Sequel, Prequel, Remake, Reboot e Saga

Star Trek RebootGli appassionati di Cinema e TV sono ormai abituati ai termini Sequel, Prequel, Remake, Reboot e Saga, tuttavia questi vocaboli sono spesso usati in modo improprio, non solo da noi lettori, ma anche dai blogger e dai  giornalisti che dovrebbero informarci e non invece confonderci ulteriormente le idee.

Limitandoci quindi al solo linguaggio gergale cinematografico e televisivo, cercheremo di fare un po’ di chiarezza sul corretto uso di questi 5 termini e spero che, come accade di frequente, studiando il significato del particolare, finiremo per acquisire conoscenze sul generale e la discussione sull’etimo diverrà inevitabilmente spunto per riflessioni più ampie.

SEQUEL / SEGUITO
rocky-iv-wallpaper_47013_7319[1]Nello specifico ambito dell’industria cinematografica o televisiva, con sequel si indica semplicemente un film o un telefilm che racconta fatti posteriori a a quelli raccontati da un’altra opera realizzata precedentemente, usando per lo più lo stesso universo narrativo, lo stesso mondo in cui si svolgeva la storia originale e spesso gli stessi personaggi.
Questa definizione di sequel, comunemente acquisita, corrisponde di fatto ad un follow up ed è riduttiva quanto le ambizioni che in genere presiedono alla realizzazione di un sequel.
lord-of-the-rings-wallpaper-Dobbiamo infatti distinguere sempre i capitoli successivi di una saga/serie (già studiata a tavolino e scritta per essere un corpo unico diviso in parti, come nel caso di una serie di romanzi concepiti concatenati e sviluppanti un’unica trama complessa distinta in parti – vedi la Trilogia de Il Signore degli Anelli o la Saga di Harry Potter) da un sequel inteso solo come idea di continuazione “artificiosa” della narrazione e rispondente piuttosto al bisogno dello spettatore (indotto dal produttore dell’opera) di vedere ancora un capitolo della medesima storia; per dirla in termini “culinari”, il  sequel (come anche il prequel), sono il “bis” della stessa portata, richiesto dal goloso e non la seconda portata di un banchetto cucinato sin dall’inizio per essere servito in questo modo.
Agent-Smith-the-matrix-1954803-1280-1024Quando i fratelli Wachowski hanno scritto e diretto il primo Matrix, avevano davvero già deciso che la storia si sarebbe sviluppata su tre film ed avevano pertanto costruito la sceneggiatura del primo film sapendo che la storia si sarebbe conclusa due film dopo? Se così fosse, Matrix Reloaded e Matrix Revolutions non sarebbero dei sequel ma solo il capitolo due e tre di una serie, mentre se, al contrario, l’idea di scrivere e realizzare la storia del secondo e terzo film fosse nata solo dopo il successo del primo film, allora gli altri due film sarebbero un unico sequel distinto in due puntate, come effettivamente tutto lascerebbe supporre…
Hunger-games-ragazza fuocoI tempi dell’industria cinematografica possono alterare i tempi ed anche falsare le sensazioni: Hunger Games – La Ragazza di Fuoco è considerato da tutti un sequel della fortunatissima pellicola del 2012 (intitolata semplicemente Hunger Games e tratta dall’omonimo libro editato nel 2008 e scritto dall’autrice Suzanne Collins),ma in realtà non lo è nel modo più deciso, poiché è semplicemente la trasposizione in film del secondo libro della serie (scritto sempre da Suzanne Collins e pubblicato nel 2009), così come non sarà un sequel nemmeno il terzo film, qualora i produttori decidessero di realizzare anche la trasposizione cinematografica di “Il Canto della Rivolta”, terzo ed ultimo capitolo della serie ed editato nel 2010.
Rambo-III-PostersIl fatto che i produttori decidano solo dopo il risultato al botteghino del primo capitolo di una serie, già scritta nella sua interezza, se realizzare uno o più capitoli successivi non deve trarre in inganno: quando si guardano film come American Graffiti 2 o un qualsiasi numero di Rocky o di Rambo, si ha la netta percezione che quelle trame siano state scritte solo per proseguire ciò era già concluso, film fatti per “golosità” e desiderio di replicare un successo del passato.
pirates-of-THE-caribbean-logoQuesto non toglie che un sequel possa essere un’opera davvero brillante e possiamo elencare casi eclatanti come Toy Story 2 e 3 della Pixar o i capitoli 2 e 3 de I Pirati dei Caraibi, diretti dallo stesso Gore Verbinski del primo film; di certo ognuno di Voi potrebbe elencare tanti film di cui ha apprezzato il seguito, ma la distinzione tra un vero capitolo di una vera serie ed un sequel va lasciata intatta nella sua dignità drammatica ed i segnali che li contraddistinguono saranno sempre innumerevoli, anche senza bisogno di fare analisi semiologiche dell’opera.

