Fiction TV: In Giro per il Mondo tra Serialità Debole e Serialità Forte

Happy DaysFortunatamente (per chi ama la precisione) è da tempo andato in disuso il termine “telefilm” per intendere un prodotto di fiction televisiva: anzi, quando trovate qualcuno che usa ancora il vecchio termine, in genere state parlando con una persona che non soltanto è cresciuta con i prodotti RAI e poi ha scoperto l’America con i programmi Mediaset, ma soprattutto con un individuo The Persuadersche ha sempre relegato la fiction televisiva al ruolo di fratello minore del cinema e che vi darà sempre un’idea superficiale dei suoi gusti in materia. Prima di partire per il nostro viaggio intorno al mondo delle fiction, inoltre, varrà la pena di puntualizzare alcuni termini del linguaggio specialistico, riconoscendo con facilità esempi ben noti a tutti i fruitori del mezzo televisivo. Behind the CandelabraE’ evidente, infatti, che ognuno di noi, indipendentemente dalla propria formazione culturale, capisce subito la differenza tra una fiction televisiva realizzata da un’unica storia narrata in un solo episodio (fiction tv non seriale, come le due produzioni HBO “Behind the Candelabra – Dietro i candelabri” o “The Normal Heart”) ed un’altra invece in cui la medesima unica storia viene The Pillars of the Earthsuddivisa in più episodi (fiction tv a serialità debole, come la produzione RAI del 1964  “La Cittadella” dal romanzo di Cronin o l’adattamento televisivo prodotto nel 2010 da Ridley Scott dall’omonimo romanzo di Ken Follett “The Pillars of the Earth – I Pilastri della Terra”). Los richos tambièn lloranQuando la storia diventa poi un susseguirsi lunghissimo di vicende che procedono per moltissime puntate, abbiamo la cosiddetta fiction tv a serialità forte, che comprende fiction destinate a concludersi (telenovelas, come la produzione messicana in 124 puntate del 1979 “Los richos tambièn lloran – Anche i Ricchi piangono” o la mitica “Escrava Isaura – La Schiava Isaura”, indimenticata produzione Escrava Isaurabrasiliana del 1976 in 100 puntate, nota soprattutto per essere stata la primissima telenovela in senso assoluto mai trasmessa nel nostro paese) e fiction destinate invece a restare aperte il più possibile (soap operas, come la decennale “Santa Barbara” in 2137 puntate per 9 stagioni dal 1984 al 1993 o l’incredibile “General Hospital”, entrata nel Guinness dei Primati e trasmessa ininterrottamente dal 1963 ad oggi, con più di 13.000 puntate per più di 50 stagioni ed ancora non conclusa!).

LINDZE LETHERMAN, KIRSTEN STORMS, SCOTT CLIFTONNella nostra carrellata tra le produzioni internazionali, cercheremo appositamente di tralasciare il più possibile tutta la spazzatura delle soap, delle telenovelas e dei film per la tv (poichè anche questi ultimi, con la sola eccezione recentissima dei film HBO, sono per lo più inguardabili…), concentrandoci solo sulla vera ed unica fiction televisiva degna di essere discussa ossia quella delle Serie TV (serialità forte, giusto perchè si sappia!), ma sappiamo già che è praticamente impossibile, giacchè in molti paesi stranieri le soap o i drama sono la forma prevalente di show televisivo.

Seguire in modo davvero completo il macrocosmo delle Serie TV in giro per il mondo sarebbe comunque un’impresa paragonabile all’esplorazione spaziale completa del nostro universo, ossia virtualmente impossibile se si è dei semplici esseri umani!
Infatti, come per il Cinema, anche per le Serie TV abbiamo ogni anno continue nuove produzioni ed ogni nazione e continente ha le proprie: parliamo di numeri incredibili, a cui è indispensabile mettere dei filtri per non uscire pazzi!
Il nostro dunque sarà un viaggio fatto dall’alto, sorvolando con velocità le produzioni televisive delle varie nazioni e dando cenni spesso solo approssimativi ma che permetteranno, spero, di comprendere ugualmente il villaggio globale della fiction tv.

