innovative, come ad esempio “Shuga” (9 stagioni prodotte da MTV Africa), fiction esplicita e controversa, incentrata soprattutto nel raffigurare le relazioni sentimentali ed i costumi sessuali degli adolescenti, vincitrice persino di premi internazionali per il suo impegno nella lotta contro la diffusione del virus HIV, grazie alla costante promozione della contraccezione nei suoi episodi.

Incredibilmente, sulla piattaforma YouTube sono ancora disponibili la maggioranza degli episodi, di cui questo sotto è il link al primo della Stagione 1:

Guardare uno show televisivo del sud dell’Africa crea strane sensazioni e per lo più stringe il cuore in una morasa, perché quelle sono terre in cui il neocolonialismo si mescola con la bizzarria di interventi umanitari molteplici e caotici, spesso inquintai o boicottotati dai signori della guerra locali o dai contractors messi a difesa di interessi esteri, compresi quelli cinesi che stanno comprando immensi lotti di terreno e pozzi d’acqua ed in mezzo a tutto questo, nella moltitudine impolverata, affamata, assetata e denutrita, tra una guerra civile ed un dittatore dell’ultimo momento, la popolazione più antica del mondo sta provando a rialzarsi.

Ma questa è un’altra storia.

Africa-del-Nord

Rimanendo nel continente africano e salendo al di sopra del Sahara, ci imbattiamo in un mondo completamente diverso, per molti aspetti politici e culturali: infatti, l’Africa del Nord e l’Africa Sahariana hanno molto più in comune con i paesi del Medio-Oriente che non con gli stati meridonali dello stesso continente, soprattutto adesso che le rivolte della cosiddetta primavera araba hanno sostituito i regimi precedenti (dittatoriali senz’altro, ma anche molto più laici) con maggioranze politiche islamiche.

Tareeqy-2015

Tareeqy” – EGY 2015

Nelle nazioni dove vige la Shari’a (la legge islamica, ora assunta come guida non solo giuridica di diritto postivo, ma anche comportamentale per tutta la popolazione), questa influenza pesantamente con le sue regole anche la fiction tv, prodotto culturale popolare per definizione e come tale soggetto ad un continuo vaglio da parte dell’autorità degli imàm: non si vuole solo preservare il più possibile intatta dal peccato la comunità, ma si chiede al mezzo televisivo di accompagnare i riti e le usanze religiose, usando la sintassi narrativa più accattivante delle nuove regie ed ogni mezzo tecnologico a propria disposizione.

Guardate in tal senso il trailer della stagione 2018 della storica fiction “El Ahd”, prodotta dal network TVision, raffigurante la storia di una grande famiglia che vive in un villaggio ed incentrata sulla rappresentazione mitologica della brama della razza umana al raggiungimento del potere, sacrificando tutto pur di ottenerlo.

Durante le notti del ramadan (il nono mese del calendario islamico, con una durata di 29 o 30 giorni in base alla falce lunare, osservato dai musulmani in tutto il mondo come un mese di digiuno, per commemorare la prima rivelazione del Corano a Maometto), una grandissima parte delle famiglie del mondo arabo, per controbilanciare l’astinenza diurna, dopo aver celebrato l’iftar (il pasto tradizionale serale, che finalmente interrompe il rituale digiuno giornaliero) ha l’abitudine di mangiare episodicamente durante tutta la notte, fino a pochi minuti prima dell’alba, trasformando il suhur (l’ultimo pasto prima del nuovo digiuno) in una sorta di lunghissima colazione: ebbene, i canali satellitari arabi, sapendo che tutte queste famiglie resteranno sveglie davanti alla Tv, preparano ogni anno per tale occasione speciali serie tv da 30 episodi ciascuna, uno per ogni sera del mese rituale.