PREQUEL – ANTEFATTO
Negli USA il prequel è definito “un sequel che racconta gli eventi che precedono quelli del lavoro originale” ed effettivamente il corretto uso di tale parola serve ad indicare un film o una fiction la cui storia precede quella di un’opera precedentemente realizzata, narrando o avendo come sfondo eventi cronologicamente verificatisi prima di quelli presenti nella narrazione originale.  Non ha alcuna importanza se i collegamenti tra la trama del prequel e quella dell’originale siano talvolta poco espliciti o quasi assenti, ma quel che conta è che sia chiara la linea temporale degli eventi, altrimenti non siamo di fronte ad un vero prequel: la trama potrà essere diversissima tra le due opere ed avere protagonisti completamente diversi, ma in qualche modo gli accadimenti narrati nel prequel devono trovare giustificazione negli eventi narrati nell’originale.
prometheus_to_alien_the_evolution-wideL’idea stessa di prequel, come “antefatto scritto dopo l’originale”, è per genesi stessa artificiosa, così come in narrativa lo sono stati i romanzi scritti da Isaac Asimov per riempire forzosamente la continuity della sua saga galattica, scrivendo storie che collegassero in qualche modo tutti i suoi romanzi in un unico corpo narrativo di storia galattica.
Esempio perfetto di prequel è senza dubbio Prometheus, realizzato da Ridley Scott nel 2012 e narrante eventi che nella loro evoluzione scateneranno quelli narrati nel precedente Alien, diretto dallo stesso Scott nel 1979.
Senza dubbio prequel è tutta la nuova trilogia di star-warsStar Wars (Episodio I – La minaccia fantasma, Episodio II – L’attacco dei cloni e Episodio III – La vendetta dei Sith), scritta appositamente per raccontare in film gli eventi cronologicamente precedenti a quelli descritti nella trilogia classica (Episodio IV – Una nuova speranza , Episodio V – L’Impero colpisce ancora e Episodio VI – Il ritorno dello Jedi), all’interno della quale l’Episodio II e III non sono sequel dell’Episodio I ma veri e propri capitoli di una saga, come vedremo meglio quando analizzeremo il quinto vocabolo di questa rassegna, come da premessa iniziale del post.

