Gli Orrori di Madagascar

1010054_10201673153783387_792381002_nProbabilmente per la maggioranza delle persone l’isola di Madagascar (come l’omonimo stato sovrano) è associata alla figura del lemure del cartone animato o comunque alle avventure del gruppetto bislacco di animali fuggiti dallo zoo di New York… ma pochi conoscono la tragica condizione di disperazione economica di questo stato insulare, che spesso spinge i familiari a vendere i propri figli o nipoti ai trafficanti di organi, come sembra sia stato il caso dell’italiano di origine sicula coinvolto nell’orribile vicenda della mutilazione dei bimbi rinvenuti cadaveri in questi giorni e privi organi genitali e lingua.
Ovviamente la vicenda è confusa e complessa, con indagini che non hanno certo i mezzi di Scotland Yard o dei nostrani RIS, ma molti eventi (come il rinvenimento di organi umani nei frigoriferi dell’albergo per stranieri dove alloggiavano i sospettati) sembrano delineare un quadro abbastanza verosimile sui trafficanti, ma ciò che ha fatto saltare la cosa agli onori della cronaca, ciò che ha fatto sussultare le agenzie di stampa europee non è stato l’orrore del traffico di organi ma l’orrore del linciaggio del quale i sospettati, italiano compreso, sono stati oggetto e che li ha condotti ad una morte straziante.
Quando pensiamo a mutilazioni fatte ad arte e per lucro sul corpo di un bambino, in genere chiunque di noi prova prima un senso di orrore e disgusto e poi di seguito un’indignazione ed un sentimento di condanna feroce e probabilmente il desiderio anche di una pena atroce da infliggere ai colpevoli: non è un filo logico razionale, quanto un impulso, un istinto bellicoso che ci contorce le budella e che ovviamente faremo fatica a difendere in pubblico, in un consesso di persone civili, ma tant’è.
In Madagascar la folla ha visto, ha sospettato ed è stata giudice e boia assieme, sottraendo i sospettati dalle mani della polizia e linciandoli a morte tra atroci torture; poi hanno bruciato i corpi in un bel falò sulla bellissima spiaggia di Nosy Be.
Archetipi junghiani e tabù sepolti nei nostri subconsci possono essere chiamati in causa per queste vicende, ma certo il neocolonialismo mette a dura prova persino l’adagio “italiani brava gente” e una parte del nostro cervello ci continua a recitare “quei trafficanti dovevano ricevere un giusto processo… ma certo che se la sono cercata e se davvero erano colpevoli, beh, abbiamo qualche orco di meno…”.
Il linciaggio dei sospettati (un francese ed un italiano) ha fatto conoscere anche da noi questo fatto di cronaca che altrimenti sarebbe rimasto dimenticato, nascosto dalle vicende della politichetta nostrana e dallo shutdown federale statunitense.

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