Cominciamo dalla Cina, immenso paese che ogni anno sforna più di 30.000 (avete letto bene!) nuovi episodi di fiction tv!
The Legend of Zhen HuanSono spesso serie di enorme popolarità, abbastanza equamente divise tra drammi storici e familiari ed “wuxia” (storie di arti marziali ed eroi della tradizione cavalleresca popolare cinese, come il film di Ang Lee che tutti conoscono “Wòhǔ Cánglóng – La Tigre ed il Dragone”, da non confondersi invece con i “gongfu” ossia i film e le serie con combattimenti a When Puberty Runs Into Menopausemani nude, stile Bruce Lee, per intenderci); infine, chiaramente, le produzioni con commistione dei due generi, materia in cui gli asiatici, si sa, sono maestri.
Abbiamo quindi fiction come “The Legend of Zhen Huan” (in cui si racconta la storia di una delle concubine dell’Imperatore della dinastia Qing) o drammi familiari quotidiani, come “Red Cherries” o “When Puberty Runs Into Menopause” (la cui trama da educazione sentimentale è intuibile dal titolo stesso!).
Scarlet HeartSul versante “fusion” è senz’altro rimarchevole la fiction “Scarlet Heart”, in cui si narrano le vicissitudine di Zhang Xiao (interpretata da Cecilia Liu), una ragazza del nostro tempo che a seguito di un incidente quasi mortale si ritrova sbalzata indietro nel tempo, reincarnata nel corpo di Ma’ertai Ruoxi, figlia di un generale della dinastia Qing (ancora!), durante il regno dell’imperatore Kangxi (interpretato invece da Damian Lau); ne seguono avventure piene di romanticismo e dramma sentimentale, il tutto in chiave storica, ma alla fine della prima stagione (35 episodi) vediamo la nostra adolescente risvegliarsi in ospedale dopo un lungo coma: tutto un sogno? No, perchè il finale ha un cliffhanger con la seconda stagione, dove la storia d’amore, che la protagonista aveva avuto con un uomo nel passato, ritorna nel presente; tutta la seconda stagione per questo motivo si giocherà nel presente, senza più generali, imperatori o vita di corte.


Mentre i “drama” cinesi (sorta di telenovelas con ambientazioni dallo squallore indicibile, quasi fossero la versione parodistica e mortificante di “Ladri di Biciclette” del nostro De Sica) non si riescono letteralmente a guardare senza assumere degli antiemetici, le serie Tv di genere “wuxia” sono molto più belle e divertenti: è piacevole per un occidentale perdersi in The Legend of Condor Heroesquell’atmosfera da “cappa e spada” in salsa esotica, un pò infantile e quindi molto semplice e so già che per questa mia ultima affermazione riduttiva molti blogger emaneranno una “fatwā” di morte per il sottoscritto!
Ad ogni modo, un ottimo esempio di wuxia sono le serie Tv tratte dai The Romance of Condor Heroesromanzi della Trilogia del Condor dello scrittore Jin Yong: “The Legend of the Condor Heroes” e “The Romance of Condor Heroes”, rispettivamente la prima del 2008 con 50 episodi e la seconda del 2014 con 52 episodi, entrambe in mandarino; ad esse seguirà a breve la terza ed ultima parte “The Heaven Sword and Dragon Saber”.

E’ quasi con timore reverenziale che ci avviciniamo ora al Giappone, paese dalle mille contraddizioni: malgrado la diffusione in Occidente, soprattutto tra gli adolescenti e gli studenti, di moltissimi aspetti culturali cosplayerstipicamente nipponici (dal sushi ai manga, dagli anime al fenomeno cosplay), la cultura popolare e tradizionale del paese del sol levante resta per noi europei per lo più un mistero.
Proprio perchè ci sarebbe moltissimo da dire, eviteremo quindi di farlo, per Kurosawanon banalizzare ciò che invece andrebbe trattato con grande deferenza: registi cinematografici come Kurosawa o nel campo dell’animazione come Miyazaki non solo hanno realizzato opere memorabili ed oggetto di studio anche in Occidente, ma hanno letteralmente influenzato i registi americani ed europei, creando dei veri e propri canoni; allo stesso modo di come, quando si parla di fumetto, si parla sempre sia di comics, che di manga, con reciproci scambi di influenze e contaminazioni.
Death Note Live ActionCi limiteremo quindi a brevi accenni alle serie televisive nipponiche, ma questa volta con un pizzico di dispiacere, perchè il paese del Sol Levante ne produce molte davvero splendide, contraddistinte da quella sorta di “japan style” riconoscibile anche nel suo cinema: nessun obbligo per un happy-end a tutti i costi, Asuka from Evangelionnessun “horror vacui” nella trama o timore che qualcosa non venga portato a conclusione (anzi spesso le storie si concludono con molti fili narrativi lasciati incompiuti come accade nella vita reale) ed infine un ritmo quasi inverso ai crescendo ed ai climax a cui siamo abituati noi occidentali; se a questo aggiungiamo tutti gli stilemi della cultura nipponica (dal diverso approccio alla sessualità, fino alla mitologia e ai demoni), abbiamo delle produzioni interessantissime.