REMAKE – RIFACIMENTO
La-fabbrica-di-cioccolatoSi usa per definire un film che rifà (più o meno fedelmente) una vecchia pellicola.
Un perfetto esempio di remake è senza dubbio alcuno La fabbrica di cioccolato pellicola del 2005 diretta dal geniale Tim Burton e rifacimento di quel Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato del 1971 di Mel Stuart ed interpretato da Gene Wilder nel ruolo che in futuro Burton avrebbe affidato al suo attore feticcio Johnny Deep.
genewilderwonkaCome tale, un remake è un rifacimento che non si scosta molto dalla versione originale… può essere più o meno fedele, può essere arricchito, integrato, ma comunque deve mantenere tutti gli elementi principali e la trama della versione originale del film.
La prima impressione che uno spettatore smaliziato ha in genere di fronte ad un remake è quella di un’opera artisticamente inutile e spessissimo tale impressione è corretta: la storia del cinema è piena di remake orrendi o davvero senza significato, rollerball__2002__chris_klein__jean_reno__ll_cool_j__rebecca_romijna cominciare dal Rollerball del 2002, disgraziatamente diretto da John McTiernann (regista che ci invece aveva deliziato con il primo Predator, il primo Die Hard e con Last Action Hero, per finire ingloriosamente con il pallosissimo Gioco a Due, spaventosamente inutile remake dell’originale  Il Caso Thomas Crowne , ancora una volta massacrando un’opera di Norman Jewison) e ridicolizzando in tutti noi il ricordo del capolavoro della Sci-Fi rollerball-1975-08-ganni ’70 diretto per l’appunto da Jewison sull’impressionante sceneggiatura dello stesso William Neal Harrison, autore della novella omonima; potrei continuare, come anche Voi immagino, ad elencare remake spregevoli o altri semplicemente insipidi, ma mi fermo per amor di patria.
Mi limito piuttosto ad aggiungere, invece, che qualche rara volta un remake può diventare persino un buon film ed ammirevole, in questo senso di rispetto per l’opera originale, è il remake di Cape Fear, magistralmente diretto nel 1991 dal grande cape fearMartin Scorsese (su script dell’approssimativo e superficiale Wesley Strick, quello che un anno prima aveva scritto Aracnofobia e che nel 2005 scriverà Doom, non so se mi spiego…); senza stravolgere trama e personaggi del precedente lavoro diretto nel 1962 da J.Lee Thompson, Scorsese mette in scena la medesima ansia e la medesima suspence del romanzo di John D. MacDonald (“The Executioners”), colorandola con la morbosità ed i turbamenti adolescenziali di una giovanissima Juliette Lewis in pieno stato di grazia recitativo.
Quando si parla di remake, infine, non si possono non citare almeno due casi che hanno davvero dell’incredibile, poiché parliamo di film considerati universalmente dei capolavori nel loro genere e che hanno visto negli anni successivi dei remake meravigliosi (nel caso del film di Carpenter, poi, parliamo secondo me di un remake che ha persino superato l’originale): La Cosa e L’Invasione degli Ultracorpi.
faves_the_thing_from_another_world__lobby_card_6__1957_re_release_b57edNel 1951 la RKO decise di trasportare in film il racconto di fantascienza “Who Goes There?”, scritto tre anni prima da John W. Campbell, per tanti anni direttore della storica rivista Astounding Science Fiction e oggi considerato uno dei padri fondatori della fantascienza. Il budget destinato dalla produzione al film era molto ridotto ed il regista accreditato, Christian Nyby, spostò in studio praticamente tutte le scene (con l’eccezione dei pochi esterni artici, girati in realtà nel Montana).
faves_the_thing_from_another_world__lobby_card_6__1957_re_release_b57edNacque così La cosa da un altro mondo (The Thing from Another World).
E’ risaputo che pur risultando nei titoli solo come produttore esecutivo, il grande Howard Hawks girò da solo praticamente quasi tutte le scene, imprimendo il suo tocco all’intero film.
Malgrado la breve durata (87 minuti appena), i troppi dialoghi (spesso inutili e verbosi) e la quasi assenza di effetti speciali, questo piccolo film in bianco e nero, per l’ansia che trasmette su ciò che può arrivare dallo spazio e per la paura delle invasioni (aliene o russe, non faceva molta differenza in quegli anni…) e soprattutto per la fusione dei due generi horror e sci-fi, è considerato un vero gioiello nel suo genere.
Al grande pubblico, tuttavia, questo film è noto oggi soprattutto per aver ricevuto nel 1982 l’onore di un remake sublime, il celeberrimo La cosa (The Thing) di John Carpenter.
Torneremo sul film di Carpenter più avanti, perché, dopo l’iniziale stroncatura della critica alla sua uscita nei cinema, è diventato con gli anni la chiave per comprendere tutta la fenomenologia stilistica dell’alieno nel cinema fantastico contemporaneo.
32093_Invasion-of-the-body-Snatchers-2Torniamo invece negli USA negli anni ’50 ed esattamente nel 1956, quando uscì nelle sale L’invasione degli Ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers), che il regista Don Siegel aveva tratto dall’omonimo romanzo di Jack Finney.
Chiunque ami il cinema di fantascienza sa benissimo che siamo in zona stra-cult e davvero sarebbe ridicolo da parte mia aggiungere qualcosa alle tante pagine di critica che da allora sono state scritte su questo film leggendario.
btvd-tr-02183Ciò che invece m’importa dire è che da questo primo film furono tratti ben tre remake: il più recente nel 2007, dal titolo Invasion, a firma di Oliver Hirschbiegel, che malgrado la presenza di due attori del calibro di Nicole Kidman e Daniel Craig e malgrado anche il rimaneggiamento all’ultimo momento della sceneggiatura da parte dei fratelli Wachowski (che ne aumentarono l’adrenalina) fu un flop pazzesco; BodySnatchersprecedentemente ci aveva provato anche Abel Ferrara nel 1993, con il suo Ultracorpi – L’invasione continua (Body Snatchers), a mio modesto parere, dimenticabile tentativo di dare maggior corpo alla storia, senza però in realtà riuscire a trasmettere nulla di più di quanto non avesse già fatto Kaufman con il primo remake negli anni ’70; siamo infatti nel 1978 quando la United Artists fa uscire invasionBS78_sutherlandTerrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers), diretto appunto dal solido lavoratore del cinema Philip Kaufman (indimenticabile la sua sceneggiatura de Il texano dagli occhi di ghiaccioThe Outlaw Josey Wales diretto ed interpretato nel 1976 da Clint Eastwood) ed ogni appassionato vero di cinema sci-fi ed horror non potè che esultare di fronte all’onestà di una pellicola che a distanza di vent’anni ridava allo script del film originale di Siegel il finale che a suo tempo i produttori gli impedirono di fare, quello con il dott. Bennell (ruolo che nel 1956 fu di Kevin McCarthy e che nel remake anni ’70 Kaufman affida a Donald Sutherland) che urla con il dito puntato contro l’umana non ancora trasformata, spazzando via nello spettatore qualsiasi tiepida speranza di happy ending.
Tralascio appositamente in questo post di parlare di tutte le implicazione sociologiche e filosofiche della pellicola di Kaufman, con tutti doverosi raffronti tra la società americana in piena guerra fredda del film di Siegel e quella avviata verso la globalizzazione del film di Kaufman, perché è arrivato il momento di parlare del film di Carpenter, prima annunciato.
The-Thing-2011-3Principe di tutti i remake, La cosa (The Thing) di John Carpenter esce dall’ambito del rifacimento, diventa opera originale a sé stante, mette le basi del moderno cinema di fantascienza con la sua visione dell’alieno e della mutazione ed infine inaugura il concetto stesso di ibrido di genere.
Con le sue continue mutazioni l’alieno non ha una forma stabile o almeno non ci è dato vedere, diventando nello spettatore la summa di tutti Facegli alieni visti al cinema fino ad allora, compreso l’Alien di Ridley Scott, ma contemporaneamente non essendo alcuna di loro. La forma mutevole del cinema fantastico-horror si incarna in una creatura mostruosa senza forma, senza sentimento ed apparentemente senza strategia, in pratica una metafora del fantastico come mutazione virale.