Queste Ramadan Tv Series sono un sottogenere molto specifico, di taglio melodrammatico da romanzo a puntate, composte prevalentemente da epopee storiche (su personalità della storia islamica) oppure da storie d’amore che coinvolgono i conflitti di classe e che denunciano gli intrighi politici della classe laica e senza dio: si tenga presente, a livello sociologico ed antropologico, che la narrazione in stile soap di tali fiction ha sostituito, per gli spettatori di religione islamica contemporanei, la voce narrante che in passato era dello hakawati, il narratore prescelto dalla comunità  per raccontare storie e miti popolari alla popolazione di fedeli radunata attorno a lui, ogni notte del mese del ramadan.

Per questo 2018, l’egiziana Magnum Productions ha deciso di sfoderare uno dei suoi assi nella manica ovvero l’attore iconico Adel Emam, protagonista della fiction “Awalem Khafiah” (distribuita anche in lingua inglese come “Hidden Worlds”), dove il suo personaggio dovrà indagare su documenti segreti, che denunciano corruzioni e tradimenti compiuti da alti funzionari, arrivando a mettere in grave rischio lui e la sua famiglia.

Quella di queste serie Tv è diventata negli anni una tradizione talmente importante da aver costruito su di essa un mercato pubblicitario enorme, su cui ruota la maggior parte dello show business televisivo arabo (Nel 2012, YouTube ha costituito un canale online specificamente dedicato a mostrare Ramadan Tv Series): gli esperti di marketing statunitensi hanno paragonato la stagione del ramadan ad un mese intero di Super Bowl per la sua importanza nel mercato televisivo, dato che in tutto questo periodo gli indici di ascolto televisivi restano elevatissimi fino a tarda notte e di conseguenza il costo di uno spot da 30 secondi, durante le ore di punta, costa più del doppio della normale tariffa.

Ad ogni modo, scrolliamoci rapidamente di dosso la pesantezza di tali fiction e concludiamo questa lunghissima carrellata sulle produzioni televisive del mondo arabo con  leggerezza, soffermandoci su quella perla di delirio di “Operation Messi“, la serie TV con protagonista una scimmia parlante a cui vengono affidate operazioni da agente segreto da parte della polizia egiziana; di seguito una puntata campione, direttamente dal sito ufficiale del network.

Il nostro lungo viaggio intorno al mondo delle fiction televisive è per ora concluso, arrivando idealmente alle coste dell’Europa, continente che insieme a quello del Nord America (USA e Canada) sarà invece territorio di osservazione costante nel nostro blog per le recensioni delle serie Tv decisamente più vicine ai nostri gusti.

Chiaramente l’excursus di questo post non aveva reali pretese esaustive, ma voleva solo essere una panoramica ampia, quasi un teaser, di ciò che nel resto del mondo si produce in televisione, sia copiando dall’occidente, come anche creando invece in modo assolutamente autonomo.

Non è altresì detto che l’evoluzione dei generi e dei network non ci porti talvolta a fare delle incursioni in territori esotici ed alieni dalla nostra geografia più nota, ma saranno sempre degli “unicum”, delle eccezioni motivate da particolari produzioni di pregio, in qualche modo salite agli onori della nostra cronaca, lasciando quasi sempre ad altri recensori più esperti di noi il compito di scandagliare, vagliare e recensire per tutti gli appassionati le fiction di altri continenti e nazioni.

Buona visione a tutti voi!

 


Contributi video Extra

Guardate questa clip, con gli openening titles con cui si apriva ogni episodio del serial The Persuaders! e capirete lo spessore del lavoro di ricerca anche visivo fatto dai creatori della fiction contemporanea The Americans:


 

Annunci

21 pensieri su “Fiction TV: In Giro per il Mondo tra Serialità Debole e Serialità Forte