PenanceNon posso esimermi, a questo punto, da citare come esempio piccoli gioielli quali “Penance” (l’omicidio di una giovane studentessa delle scuole elementari e le indagini tra i suoi coetanei 15 anni dopo, un’atmosfera inquietante in ogni scena ed assieme divertente, costruita con la precisione dell’orologiaio) o “Tokyo ControlTokyo Control(situation drama ambientato nel mondo dei controllori di volo dell’aeroporto di Tokyo ed anche una vera goduria per gli occhi per tutti gli amanti della tecnologia 3D e dell’alta definizione!) e non può mancare la straordinaria “Liar Game”, tratta dal manga omonimo di Shinobu Kaitani, perfetta per chi ama sceneggiature ingegnose ed intricate, nonchè una suspense dettata dall’incastrarsi di eventi Liar Gameconcatenati l’uno all’altro ed un profilo psicologico dei personaggi assai scrupoloso.
Però, come ho detto all’inizio di questo paragrafo, in questo blog eviteremo di parlare nei prossimi post di serie tv giapponesi, anche perchè fior di blogger lo fanno da anni in modo particolarmente scrupoloso ed appassionato, navigando anche in quei territori dello sci-fi trash a noi quasi sconosciuti.

Restiamo in Asia e dal Giappone saliamo verso l’India e per farlo partiamo direttamente Mahabharatdalla fiction “Mahabharat” (vedi sito ufficiale del produttore), serial mitologico che racconta la storia del trono del Hastinapur, regno governato dal clan Kuru dove le genti dei Kaurava e dei Pandava competono per il dominio; il risultato dei dissidi interni tra i clan sarà la guerra di Kurukshetra, che decimerà le discendenze.
Taarak Mehta Ka Ooltah ChashmahCon ben 1587 episodi andati in onda con crescente successo di pubblico, un posto d’onore tra le fiction in lingua hindi spetta senz’altro alla situation comedy “Taarak Mehta Ka Ooltah Chashmah”, in cui la coppia televisiva (pluripremiata innumerevoli volte negli anni come migliori ruoli comici maschili e femminili), composta dai due attori indiani Dilip Joshi e Disha Vakani, fa da perno intorno al quale ruotano le vicende di una grande famiglia “allargata” di Mumbai.

Le serie TV di maggiore successo in India sono comunque sempre delle soap operas e come tali interessano davvero molto poco il nostro blog ed ancor meno me che sto scrivendo questo post, anche se mi rendo ugualmente conto che stiamo parlando di audience stratosferiche, con numeri che farebbero impallidire qualsiasi network televisivo!
EverestUn discorso a parte merita, però, “Everest”, uno dei progetti più ambiziosi della televisione indiana, ideato, scritto e fortemente voluto da uno dei maestri di Bollywood: Ashutosh Gowarikar.
Questa fiction è scritta come una soap, con la sua storia d’amore, il suo senso di revanscismo, i ragazzi cresciuti in orfanatrofio, ma è anche sfacciatamente dedicata Everest 2all’emancipazione femminile ed assieme ai sogni ed agli ideali quasi filosofici degli scalatori di tutto il mondo.
Interamente girata in Nepal e nel Tibet, tra i 3.700 ed i 5.360 metri d’altezza
(poco ossigeno lassù!), utilizzando sia apparecchiature da sport estremo come le videocamere GoPro sia la più evoluta tecnologia 4K, “Everest” è anche una scommessa sul modo di fare Tv quasi eroico, con riprese che duravano massimo 4 o 5 ore al giorno ed i componenti del cast e della troupe costantemente monitorate per verificare le loro condizioni di salute.

Lasciamo le grandi altezze del Tibet, ma restiamo a fredde temperature, perchè ora è il turno della Grande Madre Russia, le cui produzioni televisive stanno riscuotendo l’attenzione crescente dei network stranieri.
Una parola va spesa subito per i “cloni” di moltissime serie Tv statunitensi, di cui i russi hanno creato dei remake rigorosamente a basso budget ed alcune volte davvero esilaranti (anche involontariamente!).
Guardatevi, ad esempio, una clip del remake russo di “How I Met Your Mother” e dite voi se non è incredibilmente fedele all’originale!