REBOOT . RIAVVIO
Si usa per quei film che vogliono dare un nuovo aspetto a tematiche di vecchia data.
Il significato commercialmente più sincero di reboot è senz’altro quello di un remake fatto allo scopo di ricominciare a raccontare una serie, ossia reboot come remake della prima parte di una serie di sequel.
Voluto dunque proprio per rilanciare un franchise in calo di popolarità, a differenza del semplice remake, in un reboot viene mantenuto il nocciolo duro degli elementi che innescavano la trama nell’originale, ma la storia viene altresì completamente rivista, modificata e riproposta.
BatmanBegins_1Un perfetto esempio di reboot è Batman Begins, primo capitolo della granitica Trilogia del Dark Knight, diretta completamente dal maestro Christopher Nolan e scritta da Nolan stesso assieme al fratello Jonathan ed al fedele sceneggiatore David Goyer.
Nella trilogia (composta da Batman Begins, appunto, da Il cavaliere oscuro – The Dark Knight ed infine da Il cavaliere oscuro: Il ritorno  – The Dark Knight Rises) Nolan dà una rilettura in chiave molto più dark della storia rispetto a quella che gli aveva dato Tim Burton nel primo film, mettendosi in linea con la sterzata narrativa fornita al character DC da parte di sceneggiatori di comic di culto come Frank Miller o Grant Morrison;  Nolan, infatti,  riparte dall’inizio, dalla nascita del mito, ma tutta la storia si sviluppa in modo completamente diverso rispetto ai film dei precedenti registi.