  1. Io sono un nostalgico, mi piace da matti parlare di TELEFILM anzichè SERIE-TV eheheheh.
    Tempo fa scrissi un pippone sulla serialità, magari lo apprezzerai: https://lapinsu.wordpress.com/2013/09/17/sulla-serialita/
    Ai tuoi concetti – per altro correttissimi e condivisibili – di serialità forte e debole si affianca infatti il concetto di serialità orizzontale e verticale: sarebbe un giochino divertente mettere queste due categorie di serialità sugli asse cartesiani e poi provare a posizionare le varie serie tv in base alla loro combinazione di serialità 😀
    Ultima considerazione: ma tutte queste serie asiatiche, africane, etc come caspita le hai conosciute? La tua ricerca è così minuziosa e precisa da far quasi credere che te le sia vista tutte, ipotesi per altro inverosimile a meno che le tue giornate non durino 240h anzichè 24 soltanto eheheheh

    PS: dalle ultime serie che nomini (Soprano, Lost, 24, et) mi sa che abbiamo gusti telefilmci molto simili. Agli albori del blog stilai una classifica che pur dovendo essere ormai ritoccata ed aggiornata, per molti aspetti è ancora validissima: https://lapinsu.wordpress.com/2013/04/12/top-20-telefilm-2/

    Mi piace

    • Ti svelo un segreto.
      Prima che un terribile giro di boa della vita mi facesse cambiare rotta professionale, ero titolare a Bologna di una srl che avevo costituito assieme ad altri due amici: eravamo tutti e tre grandi appassionati di Cinema, Fumetto e TV ed eravamo davvero stanchi della superficialità con cui venivano trattati questi tre mondi dagli altri negozi e perciò, unendo le nostre forze (ed anche le liquidazioni da precedenti lavori!) creammo questa società che gestiva un grande negozio, dove, oltre che vendere, incontravamo amici e spesso addetti ai lavori (era bellissimo, ad esempio, rimanere fino tardi a parlare con persone come Gualtiero Cannarsi, adattatore di quasi tutte le produzioni in animazione ed in film provenienti dal Giappone per conto di Buena Vista, Lucky Red e Dynamic Italia, che ti mostrava esempi di doppiaggio e soprattutto ti dava quel profumo di “fresco di stampa” che c’è anche in Tv o al Cinema quando hai la fortuna di vivere nel paese d’origine di tali produzioni e poi tutti i fumettisti della Marvel Italia, che andavano regolarmente in Giappone a presenziare alle prime o negli States, dove si trovava la loro casa madre). Insomma in negozio e con questi amici si respirava un odore ed una conoscenza che mi è rimasta nelle narici e che mi porta spesso a cercare come un cane da tartufo, grazie allo streaming web, un pò di novità.
      Certo, non si può vedere tutto ed alcune cose (specie quelle che schifo e che sono la quasi totalità delle serie citate nel post) le ho solo guardicchiate ed in fretta (odio le soap e l’ho detto!), immaginando ciò che avrebbe potuto interessarmi ai fini della mia ricerca: non c’è bisogno di guardarsi tutto “Ojciec Mateusz” per capire di che genere si tratta ed infatti non l’ho stroncato perchè malfatto (cosa che potrei fare solo vedendolo), ma l’ho cassato a priori affermando il mio disinteresse per il genere!
      Altre cose si trovano tutte in rete (Torrent è invaso dai wuxia, tutti sottotitolati e con schiere di fan che ti raccontano anche quante volte il protagonista si gratta il naso…), altre sono scoperte quasi casuali (cercavo notizie su Bollywood e mi sono imbattuto in Everest e mi ha colpito ed allora ho approfondito).
      Come hai notato, non faccio molti post, ma quando li faccio mi piace prendermi un sacco di tempo, la sera dopo cena e mi diverto moltissimo a farlo, rompendo le scatole ai miei vecchi amici, chiedendo link, consigli e qualche video.
      Grazie per seguirmi sempre!