Non possiamo tralasciare nemmeno il remake di “Prison Break”, anche perchè non facciamo faticare ad immaginare quanto terribili debbano essere davvero le prigioni russe!

Vi risparmiamo invece le clip delle versioni russe di “Law & Order” (serie che ha già talmente tanti spin-off in patria che uno più uno meno non avrebbe comunque fatto gran differenza…) e di “House”, che in Russia ha il suo contraltare nel “Dr. Tyrsa”, medico dello sport (attenzione, questo però non è un remake autorizzato, ma un knockoff non autorizzato ossia un plagio), ma le potete trovare in rete, con quasi tutti gli episodi.

Ojciec MateuszQuello dei remake russi è un mercato vastissimo, in cui cultura, religione ed abitudini autoctone sono i perni attorno i quali i produttori televisivi russi riscrivono le sceneggiature e ridisegnano i personaggi: così accade che in “Atec Matvey“, versione russa di “Ojciec Mateusz” (a sua volta remake polacco della serie Tv italiana “Don Matteo”) l’attore Vladimir Kolganov (nel ruolo che in Polonia era dell’attore Artur Żmijewski e che in Italia è tutt’ora di Terence Hill) interpreta un prelato della chiesa ortodossa con una moglie e due figli!
SuzdalNella versione russa ritorna l’importante elemento dell’ambientazione in una città dal valore storico-religioso: come le vicende di “Don Matteo” hanno luogo per lo più a Gubbio (solo dalla nona stagione l’azione si sposta a Spoleto), così quelle del pope Matvey si svolgono a Suzdal, località russa con ben cinque monasteri dichiarati a suo tempo patrimonio dell’Unesco e grande meta del turismo religioso.
Atec MatveyPersonalmente non ho mai apprezzato nemmeno la serie Tv italiana originaria (mi infastidiva moltissimo quel continuo e forzato buonismo nazional-popolare, privo di qualsiasi spunto malvagio e demoniaco di contrasto, che invece si poteva sempre trovare nella primigenia fonte letteraria dichiarata che ha ispirato il regista Oldoini e tutti produttori della serie, ossia “Father Brown – Padre Brown” di Gilbert Keith Chesterton), figurarsi i suoi remake francesi, polacchi o sovietici!!

Cambiamo continente adesso e spostiamoci nell’immensa Africa, con tutti i distinguo che la diversa distribuzione politica comporta tra gli stati.
Difficile essere esperti di fiction televisiva prodotta negli stati dell’Africa subsahariana, il cui show business è ovviamente molto limitato, come si può ben immaginare, data la situazione economico-sociale di una delle zone più disagiate del Pianeta.
TinselIn alcuni Stati, come il Sudafrica e il Botswana, si sono tuttavia affermate realtà economiche che hanno permesso il nascere di una TV locale più evoluta e che, come tale, si è sparsa con produzioni seguite in tutta questa parte del continente.
Il successo di pubblico di serie come “Tinsel” (fiction dallo stile soap, che ricorda le americane “Dallas” e “Dynasty” per Shugail loro stucchevole mix di romanticismo, tradimenti e passione) convive fortunatamente con il gradimento crescente, specie tra i più giovani, di serie più innovative, come “Shuga” (prodotta da MTV Africa e giunta alla sua quarta stagione), fiction esplicita e controversa, incentrata soprattutto nel raffigurare le relazioni sentimentali ed i costumi sessuali degli adolescenti, vincitrice persino di premi internazionali per il suo impegno nella lotta contro la diffusione del virus HIV, grazie alla costante promozione della contraccezione nei suoi episodi.
Ecco l’intero ultimo episodio trasmesso:

Rimanendo nel continente africano, ma salendo sopra il Sahara, ci imbattiamo in un mondo completamente diverso: per molti aspetti politici e culturali, infatti, l’Africa del Nord e l’Africa Sahariana hanno molto più in comune con i paesi del Medio-Oriente, soprattutto dopo che le rivolte della “primavera araba” hanno sostituito i regimi precedenti (dittatoriali senz’altro ma più laici) con maggioranze politiche islamiche.
Al Sayida Al OulaNelle nazioni dove vige la Shari’a (la legge islamica, ora assunta come guida non solo giuridica ma anche comportamentale per queste popolazioni), le sue regole influenzano pesantemente anche la fiction tv, prodotto culturale popolare per definizione.
Bab Al-HaraUn vero fenomeno, ad esempio, è quello delle “Ramadan Tv Series”, fiction televisive di taglio melodrammatico da romanzo a puntate, trasmesse nel periodo del Ramadan.
Sono spesso epopee storiche su personalità islamiche o storie d’amore che coinvolgono i conflitti di classe o gli intrighi politici.
Halawet Al-RohDurante le sere del mese del Ramadan , dopo il pasto tradizionale “Iftar”, che interrompe il rituale digiuno giornaliero, gran parte delle famiglie del mondo arabo guardano questi “drammoni” in televisione: i canali satellitari arabi preparano per l’occasione serie tv da 30 episodi ciascuna, uno per ogni sera del Ramadan; la narrazione in stile soap di tali fiction ha sostituito come importanza per gli spettatori di religione islamica la voce narrante che una volta era dello “Hakawati”, il narratore che in passato, nelle comunità radunate attorno a lui, raccontava ogni notte del mese del Ramadan storie e miti popolari.
Saraya AbdeenQuella delle Serie Tv Ramadan è diventata una tradizione talmente importante da aver costruito un mercato pubblicitario enorme attorno, da parte di tutto lo show business arabo: gli esperti di marketing hanno paragonato la stagione del Ramadan ad un mese di Super Bowl per la sua importanza nel mercato televisivo.
Inoltre, durante le notti del mese del Ramadan, proprio per controbilanciare l’astinenza diurna, è abitudine diffusa per molti islamici mangiare saltuariamente durante tutta la notte fino a pochi minuti prima dell’alba, in una sorta di lunghissima colazione chiamata “Suhur”; per questo motivo, in questo periodo, gli indici di ascolto televisivi restano elevati fino a tarda notte ed il costo di uno spot da 30 secondi durante le ore di punta del Ramadan può essere più del doppio della normale tariffa.
Nel 2012, YouTube ha annunciato un nuovo canale online specificamente dedicato a mostrare spettacoli di tipo Ramadan.

ExodusAd ogni modo, scrolliamoci rapidamente di dosso la pesantezza di tali fiction (che se fosse per me potrebbero anche non esistere affatto, destino che riserverei ugualmente ai kolossal statunitensi di stampo biblico di ieri e di oggi, da “The Ten Commandments – I Dieci Comandamenti” del 1959 di Cecil B. DeMille fino all’ “Exodus: Gods and Kings” targato 2014 ed ahimè diretto da Ridley “campiamo di rendita” Scott) e concludiamo questa lunghissima carrellata sulle Operation Messiproduzioni televisive del mondo arabo con  leggerezza, soffermandoci su quella perla di delirio di “Operation Messi” (questo il link al sito ufficiale), la serie TV con protagonista una scimmia parlante a cui vengono affidate operazioni da agente segreto da parte della polizia egiziana.
Ecco una clip che per la sola presenza scimmiesca  può apparire (senza esserlo, precisiamo) come la parodia povera del reboot del “Planet of The Apes”, molto in voga negli States e da noi:

Il nostro lungo viaggio intorno al mondo delle fiction televisive è per ora concluso, arrivando idealmente alle coste dell’Europa, continente che insieme a quello del Nord America (USA e Canada) sarà invece territorio di osservazione costante nel nostro blog per le recensioni delle serie Tv decisamente più vicine ai nostri gusti.

Chiaramente l’excursus di questo post non aveva reali pretese esaustive, ma voleva solo essere una sorta di panoramica ampia, quasi un teaser, di ciò che nel resto del mondo si produce in televisione, copiando dall’occidente o creando invece in modo assolutamente autonomo.
Non è altresì detto che l’evoluzione dei generi e dei network non ci porti talvolta a fare delle incursioni in territori esotici ed alieni dalla nostra geografia più nota, ma saranno sempre degli “unicum”, delle eccezioni motivate da particolari produzioni di pregio, in qualche modo salite agli onori della nostra cronaca, lasciando quasi sempre ad altri recensori più esperti di noi il compito di scandagliare, vagliare e recensire per tutti gli appassionati le fiction di altri continenti e nazioni.