SAGA – SERIE
Godfather-movie-08La saga in letteratura è un “insieme di racconti epici a carattere tradizionale e familiare”.
La parola saga anche nel cinema, in teoria, dovrebbe definire i film che raccontano storie di famiglia (esempio: i film de Il Padrino) e non si adatterebbe a tutte le pellicole che vengono raccolte in gruppi; tuttavia è diventato ormai di uso comune usare il termine saga per identificare un gruppo di film legati tra loro da qualcosa in più che l’essere l’uno il sequel dell’altro e questo legame, nel migliore dei casi, è dato dalla comune matrice letteraria dei film (come nel caso in una serie di romanzi scritti dal medesimo autore ed avendo come protagonista gli stessi personaggi o la loro evoluzione), mentre nel peggiore è la sublimazione del marketing di una grande azienda, che gioca con gli script e le produzioni, creando prequel, sequel, spin-off, finchè alla fine film realizzati da punti di partenza diversi vengono legati assieme in un’unica grande storia, da fare magari in una serie di librottini per bimbi o di pop-up o da tridimensionalizzare in gadget plasticosi e da collezionare in varie mutazioni (dai cartoons, agli stickers, ai card-game, etc.).
Caso emblematico, che mette d’accordo la prima e la seconda istanza, è senza dubbio la Harry Potter Saga, con cui si legano assieme a un-wallpaper-dei-tre-protagonisti-principali-del-film-harry-potter-e-l-ordine-della-fenice-125279giusta ragione tutti i film tratti dai libri della Rowlings e che vedono il protagonista Harry Potter e tutti i co-protagonisti della serie crescere ed evolversi assieme alle storie.
Come sempre capita quando Arte ed Industria si fondono, nel caso delle opere cinematografiche le cose si complicano e le differenze di genere e categoria sfumano…
Con i Film di Guerre Stellari (la cui “saga” è stata prima in  modo non tanto celato chiamata in causa come prodigio di marketing ultra-decennale…) entriamo infatti in un territorio eterogeno, in cui i contorni tra le definizioni si perdono: il corpo dei film fino ad ora prodotti sono di fatto una Esalogia (sei episodi in sequenza temporale di narrazione ma non di realizzazione, con 3 prequel e 3 sequel), ma si preferisce parlare di star-warsSaga o di doppia trilogia, giacchè la differenza di stile narrativo (malgrado la presenza dello stesso regista per tutti e 6 i film) ci spingerebbe a parlare per i tre prequel (Episode I, II e III della seconda trilogia) quasi di un reboot;  ora che la Disney ha comprato da George Lucas tutto il franchise di Star Wars ed ora che sono già stati annunciati i sequel ad opera della premiata fabbrica cinematografica di successo di J.J.Abrams, possiamo tranquillamente affermare che Star Wars Saga alla fine comprenderà dentro di se praticamente tutti e cinque i significati di Remake, Reboot, Prequel, Sequel e Saga e forse anche qualcosa di nuovo nato dalla contaminazione dei cinque elementi!

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2 pensieri su “Sequel, Prequel, Remake, Reboot e Saga

  1. Ho terminato adesso la lettura di questo post e non mi sono ripreso dal turbinio di ricordi, film visti e da vedere che citi; sei colpevole di avere riaperto nel mio cervello scatolette mnemoniche a cui non accedevo da secoli, riportando addirittura alla luce (o al suono) colonne sonore ed effetti speciali!
    Molti dei titoli che citi sono diventati parte dell’ossatura del mio pensiero, forse davvero faccio parte della generazione televisiva? Meno male che mi son perso la generazione connessa! 😀

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  2. Aldilà della tua infinita gentilezza nei miei confronti, temo che siamo finiti nello stesso gorgo e come tali nessuno dei due può aiutare l’altro ad uscire, ahimé…
    Sei un vero signore, comunque, Gianni!

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