Farewell to a Genius: Robin Williams

MCDPOPE EC001Non c’è nulla di male nell’esprimere in modo composto il proprio dispiacere per la morte di un attore famoso come Robin Williams, specialmente se come moltissimi nel mondo lo si è apprezzato in prove recitative estremamente toccanti: chi vive senza distacco ma anzi in pieno coinvolgimento la visione di un’opera cinematografica, pur comprendendo la differenza tra la finzione scenica e la vita reale, ride, soffre e si appassiona alle vicende di personaggi come l’anchorman Adrian Cronauer, il professor John Keating, il barbone Parry, il Peter Banning “Peter Pan”, lo psicologo Sean McGuire, il killer Walter Finch e persino la statua animata di Teddy Roosevelt!
10559698_10203926915766028_7586754962120097880_nDico questo, perché, quando ho letto questa mattina la notizia della morte del grande attore statunitense, ho subito pensato con disgusto a quanti si sarebbero affrettati sui social network a commentare la notizia, in una sorta di morboso primato, magari cambiando il proprio avatar in segno di vicinanza e sproloquiando sul paradigma universale che sottrae dall’esistenza sempre i migliori… poi, con ancora maggiore disgusto, ho pensato ai cinici di professione, ossia a quelli che non hanno evidentemente una vita reale di un certo spessore e che si realizzano come esseri umani solo sparando a zero su tutto e tutti, quindi anche su chi è appena morto (ho letto oggi un commento su FB di un italiano che si lamentava del fatto che un presidente guerrafondaio come Obama ricordasse con dolore la perdita di un pacifista come Williams… giusto per porre i limiti della mia classificazione di poco fa).
Ho infine riflettuto sui media che vivono delle notizie e delle discussioni alte e basse che la loro diffusione genera in chi le riceve, per poi pensare a ciò che davvero provavo io per la notizia della morte di Robin Williams ed allora mi sono reso conto che malgrado la “livella” (cantata dal principe Antonio de Curtis in arte Totò), con cui la morte dovrebbe rendere tutti uguali, il dolore di chi muore è per forza solo nel ricordo dei vivi e che tale dolore non è mai lo stesso ma è direttamente proporzionato alla gioia o al piacere che il defunto ci procurava in vita: esprimere tale dolore è l’omaggio che noi facciamo a chi è morto ed al suo ricordo negli altri; esprimerlo se non lo si prova è solo apatica ipocrisia di convenienza, ma in fondo anche menzognero rispetto per chi il dolore lo prova davvero. Amen.

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