Person of InterestDopo la Società, il Linguaggio, la Politica, il Costume, il Fumetto ed il Cinema (last but non least), il nostro blog comincia da oggi, quindi, ad occuparsi pure di Serie TV: fiction statunitense, in primis, ma anche canadese ed ovviamente europea (inglese, francese, tedesca e persino, laddove meritevole, svedese, norvegese, belga o scandinava) e molto raramente italiana.
Che Dio ci aiutiPerchè “molto raramente italiana”?
Perchè bisogna essere ipocriti per non vedere le differenze: anni ed anni di produzioni RAI e Mediaset come “Carabinieri”, “Maresciallo Rocca”, “I Cesaroni”, “Un Medico in Famiglia”,  (la lista è lunghissima e sembra quasi la declamazione del rosario doverla snocciolare, forse a suo modo una penitenza…) non possono essere salvati solo dalle poche e più recenti produzioni Sky come “Gomorra”,  “Romanzo Criminale” o “Faccia d’angelo”, serie che, per quanto ben Wallanderscritte e ben recitate, fanno fatica a reggere il confronto con serie TV come “The Sopranos”, “Person of Interest”, “Fargo”, “True Detective”, “24”, “Lost” o tutti i “procedural” statunitensi ed ancora le interpretazioni da brivido di Kenneth Branagh in “Wallander” o le delizie di recitazione e sceneggiatura di “Sherlock” e potrei proseguire in modo davvero impietoso nel confronto tra l’Italia ed il resto dell’Occidente, ma per amor di patria mi fermo, perchè penso che abbiate capito il concetto.

Insomma, parafrasando un’altra perla di fiction nostrana, “Che Dio ci aiuti” oppure molto più semplicemente “chi se ne frega” e guardiamo solo ciò che più ci piace e che è più bello, nel significato pseudo-kantiano di bellezza come di cosa fatta bene!
Ad maiora!

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21 pensieri su “Fiction TV: In Giro per il Mondo tra Serialità Debole e Serialità Forte

  1. Io sono un nostalgico, mi piace da matti parlare di TELEFILM anzichè SERIE-TV eheheheh.
    Tempo fa scrissi un pippone sulla serialità, magari lo apprezzerai: https://lapinsu.wordpress.com/2013/09/17/sulla-serialita/
    Ai tuoi concetti – per altro correttissimi e condivisibili – di serialità forte e debole si affianca infatti il concetto di serialità orizzontale e verticale: sarebbe un giochino divertente mettere queste due categorie di serialità sugli asse cartesiani e poi provare a posizionare le varie serie tv in base alla loro combinazione di serialità 😀
    Ultima considerazione: ma tutte queste serie asiatiche, africane, etc come caspita le hai conosciute? La tua ricerca è così minuziosa e precisa da far quasi credere che te le sia vista tutte, ipotesi per altro inverosimile a meno che le tue giornate non durino 240h anzichè 24 soltanto eheheheh

    PS: dalle ultime serie che nomini (Soprano, Lost, 24, et) mi sa che abbiamo gusti telefilmci molto simili. Agli albori del blog stilai una classifica che pur dovendo essere ormai ritoccata ed aggiornata, per molti aspetti è ancora validissima: https://lapinsu.wordpress.com/2013/04/12/top-20-telefilm-2/

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    • Ti svelo un segreto.
      Prima che un terribile giro di boa della vita mi facesse cambiare rotta professionale, ero titolare a Bologna di una srl che avevo costituito assieme ad altri due amici: eravamo tutti e tre grandi appassionati di Cinema, Fumetto e TV ed eravamo davvero stanchi della superficialità con cui venivano trattati questi tre mondi dagli altri negozi e perciò, unendo le nostre forze (ed anche le liquidazioni da precedenti lavori!) creammo questa società che gestiva un grande negozio, dove, oltre che vendere, incontravamo amici e spesso addetti ai lavori (era bellissimo, ad esempio, rimanere fino tardi a parlare con persone come Gualtiero Cannarsi, adattatore di quasi tutte le produzioni in animazione ed in film provenienti dal Giappone per conto di Buena Vista, Lucky Red e Dynamic Italia, che ti mostrava esempi di doppiaggio e soprattutto ti dava quel profumo di “fresco di stampa” che c’è anche in Tv o al Cinema quando hai la fortuna di vivere nel paese d’origine di tali produzioni e poi tutti i fumettisti della Marvel Italia, che andavano regolarmente in Giappone a presenziare alle prime o negli States, dove si trovava la loro casa madre). Insomma in negozio e con questi amici si respirava un odore ed una conoscenza che mi è rimasta nelle narici e che mi porta spesso a cercare come un cane da tartufo, grazie allo streaming web, un pò di novità.
      Certo, non si può vedere tutto ed alcune cose (specie quelle che schifo e che sono la quasi totalità delle serie citate nel post) le ho solo guardicchiate ed in fretta (odio le soap e l’ho detto!), immaginando ciò che avrebbe potuto interessarmi ai fini della mia ricerca: non c’è bisogno di guardarsi tutto “Ojciec Mateusz” per capire di che genere si tratta ed infatti non l’ho stroncato perchè malfatto (cosa che potrei fare solo vedendolo), ma l’ho cassato a priori affermando il mio disinteresse per il genere!
      Altre cose si trovano tutte in rete (Torrent è invaso dai wuxia, tutti sottotitolati e con schiere di fan che ti raccontano anche quante volte il protagonista si gratta il naso…), altre sono scoperte quasi casuali (cercavo notizie su Bollywood e mi sono imbattuto in Everest e mi ha colpito ed allora ho approfondito).
      Come hai notato, non faccio molti post, ma quando li faccio mi piace prendermi un sacco di tempo, la sera dopo cena e mi diverto moltissimo a farlo, rompendo le scatole ai miei vecchi amici, chiedendo link, consigli e qualche video.
      Grazie per seguirmi sempre!