      Piace a 2 people

      • si vede che sei appassionato dell’argomento e dal modo in cui ne scrivi si capisce che dietro ad ogni post c’è un lavoro di ricerca e documentazione degni di una tesi di laurea!!!!!
        I tuoi post sono sempre acuti ed accurati, è per questo che mi piacciono tanto!
        Il mio blog è l’esatto contrario invece: laddove tu usi il cervello, io utilizzo la pancia e lascio che umori e passioni riversino sullo schermo le parole dei miei post.

        Piace a 1 persona

  2. Sei davvero troppo gentile con me ed ovviamente i complimenti fanno piacere!
    E’ vero che mi attardo a fare ricerche su alcuni argomenti, ma finisco poi per fare post solo su ciò che mi appassiona e non sempre in modo logico…
    per intenderci (e so che tu mi puoi capire), quando a suo tempo usci Titanic di Cameron, dopo l’entusiasmo iniziale di pubblico e recensori (fu un successo planetario indiscutibile), cominciarono a montare i denigratori, lentamente, come una marea appena avvertita ma inesorabile e la schiuma della rabbia dei loro commenti invadeva le spiagge del web, con foto di Di Caprio morto congelato piene di “Hurrà”, tanto che con il tempo sembrava quasi un peccato parlare bene di questa pellicola; oltretutto era già stato detto tutto, erano stati prodotti documentari, interviste a tutto spiano, rievocazioni parallele su History Channel e Discovery Channel, insomma, un battage enorme che era davvero assurdo parlare ancora di “recensione” ad un film del genere…
    ma io (che mi sono annoiato per buona parte del film e che tuttora trovo magistrale la tecnica ma inutile e fine a se stessa la narrazione) restavo come una cozza ancorato a quell’ultimo meraviglioso, sublime, piano-sequenza alla fine del film, a racconto finito, a nave già affondata ed ogni volta rivedo la fluidità di quel movimento di macchina che scorre velocemente lungo il relitto mentre questo si trasforma magicamente nella nave intonsa prima del naufragio ed il nostro sguardo corre dietro la cinepresa che entra nel boccaporto, corre per i corridoi, come ad inseguire un uccello in volo e poi a rotazione su per le scale a chiocciola, fino a girare su stessa, librandosi in alto intorno al lampadario di cristallo e già a rallentare la sua corsa inquadrando tutto il cast, tutti vivi, tutti sorridenti a porgere i calici per il brindisi.
    Ecco, io ho trovato talmente bella quella sequenza che Cameron avrebbe potuto anche buttare alle ortiche tutto il resto che per me Titanic restava un capolavoro!
    Alla fine, ciò che resta in noi dopo una visione di un film o di una serie è sempre l’emozione, magari mediata dalla pignoleria o dal calcolo o dalla ricerca, ma è sempre e solo cuore!
    (Se non ci fosse la Nichols e la Doig ed anche un pò di Asimov-fluido-magico forse non avrei nemmeno recensito Continuum… ma l’emozione è tanta!)

    Piace a 1 persona

  3. Sono ammirato.
    In genere il mio approccio al testo scritto parte da una domanda: “chi è questo che sostiene di poter scrivere sull’argomento ?”. Domanda che però, in questo caso, aveva già una risposta, visto che io e il blogger di conosciamo IRL: ciò malgrado, il punto di vista del blogger è importante. Abituati come siamo a digerire stancamente l’opinione di chiunque (Clint Eastwood, dice il web, ha sfornato una citazione notevole sul punto), una posizione indipendente e non mirata a raggiungere uno scopo (promozionale, mediatico, troll) è molto rara.
    Per questo sono ammirato: perché un post in cui si condivide conoscenza per il gusto di farlo arricchisce chi legge ma, credo, anche chi scrive.
    Ora però ho voglia di tentare, almeno, la visione di qualche remake russo: ero fermo alla questione calda del remake di TBBT… 🙂

    Mi piace

    • Stima, onore e rispetto. Vorrei cucire queste parole a filo su uno stemma di cuoio da cucirmi a sua volta sulla spalla del giubbotto, come lo stemma di un corpo militare. Questo quando parlo con te normalmente. Poi leggo un tuo commento ad un mio post e mi sento orgoglioso.