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      • si vede che sei appassionato dell’argomento e dal modo in cui ne scrivi si capisce che dietro ad ogni post c’è un lavoro di ricerca e documentazione degni di una tesi di laurea!!!!!
        I tuoi post sono sempre acuti ed accurati, è per questo che mi piacciono tanto!
        Il mio blog è l’esatto contrario invece: laddove tu usi il cervello, io utilizzo la pancia e lascio che umori e passioni riversino sullo schermo le parole dei miei post.

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  2. Sei davvero troppo gentile con me ed ovviamente i complimenti fanno piacere!
    E’ vero che mi attardo a fare ricerche su alcuni argomenti, ma finisco poi per fare post solo su ciò che mi appassiona e non sempre in modo logico…
    per intenderci (e so che tu mi puoi capire), quando a suo tempo usci Titanic di Cameron, dopo l’entusiasmo iniziale di pubblico e recensori (fu un successo planetario indiscutibile), cominciarono a montare i denigratori, lentamente, come una marea appena avvertita ma inesorabile e la schiuma della rabbia dei loro commenti invadeva le spiagge del web, con foto di Di Caprio morto congelato piene di “Hurrà”, tanto che con il tempo sembrava quasi un peccato parlare bene di questa pellicola; oltretutto era già stato detto tutto, erano stati prodotti documentari, interviste a tutto spiano, rievocazioni parallele su History Channel e Discovery Channel, insomma, un battage enorme che era davvero assurdo parlare ancora di “recensione” ad un film del genere…
    ma io (che mi sono annoiato per buona parte del film e che tuttora trovo magistrale la tecnica ma inutile e fine a se stessa la narrazione) restavo come una cozza ancorato a quell’ultimo meraviglioso, sublime, piano-sequenza alla fine del film, a racconto finito, a nave già affondata ed ogni volta rivedo la fluidità di quel movimento di macchina che scorre velocemente lungo il relitto mentre questo si trasforma magicamente nella nave intonsa prima del naufragio ed il nostro sguardo corre dietro la cinepresa che entra nel boccaporto, corre per i corridoi, come ad inseguire un uccello in volo e poi a rotazione su per le scale a chiocciola, fino a girare su stessa, librandosi in alto intorno al lampadario di cristallo e già a rallentare la sua corsa inquadrando tutto il cast, tutti vivi, tutti sorridenti a porgere i calici per il brindisi.
    Ecco, io ho trovato talmente bella quella sequenza che Cameron avrebbe potuto anche buttare alle ortiche tutto il resto che per me Titanic restava un capolavoro!
    Alla fine, ciò che resta in noi dopo una visione di un film o di una serie è sempre l’emozione, magari mediata dalla pignoleria o dal calcolo o dalla ricerca, ma è sempre e solo cuore!
    (Se non ci fosse la Nichols e la Doig ed anche un pò di Asimov-fluido-magico forse non avrei nemmeno recensito Continuum… ma l’emozione è tanta!)

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  3. Sono ammirato.
    In genere il mio approccio al testo scritto parte da una domanda: “chi è questo che sostiene di poter scrivere sull’argomento ?”. Domanda che però, in questo caso, aveva già una risposta, visto che io e il blogger di conosciamo IRL: ciò malgrado, il punto di vista del blogger è importante. Abituati come siamo a digerire stancamente l’opinione di chiunque (Clint Eastwood, dice il web, ha sfornato una citazione notevole sul punto), una posizione indipendente e non mirata a raggiungere uno scopo (promozionale, mediatico, troll) è molto rara.
    Per questo sono ammirato: perché un post in cui si condivide conoscenza per il gusto di farlo arricchisce chi legge ma, credo, anche chi scrive.
    Ora però ho voglia di tentare, almeno, la visione di qualche remake russo: ero fermo alla questione calda del remake di TBBT… 🙂

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    • Stima, onore e rispetto. Vorrei cucire queste parole a filo su uno stemma di cuoio da cucirmi a sua volta sulla spalla del giubbotto, come lo stemma di un corpo militare. Questo quando parlo con te normalmente. Poi leggo un tuo commento ad un mio post e mi sento orgoglioso.

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  4. Anch’io preferisco le serie americane ed inglesi, guardo per divertimento quelle tedesche e sopporto poco quelle italiane. Che poi non sono nemmeno tutta farina del nostro sacco. I Cesaroni, Un medico in famiglia e Braccialetti Rossi sono adattamenti da serie spagnole. Ma tempo fa ho letto che le nostre, sottotitolate, vanno moltissimo in Asia… Eppure ne hanno già moltissime di loro, come ho appreso dal tuo post. Mistero.
    Mchan
    Ps: io ho sempre chiamato telefilm le serie americane e fiction quelle italiane, ma giusto per distinguerle dato che le nostre produzioni tendono ad avere un numero minore di episodi per stagione ed una durata maggiore dello stesso episodio (almeno all’inizio, ora si stanno “americanizzando” un po’ di più).

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    • Grazie per il tuo Like e per il tuo bel commento, ma soprattutto grazie per aver accettato di salire a bordo nel mio tour televisivo in giro per il mondo!
      A proposito del discorso sulle serie Tv italiane, che incredibilmente riscuoterebbero gradimento all’estero, facciamo subito un distinguo nei vari mercati: le serie italiche vengono esportate in genere in quei mercati più devoti alla soap e meno inclini alle novità dei procedural e dei serialized americani ed inglesi di nuova generazione, come Asia e Russia, mentre è praticamente irrilevante il numero di fiction italiane vendute nei paesi anglosassoni; se aggiungiamo poi che nei paesi asiatici il consumo di drama in stile soap è enorme, va da sè che l’importazione (non solo dall’Italia, ma da tutto il mondo) è intesa come “rifornimento di supporto” per il fabbisogno interno e non certo come riconoscimento di qualità!
      Ad un pubblico avvezzo a gustarsi le funamboliche sceneggiature del Moffat di “Sherlock” non riuscirebbe a vendere “Don Matteo” nemmeno il Jordan Belfort di “The Wolf of Wall Strett”…!
      Io e te teniamoci stretti le nostre fiction di qualità e lasciamo la spazzatura dove sta bene, ossia nel bidone dell’immondizia dei canali generalisti!
      E’ sempre un piacere leggerti, Mchan!

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      • Grazie!
        Ma infatti il mio rimanerci un po’ allibita deriva dal numero di serie che producono già di loro. Se ne avessero comprato i diritti e riadattato le storie nella loro cultura già aveva più senso. Capisco più un riadattamento di Don Matteo in chiave ortodossa che non un Carabinieri sottotitolato in cinese. Poi son gusti…
        Mchan

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  5. Grazie per questo post, per le curiosità e le nozioni che mi hai trasmesso sul mondo delle serie tv, che già consideravo ampio, ma che adesso appare ai miei occhi praticamente senza fine! Si vede l’impegno, il lavoro di approfondimento, ma soprattutto la passione che ci hai messo scrivendo l’articolo.
    Tra l’altro ora dovrò cercare il remake di Don Matteo in Russo. Voglio vedere almeno una puntata per scoprire quanti neuroni rimarranno intatti dopo la visione.

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  6. Sei un grande , Dave!
    Se fossi vissuto da questi mie parti, sono certo che cis aremmo incontrati in negozio, magari a chicchierare con altri amici!
    Ti ringrazio sempre per le belle parole, che in effetti ci scambiamo da appassionato ad appassionato…
    Ho voluto nei giorni scorsi postare qualcosa di molto specifico (Need For Speed, La Ricetta Perfetta e Jessica Alba), perchè adesso sto per postare un pistolotto sulla Mise-en-scène…
    Grazie ancora del tuo seguito e buona serata.

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