      Mi piace

  4. Anch’io preferisco le serie americane ed inglesi, guardo per divertimento quelle tedesche e sopporto poco quelle italiane. Che poi non sono nemmeno tutta farina del nostro sacco. I Cesaroni, Un medico in famiglia e Braccialetti Rossi sono adattamenti da serie spagnole. Ma tempo fa ho letto che le nostre, sottotitolate, vanno moltissimo in Asia… Eppure ne hanno già moltissime di loro, come ho appreso dal tuo post. Mistero.
    Mchan
    Ps: io ho sempre chiamato telefilm le serie americane e fiction quelle italiane, ma giusto per distinguerle dato che le nostre produzioni tendono ad avere un numero minore di episodi per stagione ed una durata maggiore dello stesso episodio (almeno all’inizio, ora si stanno “americanizzando” un po’ di più).

    Mi piace

    • Grazie per il tuo Like e per il tuo bel commento, ma soprattutto grazie per aver accettato di salire a bordo nel mio tour televisivo in giro per il mondo!
      A proposito del discorso sulle serie Tv italiane, che incredibilmente riscuoterebbero gradimento all’estero, facciamo subito un distinguo nei vari mercati: le serie italiche vengono esportate in genere in quei mercati più devoti alla soap e meno inclini alle novità dei procedural e dei serialized americani ed inglesi di nuova generazione, come Asia e Russia, mentre è praticamente irrilevante il numero di fiction italiane vendute nei paesi anglosassoni; se aggiungiamo poi che nei paesi asiatici il consumo di drama in stile soap è enorme, va da sè che l’importazione (non solo dall’Italia, ma da tutto il mondo) è intesa come “rifornimento di supporto” per il fabbisogno interno e non certo come riconoscimento di qualità!
      Ad un pubblico avvezzo a gustarsi le funamboliche sceneggiature del Moffat di “Sherlock” non riuscirebbe a vendere “Don Matteo” nemmeno il Jordan Belfort di “The Wolf of Wall Strett”…!
      Io e te teniamoci stretti le nostre fiction di qualità e lasciamo la spazzatura dove sta bene, ossia nel bidone dell’immondizia dei canali generalisti!
      E’ sempre un piacere leggerti, Mchan!

      Mi piace

      • Grazie!
        Ma infatti il mio rimanerci un po’ allibita deriva dal numero di serie che producono già di loro. Se ne avessero comprato i diritti e riadattato le storie nella loro cultura già aveva più senso. Capisco più un riadattamento di Don Matteo in chiave ortodossa che non un Carabinieri sottotitolato in cinese. Poi son gusti…
        Mchan

        Mi piace

  5. Grazie per questo post, per le curiosità e le nozioni che mi hai trasmesso sul mondo delle serie tv, che già consideravo ampio, ma che adesso appare ai miei occhi praticamente senza fine! Si vede l’impegno, il lavoro di approfondimento, ma soprattutto la passione che ci hai messo scrivendo l’articolo.
    Tra l’altro ora dovrò cercare il remake di Don Matteo in Russo. Voglio vedere almeno una puntata per scoprire quanti neuroni rimarranno intatti dopo la visione.

    Mi piace

  6. Sei un grande , Dave!
    Se fossi vissuto da questi mie parti, sono certo che cis aremmo incontrati in negozio, magari a chicchierare con altri amici!
    Ti ringrazio sempre per le belle parole, che in effetti ci scambiamo da appassionato ad appassionato…
    Ho voluto nei giorni scorsi postare qualcosa di molto specifico (Need For Speed, La Ricetta Perfetta e Jessica Alba), perchè adesso sto per postare un pistolotto sulla Mise-en-scène…
    Grazie ancora del tuo seguito e buona serata.

    Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...